Disponibile il numero 158 di Sursum Corda – 5×1000

Sul sito è disponibile il numero 158 (del giorno 28 aprile 2019) di Sursum Corda®.
– CoIndice del Numero 158 di Sursum Corda, 28 aprile 2019 municato numero 158. La donna rattrappita e l’uomo idropico;
– Alcune questioni conviviali;
– Preghiera a San Giorgio per vincere la battaglia;
– Papa San Pio X sulle Processioni e sulle Rogazioni;
– Estratto dall’Enciclopedia Cattolica sulle Rogazioni.
 
fonte – https://www.sursumcorda.cloud/tags/numero-158.html

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SPIEGARE LA MISERICORDIA DI DIO

 

Spiegare la misericordia di DioChe cos’è la misericordia di Dio? (da «I Tesori di Cornelio ALapide»)
Come proprietà della luce è illuminare, così proprietà di Dio è avere pietà delle sue creature, diceva San Nilo (Vit. Patr.). La misericordia è virtù naturale e divina; il Sommo bene è sommamente misericordioso e benefico. Perciò il Salmista pone al di sopra di tutte le opere di Dio la misericordia: – Miserationes eius super omnia opera eius (Psalm. CXLIV,9). San Pietro ci esorta a benedire Dio Padre, a ragione della grande misericordia per cui impulso ci ha rigenerati alla speranza viva: Benedictus Deus et Pater Domini nostri Iesu Christi, qui secundum misericordiam suam magnani regeneravit nos in spem vivam! (I Petr. I,3). Finalmente la Chiesa così si volge a pregare Dio nella liturgia: «O Signore Iddio, del quale è cosa tutta propria aver sempre pietà e perdonare, ricevete favorevole la nostra domanda» – Deus cui proprium est misereri semper et parcere, suscipe deprecationem nostram.
Grande e senza confini è la misericordia di Dio: 1° Per la sua causa efficiente, perché viene da Dio e dal suo amore immenso per noi; 2° Per l’oggetto che ci presenta. Dio ci ha dato il Figliuol suo Unigenito, per mostrarci quanta abbondanza egli spande, per mezzo di lui, le sue misericordie sopra di noi; 3° Per il soggetto al quale si applica. Noi non siamo altro che vermi della terra, carichi di peccati e di miserie. Egli ci ha chiamati a sé e resi capaci di ricevere la sua grazia e la sua gloria. In questo senso dice il Salmista, che «l’abisso invoca l’abisso» – Abyssus abyssum invocat (Psalm. XL1, 7). L’abisso delle miserie umane invoca l’abisso delle misericordie divine; 4° Per la moltitudine dei doni che ci ha fatto. Chi infatti potrebbe enumerare le grazie ed i favori di cui ci ha colmati e continuamente ci ricolma Dio? Questo faceva dire a Sant’Agostino: 0 Signore, io ho dalla vostra misericordia tutto ciò che sono; infatti che cosa ho fatto io, per cui meritassi di vivere? Che cosa ho fatto, per meritarmi di potervi invocare? Nessuno si può paragonare a voi in misericordia; da voi, o Dio mio, misericordia mia, ho ricevuto l’essere, da voi ho ricevuto l’essere buono (Conc. 11, in Psalm. LVIII); 5° Rispetto ai luoghi e ai tempi. Infatti si estende a tutti gli uomini di tutti i tempi e di tutti i luoghi, secondo quelle parole del profeta: «La terra è piena della misericordia del Signore» – Misericordia Domini piena est terra (Psalm. XXXII,5). Per i santi questa misericordia dura in eterno; 6° Per il fine a cui tende, che è di condurci al regno dell’eterna gloria. Davide, rapito in estasi alla considerazione della misericordia divina, dice: «Voi avete, o Signore, moltiplicato in immenso la vostra misericordia» – Multiplicasti misericordiam tuam (Psalm. XXXV,7).
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Per vivere secondo Dio, che cosa dobbiamo fare?

