Fazio fa flop con Macron battuto da "Paperissima"

L’intervista al presidente non aumenta lo share E fa il furbetto sulle spese a Parigi: ho pagato io
Certo, c’era da aspettarsi che un’intervista, anzi un monologo, così triste, grigio, virato sui massimi sistemi, senza mordente e, soprattutto, senza domande ficcanti, non avrebbe entusiasmato gli spettatori.
Però, farsi addirittura battere da Paperissima avendo in canna un interlocutore eccezionale come Emmanuel Macron, beh, fa un po’ ridere… Domenica sera è andata proprio così: il colloquio di Fabio Fazio con il presidente della Repubblica francese è stato sconfitto dal programma di gaffe e capitomboli di Canale 5.
Questi i dati: nel periodo di sovrapposizione (dalle 21,01 alle 21,29) Paperissima ha realizzato il 17,22 per cento di share con 4.430.000 spettatori, mentre Che tempo che fa si è fermato al 15,91 con 4.085.000 spettatori. Intendiamoci, la trasmissione di Fazio in sé non fatto un flop, si è tenuta più o meno sugli stessi risultati delle precedenti domeniche. Il fatto è che, proponendo un’intervista con un capo di governo al centro di grandi conflitti con quello italiano di cui tanto si è parlato nelle ultime settimane, ci si aspettava un dato ben più alto. Ma Che tempo che fa si è tenuto i suoi affezionati fan che, qualunque cosa venga loro proposta, restano incollati a Raiuno alla domenica. Il resto del pubblico che guardava la tv subito dopo i tiggì serali, ha preferito farsi due sane risate con le papere inventate da Antonio Ricci (che alla domenica sostituiscono Striscia la notizia). E, qui, c’è da chiedersi come mai gli italiani, anche i malpancisti-sovranisti-populisti che non sopportano i governanti francesi e la loro politica (secondo loro) anti-italiana, non abbiano preferito ascoltare cosa aveva da dire Macron dopo le porte sbattute in faccia dal duo Salvini-Di Maio.
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La scelta di Sara: "Ho lasciato le Femen e adesso credo in Dio"

Una conversione totale, che ha portato l’ex attivista brasiliana anti religiosa a chiedere scusa. Oggi aiuta il presidente Bolsonaro.
Nel 2012 ha fondato il gruppo Femen del Brasile, il movimento nato in Ucraina e diventato famoso in tutto il mondo per le proteste a seno nudo delle sue attiviste, che in diverse occasioni hanno preso di mira le chiese cattoliche ed ortodosse, fino a Piazza San Pietro. Con altre 4 a seno nudo si è poi scatenata a Rio de Janeiro, baciando una collega seminuda sullo sfondo di una croce davanti la chiesa di Nostra Signora di Candelaria. Ma le Femen non le bastavano (“un business”) e nel 2013 dà vita al gruppo femminista Bastardxs, nemico di ogni valore e soprattutto di ogni vestito.
Parliamo di Sara Fernanda Giromini, in arte “Sara Winter” , tutta piercing e tatuaggi, che però è mamma dal 2015 (dopo avere regolarmente abortito il primo figlio).  Proprio questa nuova gravidanza ha aperto la strada della conversione: «Il dolore per l’aborto era devastante, non credevo certamente in Dio, ma lui credeva in me…Ero di nuovo incinta e all’improvviso ho capito che Dio mi stava dando una seconda possibilità». Scrive nel libro Cagna, no! Le sette volte in cui sono stata tradita dal femminismo: “Mi sono pentita di aver abortito e oggi chiedo perdono”. “Ieri mio figlio [il secondo] ha compiuto un mese e la mia vita ha assunto un nuovo significato. Mentre scrivo, lui dorme serenamente nel mio grembo. È la sensazione più bella del mondo”. E aggiunge: «Per favore, donne che volete disperatamente abortire, riflettere attentamente su questo: io ho sofferto profondamente per averlo fatto, non voglio lo stesso per voi». Rinnegando il suo passato spiega: «Ho visto il movimento femminista fare da scudo ai pedofili…Per loro le donne sono oggetti utili per aizzare l’odio contro la religione cristiana, l’odio contro gli uomini, l’odio contro la bellezza delle donne, l’odio contro l’equilibrio delle famiglie». Continua a leggere

