Lettera aperta di L. Gallina: "Chi sono io per giudicare?"

di Luciano Gallina
Lettera aperta a:
Il Gazzettino di Padova
Dr.ssa Elisabetta Frezza Padova
Segretario PD di Padova Davide Tramarin
Consigliere del Comune di Padova Eleonora Mosco
Jorge Mario Bergoglio Domus Sanctae Marthae
Treviso 05-06-2018
CHI SONO IO PER GIUDICARE
Scrivo in riferimento alle due lettere pubblicate dal Gazzettino nella pagina riservata “la posta dei lettori”. Le due lettere trattano lo stesso argomento ma da due punti di vista diversi, gli autori sono: Dr.ssa Elisabetta Frezza Padova e il Segretario PD di Padova Davide Tramarin.
Da quando Bergoglio ha pronunciato la frase: CHI SONO IO PER GIUDICARE, la stessa è stata brandita come vessillo di libertà.
Cosa vuol dire libertà?
Cosa vuol dire giudicare?
Se libertà, vuol dire fare quello che si vuole e/o quello che si ritiene giusto, da questo momento chiudiamo tutti i tribunali e NESSUNO si permetta di giudicare chiunque per qualsiasi motivo. Continua a leggere

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Pensioni, la Ue ci chiede sacrifici…

Scritto e segnalato da Maurizio Blondet

Pensioni, la Ue chiede sacrifici. Ma aumenta il budget per quelle dei suoi funzionari sforando i 2 miliardi di euro

Nel bilancio 2019 un aumento del 6,2% del budget per pagare gli assegni agli euroburocrati in pensione, una cifra mai raggiunta prima. Eppure il trattamento è già da super-privilegiati: maturano il diritto alla pensione dopo soli 10 anni di servizio e ne godono a partire dai 66, in alternativa dai 58. La beffa: gli importi sono calcolati con il metodo …
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«Visitai Alfie: il problema è la “morte cerebrale”»

Segnalazione Corrispondenza Romana

(Benedetta Frigerio, La Nuova Bussola Quotidiana – 3 giugno 2018) Da dove nasce l’approccio medico svelato al mondo in maniera palese dal piccolo Alfie Evans? La risposta per il dottor Paul Byrne, neonatologo di fama internazionale, che nel dicembre del 2017 chiamato dalla famiglia del bambino volò a Liverpool per visitarlo, è chiara da anni: «Tutto nasce dalla definizione di morte, non più clinica ma cerebrale, sancita nel 1968 da una commissione medica di Harvard».
Dottor Byrne, ci spieghi perché lei differenzia la morte reale dalla morte cerebrale e quali implicazioni ha questa distinzione?
Ho avviato una terapia intensiva per bambini malati nel 1963 presso il Cardinal Glendon Hospital for Childrend di St. Louis, ero profondamente animato dall’intenzione di sostenere la vita in ogni modo possibile. Durante questo periodo, sono state scoperte nuove terapie. Ma pochi anni dopo cominciò a diffondersi una nuova definizione di morte: il paziente non era più considerato morto solo dopo la cessazione delle funzioni cardiache e circolatorie, quindi anche respiratorie e del sistema nervoso, ma bastava rilevare l’assenza di attività dell’encefalo per dichiararlo morto. Nel 1975 nel mio reparto fu ricoverato un bimbo nato prematuro, Joseph. Venne ventilato e poi dichiarato cerebralmente morto perché il suo elettroencefalogramma non dava segni di attività. Ma Joseph era vivo, quindi continuai a curarlo: oggi è padre di tre figli. Da quel momento ho cominciato a interrogarmi sulla definizione di morte cerebrale, scoprendo che era una bugia.  Continua a leggere

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I nuovi orizzonti del Parlamento italiano

del Prof. Roberto de Mattei

Il governo Conte ha ottenuto la fiducia, con un largo margine, alla Camera e al Senato, ma soprattutto nasce con un ampio sostegno popolare. I sondaggi attribuiscono infatti alle due forze politiche che lo esprimono, Cinque Stelle e Lega, circa il 60% dei suffragi. Nessun governo come questo è stato però avversato dalla quasi totalità dei mass-media italiani.
Antonio Socci ha ben descritto questo “pregiudizio universale” su Libero (3 giugno), mentre Marco Travaglio, su Il Fatto quotidiano (6 giugno), ha pubblicato una lunga antologia dei pesanti giudizi riservati al governo nascente da pressoché tutti i giornali, di sinistra e di destra.
Conte è stato accusato di essere un «amico del popolo come Marat» (Corriere della Sera, 18 maggio) e di preparare «un futuro venezuelano» per l’Italia (Il Foglio 16 maggio). «C’è un caso Italia in Occidente», ha scritto il direttore de La Stampa (27 maggio), mentre per il direttore di Repubblica, «l’impasto di inesperienza, improvvisazione e arroganza non tarderà ad emergere. Allacciate le cinture» (2 giugno).
Questa faziosità ideologica si è tradotta in una violenta intolleranza nei confronti del nuovo ministro della Famiglia, Lorenzo Fontana, colpevole di essersi espresso a favore della famiglia naturale, tutelata dall’articolo 29 della Costituzione, di avere rilevato l’esistenza di una crisi demografica in Italia e di avere partecipato alla Marcia per la Vita del 19 maggio. Continua a leggere

