La società multiculturale è contro il bene comune

Segnalazione Redazione BastaBugie

L’immigrazionismo sovverte le nazioni (e la Dottrina Sociale della Chiesa)
di Stefano Fontana

(LETTURA AUTOMATICA)

Osserviamo da tempo una chiara adesione della gerarchia ecclesiastica e di gran parte del mondo cattolico (conciliare, n.d.r.) all’idea di favorire una accoglienza degli immigrati pressoché priva di filtri e piuttosto ampia e generalizzata. Si deve notare però che questo nuovo atteggiamento si distingue da quanto tradizionalmente proposto dalla Dottrina sociale della Chiesa, ossia un governo delle migrazioni guidato dal criterio del bene comune. Conseguenza, infatti, di questo nuovo atteggiamento sembra essere la sostituzione del bene comune con la società multireligiosa, vista come il fine della società. Una accoglienza senza i filtri e senza il governo del bene comune intende come buona in sé la società multireligiosa che ne deriva, al punto che anche i cattolici dovrebbero lavorare per essa piuttosto che per il bene comune o per essa in quanto coincidente col bene comune.
La questione deve il proprio interesse al fatto che una nuova impostazione di questo genere comporterebbe una consistente revisione della Dottrina sociale della Chiesa, della sua struttura e dei suoi fondamenti. Non faccio il processo alle intenzioni, e quindi non posso dire se lo scopo di questa “apertura” al fenomeno immigratorio sia proprio di mutare la Dottrina sociale della Chiesa in alcuni punti fondamentali, però non posso esimermi da una oggettiva verifica della importante questione. Continua a leggere

Condividi

Il manifesto prolife che ha messo a nudo l'ideologia radicale del PD

Segnalazione di Redazione BastaBugie
Così come accadeva nei regimi comunisti, certe verità (oggi ad es. la foto di un embrione) gettano nel panico il sistema attuale… si avvicina anche per esso il tracollo?
di Rodolfo Casadei

(LETTURA AUTOMATICA)
«Nel comunismo come nella liberal-democrazia incontriamo la stessa peculiarità: ciò che è incidentale viene trattato come un problema sistemico, il che significa che tutto quello che accade è sistemico e nulla è incidentale nel sistema. Pertanto diventa naturale per i veri liberal-democratici – come lo era per i veri comunisti – perseguitare i loro colleghi a causa di un commento occasionale, o di una mancanza di vigilanza, o per una battuta inappropriata, rendendo la vita difficile alle persone indisciplinate con continue ammonizioni e creando nuove regole e leggi più severe. Facendo ciò, gli autoproclamati guardiani della purezza vedono se stessi come coloro che portano sulle proprie spalle il futuro della liberal-democrazia in tutto il mondo. Se non fosse per il loro sforzo e la loro dedizione, questa grande intrapresa politica, pensano, conoscerebbe battute d’arresto, e questo non sia mai detto. Come in ogni sistema costruito sulla violenza e sulle bugie, nel comunismo questa convinzione un po’ paradossale nella contemporaneità di invincibilità e vulnerabilità poteva essere facilmente spiegata. Si avvertiva che anche solo pochi pensieri e idee veri, una volta riconosciuti pubblicamente come tali, avrebbero messo a nudo la falsità dell’intero sistema e infine lo avrebbero fatto cadere. Anche i più illusi sostenitori del sistema sapevano che la verità era il suo più potente nemico. Ed è stata la verità in senso quasi letterale a farlo crollare. In una liberal-democrazia questo modo di vedere le cose sembra assurdo, perché il sistema è stabile e il principio della libertà di parola è iscritto nella Costituzione. Ma coloro che danno la caccia alla scorrettezza politica e lavorano al rafforzamento della correttezza politica credono o forse inconsciamente pensano che la stabilità del sistema non è così forte come ingenuamente si crede, che la libertà di parola non è così priva di problemi come certi malintenzionati ritengono che sia». (R. Legutko, The Demon in Democracy – Totalitarian Temptations in Free Societies, pp. 103-104). Continua a leggere

Condividi

Report di lunedì 16/4 ore 21.00 su Rai3: "I signori delle autostrade". Da non perdere!

