Ecco perché l'Italia dovrebbe sostenere la Siria di Assad

http://www.ilprimatonazionale.it/wp-content/uploads/2018/04/Siria-bandiera.pngdi Eugenio Palazzini
La Siria non ci riguarda, se la vedano americani e russi. Noi abbiamo ben altri problemi da risolvere e in ogni caso chi volete che interpelli l’Italia, non abbiamo alcuna voce in capitolo. E poi parliamoci chiaro, perché dovremmo immischiarci negli affari di una nazione araba, al massimo limitiamoci a offrire il nostro sostegno agli Stati Uniti, anzi no alla Russia di Putin. Facciamo così, evitiamo proprio di esporci che è meglio. E’ questa una litania ricorrente, degna del miglior spirito fatalista e disincantato dei tempi. E’ al contempo però la visione più ottusa e insensata nei confronti della questione siriana. Ci sono infatti almeno quattro motivi fondamentali per cui non è ammissibile che l’Italia stia a guardare, che ci impongono anzi una presa di posizione chiara a sostegno della Siria di Assad. Ecco quali. Continua a leggere

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Fiction e geopolitica, come lo storytelling racconta il reale

di Carlo Freccero
Fiction e geopolitica, come lo storytelling racconta il reale
Fonte: Formiche.net

Autore televisivo, scrittore, massmediologo ed esperto di comunicazione politica, in una conversazione con Formiche.net approfondisce un tema a lui caro, lo storytelling politico, partendo dalla fiction americana

“Le serie sono una forma di geopolitica, riescono a far capire il reale più del reale” e se a dirlo e Carlo Freccero non si può che credergli. Autore televisivo, scrittore, massmediologo ed esperto di comunicazione politica, in una conversazione con Formiche.net approfondisce un tema a lui caro, lo storytelling politico, partendo dalla fiction americana, capace, spiega Freccero, di anticipare i tempi più di qualsiasi altra forma di comunicazione, anche l’elezione di Donald Trump alla Casa Bianca. Mentre in Italia…
Ha detto che la fiction è più vera del vero, cosa significa?
È molto semplice, si deve intendere la fiction come storytelling critico del reale. Per questo, in qualche modo è capace di anticipare questo reale, perché sa afferrare lo spirito del tempo. Se io penso e leggo Hause of Cards, che era il ritratto perfetto del clintonismo nelle sue declinazioni, era inevitabile che poi Trump arrivasse. E non solo. Un altro esempio clamoroso di come le serie abbiano riscritto il potere è 24, che aveva anticipato già l’11 settembre, quello che viene chiamato lo stato d’eccezione, e potrei continuare. Ma c’è un dato di fatto molto importante, ossia che la politica degli Usa si può capire attraverso la visione critica della serialità americana, che smaschera, fa un debunking feroce della realtà che i giornali mainstream non sono capaci di fare. Continua a leggere

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L’alba della guerra psicografica

di Wayne Madsen 
L’alba della guerra psicografica
Fonte: Aurora sito
Da qualche parte nelle viscere del complesso israeliano di sorveglianza-intelligence-militare, forse in una dozzina o più laboratori informatici altamente protetti a Tel Aviv, Herzliya, Ramat Gan e Petach Tikva, l’idea fu per la prima volta sollevata. Prendendo in prestito gli strumenti psicografici sviluppati dalle società di marketing online e abbinandoli con metodi di propaganda antichissimi e tecniche di guerra psicologica più moderne utilizzate dai servizi militari e d’intelligence, è stato deciso che le elezioni possono essere manipolate, non alle urne, ma influenzando gli elettori. Benvenuti nel mondo della guerra basata sui risultati psicografici o “POW”. Non è più di moda interferire nel conteggio dei voti. Invece, gli esperti di guerra psicografica hanno deciso che è molto più vantaggioso influenzare gli elettori prima di esprimere il voto. Questa forma di guerra informatica apparve nel 2006 dopo lo sviluppo del Megaphone Desktop Tool, un programma software progettato per rispondere a ciò che era considerato contenuto anti-israeliano sul web. Utilizzando feed RSS (Rich Site Summary), Megaphone e un’organizzazione di propaganda ombrello denominata Give Israel Your United Support (GIYUS) poterono sostenere le politiche israeliane votando automaticamente nei sondaggi on-line, rispondendo ai commenti ritenuti negativi nei confronti d’Israele nelle chat room e nei forum online e indirizzando la posta elettronica a varie organizzazioni giornalistiche, tra cui BBC, Independent Television News (ITN) e Reuters. Secondo “The Register” nel Regno Unito, ciò che Megaphone fece fu “un esercizio high-tech sul ballottaggio“. Megaphone fu soprannominato “lobby”. Continua a leggere

