La caccia al fascista comincia all'anagrafe: "Sono ben 276 i milanesi di nome Benito"

Lombardia Progressista spulcia gli elenchi elettorali: “Risultato inquietante”
Milano – C’è chi vuole demolire i monumenti costruiti nel Ventennio, c’è chi propone di cambiare i nomi alle strade intitolate agli uomini del Regime.
di Luca Fazzo
E chi si spinge ancora più in là, utilizzando gli elenchi elettorali per lanciare un nuovo allarme sulla recrudescenza fascista: c’è in giro troppa gente che si chiama Benito.
Pazienza se in spagnolo Benito vuol dire Benedetto, se un martire con questo nome si festeggia il 23 agosto; e pazienza, sul versante opposto, se a rendere popolare nell’Ottocento il nome fu la luminosa figura di Benito Juarez. Niente da fare. Di Benito per gli indignati dell’anagrafe ce n’è stato uno solo, Mussolini. E che centinaia di milanesi (e verosimilmente qualche migliaio di italiani) si ostinino a chiamarsi come il Duce, senza sentire il dovere civico di correre a farsi sbattezzare, diventa un segno del persistere nel paese di sentimenti antidemocratici.
A prendersi la briga di andare a spulciare gli elenchi elettorali di Milano alla ricerca degli omonimi del maestro di Predappio è stato uno dei sostenitori della lista «Lombardia Progressista», l’ala gauchiste dello schieramento che sostiene la candidatura di Giorgio Gori alle prossime elezioni regionali. Come gli sia venuto il ghiribizzo, il fan di Gori non lo spiega. Ma ieri ha pubblicato su Facebook i risultati della sua ricerca, sotto il simbolo della sua lista. «Ho avuto modo di consultare – scrive – l’elenco degli elettori di Milano e ho cercato quelli che avevano Benito” nel nome proprio. Questo è l’inquietante risultato». E via, con l’elenco dettagliato: fortunatamente senza cognomi. Continua a leggere

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Cattivi maestri in campo con la scusa del fascismo

Si grida al pericolo nero (che non c’è) e salgono in cattedra l’ex Br Paroli e l’ideologo Toni Negri
di Giampaolo Iacobini
A scuola di antifascismo: tornano in cattedra i cattivi maestri. C’è chi preferisce scrivere libri e chi, come una volta, non rinuncia alla prima fila dei cortei.
L’onda lunga dell’antifascismo 2.0 riporta a galla figure antiche. Toni Negri, ad esempio: filosofo teorizzatore della violenza come elemento di destrutturazione del sistema capitalistico, negli anni Settanta fu tra i maître à penser di Potere Operaio ed Autonomia Operaia. Condannato a 12 anni per associazione sovversiva e concorso morale nella fallita rapina ad una banca che il 5 dicembre 1974 si concluse con l’uccisione d’un carabiniere da parte di estremisti rossi, fu eletto in Parlamento coi Radicali prima di espatriare in Francia per sfuggire al carcere. Rientrò in patria nel 1997. Dal 2003 gira il mondo come consulente (ingaggiato anche dall’ex presidente venezuelano Ugo Chavez) e conferenziere. E domani sarà a Roma per presentare «Galera ed esilio Storia di un comunista», scritto nel 2015. «Un’autobiografa intellettuale senza precedenti, il racconto di una vita, di un pensiero, di una generazione, d’una stagione di lotte non ancora concluse», recita l’invito, sorvolando sui caduti sotto i colpi della tesi della violenza come strumento di liberazione, oggi sostituita dalla passione per il movimento no global, «una specie di comunismo a-scientifico», dice Negri in alcune interviste, «che servirà ad abbattere l’attuale impero, fatto dalle relazioni economiche internazionali». Continua a leggere

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Emma Bonino: «La mia battaglia per l’Europa e i migranti, contro il debito e le panzane»

