Giappone, 10mila richieste d'asilo nel 2016: accettate solo 28 (PRENDERE ESEMPIO!)

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Le nazionalità d’origine più ricorrenti: sette afghani, quattro etiopi, tre eritrei e due del Bangladesh

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Imbroglio e ipocrisia: le due narrazioni (farlocche) di Iran e Israele

Segnalazione Linkiesta

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Imbroglio e ipocrisia: le due narrazioni (farlocche) di Iran e Israele

Netanyahu a Monaco dice che l’Iran è la maggiore minaccia al mondo (bum!). E gli Israeliani da sempre si dipingono come un piccolo paese indifeso. Falso. D’altra parte l’Iran ha le sue ipocrisie, la sua voglia di egemonia. E la sua visione (perdente) sulla questione palestinese. (di Fulvio ScaglioneLEGGI)

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Rivista americana svela “l'arma più potente” della Corea del Nord

Kim Jong-un (foto d'archivio)
I servizi segreti possono essere uno strumento efficace nelle mani di Pyongyang in caso di conflitto armato nella penisola coreana, scrive The National Interest.
Come osservato dalla rivista con riferimento ad un rapporto del Pentagono, la Corea del Nord ha due strutture di servizi segreti responsabili delle attività di intelligence. La prima è impegnata nelle operazioni di ricognizione e segrete all’estero. La seconda agenzia è responsabile del controspionaggio. Tuttavia ci sono altre due agenzie che operano in Corea del Sud.

Secondo gli analisti, la divisione dello Stato Maggiore dell’esercito nordcoreano, l’organo principale per lo spionaggio all’estero, è stata creata a immagine dei servizi segreti delle forze armate dell’Unione Sovietica. Questo dipartimento è composto da sei unità incaricate di condurre operazioni segrete, attività nel cyberspazio, raccolta di informazioni all’estero nel dialogo intercoreano.

La rivista sottolinea che i servizi segreti sono uno dei pilastri fondamentali delle forze della Corea del Nord. Gli esperti ritengono che gli agenti nordcoreani siano in grado di operare con successo all’estero. Ad esempio i servizi segreti di Pyongyang sono dietro l’omicidio di Kim Jong-nam, fratello maggiore di Kim Jong-un.

Riassumendo The National Interest definisce spietati i servizi segreti della Corea del Nord e osserva che possono essere utilizzati con successo in caso di conflitto nella penisola coreana.

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Nasce un nuovo gruppo jihadista formato da cinesi e palestinesi

Quei cinesi che combattono con IsisC’è un filo rosso sangue che collega la Siria alla Cina passando per la Palestina. Un filo che si snoda tra i paesaggi montuosi della provincia di Idlib, continua tra i campi profughi palestinesi, per giungere fino alla regione settentrionale dello Xinjiang. Qui vivono gli uiguri, un’etnia turcofona di religione islamica, da sempre in aperto contrasto col regime di Pechino, accusato di persecuzioni a sfondo razziale e religioso.
Da quando è iniziato il conflitto siriano migliaia di musulmani cinesi hanno deciso di abbandonare le proprie terre (che loro definiscono Turkestan Orientale) per seguire il richiamo del jihadismo internazionale. In Siria hanno costituito un battaglione, Katibat al-Ghuraba al Turkistan (KGT), composto per la quasi totalità da cinesi. A differenza degli altri jihadisti stranieri, gli uiguri non si spostano da soli, ma portano con sé mogli e figli. Nel corso del conflitto hanno costituito un’unità a sé stante all’interno della galassia islamista. Spesso alleati con Al-qaeda e affini, altre volte hanno invece preferito agire di comune accordo con lo Stato Islamico. Chi ha avuto modo di incontrarli in questi anni li ha descritti come un gruppo estremamente chiuso in cui quasi nessuno parla la lingua araba. Abu Dardaa al-Shami, membro del gruppo estremista Jund al-Aqsa, ha dichiarato che gli uiguri «combattono come leoni nelle offensive terrestri. Lo posso dire con certezza dopo aver combattuto con loro in tante battaglie al Nord».
Molto attivi sui social media, gli uomini del KGT si dicono pronti a combattere fino alla morte e con ogni probabilità terranno fede a questa promessa visto non potranno tornare in patria da vivi. Negli ultimi mesi sono stati proprio gli uiguri a tenere alto il morale di tutte le forze ribelli trincerate a Idlib, i cinesi sono i primi a gettarsi nella mischia e gli ultimi a ritirarsi. Lentamente, ma in maniera inesorabile, il KGT è stato in grado di imporsi tra i ranghi dei gruppi jihadisti attivi in Siria come vero e proprio leader dell’ultima sacca di resistenza ribelle a Idlib. Continua a leggere

