Sbarchi giù del 95% E l'Onu accusa l'Italia «Diritti umani violati» o "affari" finiti?

L’accusa dei Relatori speciali sui migranti Ma il Viminale esulta: «Rimpatri aumentati»
Con il peso del nodo Tav ancora irrisolto Matteo Salvini ha bisogno di rassicurare i suoi elettori in vista delle europee.

Il ministro dell’Interno vuole spostare l’attenzione dalle tensioni con M5s e dimostrare che sta mantenendo le sue promesse. Se non quelle sulle grandi opere e la flat tax almeno quelle sull’immigrazione. E dunque ieri tra i tanti post con i quali quotidianamente inonda Facebook il vicepremier ha pubblicato in tono trionfale gli ultimi dati sugli sbarchi.
Nei primi due mesi del 2019 gli sbarchi dei migranti in Italia sono diminuiti del 95 per cento rispetto allo stesso periodo dell’anno scorso, scrive il vicepremier citando i dati del Viminale. Dal primo gennaio al 28 febbraio solo 262 sbarchi mentre nello stesso periodo del 2018 ne erano stati registrati 5.247. Dunque prosegue il vicepremier finalmente i rimpatri superano abbondantemente gli arrivi. Gli immigrati rimandati a casa superano di quattro volte il numero di quelli giunti sul nostro territorio 1.099 persone sono ritornate nel loro paese d’origine, 1.013 con rimpatri forzati e 86 con rimpatri volontari assistiti.

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Onorarono i caduti della Rsi. Il giudice di Milano li assolve: il reato non sussiste

Il 24 aprile 2016 avevano partecipato alla tradizionale cerimonia che si celebra ogni anno al campo X del Cimitero Maggiore di Milano in memoria dei caduti della Rsi.  Sono stati processati con l’accusa di manifestazione nazista, reato previsto dalla legge Scelba
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fonte – https://www.secoloditalia.it/2019/02/onorarono-i-caduti-della-rsi-il-giudice-di-milano-li-assolve-il-reato-non-sussiste/

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La vera storia della legge 194 sull'aborto

Le responsabilità furono di Giulio Andreotti e Aldo Moro e di tutta la Democrazia Cristiana (e del moderato intervento della CEI e del Movimento per la vita)
di Roberto de Mattei

L’attenzione di tutti media in Italia si è concentrata in questi giorni sul quarantesimo anniversario del rapimento di Aldo Moro. Il 16 marzo 1978, in un agguato a via Fani, l’uomo politico democristiano venne sequestrato e la sua scorta sterminata dalle Brigate Rosse. Il 9 maggio, dopo una prigionia di 55 giorni, il suo corpo fu ritrovato crivellato di colpi nel bagagliaio di un’auto in via Caetani. Nessuno ha ancora ricordato però che, in quella stessa primavera del 1978 venne discussa e approvata dal Parlamento la legge 194 sull’aborto che, da allora, ha fatto sei milioni di vittime nel nostro Paese.
Nel 1991 il presidente onorario del Movimento per la Vita, Francesco Migliori, rivelò che era stato l’allora segretario della Democrazia Cristiana Aldo Moro che «nel Consiglio Nazionale del 1975 aveva espresso l’opinione che, per non impedire l’incontro con altri partiti popolari (ossia il Partito Socialista e il Partito Comunista n.d.r.) questi problemi dovessero restare nel chiuso delle coscienze», per cui fu proprio l’intervento di Moro che convinse la DC a non impegnarsi nella battaglia anti-abortista degli anni ’70. L’on.Aldo Moroera lo stratega del compromesso storico con il Partito Comunista di Enrico Berlinguer e l’accordo prevedeva il disimpegno della DC sull’aborto.
DETERMINANTI LE DEFEZIONI DELLA DC
Durante la prigionia di Moro, il 15 aprile 1978, la legge 194 sull’aborto fu promossa alla Camera con 308 voti a favore e 275 contrari «una maggioranza risicata formata da comunisti, socialisti, liberali, socialdemocratici, repubblicani e indipendenti di sinistra e rinforzata, si dice, dai voti di un drappello di democristiani che avrebbero così scongiurato il referendum» (la Repubblica, 15 maggio 1998). «Le cifre della votazione finale – scriveva Francesco Damato su Il Giornale del 10 maggio – dimostrano che gli abortisti, pur disponendo della maggioranza sulla carta, avrebbero perso la loro battaglia se il fronte opposto fosse stato tutto al suo posto». Continua a leggere

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Rosneft ha chiesto un'altra smentita di un articolo che riguarda la Lega

Nell’articolo, pubblicato sul quotidiano La Stampa il 22 febbraio, e nell’articolo “Quei 3 milioni russi per Matteo Salvini: ecco l’inchiesta che fa tremare la Lega“, della rivista L’Espresso (incluso nel gruppo GEDI insieme alla Stampa) si afferma, che Rosneft, presumibilmente, potrebbe essere coinvolta nel finanziamento della campagna elettorale della Lega Nord per il Parlamento europeo.

“Tutte le informazioni in questi articoli, riguardanti Rosneft, non corrispondono alla realtà, sono bugie che hanno l’obiettivo di danneggiare la reputazione aziendale”, si legge nel comunicato.