CATTIVI MAESTRI
Segnalazione Linkiesta

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Parla la storica esponente radicale, leader della lista +Europa: «Le promesse di questa campagna elettorale sono tutte a debito, così si prende in giro la gente. I migranti? La strumentalizzazione politica non aiuta ma la gente non è stupida. Il ritorno del fascismo? Attenzione a minimizzare troppo». (di Francesco CancellatoLEGGI)

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Sull'immigrazione, i 5stelle come Soros: no ai muri e sì alle quote obbligatorie Ue

Fabio Massimo Castaldo, vicepresidente grillino dell’europarlamento, contro i Paesi di Visegrád: “Un’Unione di Stati e di popoli deve imporre delle regole”

Immigrazione, i 5stelle con Soros: abbattere i muri e imporre quote obbligatorie

Fabio Massimo Castaldo

Secondo il Movimento 5 stelle il problema dell’invasione lo si risolve abbattendo i muri, in primis quello creato dai Paesi di Visegrád (Polonia, Ungheria, Slovacchia e Repubblica Ceca), e imponendo il sistema delle quote obbligatorie di clandestini, previsto dal piano di sostituzione etnica di George Soros, che secondo molti è l’eminenza grigia che sta dietro i grillini, almeno sul tema dell’immigrazione. Questo è ciò che ha proposto mercoledì, durante un colloquio con l’agenzia giornalistica Dire, il vicepresidente dell’europarlamento Fabio Massimo Castaldo, deputato europeo del Movimento 5 Stelle. nonostante le critiche al Regolamento di Dublino, che prevede che il clandestino presenti richiesta d’asilo esclusivamente nel primo Paese europeo in cui arriva, gli eurodeputati dell’M5S non ne hanno votato la riforma in sede Ue qualche mese fa. Perché? “Non abbiamo potuto votare la riforma – ha risposto Castaldo – perché lasciava irrisolte due questioni. Il tema dei migranti economici e la complessità delle procedure di redistribuzione, che scattano solo quando le strutture statali arrivano al 150% dell’accoglienza”.
Il pentastellato attacca i Paesi di Visegrád che “hanno fatto muro”. La soluzione, per il vicepresidente dell’Europarlamento è il ricollocamento, che “vorremmo fosse strutturale e automatico, e soprattutto obbligatorio e preventivo. Finora ha funzionato in modo parziale, e con grandi ritardi: solo di recente sono state completate quote che erano state stabilite nel 2015″. L’obbligatorietà del ricollocamento non va contro la posizione del Movimento, che tiene molto alla sovranità degli Stati? “Anche avere una moneta unica pone il problema della sovranità” è la replica di Castaldo. “Se dobbiamo essere un’Unione di Stati e di popoli, ci deve essere un’applicazione della sovranità e delle regole in ogni caso. Non si può chiedere di applicare in modo ferreo le regole in campo economico e monetario, e poi quando si parla di solidarietà che, ricordo, è un principio dei trattati europei, non un mero auspicio, vedere che Paesi come Francia e Spagna si chiamano fuori. Nel periodo dell’emergenza migratoria ci hanno persino chiuso i porti. Insomma serve coerenza”. Quindi, no alla sovranità italiana e sì a quella europea.

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Pamela Mastropietro e l'orrore di Macerata, il generale Basilicata: "Così colpisce e uccide la mafia nigeriana"

