Un monaco contro le jene


La civiltà cristiana della cristianissima Spagna è oggi nelle mani solitarie di un monaco benedettino di 46 anni, Santiago Cantera, priore dell’abbazia Santa Cruz, dove è sepolto Francisco Franco. Il monaco difende in solitudine la cristiana sepoltura del Generalissimo dalla decisione lugubre del governo iberico di sinistra di esumare il cadavere di Franco a 44 anni dalla sua morte e cacciarlo dalla sua tomba. Padre Cantera nega l’autorizzazione allo Stato spagnolo di entrare nella cappella, profanare la tomba e ricacciare altrove i resti di Franco. La sinistra globale, e quella nostrana, tifa per la macabra svolta che il coraggioso priore definisce “satanica”. I socialisti di Padro Sanchez e della ministra della Giustizia Dolores Delgado (firmataria del provvedimento), sono giunti al governo senza legittimazione popolare, in minoranza, dopo la crisi che travolse il governo moderato del popolare Mariano Raioj.
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L'anno che spiazzò tutti

Chi l’avrebbe mai detto, alla fine dell’anno scorso, che il 2018 sarebbe stato un anno così. Chi avrebbe mai pensato di questi tempi a un governo giallo-verde, a Di Maio al governo, a Salvini leader più amato dagli italiani e più odiato dai media (le due cose di solito vanno insieme). Chi avrebbe mai pensato al prof. avv. Conte alla guida del governo, un Signor Nessuno che traffica coi potenti della terra… E ai grillini passati dal nulla al ministero, dalla piazza al comando.
Il 2018 è stato l’anno che ha spiazzato tutti, anche coloro che volevano questa svolta. Ma era imprevisto l’esito, e soprattutto l’alleanza tra cani e gatti. Non ci sono governi in Europa che mantengono così alto il loro consenso, quasi il 60% a sei mesi dall’insediamento. Sono in gran parte governi di minoranza. Pensate a come se la passa male Macron, e la Merkel, e la May, e tutti gli altri. Per trovare un consenso popolare ancora alto dovete andare Oltreoceano, da Trump o da Bolsonaro.
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La luna e i falò dei capodannati


Ma quanto sono fessi gli uomini che sceneggiano il trapasso d’anno, diceva ieri sera la luna affacciata sulla terra. Li guardava dall’alto, paffuta e solitaria, al lume di sé stessa, mentre davano fuoco all’euforia rituale di Capodanno. Urla, spari, auguri, tutto per niente, solo per santificare un nonnulla, una festa non per uomini né dei, nascite né morti; agitati a celebrare solo il tempo che passa. A illudersi di un transito tra il Non più e il Non ancora. Ma quanto sono scemi gli abitanti della terra, diceva tra sé la luna, cos’hanno da brindare per un giorno come gli altri, una manciata d’attimi tra la luce di un anno che va e il buio ignoto di un altro che viene, e poi viceversa. Insensata giostra del tempo, che solo dementi atavici possono osannare, fingendo cerimonie d’addio e di benvenuto a grumi seriali di giorni.
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Politica di cioccolata

QUINTA COLONNA

di Marcello Veneziani
A Natale la politica italiana ha toccato il fondo, perdendosi in un barattolo di Nutella.
Un leader, anzi il leader più popolare d’Italia, l’ultima speranza di tanti, il ministro degli interni, e insieme colui che dovrebbe cambiare l’Italia e salvarla dai malesseri, si mostra in pubblico mentre addenta una fetta di pane e nutella. Crede così di apparire rassicurante, uomo comune, italiano-tipo, un po’ ragazzo, buono come il cioccolato, eroico con sprezzo del pericolo di ingrassare. Banale, un po’ volgare. Continua a leggere
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Censuratelo, intervista un fascista

Massima solidarietà all’ amico Gianluca Versace, che non è mai stato fascista e neppure simpatizzante. Siamo alla dittatura del Pensiero Unico?
La Santa Inquisizione della Stampa ha condannato un giornalista, Gianluca Versace, per aver mandato in onda un’intervista a un ristoratore buffo, Ferdinando Polegato, vestito in uniforme fascista, col fez e la camicia nera. Versace conduce un programma, Notizie oggi, di Canale Italia, molto seguito nel Nord-est che predilige gli irregolari, i controcorrente di ogni risma. Ha intervistato un fascista fuori tempo massimo, che era già stato intervistato da altri, da La Zanzara ad altri programmi, perché è giornalisticamente ghiotto avere uno che si veste così e si dichiara fascista e magari viene in video a miracol mostrare. Continua a leggere

