E ora vai col ricambio

di Marcello Veneziani

Li aspettano al varco, coi fucili spianati. In Rai, nei Ministeri, nel settore pubblico, ovunque ci saranno nomine. E già cominciano a miscelare minacce e vittimismo. Riprendono, come accade almeno da 24 anni, dal primo breve governo Berlusconi, a parlare di liste di proscrizione, di teste tagliate, appena qualcuno si azzarda a parlare di cambiamento.

Prendete per esempio la Rai. Un tempo seguiva un criterio deprecabile chiamato lottizzazione, ovvero si spartivano gli incarichi tra i partiti. Poi arrivò Renzi e fece l’asso pigliatutto; e non ebbe come alibi, io però ci metto i migliori; no, mise scartine, servette, lecchini ad personam ai posti di comando. E adesso, appena qualcuno accenna dal governo alla necessità di cambiare, adottano un sistema sperimentato: alzano il tiro contro il governo, marcano di più tutto ciò che lo contrasta, perché così se li buttano fuori, diranno che è per la censurare la loro notoria indipendenza. E non perché sono inadeguati, perché il ricambio è previsto in democrazia, perché hanno fatto flop, e perché erano lì non per meriti e qualità ma solo perché erano al servizio della ditta. No, si protesteranno discriminati, vittime dei populisti, sovranisti, fascisti, razzisti, nazisti, dunque caduti per la libertà. Continua a leggere

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Alert “Swexit”, Svezia prova a uscire da UE

SwexitSegnalazione Wall Street Italia
di Alessandra Caparello

Dai comizi fasciati da drappi con la croce uncinata e tatuaggi con le svastiche al governo della Svezia: a questo aspirano i membri della SD che hanno così ripulito la loro immagine dicendosi non razzisti bensì conservatori sociali.
“Crediamo nei valori sociali e cerchiamo di proteggerli, per esempio dall’immigrazione (…) Se populismo significa stare vicino alle persone e capirne i bisogni, allora siamo populisti. Ma se vuol dire che non abbiamo un’ideologia si va fuori strada. Abbiamo una forte ideologia basata su due capisaldi: uno Stato sociale con una solida sicurezza nazionale”.

Ha le idee chiare Mattias Karlsson, capogruppo di Sd al Parlamento intervistato da La Stampa in cui indica le mosse del suo partito, ossia la Swexit. Continua a leggere

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Le banche centrali camminano sulle uova. Il QE magari non cessa…

di Maurizio Blondet

le banche centrali camminano sulle uova. Il QE magari non cessa.

Ricordate il titolo del Manifesto? E’ stato pochi giorni fa: “La pacchia è finita!”, ha titolato.   Il quotidiano “comunista” esultava perché  la Banca Centrale Europea aveva annunciato che “gli acquisti del debito pubblico saranno azzerati a dicembre”,  e quindi gli interessi sul debito che  la speculazione finanziaria avrebbe preteso dall’Italia sarebbero stati così alti, da far fallire il governo  …
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Salvate il soldato Mohamed