Sempre sul Corriere di Verona di oggi anche la notizia per cui dopo l’inchiesta di Report sulle antenne abusive sulla Torricella Massimiliana, il Demanio ha ordinato lo sgombero delle antenne rimaste. Evidente l’utilità del sequestro disposto qualche mese fa dal pm Ottaviano, che ha velocizzato una situazione a dir poco stagnante… (n.d.r.)

https://corrieredelveneto.corriere.it/methode_image/socialshare/2018/04/12/2ceefaa0-3e26-11e8-a8dd-46d02be0458a.jpg

«I signori delle autostrade» andrà in onda lunedì e si preannunciano polemiche

CONTINUA SU:
https://corrieredelveneto.corriere.it/verona/politica/18_aprile_12/venezia-02-03-b7corriereveneto-web-veneto-442b65b2-3e23-11e8-a8dd-46d02be0458a.shtml Continua a leggere

Condividi

Quarantenni di oggi: una generazione di precari

di Massimo Caruso
Quarantenni di oggi: una generazione di precari
Fonte: Il Faro sul Mondo
La vita comincia a quarant’anni. Quelli della mia generazione se lo sentivano dire spesso da bambini, magari dai quarantenni di allora che, già a quell’età, profumavano di pensione. La stessa pensione che la mia generazione, una generazione di precari a vita, vedrà molto tardi o forse non vedrà mai.
Non si vuol fare invettiva, ma dati alla mano, la fascia d’età dai 35 ai 49 anni si è di fatto trovata invischiata in una situazione drammatica dalla quale sarà duro uscire senza affrontarne le conseguenze e le relative spese. Le profonde ferite provocate da questa terribile macelleria sociale hanno già un costo ed il conto che arriverà negli anni a venire sarà ancora più salato.
I costi che già si affrontano sono di tipo economico, sociale e sanitario. I costi che si affronteranno saranno prevalentemente di tipo politico, perché quella stessa politica che ha creato questa immane trappola e che non è riuscita tuttora a disinnescarla, dovrà fare in modo di mettere assieme i cocci di una generazione mandata in frantumi già dalla sua prima sortita nel mondo del lavoro. Appunto, una generazione di precari.
I numeri sono impietosi: in Italia, da dicembre 2016 a dicembre 2017, gli occupati di età compresa tra 35 e 49 anni sono calati del 2,1%, per un totale di circa 204mila persone. Il risultato peggiore tra le varie fasce d’età, se si considera che, nello stesso periodo, la fascia tra 25 e 34 anni, ha registrato perdite per lo 0,7%. Continua a leggere

Condividi

Fiction e geopolitica, come lo storytelling racconta il reale

di Carlo Freccero
Fiction e geopolitica, come lo storytelling racconta il reale
Fonte: Formiche.net

Autore televisivo, scrittore, massmediologo ed esperto di comunicazione politica, in una conversazione con Formiche.net approfondisce un tema a lui caro, lo storytelling politico, partendo dalla fiction americana

“Le serie sono una forma di geopolitica, riescono a far capire il reale più del reale” e se a dirlo e Carlo Freccero non si può che credergli. Autore televisivo, scrittore, massmediologo ed esperto di comunicazione politica, in una conversazione con Formiche.net approfondisce un tema a lui caro, lo storytelling politico, partendo dalla fiction americana, capace, spiega Freccero, di anticipare i tempi più di qualsiasi altra forma di comunicazione, anche l’elezione di Donald Trump alla Casa Bianca. Mentre in Italia…
Ha detto che la fiction è più vera del vero, cosa significa?
È molto semplice, si deve intendere la fiction come storytelling critico del reale. Per questo, in qualche modo è capace di anticipare questo reale, perché sa afferrare lo spirito del tempo. Se io penso e leggo Hause of Cards, che era il ritratto perfetto del clintonismo nelle sue declinazioni, era inevitabile che poi Trump arrivasse. E non solo. Un altro esempio clamoroso di come le serie abbiano riscritto il potere è 24, che aveva anticipato già l’11 settembre, quello che viene chiamato lo stato d’eccezione, e potrei continuare. Ma c’è un dato di fatto molto importante, ossia che la politica degli Usa si può capire attraverso la visione critica della serialità americana, che smaschera, fa un debunking feroce della realtà che i giornali mainstream non sono capaci di fare. Continua a leggere

