L'Alabama si oppone al matrimonio gay nel cartone animato per bambini

No alla messa in onda del cartone animato con un matrimonio gay: l’Alabama si oppone e blocca l’intera stagione di Arthur.
Avevamo parlato dell’episodio del cartone animato per bambini Arthur con un matrimonio gay. L’episodio, però, non è andato in onda in Alabama. E pare che non ci andrà mai, per evitare ai piccoli il trauma di assistere a uno show del genere.
In sostanza, l’Alabama Public Television ha rifiutato di mostrare la premiere della nuova stagione, intitolato “Mr Ratburn and the Special Someone”. Proprio l’episodio che presenta il matrimonio omosessuale del maestro  di Arthur, Mr Ratburn .
L’episodio di Mr Ratburn è stato anche criticato dal gruppo One Million Moms, che ha iniziato una petizione chiedendo a PBS di “cancellare immediatamente questo contenuto controverso”.
Nel 2005, Alabama Public Television si era già battuta per questo genere di cause, impedendo la messa in onda sempre di un episodio di Arthur in cui Buster, un coniglio, ha visitato una ragazza che aveva due madri.
In quel caso la PBS e il Department of Education ritirarono i fondi per Arthur.
fonte – https://vocecontrocorrente.it/lalabama-si-oppone-al-matrimonio-gay-nel-cartone-animato-per-bambini/

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L’importanza di chiamarsi Abe Shinzo (e non viceversa)

Il Paese del Sol Levante è sugli scudi: l’arrivo di Trump, il G20 di Osaka. Aspettando le Olimpiadi 2020, il premier chiede al mondo di pronunciare correttamente il suo nome
Il Giappone della nuova era Reiwa (bellissima armonia) entra in una fase di grande attività internazionale: nel fine settimana arriva Donald Trump in visita di Stato; poi a giugno il G20 di Osaka; mondiali di rugby a settembre; Olimpiadi nel 2020. Nell’agenda del presidente americano, primo leader mondiale ospitato da quando è salito al trono Naruhito, banchetto con l’imperatore, torneo di sumo, ispezione a una portaelicotteri, qualche buca di golf con il primo ministro Shinzo Abe. O meglio, Abe Shinzo.

È stato il ministro degli Esteri di Tokyo a chiedere alla stampa internazionale di adeguarsi alla consuetudine nipponica: «Il nostro primo ministro si chiama Abe Shinzo, non Shinzo Abe. Prima il cognome e poi il nome, come si usa da noi».La richiesta formulata dal capo della diplomazia giapponese contiene una rivendicazione di pari dignità culturale con Cina e Sud Corea

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fonte – https://www.corriere.it/esteri/19_maggio_22/importanzadi-chiamarsiabe-shinzonon-viceversa-8509e5d0-7ccb-11e9-adb6-a84199e18297.shtml

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Piazza Tienanmen, dopo trent’anni è ancora tabù il massacro del governo cinese