Rosneft si è rivolta alla redazione de La Stampa e del giornale L’Espresso con la richiesta immediata di confutare queste disinformazioni e in casi di danno intende far valere i propri diritti in tribunale, si legge nel comunicato. Continua a leggere

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All'armi son fascisti: nelle Procure riparte l'ossessione per il saluto romano

Torna ad aggirarsi nelle procure l’ossessione del saluto romano, con buona pace anche delle sentenze di Cassazione che più volte hanno ribadito che in determinati contesti non è affatto reato. In particolare, si segnalano due inchieste a Milano, una delle quali arrivata già a una condanna, un’informativa inviata alla procura di Padova e un’indagine della procura federale di Savona per un braccio “sospetto” nella foto di una squadra di prima categoria.
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fonte – http://www.secoloditalia.it/2019/02/allarmi-son-fascisti-nelle-procure-riparte-lossessione-per-il-saluto-romano/?utm_source=dlvr.it&utm_medium=facebook

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Migranti Belgio: i dati schock di uno studio. Succederà pure in Italia?

Alessandro Gnocchi


La rivista mensile

francese Causeur, di cui sono un gran lettore e che potete scaricare dal web, nel numero di febbraio presenta un’inchiesta dal titolo Diventeremo tutti come il Belgio. Nessun pregiudizio verso questo Paese, ma solo un’analisi basata su un libro scritto sul tema dell’immigrazione da Alain Destexhe, senatore belga ed ex segretario generale di Medici senza frontiere.

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Kabobo devasta carcere e aggredisce agenti: ma non aveva "cambiato vita"?

Milano, 20 feb – A quanto pare Kabobo sente di nuovo le “voci”. L’anno scorso giornali come Repubblica avevano titolato commossi a proposito della “nuova vita di Adam Kabobo”: studiava, lavorava in carcere, si stava curando. Ma evidentemente non si è mai sopito il mostro incontrollabile che agita l’anima dell’immigrato ghanese, che l’11 maggio del 2013 scese in strada e uccise, armato di piccone, tre donne e ferì due uomini: l’altro ieri, nel carcere di Opera dove sta scontando una pena detentiva di 20 anni, il pluriomicida è esploso in un accesso di furia devastatrice talmente incontenibile che la polizia penitenziaria si è vista costretta a chiedere l’autorizzazione per sedarlo con un’iniezione di tranquillanti.

La procedura per ottenere questo permesso è però macchinosa e costellata di lungaggini burocratiche: l’autorizzazione al trattamento sanitario obbligatorio (il famoso Tso) va chiesta al Comune, che valuta di caso in caso se approvare o meno la procedura. Nel frattempo, gli agenti non hanno potuto fare altro che contenere alla bell’e meglio il furore folle dell’immigrato, cercando di evitare, per quanto possibile, di trovarsi lungo la traiettoria dei suoi fendenti impazziti. E quando il consenso al trattamento è arrivato, non è di certo stato facile bloccare Kabobo per praticargli l’iniezione. Continua a leggere

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I "false flag" della settimana

 “Il più pericoloso antisemitismo è tornato nel cuore dell’Europa…E’ la stessa feroce dinamica da cui si originavano i pogrom in Russia ai tempi  degli zar, in Germania al tempo dei nazisti,  nei paesi arabi – da Baghdad a Tripoli – negli anni Quaranta e Cinquanta”. Cosi, il direttore della Stampa Maurizio Molinari, ha voluto  dedicare un fondo di suo …

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fonte – https://www.maurizioblondet.it/?email_id=2564&user_id=13803&urlpassed=aHR0cHM6Ly93d3cubWF1cml6aW9ibG9uZGV0Lml0L2ktZmFsc2UtZmxhZy1kZWxsYS1zZXR0aW1hbmEv&controller=stats&action=analyse&wysija-page=1&wysijap=subscriptions

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Gratteri: "La 'Ndrangheta, ramificazioni sottovalutate"

RENDE (16.2.2019) – C’è un’organizzazione terroristica sovranazionale in contatto con le mafie, i consigli comunali sciolti per infiltrazioni saranno ancora di più, la criminalità organizzata emergente è quella albanese, finanziarie lombarde in prima fila nel riciclaggio, le mafie potrebbero influenzare i media per screditare le istituzioni dello Stato. E poi ancora: le banche locali sono più condizionabili e l’informatizzazione del …

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fonte – https://www.maurizioblondet.it/gratteri-la-ndrangheta-ramificazioni-sottovalutate/

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Tiziano Renzi e Laura Bovoli, genitori dell'ex premier Matteo, agli arresti domiciliari

 
Le accuse sono bancarotta fraudolenta e false fatturazioni. L’ex leader del Pd annulla la presentazione del suo libro a Torino
I genitori di Matteo Renzi, Tiziano e Laura Bovoli, sono agli arresti domiciliari. Lo ha anticipato il Corriere della Sera.
Le misure sono state emesse dal gip di Firenze per bancarotta fraudolenta e per emissione e utilizzazione di fatture per operazioni inesistenti. Il provvedimento, eseguito dalla Guardia di Finanza, riguarda anche una terza persona, un imprenditore di Campo Ligure (Genova).
I tre, secondo quanto si apprende, sono stati nel tempo amministratori di fatto di tre società cooperative, due delle quali dichiarate fallite. Le ipotesi di reato contestate riguardano da un lato l’emissione, tra il 2013 e il 2018, di fatture per operazioni inesistenti all’interno di una delle società e, dall’altro, un’ipotesi di bancarotta fraudolenta che sarebbe stata commessa per le due altre società cooperative tra il 2010 e il 2013. Continua a leggere

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