Risultati immagini per Pamela Mastropietrodi Simona Pletto
Il bestiale delitto consumato nella mansarda degli orrori a Macerata, la mattanza inflitta da tre africani sul cadavere della bella 18enne Pamela Mastropietro, fatta a pezzi il 30 gennaio scorso e chiusa dentro a due valigie abbandonate sul ciglio della strada e tutto questo senza ancora un perché, ha puntato i riflettori su un’allarmante realtà: la mafia nigeriana. Gruppi criminali che continuano a distinguersi per le modalità particolarmente aggressive con le quali commettono reati.
Una struttura ben organizzata e radicata, secondo il generale Antonio Basilicata, capo reparto preventivo della Direzione investigativa antimafia (Dia). Basilicata guida anche la Divisione analisi, dove si studiano le strutture criminali e mafiose straniere.
Generale, si sta parlando molto di mafia nigeriana. Come si sta muovendo nelle nostre città?
«Il fenomeno è noto da anni. C’è addirittura una sentenza della Cassazione del 2007 che ha riconosciuto a queste organizzazioni criminali il 416 Bis. Stessa sentenza è stata emessa nei tribunali di Torino, Brescia, Milano. Poi ci sono i casi come Castel Volturno, dove nel 2008 si sono messe in seria relazione due sodalizi criminali e sono morti sei nigeriani. Questo perché si muovono come affiliati alla mafia, a volte in alcune città del sud stringono anche accordi con i clan, con le cosche, in altre agiscono in modo autonomo, facendo leva solo sui legami con i connazionali. La differenza rispetto alla mafia italiana è che i nigeriani esaltano la componente mistico-religiosa».  Continua a leggere

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L'antimafia: "La Nigeria? Non collabora"

L’ex procuratore Roberti: ha siglato accordi sulle espulsioni e non li rispetta
di Lodovica Bulian
«Sapete che abbiamo una comunità criminale nigeriana in Italia che fa paura? Ma i nigeriani in Italia non commettono reati in danno di soggetti italiani.
Loro si fanno le guerre tra di loro, trafficano in droga, prostituzione, ma non attaccano il territorio. Speriamo non accada». Sono passati solo pochi mesi da quando l’allora procuratore nazionale Antimafia, Franco Roberti, avvertiva in audizione il comitato parlamentare Schengen, della pericolosità della criminalità proveniente dalla Nigeria. E quel timore si è realizzato a Macerata. L’allarme sul fenomeno nigeriano sta nel carattere violento, nel metodo mafioso unito a riti sacrificali, e nella capacità di queste associazioni a delinquere di nutrirsi delle masse di migranti dall’Africa. E nel fatto che i sodalizi nigeriani appaiono «ancora più strutturati delle mafie italiane». Continua a leggere

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L'ideologia dell'Identico

di Alain de Benoist
L'ideologia dell'Identico
Fonte: Il giornale del Ribelle
Contro che cosa ci si deve ribellare al giorno d’oggi? Di fronte all’ascesa del pensiero unico, di fronte al gonfiarsi di un’onda straordinaria di ciò che non esitiamo a chiamare il conformismo planetario, di fronte alle diverse patologie che affliggono le nostre società, di fronte alle varie minacce che su di esse gravano e che oscurano il loro avvenire, non c’è che l’imbarazzo della scelta. Mi sembra tuttavia che la maggior parte di questi fenomeni ai quali tentiamo di opporci abbia una causa comune. Mi sembra cioè che questi fenomeni si rivelino come conseguenze di un’ideologia ben precisa, secolare e multiforme, che propongo di chiamare “l’ideologia dell’Identico”. L’ideologia dell’Identico è un’ideologia che si sviluppa a partire da ciò che c’è di comune in tutti gli uomini. Più precisamente, si sviluppa tenendo conto solamente di ciò che gli uomini hanno in comune ed interpretandolo come l’Identico, e ciò significa, in altre parole, che una tale ideologia non può che aspirare all’appiattimento. L’Ideologia dell’Identico fa spesso riferimento all’uguaglianza, ma ad un’uguaglianza puramente astratta: in assenza di un criterio preciso che permetta di determinarla concretamente, l’uguaglianza non è altro, infatti, che un diverso nome dell’Identico. L’ideologia dell’Identico considera dunque l’uguaglianza universale tra gli uomini come un’uguaglianza in sé, slegata da ogni elemento di concretezza che permetterebbe di accertarla. È un’ideologia allergica a tutto ciò che specifica e caratterizza la singolarità, che interpreta ogni distinzione come potenzialmente spregiativa, che considera le differenze contingenti, transitorie, inessenziali o secondarie. Il suo motore è l’idea di Unico, che è ciò che non sopporta l’Altro, e intende ridurre tutto all’unità: Dio unico, civiltà unica, pensiero unico. […] Continua a leggere