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Italia paese da record, ci si sposa sempre più tardi

Il nostro paese condivide il primato con Spagna e paesi scandinavi.
In Italia ci si sposa sempre più tardi. A dirlo è un rapporto europeo che fotografa la situazione dei matrimoni in tutta l’Europa. Sia che si parli di rito civile, sia che si faccia riferimento a quelle religiose, le nozze nel vecchio continente avvengono sempre più tardi. Di conseguenza, aumenta l’età media del primo concepimento e la differenza di età tra genitori e figli.
L’Italia si trova in coda alle classifiche di tutta l’Europa. Gli uomini del nostro paese convolano a nozze solitamente intorno al trentacinquesimo anno di età. Poco più bassa l’età media delle spose, che sono solite unirsi in matrimonio a 32,2 anni.
Si tratta delle cifre più alte,  battute per anzianità soltanto dalla Spagna e dai paesi scandinavi.
fonte – https://vocecontrocorrente.it/italia-da-record-ci-si-sposa-sempre-piu-tardi/

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Le mani della sinistra sulla Rai: dopo la denuncia del Secolo, scoppia lo scandalo

Come prima, più di prima. La Rai era e resta TeleKabul. Lo provano i dati. La sinistra ha le mani sull’informazione del servizio pubblico, i talk show è “roba loro”. La denuncia – partita in un editoriale del direttore del Secolo d’Italia, Francesco Storace – è stata ripresa da molti quotidiani. Predominio rosso a Viale Mazzini. Ne parla il Tempo, citando proprio le trasmissioni che sono al centro della polemica, da Agorà a Mezz’Ora, da Carta Bianca a Che tempo che fa. Dati eloquenti, incontrovertibili, scandalosi
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fonte – https://www.secoloditalia.it/2019/03/le-mani-della-sinistra-sulla-rai-dopo-la-denuncia-del-secolo-scoppia-lo-scandalo/amp/

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Dove andranno gli Europei dell'ISIS?

Centro studi Giuseppe Federici – Per una nuova insorgenza

Comunicato n. 19/19 del 4 marzo 2019, San Casimiro
 
Dove andranno gli Europei dell’ISIS?
Su Twitter, il posto prescelto dal presidente degli Stati Uniti per svelare la sua politica estera e le decisioni di stato, Donald Trump ha chiesto a “ Gran Bretagna, Francia, Germania e altri paesi alleati europei di riprendersi gli oltre 800 militanti dell’ISIS catturati in Siria” , provenienti da 44 paesi, e se ciò non avvenisse, lui “ sarà costretto a liberarli”senza specificare dove e in quale paese. Trump non è più disposto a lasciar passare del tempo in attesa “ che altri ( i paesi europei) facciano il loro lavoro”. Questo è quello che palesa l’ amministrazione americana in politica estera e nei confronti dei suoi alleati. Gli Stati Uniti avevano chiesto all’Europa, al Canada, all’Australia e ai paesi del Medio Oriente di mandare le loro truppe in Siria a “combattere l’ISIS”. Ma prima ancora, alcuni anni fa, gli Stati Uniti avevano chiesto ai paesi europei di lasciar partire i potenziali jihadisti alla volta della Siria e dell’Iraq e all’Arabia Saudita e alla Giordania di aprire le loro prigioni e perdonare i jihadisti affinchè potessero raggiungere la loro tanto ambita destinazione, il Levante, per distruggere così lo stato siriano e creare una situazione di “stato fallito”.
Questi desideri però non poterono essere realizzati e il presidente Bashar al-Assad non fu rimosso  in 3, o al massimo 6 mesi, come era stato previsto nel 2011. Oggi il mondo deve fare i conti con un nuovo rebus : cosa farne di quelli che abbiamo aiutato a raggiungere la Siria per terrorizzare, sottoporre a violenze, uccidere la popolazione e che adesso vogliono tornare nei loro paesi d’origine? E’ chiaro che l’amministrazione americana non ha alcuna intenzione di aiutare l’Europa a risolvere il problema dei suoi rifiuti umani che hanno abbracciato lo Stato Islamico proprio come volevano gli Stati Uniti.

