Basta trattare gli animali come essere umani! (e chi lo fa è un disadattato)

Quante volte, scorrendo le schermate dei social, o ascoltando i discorsi di entusiasti padroni di cani o altri animali domestici, avete letto o sentito pronunciare le frasi: «gli animali sono migliori degli uomini», «più conosco gli uomini e più amo gli animali»? Questi commenti sono spesso espressi da persone amareggiate dalle relazioni umane, che dopo una vita di delusioni finiscono con il vedere in una bestiola l’interlocutore ideale. Del resto, chi meglio di un essere senza dono della parola – e quindi incapace di contraddittorio – può prestarsi al lenimento di un handicap sociale? L’animale domestico è una creatura totalmente dipendente dalle cure umane, fagocitata nella sfera affettiva del padrone a tal punto da costituire un rapporto privo di gelosie e ansie da tradimento. Il proprietario tende a riversare sull’animale le proiezioni e le frustrazioni della propria esistenza, trasformandolo nel proprio alter ego, attribuendogli sentimenti, pensieri, moralità di tipo umano. Gli vengono dedicate attenzioni costose ed eccessive, un insulto nei confronti delle persone che non possono permettersi nemmeno una frazione degli agi riservati a queste bestie. Spesso questi atteggiamenti vengono rivendicati istericamente attraverso l’uso dei social, mostrando il consueto scollamento patologico dalla realtà a cui siamo ormai abituati. Continua a leggere

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DANILO FABBRONI,IL SESSANTOTTO – Magie, Veleni e Incantesimi SPA

Segnalazione www.unavox.it
DANILO FABBRONI,IL SESSANTOTTO – Magie, Veleni e Incantesimi SPA- Edizioni Solfanelli, Chieti, 2017, pp. 312, € 21,00.
Edizioni Solfanelli, via Colonnetta, 148, 66100 Chieti – Tel: 0871.561806 – 335.6499393 – Fax: 0871.446544 – Posta elettronica:edizionisolfanelli@yahoou.it
Recensione
di Gabriele Minotti
Le Edizioni Solfanelli, nel marzo del 2017, hanno dato alle stampe l’opera di Danilo Fabbroni intitolata “Il Sessantotto. Magie, veleni e incantesimi Spa”.
Come si intuisce facilmente dal titolo, il presente libro tratta di un argomento tanto noto nei suoi segni esteriori quanto poco conosciuto nei suoi aspetti più reconditi ed inesplorati: stiamo parlando del Sessantotto, ossia di quel movimento di protesta e di rivoluzione socio-culturale che prese piede sul finire degli anni Sessanta del Novecento. Correva l’anno 1968, per l’appunto.
Cos’altro si potrebbe dire o scrivere sul Sessantotto che non sia già stato detto o scritto da qualcun altro? La maggior parte delle persone è convinta di sapere tutto sulla questione: il Sessantotto fu null’altro che la reazione – sia pure un po’ eccessiva per alcuni versi – della gioventù dell’epoca al bigottismo sociale, all’oppressione esercitata ai loro danni dal moralismo ipocrita e dalle convenzioni borghesi: tutto sommato, si è trattato di un fenomeno che ha reso le società occidentali più libere ed emancipate, addirittura migliori.
Questa è l’opinione dei più. Ma è questa la verità? Continua a leggere

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Benedetta/maledetta identità. Altro che "fine della storia"…

di Marcello Veneziani
Fonte: Marcello Veneziani
Qual è il segreto degli avvenimenti che stanno cambiando il mondo, il motore che spinge Putin e Trump, Bolsonaro e Le Pen, Ab e Modi, Orban e Kaczynski, Erdogan e Duterte, la Brexit e l’onda populista e nazionalista europea, fino a Salvini? È l’Identità. Parola antica dal significato nuovo; proviene dalla filosofia e dal principio di identità, risale dalla storia e dalla cultura, designa popoli, indica il documento di riconoscimento personale. Identità, a volte intensificata da un aggettivo: nazionale.
All’Identità dedica un saggio e un titolo secco un intellettuale metà politologo e metà filosofo, metà giapponese e metà americano, il famoso Francis Fukuyama. Sì, quello che trent’anni fa agitò il mondo intellettuale col suo saggio su La fine della storia. Allora prediceva il trionfo dell’ordo liberal-democratico e del modello americano. Lungamente contestato e perfino deriso, Fukuyama si impose nel dibattito mondiale. Così accade ora col suo ultimo libro, in Italia sottotitolato La ricerca della dignità e i nuovi populismi (Utet). Fukuyama non è un pensatore particolarmente acuto, originale e profondo, ma fotografa come pochi lo stato delle cose di oggi, offre una visione globale del presente. Foto panoramica, dal punto di vista delle idee in azione. Fukuyama cerca una terza via oltre la destra nazional-populista e la sinistra del politically correct che ha smesso di rappresentare “la classe operaia bianca” e difende le minoranze e le élite. Per lui l’identità è un minaccioso animale da addomesticare in senso liberale, democratico, umanitario. Così pensa della nazione che vuol sottrarre al nazionalismo e neutralizzare dentro una cornice di regole e prospettive in linea con la globalizzazione. Continua a leggere