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"Tra gli indagati 400 contatti" Ecco la rete che lega i nigeriani

I pm indagano sui contatti tra i tre nigeriani fermati per la morte di Pamela a Macerata: tra i tre oltre 400 contatti in poche settimane
di Chiara Sarra
Chiamate e messaggi per un totale di oltre 400 contati in due mesi. Tanti sono i fili che collegano Innocent OseghaleDesmond Lucky e Awelima Lucky, i tre nigeriani in carcere per la morte di Pamela Mastropietro a Macerata.
Come racconta il Corriere, soltanto il 30 gennaio – giorno del ritrovamento del corpo – tra Innocent e Desmond ci sono state ben diciassette chiamate. “Abbiamo parlato solo di scommesse, io non ci sono mai entrato nell’appartamento di via Spalato. Non ho ucciso Pamela, non l’ho neanche mai conosciuta”, avrebbe detto agli inquirenti il secondo fermato. Eppure proprio lui avrebbe portato a casa di Oseghale una delle due valigie in cui è stato nascosto il cadavere fatto a pezzi di Pamela. Il gip, oltre a spiegare che sia Desmond sia Lucky devono rimanere in carcere per il pericolo di fuga e per la gravità di quello di cui sono accusati, avrebbe anche sottolineato come ai fini della decisione siano state prese in considerazione le ragioni di ordine pubblico collegate alla vicenda. È rimasto invece zitto davanti al gip Awelima, che si è avvalso della facoltà di non rispondere. Continua a leggere

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Se le molestie sono umanitarie. Crolla il mito di un'altra Ong

Dopo Oxfam anche Medici senza frontiere ammette: “Da noi 24 casi di abusi, 19 operatori già licenziati”
di Fausto Biloslavo
E adesso salta fuori che pure i duri e puri di Msf, i Medici senza frontiere, hanno le mele marce in casa, che si sono macchiati di molestie e abusi sessuali.
Solo lo scorso anno la potente Ong ha registrato 24 casi a luci rosse, in gran parte fra membri dello staff. Non è escluso, però, che riguardino pure personale locale assoldato in zona di guerra o emergenza. Non solo: Msf ammette che due casi coinvolgono direttamente le vittime «cioè pazienti o membri della comunità» dove intervengono i Medici senza frontiere. Non ha la schiena poi così dritta la grande Ong, che ci porta i migranti dei barconi in casa rifiutando di firmare il codice di condotta del Viminale e denuncia gli stupri nei centri di detenzione in Libia come se fosse colpa dell’Italia. Continua a leggere

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In Libano pronte a schierarsi tutte le formazioni della Resistenza

Le milizie sciite irachene si dichiarano pronte a trasferirsi in Libano in caso di guerra con Israele e si preparano a difendere il paese dei cedri da una prossima aggressione israeliana.
Negli ultimi mesi, diversi responsabili delle milizie sciite irachene hanno visitato il sud del Libano.

Un think tank israeliano non ha escluso, da parte sua, una implicazione del movimento iracheno Al Nuyaba in quella che è stata definita una disputa tra Iran ed Hezbolah da una parte e Israele dall’altra. Al Nuyaba è una formazione che forma parte del “Hashid al Shaabi” il poderoso esercito sciita adeestrato dall’Iran, e possiede grandi capacità militari che ha utilizzato con efficacia contro il gruppo terrorista del Daesh.

