Disponibile il numero 128 di Sursum Corda

Sul sito è disponibile il numero 128 (del giorno 2 settembre 2018) di Sursum Corda®. Il settimanale si può scaricare gratuitamente nella sezione download dedicata ai soli Associati e Sostenitori.
Clicca qui per gli ultimi articoli leggibili gratuitamente sul sito:
– Comunicato numero 128. Il Battista rinchiuso a Macheronte;
– Preghiera a Sant’Egidio, Abate;
– Triduo a San Pio X (dal 31.8 al 2.9);
– Gli anatemi del Concilio di Lione II, numero 1;
– San Tommaso: l’impero fu concesso da Dio ai Romani per il loro amor di patria;
– Il rapporto fra Satana e la donna (Prima parte);
– Litanie dell’umiltà;
– Preghiera a San Raimondo Nonnato;
– Chi muore in malo modo è certamente dannato?;
– Teologia Politica 116. La radice più profonda della Patria è nei Comuni.  Continua a leggere

Condividi

Viva San Pio X!

Risultati immagini per San Pio X
Pur non aderendo alla Tesi di Cassiciacum, come ampiamente risaputo, il Circolo Christus Rex condivide e si riconosce nelle osservazioni di questo articolo in ogni affermazione anti-modernista
Centro studi Giuseppe Federici – Per una nuova insorgenza
Comunicato n. 63/18 del 3 settembre 2018, San Pio X
Celebriamo la festa di san Pio X pubblicando l’editoriale dell’ultimo numero della rivista Sodalitium (n. 69, luglio 2018), che indica la linea dottrinale antimodernista da seguire per rimane fedeli all’insegnamento del santo pontefice.
Editoriale della rivista Sodalitium, n. 69 luglio 2018
“Lo iato tra le affermazioni dei Papi del XIX secolo e la nuova visione che inizia con la Pacem in terris è evidente e su di esso si è molto dibattuto. Esso sta anche al cuore dell’opposizione di Lefebvre e dei suoi seguaci contro il Concilio”. Non è la prima volta che Joseph Ratzinger esprime la sua opinione sull’inconciliabilità tra l’insegnamento della Chiesa (“le affermazioni dei Papi del XIX secolo”) e quello moderno (Dignitatis humanæ o – come qui – Pacem in terris): ne abbiamo già parlato a proposito del suo discorso augurale alla Curia Romana del 22 dicembre 2005, su Sodalitium n. 59, pp. 41-43. Lo iato (nel senso figurato di “interruzione”, “soluzione di continuità”) è quindi “evidente”, cioè immediatamente e totalmente comprensibile.

Continua a leggere

Condividi

NOI BIGOTTI INTEGRALISTI CON I NOSTRI ROSARI E I NOSTRI SANTINI

di Silvana De Mari
Il cristianesimo è diventata una religione molto carina, malleabile, duttile, opinabile, porzionabile, flessibile, compatibile con tutto e con tutti, vegetariana, gay- friendly, sostenibile e di basso impatto, low cost, à la carte, prêt-à-porter, self service, prendi solo quello che vuoi e paghi solo quello. Il cristianesimo è diventato un religione di fiocchetti di neve (in inglese Snowflake, termine che indica qualcuno che si scioglie e si spampana se solo lo guardi male) e soprattutto di pretini molto graziosi, qualcuno più patinato e qualcuno più casual, che ci presentano i loro fidanzatini ancora più carini di loro. Possiamo dire che il cristianesimo è stato portato ai saldi di fine stagione. Un cristianesimo a tinte pastello, delicate e soffici come le casule usate a Dublino, accuratamente prive di qualsiasi simbolo cristiano ( è divisorio) e chiuse da una specie di cerchio un po’ celtico e un po’ esoterico.
Da Dublino ci fanno sapere che “non commettere atti impuri” vuol dire non ti mettere le dita nel naso. Mentre sprofondiamo in un Cristianesimo a tinte pastello tutto carino, tondo e paffuto come lo zucchero filato con la panna montata sopra, ci sembrava di ricordare che dovevamo essere il sale della terra, qualcosa che sulle ferite brucia, ma sterilizza e pulisce: perché solo attraverso il dolore e la vergogna passa la via per la vera gloria, la redenzione, la purezza, per questo ci vuole il sale, non lo zucchero filato. Ci sembrava che Gesù Cristo a un certo punto abbia anche rovesciato tavoli e preso la gente a scudisciate e, soprattutto, si dichiarasse Figlio del Padre essendo il Padre il Dio degli Eserciti e Colui che ha distrutto Sodoma col fuoco. Continua a leggere

