Come il potere controlla i media e fabbrica l’informazione per ottenere il consenso

Segnalazione Arianna Editrice
di Enrica Perucchietti
Come il potere controlla i media e fabbrica l’informazione per ottenere il consenso
Fonte: luogocomune
Federico Dal Cortivo per Italiasociale.net intervista Enrica Perucchietti autrice del saggio «Fake News. Dalla manipolazione dell’opinione pubblica alla post-verità. Come il potere controlla i media e fabbrica l’informazione per ottenere il consenso»  uscito ieri, 19 marzo, per Arianna Editrice.
D: Dott.ssa Perucchietti, il suo saggio esce quasi in concomitanza con l’annuncio del Viminale che in vista delle elezioni politiche partirà il nuovo servizio in rete di segnalazione di notizie false ( fake news), basterà al cittadino entrare nel nuovo sito della Polizia Postale, e fare clic su un pulsante rosso virtuale e «denunciare le notizie che a nostro parere sembrano bufale». Una sua prima impressione su come funzionerà il «nuovo servizio pubblico» e se avrà una ricaduta sulle imminenti elezioni politiche, dalla pubblicazione dei memoriali contro gli avversari alle fake news si potrebbe dire…
R: Il discorso è molto delicato. In estrema sintesi, però possiamo pensare che possa in futuro valere come una raccolta dati e dall’altro come un sistema di censura per imbavagliare il web puntando progressivamente a censurare i siti scomodi e l’informazione alternativa. Credo che questo servizio rientri all’interno di una campagna sempre più agguerrita contro le fake news che ha però come obiettivo non la tutela dell’opinione pubblica, quanto il controllo sociale.
Una volta ricevute le segnalazioni, un team dedicato del Cnaipic, un organismo specializzato della Polizia postale verificherà attentamente attraverso l’impiego di tecniche e software specifici e, in caso di accertata infondatezza, pubblicherà una smentita. In che modo, mi chiedo, si deciderà quali contenuti sono veri e quali falsi? Fino a che punto si spingerà questo sistema? Non lo sappiamo. Sappiamo però che in Europa la guerra alle fake news si sta facendo sempre più accesa e ancora pochi ricercatori, intellettuali e giornalisti si stanno opponendo a tutto ciò. Qualcosa di simile, infatti, sta avvenendo anche in Francia: nella conferenza stampa di inizio anno, Macron ha annunciato un progetto di legge per combattere le fake news e rafforzare il controllo dei contenuti su internet in periodo elettorale. Continua a leggere

Condividi

Giappone, 10mila richieste d'asilo nel 2016: accettate solo 28 (PRENDERE ESEMPIO!)

http://img2.tgcom24.mediaset.it/binary/articolo/ansa/91.$plit/C_2_articolo_3123975_upiFoto1F.jpg?20180218123713

Le nazionalità d’origine più ricorrenti: sette afghani, quattro etiopi, tre eritrei e due del Bangladesh

CONTINUA SU:
http://www.tgcom24.mediaset.it/mondo/giappone-10mila-richieste-d-asilo-nel-2016-accettate-solo-28_3123975-201802a.shtml Continua a leggere

Condividi

Imbroglio e ipocrisia: le due narrazioni (farlocche) di Iran e Israele

Segnalazione Linkiesta

Image

Imbroglio e ipocrisia: le due narrazioni (farlocche) di Iran e Israele

Netanyahu a Monaco dice che l’Iran è la maggiore minaccia al mondo (bum!). E gli Israeliani da sempre si dipingono come un piccolo paese indifeso. Falso. D’altra parte l’Iran ha le sue ipocrisie, la sua voglia di egemonia. E la sua visione (perdente) sulla questione palestinese. (di Fulvio ScaglioneLEGGI)

Continua a leggere

Condividi

UN TENTATIVO RUSSO DI SEDARE LO STRESS PRE-TRAUMATICO DI BIBI

https://www.maurizioblondet.it/wp-content/uploads/2018/02/netanyahu-dron.jpg

Diversi lettori sono allarmatissimi  per il titolo apparso su SputnikNews: “La Russia sarà al fianco di Israele in caso di attacco da parte dell’Iran”.  Cosa succede? Un rovesciamento di alleanze? …

CONTINUA SU:
https://www.maurizioblondet.it/estremo-un-tentativo-russo-sedare-lo-stress-pre-traumatico-bibi/?t=1&cn=ZmxleGlibGVfcmVjcw%3D%3D&refsrc=email&iid=4f01498333ec43f9bb6f20e61ac9981e&fl=4&uid=974325840&nid=244+272699400 Continua a leggere

Condividi

Rivista americana svela “l'arma più potente” della Corea del Nord

Kim Jong-un (foto d'archivio)
I servizi segreti possono essere uno strumento efficace nelle mani di Pyongyang in caso di conflitto armato nella penisola coreana, scrive The National Interest.
Come osservato dalla rivista con riferimento ad un rapporto del Pentagono, la Corea del Nord ha due strutture di servizi segreti responsabili delle attività di intelligence. La prima è impegnata nelle operazioni di ricognizione e segrete all’estero. La seconda agenzia è responsabile del controspionaggio. Tuttavia ci sono altre due agenzie che operano in Corea del Sud.

