Affaristi, politici e furbi: ecco chi c'è dietro il «fenomeno Greta» lodato da Bergoglio

Un think thank di sinistra, un business man senza scrupoli. E un piano: far soldi con l’eco. C’è qualcosa di inquietante nel «fenomeno Greta», ora giunto da noi in occasione della Settimana Santa
La ragazzina è ormai l’icona non soltanto dell’ambientalismo radicale, ma di tutta quella parte dell’opinione pubblica che ama semplificare ogni cosa sulla base di schemi moralistici.
Nel suo più celebre discorso, alla Cop-24 di Katowice, la Thunberg ha adottato toni giacobini per contrapporre la purezza dei suoi ideali giovanili agli interessi di quegli adulti potenti che terrebbero nel lusso una piccola porzione dell’umanità, proprio mentre sacrificano i diritti dei più deboli.

Com’è possibile che questa ragazza sia stata chiamata a parlare di fronte a esperti venuti da ogni parte del mondo? A Katowice la Thunberg è intervenuta come rappresentante di un’organizzazione che si chiama Climate Justice Now. Insomma, la rete dei movimenti ecologisti ha deciso di non mandare un cinquantenne consapevole della complessità dei problemi e ha giocato con grande freddezza la carta mediatica di un volto ancora infantile schierato a difesa del mondo intero. Continua a leggere

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"Morirete, è la legge di Allah". Presi i due islamisti che volevano colpire l'Italia

 

Un italiano convertito all’islam e un marocchino stavano progettando il jihad: “La legge di Allah si applica con la spada”
“La legge di Allah… non si applica se non con la spada. E bisogna essere crudeli con i traditori, con i ribelli. E morti tutti”. Ossama Ghafir parla via chat l’amico Giuseppe Frittitta che, dopo la conversione all’islam, ha iniziato a farsi chiamare Yusuf.
 Sono pronti a colpire in nome del jihad. Sono convinti che sia necessario l’uso della violenza per applicare la legge di Allah. Questa mattina la polizia di Stato li ha fermati entrambi prima che potessero fare del male a qualcuno (guarda il video). Non potendo più andare a combattere in Siria sotto la bandiera dello Stato islamico, i due, che si sono radicalizzati in Italia, erano infatti veri e propri lupi solitari pronti al suicidio. Continua a leggere
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Elezioni in Finlandia: boom dei populisti alleati di Salvini

Le elezioni legislative finlandesi sanciscono un sostanziale testa a testa tra socialdemocratici e populisti. Le previsioni rispettate e gli auspici di Matteo Salvini
Arrivano i primi risultati, quelli parziali, delle elezioni finlandesi: un appuntamento importante anche per comprendere cosa accadrà, nel paese scandinavo, quando si voterà per il rinnovo del Paramento europeo.

Un test, seppur parziale, per la tenuta dei partiti tradizionali del Vecchio continente. Secondo i dati che erano arrivati fino a poco fa, il partito socialdemocratico, che guida attualmente un governo di coalizione, si confermava saldo al primo posto, con il 19.1% dei voti. Un risultato positivo, ma non troppo soddisfacente.
La vera sorpresa è costituta dal “partito di coalizione nazionale”, che si piazzava al secondo posto, potendo vantare il 17,2% dei consensi. I Veri finlandesi, che fanno parte del “fronte sovranista”, si fermavano al 15,1%. Vuol dire che, con ogni probabilità, non dovrebbero avere chance di far parte dell’esecutivo. Il populismo, insomma, in Finlandia pareva attecchire, ma non sfondare. Le schede già scrutinate, mentre apprendevamo queste informazioni, erano pari al 35% del totale. A riportarle l’Agi. Poi, però, è arrivato lo scossone, con i Veri finlandesi in recupero e secondi in quello che sarà la classifica finale. Un ribaltamento delle sensazioni iniziali, che è stato confermato pure da Matteo Salvini: “Gli amici ‘populistì del Partito dei Finlandesi diventano secondo partito in Finlandia!!! Il 26 maggio, insieme alla Lega, finalmente si cambia l’Europa”. Questo è stato il commento a caldo del leader del Carroccio.