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Macron e la Malizia che scambia l’Antisionismo con l’Antisemitismo


di Jonathan Cook
Fonte: Comedonchisciotte
Fino a che punto l’approccio della comunità internazionale verso Israele abbia invertito la sua strada nell’ultimo mezzo secolo, lo si può misurare  guardando semplicemente le sorti che ha seguito una sola parola: Sionismo. Nel 1975 all’assemblea generale delle Nazioni Unite, gran parte del mondo si mise contro Stati Uniti ed Europa dichiarando che il sionismo, l’ideologia alla base di Israele,  “è una forma di razzismo e di discriminazione razziale”.
Gli occidentali in genere restarono scioccati. Il Sionismo, che gli avevano raccontato fino a quel momento, era un movimento di liberazione che serviva al popolo ebraico per liberarsi, dopo secoli di oppressioni e di massacri subiti. Con la sua creazione, di Israele, si erano semplicemente risarciti i terribili torti subiti e culminati negli orrori dell’Olocausto. Ma il sionismo sembrava molto diverso agli occhi di quei paesi che, in tutto il mondo, avevano vissuto secoli di colonialismo europeo e poi, più recentemente, di imperialismo USA. La lunga storia dei crimini contro gli ebrei che hanno portato alla creazione di Israele ha avuto luogo principalmente in Europa. Continua a leggere

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"Fanc..o la patria". Anarchici sfregiano monumento ai caduti a Messina

 
Messina, 22 feb – Ennesimo sfregio alla memoria di coloro che versarono il sangue in guerra. E’ successo a Messina, dove il monumento ai caduti della Batteria Masotto è stato imbrattato con una scritta che vergognosa è dire poco: “Fanculo la Patria”.
Come riportato dalla Gazzetta del Sud, sarebbero stati gli anarchici gli autori dello sfregio infame sul gruppo scultoreo risalente alla fine dell’Ottocento. Il gruppo avrebbe agito la notte, come di consueto, in vista dell’imminente commemorazione della Battaglia di Adua, in programma come tutti gli anni il primo di marzo. La reazione del sindaco di Messina Cateno De Luca non si è fata attendere: “Offendere la memoria degli eroi che hanno perso la vita per consentirvi di nascere e bestemmiare denota che siete degli ingrati e senza un briciolo di umanità”. Il primo cittadino ha precisato che vi sarà un immediato intervento della società comunale Messina Servizi per cancellare il graffito.

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Suona la campana a morto per l’Unione europea

Segniamo pure la data di oggi tra quelle che hanno fatto la storia. La firma del trattato di Aquisgrana tra Francia e Germania apre un capitolo inedito. Nemiche giurate dai tempi di Carlo Magno, con l’apice della rivalità nelle due guerre mondiali, Francia e Germania rinsaldano la propria alleanza. Il nuovo trattato rafforza quello dell’Eliseo sottoscritto il 22 gennaio 1963 – esattamente 56 anni fa – dall’allora cancelliere Konrad Adenauer e dal presidente francese Charles De Gaulle. Inutile mettersi col bilancino a stabilire se l’accordo vada più a vantaggio di Macron o della Merkel. Il trattato resta storico per molti motivi.

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Almirante

di Francy Rossini
 
Non è facile scrivere di Giorgio Almirante per chi lo ha conosciuto e frequentato, politicamente e umanamente, ovvero il sottoscritto (tra da posizioni vicine a quelle di Beppe Niccolai dal 1984 circa). La contestazione interna alla linea Almirante verte tutt’ora su un paio di principi fermi, che in teoria potrebbero avere una loro validità e che meritano qui di essere analizzati: ovvero  Almirante fu atlantista, dunque non poteva essere neofascista, quindi  Almirante non fu neofascista  poiché il fascismo era sociale, l’almirantismo fu invece la ruota di scorta della Dc.

Va anzitutto precisato che Almirante fu un politico, non fu un teorico della politica né un ideologo, e ancor prima che figlio del regime fascista o della Rsi, fu un figlio della guerra civile italiana e di Piazzale Loreto, fu figlio di una precisa epoca storica in cui “partigiani” con la bandiera britannica ebbero per un certo tempo campo libero per esercitare il proprio peggiore spirito di vendetta ed odio su altri italiani imponendo la logica dello sterminio. Se non si comprende questo, o non si vuole comprendere questo, non si può comprendere tutta la successiva tattica politica almirantiana.

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Un monaco contro le jene


La civiltà cristiana della cristianissima Spagna è oggi nelle mani solitarie di un monaco benedettino di 46 anni, Santiago Cantera, priore dell’abbazia Santa Cruz, dove è sepolto Francisco Franco. Il monaco difende in solitudine la cristiana sepoltura del Generalissimo dalla decisione lugubre del governo iberico di sinistra di esumare il cadavere di Franco a 44 anni dalla sua morte e cacciarlo dalla sua tomba. Padre Cantera nega l’autorizzazione allo Stato spagnolo di entrare nella cappella, profanare la tomba e ricacciare altrove i resti di Franco. La sinistra globale, e quella nostrana, tifa per la macabra svolta che il coraggioso priore definisce “satanica”. I socialisti di Padro Sanchez e della ministra della Giustizia Dolores Delgado (firmataria del provvedimento), sono giunti al governo senza legittimazione popolare, in minoranza, dopo la crisi che travolse il governo moderato del popolare Mariano Raioj.
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Nessun Daspo ai tiranni sauditi

398722Centro studi Giuseppe Federici – Per una nuova insorgenza
Comunicato n. 2/19 del 4 gennaio 2019, San Rigoberto
Nessun Daspo ai tiranni sauditi
La Supercoppa in Arabia è una schifezza? I nostri affari col regime saudita ancora di più
Benvenuti alla fiera dell’ipocrisia: ci indigniamo per gli ululati razzisti a Koulibaly, poi disputiamo partite nel regno della discriminazione femminile. Ci scandalizziamo perché il business prevale sui diritti, ma la nostra fame di petrodollari non finisce mai. E non comincia col pallone
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