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Il prossimo conflitto e i “camerieri” del potere atlantista


Segnalazione di F.F.
di Luciano Lago
Gli orologi della Storia stanno segnando l’ora delle scoppio di un nuovo grande conflitto che coinvolgerà inevitabilmente la Russia e l’Iran da una parte, Gli Stati Uniti con la Nato, Israele l’Arabia Saudita dall’altra parte.
Il conflitto potrebbe scoppiare con molta probabilità in Siria con l’intervento di USA e NATO a favore di Israele che si sente minacciata dall’esito della guerra siriana, ma non è escluso che la scintilla di un nuovo conflitto possa accendersi in Europa, in Ucraina, dove gli USA ed il Canada stanno fornendo armi sofisticate al governo di Kiev che sta cercando lo sbocco di una guerra per la riconquista del Donbass in modo da eludere i gravissimi problemi in cui si trova il paese sull’orlo del collasso economico e sociale.
I neocons di Washington vogliono a tutti i costi provocare un conflitto con la Russia e con l’Iran e per questo premono sull’Amministrazione Trump perchè compia i passi necessari con il massiccio concentramento di armi attuato dalla NATO nel Baltico, in Polonia e Romania, sotto i confini russi in modo che gli USA siano pronti a sferrare il primo colpo (nucleare) sulle basi in territorio russo.
I segnali ci sono tutti, dal vertiginoso aumento delle spese militari, dalla corsa all’acquisto delle scorte di armi e munizioni, alla preparazione di rifugi antiatomici negli Stati Uniti, alla predisposizione di missili tattici nelle nuove basi dell’Est Europa. D’altra parte la politica estera USA è ormai nelle mani di un gruppo di guerrafondai che hanno come priorità quella di riaffermare l’egemonia unilaterale di Washington e fermare l’ascesa della Russia, della Cina e dell’Iran. Continua a leggere

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Verona, Primo Festival per la Vita al Palazzo della Gran Guardia

Risultati immagini per Festival per la VitaNoi del Circolo Christus Rex – Traditio, ringraziando dell’invito pervenuto anche dall’amico Andrea Giovanazzi, parteciperemo oggi, in quanto domani abbiamo da tempo fissato la presentazione libraria di “Eurislam” con l’autore Danilo Quinto, alle 17.30 in Via Albere 43 (come da locandina sul lato destro del sito)
di Toni Brandi
Il 16 e 17 febbraio avrà luogo il 1° Festival internazionale per la Vita presso il prestigioso Auditorium della Gran Guardia, P.zza Bra, di Verona. Un evento imperdibile nel panorama prolife italiano.
La partecipazione all’evento è completamente gratuita (incluso il buffet in omaggio).
Durante la prima “Giornata Culturale”, oggi venerdì 16 febbraio dalle ore 18.00 alle 22.30, interverranno medici, accademici e testimoni come: il dott. Antonio Oriente, il dott. Xavier Dor, il dott. Bernard Gappmaier, il prof. Giuseppe Noia e Gianna Jessen. Continua a leggere

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Estradizione e mandato di arresto europeo

di Sara Bianchi
Giovedì 31 Marzo la Corte di Appello di Bruxelles ha dato il via libera alla consegna di Salah Abdeslam (noto per gli attacchi terroristici di Parigi) alle autorità francesi. Il terrorista è stato infatti trattenuto, dopo la sua cattura, nella zona di massima sicurezza della prigione di Bruges e, a seguito degli attentati in Belgio, ha invocato il diritto al silenzio e tramite il suo avvocato ha chiesto di essere estradato in Francia.
Quando avverrà il trasporto ed il mezzo prescelto sono notizie che rimarranno segrete fino all’ultimo minuto per evitare tentativi di evasione o, peggio, un nuovo attacco terroristico.