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Milano: la marcia degli anti-italiani

Ancora Milano, ancora “antirazzismo” autoreferenziale. La marcia degli anti-italiani, però, ancora una volta non ha nulla a che fare con la lotta alla discriminazioni, ma solo con la solita ipocrisia in salsa sinistrorsa e con il marciume dei media completamente asserviti ad essa. Dopo i flop degli anni scorsi, stavolta i numeri sono più alti: niente a che vedere con le sparate degli organizzatori (200mila persone!) e ancora più divertenti di Repubblica (“oltre 250mila!”), visto che piazza Duomo colma, secondo tutte le possibili stime, può contenere massimo 80 o 90mila persone.

Ma in ogni caso riempire quella piazza è indice – per l’ennesima volta – della forza culturale della sinistra, quella che se ne frega del parere contro lo ius soli dell’80% degli italiani e manifesta lo stesso per imporlo anzitutto culturalmente, riuscendo nella solita impresa: riuscire a dare l’illusione di essere una maggioranza. Riuscire a farlo in un periodo di crollo dei consensi, rilanciando l’immagine migliore per provare a recuperarli. Chi li dà per finiti non ha idea di cosa stia parlando.

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Norvegia, i cristiani al governo fanno sul serio: "Sui temi etici a noi l'ultima parola!"

UN ESEMPIO PER ALTRI GOVERNI E AMMINISTRAZIONI
Il dibattito sulla bioetica in Norvegia continua a tenere banco all’interno dello scenario politico. Il Partito Popolare Cristiano (KrF), dopo essere entrato nella coalizione di governo del Premier Erna Solberg e aver raggiunto l’obiettivo della restrizione agli aborti gemellari (o embrioriduzioni), che non saranno quindi più praticabili sulla base della mera richiesta della donna ma solo dopo il parere obbligatorio di un’apposita commissione medica, ha ottenuto che venisse inserito all’interno del contratto di governo il diritto di veto nell’ambito della genetica e biotecnologia. Ciò significa che il KrF sarà in grado di bloccare gli emendamenti alla legge sulle biotecnologie, ora ferma in Parlamento. Nonostante questa legge goda nel complesso del favore della maggioranza parlamentare, composta da tutti gli altri tre partiti al governo, la nuova clausola del consenso unanime introdotta nel contratto di governo scombina i precedenti accordi sul tema, e conferisce di fatto a una forza politica minoritaria come il Partito Popolare Cristiano di dettare legge nel campo della bioetica.
Nello specifico, gli effetti principali del blocco alla legge in questione, come annunciato dal leader del partito Kjell Ingolf Ropstad, saranno: il divieto della donazione degli ovuli, la restrizione alla procreazione medicalmente assistita, tra cui per esempio il divieto dell’estensione di tale pratica ai single, e la proibizione della donazione mitocondriale. Continua a leggere

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Totem e tabù dell'occidente terminale