Il 4 giugno prossimo, saranno trenta gli anni dal massacro ordinato dal governo cinese di Li Peng, primo ministro di allora, appoggiato da Deng Xiao Ping, il presidente della Commissione militare centrale, e dal il presidente Yang Shangkun. In mezzo il segretario del Partito comunista cinese, Zhao Ziyang, favorevole ad una mediazione tra esecutivo e studenti in rivolta in piazza Tienanmen, il teatro degli scontri tra l’esercito di Pechino e gli studenti in rivolta nella notte tra il 3 e il 4 giugno 1989. Un’autentica strage, di cui per decenni si parlò di «centinaia» di morti. Ma fino al 2017, quando un cablogramma inglese, citato in un articolo dell’Indipendent, parlò addirittura di 10 mila morti. Furono un mese e mezzo di eventi che si susseguirono, a partire dal 15 aprile del 1989, quando morì l’ex segretario generale del Partito comunista cinese, Hu Yaobang. Nell’occasione, gli studenti dell’università di Pechino affissero dei dazeabo, con cui elogiavano il leader politico riformista, criticando, indirettamente, quei dirigenti che, nel 1987, lo avevano costretto alle dimissioni.
Anche Gorbaciov, l’allora presidente dell’Urss, fautore della glasnost (trasparenza) nel proprio paese – il quale nella metà di maggio del 1989, partecipò ad un vertice cino-sovietico – si schierò per una mediazione, quando, incalzato dai giornalisti, affermò che se una protesta di quel tipo fosse stata a Mosca, egli avrebbe dato il via ad un dialogo. Parole cadute nel vuoto, perché vinse la repressione, in quella Cina in cui il governo chiamò, per soffocare poi nel sangue la rivolta studentesca, militari delle zone più remote dello Stato, parlanti dei dialetti ai più sconosciuti, proprio per evitare qualsiasi scambio o intesa tra le divise e i manifestanti. Insomma, il governo cinese decise per il taglio di ogni sorta di “pidgin”, di un codice comune di comunicazione, direbbero i linguisti, per giungere ad un accordo. L’unico mezzo di confronto, furono i carrarmati, che schiacciarono coloro che ad essi si frapposero. Fatti che, a distanza di trent’anni, sono ancora oggi tabù in Cina. Se ne sta parlando a Taipei, la capitale della provincia ribelle di Taiwan, dove è cominciata, in questi giorni, una serie di eventi celebrativi. Conferenze accademiche, una mostra fotografica, una veglia al lume di candela, concerti. Taiwan è libera e democratica e può ricordare liberalmente. Lo può fare (chissà ancora per quanto).
Tuttavia la strategia di Pechino è stata quella di rimuovere l’incidente dalla memoria della popolazione, più interessata ai progressi dell’economia, che al dibattito politico. A Taipei andranno anche esponenti della diaspora seguita alla repressione di Tienanmen, e rappresentanti del movimento democratico di Hong Kong (dove è stato appena riaperto un museo su quei giorni del 1989, unico in tutto il territorio cinese). Sul futuro della libertà di Taipei, però, c’è chi mette in guardia da facili ottimismi. Al Taipei Times, infatti, il professore Chen Li-fu, vicepresidente dei docenti universitari dell’isola, ha dichiarato che, «per anni abbiamo commemorato il massacro per difendere i diritti umani in Cina, ma oggi lo facciamo anche per proteggere la nostra sovranità: abbiamo paura per la nostra democrazia». Il governo italiano, che nelle scorse settimane ha steso i tappeti rossi a Roma per il presidente Xi Jinping, siglando una serie di intese economico-commerciali con la Cina per la cosiddetta nuova Via della Seta, in occasione della tragica ricorrenza, avrà qualcosa da dire?
fonte – https://www.loccidentale.it/articoli/147023/piazza-tienanmen-dopo-trentanni-e-ancora-tabu-il-massacro-del-governo-cinese

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Così di Maio sta imbrogliando sul reddito di cittadinanza

Imbroglioni. Solo questo si può dire a Di Maio e a chi ne sta eseguendo gli ordini. Il reddito di cittadinanza si sta rivelando un clamoroso bluff che finirà in un gigantesco danno erariale per lo Stato. E chissà a chi è in distribuzione. Non si può sapere chi beneficia della regalia per non faticare.
Di Maio non si illuda, perché l’inganno dell’elemosiniere a Cinquestelle non regge più. Ha messo sottosopra l’Inps per lavorare esclusivamente al sussidio da erogare prima del voto a chi non lavora anche se fosse un delinquente, ma rischia assai. E proprio prima del voto – come ha chiesto ieri Giorgia Meloni – il governo ha il dovere di far sapere a chi sta distribuendo questi soldi nostri.
E’ una porcata per almeno cinque motivi. Le pretese di Di Maio sull’Inps sono una vergogna. Lo Stato non è casa sua.
Girano quattrini, non si sa ancora a chi vanno a finire.
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fonte – https://www.secoloditalia.it/2019/05/reddito-di-cittadinanza-senza-controlli-rom-e-clandestini-ringraziano-di-maio/

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Giorgetti (Lega) scuote il governo: 'Così non si può andare avanti'

