Erdogan re del Mediterraneo. Eni costretta a lasciare Cipro

di Gian Micalessin
Erdogan re del Mediterraneo. Eni costretta a lasciare Cipro
Fonte: Il Giornale
Sconfitti e umiliati. A far girare il bollettino della disfatta italiana ci pensa il governo di Nicosia annunciando che Saipem 12000, la nave da ricerca dell’Eni bloccata dalla marina militare turca al largo di Cipro è «costretta a tornare indietro».
Un eufemismo dietro il quale si nasconde la triste realtà di un Mediterraneo assoggettato alla volontà del sultano Erdogan. Un sultano che ci ha imposto con prepotenza politica e tracotanza militare l’abbandono di quel blocco 3 della zona economica esclusiva di Cipro dove l’Eni era impegnata a cercare nuovi pozzi di gas su mandato di Nicosia. Un sultano contro il quale non hanno trovato il coraggio di alzare la voce né l’Italia, né l’Europa, né l’Onu. Ma partiamo dall’Eni. Prenderla a esempio della debolezza dell’Italia è fuori luogo.
L’Eni è sicuramente lo scrigno di molti e importanti interessi nazionali. E le sue prospezioni e le sue ricerche contribuiscono a garantire il fabbisogno energetico nazionale. Ma l’Eni è soprattutto un’azienda e deve render conto in primis ai suoi azionisti. Il piratesco arrembaggio di una Turchia pronta a muovere le sue fregate e a decretare un blocco navale mascherato da esercitazione militare costava all’Eni circa 600mila dollari al giorno. Proseguire in questa situazione in assenza di assicurazioni politico-diplomatiche da Roma – e soprattutto da Bruxelles e dall’Onu – veri garanti della legittimità della Zona Economica Esclusiva di Cipro – era impossibile. Più i giorni passavano e più i costi diventavano insostenibili. Continua a leggere

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Fake News, intervista a Enrica Perucchietti: "Sempre più vicini allo psicoreato"

di Enrica Perucchietti
Fake News, intervista a Enrica Perucchietti: "Sempre più vicini allo psicoreato"
Fonte: Redazione Web Macro
L’ultimo libro di Enrica Perucchietti può essere considerato un vero e proprio grido d’allarme. Parliamo di Fake News (Arianna Editrice), che si avvale della prefazione di Marcello Foa. La battaglia in corso contro le cosiddette fake news è, in realtà, per Perucchietti un ulteriore grande passo verso una forma moderna di psicoreato, voluta da forze governative che non accettano il pensiero controcorrente.
Un tema super-bollente soprattutto in questi tempi dove il termine fake news è diventato quasi di moda ma dietro ci sono realtà e nuovi rischi non sempre di facile interpretazione. Il libro intende essere una bussola proprio per capire meglio “chi e cosa c’è dietro”, come testimonia l’intervista che abbiamo fatto all’autrice.
Perché questo libro? Come autrice affermata, quali sono le esigenze che l’hanno portata a scrivere questo nuovo saggio critico?
Negli ultimi anni ho approfondito sempre di più il tema della manipolazione e del controllo sociale. L’attuale battaglia globale contro le fake news si inserisce in questo ambito: ritengo infatti che sia una forma di strumentalizzazione per convincere l’opinione pubblica a introdurre il reato d’opinione e soprattutto censurare l’informazione alternativa che si svolge soprattutto sul web. Il potere oggi, come il Grande Fratello orwelliano, sottomette le menti dei cittadini tramite il “controllo della realtà” e niente deve sfuggire alle maglie del suo dominio onnipervasivo. Il potere, cioè svuota le menti dei cittadini per riempirle con i propri contenuti: chi si oppone, chi dissente viene accusato di “psicoreato”. Nel libro, mostro come molte tematiche affrontate da Orwell in 1984 si sono o si stanno concretizzando.
Oggi chi non si allinea al pensiero unico e al politicamente corretto viene infatti perseguitato, rischia la censura e in futuro, grazie alle proposte politiche di cui parlo ampiamente nel libro, verrà punito con sanzioni se non addirittura con l’arresto. Continua a leggere

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I violenti e le parole ambigue