Condividi

L’autunno caldo, lo spread e l’obiettivo di far cadere il Governo

Esistono naturalmente una serie di pressioni perché i cinquestelle rompano con la Lega, maggiormente temuta – almeno oggi – dalle élite euriste, sia per le sue posizioni dure sull’immigrazione e sia per il suo evidente euroscetticismo. Del resto, fu proprio la Lega a insistere perché Paolo Savona andasse al MES. E non è un caso che, a capo delle commissioni bilancio di Camera e Senato, ci siano due euroscettici di eccezione: Claudio Borghi e Alberto Bagnai. Insomma, questo Governo è quanto di più distante esista dal religioso eurismo che ci ha governato in questi ultimi venti anni (il peggiore dei quali sicuramente è quello subito nell’ultimo scorcio dell’ultima legislatura berlusconiana e nella passata legislatura).

Proprio per questa ragione, in tanti tifano per la rottura tra M5S e Lega, sognando il ribaltone, con un M5S rimaneggiato e più accondiscendente verso le politiche euriste. Le ragioni – si ribadisce – sono l’atteggiamento di totale chiusura nei confronti dei flussi migratori di massa dal continente africano e l’euroscetticismo. Entrambi mettono i bastoni fra le ruote al progetto di deflazione salariale e alla dissoluzione degli Stati nazione, in favore della sovrastruttura europeista. Eccoli dunque che agitano lo spauracchio razzista e nazionalista, per cercare di indurre l’opinione pubblica a credere che la strada intrapresa dall’attuale Governo di scontro con l’Unione Europea sia la peggiore e la più pericolosa per i destini del popolo italiano. Continua a leggere

Condividi

La Bundesbank non ha fatto il "divorzio"

RIVELAZIONE: LA BUNDESBANK NON HA FATTO IL "DIVORZIO"

RIVELAZIONE: LA BUNDESBANK NON HA FATTO IL “DIVORZIO”

Questo articoletto contiene una rivelazione: la Banca Centrale tedesca non ha fatto il “divorzio”  dal Tesoro.   Quando emette titoli di debito,  la Germania lo fa ad un interesse prestabilito; se “i mercati” vogliono un maggior interesse, il Tesoro   conferisce alla  sua banca centrale l’invenduto. E’ ciò che poteva  fare anche l’Italia fino al 1981: il Tesoro emetteva BOT; se i …
Leggi tutto.

Continua a leggere

Condividi

Solbakken era "clinicamente morto" poi il miracolo

Risultati immagini per SOLBAKKEN
Segnalazione Lega Nazionale Antipredazione degli Organi

www.antipredazione.org
30/08/18 Comunicato n. 15

SOLBAKKEN – TECNICO DEL COPENAGHEN

ERA “CLINICAMENTE MORTO” – POI IL MIRACOLO

(Stralcio da Goal.com 23 agosto 2018)

“Era il 13 marzo 2001 e Solbakken, che giocava da centrocampista proprio nel Copenaghen e aveva 33 anni, ebbe un arresto cardiaco in campo durante l’allenamento con la squadra danese. Subito scattò l’allarme: il medico del club. Frank Odgaard, praticò immediatamente un massaggio cardiaco, dopo 8 minuti arrivò l’ambulanza.

Le speranze che Solbakken potesse farcela erano di fatto nulle, tanto che lo stesso Odgaard dichiarò Solbakken, fra lo sgomento generale, “clinicamente morto”. Il suo cuore aveva smesso di battere, ma ecco che nel tragitto dal campo all’ospedale, dopo altri 7 minuti, accadde il miracolo: le pulsazioni ripresero, Solbakken tornò in vita.
Arrivato all’ospedale, gli fu poi riscontrato un difetto cardiaco e gli fu impiantato un pace maker. Il Copenaghen non si è mai dimenticato di lui e nel 2006 lo ha voluto alla guida della squadra (…)” Continua a leggere