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Putin è davvero colpevole? Qualcosa proprio non torna nel caso Skripal

di Marcello Foa 
Putin è davvero colpevole? Qualcosa proprio non torna nel caso Skripal
Fonte: Marcello Foa
Siamo proprio sicuri che ad avvelenare l’ex spia Skripal e sua figlia siano stati i russi? Permettetemi di avanzare più di un dubbio esaminando con attenzione le notizie uscite finora. I punti che non tornano sono questi:
Primo. Qual è il movente? Quale l’interesse per Putin? Mi spiego: tutti riconoscono al presidente russo grande sagacia nel calibrare le sue mosse. Eccelle sia nella strategia che nella tattica. Da tempo sappiamo che gli Stati Uniti (i quali trainano l’Europa) sono impegnati in un’operazione di logoramento del Cremlino volto a ottenerne un riallinamento su posizioni filoamericane, che potrà essere ottenuto con certezza solo attraverso un cambio di regime ovvero con l’uscita di scena di Putin. Siccome una rivolta colorata è inattuabile, lo scenario è quello di rendere insostenibile il peso delle sanzioni e dell’isolamento internazionale, inducendo le élite russe a ribellarsi al presidente appena rieletto.
In questo contesto, ogni pretesto viene sfruttato per innervosire o indebolire Putin. Conoscendo l’obiettivo finale, bisogna chiedersi: ma che interesse aveva il presidente russo a tentare di eliminare un’ex spia, peraltro fuori dai giochi, ricorrendo al più spettacolare dei tentativi di omicidio, l’unico che – dopo la vicenda del pollonio – tutto il mondo avrebbe attribuito al Cremlino? Ne converrete: non ha senso. Diplomaticamente sarebbe stato un suicidio, perché avrebbe offerto all’Occidente lo spunto per un’ulteriore campagna antirussa, che infatti si è puntualmente verificata. No, Putin non è leader da commettere questi errori. Continua a leggere

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Il Caso Skripal è una bufala, la guerra dell’Occidente alla Russia è terribilmente vera

Segnalazione Linkiesta

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Il Caso Skripal è una bufala, la guerra dell’Occidente alla Russia è terribilmente vera

Un caso spionistico inconsistente, intorno al quale i paesi europei fanno quadrato, e non si capisce perché. Non è il solo indizio intorno al quale si sta costruendo una mitologia della nuova guerra fredda, che se non stiamo attenti finirà per avverarsi. E non è una bella notizia. (di Fulvio ScaglioneLEGGI)

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Paul Craig Roberts – La Terza Guerra Mondiale si sta avvicinando

http://vocidallestero.it/  di Paul Craig Roberts (EX MEMBRO GOVERNO USA DI DONALD REAGAN)

In un recente articolo Paul Craig Roberts torna a parlare di Terza Guerra Mondiale, accusando la Russia di essere troppo pusillanime verso l’aggressiva politica USA: nella velleità di essere riconosciuta come parte dell’Occidente, secondo Roberts la Russia non completa mai il lavoro, ma lascia sempre uno spiraglio aperto agli USA, sperando di ingraziarseli, mentre di fatto concede a Washington un altro giro per prevalere nel conflitto che Washington ha iniziato. Questo è quello che è successo in Siria, dove la guerra rischia di riaccendersi, e in Ucraina. E nel frattempo in Occidente continua l’escalation della propaganda: non passa giorno senza che la Russia venga accusata di cyber-attacchi, ingerenza nelle elezioni dei paesi occidentali, addirittura sovversione della democrazia. E col caso Skripal si è fatto un nuovo salto di qualità, andando vicini ad accusarla di terrorismo di stato. Insomma, quel che sembra una preparazione dell’opinione pubblica occidentale alla Terza Guerra Mondiale che Roberts paventa.
di Paul Craig Roberts, 13 marzo 2018
“In un conflitto nucleare, il ‘danno collaterale’ sarebbe la fine di tutta l’umanità” – Fidel Castro
I russi, nell’ansia di mostrare all’Occidente quanto sono amichevoli, hanno lasciato mettere a Washington un piede nella porta in Siria, e Washington lo sta utilizzando per ricominciare la guerra. L’insuccesso russo nel finire il lavoro ha lasciato i mercenari stranieri di Washington, che la stampa prezzolata americana fa passare per “combattenti per la libertà”, nell’enclave siriana. Perché la guerra ricominci, Washington deve trovare un modo di andare in aiuto dei suoi mercenari.

