Quelle bandiere titine in corteo con i sindacati

A Trieste i vessilli dei partigiani jugoslavi che massacrarono migliaia di italiani
Il primo maggio 1945 i partigiani jugoslavi di Tito entravano a Trieste iniziando l’occupazione della città durata quaranta giorni, in quel periodo e nei mesi precedenti, furono uccisi nelle foibe circa 14.000 italiani.
I titini si macchiarono di crimini indicibili verso migliaia di persone colpevoli solo di essere nate in Italia, perciò colpisce che ancora oggi nel nostro paese vi sia chi celebri i partigiani jugoslavi. Sarebbe già molto grave quanto denunciato dall’associazione Dalmati italiani che ha espresso la propria indignazione per la presenza nel corteo dei sindacati del primo maggio a Trieste di bandiere jugoslave e italiane con la stella rossa e di «titovize», il copricapo partigiano jugoslavo, ma l’utilizzo delle bandiere dei partigiani comunisti diventa sconcertante se ad esporla è un comune italiano.
È quanto avvenuto nella sede del Municipio di San Dorligo della Valle, paese di quasi seimila abitanti al confine con la Slovenia, dove proprio il primo maggio, insieme al tricolore italiano, alla bandiera del comune e a quella europea, è stata esposta la bandiera dei partigiani sloveni di Jugoslavia in cui campeggia la stella rossa. A denunciare l’accaduto è Francesco Clun, responsabile provinciale di CasaPound e figlio di esuli istriani, ma l’indignazione tra i cittadini è diffusa nonostante il sindaco Sandy Klun, eletto con una coalizione di sinistra sostenuta dal Pd, cerchi di minimizzare l’accaduto. Raggiunto telefonicamente, ci tiene a sottolineare di essere di madrelingua slovena e afferma di aver esposto la bandiera perché rappresenta «la lotta per la liberazione da parte degli sloveni» e, quando gli domandiamo perché non esponga la bandiera dei partigiani italiani, la sua risposta da rappresentante delle istituzioni della Repubblica italiana lascia di stucco: «Non abbiamo nulla contro gli italiani, si convive da sempre».

La scelta di esporre la bandiera dei partigiani titini rappresenta già di per sé una decisione controversa e divisiva nonostante le giustificazioni del sindaco ma diventa una vera e propria provocazione e una presa di posizione di carattere politico e non istituzionale se avviene in una data simbolica come il primo maggio. Non a caso il Senatore Luca Ciriani, capogruppo di Fratelli d’Italia al Senato, esprime la propria indignazione e chiede le dimissioni del primo cittadino auspicando l’intervento del prefetto e del ministro dell’Interno e sottolineando come un sindaco italiano dovrebbe onorare la memoria della propria nazione.
L’utilizzo delle bandiere titine non è una novità da queste parti, già da un po’ di anni durante la manifestazione dei sindacati del primo maggio, sventolano nelle strade di Trieste senza che gli organizzatori intervengano per isolare chi inneggia ai partigiani titini, sorge il dubbio che chi a parole dice di volere una pacificazione, nei fatti continui a fomentare l’odio ricordando uno dei periodi più bui per la storia triestina e italiana.
FONTE – http://www.ilgiornale.it/news/politica/quelle-bandiere-titine-corteo-i-sindacati-1688072.html?mobile_detect=false

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Burkina Faso sotto i colpi del jihad: cristiani trucidati in chiesa in tutto il paese

Cristiani protestanti e cattolici uccisi in chiesa, sacerdoti rapiti, villaggi saccheggiati. Nel paese si è passati dai 12 attentati islamisti del 2016 ai 158 del 2018
Un commando di jihadisti ha fatto irruzione in una chiesa protestante domenica, durante la funzione, uccidendo cinque cristiani, inclusi il pastore e due suoi figli. L’attentato, come riporta la Bbc, è avvenuto nella piccola città di Silgadji, vicino a Djibo, la capitale della provincia settentrionale di Soum.
Il numero di attacchi da parte di terroristi islamici nel paese dell’Africa occidentale è aumentato esponenzialmente negli ultimi anni. Secondo l’Armed Conflict Location & Event Data Project (Acled), Al Qaeda, Stato islamico e il gruppo locale Ansarul Islam ne hanno effettuati almeno 12 nel 2016, 33 nel 2017 e 158 nel 2018. Dal 2015, almeno 350 persone sono morte nelle violenze.
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fonte – https://www.tempi.it/burkina-faso-jihad-cristiani-chiesa/

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In tantissimi a Milano per onorare Sergio Ramelli

Anche una delegazione del nostro Circolo CHRISTUS REX ha marciato, pregato e reso onore a Sergio Ramelli, sia a Milano che a Verona.