Condividi

Perché il Le Pen svedese sta conquistando il Paese

Risultati immagini per il Le Pen svedeseBrutta perturbazione in arrivo dalla Scandinavia su Bruxelles, cioè la caduta, dopo oltre un secolo, del partito Socialdemocratico svedese. Che vorrebbe dire un colpo da ko alla già precaria stabilità politica dell’Unione, soprattutto perché la prevista disfatta del «partito-Stato» dato al massimo al 25 per cento (solo negli anni Novanta viaggiava su percentuali intorno al 45) potrebbe essere accompagnata dal balzo della destra sovranista, dal 4 per cento del 2010 al 20 per cento nelle prossime elezioni generali del 9 settembre. Bruxelles guarda a Nord con terrore perché, anche se la Svezia ha gli stessi abitanti dell’Ungheria di Viktor Orban, il suo peso politico e simbolico è di ben altro genere. Cosa accadrebbe se si aprisse una falla anche in Scandinavia, addirittura nel Paese più progressista, bastione del multiculturalismo e dei valori universali dell’accoglienza? Infatti il governo, nonostante gli ottimi risultati sul fronte economico, con una disoccupazione praticamente inesistente, paga per non aver rinunciato, nemmeno in tempo di antiglobalismo dilagante, alla tradizionale solidarietà terzomondista del partito che fu di Olof Palme («siamo una superpotenza umanitaria», diceva solo tre anni fa il premier Stefan Lofven), accogliendo, in un Paese di soli 9.5 milioni di abitanti, più profughi di tutti gli altri membri dell’Unione europea, 600mila dal 2014, 163mila richiedenti asilo solo nel 2015. Continua a leggere

Condividi

No, Renzo Piano No!

NO, RENZO PIANO NO! Non ci è bastato Morandi?

Ingener Raffaele Giovanelli. Docente emerito di ingegneria al Politecnico. Questo ponte è un ponte romano che scavalca il fiume Foglia, a Pesaro, vicino al mare. La sovrastruttura era medioevale. Diciamo era perché durante la ritirata i tedeschi cercarono di farlo crollare con una giusta dose di esplosivo. C’erano vicino altri due ponti “moderni”, uno stradale ed uno ferroviario. Furono distrutti …
Leggi tutto.

Continua a leggere

Condividi

ROMA NEWS: Torino, i mafiosi nigeriani? Gli ultimi boss arrivano da Lampedusa

Sono i Maphite, che si uniscono ai Black Axe, Bucaneer e Sea Dogs: «I gruppi si scontrano e si picchiano, hanno i loro club e bar. Le persone accoltellate non denunciano, perché hanno paura o non sono in regola con i documenti»

