Ma nessuno parla delle scuse che l'Africa dovrebbe al mondo

di Luigi Guelpa
Dalla corruzione endemica dei regimi alla democrazia negata Dalle stragi di bambini-soldato ai business dei diamanti insanguinati
Il Continente Nero si è indignato e pretende le scuse dall’inquilino della Casa Bianca, ma è altrettanto vero che Madre Africa ha partorito alcuni orrori impossibili da cancellare.
Abomini per i quali, a oggi, non ha mai pronunciato scuse ufficiali, scaricando spesso le responsabilità sull’Occidente. Continua a leggere

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"L'immigrazione indiscriminata porta all'islamizzazione"

I titoli ecclesiastici cattolici vengono attribuiti ai conciliari, sebbene decaduti da ogni Autorità per eresia manifesta, stante l’adesione al Conciliabolo Vaticano II ed al modernismo. Ecco come parlano i conservatori conciliari (n.d.r.):
“L’immigrazione indiscriminata comporta il pericolo della islamizzazione”, così Monsignor Antonio Livi, sulle pagine del Giornale.it, affronta la questione
di Francesco Boezi
L’immigrazione indiscrimata può portare all’islamizzazione. Questa, in sintesi, è la posizione di Monsignor Antonio Livi, con il quale abbiamo dibattuto della maggior parte degli argomenti che stanno interessando la Chiesa di questi tempi. Livi è noto per la sua vasta produzione di saggi e trattati di logica del sapere scientifico, tradotti anche in inglese, francese e spagnolo.
E in questa intervista, oltre a parlare del “pericolo” relativo ad un’immigrazione incontrollata, ha anche chiarito la vicenda riguardante le presunte accuse di “eresia” a Joseph Ratzinger. Immigrazione, identità e teologia al centro della seguente intervista esclusiva. Continua a leggere

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Damasco: bombe sui quartieri cristiani

Segnalazione del Centro Studi Federici

“Siamo convinti che ci sono Paesi ( America e Israele in primo luogo) che non vogliono i Cristiani in Medio Oriente”
Assordante silenzio dei media italiani sull’ennesimo atto di terrorismo dei ribelli “buoni” contro i cristiani in Siria. 
 
Colpiti i quartieri cristiani di Damasco
Almeno 14 missili sono stati lanciati anche oggi sui quartieri cristiani di Damasco, causando 5 morti, molti danni a edifici, a negozi e automobili, e diversi feriti. Anche la sede del Patriarcato Greco Cattolico oggi è stata raggiunta dalle bombe, come ieri era stata colpita la Chiesa francescana e quella Maronita. Chiediamo all’amico Joseph Antabi , cristiano di Damasco, cosa pensano i cristiani di questa situazione:
” Oggi sono molto scoraggiato, vedo un futuro nero per noi. Siamo convinti che ci sono Paesi ( America e Israele in primo luogo) che non vogliono i Cristiani in Medio Oriente. Se ci sono i Cristiani c’è resistenza, c’è identità e coscienza; senza i Cristiani potranno dire che sono tutti cattivi, e se resteranno solo i musulmani sarà più facile avere i pretesti per prendere la terra siriana. Nel Medio Oriente è questa la operazione di pulizia, e dopo aver già spazzato via i Cristiani dall’Iraq, continueranno con la Siria. la Giordania e il Libano. 

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Migranti, referendum UE e non solo: accordo bilaterale tra Italia e Francia

MacronSegnalazione Wall Street Italia
di Alessandra Caparello
ROMA (WSI) – La questione migranti al centro del trattato su cui stanno lavorando oggi Italia e Francia, insieme a Spagna, Portogallo, Grecia, Malta e Cipro.

“La gestione dei flussi migratori sarà una sfida fondamentale per l’Ue nei prossimi anni. I paesi del Sud Europa sono particolarmente preoccupati e colpiti, dal momento che sono in prima linea sui confini dell’Ue. Il nostro ruolo fondamentale nella protezione dei confini e il peso di questo compito devono essere riconosciuti e condivisi dall’Ue”.

Così si legge nel documento finale del vertice Med-7 tenutosi ieri sera a Villa Madama sotto la presidenza italiana.

“C’è stata una riconvergenza dei punti di vista sull’immigrazione. Bisogna rafforzare la solidarietà per proteggere le frontiere e gestire meglio i flussi. Bisogna dare, nel prossimo semestre, maggior corpo alla solidarietà”.