Segnalazione Arianna Editrice
di Ernesto Galli Della Loggia – 25/02/2018
I violenti e le parole ambigue
Fonte: Corriere della Sera
«Noi condanniamo qualsiasi violenza e da qualsiasi provenienza. Però non possiamo fare a meno di ricordare che l’Italia è una Repubblica fondata sull’antifascismo, che la nostra Costituzione è antifascista». Queste a un dipresso le parole di tanti esponenti dello schieramento di sinistra a commento dei gravissimi incidenti di Torino e in genere di quanto sta succedendo in molti luoghi d’Italia. Parole che per l’appunto ruotano intorno a una formula in questi giorni sentita e risentita: la nostra è una Costituzione antifascista.
Sta bene. Si dà il caso però che la storia — la storia ripeto e non già le nostre opinioni personali — dovrebbe farci chiedere: antifascista sì, ma di quale antifascismo? Come infatti sa chi ha letto qualche libro, la storia registra molti avvenimenti che non possono non porre qualche problema di contenuto quando si adopera il termine antifascismo. Erano certamente antifascisti, ad esempio, quelli che in Spagna incendiavano le chiese e passavano per le armi preti, anarchici e trotzkisti. Erano antifascisti quelli che nel 1939 pensavano che l’Unione sovietica avesse fatto benissimo ad annettersi i Paesi baltici e mezza Polonia dopo essersi messa d’accordo con Hitler, così come lo erano quelli che sul nostro confine orientale dal ’43 al ’45 gettarono qualche migliaia di italiani nelle foibe.
Antifascisti e per di più partigiani erano pure quelli dalla cui associazione (l’Anpi), non condividendone le idee di fondo, si staccarono i partigiani cattolici prima e poi quelli azionisti guidati da Parri nel 1948-49. Ancora: antifascisti a diciotto carati erano pure quelli che negli anni ‘50 non esitavano a definire «nazisti» gli Stati Uniti mentre non riservavano una sola parola di solidarietà, neppure una, agli antifascisti cecoslovacchi o ungheresi, solo pochi anni prima loro compagni nella Resistenza e ora mandati sulla forca con le accuse più inverosimili e infamanti dai regimi comunisti stabilitisi nei loro Paesi. E non si sono sempre proclamati antifascisti — a loro dire anzi del più «coerente» antifascismo — i terroristi delle Brigate rosse e di altre organizzazioni consimili? Continua a leggere

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Spagna: l’ideologia gender divide la galassia protestante


Segnalazione Corrispondenza Romana
Protestanti divisi in Spagna sull’ideologia Lgbt: da una parte i fautori della linea «inclusiva», dall’altra quelli della linea «biblica».
Tra i primi si collocano gli evangelici, che sono un po’ i “decani” del protestantesimo iberico, essendo stati fondati nella seconda metà del XIX secolo, e che rappresentano l’unione di gruppi storici come quelli di presbiteriani, metodisti, luterani e congregazionalisti. Hanno accolto con grande entusiasmo l’ideologia gender ed altri principi cardine del modernismo spinto.
Contro tale presa di posizione si pongono battisti, pentecostali, carismatici e avventisti, che insieme rappresentano poi il contesto più numeroso, in stretti legami con Stati Uniti e America Latina: loro sono decisamente contro l’ideologia gender in nome della dottrina biblica, che condanna con grande chiarezza gli atti omosessuali tanto nell’Antico quanto nel Nuovo Testamento. Per questo vengono bollati di «fondamentalismo» e di «conservatorismo retrogrado» dagli evangelici.
Lo scontro divenne evidente nel 2014, quando il Consiglio Evangelico di Madrid avviò le procedure per espellere quanti fossero pro-Lgbt, come gli evangelici, pur figurando loro tra i fondatori di tale organismo. In un’intervista concessa al blog Homoprotestantes (un nome che è tutto un programma, è il caso di dirlo), la “pastora” Esther Ruiz accusò il Consiglio Evangelico di «inquisizione» e di discriminazione verso una «chiesa plurale», quale quella da loro promossa col sostegno anche degli anglicani spagnoli, che si opposero all’espulsione degli evangelici, atto che, secondo loro, avrebbe scordato il «pluralismo proprio del protestantesimo e delle chiese della Riforma». Continua a leggere

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LA RISPOSTA di Mosca ALLA STRAGE DEI RUSSI IN SIRIA

di Maurizio Blondet

LA RISPOSTA di Mosca ALLA STRAGE DEI RUSSI IN SIRIA

Almeno due Su-57 (l’aereo di quinta generazione, l’F-35 russo, con una differenza: che funziona) sono apparsi sulla pista di Hmeinim da mercoledì.  Insieme a:  quattro Su-25 da appoggio tattico ravvicinato, quattro Su-35 d’interdizione aerea, e un a-50U di  sorveglianza e controllo dello spazio aereo.
Istruttive le reazioni Usa alla comparsa – dovremmo dire all’apparizione – del Su-57  nel teatro operativo. Il Pentagono: “La Russia non sta rispettando l’annunciato ritiro delle sue forze”  (sic), ma beninteso il Su-25  non…CONTINUA SU: https://www.maurizioblondet.it/la-risposta-mosca-alla-strage-dei-russi-siria/

