Teologia Politica n° 83. La tassazione non può compensare il deficit causato da un’amministrazione improvvisata

Studiando i principali punti programmatici dell’estinto Centro Politico Italiano, abbiamo notato che al § 11, citato la scorsa settimana, si legge: «L’imposizione da parte dell’Autorità statale di tributi fiscali è giustificata dalla rispondenza dei suoi servizi alle esigenze del bene comune e deve incidere in misura equamente progressiva sui redditi di capitale nei confronti di quelli di lavoro. Realizzate queste premesse deve ripristinarsi nella coscienza pubblica, anche nei confronti delle leggi fiscali, il concetto che queste, quando sono giuste e giustamente applicate, obbligano in coscienza». (cf. Nuova All., Quad. VIII, p. 29).
Proviamo ad approfondire, sebbene con sintesi. L’imposta è quel tributo (o quella tassa) che lo Stato preleva dalla ricchezza privata per coprire le proprie spese e per provvedere ai servizi pubblici (che non necessariamente devono essere tutti immediati). Due sono i soggetti coinvolti: la legittima Autorità ed il suddito, pertanto duplice ne è il suo aspetto morale. È di necessità naturale l’esistenza dello Stato che deve avere come suo fine il bene comune dei cittadini, quindi deve avere i mezzi, anche economici, per poterlo concretamente conseguire. Può accadere che lo Stato non riesca ad ottenere altrimenti (p. es. vendendo energia al confinante) questi mezzi, totalmente od in parte, cosicché capiamo che ha il diritto naturale, entro certi limiti, di esigere i tributi dai propri sudditi

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fonte – https://www.sursumcorda.cloud/articoli/teologia-politica/1367-teologia-politica-n-83-la-tassazione-non-puo-compensare-il-deficit-causato-da-un-amministrazione-improvvisata.html

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Il delitto rituale nella penna di mons. Benigni

Centro studi Giuseppe Federici – Per una nuova insorgenza

Comunicato n. 31/19 del 9 aprile 2019, Santa Cleofa
 
Il delitto rituale nella penna di mons. Benigni
 
Segnaliamo con piacere la pubblicazione da parte di “Sursum Corda” dello studio di mons. Umberto Benigni sull’omicidio rituale giudaico, tratto dalla “Storia Sociale della Chiesa”, Volume IV, Tomo 1, Appendice III, Israele, pagg. 369-387.
Ricordiamo la ristampa dell’opera di mons. Benigni da parte del Centro Librario Sodalitium:
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Disponibile il numero 155 di Sursum Corda

Sul sito è disponibile il numero 155 (del giorno 7 aprile 2019) di Sursum Corda®. Il settimanale si può scaricare gratuitamente nella sezione download dedicata ai soli Associati e Sostenitori.

– Comunicato numero 155. Gesù va a pranzo da un Fariseo;
– Orazione a San Vincenzo Ferreri, Confessore;
– Vita e detti dei Padri del deserto: Giovanni il Persiano (parte 1);
– Papa Pio XII: Roma centro e madre della civiltà cristiana;
– Papa Pio XII: Non moechaberis! – Il «matrimonio in film»;
– Papa Pio XII: Alcuni insegnamenti sul settimo dei Comandamenti.
FONTE – https://www.sursumcorda.cloud/settimanale/indici-sursum-corda/2132-indice-del-numero-155-di-sursum-corda-7-aprile-2019.html
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Papa Pio XII sull’uso immorale del matrimonio e sulla contraccezione

• Spesso il bambino non è desiderato; peggio, è temuto; come potrebbe in tale condizione esistere ancora la prontezza al dovere? Qui il vostro apostolato [il Papa sta parlando direttamente alle ostetriche] deve esercitarsi in una maniera effettiva ed efficace: innanzi tutto, negativamente, rifiutando ogni cooperazione immorale; quindi anche positivamente, rivolgendo le vostre cure delicate a dissipare i preconcetti, le varie apprensioni o i pretesti pusillanimi, ad allontanare, per quanto vi è possibile, gli ostacoli anche esteriori, che possono rendere penosa l’accettazione della maternità. Se non si ricorre ai vostri consigli e al vostro aiuto che per facilitare la procreazione della nuova vita, per proteggerla e incamminarla verso il suo pieno sviluppo, voi potete senz’altro prestare la vostra cooperazione; ma in quanti altri casi si fa invece ricorso a voi per impedire la procreazione e la conservazione di questa vita, senza alcun riguardo ai precetti dell’ordine morale? Continua a leggere

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Breve storia dell'Islam raccontata dal Dottore della Chiesa Sant'Alfonso