I sondaggi, nelle scorse settimane, avevano parlato di un affiancamento tra sovranisti e socialdemocratici. Uno scenario che, stando ai numeri attuali, sembra essersi verificato. Ma per i risultati definitivi di queste legislative bisognerà attendere ancora qualche ora. Bene, infine, pure il partito centrista, che può festeggiare per il raggiungimento del terzo posto sul podio delle elezioni: a questa formazione, ora come ora, viene assegnato il 15.4%. I populisti, però, ora sono secondi. Si sono lasciati alle spalle sia il “partito di coalizione nazionale” sia quello centrista, che occupano rispettivamente il quarto e il terzo posto in graduatoria. Stando alle proiezioni, infatti, i seggi conquistati dai socialdemocratici dovrebbero essere 40, mentre quelli su cui si siederanno i Veri finlandesi saranno 37. Manca ancora poco al termine dello scrutinio.
Tra le questioni che hanno consentito ai sovranisti di sbancare nelle zone periferiche – così come si legge sempre sull’Agi – anche le proposte sui cambiamenti climatici, che non hanno convinto le zone di confine. Questo, con la gestione dei fenomeni migratori e il taglio al sistema del welfare, ha rappresentato il tema principale della passata campagna elettorale

fonte – http://www.ilgiornale.it/news/mondo/elezioni-finlandia-avanti-i-socialdemocratici-populisti-1679424.html?mobile_detect=false

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Libia, Salvini avverte: "Migranti? I porti restano chiusi"

Il ministro degli Interni, Salvini, rifiuta l’ipotesi di un aumento dei flussi migratori verso l’Italia: “In Italia si arriva con il permesso”
Matteo Salvini manda un messaggio chiaro sulla crisi in Libia. Il ministro degli Interni rifiuta l’ipotesi di un aumento dei flussi migratori verso l’Italia e di fatto pone già dei paletti che potrebbero mettere a riparo il Paese dall’arrivo di migranti dalla Libia.
“Non cambia nulla sulle politiche migratorie per l’Italia: in Italia si arriva con il permesso, coloro che scappano dalla guerra arrivano in aereo come stanno facendo. Ma i barchini, i gommoni o i pedalò in Italia, nei porti italiani non arrivano”, ha affermato il titolare degli Interni a margine della gara di Formula E.
Poi il ministro ha puntato ancora una volta il dito contro la Francia: “Stiamo lavorando perchè in Libia le cose non peggiorino, speriamo che tutti i Paesi occidentali facciano lo stesso e non ci sia qualcuno che come in Passato giochi alla guerra per motivi economici, in passato la Francia lo fece e spero non stia rifacendo lo stesso scherzetto perchè poi ne pagano le conseguenze”. Di fatto Salvini ha il sospetto che dietro la crisi libica e l’avanzata di Haftar verso Tripoli possa esserci proprio lo zampino dell’Eliseo. Un sospetto questo che ha trovato spazio anche tra i libici di Tripoli che sono scesi in piazza indossando i gilet gialli contro Macron. Infatti proprio ieri n gruppo di manifestanti libici ha protestato nella capitale denunciando le ingerenze di Parigi nella crisi ed il sostegno all’avanzata del generale Khalifa Haftar. I manifestanti avevano con se anche cartelli con su scritto “giù le mani dalla Libia” e “Macron, il petrolio non vale il mio sangue”.

fonte – http://www.ilgiornale.it/news/politica/libia-salvini-avverte-migranti-i-porti-restano-chiusi-1679015.html?mobile_detect=false

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L'ultima terrorista in cattedra Balzerani in tour da scrittrice