Lo ha detto il presidente francese Emmanuel Macron, il quale  ha avanzato la proposta di effettuare consultazioni popolari in tutta Europa dalla prossima primavera per ascoltare il parere dei cittadini sul futuro dell‘Unione europea. Continua a leggere

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Trump, 'stop a immigrati da Paesi-cesso', ma poi si corregge

 © EPASegnalazione di A.F.
Presidente Usa ‘shock’ durante un incontro nello Studio Ovale con alcuni membri del Congresso. Il presidente ha anche annullato una visita in Gran Bretagna il mese prossimo per inaugurare la nuova ambasciata Usa a Londra
Donald Trump ‘shock’ durante un incontro nello Studio Ovale con alcuni membri del Congresso. A chi gli chiedeva di riconsiderare la decisione di togliere lo status di protezione a migliaia di immigrati da Haiti, El Salvador e da alcuni Paesi africani il tycoon avrebbe risposto: “Perché gli Stati Uniti dovrebbero avere tutta questa gente che arriva da questo cesso di Paesi?”. Lo riporta il Washington Post citando alcuni dei presenti. Trump avrebbe quindi aggiunto come “sarebbe molto meglio per gli Usa portare più persone da Paesi come la Norvegia”. L’espressione offensiva – secondo i media – è stata ‘shithole countries’ e ha lasciato di stucco e sbalorditi i presenti, tra cui il senatore repubblicano Lindsay Graham e quello democratico Richard Durbin, che avevano appena avanzato una proposta: tagliare del 50% la lotteria per i visti di ingresso negli Usa ma continuare a proteggere gli immigrati già residenti nel Paese con la status di protezione. La Casa Bianca per il momento non commenta.
CONTINUA SU:
http://www.ansa.it/sito/notizie/mondo/2018/01/11/trump-stop-a-immigrati-da-paesi-cesso_f9b68aff-6b39-4c02-9a53-50399d1398c0.html Continua a leggere

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Sovranità e identità contro il tiranno globale

di Alessandro Montanari
Sovranità e identità contro il tiranno globale
Fonte: Interesse Nazionale
…Ma se il pensiero corrompe il linguaggio,
anche il linguaggio può corrompere il pensiero.

George Orwell
Finché non diverranno coscienti della loro forza non si ribelleranno.
E, finché non si ribelleranno, non diverranno coscienti della loro forza.