32. Per vivere secondo Dio, che cosa dobbiamo fare? Per vivere secondo Dio dobbiamo credere le verità rivelate da Lui e osservare i suoi comandamenti con l’aiuto della sua grazia, che si ottiene mediante i sacramenti e l’orazione.
61. Che cosa sono i comandamenti di Dio? I comandamenti di Dio o Decalogo sono le leggi morali che Dio nel Vecchio Testamento diede a Mosè sul monte Sinai, e Gesù Cristo perfezionò nel Nuovo.
62. Chi trasgredisce i comandamenti di Dio pecca gravemente? Chi deliberatamente trasgredisce anche un solo comandamento di Dio in materia grave, pecca gravemente contro Dio e, perciò, merita l’inferno.
63. Che ci ordina il primo comandamento: “Io sono il Signore Dio tuo: non avrai altro Dio fuori di me”? Il primo comandamento: “Io sono il Signore Dio tuo: non avrai altro Dio fuori di me”, ci ordina di essere religiosi, cioè di credere in Dio, di amarlo, adorarlo e servirlo.
64. Che ci proibisce il primo comandamento? Il primo comandamento ci proibisce l’empietà, la superstizione, l’irreligiosità, l’eresia e l’ignoranza colpevole delle verità della fede.
65. Che ci proibisce il secondo comandamento: “non nominare il Nome di Dio invano”? Il secondo comandamento: “non nominare il Nome di Dio invano”, ci proibisce di nominarlo senza rispetto, di bestemmiare, di fare giuramenti falsi o illeciti.
66. Che ci ordina il secondo comandamento? Il secondo comandamento ci ordina di avere sempre riverenza per il nome di Dio, e di adempiere i voti e le promesse giurate.
67. Che ci ordina il terzo comandamento: “ricordati di santificare le feste”? Il terzo comandamento: “ricordati di santificare le feste”, ci ordina di onorare Dio nei giorni di festa, con atti di culto esterno, dei quali per i cristiani l’essenziale è la Santa Messa.
68. Che ci proibisce il terzo comandamento? Il terzo comandamento ci proibisce nei giorni di festa le opere servili e qualunque opera che ci impedisce il culto di Dio.
69. Quali opere si dicono servili? Si dicono servili i lavori manuali propri, degli artigiani e degli operai.
70. Che ci ordina il quarto comandamento: “onora il padre e la madre”? Il quarto comandamento: “onora il padre e la madre”, ci ordina di amare, rispettare e ubbidire i genitori e i nostri superiori in autorità.
71. Che ci proibisce il quarto comandamento? I quarto comandamento ci proibisce di offendere i genitori e i superiori in autorità e di disubbidirli. Continua a leggere
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Le Vittorie di Gesù Salvatore nella Sua risurrezione e la grande vittoria del cristiano

Breve omelia. «Surrexit, non est hic» (san Marco, XVI). Dopo i giorni del lutto ecco il giorno del gaudio e dell’allegrezza. Oggi, nella Chiesa risuonano parole di giubilo, echeggiano cantici di trionfo, i quali indicano l’eccesso della sua gioia dopo le lacrime e dopo il dolore. «Haec dies quam fecit Dominus» (Salm., 117). Gli uomini chiamano col nome «di loro giornata» quelle giornate in cui ebbero delle vittorie, o compirono belle azioni e gesta gloriose. Con maggiore ragione questo gran giorno, possiamo proclamarlo il giorno del divin Salvatore. Se nei passati giorni abbiamo visto l’Uomo-Dio vinto dagli sforzi dei Suoi nemici, oggi lo ammireremo, ce lo rappresenteremo come un vittorioso che trionfa: 1.° Della morte, sotto la quale aveva dovuto soccombere, e che ci dà sicurezza certa di risorgere un dì al pari di Lui. 2.° Dell’infedeltà, in cui i Suoi Apostoli e tutti gli uomini sarebbero eternamente rimasti senza la Sua risurrezione. 3.° Del demonio, allora incontrastato padrone del mondo. 4.° Del peccato, che fu la causa della morte di Gesù, benché fosse innocente, come fu la causa della morte di tutti gli uomini. Niente è più valido per arrestare i nostri disordini, o fedeli, che il pensiero della risurrezione di Gesù e della nostra. Sono queste le quattro vittorie più segnalate che riporta in questo gran giorno Nostro Signore Gesù Cristo. Sono questi i motivi che giustificano anche ora la grande allegrezza della Chiesa. Ora nella risurrezione di Gesù noi vediamo insieme un miracolo ed un esempio: un miracolo per la nostra fede, un esempio per la nostra vita. E l’esempio che ci dà Gesù vittorioso della morte, dell’infedeltà, del peccato è di imitarLo anche noi nel riportare la nostra più grande vittoria. Quale è questa grande vittoria? Lo Spirito Santo c’insegnerà «che l’uomo paziente è da preferire al forte; e che chi domina il proprio cuore, vale assai più di chi espugna le città» (Prov., XVI, 32). Chi è veramente potente? Chi riporta belle ed utili vittorie? Colui che resiste al demonio, che vince il mondo, che doma le passioni, che soggioga se stesso. Questa è la risposta che ci dà oggi Gesù Cristo col Suo esempio, e che risuona dalla Sua infallibile parola. (…) I santi Padri s’accordano: «Camminiamo sulle orme di Gesù Cristo, dice sant’Agostino, e se noi sappiamo vincere le nostre passioni ed i nostri vizi, se le costringiamo a stare a noi soggette, ce ne facciamo scala per salire in alto» (Sermone de Ascens.). E san Bernardo: «Una specie di martirio molto meritorio è mortificare e vincere, con lo spirito, le opere della carne; il martirio del ferro e del fuoco pare più terribile, ma quello è più doloroso per la sua durata» (Serm. 4.° de Ascens.). Animo, dunque, o atleti di Gesù Cristo; combattiamo da valorosi il buon combattimento; lotta al male, al peccato, morte dell’anima; lotta al demonio; lotta al mondo. Per la fede, per la immortalità, per la Vita eterna!
[Dal Prontuario del Predicatore, Houdry – Porra, Vol. IV, parte I, pag. 552 e seg., Imprimatur 1934].
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Disponibile il numero 157 di Sursum Corda, 21 aprile 2019