Continuano le schermaglie tra i partiti della maggioranza.
“L’affiatamento tra le forze della maggioranza va ritrovato, altrimenti non si può andare avanti“. E’ il sottosegretario alla presidenza del Consiglio Giancarlo Giorgetti a tuonare in questi termini contro i dissidi della coalizione di governo. Il big leghisti (il numero due di Salvini), ha ribadito oggi le sue critiche agli alleati di governo, parlando con la stampa estera. Soltanto qualche giorno fa aveva attaccato frontalmente il premier Giuseppe Conte, accusandolo di aver perso la sua “terzietà” tra Lega e Movimento 5 stelle.
Oggi, Giorgetti ha però precisato: “La mia riflessione è che se c’è un governo del cambiamento deve farlo e non vivere di stallo, deve fare le cose. Faccio questa riflessione dopo settimane in cui il governo ha avuto problemi. Non accuso nessuno, tanto meno il premier, ma così non si può andare avanti”.
fonte – https://vocecontrocorrente.it/giorgetti-lega-scuote-il-governo-cosi-non-si-puo-andare-avanti/

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Preghiera a San Bernardino da Siena (20.5)

+ Ammirabile San Bernardino, che, mandato dai vostri Superiori ed evangelizzare la torre dell’Oriente, poi richiamato a santificare i paesi centrali dell’Europa, moltiplicaste all’infinito i seguaci della cristiana pietà, diffondeste da per tutto la divozione al Nome SS. di Gesù, mostrandolo sempre effigiato in piissimo quadro, ripetendolo sempre opportunamente in tutti i vostri sermoni, in tutte le vostre preghiere, o sfavillando di fuoco divino, e versando lagrime di tenerezza ogni qualvolta da voi si trattavano le consacrate specie all’Altare, ottenete a noi tutti la grazia di professar sempre specialissima divozione al Nome sempre dolcissimo del nostro divin Salvatore, dacché in questo solo dobbiamo sperare la remissione della colpa, la conservazione della grazia, il conseguimento della gloria e ogni consolazione, ogni bene nel presente secolo e nel futuro. Così sia. +
[20 maggio, San Bernardino da Siena, Confessore (Massa Marittima, 8 settembre 1380 – L’Aquila, 20 maggio 1444). Fu apostolo del SS. Nome di Gesù e si distinse ne contrastare l’usura praticata dagli ebrei].

fonte – https://www.sursumcorda.cloud/preghiere/2193-preghiera-a-san-bernardino-da-siena-20-5.html

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Adesso per i democratici è tempo di "famiglia gay" alla Casa Bianca

É una “nuova primavera” per i democratici. Un compromesso tra quello che i progressisti statunitensi sono stati sino alla sconfitta di Hillary Clinton e quello che la “new left”, la neo-dottrina ecologista e pauperista della Ocasio Cortez, vorrebbe per il futuro degli asinelli.
Quando Pete Buttigieg ha annunciato che si sarebbe candidato alle primarie democratiche, i politologi hanno pensato che potesse essere arrivato il momentum – termine tanto caro agli analisti americani – del primo omosessuale eletto come presidente degli Stati Uniti. Oggi, a distanza di qualche settimana, lo storytelling costruito attorno a questa figura, così mite, così elegante e spendibile, si è un po’ esteso. Il Time ci ha fatto pure, per non dire “addirittura”, una copertina: se Pete Buttigieg dovesse vincere prima il turno preliminare e poi le presidenziali, a prendere la residenza presso la Casa Bianca sarebbe la prima famiglia gay nella storia degli Stati Uniti.
É un linguaggio politico – comunicativo cui non è raro imbattersi. Qualcuno potrebbe eccepire di non comprendere la straordinarietà della vicenda. Giulio Cesare non abitava presso il 1600 Pennsylvania Ave NW, Washington, DC 20500, ma è stato per un bel po’ di tempo l’uomo più importante del pianeta e, secondo Cicerone pure la “moglie di tutti i mariti”. Dei comportamenti sessuali degli esponenti politici varrebbe la pena fregarsene.
Pete Buttigieg è uno dei pochi leader, tra quelli presenti sul maninstream, a presentare una storia personale marcatamente pro Lgbt. Perché è la sua esperienza, anche personale, a parlare di “nuovi diritti”. C’è un matrimonio con un uomo alle sue spalle, che è ancora in atto e che è dipeso da certa legislazione rirformista. E poi c’è un modo di concepire la fede cattolica, che in Italia definiremmo “adulto”, ma che negli ambienti liberal statunintensi è visto come l’unica meritorio: quello postmodernista. Gli altri competitor, quelle istanze, le possono solo elencare tra le priorità programmatiche o poco più. L’attività onirica del politically correct ha fatto registrare un incremento.
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Busta con un proiettile per Salvini, lui risponde: 'Non mi fanno paura'

Salvini fa davvero paura ai soloni del politicamente corretto. Ora, però, si stanno superando i limiti e si riscontra un clima troppo pesante a pochi giorni dal voto.

