È sempre colpa del nazionalismo

di Marcello Veneziani
Ma davvero volete farci credere che il guaio principale del nostro tempo, in Italia, in Europa e nel mondo, sia il nazionalismo? Dalla Merkel a Macron, da Soros a Mattarella, dal Collettivo Media e Intellettuali Uniformati fino ai cantanti e perfino gli astrofisici, tutti additano il nazionalismo come il male principale da debellare, anzi la causa di tutti i mali presenti. L’astrofisico Rovelli ha scoperto nel nazionalismo un buco nero senza eguali nell’universo…
Prima ancora d’interrogarci sul nazionalismo, la sua esistenza e la sua consistenza, passiamo in breve rassegna le piaghe principali del momento e chiediamoci se hanno qualche relazione col nazionalismo.
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Dove si nascondono i moderati


QUINTA COLONNA

di Marcello Veneziani
Ma che fine hanno fatto i moderati, si chiede Antonio Polito sul Corriere della sera? Già, dove si sono cacciati, ma se è per questo che fine hanno fatto i liberali, i conservatori, i cattolici in politica? Nel giro di poco tempo sono spariti, anche se in tanti pensavano che fossero la maggioranza profonda del paese. Oggi a uno sguardo di superficie, l’Italia si divide in due blocchi principali: uno largo e basso, i radical pop, e uno stretto e lungo, i radical chic.
I primi vengono definiti populisti o sovranisti, i secondi sono il residuo ideologico della sinistra, la punta avanzata di quel che resta dei progressisti. I liberali coltivano il privato, si preoccupano dell’economia come del resto si addice loro, o invocano l’Ue, si agganciano all’Europa. I cattolici sembrano estinti dal punto di vista politico, non hanno uno sbocco comune, come era ai tempi della Dc e come in fondo è stato dopo con la divaricazione in cattolici popolari, inclinanti verso il centro-destra, e cattolici dem che propendevano per il centro-sinistra.
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La Francia ribolle. E adesso Macron è sotto assedio

parigi macron
I gilet gialli sono a Parigi. E la capitale francese diventa il teatro di una delle proteste più violente e simboliche degli ultimi anni. La Francia profonda è arrivata nelle via della grande metropoli francese. Un mondo in rivolta, una Francia lontana anni luce da quella delle magnifiche sorti e progressive che Emmanuel Macron vorrebbe rappresentare. È un Paese impoverito, preoccupato da una crisi economica che non sembra avere fine, stanco di un presidente sempre più distante incapace di comprendere i bisogni della Francia reale. Questa Francia, già scesa per le strade di tutto il Paese nella scorsa settimana, continua la sua protesta. E adesso assedia Macron.
Gli appelli del governo a mantenere la calma non sono bastati. La marcia di avvicinamento dei gilet gialli verso la grande manifestazione parigina è stata costellata di critiche feroci, muri contro muri, ma soprattutto dalla volontà del governo francese, rappresentato dal ministro dell’Interno Christophe Castaner e dal premier Édouard Philippe, di tirare dritto. Parigi non si piega ai manifestanti: è stato quello il messaggio lanciato dai palazzi del potere. E adesso la protesta ha colpito direttamente il cuore del Paese, Parigi, con 81mila manifestanti che ancora paralizzano parti del Paese e migliaia che hanno invece preso d’assalto il centro della capitale.

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Lefebvriani: don Pagliarani si getta tra le braccia di Bergoglio…


Il nuovo superiore Pagliarani è stato ricevuto dal cardinale Ladaria alla Congregazione per la Dottrina della Fede: c’è una «irriducibile divergenza dottrinale» che non può essere elusa.
«Tutto spinge la Fraternità a riprendere la discussione teologica»: lo annunciano i lefebvriani in una nota nella quale riferiscono che il nuovo superiore, don Davide Pagliarani, è stato ricevuto dal cardinale prefetto della Congregazione per la Dottrina della Fede, Luis Ladaria, occasione per conoscersi, registrare una «irriducibile divergenza dottrinale» tra Roma e il gruppo fondato dopo il Concilio Vaticano II da monsignor Marcel Lefebvre e, appunto, «riprendere la discussione teologica» con la Santa Sede «ben consapevoli che il Buon Dio non gli domanda necessariamente di convincere i suoi interlocutori, ma di portare davanti alla Chiesa la testimonianza incondizionata della fede».
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Scontro Italia-Ue, parla l'economista Bifarini: "E' il momento dell'Italexit"

