Why all the chilean bishops resigned & Vatican II's Church of the future
Segnalazione di Tradition in Action
|
|
|
|
Segnalazione di Tradition in Action
|
|
|
|

di Francesca de Villasmundo
In una udienza generale del dicembre 2017Il che testimonia l’uguaglianza dei due sessi agli occhi di Dio, nella religione cattolica. Ma uguaglianza di dignità non significa identica missione! A ciascuno il suo mestiere e le mucche saranno ben tenute! – dice un proverbio francese.
Sfortunatamente, questa distinzione dei sessi e del loro destino non soddisfa la nostra contemporanea società genderofila e nichilista, che vuol fare tabula rasa di ogni tradizione, abitudine, usi e costumi cristiani e naturali.
Gli assalti del mondo per imporre una femminilizzazione artificiale della società ecclesiale, in sintonia con ciò che sta accadendo nella sfera civile, si moltiplicano. Ultimamente, due fatti testimoniano di questi attacchi ripetuti. E quando si tratta di distruggere punti di riferimento cattolici o addirittura naturali, il cardinale Schönborn, il “grande teologo” di Papa Francesco (Antipapa, n.d.r.), non è mai molto lontano …
Lo scorso 1 aprile, egli ha concesso un’intervista ad un gruppo di giornalisti austriaci, appartenenti, tra gli altri, al Die Presse e al Salzburger Nachrichten. Ad essi ha dichiarato di essere aperto all’idea dei preti sposati e all’ordinazione delle donne al ministero dei diaconi, dei presbiteri e, perché no, dei vescovi.
Siamo di fronte ad un attacco contro la lettera apostolica Ordinatio sacerdotalis, con la quale, senza concilio, Papa Giovanni Paolo II confermava che
In quella occasione, Giovanni Paolo II non diceva niente di nuovo: il Codice di Diritto Canonico del 1917, ripreso poi dal Codice del 1983, sanciva che «solo l’uomo battezzato riceve validamente la santa ordinazione» – can. 968 § 1.
San Tommaso d’Aquino considera il sesso femminile come un impedimento per ricevere gli Ordini sacri; e Pio XII, nella sua Costituzione Apostolica Sacramentum Ordinis del 30 novembre 1947, in cui parla degli Ordini sacri del diaconato, del presbiteriato e dell’episcopato, afferma che «Ecclesiae nulla competat potestas in substantiam Sacramentorum, id est in ea quae, testibus divinae revelationis fontibus, ipse Christus Dominus in signo sacramentali servanda statuit.» (La Chiesa non ha alcun potere sulla sostanza dei Sacramenti, è cioè su tutto quello che, come testimoniato dalle fonti della divina Rivelazione, è stato statuito dallo stesso Cristo Signore come segno sacramentale).
Ora, Cristo ha scelto solo degli uomini al momento dell’istituzione del Sacramento dell’Ordine.
Dal momento che il conciliare cardinale Schönborn si attiene al processo di sconvolgimento fondato sulle nozioni conciliari di evoluzione del dogma – la Tradizione vivente – è evidente che i richiamati insegnamenti non possono avere alcuna presa su di lui. Peraltro, è da notare che le sue dichiarazioni contrarie alla decisione di Giovanni Paolo II, manifestano che il magistero conciliare non può essere infallibile, cosa del tutto logica dal momento che si sostiene che tutto evolve.
Il serpente conciliare si morde la coda: per le sue insite contraddizioni e per quelle conseguenti dei papi conciliari!
Un’altra dichiarazione, questa volta formulata su ispirazione di Papa Francesco (Antipapa, n.d.r.), rafforza il posto che in questi ultimi decenni hanno finito con l’occupare le femministe nella Chiesa ufficiale. Meno radicale di quella del cardinale (cardinale conciliare, n.d.r.) Schönborn, essa apre la porta in un modo simile ma più sottile ai futuri sconvolgimenti sessisti.
La Pontificia Commissione per l’America latina, presieduta dal cardinale Ouellet e riunita dal 6 al 9 marzo scorso sul tema La donna, pilastro nell’edificazione della Chiesa e della società in America Latina, nel suo documento finale consiglia che prossimamente si tenga un sinodo sul tema della donna, per ripensare il suo ruolo nella vita e nella missione della Chiesa: per «liberare» quest’ultima «dai pregiudizi, dagli stereotipi e dalle discriminazioni subite dalla donna» e muovere le comunità cristiane verso «una “conversione pastorale” capace di chiedere perdono per tutte le situazioni nelle quali sono state e sono ancora complici di attentato alla sua dignità».
