Le vittime delle “marocchinate” denunciano la Francia

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Furono 300.000 gli stupri di donne, uomini e bambini italiani compiuti dal 1943 al ‘44 dalle truppe coloniali del Corp Expeditionnaire Français. Quella pagina si storia di riapre
 
Il nostro giornale lo aveva annunciato il 6 marzo scorso e l’Associazione Vittime delle Marocchinate presieduta da Emiliano Ciotti ha depositato, tramite lo studio legale dell’Avv. Luciano Randazzo, formale denuncia contro la Francia per le atrocità compiute dalle truppe coloniali francesi ai danni dei civili italiani durante l’ultima guerra. L’atto è stato presentato presso la Procure di Frosinone e Latina, presso la Procura Militare di Roma, il Comando Generale dei Carabinieri e l’Ambasciata di Francia.  
 
Furono 300.000 gli stupri di donne, uomini e bambini italiani compiuti dal 1943 al ‘44 dalle truppe coloniali del Cef (Corp Expeditionnaire Français) costituito per il 60% da marocchini, algerini e senegalesi e per il restante da francesi europei, per un totale di 111.380 uomini. A tali violenze seguirono spesso torture inimmaginabili e brutali omicidi, sia delle vittime, sia di tutti coloro che tentavano di opporvisi. Furono poi moltissimi i casi di malattie e infezioni veneree tanto da costituire una vera e propria emergenza sanitaria, come risulta dall’interpellanza parlamentare della deputata comunista Maria Maddalena Rossi dell’aprile 1952.  
La prime violenze si verificarono dopo lo sbarco in Sicilia, dove i magrebini del 4° tabor stuprarono donne e bambini presso Capizzi. Dopo lo sfondamento della Linea Gustav, in Ciociaria si toccò il culmine dell’aberrazione, ma le violenze proseguirono fino in Toscana. Non si trattò quindi delle “sole” 50 ore di completa impunità concessa ai goumiers, come riportava il proclama del loro generale Juin, ma di un anno intero.  
Secondo la denuncia, “appare incontrovertibile come da parte dello Stato italiano nessuna iniziativa sia mai stata adottata al fine di chiedere la punizione dei militari marocchini per i crimini contro l’umanità commessi sul territorio italiano, in particolare nella provincia di Frosinone e Latina”.  

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Terra Santa – Nuovi insediamenti illegali

Segnalazione del Centro Studi Federici

Nuovi insediamenti in Cisgiordania e riconoscimento del Golan: Israele sfida il diritto internazionale
 
Israele rilancerà estesi progetti edili ebraici in Cisgiordania. Lo ha anticipato su Twitter il super falco Avigdor Lieberman, ministro della Difesa del governo presieduto da Netanyahu. “La settimana prossima – ha scritto – sottoporremo al Consiglio superiore per la progettazione nella Giudea-Samaria (Cisgiordania) piani per la costruzione di 2.500 alloggi, 1.400 dei quali da realizzare subito”. “Estenderemo le costruzioni in tutta la Giudea-Samaria – ha aggiunto – da Nord a Sud, in insediamenti piccoli e grandi”.
 
Israele ha occupato militarmente Gerusalemme Est e la Cisgiordania nella guerra del 1967 e da allora ha costruito decine di insediamenti in un territorio che secondo il diritto internazionale  appartiene a quello che dovrebbe diventare lo Stato di Palestina, un’area che l’Onu riconosce appunto come “Territori occupati”.
 
Dall’inizio dell’amministrazione Trump Israele ha intensificato, secondo i rapporti presentati da alcune ONG,  la costruzione di nuove abitazioni e nuovi insediamenti nei Territori occupati, segno che la presenza di un governo amico come quello americano ha creato per Israele la condizione dal punto di vista internazionale per attuare una nuova fase di espansione edilizia.

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Siria: islamici dal cuore tenero per Israele

Segnalazione del Centro Studi Federici

Hanno bruciato vivi dei prigionieri, sgozzato centinaia di persone, praticato persino il cannibalismo. Eppure anche i terroristi islamici hanno un cuore: infatti, dopo aver occupato il campo dei profughi palestinesi a Yarmouk, in Siria, si sono preoccupati di cercare le salme di due soldati israeliani morti nel 1982 e sepolti nel cimitero del campo, consegnando poi le salme al governo di Tel Aviv per assicurare una sepoltura ebraica. Una storia così toccante (prudentemente censurata dagli organi di disinformazione di massa) degna del libro Cuore!
 
Yarmouk, terroristi riesumano cadaveri di soldati israeliani
Siria – Gruppi terroristici presenti nel campo profughi palestinese di Yarmouk hanno riesumato i cadaveri di soldati israeliani, a conferma della stretta cooperazione tra i terroristi e Tel Aviv.
Il canale di notizie al-Mayadeen in lingua araba ha citato il vice segretario generale del Fronte popolare per la liberazione della Palestina (Fplp), Tallal al-Naji, che ha dichiarato che l’Isil, il Fronte al-Nusra e i terroristi del Free Syrian Army hanno riesumato le tombe nel campo profughi di Yarmouk, nella periferia di Damasco, su ordine di Tel Aviv per trovare i cadaveri di soldati israeliani. L’ordine di trasferire i cadaveri dei soldati in Israele è stato emesso dal centro di comando israeliano.

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Mons. Benigni e San Gregorio VII


Segnalazione del Centro Studi Federici

Introduzione al capitolo della Storia Sociale della Chiesa di mons. Benigni dedicato al grande pontefice San Gregorio VII.
 
Errico IV e Gregorio VII (1073-85) fino a Canossa (1077).
 