Le minacce al vice premier
E’ un proiettile calibro nove quello indirizzato al vice premier Matteo Salvini, spedito all’interno di una busta. La missiva è stata inviata al leader della Lega senza annullo postale, né indicazione del mittente. Dettagli questi che hanno insospettito i dipendenti del centro di smistamento postale romano, che l’hanno sequestrata.
La busta è stata sottoposta ad attenta analisi da parte degli artificieri della polizia. La notizia della minaccia spedita e mai recapitata è stata data nel pomeriggio dagli stessi organi di stampa del Viminale.
Non si è fatta arrendere la replica di Salvini: “Non mi fanno paura e non mi fermo. Più che da una politica spesso ipocrita, confido nella solidarietà di milioni di italiani perbene che si esprimeranno con il voto di domenica”.

fonte – https://vocecontrocorrente.it/busta-con-un-proiettile-per-salvini-lui-risponde-non-mi-fanno-paura/

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"Dante omofobo, via da scuola", l'ultima crociata dei liberal

. A darne notizia è Libero, che spiega come Gerush92, “un gruppo per i diritti umani”, voglia depennare Dante Alighieri dai programmi scolastici perché nelle sue opere condanna i rapporti tra persone dello stesso sesso e mal sopporta l’Islam.
Come scrive Pino Farinotti sul giornale diretto da Vittorio Feltri, Secondo Gerush92 i contenuti danteschi non sarebbero inalienabili, non aderirebbero ai tempi, non sarebbero politicamente corretti. L’auspicio è che l’opera venga rimossa, cominciando a depennarla dai programmi scolastici. Dante viene definito «offensivo e discriminatorio».

L’Associazione liberal contro Dante Alighieri

L’associazione, prosegue, «accusa poi il fiorentino di non amare l’Islam. Oggi toccare l’Islam rappresenta un peri- colo mediatico e anche politico. Sappiamo.
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L’impero di Trump

Centro studi Giuseppe Federici – Per una nuova insorgenzatrump-risen-1534432074
Comunicato n. 40/19 del 21 maggio 2019, San Valente
L’impero di Trump
Idiota e vincente: Trump in Medio Oriente è più pericoloso che mai (ma finora non ne ha sbagliata una)
Rafforzare i legami coi Sauditi (che stanno massacrando gli yemeniti). Far morire di fame l’Iran, impedendo anche agli europei di avere accesso ai loro mercati. The Donald sarà un idiota, ma ora in Medio Oriente comandano gli Usa. Il problema è quel che succederà dopo
Non mi piaci. Sono più grosso di te e di chiunque altro. Quindi, anche se tutti dicono che sbaglio, ti accuso di qualcosa e ti riduco alla fame. Qualche negazionista in giro lo trovi sempre, di quelli che agitano il drappo della democrazia per confonderti la vista e le idee. Ma quanto sta avvenendo tra Usa ed Iran è solo il capitolo più recente della lunga e ingloriosa storia del colonialismo e dell’imperialismo, che in Medio Oriente mettono mano da un bel pò.
Come ai primi del Novecento, quando Francia e Regno Unito si divertirono a far nascere a capocchia Stati come Giordania, Arabia Saudita, Siria e Iraq. O nel 1979, quando l’impero sovietico disse agli afghani: tranquilli vi portiamo noi il socialismo. Non ve ne frega niente? Non importa, lo portiamo lo stesso. O nel 2003, quando gli Usa e il Regno Unito decisero di liberare il mondo dalle inesistenti armi di distruzione di massa di Saddam Hussein e devastarono l’Iraq. Come nel 2011, quando Francia e Regno Unito, insieme con gli Usa, pensarono che fosse conveniente disintegrare la Libia. Come nel 2011 ancora, quando i soliti noti pensarono di sfruttare la protesta anti-Assad per cancellare la Siria come Paese unitario e furono a loro volta giocati dalla Russia di Vladimir Putin.
Anche chi non si lascia ricattare da chi davanti parla di valori e dietro spaccia bombe, però, stenta a realizzare due fatti ormai evidenti. Il primo è che il Grande e il Piccolo Gioco si sono sempre giocati almeno a due: Russia e Regno Unito, Francia e Regno Unito, Usa e Regno Unito… Adesso, invece, lo giocano gli Usa da soli ed è un Grandissimo Gioco. Il secondo fatto è questo: gli Usa, quelli di Donald Trump, stanno vincendo.
Nel prendere coscienza degli eventi noi europei siamo molto in ritardo perché ci siamo fregati da soli dando retta alla miriade di salami in barca che hanno trattato Trump da idiota. Nella migliore delle ipotesi, un idiota pagato dai russi. Ora, Trump può anche essere un idiota (ipotesi di scuola, non diventi presidente degli americani se lo sei) ma da qualche parte, accanto a lui, ci dev’essere qualcuno che non lo è per niente. Anzi.
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Heather alza il pugno chiuso ed è subito leader rossa