Dopo la bocciatura definitiva della manovra da parte della Commissione europea con la prospettiva dell’apertura della procedura d’infrazione contro l’Italia per deficit eccessivo, da più parti ci si chiede quale strada percorrere. A questo punto, cosa converrebbe fare? Scendere a patti con Bruxelles come sembrerebbe chiedere il ministro degli Affari europei Paolo Savona, o andare avanti con il muro contro muro come chiedono invece Salvini e Di Maio? E soprattutto, è arrivato o no il momento di una rottura definitiva, magari avviando quel percorso di uscita dall’euro da molti auspicato? Lo Speciale lo ha chiesto all’economista Ilaria Bifarini. 
 
Ha senso cercare ancora  un accordo con l’Unione Europea sulla manovra?
“Credo a questo punto che non ci siano più le condizioni. C’è un accanimento da parte dell’Unione Europea nei confronti dell’Italia che è motivato più da ragioni ideologiche e politiche che da questioni economiche. La spesa a deficit prevista da questa manovra è assolutamente in linea con quanto attuato dai governi precedenti, anzi anche inferiore.
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Franco Bechis: “Renzi e Gentiloni hanno messo nei guai l’Italia”

Visualizza immagine di origine(di Franco Bechis) – L’Italia è ufficialmente nei guai, perché ieri la commissione europea ha dato il via alla procedura per debito eccessivo. Lo ha fatto scrivendo un report di 21 pagine, che contiene una sorpresa: la base formale della contestazione ha poco o nulla a che vedere con la manovra del governo guidato da Giuseppe Conte, perché è relativa al risultato del debito pubblico negli anni 2016 e 2017. A mettere l’Italia nei guai quindi sono stati Matteo Renzi e Paolo Gentiloni. La procedura di infrazione è l’ultimo meraviglioso regalo del Pd agli italiani.
Ecco il passaggio chiave di quel documento: “Sulla base dei dati notificati e delle previsioni dell’autunno 2018 della Commissione, l’Italia non ha rispettato il parametro di riduzione del debito nel 2016 (gap del 5,2% del PIL) o nel 2017 (gap del 6,6% del PIL)”. E ancora: “complessivamente, la mancanza di conformità dell’Italia con il parametro di riduzione del debito nel 2017 fornisce la prova dell’esistenza prima facie di un disavanzo eccessivo ai sensi del patto di stabilità e crescita, considerando tutti i fattori come di seguito esposti. Inoltre, in base ai piani governativi e alle previsioni dell’autunno 2018 della Commissione, l’Italia non dovrebbe rispettare il parametro di riduzione del debito nel 2018 o nel 2019”.
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Manovra bocciata, parla Becchi: "Siamo sotto attacco. E' l'ora dei minibot"

 La Commissione europea ha bocciato definitivamente la manovra economica e ora è iniziato il percorso che dovrebbe condurre all’apertura della procedura d’infrazione contro l’Italia per deficit eccessivo. Nel governo si fanno strada i “possibilisti”, con in testa il ministro degli Affari europei Paolo Savona, quelli cioè che sarebbero pronti a ritoccare la manovra per favorire una negoziazione con Bruxelles evitando la procedura. Ma a questo punto può permettersi il governo di tornare indietro? No, secondo il filosofo Paolo Becchi, intervistato da Lo Speciale.
Il ministro Savona parla di situazione grave e sembra aprire a possibili modifiche. E’ davvero questa la strada giusta?
“Sono sorpreso da alcune dichiarazioni messe in bocca a Paolo Savona e che testimonierebbero una volontà di riscrivere la manovra. Trovo molto strano che possa essersi spinto ad assumere delle decisioni del genere. Penso che il Governo non debba modificare nulla, perché questa manovra rappresenta il minimo sindacale. Se c’è il rischio di una procedura d’infrazione il deficit andrebbe addirittura aumentato, non diminuito. Dico questo perché non è l’Italia a stare dalla parte del torto, bensì l’Europa”.
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Aquarius, le accuse di traffico di rifiuti e le false informazioni sui vestiti infetti