Condividi

Attacchi sulla Siria: le fallite bugie americane sulle armi di distruzione di massa e “l’approccio israeliano”

di Tony Cartalucci
Attacchi sulla Siria: le fallite bugie americane sulle armi di distruzione di massa e “l’approccio israeliano”
Fonte: Comedonchisciotte
Gli Stati Uniti non sono riusciti ad ottenere il sostegno pubblico per un attacco in Siria come risposta ad un presunto attacco con armi chimiche a Douma, nord-est di Damasco. Sembra quindi che abbiano immediatamente aggirato l’ONU ed il diritto internazionale, dando il compito ai propri delegati a Tel Aviv di svolgere per proprio conto gli attacchi iniziali contro la base aerea siriana T-4.
La CBS, nel suo articolo “Gli Stati Uniti negano l’attacco missilistico in Siria, la Russia dice che è stata Israele“, afferma:
I missili hanno colpito una base aerea nella Siria centrale lunedì mattina. Il Pentagono ha però sùbito smentito le affermazioni dei media siriani, secondo i quali gli attacchi sono stati “un’aggressione americana”. Dopo che un gruppo di monitoraggio sulla guerra ha dichiarato che negli attacchi sono stati uccisi dei miliziani sostenuti dall’Iran, la Russia ha accusato i jet israeliani.
Un attacco israeliano è comunque un attacco americano
Indipendentemente da chi abbia effettivamente condotto l’attacco, questo è stato ordinato dagli Stati Uniti. Continua a leggere

Condividi

Il vaso di coccio israeliano tra i vasi di ferro occidentale ed eurasiatico

Questo sito aderisce agli ashtag #iostoconassad e #iostoconputin 
di Alastair Crooke
Il vaso di coccio israeliano tra i vasi di ferro occidentale ed eurasiatico
Fonte: Aurora sito
La recente serie di eventi porta Israele a ripiegarsi; o almeno, a una profonda riflessione esistenziale, nel settantesimo anniversario della fondazione. La profondità di questa introspezione piuttosto ansiosa è diventata esplicita nella discussione ospitata da Yediot Ahronoth, il più importante giornale israeliano, tra sei ex-capi del Mossad, il servizio d’intelligence israeliano. L’irruzione più diretta in questo stato d’animo cupo era la dichiarazione alla Knesset(parlamento) secondo cui la popolazione tra Giordania e mare era esattamente bilanciata, 6,5 milioni per parte, tra israeliani e palestinesi. Certo, l’uguaglianza demografica si sarebbe verificata a un certo punto, lo sapevano tutti. Non è quindi una sorpresa; ma è uno schiaffo della realtà, nondimeno. Queste cifre furono pubblicate dalle IDF e sono quindi difficili da contestare. Questo momento di realtà riduce così la capacità di certi israeliani di persistere col pio desiderio che i palestinesi sia assai di meno. Questa svolta enormemente simbolica è qui, è arrivata. La domanda su quale tipo di Stato sarà Israele non è più teorica. Uno dei sei ex-direttori del Mossad, Pardo, rispondeva alla domanda qual è, secondo lei, la peggiore minaccia alla sicurezza nazionale israeliana?: “La peggiore minaccia, è il fatto che tra il mare e il fiume Giordano c’è un numero quasi identico di ebrei e non ebrei. Il problema centrale dal 1967 ad oggi è che Israele, per l’intera dirigenza politica, non ha deciso che Paese essere. Siamo l’unico Paese al mondo che non ha definito i propri confini. Tutti i governi vi si sono sottratti… Se lo Stato d’Israele non decide ciò che vuole, alla fine ci sarà uno Stato unico tra mare e Giordano. Questa è la fine della visione sionista“. Continua a leggere

Condividi
1 100 101 102 103 104 105 106 137