Secondo gli analisti, la divisione dello Stato Maggiore dell’esercito nordcoreano, l’organo principale per lo spionaggio all’estero, è stata creata a immagine dei servizi segreti delle forze armate dell’Unione Sovietica. Questo dipartimento è composto da sei unità incaricate di condurre operazioni segrete, attività nel cyberspazio, raccolta di informazioni all’estero nel dialogo intercoreano.

La rivista sottolinea che i servizi segreti sono uno dei pilastri fondamentali delle forze della Corea del Nord. Gli esperti ritengono che gli agenti nordcoreani siano in grado di operare con successo all’estero. Ad esempio i servizi segreti di Pyongyang sono dietro l’omicidio di Kim Jong-nam, fratello maggiore di Kim Jong-un.

Riassumendo The National Interest definisce spietati i servizi segreti della Corea del Nord e osserva che possono essere utilizzati con successo in caso di conflitto nella penisola coreana.

Continua a leggere

Condividi

Nasce un nuovo gruppo jihadista formato da cinesi e palestinesi

Quei cinesi che combattono con IsisC’è un filo rosso sangue che collega la Siria alla Cina passando per la Palestina. Un filo che si snoda tra i paesaggi montuosi della provincia di Idlib, continua tra i campi profughi palestinesi, per giungere fino alla regione settentrionale dello Xinjiang. Qui vivono gli uiguri, un’etnia turcofona di religione islamica, da sempre in aperto contrasto col regime di Pechino, accusato di persecuzioni a sfondo razziale e religioso.
Da quando è iniziato il conflitto siriano migliaia di musulmani cinesi hanno deciso di abbandonare le proprie terre (che loro definiscono Turkestan Orientale) per seguire il richiamo del jihadismo internazionale. In Siria hanno costituito un battaglione, Katibat al-Ghuraba al Turkistan (KGT), composto per la quasi totalità da cinesi. A differenza degli altri jihadisti stranieri, gli uiguri non si spostano da soli, ma portano con sé mogli e figli. Nel corso del conflitto hanno costituito un’unità a sé stante all’interno della galassia islamista. Spesso alleati con Al-qaeda e affini, altre volte hanno invece preferito agire di comune accordo con lo Stato Islamico. Chi ha avuto modo di incontrarli in questi anni li ha descritti come un gruppo estremamente chiuso in cui quasi nessuno parla la lingua araba. Abu Dardaa al-Shami, membro del gruppo estremista Jund al-Aqsa, ha dichiarato che gli uiguri «combattono come leoni nelle offensive terrestri. Lo posso dire con certezza dopo aver combattuto con loro in tante battaglie al Nord».
Molto attivi sui social media, gli uomini del KGT si dicono pronti a combattere fino alla morte e con ogni probabilità terranno fede a questa promessa visto non potranno tornare in patria da vivi. Negli ultimi mesi sono stati proprio gli uiguri a tenere alto il morale di tutte le forze ribelli trincerate a Idlib, i cinesi sono i primi a gettarsi nella mischia e gli ultimi a ritirarsi. Lentamente, ma in maniera inesorabile, il KGT è stato in grado di imporsi tra i ranghi dei gruppi jihadisti attivi in Siria come vero e proprio leader dell’ultima sacca di resistenza ribelle a Idlib. Continua a leggere

Condividi

Macron ora vuole istituire il Grande Imam di Francia

L’illusione bonapartista di MacronSegnalazione di F.F.
Combattere il fondamentalismo islamico attraverso l’integrazione. È questo l’obiettivo del capo di Stato francese Emmanuel Macron che, come spiega in un’intervista al Journal de Dimanche, sta prendendo in considerazione una completa riorganizzazione dell’Islam.
“Il mio obiettivo e riscoprire cosa giace nel cuore della laicità, ovvero la possibilità di credere come di non credere, allo scopo di salvaguardare la coesione nazionale e la possibilità di avere la libertà di coscienza religiosa” – ha affermato Macron – “non chiederò mai a nessun cittadino francese di credere ‘moderatamente’ nel suo Dio. Non avrebbe molto senso. Ma chiederò a tutti, costantemente, di avere l’assoluto rispetto per tutte le leggi della Repubblica”.
Come riporta il settimane francese, il progetto di riforma è al vaglio dell’Eliseo ma il presidente transalpino ha già annunciato quali saranno i punti salienti. Tra questi non manca l’istituzione di un “Grande Imam di Francia” – sul modello del Rabbino capo – in grado di rappresentare l’autorità morale dell’Islam di fronte allo Stato.
A suggerire a Macron questa soluzione è Hakim El Karoui, considerato uno dei più influenti analisti dell’Islam francese.  Secondo lui, infatti,  “è arrivato il momento di affidare l’organizzazione alla nuova generazione di musulmani francesi”.  Per questo raccomanda che la Fondazione per l’Islam in Francia, creata in passato dal primo ministro socialista Manuel Valls, sia affiancata da una nuova associazione incaricata della formazione degli imam e dei loro stipendi, e del finanziamento dei luoghi di cultoContinua a leggere

