I Paesi ex comunisti Immagini e simboli dell'eredità passata che non si scorda
Dall’Albania all’ex Ddr, dalla Bulgaria alla Polonia, la storia degli ex regimi resta impressa. Il tour dell’artista Giovanni Vitali che ha raccolto quelle memorie indelebili
Il lager di Spac, un centinaio di chilometri da Tirana, era uno dei luoghi più cupi di quella prigione a cielo aperto che era l’Albania. Oggi il raro visitatore si aggira spaesato fra quelle celle colme di dolore e di abbandono, poi, all’improvviso, ecco fra tanto squallore un murale fresco e sorprendente: alla base la scritta Fear, paura, subito sopra l’aquila bicipite, segno dell’identità nazionale, è ingabbiata dal pensiero sinistro di Enver Hoxha, il dittatore di quello sciagurato esperimento pararivoluzionario.
La testa del tiranno domina il graffito che mescola passato e presente, suggestioni e ossessioni, l’epoca oscura del socialismo e la stagione attuale carica di ansie e speranze.
Il pennello gioca con i fantasmi del Dopoguerra. Falce, martello e sogni infranti. Giovanni Vitali, giovane artista lombardo, ha compiuto un viaggio singolarissimo in otto tappe in altrettante capitali europee, un tempo province dell’impero sovietico.
Nessuna demonizzazione e nemmeno un briciolo di nostalgia, come pure va di moda oggi fra le popolazioni che sono sprofondate nella povertà più affilata e nell’insicurezza più traballante. Vitali si muove nello spazio, a Est, e nel tempo, riafferrando i bordi della Cortina di ferro, ma senza rimanerne schiacciato.
Si va avanti e indietro, con i colori in acrilico, con le foto e con le parole, insomma lungo molti sentieri paralleli, sempre attenti alle sorprese, perché quell’epoca almeno a queste latitudini è finita per sempre, ma non è morta la macchina dell’ideologia che ha generato quegli esperimenti di ingegneria sociale. Continua a leggere




di Redazione
L’Italia non ha «bisogno di odio, ma di verità e giustizia». Per questo è ora che le istituzioni pensino «seriamente a sciogliere l’Anpi». A puntare l’indice contro l’associazione partigiani è stata Elena Donazzan, assessore veneto all’Istruzione, che si è rivolta prima di tutto a Sergio Mattarella. Il ragionamento di Donazzan parte dalle ripetute manifestazioni di negazionismo sulle foibe firmate dall’Anpi e arriva all’unica conclusione possibile: «È ora di dire basta alla tolleranza dei “compagni che sbagliano”». «Chi nega le foibe, il dramma degli italiani di Istria Fiume e Dalmazia e la pulizia etnica di cui furono vittime non può avere cittadinanza. Se l’Anpi pensa si cavarsela con un comunicato stampa – ha sottolineato Donazzan – non ha capito la gravità della cosa».
ROMA, 4 FEB – “È necessario rivedere i contributi alle associazioni, come l’Anpi, che negano le stragi fatte dai comunisti nel dopoguerra”.