I «compagni» hanno trovato una guida all’altezza della situazione. Dimenticate il soporifero Nicola Zingaretti
Dopo Lenin, Stalin, Togliatti e Berlinguer, la sinistra torna a sorridere grazie alla nuova leader, Heather Parisi. La ballerina, ospite domenica a Chetempochefa, ha levato in aria il pugno destro, nel gesto ben noto ai comunisti di ogni luogo e di ogni epoca. Spiega l’ospite: «Simboleggia la difesa dei diritti dei diversi» riferendosi alle sue battaglie Lgbt. Ahi. La simpatica e brava Parisi questa volta ha compiuto un passo falso. Il pugno chiuso nasce come gesto antifascista nel corso della guerra di Spagna: si eseguiva con la mano destra quasi appoggiata alla testa. Nel 1968, il braccio diventa il sinistro ed è steso in aria. In ogni caso il pugno chiuso, per il mondo libero, è simbolo di oppressione anche degli omosessuali, perseguitati dai comunisti, in particolare da Ernesto «Che» Guevara, che voleva una Cuba più socialista e più virile. Continua a leggere

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Miracolo a Verona: in coma, si risveglia prima dell’espianto

Solo di un miracolo può trattarsi, né sanno spiegarselo diversamente i medici che hanno assistito al risveglio improvviso e insperato di Lorenzo Mori, 17 anni, in coma profondo.
Ma l’aspetto più singolare è che Lorenzo ha ripreso pienamente coscienza proprio mentre i medici stavano per sottoporlo all’espianto degli organi.
Il ragazzo era ridotto in condizioni gravissime a causa di un terribile incidente, lo scorso 20 dicembre, mentre stava andando a scuola, in sella al suo scooter: l’impatto frontale con una Mercedes l’aveva sbalzato dal motorino, all’incrocio tra via Da Mosto, viale Cristoforo Colombo e via Pancaldo. Nonostante il casco, aveva riportato danni cerebrali e respiratori gravissimi, tanto da escludere ogni possibilità di guarigione. Per questo motivo i genitori avevano acconsentito all’espianto degli organi, ma evidentemente, la “Vita” aveva deciso diversamente per lui: come ha scritto, nei giorni scorsi, il quotidiano L’Arena di Verona: Lorenzo si risveglia, apre gli occhi, si muove e addirittura parla. Ed è così che, se cinque mesi fa era considerato praticamente morto, ora è tornato di nuovo a scuola. Continua a leggere

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Piaccia o no, il sovranismo sveglia l'Europa

QUINTA COLONNA

di Marcello Veneziani
I carri allegorici dell’eurocrazia sfilano uniti contro il pericolo nazional-sovranista e i suoi richiami mitologici veri e presunti. Napolitano, Prodi, Monti, Moscovici, il Collettivo Direttori dei Giornaloni all’unisono con l’Arco Euro-Costituzionale nostrano, si sono mobilitati contro il Pericolo Imminente, il sovranismo di casa e il sovranismo di fuori. L’allarme non è giustificato dalla minaccia di un golpe o di una rivoluzione armata – anche se i sovranisti vengono decorati con vecchi fregi nazifascisti – ma nasce dal terrore che il popolo europeo, in libere, pacifiche e democratiche elezioni, decida una svolta.
Non so se i sovranisti avranno davvero i numeri per capovolgere gli assetti di potere dell’Europa; non so se riusciranno a trovare un punto di convergenza ampio, pur nelle loro diversità nazionali e se troveranno alleati lungo la strada o in parlamento. E ancora non so se i sovranisti saranno in grado di far cambiare – e in meglio – quest’Europa asfittica e lacerata che ci ritroviamo addosso. Non so nemmeno se avranno strategie e non solo slogan, se avranno statisti o solo tribuni delle plebi scontente; insomma se saranno all’altezza della sfida. Non lo so, e magari dovremmo provarli su strada prima di bocciarli in salotto.
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È ufficiale: in Italia comandano i magistrati

