Le ragioni politiche dietro i dazi di Trump

di Alberto Cossu
Le ragioni politiche dietro i dazi di Trump
Fonte: Oltre Frontiera
La decisione del presidente degli Stati Uniti Donald Trump di porre dazi sulle importazioni di acciaio e alluminio ha generato forti reazioni da parte di molti Paesi. In particolare gli Stati europei, con in testa la Germania, hanno invocato l’esenzione in nome dell’alleanza che lega gli USA all’Europa. La mossa di Trump, già anticipata dal tycoon newyorchese in campagna elettorale, arriva dopo un’indagine approfondita – richiesta nell’aprile del 2017 dallo stesso presidente – per accertare le cause dello squilibrio commerciale americano e predisporre opportune misure per ridurlo.
Siamo, infatti, di fronte a un atto di natura squisitamente “politica” che mira a proteggere gli Stati Uniti dal consistente squilibrio sovraproduttivo del comparto siderurgico generato prevalentemente dalla Cina. Pechino ha provocato la crescita delle importazioni e la conseguente distruzione delle imprese statunitensi del settore. Ciò, oltre a costituire un problema per la sicurezza nazionale degli Stati Uniti, ha compromesso la capacità produttiva indirizzata a servire le industrie strategiche del Paese, generando ricadute negative anche sui livelli occupazionali.
Secondo l’approccio neo-liberale, un Paese si specializza nelle produzioni in cui possiede un vantaggio comparato rispetto agli altri e, qualora non dovesse riuscirci, le produzioni declinano e scompaiono. Tale regola dovrebbe, dunque, valere anche per il settore siderurgico statunitense. Ma l’economia non è fatta solo di efficienza e produttività, in essa incidono anche ragioni politiche. Continua a leggere

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Jobs Act: dal mito virtuale alla tragedia

di Luigi Tedeschi
Jobs Act: dal mito virtuale alla tragedia
Fonte: Italicum

Del Jobs Act si parla assai poco: è un argomento obsoleto o occultato? Un mito virtuale renziano si è trasformato in una tragica realtà.

Dal 2015, anno in cui fu varata la riforma del lavoro denominata Jobs Act, sono stati assunti con il contratto a tempo indeterminato a tutele crescenti un milione e mezzo di lavoratori. Tale normativa prevedeva, per i nuovi assunti nel 2015 l’esonero contributivo del 100% per le imprese. Imprese che hanno usufruito di un risparmio contributivo per 3 anni di 8.000 euro all’anno. Nel 2018 scade il periodo previsto per il totale sgravio contributivo e pertanto, a regime ordinario, il costo del lavoro per gli assunti con il Jobs Act si incrementerà del 25 – 30%.

E’ stato rilevato da un rapporto dell’Inps del luglio 2017, che in questo ultimo triennio circa 700.000 lavoratori sono fuoriusciti dalle imprese per dimissioni o licenziamento. Occorre infatti rilevare che contestualmente al varo del Jobs Act, è stato abrogato l’articolo 18 dello Statuto dei Lavoratori. In caso di licenziamento illegittimo, il lavoratore non ha più dunque diritto al reintegro nel posto di lavoro, ma solamente ad una indennità che può essere compresa tra i 4 e le 24 mensilità, a seconda dell’anzianità di servizio. E’ evidente che la abrogazione dell’art. 18 ha favorito la flessibilità in uscita e quindi ha incrementato la precarietà del lavoro. Aggiungasi poi che è stata rimodulata la normativa concernente la cassa integrazione: i licenziati delle nuove e ricorrenti crisi aziendali possono usufruire solo della NASPI, cioè del solo sussidio di disoccupazione.

Sono quindi venti meno con la recente riforma del lavoro, essenziali strumenti di protezione sociale per l’occupazione. Il progressivo smantellamento dello stato sociale è ormai un dato di fatto, verificatosi a seguito della liberalizzazione del mercato del lavoro. Continua a leggere

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Gli hacker russi? In realtà sono occidentali