INDICE
– Comunicato numero 157. Urgenza del cambiamento di mente;
– (Con gli auguri di Santa Pasqua);
– Orazione a Maria Regina dei Martiri;
– Papa Leone XII, Qui pacem, Omelia della Domenica di Pasqua, 1826;
– Dizionario di teologia dommatica. La Risurrezione di Cristo.

fonte – https://www.sursumcorda.cloud/settimanale/indici-sursum-corda/2150-indice-del-numero-157-di-sursum-corda-21-aprile-2019.html

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CATECHISMO – Della Pasqua di Risurrezione

Della Pasqua di Risurrezione
69. Qual mistero si celebra nella festa di Pasqua?
Nella festa di Pasqua si celebra il mistero della Risurrezione di nostro Signore Gesù Cristo, ossia il ricongiungersi della sua santissima anima al corpo dal quale era stata separata per la morte, e la nuova sua vita gloriosa ed immortale.
70. Perché la festa di Pasqua si celebra dalla Chiesa con tanta solennità ed allegrezza e si continua per tutta l’ottava?
La festa di Pasqua si celebra dalla Chiesa con tanta solennità, e si continua per tutta l’ottava, a motivo dell’eccellenza del mistero, che fu il compimento della nostra redenzione, ed è il fondamento della nostra religione.
71. Gesù Cristo ci ha redenti colla morte; come dunque la sua Risurrezione è il compimento della nostra redenzione?
Gesù Cristo colla sua morte ci liberò dal peccato e riconciliò con Dio; per mezzo poi della sua Risurrezione ci apri l’entrata all’eterna vita.
72. Perché si dice che la Risurrezione di Cristo è il fondamento di nostra religione?
La Risurrezione di Cristo si dice il fondamento di nostra religione, perché ci venne data da Gesù Cristo istesso come prova principale di sua divinità e della verità della nostra fede. Continua a leggere

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Surrexit Dominus de sepulcro, alleluja

RZ8B2263Centro studi Giuseppe Federici – Per una nuova insorgenza
Surrexit Dominus de sepulcro, alleluja
Auguri a tutti per la festa della Resurrezione di Nostro Signore Gesù Cristo.
“Come desti dallo squillo di vittoria del divino Risorto e irradiati dai suoi mistici fulgori, voi siete qui convenuti, di letti figli e figlie, per unire i vostri osanna all’esultanza dei cori angelici: Exsultet iam Angelica turba caelorum (Praecon. pasch.). Il potente coro del vostro giubilo, che riecheggia in questo sacro luogo, così ricco di alte e animatrici memorie cristiane, è una mirabile strofa del perenne inno che la Chiesa canta da due millenni al suo divino Re, vincitore della morte” (Pio XII, Pasqua 1956).

fonte – http://www.centrostudifederici.org/surrexit-dominus-de-sepulcro-alleluja/

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PIO ESERCIZIO IN MEMORIA DELLE TRE ORE DI AGONIA DI N. S. GESÙ CRISTO

 

IMG-3177Con rescritto del 26 Agosto 1814 Pio VII ha conceduto in perpetuo a tutti i fedeli l’indulgenza di 300 giorni applicabile anche alle anime del Purgatorio ogni volta che divotamente praticheranno il seguente divoto esercizio in memoria dell’agonia di nostro Signor Gesù Cristo.

Deus in adiutorium meum intende.

Domine ad adiuvandum me festina.

Gloria Patri et Filio, etc.

Parole di Gesù dette dalla Croce:

PRIMA PAROLA

Padre, perdonate loro, perché non sanno ciò che si fanno.

Adoramus, te Christe, et benedicimus tibi.