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"Vi dico cosa sono davvero i centri sociali": parla il giudice Guido Salvini

di Guido Salvini
"Vi dico cosa sono davvero i centri sociali": parla il giudice Guido Salvini
Fonte: Libero Quotidiano
“Che cosa mi ha colpito di più in questi giorni? Le bombe con i chiodi a Torino contro i poliziotti”. A parlare è Guido Salvini, gip a Milano e giudice istruttore negli anni di piombo, e probabilmente anche lui verrà accusato a sinistra di essere un “fascista”. Intervistato dal Messaggero, la toga colpisce duro i centri sociali e gli antagonisti violenti: “Quelle bombe dimostrano la volontà di fare del male, non solo di manifestare in forma violenta”. Il paragone con gli Anni 70 secondo Salvini è eccessivo: “Allora si sparava e c’erano le stragi. Da molti anni non ci sono più morti causati da una guerra civile nelle strade.
La tensione oggi nasce dalla presenza alle elezioni, con un discreto seguito, di movimenti come Forza Nuova e CasaPound“. Anche in questo caso, però, l’allarme è esagerato. Laura Boldrini e Liberi e Uguali hanno già proposto di sciogliere quelle forze di estrema destra: “Non concordo – ribatte Salvini -. Si consegnerebbero alla illegalità non piccoli gruppi già al di fuori della legalità, ma decine di migliaia di persone. Oltretutto sarebbe incostituzionale”. Continua a leggere

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Vecchi e nuovi opposti estremismi

di Marcello Veneziani
Vecchi e nuovi opposti estremismi
Fonte: Marcello Veneziani
Piazzisti vs populisti
Vogliono farci credere che il tema del giorno sia fascisti contro antifascisti, o in subordine, il riaffiorare degli opposti estremismi. E invece il derby che si sta giocando in Italia è un altro: è piazzisti contro populisti.
Le quattro forze principali che si dividono il campo politico ed elettorale sono infatti due coppie asimmetriche.
Ci sono da un versante i populisti, i grillini e Salvini. E ci sono contro di loro due formidabili piazzisti, Berlusconi e Renzi. Poi ci sono le loro controfigure soft come Gentiloni, Di Maio, Tajani (Salvini non è dotato di protesi).
Se i populisti soffiano sul disagio della gente e sulla protesta antipolitica o antiimmigrati, i piazzisti fanno la loro propaganda porta a porta, puntano a prospettare mirabili vantaggi personali prima che sociali. Soldi qua, pensioni là, canoni tv graziati, sgravi prodigiosi, abbuoni miracolosi, dentiere, cibo per cani e gatti, trascurati i cavalli e i canarini.
Questo è l’avvilente spettacolo che abbiamo dinanzi. Continua a leggere

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Antifascismo e la strategia degli opposti estremismi

di Roberto Siconolfi
Antifascismo e la strategia degli opposti estremismi
Fonte: Roberto Siconolfi

Nel 2018 a distanza di quasi un secolo, parlare di anti fascismo, in assenza di fascismo sembra quasi imbarazzante se non fosse tragico. In un sistema così compiuto e raffinato, quale il neo-totalitarismo UE, l’anti fascismo è a tutti gli effetti uno strumento nelle mani delle élite per perpetrare il loro dominio. Tra l’altro, adesso che vi è un aumento di livello di consapevolezza popolare sul modus operandi dei poteri forti, tra cui le tecniche del divide et impera, ecco che a gonfie vele mainstream, intellighenzia, e socialdemocrazia armano le mani del “radicalismo anti fa”.