Condividi

Trinariciuti smemorati

Segnalazione del Centro Studi Federici

Istria. Perchè l’Anpi scorda gli antifascisti massacrati dai comunisti?
Fiume, Dalmazia. Foibe ed esodo. Memorie e amnesie. Il 10 febbraio l’Italia ricorda la tragedia dell’Adriatico “amarissimo”. Una data tonda e fissa ma da sempre poco amata dall’Italia “ufficiale”.
Nulla di nuovo: è difficile per gli eredi di De Gasperi e Togliatti, Nenni e Moro, Pertini e Jotti ricordare dignitosamente un capitolo sporco del dopoguerra, una vergogna della storia repubblicana. Meglio minimizzare, silenziare, scivolare. Qualche corona, qualche frase di circostanza, un minuto scarso sui TG. Poi basta. Basta con il passato. Meglio le canzonette, i calciatori, i finti cuochi, le mignotte. L’eterno presente.
Nulla di strano: per questa democrazia senza qualità la memoria è insopportabile. Troppo faticoso spiegare che settant’anni fa, sul confine orientale un piccolo pezzo d’Italia venne spezzato; troppo imbarazzante raccontare perchè e come trecentomila italiani furono costretti a fuggire dalle loro case; impossibile onorare quei trentamila che rimasero stritolati dal terrorismo jugo-comunista. Meglio non far sapere che una civiltà intera — la piccola patria istro-dalmatica che si allungava da Capodistria a Fiume, da Traù a Cattaro — venne inghiottita dall’ideologismo e annientata. Senza pietà.

Continua a leggere

Condividi

Il prossimo conflitto e i “camerieri” del potere atlantista


Segnalazione di F.F.
di Luciano Lago
Gli orologi della Storia stanno segnando l’ora delle scoppio di un nuovo grande conflitto che coinvolgerà inevitabilmente la Russia e l’Iran da una parte, Gli Stati Uniti con la Nato, Israele l’Arabia Saudita dall’altra parte.
Il conflitto potrebbe scoppiare con molta probabilità in Siria con l’intervento di USA e NATO a favore di Israele che si sente minacciata dall’esito della guerra siriana, ma non è escluso che la scintilla di un nuovo conflitto possa accendersi in Europa, in Ucraina, dove gli USA ed il Canada stanno fornendo armi sofisticate al governo di Kiev che sta cercando lo sbocco di una guerra per la riconquista del Donbass in modo da eludere i gravissimi problemi in cui si trova il paese sull’orlo del collasso economico e sociale.
I neocons di Washington vogliono a tutti i costi provocare un conflitto con la Russia e con l’Iran e per questo premono sull’Amministrazione Trump perchè compia i passi necessari con il massiccio concentramento di armi attuato dalla NATO nel Baltico, in Polonia e Romania, sotto i confini russi in modo che gli USA siano pronti a sferrare il primo colpo (nucleare) sulle basi in territorio russo.
I segnali ci sono tutti, dal vertiginoso aumento delle spese militari, dalla corsa all’acquisto delle scorte di armi e munizioni, alla preparazione di rifugi antiatomici negli Stati Uniti, alla predisposizione di missili tattici nelle nuove basi dell’Est Europa. D’altra parte la politica estera USA è ormai nelle mani di un gruppo di guerrafondai che hanno come priorità quella di riaffermare l’egemonia unilaterale di Washington e fermare l’ascesa della Russia, della Cina e dell’Iran. Continua a leggere

Condividi

Le liste nere che la democratica Europa ignora

Segnalazione di Stefano Valdegamberi

https://cdnit2.img.sputniknews.com/images/425/54/4255417.jpg

Il 30 dicembre scorso il giornalista e politologo Alexei Martynov con visto regolare è stato respinto alla frontiera italiana perché bloccato nel Sistema di Informazione Schengen dal governo polacco. Nel Consiglio Regionale del Veneto chiedono di fare chiarezza in merito. Le liste nere che la democratica Europa ignora.

CONTINUA SU:
https://it.sputniknews.com/opinioni/201802185666798-liste-nere-europa-russia-respinto-giornalista-russa-guerra-fredda/ Continua a leggere

Condividi
1 115 116 117 118 119 120 121 137