 
Totem e tabù dell'occidente terminaledi Roberto Pecchioli – 23/02/2019Fonte: Ereticamente
In Gran Bretagna è in corso un accanito dibattito. Non si tratta della Brexit né della monarchia, ma qualcosa di infinitamente più serio: l’opportunità o meno di abbattere le statue di Winston Churchill e Lord Nelson. Con l’ingenuità di chi abita l’estrema periferia dell’impero, pensavamo che al politico conservatore si imputassero i terrificanti bombardamenti sulle città tedesche, Dresda e Amburgo su tutte. All’ammiraglio di Trafalgar l’attiva partecipazione di brillante comandante militare al colonialismo britannico. Non è così. Churchill pare fosse un “suprematista bianco”: così lo descrive un accigliato deputato scozzese. La statua di Nelson nella piazza londinese intitolata alla sua vittoria più prestigiosa è in pericolo per l’identico motivo: lord Horatio era razzista. Non lo chiede un manipolo di squinternati, ma austere voci progressiste ospitate dal prestigioso The Guardian.
Il vento, si sa, arriva dall’Atlantico e infatti l’idea di abbattere steli e monumenti non risparmia negli Usa Cristoforo Colombo. La novità è che non si renderà omaggio neppure a due eroine del femminismo ottocentesco, le suffragette Susan B. Anthony e Elizabeth Cody Stanton. Le loro figure scolpite non orneranno New York: femministe sì, fiere lottatrici per il voto alle donne, ma, ahimè, razziste anch’esse.  Un critico si chiede: una volta stabilito il principio di farla finita con ogni personaggio del passato la cui visione del mondo non coincide con la nostra, dove andremo a finire? Saggia domanda, con una risposta assai semplice nella sua drammaticità: finiremo nel nulla, nel vuoto pneumatico di una civilizzazione pervenuta alla fase terminale. Continua a leggere

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Il flop di Emma Bonino a scuola: così gli studenti la umiliano


L’ultimo flop dell’ex leader di +Europa Emma Bonino è andato in scena in una scuola superiore della periferia romana. Come riporta Italia oggi, un gruppo di studenti è stato chiamato a rispondere alla domanda: «L’Italia ha bisogno di più o meno Europa?». Diciamo che l’esito non ha deluso le aspettative di Emma Bonino.
Ebbene, il primo voto ha visto prevalere la risposta «più Europa» (69 votanti contro 58), mentre il secondo, al termine dell’incontro, ha visto l’esito ribaltato a favore di «meno Europa» (80 votanti contro 58). Bonino aveva puntato su argomenti «molto pratici, e corredati da numeri», sempre stando al resoconto su La Stampa: «Se oggi potete telefonare senza il roaming da un Paese all’altro dell’Europa, è grazie all’Unione europea. Se potete andare a Barcellona con 19 euro, mentre io ai miei tempi al massimo potevo fare la tratta Bra-Torino, è sempre grazie all’Unione europea. E se in futuro ci saranno problemi ad andare in Gran Bretagna, è perché gli inglesi hanno detto no all’Unione europea». Continua a leggere

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Sospesi fondi europei per la Calabria. Bloccati 130 mln dopo inchiesta Dda

 
Sospesi fondi europei per la Calabria. Bloccati 130 mln dopo inchiesta DdaOltre il danno la beffa. Dopo l’inchiesta della Dda “Lande desolate”, coinvolgeva anche vertici regionali, l’Ue congela alla Calabria 130 mln di fondi europei.di Antonio Amorosi

Bruxelles sospende il pagamento di 130 milioni di euro di fondi POR alla Regione Calabria. La programmazione nei singoli Stati membri è definita anche da accordi di parternariato tra la Commissione europea e le Regioni (tramite i fondi POR).
I 130 milioni in oggetto andavano a ricoprire anche i lavori per l’impianto sciistico di Lorica (località a 1,315 metri di altezza) detta anche “Lorica Hamata in Sila Amena”, le operazioni di riqualificazioni di piazza Bilotti a Cosenza e l’aviosuperficie di Scalea. Tre opere finite al centro dell’inchiesta “Lande desolate” della Dda di Catanzaro, indagine nella quale era stato coinvolto lo stesso governatore della Regione, Mario Oliverio del Pd, finito all’obbligo di dimora. 
 
Ma il problema è Oliverio. Anche se alcuni responsabili sono mutati buona parte delle autorità tecniche calabresi coinvolte nella gestione dei fondi sono indagate in “Lande desolate”.  Continua a leggere
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