In tanti hanno risposto a Milano all’appello per onorare Sergio Ramelli, assassinato dall’odio comunista 44 anni orsono. A piazzale Susa si è radunata una folla davvero grande, anche se la prefettura ha fatto di tutto per dissuadere la partecipazione. Persino la provocazione dell’autorizzazione di un corteo antifascista che sembrava la rivendicazione di quel delitto compiuto con viltà e violenza inaudita.

Una carica irresponsabile

Ma la comunità che si è radunata per Ramelli è stata molto più composta di quel che speravano avversari e stampa. C’è stata anche una irresponsabile carica di polizia, con un ferito tra i manifestanti, per impedire la partenza del corte. Partecipazione di migliaia di militanti di destra, richiamati da Cpi, Fn, Lealtà e Azione, e dall’appello di 60 parlamentari a partire da Fdi. La manifestazione si svolge civilmente.

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Fonte – https://www.secoloditalia.it/2019/04/la-polizia-carica-un-ferito-ma-sono-in-tantissimi-a-milano-per-onorare-sergio-ramelli/

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Sparatoria davanti a una chiesa a Baltimora: sei feriti e un morto

L’ennesima sparatoria davanti a una chiesa, ai danni di cristiani: è successo a Baltimora, nel Maryland.
Continuano quelle che possiamo ufficialmente chiamare persecuzioni cristiane, di cui abbiamo parlato più di una volta. Questa volta l’orrore si è svolto a Baltimora, nel Maryland.
Stando a quanto ha riferito la portavoce della polizia Chakia Fennoy, davanti a una chiesa, all’improvviso,  sono stati sparati diversi colpi di pistola.
I colpi hanno raggiunto sette persone: una di loro è morta poco dopo. Attualmente non è prevista alcuna informazione disponibile, le circostanze non sono ancora chiare.
L’attentatore sarebbe fuggito e attualmente si sta cercando il responsabile. Le immagini diffuse finora mostrano i veicoli delle forze dell’ordine e il nastro di emergenza utilizzati per bloccare la scena davanti alla chiesa di Perkins Square.
fonte – https://vocecontrocorrente.it/sparatoria-davanti-a-una-chiesa-a-baltimora-sei-feriti-e-un-morto/

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Rabbini: bruciare le chiese? Si, però

Nel comunicato “Non solo Islam” del 19/4/2019 (cfr http://www.centrostudifederici.org/non-solo-islam/) relativo alle affermazioni del rabbino Shlomo Aviner sull’incendio di Notre Dame di Parigi, avevamo annunciato che ci saremmo ancora occupati di questo personaggio.

Lo facciamo ora con la traduzione di un articolo pubblicato negli Usa sulle disquisizioni rabbiniche relative alla liceità di bruciare le chiese cattoliche. A parti inverse (teologi cattolici/templi israeliti) si scatenerebbe il finimondo: invece i media italiani (e vaticani) hanno prudentemente ignorano le affermazioni dei padroni del vapore. Speriamo che non si realizzi l’ipotesi secondo cui “chi di fiamme ferisce, di fiamme (eterne) perisce”.
Dopo l’incendio di Notre Dame, uno dei rabbini capi israeliani dice che “Non ci sono comandamenti di bruciare chiese all’estero. Nella nostra terra santa, tuttavia, la questione è più complicata”
L’autorevole rabbino dei coloni, Shlomo Aviner, ha oggi (martedì 16/47/2019) dichiarato che bruciare le chiese fuori dalla Terra di Israele “non è compito nostro per ora”, ma per quanto riguarda la Terra Santa “la questione è più complicata”. Aviner sembra così aver rispedito al mittente la domanda sulla possibilità di bruciare chiese in Terra Santa.
Aviner, che prende uno stipendio pubblico come rabbino dell’importante colonia di Beit El ed è anche rabbino di una prestigiosa yeshivah (Ateret Yerushaliam, precedentemente Ateret Cohanim), è considerato essere uno dei più importanti rabbini della fazione religiosa nazionalista. È uno scrittore prolifico, avendo pubblicato oltre 200 libri in varie lingue. Aviner è anche considerato un pioniere del fenomeno SHUT-SMS, tramite il quale i suoi seguaci mandano al rabbino una domanda tramite messaggio SMS (e, più recentemente, tramite Facebook Messenger e Whatsapp) ed Aviner risponde brevemente. Aviner è uno dei rabbini più popolari di tutti quelli del fenomeno SHUT-SMS, perché risponde ad ogni domanda, persino a quelle che sono delle palesi prese in giro (e qui parlo per esperienza).
Oggi, dopo l’incendio nella Cattedrale di Notre Dame, ad Aviner è stata posta la seguente domanda:
 