Ricordiamo che già negli anni ’60-’70 con l’Operazione Gladio i centri di potere politico, più o meno occulti, muovevano alternatamente i gruppi della sinistra o della destra extra-parlamentare per realizzare determinati piani governativi. Tuttavia già all’epoca esistevano voci critiche ed interessanti esperienze, seppur piccole che cercarono di superare determinati steccati, in nome di una più ampia lotta anti-sistema. Prendiamo gli esordi del Movimento Studentesco ad esempio, o le lucide analisi di Pasolini su anti fascismo e difesa della polizia. Continua a leggere

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"Bus della Libertà": censurato a Torino, accoglienza strepitosa a Verona!

di Filippo Savarese
Venerdì scorso stavamo viaggiando da Livorno verso Torino col Bus della Libertà: il grande pullman arancione contro l’ideologia Gender nelle scuole. La quinta tappa dopo quasi duemila chilometri. Già migliaia di Manuali per Genitori Protagonisti nelle Scuole distribuiti in giro. Eravamo tranquilli. Il Comune di Torino ci aveva autorizzato l’occupazione di suolo pubblico per sabato mattina. Avevamo persino già pagato il dovuto. Insomma, tutto regolare… o almeno, così credevamo. Una revoca vergognosa.
La situazione è precipitata quando l’Assessore alle Pari Opportunintà di Torino, Marco Giusta, si è “accorto” che stavamo arrivando in città. Sai, lui era il presidente locale dell’Arcigay. Una delle più potenti associazioni LGBT d’Italia. Non ha tollerato che potessimo esprimere liberamente il nostro pensiero nella “sua” Torino.
E così… ha alzato la cornetta. Ha chiamato gli Uffici del Comune. Ha chiesto che ci fosse revocata l’autorizzazione. E ha ottenuto la revoca! Scandaloso.
Proprio cosìa meno di 24 ore dalla manifestazione, il Comune di Torino ci ha revocato l’autorizzazione (già pagata!) perché l’ex presidente dell’Arcigay e ora Assessore alle Pari Opportunità (paradossale!) non condivide le nostre opinioni. Hanno scritto, nero su bianco, che la nostra campagna non assicura il rispetto dei valori della Costituzione. Vi rendete conto? Per difendere la Costituzione (secondo loro), ci negano i più elementari diritti costituzionali.

IMG-20180225-WA0031-01.jpegMa noi abbiamo deciso di fermarci ugualmente, violando deliberatamente la revoca del Comune. Disobbedienza civile! Continua a leggere

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Il vero problema delle Ong? Politico, non (solo) morale

DA DOMANI, MERCOLEDI 21 FEBBRAIO A SABATO 24 FEBBRAIO 2018 IL SITO WWW.AGERECONTRA.IT  SARA’ OFF-LINE PER LA SECONDA MANUTENZIONE PREVISTA. CI SCUSIAMO CON I NOSTRI LETTORI PER IL DISAGIO. TORNEREMO LUNEDI 26/02 

di Fulvio Scaglione
Il vero problema delle Ong?  Politico, non (solo) morale
Fonte: Gli occhi della guerra
Io ero e resto convinto che nei primissimi anni Novanta Willy Huber, che allora dirigeva l’ospedale di Save the Children a Mogadiscio, in Somalia, mi abbia salvato la vita. In più, ho avuto decine di contatti, e in qualche caso rapporti profondi, con esponenti di Ong in varie parti del mondo. Figuriamoci quindi se posso avere una posizione preconcetta nei confronti del cosiddetto “volontariato”.
Però una crisi è una crisi. E quella attuale è assai profonda, e non riguarda solo i colossi travolti dallo scandalo come Oxfam o quelli che si stanno autodenunciando perché avevano già preso provvedimenti e non vogliono finire nel tritacarne come Save the Children o Medici senza Frontiere. Tanto profonda che la Charity Commission, l’ente che per conto del governo inglese sorveglia le Ong, denuncia di ricevere ogni anno oltre mille segnalazioni di abusi sessuali, che riguardano organizzazioni grandi, piccole e minuscole. Ed è chiaro che il cittadino di buona volontà, il cittadino-donatore ma anche il cittadino che paga le tasse e vede il proprio governo affidare decine di milioni alle Ong, fa in fretta a farsi una domanda: se questi, ad Haiti o altrove, usavano l’organizzazione come sede per le orge, chissà che fine facevano i miei soldi.

Per questo paiono molto ingenui, quando non ipocriti, gli inviti che ora compaiono sulla stampa nazionale e internazionale a non confondere i pochi che sbagliano con i tanti che agiscono onestamente, perché si rischia di cancellare risorse che vanno comunque a favore di popolazioni colpite da calamità naturali, guerre, carestie e così via. È vero, verissimo. Ma succederà comunque. Quando saltò fuori che i loro uomini rubavano, grandi e storici partiti che avevano fatto la storia d’Italia finirono a pezzi. E a nessuno venne in mente di risparmiarli perché avevano contribuito a costruire il Paese e a dare benessere agli italiani.

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