La Commissione avanza a sostegno di «questa apertura» il fatto che questa non «rappresenta una concessione alla pressione culturale e mediatica», ma è piuttosto «il risultato della presa di coscienza che l’assenza delle donne dalle istanze decisionali è un difetto, una lacuna ecclesiologica, l’effetto negativo di una concezione clericale e maschilista.»
Presa di coscienza che tuttavia segue l’andazzo moderno! La Chiesa conciliare, con tale linguaggio, aderisce pienamente, anche se se ne schermisce debolmente, alla mentalità femminista MeToo, incarnazione della teoria del gender che sta sovvertendo la società e le strutture tradizionali. E il testo precisa che tale apertura è anche necessaria per il bene delle anime: «Se non si rimedierà a breve termine, molte donne disponibili a servire si sentiranno trascurate e disprezzate nelle loro capacità, e potrebbero eventualmente allontanarsi dalla Chiesa».
È dal Vaticano II che i chierici progressisti e modernisti avanzano questa stantia scusa, questo falso pretesto, per imporre le loro novità dottrinali, contrarie alla Tradizione. Il che, tuttavia, non ha impedito a dei fedeli di lasciare la Chiesa, anzi, la nuova religione costruita da costoro per promuovere ulteriormente l’apostasia, ha messo i cattolici nella condizione che non sanno più a che santo votarsi, avendo perduto ogni riferimento certo…
E questo fatale scivolare sul piano inclinato non sembra fermarsi con Papa (Antipapa, n.d.r.) Francesco.
QUINTA COLONNA
di Longino
Si chiama Francesco, ha 73 anni, è un operaio in pensione e vive a Maldola, un piccolo paese dell’appennino forlivese. Sua figlia Elisa, 45 anni, è cerebrolesa dalla nascita. L’altro ieri mattina, alle 8.30, prima di affidarla al pulmino che l’avrebbe portata – come ogni, da 12 anni – in un Centro di Assistenza, Francesco ha sparato un colpo di pistola in testa ad Elisa, che è morta sul colpo. Poi, Francesco ha puntato l’arma contro se stesso e si è sparato. Ora è in gravissime condizioni, mentre la madre di Elisa è ancora in stato forte di forte choc. Francesco aveva paura di non potercela più fare, era preoccupato di non poter continuare a sostenere le spese per Elisa e soprattutto angosciato per il futuro della fìglia. Che fine avrebbe fatto senza di lui e senza sua moglie?
Una storia come tante, si dirà. Sì, come troppe. All’inizio del mese di marzo, a Firenze, un uomo di 84 anni, Guerrando, ha preso il suo fucile da caccia ed ha sparato alla moglie Gina, 82 anni e alla figlia Sabrina, 44 anni, tetraplegica. Anche lui, come Francesco, aveva paura del futuro.
Un altro Francesco, invece, che non ha alcuna paura del futuro, e quindi della morte, perché mostra di non credere né nell’Inferno né, tanto meno, nell’immortalità dell’anima, dissacra la contemplazione e le preghiere dei monaci. Continua a leggere

Il 9 aprile, alcuni importanti Cattolici olandesi hanno inviato una petizione ai loro vescovi contro le “politiche distruttive” di papa Francesco, come riferisce Radio Maria Nederland. Intellettuali e sacerdoti hanno sottoscritto la petizione, tra loro il famoso psichiatra Gerard Aardweg e il professore emerito Wilhelmus Witteman della Technical University di Twente. La petizione elenca i principali scandali di Francesco, tra cui l’Amoris Laetitia, il suo supporto alle politiche pro-morte Emma…
CONTINUA SU:
https://gloria.tv/article/PRC9RzDPbsKo4zQHwVzL3VEcJ Continua a leggere
DEDICATO ALLE “VEDOVE RATZINGERIANE”:
Ecco l’ennesima prova del disastro conciliare ratzingeriano, che ammette la continuità con Bergoglio e la differenza di stili, come noi abbiamo sempre sostenuto, anche in riferimento agli altri “occupanti” fino a Roncalli (N.d.r.)
Lettera di papa Benedetto XVI alla vigilia del quinto anniversario di Bergoglio: “Tra i due pontificati c’è continuità interiore”
di Sergio Rame
“Tra i due pontificati c’è una continuità interiore”. Il papa emerito Benedetto XVI difende il magistero di papa Francesco di cui, domani, ricorrerà il quinto anno dall’elezione.
Dopo mesi segnati profondamente dalle polemiche intestine e dai dubia sollevati da diversi cardinali, a fare da schermo a Bergoglio è proprio Ratzinger che oggi ha scritto una lettera al prefetto della Segreteria per la comunicazione, monsignor Dario Viganò. “Papa Francesco – si legge nella missiva – è un uomo di profonda formazione filosofica e teologica e aiutano perciò a vedere la continuità interiore tra i due pontificati, pur con tutte le differenze di stile e di temperamento”.