Il vero potere

Macché governo, parlamento, elezioni. In Italia comandano i magistrati, e quanto avvenuto l’altro giorno a Lampedusa ne è l’ennesima dimostrazione. Luigi Patronaggio si sostituisce al governo e consente, lascia fare. Un sequestro trasformato in un permesso. Tutti sbarcati dalla Sea Watch, chissenefrega dello stop del ministero, che la toga ci conferisce poteri praticamente assoluti.
Giudici e magistrati non applicano le leggi e le disposizioni dello Stato. Le rimodulano con la maschera della “reinterpretazione”, ma storicamente fanno sempre la stessa operazione: decidere al posto di chi è stato regolarmente eletto.
Nell’etica come nell’immigrazione. Sulla prima materia si segnala quale eccezione solo la recente debole sentenza della Cassazione, che nega la liceità della maternità surrogata in Italia ma riconosce una genitorialità omosessuale, totalmente assente nelle leggi italiane. Per il resto riconoscimenti di figli nati all’estero e approvazione di unioni tra persone dello stesso sesso ben prima della legge Cirinnà.
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fonte – https://oltrelalinea.news/2019/05/21/comandano-i-magistrati/

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La mossa dei magistrati può trasformarsi in assist per Salvini

del Prof. Paolo Becchi
Chi decide la politica dell’immigrazione in Italia? Il governo o la magistratura? La domanda, viste le vicende degli ultimi giorni, non è retorica, né peregrina. La procura di Agrigento ha, anche per la Sea Watch, agito di nuovo forzando la mano, disponendo il sequestro della nave allo scopo di farne scendere i migranti e rendere così vane le disposizioni del Ministro dell’interno che voleva impedire l’ennesimo sbarco. Il tutto palesemente per dimostrare ai cittadini l’impotenza di un Ministro. Che questo ministro sia Salvini, che le sue politiche possano piacere o non piacere, che alcune delle leggi approvate o in via di approvazione da parte del suo governo possano presentare rischi di incostituzionalità, non dovrebbe, a rigore, contare politicamente proprio nulla. Il punto è un altro.
È che dovremmo chiederci – indipendentemente dalle diverse opinioni politiche su Salvini – se la Magistratura in questo Paese possa continuare a fare ciò che fa da almeno venticinque anni: vale a dire, servirsi dei propri poteri – di natura giudiziaria – per scopi chiaramente politici. Continua a leggere

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Verso l'islamizzazione dell'Europa, un report lancia l'allarme

Presentato oggi alla Camera dei deputati.
L’Europa corre il serio rischio di essere totalmente “islamizzata”. Lo sostengono i numeri relativi agli irregolari giunti nel nostro continente durante gli ultimi anni. A confermarlo è la fondazione “Fare Futuro” che insieme a Fratelli d’Italia è a lavoro per redigere il “Rapporto annuale sull’islamizzazione dell’Europa“. L’iniziativa è stata presentata stamattina alla Camera dei deputati, ma – al netto di qualche anticipazione – verrà divulgata ufficialmente il prossimo 11 settembre.
Nello specifico, i primi dati emersi fanno notare come l’80% di coloro che sono arrivati illegalmente in un paese europeo negli ultimi anni professa la religione musulmana. Ad aggravare il dato anche la maggiore tensione alla maternità delle donne islamiche, rispetto a quelle di altre confessioni.
Si considera quindi che la quota di musulmani presenti oggi in Europa è destina ad aumentare in maniera esponenziale, triplicandosi entro vent’anni. Un dato allarmante se sovrapposto a quello relativo alle vittime di atti terroristici. Nel vecchio continente, infatti, dal 2001 ad oggi, gli attentati di ogni genere hanno ucciso oltre 700 persone, di cui quasi il 90% morte per mano del fondamentalismo islamico.
fonte – https://vocecontrocorrente.it/verso-lislamizzazione-delleuropa-un-report-lancia-lallarme/

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