Da Sant’Alfonso Maria de’ Liguori, «Storia delle Eresie» (Parte III, Cap. IV), «Verità della Fede» (Cap. VII – Eresie del secolo VII), ed altri luoghi.
Maometto, fondatore di questa setta micidiale, quella Maomettana, che ha infettato la maggior parte del mondo cristiano, nacque in Arabia all’anno 568 (La Mecca, 570 circa – Medina, 8 giugno 632), secondo il Fleury, da una nota famiglia.
Morto il padre, fu avviato all’arte del mercanteggio da uno zio. All’età di 28 anni, fu preso prima come fattore e poi come marito da una vedova nobile e ricca, chiamata Khadīja. Fu educato nell’idolatria, ma più avanti con gli anni maturò l’idea di cambiare religione e di farla così cambiare a tutti gli arabi, che erano idolatri, propagando, come egli sconsideratamente sosteneva, la religione antica di Adamo, di Abramo, di Noè e dei profeti, fra i quali Maometto annoverava anche Gesù Cristo.
Finse per molto tempo di aver colloqui familiari con l’Arcangelo san Gabriele nella grotta d’Hira, situata poco distante dalla Mecca, dove egli spesso si ritirava. Nell’anno 608, avendo Maometto raggiunto i 40 anni, cominciò a proclamarsi profeta ispirato da Dio, e per tale si fece riconoscere inizialmente dai suoi parenti e domestici; quindi cominciò a predicare in pubblico nella Mecca, riprovando l’idolatria.
La gente non ascoltava le sue parole, richiedendogli qualche miracolo a conferma della sua missione dal mandato divino. Maometto rispondeva che egli era mandato da Dio non a far miracoli, ma solo a predicare la verità. Con tutto ciò, l’impostore, nel suo Alcorano, vanta d’aver fatto un miracolo, ma molto ridicolo; dicendo che, «essendo caduto un pezzo della luna (…), egli aveva saputo racconciarlo: e perciò poi l’imperio dei Maomettani ha l’impresa della mezza luna». Continua a leggere
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Cuori infranti

Centro studi Giuseppe Federici – Per una nuova insorgenza

Comunicato n. 29/19 del 2 aprile 2019, San Francesco da Paola

Il primo divorzio contenzioso nella repubblica italiana di un non matrimonio tra due donne.

L’assegno di mantenimento per il primo “divorzio contenzioso” di una coppia omosessuale
Fino a qualche giorno fa le unioni civili italiane erano state sciolte consensualmente. Cioè, nessun contenzioso.
Ma è accaduto che due donne legate da un’unione civile non abbiano raggiunto un accordo consensuale e quella economicamente più forte abbia chiesto il divorzio giudiziale, conclusosi con una sentenza storica.
Protagoniste due donne che già convivevano stabilmente dal 2013 e che avevano potuto perfezionare il loro vincolo solo nel 2016, grazie alla Legge Cirinnà sulle unioni civili. Normativa che sostanzialmente equipara questo istituto al matrimonio, ma consente di accedere subito al divorzio senza passare dalla fase della separazione.
In Italia il procedimento di scioglimento di un’unione civile è infatti molto semplice: basta andare dall’ufficiale di stato civile del proprio Comune e comunicare che la coppia non ha più intenzione di stare insieme; dopo tre mesi, si passa direttamente al divorzio.
Fino a qualche giorno fa le unioni civili italiane erano state sciolte consensualmente. Cioè, nessun contenzioso. Ma è accaduto che due donne legate da un’unione civile non abbiano raggiunto un accordo consensuale e quella economicamente più forte abbia chiesto il divorzio giudiziale, conclusosi con una sentenza storica.
Il Tribunale di Pordenone ha stabilito che la coniuge economicamente più forte deve corrispondere un assegno di mantenimento di 350 euro al mese a quella più debole, somma che aumenterà se la donna più fragile dovesse decidere di lasciare la casa che insieme abitavano.
Il Giudice di Pordenone ha così motivato la sentenza: la coniuge più debole aveva lasciato la propria città d’origine e un lavoro più remunerativo per trasferirsi a Pordenone e stare insieme alla compagna/moglie, con cui aveva ristrutturato e arredato un immobile divenuto la casa familiare; le due donne avevano convissuto per alcuni anni.
Del resto, se per le coppie unite civilmente non è previsto l’obbligo di fedeltà, è previsto invece l’obbligo reciproco all’assistenza morale e materiale e alla coabitazione. Entrambe le parti sono quindi tenute, ciascuna in relazione alle proprie sostanze e alla propria capacità di lavoro professionale e casalingo, a contribuire ai bisogni comuni.
Dunque, equiparazione delle coppie unite civilmente alle coppie sposate anche nella fase di scioglimento del vincolo.
fonte – http://www.centrostudifederici.org/cuori-infranti/
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Disponibile il numero 154 di Sursum Corda del giorno 31 marzo 2019

Sul sito è disponibile il numero 154 (del giorno 31 marzo 2019) di Sursum Corda®. Il settimanale si può scaricare gratuitamente nella sezione download dedicata ai soli Associati e Sostenitori.
Clicca qui per gli ultimi articoli leggibili gratuitamente sul sito:
– Comunicato numero 154. Guarigione di un indemoniato;
– (Con) breve riflessione sui recenti “fatti di Verona”;
– Preghiera al Beato Amedeo IX, Duca di Savoia;
– Papa Pio XII sull’uso immorale del matrimonio e sulla contraccezione;
– Orazione a San Secondo di Asti, Martire;
– Papa Pio XII sull’aborto e sul valore della vita naturale e soprannaturale;
– Preghiera a San Giovanni da Capestrano;
– Teologia morale sull’aborto e risposte alle principali obiezioni;
– Preghiera a San Giovanni Damasceno, Dottore;
– Breve storia dell’Islam raccontata dal Dottore della Chiesa Sant’Alfonso.
Preghiamo per i nostri Sacerdoti e Religiosi/e, per le vocazioni, per le famiglie, per le intenzioni della nostra Associazione e per la conversione dei modernisti affidandoci alla potente intercessione di San Giovanni di Dio .
Ossequi, Carlo Di Pietro.