George Orwell
Centosettant’anni dopo la celebre definizione di Metternich, l’Italia sembra tornata ad essere nulla più di “un’espressione geografica”. So che non si tratta di una valutazione accettata ma quel che io vedo, e che chiedo di confutare a chi vi riuscisse, è un Paese spogliato d’ogni sovranità e in crisi d’identità, con in tasca una moneta straniera, Berlino per capitale effettiva, un inglese impostore eletto a nuova madrelingua ed il relativismo culturale a sovrintender le menti in vece di religione di Stato.
Mi perdonerete se salto a pie’ pari il primo punto, ma dell’euro ho già scritto così tanto da rischiare la pedanteria. Basti ricordare che anche Vincenzo Visco, ex ministro delle Finanze di Romano Prodi, ha ora dovuto ammettere, in palese contrasto alla narrazione tuttora egemone a sinistra, che la moneta unica è “un marco tedesco sottovalutato”.
Per quanto iperbolica, dubito poi che la pur fastidiosa immagine di Berlino capitale richieda spiegazioni particolarmente approfondite. Come noto, infatti, la lunga stagione italiana dei governi tecnici, cominciata nell’estate del 2011 e temo ancora lontana dall’auspicabile fine, fu conseguenza di una violenta impennata dello spread, innescata, guarda caso, da una maxi-vendita dei Btp fin lì gelosamente conservati nelle casseforti di Germania. Fu la Cancelliera Merkel in persona poi, una volta vinta la campagna d’estate dello spread, a dichiarare ufficiosamente il “protettorato tedesco”, dettando punto per punto l’agenda politica di Roma con la famigerata formula – evoluzione delle antiche condizioni di pace – dei “compiti a casa”. Da allora Berlino dispone, magari per mezzo dei suoi ventriloqui di Bruxelles, e Roma esegue, vergando con le lacrime e il sangue degli italiani quaderni su quaderni di “compiti a casa”…
Desidero tuttavia far notare che alla docile accettazione del giogo tedesco è andato aggiungendosi, da qualche tempo, uno spettacolo altrettanto mortificante, ma ancor meno comprensibile: l’oblio organizzato della lingua italiana, ovvero dell’ultimo retaggio ancora intatto della nostra identità nazionale.
Con una decisione giudicata oltraggiosa persino dall’Accademia della Crusca, il Ministero dell’Università e della Ricerca guidato da Valeria Fedeli ha infatti stabilito che i Progetti di Ricerca di Interesse Nazionale (Prin) che ambiscano al finanziamento pubblico dovranno essere scritti in inglese, tollerando tuttavia che i candidati che lo desiderino alleghino alla domanda una copia sussidiaria in italiano. E’ dunque vero, come ha subito protestato il ministero, che “è scorretto dire che la lingua italiana sia stata bandita”. In effetti è stata solo degradata, in Italia, al rango di una lingua complementare e facoltativa.
Sbaglia di grosso, peraltro, chi tenta di ricondurre la portata della questione ad un livello settoriale, ricordando che le pubblicazioni scientifiche internazionali vengono di norma compilate in inglese. Il bando, infatti, ammette anche Prin di natura umanistica; dunque persino chi volesse presentare un progetto orientato alla conservazione della poesia vernacolare sarà costretto a spiegarlo …in inglese. Se non siamo all’assurdo, poco ci manca.
Temo tuttavia che sia alquanto ingenuo ridurre l’assurdità di una simile decisione alla scarsa inclinazione personale della signora Fedeli per l’italiano. L’adozione dell’inglese, che non è solo la lingua della scienza ma è e resta soprattutto la lingua dei mercati, obbedisce infatti ad un imperativo categorico della globalizzazione che, attraverso la distruzione programmata degli idiomi nazionali, mira a costruire un prototipo seriale di homo novus, perfettamente identico ai propri simili a prescindere dal luogo di nascita e dalla cultura di provenienza. Da qui la necessità di procedere per costante sottrazione delle differenze, cominciando naturalmente dalla lingua, dal momento che lingue diverse esprimono diversi pensieri. Uniformare il linguaggio serve perciò a uniformare i pensieri mentre uniformare i pensieri è la condizione essenziale per uniformare i comportamenti.
La sostituzione strisciante dell’italiano con l’inglese non riguarda solo l’istruzione universitaria. Da quest’anno, infatti, gli studenti di tutte le scuole secondarie dovranno assistere, oltre alle consuete (e, intendiamoci, sacrosante) lezioni “di” inglese, anche a lezioni “in” inglese delle principali materie scientifiche. Materie scientifiche, forse non lo sapete, come la storia. Ma non c’è un cortocircuito logico nel pretendere che la storia d’Italia venga insegnata in inglese? In quella storia, quantomeno, sembrerebbe mancare qualcosa. Qualcosa di enorme.
Si dice che il frutto non cada mai troppo distante dall’albero. Ed è vero. A spacciare tutte queste innovazioni legislative per progresso, in effetti, è una classe politica rampante che ormai da anni, sfoggiando il classico cosmopolitismo del provinciale, ha preso a giustificare ogni porcheria dell’agenda mondialista in un inglesorum subdolo che tanto ricorda il viscido latinorum usato da Don Abbondio per far fessi i villani. Chiamandolo esoticamente Jobs Act, Matteo Renzi è riuscito a conferire un’accecante veste di modernità alla cancellazione delle tutele dei lavoratori, evitando così che la base popolare del Pd, operaista e post-comunista, interpretasse immediatamente quella legge per ciò che era: una contro-riforma reazionaria e padronale. D’altro canto oggi è facile per il popolo cadere nel tranello dei dotti. Politici e giornalisti non fanno che ripeterci che bisogna fare la spending-review perché altrimenti sale lo spread e rischiamo il default, esponendo anche i nostri risparmi al rischio di un bail in. E chi sostiene il contrario, ovviamente, sta solo raccontando fake-news
Dovendo pagare il mio tributo alla cultura anglosassone, consentitemi di parafrasare un micidiale fustigatore dei “modernisti” d’ogni tempo quale fu, e continua ad essere, George Bernard Shaw. Anche io, come lui, non credo sia necessario essere stupidi per parlare inglese tra italiani, ma certamente aiuta.
Per il gusto dell’ironia, che anche nel delirio del mondo globale resta la spada più adatta ad infilzar le idiozie, dimenticavo di dirvi che persino la Rai, malgrado i noti problemi di bilancio, ha voluto contribuire all’internazionalizzazione linguistica del Paese lanciando un nuovo canale della Radio-televisione Italiana totalmente in inglese.
Cambiare la lingua, come detto, serve a riprogrammare le menti. Ma le menti, per conservare l’illusione di funzionare in autonomia, necessitano di un “software” filosofico capace di restituire un senso anche al non-senso. Questa filosofia-guida, a mio avviso, è chiaramente rintracciabile nel Relativismo Culturale, una piattaforma di pensiero ispirata alla negazione d’ogni pensiero che predica l’iper-tolleranza per meglio praticare la tirannia. Esagero? Giudicate voi. Con la surreale giustificazione del rispetto delle diversità (ma a nulla di effettivamente diverso, in realtà, è più concesso di esistere), questa corrente di non-pensiero chiama padri e madri “genitore 1” e “genitore 2”, mette al bando i sostantivi maschili, corregge la trama delle opere liriche, infila mutandoni di legno alle statue ed offre riparo culturale a chi trasforma Gesù in Perù, arrivando persino ad invocare, ora, l’abbattimento sistematico di quei monumenti che darebbero equivoca testimonianza delle “epoche buie” del nostro passato.
Il buio di ieri contro la luce del domani che stiamo costruendo oggi… Non so voi ma io, se mi fermo a considerare il presente, fatico ad immaginare qualcosa di più buio di questo Oscurantismo Illuminista e di questa mefistofelica promessa di consegnarci Tutto, ma solo se, prima, avremo accettato di prostrarci al Nulla.