Quia per sanctam Crucem tuam redemisti mundum.

Caro Gesù, che per mio amore agonizzate sulla croce a fine di pagare con le vostre pene il debito dei miei peccati, ed aprite la vostra divina bocca per ottenermene il perdono dall’eterna giustizia, abbiate pietà di tutti i fedeli agonizzanti e di me quando sarò in quell’estremo; e per li meriti del vostro preziosissimo sangue sparso per la nostra salute, dateci dolore si vivo delle nostre colpe che ci faccia spirare le anime nostre nel seno della vostra infinita misericordia.

Tre Gloria Patri, etc.

Miserere nostri, Domine, miserere nostri.

Mio Dio. credo in voi, spero in voi, amo voi, e mi pento d’avervi offeso co’ miei peccati.

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Giovedì Santo

Pubblichiamo, per aiutare la vostra pregheira e riflessione, in questo giorno che ricorda l’istituzione dell’Eucarestia e del Sacerdozio,  alcuni estratti dall’opera del Cardinale di Milano Ildefonso Shuster ( A. I. SCHUSTER, Liber Sacramentorum. Note storiche e liturgiche sul Messale Romano – III. Il Testamento Nuovo).

GIOVEDÌ  SANTO

Stazione in Laterano

La basilica del Salvatore presso la quale sin dal V secolo i Sommi Pontefici stabilirono l’ordinaria loro residenza, reclama quest’oggi l’onore dei riti solenni coi quali la Chiesa inizia appunto in questo giorno la solennità pasquale. Altra volta le messe erano tre, una la mattina per la riconciliazione dei pubblici penitenti, l’altra per la consacrazione dei sacri Olii destinati all’unzione degli infermi ed al Battesimo, la terza infine in sull’imbrunire per la commemorazione della Cena del Signore e la Comunione pasquale. Si comprende quindi perché la stazione invece di celebrarsi a San Pietro, che allora stava fuori del recinto urbano, si tenesse più comodamente in Laterano.
Oggi il rito è meno complesso, ed essendo andata in disuso la disciplina della pubblica penitenza, gli Olii santi si consacrano nella stessa messa della Comunione pasquale. Continua a leggere

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Messaggio Urbi et Orbi di Pio XII, Pasqua 1957

Centro studi Giuseppe Federici – Per una nuova insorgenza

Comunicato n. 34/19 del 18 aprile 2019, Giovedì Santo
 
Messaggio Urbi et Orbi di Pio XII, Pasqua 1957
 
Ancora una volta una moltitudine immensa « di ogni lingua e popolo e nazione » (Apoc. 5, 9) riempie questa maestosa piazza, la quale, diletti figli e figlie, par che tutti vi stringa e vi unisca. E con voi, presenti in ispirito, sono i milioni di altri fedeli, che devotamente ascoltano la Nostra voce.
Brilla ai vostri occhi una luce nuova, risuona nei vostri cuori un inno di gioia e di gloria : lo cantano mille e mille voci, lo accompagnano le armonie degli organi, lo diffondono nell’aria, sui monti e nelle valli, gli squilli delle campane. È Pasqua. È il giorno che ha fatto il Signore per la nostra esultanza, per la nostra letizia : « Haec dies, quam fecit Dominus: exsultemus et laetemr in ea» (in Off. Domin. Resurrect.).
Sa il Signore come vorremmo penetrare in ogni casa, passare attraverso tutte le corsie degli ospedali, sostare benedicenti accanto ad ogni culla, chinarCi con tenerezza su ogni sofferenza; vorremmo poter liberare tutti da ogni timore, per donare a tutti la pace, per riempire tutti di gaudio. Purtroppo non è possibile fare quanto brameremmo; e allora Ci restringeremo a rivolgervi la Nostra parola, a confidarvi — come abbiamo fatto le altre volte — qualche pensiero natoCi in cuore durante la Nostra meditazione.
Si sono appena spenti gli echi del « Praeconium paschale », e Noi abbiamo ancora nell’animo un particolare motivo fra i tanti che si inseguono, si intrecciano e si fondono in ardita armonia. Dopo l’invito all’esultanza, rivolto all’angelica turba dei cieli, alla terra, alla madre Chiesa e ai popoli tutti, l’attenzione del canto liturgico si ferma sulla notte che precedette la risurrezione del Signore. Notte vera, notte di passione, di angoscia, di tenebre; eppure notte beata: « vere beata nox »; perchè sola meritò di conoscere il tempo e l’ora nella quale Cristo risorse da morte, ma soprattutto, perchè di essa fu scritto: la notte s’illuminerà come il giorno: « et nox sicut dies illuminabitur ». Continua a leggere
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