Il Centro di informazioni sull’Intelligence israeliana ha pubblicato il 24 dicembre una informativa che descriveva i profondi vincoli tra l’ Al Nuyaba e Irán ed il movimento Hezbolá. “Al Nuyaba è un importante gruppo sciita che dispone di profonde radici nell’Iraq”, ha affermato l’informativa, che aggiunge che il movimento iracheno si incarica di garantire la sicurezza della frontiera siriano-irachena e la rotta Damasco-Baghdad.In caso di guerra di Israele contro il Libano, risulta probabile che queste milizie, assieme con quelle di altri paesi, viaggeranno nel sud del Libano e nel Golan siriano per combattere al fianco di Hezbollah contro Israele. Questo potrà garantire una corrente continua di combattenti su questo fronte.
In uno dei suoi recenti discorsi, il segretario generale di Hezbollah, Sayyed Hassan Nasralá, ha voluto avvisare Israele contro qualsiasi avventurismo militare nel sud del Libano. “Se Israele attacca il Libano, si troverà di fronte ad un Esercito completo di combattenti della causa della Resistenza che faranno fronte comune contro Israele”, ha puntualizzato Sayyed Nasralá.
Forze d’Intervento Rapido

Nel frattempo, l’Iran e la Russia stanno costruendo e addestrando una “forza di dispiegamento rapido” d’elite basata sugli sciiti iracheni. Una delle sue funzioni sarà quella di espandere il fronte contro Israele sia in Siria che in Libano. Si prevede che il prossimo arrivo in Siria della forza sciita irachena possa essere utilizzato per staccare una sezione per il servizio sul confine israelo-libanese. Il mese scorso un capo della milizia sciita irachena si è recato in Libano per ispezionare le posizioni israeliane su quel confine.Il gruppo iracheno è composto da 5.000 combattenti sciiti, che stanno seguendo un corso speciale di addestramento in Siria. Sono stati scelti da due milizie sciite irachene ad alte prestazioni: uno è il Nujaba di Kaabil (movimento della parte di Dio), che è la versione irachena del libanese Hezbollah ed è diretto da Sheikh Akram al-Kaabi. Dispone di quattro sottounità, la Brigata “Ammar Ibn Yasir”, la Liwa al-Hamad — Lode Brigata, la Liwa al-Imam al Hassan al-Mujtaba — l’Imam Hssan il Prescelto e la Brigata di Liberazione del Golan. Le altre milizie sono le Forze di Abud al-Fadl al-Abbas.

La grande differenza tra questa forza d’élite irachena e le altre milizie sciite che il comando unito della Resistenza schiera in Siria è che questa sarà dotata di una forza aerea, secondo le fonti di intelligence di Israele. Gli ufficiali delle forze aeree russe e iraniane stanno allestendo un’unità di aviazione  formata da elicotteri da combattimento, composta da mezzi di assalto russo Mil Mi-17 e cargo choppers, nonché da elicotteri da attacco Shaed 285 iraniani.La maggior parte della nuova forza dovrebbe essere pronta per iniziare a spostarsi verso ovest nel corso di aprile e attraversare la Siria del sud-est nelle regioni di Abu Kamal e Deir ez-Zour entro l’inizio di maggio al più tardi. Finora, le forze americane schierate nell’Iraq occidentale e nella Siria sud-orientale, al centro di Al Tanf, hanno usato l’aviazione aerea e il fuoco dell’artiglieria per controllare  l’avanguardia che proviene dal confine siriano.

Hezbollah in Jaroud Aarsal
© SPUTNIK. ZAHRAA EL-AMIR

Inutile dire che questa nuova realtà cambia lo scenario strategico del Medio Oriente e suscita profonda preoccupazione nei comandi israeliani. I responsabili militari di Tel Aviv sono ormai al corrente che la situazione è radicalmente cambiata e alle forze israeliane non sarà più consentito di compiere incursioni nel territorio del Libano dove troveranno ad aspettale un fronte compatto di forze che ha già dimostrato la sua efficacia nella lotta contro i terroristi del Daesh (ISIS) ben armati ed equipaggiati grazie agli apporti forniti da Arabia Saudita e servizi di intelligence USA.L’Asse della Resistenza (Hezbollah-Siria-Iran) si è di fatto ulteriormente potenziato con l’apporto di queste  forze sciite irachene che avranno il  loro peso nell’equilibrio della regione.
Fonte: Controinformazione.info

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