Il regime di Trump ha trovato, o così pensa, la sua giustificazione per tornare alla falsa accusa del regime di Obama alla Siria sull’uso di armi chimiche. Questa bugia, inventata di sana pianta dal regime di Obama, è stata messa a tacere dall’intervento della Russia, che ha assicurato che non c’erano armi chimiche siriane. Infatti, se la memoria ci assiste, la Russia consegnò le armi chimiche agli USA perché fossero distrutte. Ci sono pochi dubbi che Washington le abbia ancora e che ne userà alcune, con i loro contrassegni siriani, in quello che appare come un attacco false flag imminente di cui potrà essere accusato Assad. In altre parole, Washington creerà un “momento critico”, ne incolperà Assad e Putin, e – con o senza l’autorizzazione del Congresso – inizierà l’intervento americano per conto dei suoi mercenari.
Se possiamo credere a James Mattis, il generale degli US Marine in pensione che è Segretario della Difesa, la Siria, un paese senza armi chimiche e che non ne ha bisogno nelle sue operazioni di rastrellamento contro i mercenari di Washington, sta usando gas cloro “contro il suo stesso popolo”, esattamente la stessa frase usata dal regime di Obama quando tentò di orchestrare una giustificazione per l’attacco in Siria. Mattis ha detto di ricevere resoconti sull’uso di gas cloro da parte di Assad, mentre contemporaneamente sostiene che non ci sono prove dell’uso di gas, ancora meno da parte dell’esercito siriano.
Il Segretario della Difesa in realtà ha accusato la Siria di “prendere di mira gli ospedali” col gas cloro, anche se ammette che non ci sono prove. Mattis ha continuato accusando la Russia di complicità nell’uccisione di civili, un’impresa nella quale gli USA eccellono. Continua a leggere

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LA SVEZIA VA ALLA “GUERRA CIVILE”: IL GOVERNO SI PREPARA A SCHIERARE L’ESERCITO NELLE NO-GO-AREA

http://www.stopeuro.news/wp-content/uploads/2018/01/2018-01-26_0809.png

Il fenomeno delle gang islamiche sta cambiando il volto delle pacifiche e ordinate società del nord Europa. In particolare la Svezia, che da anni affronta un gravissimo problema di governo di alcun…

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http://www.stopeuro.news/la-svezia-va-alla-guerra-civile-il-governo-si-prepara-a-schierare-lesercito-nelle-no-go-area/# Continua a leggere

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Timori Usa: Russia e Cina stanno creando armi spaziali distruttive

RussiaSegnalazione Wall Street Italia
di Alessandra Caparello
NEW YORK (WSI) – La Russia e la Cina stanno sviluppando armi spaziali “distruttive”, avverte l’intelligence statunitense in un report reso noto dalla Cnbc.
I due paesi, membri del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite, potrebbero presto possedere armi spaziali “distruttive” che potrebbero essere utilizzate contro gli Stati Uniti. “Tali armi anti-satellite sono usate come mezzo per ridurre l’ efficacia militare degli Stati Uniti e alleati”, scrive il rapporto redatto anche con il contributo di altre organizzazioni tra cui l’ FBI, la CIA e l’Agenzia Nazionale di Sicurezza.
Le armi anti-satellite, che includono i missili balistici, sono progettate per danneggiare i sistemi spaziali. Sono un elemento importante di quella che è nota come tecnologia controspazio.

“Valutiamo che, se dovesse verificarsi un conflitto futuro che coinvolga la Russia o la Cina, qualsiasi paese giustificherebbe gli attacchi contro gli Stati Uniti e i satelliti alleati come necessario per compensare qualsiasi vantaggio militare percepito dagli Stati Uniti derivante da sistemi spaziali militari, civili o commerciali. Di particolare preoccupazione, la Russia e la Cina che continuano a lanciare satelliti’ sperimentali’ che conducono sofisticate attività in orbita, alcune delle quali sono destinate a far avanzare le capacità controspazio”.

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Taiwan adesso lancia l’allarme: “La Cina è pronta ad attaccarci”

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Non sembra destinata a interrompersi la tensione fra Cina e Taiwan. Il discorso di Xi Jinping al congresso del Partito comunista aveva certificato la volontà del leader cinese, nel medio termine, di riassumere il controllo dell’isola, che chiede invece di essere riconosciuta quale Stato indipendente. Da parte cinese, la questione non è neanche lontanamente accettabile. Taiwan è ritenuta parte integrante della Cina e a Pechino sono disposti anche a muovere le forze armate qualora insorgesse la necessità di reprimere un tentativo concreto del governo taiwanese di dichiarare l’indipendenza. La legge anti-secessione promulgata nel 2005 sotto la presidenza di Hu Jintao e il premierato di Wen Jiabao è chiarissima: il governo cinese può utilizzare “mezzi non pacifici” contro il “movimento indipendentista di Taiwan” qualora il governo di Taipei dichiari l’indipendenza. Serve una dichiarazione formale? Secondo l’interpretazione elastica di Pechino sembrerebbe non essere necessaria, in quanto basterebbe un’operazione che mette a repentaglio la sovranità cinese sull’area. In questo senso, è importante ricordare le parole di Li Kexin, che a Washington parlò dell’arrivo di una nave americana come gesto che avrebbe condotto all’immediata invasione dell’isola da parte delle forze armate cinesi. Continua a leggere

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