di Fulvio Scaglione
Gli hacker russi? In realtà sono occidentali
Fonte: Fulvio Scaglione
Sbaglio io o sta saltando fuori che i famosi e onnipotenti hacker russi, quelli che avevano convinto gli americani a eleggere Donald Trump e gli inglesi a mandare a quel Paese l’Unione Europea, erano in realtà un tipo occhialuto nato a Londra nel 1975, laureato in Storia dell’Arte, cresciuto negli ambienti della pubblicità, approdato alla Strategic Communications Laboratories (azienda specializzata in analisi comportamentale e comunicazione) e da lì diventato direttore dell’affiliata Cambridge Analytica, che di nome fa Alexander (James Ashburner) Nix? Un tizio che di Russia non sa nulla e che, anzi, è diventato importante alla Strategic ecc. ecc. che lavora, tra l’altro per il Governo e per la Difesa del Regno Unito, che tanto amici della Russia non sono?
E sbaglio sempre io o forse l’altro hacker del Cremlino era il mitico Mark Zuckerberg, papà di Facebook, che sapeva o magari non sapeva a che cosa servivano quelle decine di milioni di profili che Cambridge ecc. ecc. scaricava dal più famoso e frequentato dei social network e impiegava per far vincere i suoi clienti? E adesso si sente fare la stessa domanda dal Congresso Usa, dal Parlamento inglese, dal Parlamento europeo e dal lavandaio cinese che mi stira le camicie: sapevi o non sapevi? Questo Putin… le studia tutte! Continua a leggere

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"In Emilia spesi 12 milioni di euro per l'accoglienza dei profughi"

Secondo la Corte dei Conti, nel 2016, gli immigrati alloggiati nelle strutture dell’Emilia-Romagna erano 12.259 e quindi, secondo il consigliere leghista Alan Fabbri ogni mese mediamente “sono stati spesi oltre 12 milioni di euro per sedicenti profughi”
di Francesco Curridori
“Più di 55 euro al giorno per ogni richiedente asilo, in pratica 1.600 euro in un mese, come uno stipendio di un lavoratore qualificato.
Tanto è arrivata a costare l’accoglienza dei sedicenti profughi nel nostro territorio, tra i più esosi d’Italia nel business immigrazione”. Sono queste le cifre snocciolate da Alan Fabbri, capogruppo della Lega Emilia-Romagna, e di cui si parla nella delibera della Corte dei conti dello scorso 7 marzo relativa alla gestione della ‘Prima accoglienza per gli immigrati’.
“Cifre sproporzionate a cui va aggiunta la gestione delle domande d’asilo costate in media 200 euro l’una. Tutto ovviamente pagato con i soldi dei contribuenti. La Corte dei conti, adesso, boccia la gestione Pd dell’invasione: peccato che questi dati non siano usciti prima delle elezioni”, sottolinea Fabbri. Negli ultimi tre anni l’Emilia ha speso più di 55 euro al giorno nel 2013, ben 40,71 euro nel 2014 e 33,38 euro nel 2015 per ciascun migrante ospitato. “Cifre esorbitanti – attacca il leghista – che certificano la folle gestione del governo Renzi e Gentiloni, appoggiato in toto dal governatore Stefano Bonaccini, dell’immigrazione forzata in Italia: dai 1000 ai 1500 euro al mese, presi dalle tasche dei cittadini e spesi per mantenere sul nostro territorio clandestini che sostengono, nella grande maggioranza dei casi falsamente, di fuggire dalla guerra, mentre i nostri cittadini sono lasciati soli anche davanti a situazioni difficili che, negli ultimi anni, non sono mancate, come il terremoto, le alluvioni e le crisi economiche”. Nel 2016, sempre secondo la Corte dei Conti, gli immigrati alloggiati nelle strutture regionali erano 12.259 e ciò “significa che mensilmente per difetto sono stati spesi oltre 12 milioni di euro per sedicenti profughi di cui solo il 13,5% ha poi ottenuto lo status di rifugiato”, spiega Fabbri. Davanti a questi numeri “è la stessa Corte dei Conti a bocciare la gestione Pd dell’invasione: un business poco trasparente, senza adeguati controlli che spesso non ha nemmeno garantito standard dignitosi di vita”, aggiunge l’esponente leghista. Continua a leggere

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Guerra commerciale Trump: le amare lezioni del protezionismo

