Of Marcello Veneziani

Source: Marcello Veneziani
One week before the vote the average Italian showed up in the studio, responsible and victim of the insoluble electoral verdict, and he lay down on the bed asking for a medical report on the psychological reasons that pushed him to vote like this, thanks to the electoral law.
It was immediately revealed to him a first brain affection: the Italian voter votes against, the driving force that pushes him to vote is more opposition than support.
Between moderates and conservatives the driving force that prevails is fear – of the communists, of criminals, of immigrants, of revolutions. Between the progressives and the radicals the prevailing driving force is hatred – towards enemies, by definition fascists, racists, sexists, homophobic, reactionaries, corrupt – and hatred towards reality, its limitations, its borders. But the thing they have in common is the vote against.
Even the Grillino vote is a vote against, but not in the name of ad hoc fear and hatred; but general disgust, of contempt, a vote against every power. Voting for him is contraction of vomiting. So I vomited.
The vote against It has a matrix in the Christian nature of Italian: the vote is an exorcism under the banner of "Vade retro". Like sex, the vote should not be expressed for pleasure, but only to procreate a government; the rest is the domain of Satan.
Il voto “a favore” però un tempo esisteva e aveva due molle primarie: la convinzione e la convenienza, ovvero la molla ideale e ideologica, nel nome di una storia, un’appartenenza anche ereditata e un’aspettativa pubblica; e una clientelare e privata, nel nome di un posto o un vantaggio personale.
Ma la politica scarseggia di ideali e di favori. Di conseguenza si vota in prevalenza contro qualcuno o contro tutti. Il voto antifascista o anticomunista non tira più, invece tira il voto anticasta, il voto come ribellione, il voto-pernacchia, il voto del “tutti a casa i potenti”. Un voto che è la variante attiva dell’astensione: il passaggio dal non voto al voto non.
È un voto che premia chi è più lontano dal potere. Chi si schiera semplicemente per il No.
E poi tra le promesse non mantenute di chi è stato al potere e il reddito di cittadinanza dei grillini che non hanno precedenti di governo, milioni d’italiani hanno preferito scommettere sui nuovi.
La molla “positiva” del voto ai grillini è la loro verginità. Ancora una volta un mito religioso morto nella sfera sessuale e risorto in politica. I grillini non hanno precedenti, non hanno curriculum, non hanno storia, non hanno scheletri nell’armadio anche perché non hanno armadio; dunque meglio loro.
L’ignoranza diventa una virtù, l’incompetenza è vista come purezza, l’inesperienza è candore. Il voto ai grillini è un voto selfie, dato a uno di noi, uno qualunque, at random. Una forma d’autogoverno, contro ogni mediazione e ogni classe dirigente.
Un delirio d’impotenza che si capovolge in delirio di autosufficienza.
Nonostante il pressing dei media e dei potentati che paventano l’intesa tra grillini e salvini per spingere all’intesa tra grillini e pidini, gli elettorati come gli schieramenti sono inconciliabili: possono al più condividere qualche ostilità.
Per esempio grillini e leghisti possono ritrovarsi sull’antieuropa, berlusconiani e 5Stelle possono ritrovarsi sull’antipolitica, grillini e sinistra radicale si possono ritrovare nell’antidiseguaglianze, grillini e pidini nell’antidestra e nell’antiberlusconismo, centro-destra e centro-sinistra possono convergere sull’antigrillismo che destabilizza.
Ma sulle convergenze allergiche, sugli anti, non si costruisce nulla di duraturo e di positivo.
Le forze populiste non sono componibili, perché rappresentano opposti populismi: meno tasse e meno negri per i leghisti, più redditi di cittadinanza e meno redditi alti per i grillini. Populismo identitario il primo, populismo web il secondo. Gli uni a trazione padana, gli altri a trazione terrona.
Siamo al caos perfetto, alla somma impossibile, ai vasi incomunicanti. Con un solo elemento mobile, la volatilità dei consensi, il tratto psicolabile di elettori ed eletti che rende il paesaggio fluttuante e interessante sul piano psicanalitico.
In the end, l’unica speranza in cui confidare è l’infedeltà degli elettori mutevoli o il trasformismo degli eletti, interessati a salvarsi il seggio, e quindi a tradire producendo confluenze e maggioranze. Doctor, dottore sarà grave? Ma well, è un miracolo che in quelle condizioni lei non sia già morto.
After all, qualunque scelta abbia fatto, non aveva alternative migliori.
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