L’uomo impaurito siede in silenzio davanti agli agenti della squadra anti-tratta della polizia locale di Torino. Vuole restare anonimo, perché teme per la sua vita e per quella dei suoi familiari. Ma quando comincia a parlare, il suo racconto si trasforma in un fiume in piena. «In città è tutto come prima, non è cambiato nulla», sono le sue prime parole. «Sono tornati gli Eiye e ci sono ancora i Black Axe. Con loro anche i Bucaneer, i Maphite e i Vikings. E poi i Sea Dogs e i Man Fight.
I gruppi si scontrano e si picchiano, hanno i loro club e i loro bar. Le persone accoltellate non denunciano, perché hanno paura o non sono in regola con i documenti». Gli ultimi arrivati sono i Maphite. «Sono sbarcati a Lampedusa e la gente ha paura di loro, perché sono più pericolosi di chi li ha preceduti. Possono accoltellare e uccidere. Non hanno nessun rispetto per la vita, hanno già sofferto troppo attraversando prima il deserto e poi il mare per arrivare in Italia».
Metodo mafioso
La denuncia dell’uomo che ha paura è ora agli atti dell’inchiesta che ha vivisezionato la criminalità nigeriana all’ombra della Mole e dimostrato che è mafia. «Mafia straniera». Una «struttura associativa» che opera come operano «la mafia siciliana e la ‘ndrangheta calabrese». A parlare di «vincolo associativo» e di «metodo mafioso», di «assoggettamento» e di «omertà» è il giudice Stefano Sala nelle 686 pagine con cui motiva le condanne (fino a dieci anni di carcere) inflitte il 12 gennaio a 21 appartenenti agli Eiye e ai Maphite. Gruppi che il giudice definisce «secret cults», adottando così l’espressione che viene normalmente utilizzata a Lagos e a Benin City. Nell’ambito della comunità nigeriana di Torino — sottolinea il gup — i “secret cults” incutono timore e fanno paura, al punto da provocare l’insorgenza di veri atteggiamenti omertosi». Ma «pur senza avere il controllo di tutti coloro che vivono o lavorano in un determinato territorio», i mafiosi nigeriani «hanno la finalità di assoggettare al proprio potere criminale un numero indeterminato di persone immigrate o fatte immigrare clandestinamente». Ed è proprio sui clandestini che il giudice insiste nella sua sentenza, soprattutto quando scrive che «i moduli operativi delle associazioni criminali nigeriane sono stati trasferiti in Italia in coincidenza con i flussi migratori massivi cui assistiamo in questi anni». «Tra gli immigrati appena sbarcati a Lampedusa — aggiunge Sala — vengono reclutati i corrieri che ingoiano cocaina», «ricompensati con 30 mila euro» nel momento in cui riescono a superare i controlli e portare lo stupefacente a destinazione.
Gli «stipendi»: per il Don 35mila euro ogni 3 mesi
E a proposito di denaro, chi si confida con il pm Stefano Castellani rivela che l’uomo che ricopre la «carica più importante» all’interno della mafia nigeriana viene definito «Don» e riceve uno «stipendio di 35 mila euro ogni tre mesi». Quasi quanto un manager di una municipalizzata italiana. Dopo di lui c’è il «Deputy Don», con 17 mila euro (sempre ogni tre mesi). Poi il «Chief», con 11 mila. Fino a scendere a uno stipendio di «9 mila euro ogni novanta giorni». «Dall’appartenenza ai Maphite ho avuto vantaggi economici — racconta l’informatore —, prendevo 9.500 euro ogni tre mesi e me li versavano sul mio conto corrente bancario. Chi non ha incarichi e propone un “business”, prende una percentuale sui guadagni. Può capitare che un semplice affiliato segnali l’arrivo di una ragazza dalla Nigeria: se i Maphite decidono di intervenire, di sequestrare la prostituta dalla strada e di chiedere infine alla “madame” un riscatto tra i 10 e i 15 mila euro, chi ha proposto l’affare prende 2 mila euro se tutto va a buon fine». Tra le attività illegali gestite dai nigeriani c’è naturalmente il traffico internazionale di droga. Dalla Colombia la cocaina arriva nel cuore dell’Africa: in Benin, in Ghana, in Nigeria. «Da qui poi lo stupefacente deve rientrare in Europa e per farlo vengono usati corrieri reclutati tra persone gravemente malate, che non rimangono in carcere a lungo a causa delle loro condizioni di salute».
Violenza e estorsioni
Il metodo mafioso, poi, prevede violenze e ritorsioni anche nei confronti delle famiglie rimaste in Nigeria: «Un membro dei Maphite è andato a casa di un componente dei Black Axe e ha ucciso la madre, tagliandole il corpo a pezzi. Poi ha portato i resti nella scuola dove il figlio della donna stava seguendo la lezione e li ha buttati lì, scatenando il panico e il terrore. Sono scappati tutti via. Dopo due mesi da questo episodio, i Black Axe sono andati a casa della mamma di un componente dei Maphite e hanno cavato gli occhi ai suoi genitori e poi li hanno decapitati con un’ascia». In un’altra occasione, i Maphite «sono andati in Nigeria a prendere a scuola i figli» dell’uomo che aveva «sgarrato», «li hanno portati a casa e hanno sparato alla loro mamma, uccidendola, e facendoli assistere».
Gli avvocati
Anche gli avvocati hanno paura. Nelle carte viene infatti riportato il caso di un detenuto che ha ricevuto minacce in carcere dopo che ha deciso di «dissociarsi dal sodalizio criminale». A quel punto, sottolinea il giudice, l’uomo «era stato invitato dal suo legale a ripensarci e in caso contrario a reperire un nuovo difensore, essendo assolutamente determinato a rimettere il mandato in simili circostanze». Alla moglie del detenuto era stata poi recapitata una lettera: «L’Italia e la Nigeria sono troppo piccole — c’era scritto — per poter sfuggire alle ritorsioni dei Maphite». «Il fatto è — come spiega un altro ex affiliato — che una volta entrati nel gruppo non si può più uscirne, si può smettere di farne parte solo con la morte». E la morte ti perseguita ovunque, sia in Italia sia all’estero. Nelle motivazioni della sentenza si legge a un certo punto di «una persona che aveva deciso di uscire dall’organizzazione. I Maphite gli hanno reso la vita impossibile, sono andati a casa sua in Italia, gliel’hanno bruciata e gli hanno bruciato l’automobile. Lui è scappato in Finlandia, con tutta la famiglia. I Maphite lo hanno trovato anche in Finlandia, gli hanno rotto i piedi e adesso gira con le stampelle. Infine questa persona è stata costretta a trasferirsi in Canada». Chi non è convinto che si tratti di mafia è uno degli avvocati che hanno rappresentato la difesa, Manuel Perga. Nel suo atto d’appello si legge infatti che «è del tutto carente la prova di una concreta ed evidente manifestazione esterna della forza intimidatrice, di un chiaro legame con la casa madre e di un programma criminoso delineato nei suoi tratti essenziali». Per questi motivi, conclude il legale, «non può dirsi provata la matrice “mafiosa” dell’associazione». Toccherà alla Corte d’Appello decidere se è così.

Continua a leggere

Condividi
1 165 166 167 168 169 170 171 293