Segnalazione del Centro Studi Federici

Ecco chi sono gli ‘intoccabili’ gruppi ribelli dell’enclave di Daara
La maggior parte delle milizie ribelli presenti nel sud della Siria nel governatorato di Daara (1400 km quadrati ed 1 milione di persone),  fanno capo ad una ‘sala di regia’ chiamata “Fronte meridionale” (o Shoutern Front – SF) è stato costituito il 14 febbraio  2014 per opera degli Stati Uniti ed è sostenuta anche dai paesi europei, nonché dall’Arabia Saudita e dalla Giordania. La coalizione (che raggruppa circa 49 milizie oltre a sale operative locali ), ha una sala operativa principale ad Amman (che nient’altro è che  la filiale del ‘Centro di operazioni militari’ (MOC) degli Stati Uniti per la Siria).
Mentre l’appartenenza del Fronte Meridionale controversa – perché seppure cade sotto l’egida dell’esercito siriano libero (FSA) , si è generalmente dissociata dall’opposizione politica, la Coalizione nazionale siriana (SNC) –  ciò che è certo che è finanziata dagli Stati Uniti e dai suoi alleati. Le proprie milizie ricevono aiuto a partire dalla Giordania mentre – come sappiamo – al governo siriano in questo modo è precluso in ogni modo di far valere si propri diritti o ovviamente agire in alcun modo in Giordania.
Shoutern Front si avvale di un’attivita’ molto potente e ramificata sui media mainstream  e  da molte fonti (tra cui l’organizzazione non -governativa  ‘Carter Center’ fondata dall’ex presidente Jimmy Carter),  è giudicata come una entità che raggruppa gruppi ‘moderatamente religiosi’ e laici . Questo giudizio però confligge con la provata  correlazione di molti suoi membri  con il gruppo al Nusra e con la jihad finanziata dai sauditi.
Il Fronte Meridionale agisce nelle provincie di Daara , Kuneitra e Suwaida ed alcuni giorni fa è stato difeso dal portavoce del Dipartimento di Stato Americano che ha minacciato l’esercito siriano di serie conseguenze, in caso di continuazione su grande stile dell’offensiva su Daara e zone limitrofe.
Come avversari il Fronte Meridionale ha  nell’enclave di Daara  lo Stato Islamico tramite una fazione che si chiama “Jaysh Khalid bin al-Waleed” (anche per questo a questo gruppo è precluso l’ingresso in Giordania ed ogni tipo di aiuto tramite i canali attivati da Amman).
Sebbene molti militanti provengono dagli stessi clan e a volte dalle stesse famiglie estese, al Fronte Meridionale si contrappone il gruppo Hay’at Tahrir al-Sham. Inoltre, nella zona di Daara esiste anche la fazione denominata  Jund al-Malahem che è nata nel 2015 da una rottura con Jabbat al Nusra , affiliata ad al Qaeda. Il suo leader era un emiro di Jabhat al-Nusra a Deraa. Attualmente i militanti di questo gruppo non ricevono più stipendi  e la propria attività è molto limitata.
Attualmente sia gli USA che Southern Front ritengono che la tregua concordata nell’area di de-escalation sia a tempo indeterminato e conferisca la facoltà permanente di fondare un feudo finanziato dall’occidente sottratto alla sovranità del governo siriano. Invero le cose stavano diversamente, l’area di de-escalation doveva fungere per un allentamento della tensione per avviare negoziati in cui tutte le parti avrebbero trovato un accordo per la riunificazione , dietro specifiche ed eque garanzie.
Invece Southern Front continua a puntare gli occhi su Damasco che si trova a 100 km dall’enclave di Daara e i suoi leader non nascondono che il conflitto non avrà termine con la riconciliazione ma con la vittoria finale contro Assad.
A marzo 2018 le ostilità sono riprese fino ad arrivare all’imminente offensiva dell’esercito siriano. Ogni chance di negoziato è stato puntualmente respinta dal Fronte Meridionale.
Mentre il governo siriano ha cercato di negoziare un possibile accordo per allentare la situazione nella parte meridionale del paese, per tutta risposta i gruppi militanti locali si sono attivati lanciando una battaglia preventiva contro l’esercito siriano.
 

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Il tabù dello zingaro

di Marcello Veneziani

Se volete capire che cos’è il politicamente corretto inalberato dalla sinistra e adottato da quasi tutti i media, e quali danni realmente produce nella vita quotidiana, i rom sono il campione perfetto. Un tempo dicevi zingari e mettevi subito mano al portafogli o alla borsetta, sapendo che correvi un rischio in loro presenza. Ciascuno di noi ha visto o subito non uno ma dieci episodi di furti e di tentati furti ad opera loro. In autobus, per strada, nei luoghi affollati. O anche in casa. Dicevi zingari e nella migliore delle ipotesi ti venivano fuori le immagini di donne che ti chiedono l’elemosina in modo insistente e minaccioso, ti infilano con forza dei fiori tra le mani per pretendere soldi, o ti lanciavano maledizioni. Dicevi zingari e ti venivano fuori immagini di uomini zazzeruti col coltello in mano e ti auguravi di non incontrarli mai in spazi solitari. Dicevi zingari e ti ricordavi dei loro centri degradati, peggio dei centri d’accoglienza per immigrati, luoghi sporchi e loschi da cui bisogna stare lontani. Appena si installava un insediamento di zingari i furti nelle case e nelle strade aumentavano paurosamente.