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Ultimi comunicati

Centro studi Giuseppe Federici – Per una nuova insorgenza
 
Ultimi comunicati
 
Pellegrinaggio Osimo – Loreto 2019
http://www.centrostudifederici.org/pellegrinaggio-a-loreto/
 
Terra Santa: il superman israeliano al di sopra della legge
 
Il grande papa san Gregorio I

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Preghiera di san Pio X a san Giuseppe patrono dei lavoratori (prima del lavoro)

Glorioso san Giuseppe, modello di tutti i lavo­ratori, ottenetemi la grazia di lavorare con spirito di penitenza per l’espiazione dei miei numerosi peccati: di lavorare con coscienza, met­tendo il culto del dovere al di sopra delle mie inclinazioni, di lavorare con riconoscenza e gioia, considerando come un onore di impiegare e far fruttare, mediante il lavoro, i doni ricevuti da Dio: di lavorare con ordine, pace, moderazio­ne e pazienza, senza mai retrocedere davanti alla stanchezza e alle difficoltà: di lavorare spe­cialmente con purezza di intenzione e distacco da me stesso, avendo sempre davanti agli occhi la morte e il conto che dovrò rendere del tempo perso, dei talenti inutilizzati, del bene omesso, del vano compiacimento nel successo, così fune­sto all’opera di Dio. Tutto per Gesù, tutto per Maria, tutto a Vostra imitazione, o Patriarca Giuseppe! Questo sarà il mio motto per tutta la vita e al momento della morte. Così sia.
Fonte: https://www.sursumcorda.cloud/preghiere/41-preghiera-di-san-pio-x-a-san-giuseppe-patrono-dei-lavoratori.html

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Papa Pio XII sul culto a Dio e sulla santificazione delle feste

• Il culto da rendersi a Dio. La prima [osservazione necessaria per restaurare la società] concerne il senso stesso del culto da rendersi a Dio, senso che negli ultimi cento anni si è venuto oscurando anche in mezzo ai fedeli. Se infatti in ogni tempo accade che nel santuario della vita religiosa personale gli uomini cerchino e si studino di far avanzare il proprio interesse, questo si vide oltre misura verificato e provato sotto l’influsso della superba e vanitosa cultura materialistica, che signoreggiò le moderne generazioni. Si vollero ridurre i rapporti tra Dio e l’uomo all’aiuto di Dio nelle occorrenze materiali e terrene; per il resto l’uomo volle fare da sé quasi che più non avesse bisogno del sostegno divino. Il culto di Dio divenne un concetto dell’utile; la religione dalla sfera dello spirito cadde in quella della materia. La pratica religiosa non usava che chiedere favori al cielo per i bisogni della terra, facendo quasi i conti con Dio; la fede vacillava, se l’aiuto non rispondeva al desiderio. Che religione e fede avanti ogni altra cosa importino adorazione e servizio di Dio; che vi siano Comandamenti di Dio, i quali obbligano sempre, in ogni luogo e in tutte le circostanze; che per il cristiano la vita futura domini e determini la terrena; questi concetti e queste verità, che reggono e guidano l’intelletto e la volontà del credente, erano divenuti estranei al pensiero e al sentimento dello spirito umano. A tale traviamento qual rimedio conviene opporre? Fa d’uopo che le grandi verità e i grandi concetti della fede ritornino, come vita e realtà, in tutte le classi del popolo, nelle superiori ancor più che in quelle diseredate e provate dall’indigenza e dalla miseria di quaggiù. Bisogno più urgente di questo nell’educazione religiosa non vi è forse al presente, che non solo lo esige, ma facilita anche il provvedervi, perché quanto adesso di mali e di sventure l’umanità sperimenta per la decadenza della morale e della giustizia, viene ad essere una correzione terribilmente aperta e dolorosa della falsa idea di Dio e della religione stravolta nella sua pratica. È stato detto che il prodigio di questi anni sono i milioni di fedeli che onorano Dio e lo servono, sottomessi ai suoi Comandamenti, sebbene siano venuti a trovarsi in condizioni di strettezze indicibili. Certamente così devoti e impavidi cristiani, vanto della Chiesa, vi sono, e voi stessi, diletti figli, ne conoscete non pochi; adoperatevi con zelo, affinché crescano sempre più in numero tra i credenti affidati alle vostre cure. Continua a leggere
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