 di Angelo Romano
Traffico illecito di rifiuti. È questa l’accusa della Procura di Catania, guidata dal Procuratore Carmelo Zuccaro, nei confronti di Medici Senza Frontiere Belgio e Olanda, al termine dell’indagine “Bordless”. Con loro sono indagate altre 12 persone: 8 rappresentanti a vario titolo dell’Ong, il primo ufficiale Oleksandr Yurchenko e il comandante di Aquarius, Eugenii Talanin, e i due agenti marittimi contattati per le attività di smaltimento dei rifiuti una volta approdati nei porti. L’accusa è di aver sistematicamente condiviso, pianificato ed eseguito un progetto illegale di smaltimento di un ingente quantitativo di rifiuti pericolosi a rischio infettivo (sanitari e non), prodotti sulle navi Vos Prudence e Aquarius in seguito alle attività di soccorso dei migranti, insieme ai rifiuti solidi urbani, in occasione di scali tecnici e di sbarco dei migranti, nonostante i “numerosi e documentati casi di malattie registrate dai vari Uffici di Sanità Marittima siciliani e del Sud-Italia intervenuti al momento dell’arrivo dei migranti nei porti italiani” nei quali sono stati “rilevati 5.088 casi sanitari a rischio infettivo (scabbia, meningite, tubercolosi, Aids e sifilide) su 21.326 migranti sbarcati”. Proprio questo ultimo aspetto è stato messo in risalto da politici, rappresentanti istituzionali e alcune testate giornalistiche che, nel momento in cui hanno diffuso la notizia, hanno parlato di rifiuti a rischio infettivo, facendo pensare a una potenziale diffusione di pericolose epidemie e alimentando a una nuova narrazione sulle Ong: dopo essere state indicate come “taxi del mare” e additate di “destabilizzare” l’economia italiana, ora sono state accusate di essere potenziali untrici.
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Pronto il “super-ministro” della giustizia del nuovo Brasile

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Il candidato della destra che il 28 ottobre ha conseguito un’ampia vittoria alle presidenziali brasiliane può contare ora sul giovane magistrato cui demanda il rinnovamento completo dell’impianto giudiziario e legislativo del Paese. E il superministro dichiara: “mi ispiro a Falcone”

di Giuseppe Brienza

– 21 Novembre 2018 alle 15:18

Sergio Moro, il magistrato anticorruzione brasiliano designato dal neo-Presidente della Repubblica Jair Messias Bolsonaro “super-ministro” della giustizia, ha formalmente lasciato ieri la magistratura. Da oggi assume quindi pieno incarico come responsabile governativo nella squadra di transizione (Equipe de Transição) creata da Bolsonaro subito dopo la sua vittoria al ballottaggio del 28 ottobre per preparare il rinnovamento completo dell’impianto politico-istituzionale del Paese. Il leader della destra brasiliana ed ex capitano dell’esercito, si sta sbarazzando infatti alla svelta di tutti coloro che hanno rischiato di precipitare lo Stato nel caos e nell’illegalità.
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Boicottato il film sulle foibe


Code davanti ai cinema, ma anche proteste con fiumi di messaggi per le città dove non c’è verso di trovare una sala. Per fortuna nessun picchetto di chi vede l’uomo nero dappertutto all’ingresso dei cinema, ma un boicottaggio strisciante, una ritrosia culturale, che non rende onore a Red land – Rosso Istria, il film sulla martire istriana Norma Cossetto.
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