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Draghi: sulla fine del QE "non è detta l'ultima parola"

Mario DraghiSegnalazione di Wall Street Italia
di Alessandra Caparello
L’inflazione è sulla giusta via ma “c’è ancora bisogno di misure accomodanti significative”. Torna a parlare di Quantitative easing il numero uno della banca centrale europea Mario Draghi nel corso del suo intervento al Forum economico di Sintra in Portogallo dove partecipano anche i suoi colleghi della Fed e della Bank of Japan, rispettivamente  Jerome Powell e Haruhiko Kuroda.
Per Draghi non è detta l’ultima parola in merito alla fine del Qe.

“Nel 2017 la crescita dell’Eurozona è stata superiore a quanto ci eravamo aspettati: la crescita su base annuale registrata nel quarto trimestre è stata la più forte in una decade. Ma nel 2018 la crescita ha rallentato e, fino ad ora, è risultata inferiore alle nostre attese (…) Riguardo la politica monetaria della Bce, come indicato la scorsa settimana il progresso realizzato sino ad ora verso un aggiustamento sostenuto dell’inflazione è stato sostanziale.La fine prevista dai nostri acquisti netti di attività a dicembre di quest’anno è soggetta al fatto che i nuovi dati macro confermino l’outlook di medio termine dell’inflazione. Inoltre il programma di acquisto di attività può sempre essere utilizzato qualora dovessero manifestarsi fatti contingenti che al momento non vediamo”.

Draghi ha sottolineato come la fiducia del ritorno dell’inflazione verso l’obiettivo di lungo periodo si sia molto rafforzato nel corso degli ultimi mesi, ma  l’incertezza permea l’outlook economico.

“Con le attese di inflazione a lungo termine ben ancorate, la forza di fondo dell’economia europea e il continuo ampio grado di accomodamento monetario consentono di poter essere fiduciosi in una convergenza dell’inflazione verso il nostro obiettivo e che questa convergenza possa essere mantenuta anche dopo una chiusura graduale del nostro programma di acquisti netti di attività”.

Perciò, dice Draghi, la “politica monetaria nell’Eurozona deve rimanere paziente, persistente e prudente”. Continua a leggere

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Donald Trump: The United States will not be a Migrant Camp — ‘Not on my watch’

Risultati immagini per no immigration in USASegnalazione Breitbart
by Charlie Spiering
President Donald Trump defended his tough enforcement of immigration laws on Monday, saying that he would not allow unchecked flows of illegal immigration into the country.
“The United States will not be a migrant camp and it will not be a refugee holding facility,” Trump said. “You look at what’s happening in Europe … we cannot allow that to happen to the United States. Not on my watch.”
The president urged Americans to read about the problems and crime in Europe after countries accepted mass groups of migrant populations.
“We need borders, we need security, we need safety,” Trump said.
He chastised Democrats for grandstanding on the issue of immigration instead of working with Republicans to fix the problems. Continua a leggere

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Italia laboratorio politico che smuove l'Europa

Risultati immagini per la fine della MerkelEurointelligence – La CDU/CSU è in aperta rivolta contro la Merkel

“Pensiamo davvero che i greci e gli italiani continueranno nella tradizione consolidata  di negoziare dei pessimi  accordi a loro sfavorevoli?”
Di Saint Simon – Giugno 16, 2018
In Germania tira aria di crisi di governo, a causa della contrapposizione tra il ministro dell’Interno Horst Seehofer, presidente del partito democratico-cattolico bavarese CSU, e la cancelliera Angela Merkel. Oggetto dello scontro è la politica sugli immigrati: Seehofer, in vista delle elezioni di ottobre in Baviera – confine meridionale della Germania su cui convergono le rotte mediterranee e quelle balcaniche – vorrebbe il totale respingimento alle frontiere dei rifugiati già registrati in altri paesi UE; la Merkel cerca un approccio più morbido per non esacerbare gli animi nei paesi europei sul confine esterno, ed ora si trova nella difficile posizione di dipendere da accordi bilaterali con gli italiani e con i greci per la sua sopravvivenza politica. Probabilmente cercherà di offrire in cambio larghe concessioni, ma in ogni caso non farebbe che rimandare la resa dei conti: l’immigrazione continua ad essere il potenziale deflagratore dei traballanti equilibri europei. Da Eurointelligence.
della Redazione, giovedì 14 giugno 2018. Continua a leggere

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