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Fenomenologia del Trombone


A due passi dall’Italia e dal mondo sorge Trombon Valley, cittadella mediatica abitata da intellettuali e assediata da fantasmi plebei. La Valle dei Tromboni è a un tiro di schioppo dalla città dove abita la gente comune ma dista anni luce dalla realtà di ogni giorno. Nella Valle dei Tromboni si denuncia ogni giorno un Paese, un Mondo, abitato da razzisti, guidato da fascisti, percorso da mandrie armate di xenofobi, omofobi, sessisti, nazisti. Nella Valle dei Tromboni suona di continuo il campanello rosso dell’allarme. Se i sovranisti reggono sulla paura, i Maestri Tromboni campano sul Terrore. Continua a leggere

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Il conte zio


Di Marcello Veneziani
Povera Theresa May. Povera Angela Merkel. Povero Emmanuel Macron. Povero Pedro Gonzales. Tutti inguaiati, in caduta libera, impopolari e messi in croce. E noi? Si, noi stiamo messi male come paese indebitato, messi all’indice come patria dei populisti al governo, saremo pure sotto schiaffo, sotto minaccia di procedura d’infrazione, rispetto agli altri stati europei abbiamo differenti tipi di guai, diversamente gravi. Continua a leggere

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La famiglia soffre di mononucleosi


QUINTA COLONNA

di Marcello Veneziani

La famiglia mononucleare. Ma che vuol dire? Spiegano seri sociologi, economisti, statistici e antropologi che sta per famiglia con un solo elemento. Ma siete scemi? La famiglia-tipo era di almeno quattro elementi, poi fu coppia, ora uno solo. È come dire: i quattro moschettieri erano tre ma ne ricordo solo due: d’Artagnan… Oppure c’è la famiglia tiraemolla per tutti i gusti: allargata, allungata, trasversale, incrociata, infrociata, a pallini, ecc. Due persone insieme sono famiglia, anche se ci stanno per un solo giorno o di un solo sesso. Un uomo e un cane sono una famiglia? Ma certo, se è già famiglia quella composta da un single. Un tempo si chiamavano scapoli, nubili, celibi, zitelle, vacantine, ora fanno famiglia da soli. Io che sono misantropo faccio comitiva da solo? Continua a leggere

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Il comunismo di ritorno

di Marcello Veneziani
Non c’è giorno che non venga evocato il fascismo come se fosse dietro l’angolo, sul punto di tornare; o eterno, come sostenne in un pamphlet ideologico Umberto Eco. Ma vuoi vedere che mentre si narra il ritorno del fascismo si sta preparando un altro inquietante ritorno? Parliamo del comunismo, l’evento che ha più sconvolto il secolo in cui siamo nati, perché è durato tre quarti di secolo, ha coinvolto ben tre continenti e miliardi di sudditi, ha mietuto più vittime in assoluto, per giunta in tempo di pace. Un evento gigantesco, scomparso nel Racconto Collettivo, inghiottito nella preistoria, come se appartenesse a un’era geologica a noi estranea. E invece, eccolo risalire le caverne dell’oblio e tornare a galla nei nostri giorni. Risale in forma di Pauperismo, riemerge in forma di Accoglienza, ritorna nelle vesti globali del Politically Correct. Chiamiamolo in sigla PAP-Comunismo. È il comunismo di ritorno, come l’analfabetismo, rinato per ignoranza e dimenticanza del passato. Continua a leggere

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I populisti discesi dai Monti

di Marcello Veneziani
Egrego Professor Monti, senatore a vita e presidente a morte, ed egregi esponenti del Fronte Impopolare che sbavate nell’attesa di vedere Salvini e Di Maio in ginocchio da Juncker e da Moscovici, non vi chiedo di convertirvi alle ragioni della sovranità popolare e nazionale. Ci mancherebbe. Ognuno faccia la sua parte e sostenga le sue posizioni fino in fondo. Ma il vostro problema è stato ed è ancora proprio quello, che non siete stati capaci di portare fino in fondo i vostri propositi. Quando eravate voi al governo, nessuno s’aspettava redditi di cittadinanza, elargizioni pop, pensioni a quota 100 e condoni a gogò. Ma ci aspettavamo che forti della vostra indipendenza dall’elettorato e dalla politica, dai partiti e dai sondaggi, voi metteste mano a una drastica bonifica del nostro sistema. In che senso? Tagliando davvero i rami secchi e gli sprechi, sopprimendo le mance e le regalie politiche, dismettendo, potando le amministrazioni pubbliche, facendo davvero una ristrutturazione dello stato, una grande riforma. Per esempio, lo spreco assoluto e primario in Italia sono le regioni ma i politici non le toccheranno mai perché sono posti e potere; avete mai studiato e tentato l’ipotesi di abolirle? Avete mai provato a dimezzare i costi dei Palazzi, dal Quirinale al Parlamento, il loro personale, scorte incluse? Continua a leggere

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