“La più grande Chiesa Cristiana di Parigi è in fiamme. Dovremmo sentirci dispiaciuti per questo, oppure dovremmo rallegrarci, in quanto la cattedrale è un luogo di idolatria, per cui esiste un precetto che ci comanda di bruciarla?”
L’intervistatore qui si riferisce alla dichiarazione Halachic chetradizione normativa religiosa del Giudaismo, secondo la quale le chiese sono considerate luoghi di idolatria, e devono essere distrutte.

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Ente di beneficenza rivendeva il cibo destinato ai poveri

La truffa ai danni dei donatori e dei bisognosi è stata scoperta dal programma tv ‘Striscia la notizia’
Raccoglievano generi alimentari destinati ai più poveri, ma rivendevano il cibo per trarne guadagno. Protagonista di questa triste vicenda è l’ente di beneficenza “Pane quotidiano”, tra le più famose associazione benefiche d’Italia. Si tratta infatti di una realtà storica, che da più di un secolo opera su tutto il territorio milanese, per garantire sostentamento alle fasce più bisognose della cittadinanza. Alcune segnalazioni degli ultimi mesi hanno iniziato a far muovere i sospetti su quale fosse il reale comportamento della realtà associativa.
La truffa è stata scoperta dal tg satirico di Canale 5 “Striscia la notizia“, che nei giorni scorsi ha mandato dei complici a realizzare dei filmati. I video, mostrati in tv durante il programma, hanno confermato quanto ipotizzato: i pacchi alimentari venivano rivenduti. A realizzare l’indagine è stato l’inviato Max Laudadio.
fonte – https://vocecontrocorrente.it/ente-di-beneficenza-rivendeva-il-cibo-destinato-ai-poveri/

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Feltri: "Meglio il saluto romano, è più igienico della stretta di mano"

Roma, 9 apr – Vittorio Feltri senza filtri, come sempre. Questa volta nessun duello tv, a far stracciare le vesti alle anime belle di sinistra è un editoriale apparso su Libero di oggi, dove il direttore difende il saluto romano. “Se il saluto incriminato è romano, risalente cioè all’impero di Giulio Cesare e successori, che ci importa se poi fu adottato dai fascisti? Sempre romano rimane, pertanto perché dovrebbe essere vietato?“. Feltri fa riferimento all’episodio degli studenti di un liceo di Cuneo, colpevoli di aver salutato romanamente e condannati per questo alla “rieducazione” con l’obbligo di studiare la resistenza e le “storie dei migranti”.

Studenti obbligati a “frequentare gli stranieri”

“Alcuni scolari, rei di aver fascisticamente salutato per gioco, non soltanto sono stati redarguiti ma perfino condannati a subire corsi di riabilitazione democratica: devono studiare in cosa consistesse la Resistenza e, non bastasse, saranno obbligati a frequentare gli immigrati. Già, gli stranieri trasformati in strumenti di punizione per studenti giudicati scapestrati e ignoranti”.
Feltri ironizza sull’atteggiamento della sinistra. “Questa storia infinita e noiosa del saluto romano condannabile quale reato mi sembra assurda e farebbe ridere se non fosse stata trasformata dalla sinistra in un tormentone indigesto. Non c’è verso di farlo capire agli antifascisti, impegnati a combattere i fascisti immaginari e convinti che i simboli fasulli siano prodromi di un ritorno del duce” .