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Storico russo documenta le stragi di Stalin. Rischia il manicomio come ai tempi dell'Urss

Perizia psichiatrica per Yuri Dmitriev: potrebbero condannarlo a 15 anni
di Luigi Guelpa
Sarà pur vero che morto uno Stalin se ne fa un altro, ma metterlo in discussione è come toccare un cavo scoperto dell’alta tensione.
Vladimir Bechterev, lo psichiatra che il 22 dicembre 1927, dopo averlo visitato al Cremlino, accertò la presunta paranoia del dittatore, venne ucciso pochi giorni dopo.
Lo avvelenarono al buffet del Bolshoi, tra le musiche del teatro e la folla ignara che spingeva nel foyer. Novant’anni dopo è lo storico di fama internazionale Yuri Dmitriev a rischiare la pelle dopo aver reso pubbliche alcune scoperte sui crimini commessi dal leader sovietico. La vicenda è a dir poco surreale: il 61enne docente è accusato dalla procura di Stato di essere malato di mente e pedofilo e per queste ragioni nei prossimi giorni verrà sottoposto a una perizia psichiatrica, l’ennesima in pochi mesi. I magistrati di Mosca sostengono che abbia coinvolto sua figlia di 11 anni in pedo-pornografia, che sia in possesso illegalmente di armi da fuoco e che abbia compiuto atti di depravazione con il coinvolgimento di un minore. Continua a leggere

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Democrats Expand 'Dreamer' Amnesty Plan to Include Millions of Parents

Segnalazione Breitbart

http://media.breitbart.com/media/2017/12/GettyImages-819606862.jpg

‘It is the only game in town. There is no other bill,’ says GOP amnesty proponent, Sen. Jeff Flake

TO BE CONTINNUED:
http://www.breitbart.com/big-government/2018/01/11/democrats-extend-dreamer-amnesty-plan-include-millions-parents/?utm_source=newsletter&utm_medium=email&utm_term=daily&utm_content=links&utm_campaign=20180111 Continua a leggere

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L’Europa senza radici ora abbatte anche le chiese

Segnalazione di F.F.
La ruspa entra in azione, si muove inesorabile e colpisce con la durezza dell’acciaio il muro della chiesa di San Lamberto, piccolo tempio cattolico della cittadina di Immerath nella Renania Settentrionale-Vestfalia.In due giorni, la chiesa si è trasformata in un cumulo di macerie. Al suo posto nient’altro che uno spazio vuoto, che servirà per espandere la vicina miniera di carbone di Garzweiler. Alcuni dicono che servirà per un nuovo deposito, altri per allargare le vie di accesso. Ed è questo il motivo della demolizione, decisa già dal 2013, quando il tribunale federale decise che le ragioni della popolazione locale, degli ecologisti e di coloro che lottavano per mantenere in piedi una vecchia chiesa (sconsacrata ma nel cuore dei fedeli locali), fossero meno importanti dell’interesse pubblico ad aumentare la capacità estrattiva di quella miniera di carbone. Oggi, quella chiesa costruita dalla comunità cattolica locale nel 1893 già non esiste più.
E con essa, va detto, se ne va anche un pezzetto di Europa che si sta lentamente facendo parte per cedere all’impeto della modernità, della produzione, dei ritmi frenetici del mercato. Un’Europa che preferisce allargare un deposito di carbone piuttosto che mantenere in piedi una struttura che, dopo più di un secolo, rimaneva lì, a ricordare che una tradizione religiosa, ma prima ancora culturale, esisteva e dovrebbe continuare ad esistere.

Purtroppo questo non è il primo caso di vecchie chiese sconsacrate e abbattute per le leggi del mercato. E in questo, è la Chiesa, quella con la “c” maiuscola, ad esserne in qualche modo complice. Se si rendono i templi dei luoghi soggetti alle più fredde leggi del mercato, è chiaro che una chiesetta di paese, sempre meno frequentata e con pochi sacerdoti a disposizione, diventa un costo e non una risorsa. Ma può un tempio, di qualunque fede, così come un monumento civile, diventare oggetto di mercato e trasformarsi in una mera questione di convenienza? A questa domanda, purtroppo, l’Europa sta già rispondendo positivamente. La Francia in questo è purtroppo all’avanguardia. Nonostante la presenza del cristianesimo da circa 1500 anni, molte chiese, specialmente quelle più piccole e periferiche, sono lasciate all’incuria e all’abbandono. Continua a leggere

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