Non è la prima volta che Benedetto XVI manifestando sintonia con Papa Francesco. Oggi l’occasione gli viene dalla presentazione della collana La teologia di Papa Francesco (edita dalla Lev), ma arriva alla vigilia del quinto anniversario dalla nomina di papa Francesco. Nella lettera Ratzinger plaude apertamente all’iniziativa editoriale che, a suo dire, “vuole opporsi e reagire allo stolto pregiudizio per cui papa Francesco sarebbe solo un uomo pratico privo di particolare formazione teologica o filosofica, mentre io sarei stato unicamente un teorico della teologia che poco avrebbe capito della vita concreta di un cristiano oggi”. Nella lettera personale inviata al prefetto della Segreteria per la comunicazione, il papa emerito ringrazia di aver ricevuto in dono gli undici libri scritti da altrettanti teologi di fama internazionale che compongono la collana curata da don Roberto Repole, presidente dell’Associazione Teologica Italiana. “I piccoli volumi – aggiunge Benedetto XVI – mostrano a ragione che papa Francesco è un uomo di profonda formazione filosofica e teologica e aiutano perciò a vedere la continuità interiore tra i due pontificati, pur con tutte le differenze di stile e di temperamento”. Continua a leggere
E’ sedeplenista, ma alcune sue osservazioni fanno riflettere. Si sorvoli dunque sull’attribuzione dei termini cattolici ai conciliari (N.d.r.)
http://www.liberoquotidiano.it/news/sfoglio/13317619/papa-francesco-marcello-veneziani-figlio-globalizzazione-piu-che-della-chiesa.html
In occasione dei primi 5 anni di pontificato di Papa Francesco, Il Tempo confeziona un numero speciale con una prima pagina quasi interamente dedicata a Bergoglio. Molti commenti sul Pontefice e sul suo operato, tra i quali anche quello di Marcello Veneziani, “Un vicario per tre crisi”. L’editorialista parla chiaramente di “svolta radicale“, ma lo fa in termini critici. E scrive: “È un Papa avvertito come figlio del suo tempo più che della Chiesa, figlio della globalizzazione più che della tradizione”. E ancora: “Un Papa aperto ai più lontani, che ama il prossimo più remoto, aperto agl’islamici prima che ai cristiani, ai protestanti prima che ai cattolici, ai poveri più che ai fedeli, ai singoli – anche gay – più che alle famiglie”.
Parole pesanti, insomma, e Veneziani nota come “tutto questo è stato nobilitato come un ritorno al cristianesimo delle origini“. Nella sua analisi, l’editorialista ricorda come “una volta il Papa non volle criticare alcuni comportamenti fino a ieri considerati deprecabili dalla Chiesa, trincerandosi dietro l’umiltà cristiana: Chi sono io per giudicare. Verrebbe da rispondergli: sei un Papa, cioè un Santo Padre, e hai non solo il diritto ma il dovere di giudicare, di orientare, di esortare e condannare. Altrimenti – ammonisce Veneziani – vieni meno al Tuo ruolo pastorale, alla Tua missione evangelica”. Continua a leggere
Segnalazione di Tradition in Action
Atila Sinke Guimarães
HOW TRIBALISM BECOMES SATANISM – Considering that Pope Francis seems to be embarking on a full-steam campaign to promote tribalism – we saw him in Chile and Peru this past week declaring that “Amazonia is the heart of the Church,” – I thought it timely to warn my readers about the dangers of this move. Toward this end, I first recommend that they read the article by Prof. Plinio Corrêa de Oliveira on this topic. But I also want to translate into simple terms what tribalism is.
The motto ‘It is forbidden to forbid’ painted on Paris; below, a 1968 student & workers march against authority announcing ‘We will win’– and they did/bev212_March.jpg)
We are all suffering the deleterious influence of the 1968 Sorbonne Revolution, which in the United States is almost unknown by this name because here the fruits of that Revolution are generally referred to as the “Cultural Revolution of the ‘60s,” which found its most expressive landmark in the hippie Woodstock festival in 1969.
Independent of the name used here or abroad, what counts is that the Revolution in customs can be summarized by three of its slogans: “It is forbidden to forbid,” “Death to reason” and “Imagination rules.”
We have seen many consequences of the application of these moral-philosophical mottos. Among many: the disappearance of morality in society, logic in thinking, respect for superiors, good behavior in families, decorum in dressing and propriety in language.
These liberal-anarchical manifestations had immediate reflections in the political-administrative spheres, such as the increase of feminist laws pretending that women are equal to men, as well as the concession of legal rights to abortionists and homosexuals. Continua a leggere