L’elezione d’Ildebrando avvenne il giorno stesso in cui Alessandro II scendeva sotterra. Fu un’acclamazione di clero e di popolo che lo volle successore dei cinque papi che Ildebrando aveva animati alla riforma della Chiesa. Questa riforma maturava ormai irresistibilmente, e come sempre accade per un profondo movimento religioso, tendenze politiche vi penetravano e conducevano seco la dura lotta politica e sociale.
Quei settari della lotta erriciana che cavarono fuori l’accusa di simonia per l’elezione di Gregorio VII, erano miserabili calunniatori. Oggi non v’è storico savio che ne dubiti. La forza delle cose imponeva la scelta di chi aveva potentemente improvvisato il movimento dominatore.

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Il pittore dell’Ausiliatrice

Segnalazione del Centro Studi Federici

La vediamo con i suoi occhi. Tommaso Lorenzone, il pittore dell’Ausiliatrice
«Osservi com’è bella! Non è opera mia, no. Non sono io che dipingo. C’è un’altra mano che guida la mia. Dica a don Bosco che il quadro sarà bellissimo».
 
Nei primi mesi del 1865, il pensiero di don Bosco è assorbito dal grande quadro di Maria Ausiliatrice che dovrà campeggiare nel santuario. Ne affida l’esecuzione al pittore Lorenzone, e cerca di comunicargli tutto ciò che «vuole vedere» in quel quadro: 
«In alto Maria SS. tra gli Angeli, intorno a lei gli apostoli, i profeti, le vergini, i confessori. Nella parte inferiore i popoli delle varie parti del mondo che tendono le mani verso di lei e chiedono aiuto». 
Lorenzone lo lascia finire, poi: «E questo quadro dove vuole metterlo?» 
«Nella nuova chiesa». 
«E crede che ci starà? E dove trovare la sala per dipingerlo? Per trovare uno spazio adatto alle dimensioni che lei si immagina, ci vorrebbe piazza Castello!» 
Don Bosco dovette riconoscere che il pittore aveva ragione. Fu quindi deciso che attorno alla Madonna si sarebbero dipinti soltanto gli apostoli e gli evangelisti. Ai piedi del quadro sarebbe stato raffigurato l’oratorio. 

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1948 – 2018: la catastrofe del popolo palestinese

Segnalazione del Centro Studi Federici

Vita da profughi, la storia di Hejar e della sua famiglia
 
In questi giorni in Terra Santa, gli israeliani hanno celebrato l’indipendenza e i palestinesi la propria tragedia nazionale, che rileggiamo con gli occhi di Hejar Zghari, profuga a Betlemme.
 
Un cassonetto brucia, riempiendo l’aria d’un odore aspro. È un giovedì mattina e per le vie strette del campo profughi di Dheisha, alle porte di Betlemme, non c’è quasi nessuno. Hejar Zghari ci apre le porte della sua casa, circondata da altre costruzioni in cemento del campo, popolato da 15 mila rifugiati palestinesi.
 
Hejar ha 67 anni («Sono la prima nata della mia famiglia nel campo»), data alla luce in diaspora e cresciuta da profuga. Qui si è diplomata, si è sposata ed è diventata infermiera, mamma e nonna. Si presenta vestita con gli abiti tradizionali e un piatto di frutta: Racconta: «Sono originaria di Zakaria, tra Ramle e Hebron: il nostro era un villaggio di contadini, c’erano olivi, campi coltivati a cereali e frutteti. Lì sono nati i miei cinque fratelli. Mia madre e mio padre avevano una bella casa, tanti animali, conigli, pecore, capre. Quando arrivarono i sionisti furono cacciati via dal villaggio. Gli adolescenti e i giovani fino a 30-35 anni vennero fatti prigionieri. Molti di loro furono uccisi, anche una donna incinta fu assassinata. Il resto del villaggio, poco più di 1.500 persone, ne restò terrorizzato: scapparono tutti».

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Rassegna stampa a cura del C.S. Federici

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Iniziamo con una buona notizia
(26/3/2018) Mosul (Agenzia Fides) – Sono più di quattromila le famiglie di profughi cristiani ritornati a Mosul e nella Provincia di Ninive negli ultimi mesi, dopo che lo scorso 9 dicembre il Presidente iracheno Haider al Abadi aveva proclamato la sconfitta su tutto il territorio nazionale dei jihadisti dell’auto-proclamato Stato Islamico (Daesh). Lo ha dichiarato domenica 25 marzo Nawfal Hammadi, governatore della Provincia di Ninive. Hammadi ha anche specificato che la maggior parte di esse avevano trovato rifugio nella regione autonoma del Kurdistan iracheno, dopo che – tra il giugno e l’agosto 2014 – la conquista della regione da parte dei jihadisti di Daesh aveva aveva spinto i cristiani a fuggire dalle proprie case. Secondo Hammadi – che ha rilasciato le sue dichiarazioni a Press TV, la rete televisiva in lingua inglese legata all’Iran – il flusso di rientro dei profughi cristiani alle proprie case è destinato a riprendere con intensità quando si concluderà l’anno scolastico e accademico in corso.

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Le bufale nucleari dei signori della guerra

FILE PHOTO – U.S. President Donald Trump and Israeli Prime Minister Benjamin Netanyahu shake hands after Trump’s address at the Israel Museum in Jerusalem May 23, 2017. REUTERS/Ronen Zvulun
Segnalazione del Centro Studi Federici

I fondamentalisti neocon e l’Iran
 
Se gli Stati Uniti abbandonano l’accordo sul nucleare stipulato con l’Iran c’è il “rischio reale di una guerra”. A lanciare l’allarme è stato il segretario generale dell’Onu Antonio Gutierres in un’intervista alla Bbc.
Per Gutierres quell’accordo è stata una vittoria diplomatica e per abbandonarlo serve “un’alternativa”.
 
Il nodo non è l’accordo con l’Iran

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