Feltri come Trilussa

Il direttore di Libero arriva persino a preferire il saluto romano alla stretta di mano per motivi di igiene. “Non riesco a capire con quale logica esso debba venire bandito, mentre la stretta di mano, poco igienica, continui non solo ad essere in auge e addirittura raccomandata. Io ogni giorno vado al ristorante. La prima cosa che faccio è recarmi in bagno onde lavarmi gli arti superiori. Mi siedo al tavolo e ogni pirla che entra nel salone, conoscendomi, si avvicina e mi porge il palmo. Non posso negare il mio. Però mi incavolo. Non mi va di raggiungere il lavabo trenta volte al dì e mi tengo per disperazione la mano contaminata dagli avventori. Amen. Non sarebbe meglio agire come gli antichi della capitale che alzavano garbatamente l’avambraccio in segno di omaggio e finiva il tormento con buona pace di tutti?”. Continua a leggere

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'Bella ciao' cantata ai bambini, bufera in un asilo di Bologna

Le maestre l’hanno inserita in una compilation da fare ascoltare ai piccoli dopo il pranzo. Insorge Forza Italia.
Bella ciao” arriva anche negli asili nido. Succede a Bologna, dove alcune maestre hanno realizzato una compilation ad hoc da fare ascoltare ai bambini dopo la pausa pranzo. Tante le canzoni presenti nella playlist e fra queste anche la storica canzone simbolo della resistenza partigiana. La notizia è iniziata a circolare sui quotidiani nazionali e ha portato all‘insurrezione delle opposizioni di centrodestra in consiglio comunale.
A parlare di “inopportuna iniziativa dai connotati politici” è stato Francesco Sassone, consigliere comunale di Forza Italia. Dichiarazioni che però sono state definite prive di senso e di sostanza dall’amministrazione comunale.
Ma non si tratta di certo di un unicum. Già durante lo scorso Natale, sempre a Bologna, un coro parrocchiale era finito sui giornali per aver intonato “Bella ciao”, come preghiera religiosa, in Chiesa.
fonte – https://vocecontrocorrente.it/bella-ciao-cantata-ai-bambini-bufera-in-un-asilo-di-bologna/

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"Lori Lightfoot sindaca Chicago, storico!". Ma non è vero

“Per la prima volta una donna, per la prima volta una nera, per la prima volta una lesbica eletta sindaco di Chicago. Un voto che passa agli annali”, dice Enrico Mentana. “Chicago fa la storia” dice Repubblica. Si parla di Lori Lightfoot, neosindaco della città americana.

Ora, chiunque segua un minimo approfonditamente la politica sa bene che una delle strategie cardine dei partiti per far eleggere candidati “sicuri” sia quella di presentarli nelle circoscrizioni tradizionalmente vicine al proprio simbolo. In Italia ad esempio, sappiamo bene che per le cosiddette regioni “rosse” una candidatura nelle file del PCI prima e dei PDS, DS e PD poi significava avere possibilità pressoché certe di vittoria.
Non dovrebbe essere necessiaro nemmeno farlo presente, ma evidentemente in certi casi diviene impossibile passare oltre.
Chicago, guarda un po’, è un feudo del Partito Democratico dal 1931. L’ultimo repubblicano eletto è infatti William Hale Thompson, il cui mandato è iniziato il 3 novembre 1927 e terminato lo stesso giorno del 1931. Da Anton Cermak in poi, entrato in carica come rappresentante dei “blu” il 7 marzo 1931, la città del vento ha avuto come primi cittadini solo democratici.
Mentre Open, Repubblica e Huffington Post celebrano la vittoria della “prima sindaca nera e lesbica” (il che ci può anche stare dal loro punto di vista, sia chiaro), si fermino a riflettere sul fatto che la sua elezione è stata decisa anzitutto dal partito, che ha candidato la donna in un municipio praticamente già assegnato, prima di stappare lo champagne e di trasformare in rivoluzione ogni rutto. Grazie.
(di Stelio Fergola)

fonte – https://oltrelalinea.news/2019/04/03/lori-lightfoot-sindaca-chicago-storico-ma-non-e-vero/

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