Bolsonaro proibisce il gender nelle scuole: “Difenderemo dignità dei bambini”

Rio De Janero, 16 gen – Bolsonaro mette fine all’insegnamento gender nelle scuole. Il neo eletto presidente del Brasile ha dichiarato di voler terminare i programmi scolastici che insegnano “a un ragazzo che non è un ragazzo e a una ragazza che non è una ragazza”. Lo ha affermato pochi giorni fa in un video diretto ai propri sostenitori, in cui conferma la promessa, fatta in campagna elettorale, di proibire con ogni mezzo l’insegnamento dell’ideologia gender agli studenti, insegnamento che si pone contro le convenzioni morali e sociali della nuova formazione di governo.
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Ovetto Kinder razzista: sorpresina inneggia al KKK

Roma, 16 gen – Doveva essere una mascotte simbolo delle sorpresine trovate negli ovetti Kinder in 50 anni di storia del prodotto, ma è finita con l’accusa di suprematismo bianco. Nei giorni scorsi alcuni orripilati genitori hanno accusato il noto colosso dei dolciumi di aver prodotto una sorpresina rea di celebrare nientemeno che il Ku Klux Klan. Si tratta di un pupazzetto con un ciuffo ribelle di capelli biondi che regge tre palloncini con una “K” (la ‘K’ di kinder, si presume) stampata su ognuno di essi. Il risultato è la tripla K che, negli Stati Uniti come in tutto il mondo, è riconosciuta come il simbolo del Ku Klux Klan. La diffusione della “psicosi razzismo” non si è fatta attendere. Continua a leggere

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Saviano e il silenzio imbarazzante su Battisti

 

Saviano Battisti appello 2004Roma, 14 gen – Di solito pubblica almeno uno o due post al giorno dalla sua pagina Facebook. Ieri invece abbiamo assistito al silenzio imbarazzante di Roberto Saviano, non una parola sulla cattura di Cesare Battisti. Il perché lo scrittore abbia deciso di non commentare una notizia di tale portata è semplice: nel 2004 firmò un appello di “intellettuali” che chiedevano la scarcerazione del terrorista rosso, all’epoca detenuto in Francia. A dire la verità il “bardo cosmopolita” era in buona compagnia, insieme a lui firmarono tra gli altri l’allora deputato dei Verdi Paolo Cento, Christian Raimo e Vauro.

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Inaccettabile copertina de L'Espresso che sputa sui morti

Roma, 12 gen – Chiunque abbia minimamente studiato la storia dei «cuori neri» degli anni Settanta sa bene come la particolarità di quelle morti non stia nel fatto che, all’epoca, si perdesse la vita solo militando nei ranghi della destra. Ai cuori neri, infatti, fanno da contraltare i cuori rossi, le cui madri non hanno certo versato meno lacrime. C’è, però, una differenza cruciale, fra le storie dei caduti rossi e neri degli anni Settanta: attorno alle tragedie dei secondi si attivò un meccanismo giustificatorio del tutto sconosciuto alle uccisioni dei primi. In nessun consiglio comunale dell’epoca risuonò un applauso per la morte di un caduto rosso, come invece accadde a Milano quando si diffuse la notizia del decesso di Sergio Ramelli. In nessuna villa di Fregene il jet set culturale dell’epoca pasteggiò a champagne per la scarcerazione di qualche stragista nero, come invece capitò nella villa di Moravia quando liberarono i massacratori di Primavalle. I Nar non furono mai «sedicenti», come invece, in molte redazioni, vennero definite le Brigate rosse. Sui giornali dell’epoca, i comunisti non morivano mai per autocombustione o per «faida interna», come invece succedeva regolarmente ai neri. Uccisi una volta, dal piombo delle pistole. Due volte, dal piombo dei caratteri tipografici, dai giornali, e non solo quelli estremisti, che relativizzavano, insinuavano, sminuivanoTre volte, da una giustizia che spesso non arriverà maiQuattro volte, dal tentativo di processarne persino il ricordo.

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