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AFP/ANSA

La procedura riguardante la consegna di Salah alla Francia non può però essere inserita propriamente all’interno del processo di estradizione in quanto, dal 13 giugno 2002, con la decisione quadro 2002/584/GAI dell’Unione Europea, è stato creato, per rendere la cooperazione tra i paesi più agevole, lo strumento del mandato di arresto europeo cui l’Italia ha dato attuazione con l. n. 69/2005.
Il funzionamento del mandato può essere riassunto in questo modo: “Una persona che ha commesso un reato grave in un paese dell’Unione Europea (UE) ma che vive in un altro di essi può essere rinviata al primo paese per essere sottoposta a giudizio rapidamente e con pochi oneri amministrativi.” Continua a leggere

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In Libano pronte a schierarsi tutte le formazioni della Resistenza

Le milizie sciite irachene si dichiarano pronte a trasferirsi in Libano in caso di guerra con Israele e si preparano a difendere il paese dei cedri da una prossima aggressione israeliana.
Negli ultimi mesi, diversi responsabili delle milizie sciite irachene hanno visitato il sud del Libano.

Un think tank israeliano non ha escluso, da parte sua, una implicazione del movimento iracheno Al Nuyaba in quella che è stata definita una disputa tra Iran ed Hezbolah da una parte e Israele dall’altra. Al Nuyaba è una formazione che forma parte del “Hashid al Shaabi” il poderoso esercito sciita adeestrato dall’Iran, e possiede grandi capacità militari che ha utilizzato con efficacia contro il gruppo terrorista del Daesh.

Il Centro di informazioni sull’Intelligence israeliana ha pubblicato il 24 dicembre una informativa che descriveva i profondi vincoli tra l’ Al Nuyaba e Irán ed il movimento Hezbolá. “Al Nuyaba è un importante gruppo sciita che dispone di profonde radici nell’Iraq”, ha affermato l’informativa, che aggiunge che il movimento iracheno si incarica di garantire la sicurezza della frontiera siriano-irachena e la rotta Damasco-Baghdad.In caso di guerra di Israele contro il Libano, risulta probabile che queste milizie, assieme con quelle di altri paesi, viaggeranno nel sud del Libano e nel Golan siriano per combattere al fianco di Hezbollah contro Israele. Questo potrà garantire una corrente continua di combattenti su questo fronte.
In uno dei suoi recenti discorsi, il segretario generale di Hezbollah, Sayyed Hassan Nasralá, ha voluto avvisare Israele contro qualsiasi avventurismo militare nel sud del Libano. “Se Israele attacca il Libano, si troverà di fronte ad un Esercito completo di combattenti della causa della Resistenza che faranno fronte comune contro Israele”, ha puntualizzato Sayyed Nasralá.
Forze d’Intervento Rapido

Nel frattempo, l’Iran e la Russia stanno costruendo e addestrando una “forza di dispiegamento rapido” d’elite basata sugli sciiti iracheni. Una delle sue funzioni sarà quella di espandere il fronte contro Israele sia in Siria che in Libano. Si prevede che il prossimo arrivo in Siria della forza sciita irachena possa essere utilizzato per staccare una sezione per il servizio sul confine israelo-libanese. Il mese scorso un capo della milizia sciita irachena si è recato in Libano per ispezionare le posizioni israeliane su quel confine.Il gruppo iracheno è composto da 5.000 combattenti sciiti, che stanno seguendo un corso speciale di addestramento in Siria. Sono stati scelti da due milizie sciite irachene ad alte prestazioni: uno è il Nujaba di Kaabil (movimento della parte di Dio), che è la versione irachena del libanese Hezbollah ed è diretto da Sheikh Akram al-Kaabi. Dispone di quattro sottounità, la Brigata “Ammar Ibn Yasir”, la Liwa al-Hamad — Lode Brigata, la Liwa al-Imam al Hassan al-Mujtaba — l’Imam Hssan il Prescelto e la Brigata di Liberazione del Golan. Le altre milizie sono le Forze di Abud al-Fadl al-Abbas.