L’ex Br presenta il libro in una sala comunale a Milano I precedenti: pergamena a Curcio, il corso con Faranda.
C’è aria pesante. E i cattivi maestri tornano in cattedra o si prendono pulpiti immeritati. Così a Milano, in una sala pubblica di un quartiere difficile come Bruzzano, nell’ambito di un ciclo di incontri letterari viene chiamata a presentare il suo libro la ex brigatista Barbara Balzerani, che ha saldato – è vero – il suo debito con la giustizia, ma continua a pontificare in modo insopportabile, e doloroso per le vittime del terrorismo.
E a qualcuno non sta bene. «Un’ex brigatista rossa membro del commando che ha rapito Moro che presenta il suo libro in uno spazio comunale, senza contraddittorio – dice Deborah Giovanati, assessore alla Scuola del Municipio 9 – Questo è un ulteriore schiaffo nei confronti delle vittime dei terroristi rossi. Che cosa dirà ancora? Recentemente ha affermato che fare la vittima è un mestiere. Sono veramente indignata. Il sindaco deve rispondere del grave fatto accaduto nel mio territorio». Fra gli ultimi militanti br a essere arrestati, la «primula rossa» fu condannata a diversi ergastoli, anche per aver fatto parte del commando che prese in ostaggio Aldo Moro in via Fani, dove fu massacrata la scorta del leader dc. Ottenuta la libertà condizionata, non ha mai compiuto un percorso di dissociazione o «pentimento», anche se non rientra nel novero degli irriducibili. Nel 2018, quando ricorrevano i 40 anni dalla strage di via Fani, prima ha ironizzato cinicamente («Chi mi ospita oltre confine per i fasti del quarantennale?») poi con autentico disprezzo ha parlato delle «vittime», lamentando il loro «monopolio». «C’è una figura, la vittima – ha detto – che è diventata un mestiere». «Io non dico che non abbiano diritto a dire la loro, figuriamoci. Ma non ce l’hai solo te il diritto, non è che la storia la puoi fare solo te».
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Effetto Trump: negli Usa sempre meno immigrati musulmani

La notizia del calo degli arrivi di stranieri musulmani è stata subito accolta con entusiasmo dai vertici repubblicani, mentre è stata biasimata da quelli democratici
Il dipartimento di Stato Usa, in collaborazione con il think-tank Migration Policy Institute, ha infatti pubblicato ultimamente un dossier che evidenzia gli effetti prodotti dalle politiche restrittive varate finora da Trump circa gli ingressi nel Paese di stranieri islamici. Per effetto della linea dura promossa dalla Casa Bianca ai danni dei flussi migratori di maomettani, gli Stati Uniti avrebbero di recente conseguito un livello minimo di arrivi di soggetti musulmani.

Dal primo ottobre 2018 fino al 31 marzo 2019, spiega il documento in questione, sarebbero entrati in territorio americano 12,151 immigrati, di cui solo il 13% costituito da aderenti all’islam. Tale percentuale è, a detta degli autori del dossier, la più bassa mai raggiunta a partire dal 1980. Secondo i ricercatori del dipartimento di Stato e del think-tank, gli arrivi di musulmani in America avrebbero invece raggiunto il loro picco durante le presidenze di George W. Bush e di Obama. Quando al governo vi erano tali due soggetti, i maomettani avrebbero infatti costantemente costituito più del 30% degli stranieri ammessi in territorio federale. Continua a leggere

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Bergoglio dribbla il Congresso di Verona, ma riceve attivisti pro gay

“Papa” Francesco non si è occupato del Congresso mondiale delle famiglie, ma sta per ricevere in Vaticano una delegazione pro Lgbt. E si parla pure di un discorso storico sulla omosessualità che il “Santo Padre” terrà alla fine dell’udienza.
“Papa” Francesco sta per ricevere, all’interno di un’udienza privata, alcuni sostenitori del mondo e della causa Lgbt. Ne é sicuro Fredéric Martel, l’autore di “Sodoma”, cioè del libro scandalo che ha messo in evidenza la presunta incoerenza di fondo che impererebbe in Vaticano sul tema della omosessualità, ma lo ha rivelato pure Il Fatto Quotidiano. Il che, poche ore dopo la conclusione della due – giorni scaligera, quella organizzata dalle sigle pro life e pro family, non può che suscitare dubbi e perplessità dalle parti dei tradizionalisti. Continua a leggere

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La sfida di Salvini ai grillini: daremo aiuti alle famiglie

Il ministro agli alleati: “Orgoglioso di essere sfigato e difendere mamme e papà. E la 194 non si tocca”
Matteo Salvini la tocca piano contro Luigi Di Maio: «Qualche collega di governo forse distratto ha detto che qui ci sono visioni sfigate della famiglia.
Se sfigato significa difendere la famiglia tradizionale, mamma, papà, magari con l’aggravante di essere cristiani e cattolici, allora io sono orgoglioso di essere sfigato. A chi dice che qua si guarda al passato, dico che invece qui si guarda al futuro, si guarda avanti e non indietro». Il vicepremier arriva al Congresso mondiale delle famiglie nel momento della massima tensione, poco dopo che il corteo delle proteste ha sfiorato piazza Bra tra insulti e fumogeni, e aggiunge attrito ad attrito. Continua a leggere