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La confessione del tunisino appena sbarcato: ha ragione Salvini “siamo ex detenuti”

di Maurizio Blondet
Scontro tra Salvini e il governo tunisino sulle parole del ministro dell’Interno.
Peccato siano gli stessi clandestini tunisini a confessare di essere ex detenuti ‘graziati’ e caricati sui barconi:

I detenuti tunisini pagano 1.000 euro per imbarcarsi verlo l’Italia. Lo racconta un giovane testimone che da Ventimiglia sta aspettando un passeur che lo porti in Francia. Perché sono già a Ventimiglia.
All’inviato di Matrix mostra i video del suo viaggio, poi quelli della nave inglese che l’ha salvato e portato a Messina. Alla domanda se sia vera la storia dell’indulto che ha aperto le carceri nel suo Paese permettendo a molti criminali di arrivare in Italia, risponde di sì. Almeno 2700 i detenuti scarcerati negli ultimi tre mesi in Tunisia. Continua a leggere

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Le vittime delle “marocchinate” denunciano la Francia

Risultati immagini per marocchinateSegnalazione del Centro Studi Federici

Furono 300.000 gli stupri di donne, uomini e bambini italiani compiuti dal 1943 al ‘44 dalle truppe coloniali del Corp Expeditionnaire Français. Quella pagina si storia di riapre
 
Il nostro giornale lo aveva annunciato il 6 marzo scorso e l’Associazione Vittime delle Marocchinate presieduta da Emiliano Ciotti ha depositato, tramite lo studio legale dell’Avv. Luciano Randazzo, formale denuncia contro la Francia per le atrocità compiute dalle truppe coloniali francesi ai danni dei civili italiani durante l’ultima guerra. L’atto è stato presentato presso la Procure di Frosinone e Latina, presso la Procura Militare di Roma, il Comando Generale dei Carabinieri e l’Ambasciata di Francia.  
 
Furono 300.000 gli stupri di donne, uomini e bambini italiani compiuti dal 1943 al ‘44 dalle truppe coloniali del Cef (Corp Expeditionnaire Français) costituito per il 60% da marocchini, algerini e senegalesi e per il restante da francesi europei, per un totale di 111.380 uomini. A tali violenze seguirono spesso torture inimmaginabili e brutali omicidi, sia delle vittime, sia di tutti coloro che tentavano di opporvisi. Furono poi moltissimi i casi di malattie e infezioni veneree tanto da costituire una vera e propria emergenza sanitaria, come risulta dall’interpellanza parlamentare della deputata comunista Maria Maddalena Rossi dell’aprile 1952.  
La prime violenze si verificarono dopo lo sbarco in Sicilia, dove i magrebini del 4° tabor stuprarono donne e bambini presso Capizzi. Dopo lo sfondamento della Linea Gustav, in Ciociaria si toccò il culmine dell’aberrazione, ma le violenze proseguirono fino in Toscana. Non si trattò quindi delle “sole” 50 ore di completa impunità concessa ai goumiers, come riportava il proclama del loro generale Juin, ma di un anno intero.  
Secondo la denuncia, “appare incontrovertibile come da parte dello Stato italiano nessuna iniziativa sia mai stata adottata al fine di chiedere la punizione dei militari marocchini per i crimini contro l’umanità commessi sul territorio italiano, in particolare nella provincia di Frosinone e Latina”.  

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Sacko non è morto di razzismo, l'ha ucciso un Sud che non cambia mai

Segnalazione Linkiesta

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Sacko non è morto di razzismo, l’ha ucciso un Sud che non cambia mai

Sacko Soumalaya aveva 29 anni, era un immigrato regolare che lavorava per 3 euro l’ora ed è stato ucciso. Una vicenda che dimostra come il Sud sia una polveriera nascosta e l’ultima cosa di cui ha bisogno è un sopruso impunito. Carabinieri, magistrati e politici non devono girarsi dall’altra parte. (di Flavia PerinaLEGGI)

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DALLE SCELTE PER IL CDA RAI UN PRIMO TEST DI «SVOLTA»

Paolo Conti per il “Corriere della Sera”

GIUSEPPE CONTEGIUSEPPE CONTE

La coincidenza è tecnicamente perfetta. Il governo Conte si è appena insediato e il 30 giugno prossimo scadrà il Consiglio di amministrazione Rai presieduto da Monica Maggioni con la direzione generale di Mario Orfeo. Il 7 maggio è stato approvato, correttamente nei tempi, il bilancio 2017 con un utile di 14,3 milioni di euro.

Intanto, il 31 maggio sono scaduti i termini, aperti il 30 aprile, per depositare in Parlamento le candidature per il futuro Consiglio a sette membri, con le nuove regole: due eletti dalla Camera, due dal Senato, due designati dal Consiglio dei ministri su proposta del ministero dell’ Economia (azionista di maggioranza assoluta della Rai) e uno eletto dall’ assemblea dei dipendenti Rai. Un governo nuovo di zecca che deve indicare subito i futuri vertici della tv pubblica: si dice da decenni che la Rai è lo specchio della politica italiana, e stavolta ci sono persino i tempi ideali. Continua a leggere

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