Protezionismo: ne parla Paolo Raimondi, ex sottosgretario dell'Economia
Segnalazione Wall Street Italia
A cura di Mario Lettieri* e Paolo Raimondi**
Se gli Stati Uniti, la prima potenza economica e militare mondiale, lanciano una politica protezionistica imponendo alti dazi sulle importazioni, evidentemente intendono iniziare una vera e propria guerra commerciale. Le recenti dichiarazioni di Trump nei confronti della Cina e dell’Unione europea ne sono la prova.
Eppure Washington sa che, quando in passato sono state introdotte simili politiche, esse hanno soltanto esacerbato le crisi in corso aggravando le tensioni politiche internazionali.
Ciò avvenne dopo il crollo di Wall Street del 1929 con la conseguente Grande Depressione. Nel 1930 il presidente Herbert Hoover e, più ancora, il Congresso americano, allora dominato dal Partito Repubblicano, approvarono la legge Smoot-Hawley Tarif Act (dai nomi dei due parlamentari che la presentarono) che impose pesanti dazi su oltre 20.000 prodotti d’importazione.
Si trattò di una specie di “America First” che avrebbe dovuto rilanciare produzioni, consumi e occupazione, sbarrando la strada ai prodotti provenienti da altri paesi. Fu la risposta negativa all’appello generale fatto in precedenza, nel 1927, dalla Lega della Nazioni, precursore dell’ONU, che, al contrario, chiedeva di “porre fine alla politica dei dazi e di andare nella direzione opposta”.
Fino allora gli Usa avevano avuto una bilancia commerciale positiva, con un surplus delle esportazioni. I dazi imposti sui beni inclusi nella lista, che mediamente erano del 40,1% nel 1929, raggiunsero il livello di 59,1% nel 1932, con un aumento del 19%. Ovviamente su tali politiche restrittive sono stati fatti molti studi. Però nessuno mette in discussione l’effetto recessivo e depressivo provocato dai dazi. Continua a leggere

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Mosca. I bambini russi potranno essere adottati solo da coppie eterosessuali: sì all’unanimità della Duma

Segnalazione di S.R.

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I bambini russi potranno essere adottati solo da coppie eterosessuali. Lo ha stabilito il parlamento di Mosca che a fine agosto ha approvato all’unanimità una legge che concede l’esclusività dell’accoglienza dei minori provenienti dalla Federazione Russa alle sole coppie composte da coniugi di sesso diverso.

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Yitzhak Yosef, rabbino capo d'Israele, ha chiamato i neri "scimmie"

La Lega Antidiffamazione: “Assolutamente inaccetabile”. Non è la prima volta che le sue parole finiscono al centro di polemiche

Il rabbino capo d’Israele ha chiamato i neri “scimmie” durante il suo sermone settimanale. I commenti di Yitzhak Yosef sono stati definiti “assolutamente inaccettabili” dalla Lega Antidiffamazione, un’organizzazione di New York dedicata alla lotta contro l’antisemitismo e il razzismo.
Il rabbino ha usato un termine ebraico spregiativo per definire le persone di colore, prima di utilizzare la parola “scimmia”, secondo le riprese pubblicate dal sito Ynet.
Yosef rappresenta gli ebrei sefarditi di Israele di origine mediorientale e nordafricana. Non è la prima volta che le sue parole finiscono al centro di polemiche. In passato, riporta l’Independent, aveva affermato che le donne si comportano come animali, quando vestono in maniera succinta.
Fonte: https://m.huffingtonpost.it/2018/03/22/yitzhak-yosef-rabbino-capo-disraele-ha-chiamato-i-neri-scimmie_a_23392358/?utm_hp_ref=it-homepage Continua a leggere

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La dittatura del presente

di Roberto Pecchioli
La dittatura del presente
Fonte: Ereticamente
La nostra è un’epoca di falsa democrazia, astratte libertà e concrete dittature. Una di queste, la più sorprendente, è la supremazia del presente, una vera e propria dittatura del tempo presente. Il pensiero unico materialista conosce e idolatra esclusivamente ciò che appartiene all’oggi, ed è quindi moderno. In altre occasioni, abbiamo rilevato come il vocabolo modernità altro non significhi che “al modo odierno”. E’ un termine utilizzato da sempre con riferimento al presente, ma senza l’enfatizzazione, la carica positiva e idolatrica da cui è circondato da ormai mezzo secolo. La superiorità programmatica di oggi su ieri, postulata e sottintesa come evidente è infatti uno dei mille frutti avvelenati della stagione tossica che chiamiamo Sessantotto.  Da allora, tutto si ridusse all’attualità, all’attimo, trascinando ogni cultura, credenza, costume, storia davanti al tribunale grottesco dell’Eterno Presente. Strano tribunale davvero, privo di una giurisdizionale spaziale o territoriale, ma esclusivamente temporale con scadenza prestabilita alla fine del giorno corrente. L’indomani trascina inevitabilmente il presente nel passato, destituendolo d’importanza; un incantesimo che si scioglie allo scoccare della mezzanotte, come quello di Cenerentola. Una dittatura che rinasce continuamente al nuovo giorno, una Fenice che si rigenera dalle proprie ceneri: post fata resurgo, giacché è moderno ciò che vale oggi e il sole sorge ogni mattina. La vittima più evidente è il passato, gravato dal pregiudizio negativo, tacciato di oscurità e arretratezza, ma il presente, nonostante l’altro mito vigente, quello del progresso, distrugge anche il futuro. Continua a leggere

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