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Le finte paladine del pensiero unico

La verità è che abbiamo paura del pensiero diverso: chi non si allinea, chi si smarca dalla corrente dominante viene additato come potenziale minaccia.
Ma a cosa? Non certo ai diritti delle donne, materia ad alto tasso di strumentalizzazione da una parte e dall’altra. Più se ne parla e meno si fa, dimenticando che la «demografia è un destino»: gli italiani invecchiano, quelli che tirano le cuoia non vengono rimpiazzati perché si fanno sempre meno figli, e in tanti, troppi casi una donna si trova a dover scegliere tra il ruolo di genitore e la propria carriera.
Tra i relatori del Congresso mondiale delle famiglie compaiono alcuni personaggi dalle idee eccentriche se non apertamente discriminatorie, eppure anche loro hanno il sacrosanto diritto di esprimersi. Bene ha fatto il vicepresidente del Consiglio Matteo Salvini ad accogliere l’invito: la laicità si pratica con i fatti, non a parole. Da uomo divorziato, padre di due figli avuti da donne diverse, il ministro dell’Interno ha ribadito che la legge 194 sull’interruzione volontaria di gravidanza non si tocca, che i diritti conquistati non sono in discussione, e tuttavia il futuro pone sfide nuove dalle quali non possiamo farci cogliere impreparati. Invece la propaganda prende il sopravvento, nella piazza della «contromanifestazione» compaiono i soliti volti, sindacalisti e pseudofemministe arrabbiate, le stesse che non trovano il tempo per un sit-in davanti a un’ambasciata araba, non spendono mai una parola contro quel sudario di pietra che è il burqa, il multiculturalismo è un «bene» da tutelare anche quando significa lapidazione per le adultere, spose bambine, mutilazioni genitali. Eh no, la pietra dello scandalo si chiama Congresso mondiale delle famiglie, una iniziativa che s’inserisce nella frattura interna al mondo cattolico tra cosiddetti «conservatori» (quelli di Verona, nostalgici di Ratzinger) e «progressisti» (tendenza Bergoglio). La questione non è banale: il welfare per la famiglia non va inteso come una vendetta contro donne emancipate e gay. Le politiche di sostegno agli uomini e alle donne che sognano un progetto familiare rappresentano una priorità nelle società occidentali altrimenti votate all’estinzione. La difesa della famiglia intesa come mamma e papà non comporta una lesione dei diritti gay, né un passo indietro lungo il sentiero della secolarizzazione. Chi alimenta un tale equivoco fa bieca propaganda, come uno «sfigato» qualunque. Tié.
fonte – http://www.ilgiornale.it/news/politica/finte-paladine-pensiero-unico-1671634.html?mobile_detect=false

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Quelle donne in marcia. Ha sfilato l'odio contro Dio, la Patria e la Famiglia

La controprotesta di sinistra e femministe. Bestemmiano augurando la morte a Salvini
Non si capisce cosa voglia dire quella ragazza con il dito medio alzato al cielo, mentre l’amica le fa una foto davanti il Palazzo della Gran Guardia a Verona, la sede scelta per il XIII Congresso della Famiglia
Il Wcf. E non si capisce no. Messa al mondo da padre e madre. Come tutti gli altri.
Allora ieri a Verona è andata in scena la contro-protesta. La manifestazione delle femministe di «Non una di meno». La manifestazione della sinistra. Di quella sinistra che rinnega la famiglia, che odia la vita, che predica uguaglianza pace amore e libertà e poi grida nelle piazze. Lancia fumogeni, bestemmia, schernisce i poliziotti e augura la morte alle persone. «Salvini, Salvini, speriamo tu muoia», gridavano in coro. «Poliziotti, poliziotti ma che ci state a fare se a casa ci sono i piatti da lavare». Gridavano così davanti a quegli schieramenti di poliziotti, militari e carabinieri messi lì apposta per loro.

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