La grande differenza tra questa forza d’élite irachena e le altre milizie sciite che il comando unito della Resistenza schiera in Siria è che questa sarà dotata di una forza aerea, secondo le fonti di intelligence di Israele. Gli ufficiali delle forze aeree russe e iraniane stanno allestendo un’unità di aviazione  formata da elicotteri da combattimento, composta da mezzi di assalto russo Mil Mi-17 e cargo choppers, nonché da elicotteri da attacco Shaed 285 iraniani.La maggior parte della nuova forza dovrebbe essere pronta per iniziare a spostarsi verso ovest nel corso di aprile e attraversare la Siria del sud-est nelle regioni di Abu Kamal e Deir ez-Zour entro l’inizio di maggio al più tardi. Finora, le forze americane schierate nell’Iraq occidentale e nella Siria sud-orientale, al centro di Al Tanf, hanno usato l’aviazione aerea e il fuoco dell’artiglieria per controllare  l’avanguardia che proviene dal confine siriano.

Hezbollah in Jaroud Aarsal
© SPUTNIK. ZAHRAA EL-AMIR

Inutile dire che questa nuova realtà cambia lo scenario strategico del Medio Oriente e suscita profonda preoccupazione nei comandi israeliani. I responsabili militari di Tel Aviv sono ormai al corrente che la situazione è radicalmente cambiata e alle forze israeliane non sarà più consentito di compiere incursioni nel territorio del Libano dove troveranno ad aspettale un fronte compatto di forze che ha già dimostrato la sua efficacia nella lotta contro i terroristi del Daesh (ISIS) ben armati ed equipaggiati grazie agli apporti forniti da Arabia Saudita e servizi di intelligence USA.L’Asse della Resistenza (Hezbollah-Siria-Iran) si è di fatto ulteriormente potenziato con l’apporto di queste  forze sciite irachene che avranno il  loro peso nell’equilibrio della regione.
Fonte: Controinformazione.info

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Chi è il nuovo alleato di Hezbollah pronto a combattere contro Israele

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Il capo della potente milizia irachena Harakat al-Nujaba si è impegnato a schierarsi con il suo alleato libanese, Hezbollah, se scoppierà una nuova guerra con Israele. Lo riporta il The Times of Israel. Il segretario generale del movimento, Akram al-Kaabi, ha visitato nel pomeriggio di ieri la tomba del massimo comandante di Hezbollah, Imad Mughniyeh, pseudonimo Haj Radwan, per commemorare i dieci anni dalla sua morte avvenuta a Damasco. La commemorazione arriva durante la peggiore crisi militare fra Siria e Israele ma anche in una fase di estrema tensione fra Israele e Libano, con Hezbollah e le forze armate israeliane pronte a scendere di nuovo in guerra. Ma è una visita che dimostra anche l’assoluta solidità dell’asse sciita che da Teheran arriva nel Mediterraneo e dove le forze alleate dell’Iran hanno rinsaldato un’alleanza politica e militare che ora li porta ade essere tutti uniti in un fronte comune. Lo ha confermato al-Kaabi, che, a margine della cerimonia a Beirut, ha dichiarato: “Noi della resistenza irachena staremo con Hezbollah, e staremo con Hezbollah in ogni attacco israeliano o azione contro di essa“, dice Kaabi. Continua a leggere

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Il buco sale a quasi 1,5 milioni. Il Movimento ammette: conti gonfiati

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Il leader: “Non mi fido più di nessuno”. Verifiche su Toninelli. Lezzi: io innocente

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