Pensioni, la Ue ci chiede sacrifici…
Scritto e segnalato da Maurizio Blondet
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Scritto e segnalato da Maurizio Blondet
“C’è un piano per islamizzare la Nigeria”, è il grido di allarme del vescovo (conciliare, n.d.r.) Wilfred Chikpa Anagbe della diocesi di Makurdi alla fondazione pontificia Aiuto alla Chiesa che Soffre.
“Vogliono islamizzare la parte centrale del Paese, conosciuta anche come Middle Belt nigeriana, che è abitata per la quasi totalità da cristiani. Nel recente attacco del 24 aprile sono morti due preti della mia diocesi assieme ad altri 17 fedeli ma il numero esatto delle vittime non è ancora accertato”, denuncia il vescovo (conciliare, n.d.r.).
Purtroppo non è un caso isolato. Sin dall’inizio del 2018, ben 11 parrocchie della diocesi nigeriana sono state attaccate. Nello Stato del Benue ci sono stati innumerevoli atti di violenza contro la popolazione che è per il 99% cristiana.
Il 18 gennaio è stata persino ritrovata una fossa comune con 72 cadaveri. Non si tratta di Boko Haram, segnala il vescovo che si trovava in Vaticano per un incontro con papa Francesco.
“Le violenze sono perpetrate da mandriani islamisti di etnia Fulani che in passato hanno avuto rapporti, anche stretti, con gruppi terroristi e che sono uniti dal loro obiettivo finale: islamizzare la parte cristiana della Nigeria!”, continua il vescovo. Continua a leggere
Il giorno dopo l’insediamento del nuovo governo arriva in Italia lo speculatore George Soros e spara a zero sul nuovo governo: lui è preoccupato per la vicinanza con la Russia. Quindi significa che possiamo stare tranquilli? (n.d.r.)
Segnalazione di Andrea Giovanazzi
«C’è una stretta relazione tra Matteo Salvini e Putin. Non so se Putin effettivamente finanzia il suo partito, questa è una questione che l’opinione pubblica italiana ha il diritto di approfondire, l’opinione pubblica italiana ha diritto di sapere se Salvini è a busta paga di Putin». Lo ha detto il finanziere George Soros ospite del Festival dell’Economia di Trento, a chi dal pubblico chiedeva se fosse preoccupato dell’influenza della Russia sul nuovo governo italiano. «Sono molto preoccupato della vicinanza del nuovo governo alla Russia. Quelli del nuovo governo hanno detto che sono a favore della cancellazione delle sanzioni contro la Russia. Putin cerca di dominare l’Europa, non vuole distruggerla ma sfruttarla perchè ha la capacità produttiva, mentre l’economia russa sotto Putin può solo sfruttare le materie prime e le persone. È una forte minaccia e sono davvero preoccupato».
CONTINUA SU: https://www.ladige.it/news/business/2018/06/03/soros-trento-litalia-deve-sapere-se-salvini-busta-paga-putin-trump-spero
LEGGI ANCHE: https://www.agi.it/politica/george_soros_trump_governo-3987057/news/2018-06-03/
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Segnalazione Corrispondenza Romana

di Giovanni Tortelli
Gli eventi della contestazione studentesca che dalle piazze di Parigi a quelle di mezza Europa dettero luogo al «Maggio ‘68» si configurarono come una vera e propria rivoluzione culturale, e come tale essi furono avvertiti. Della rivoluzione culturale il movimento del ’68 ebbe tutte le caratteristiche: la spontaneità, l’effetto sorpresa, l’iniziativa di base e la trasversalità delle rivendicazioni.
Le quali non furono politiche se non molto indirettamente. Furono bensì portatrici di un nuovo ordine deontologico e teleologico in sostituzione di un sistema nel quale il modo di pensare dell’individuo, l’organizzazione della famiglia e delle istituzioni sociali erano ancora impostati sui principi di una gerarchia e di un’autorità di diritto naturale, principi che vennero definitivamente, se non proprio del tutto improvvisamente, delegittimati.
Beninteso. Nessuna forza delegittimante – tantomeno la contestazione sessantottesca – avrebbe potuto aver fortuna contro archetipi di diritto naturale così impliciti nell’uomo e radicati nel suo stile di vita e nella sua fede come la famiglia, le istituzioni e l’intero ordine sociale inclusa la Chiesa, se non si fosse a suo tempo già proceduto contro di essi a colpi di giacobinismo prima e di modernismo poi. Continua a leggere
LA NUOVA CHIESA ECUMENISTA CONCILIARE – DA NON CONFONDERE CON LA CHIESA CATTOLICA (PICCOLO GREGGE RIMASTO FEDELE A CRISTO, ALLA TRADIZIONE, ALLA CHIESA)

Incredibile, il cardinale eletto (NELLA NUOVA CHIESA ECUMENISTA CONCILIARE, N.D.R.) Pedro Barreto, designato dal papa (PAPA DELLA CHIESA ECUMENISTA CONCILIARE, N.D.R.) ed arcivescovo della Diocesi di Huancayo (SEMPRE DELLA CHIESA ECUMENISTA CONCILIARE, N.D.R.), si è dichiarato pubblicamente a favore dell’ideologia gender nelle scuole, in aperto contrasto col resto della Chiesa peruviana, oppostasi in blocco alla scandalosa operazione con massicce dimostrazioni ed i fedeli scesi anche nelle piazze in segno di protesta. Il neo-cardinale (DELLA CHIESA ECUMENISTA CONCILIARE, N.D.R.) Barreto, le cui posizioni hanno subito incontrato il gradimento delle Nazioni Unite, ha accusato quanti siano contrari di essere al servizio degli «interessi delle lobby». Continua a leggere
Sergio Mattarella ha spiegato direttamente agli italiani il perché del suo no alla poltrona di ministro dell’Economia a Paolo Savona, evocando la tutela del risparmio.
DI NICOLA BERTI
Non si può dubitare della buona fede personale e istituzionale di un presidente della Repubblica come Sergio Mattarella: se ha detto in diretta tv che la nascita del governo Lega-M5S con Paolo Savona all’Economia avrebbe messo a rischio i risparmi degli italiani bisogna credergli e rispettare le sue scelte. Una democrazia funziona così: l’impeachment va bene per un presidente che tradisce il suo Paese, non per uno che si assume le sue responsabilità ultime. E poi il parere finale, al Quirinale, è quasi sicuramente giunto dal presidente della Bce, Mario Draghi: chi, tutt’oggi, avrebbe potuto ignorarlo?
Nelle prerogative costituzionali del Capo dello Stato c’è la valutazione ultima di ciò che è bene per il Paese: lo confermano i giuristi e lo dice una lunga esperienza. Resta il fatto che per la seconda volta in sette anni il Quirinale ha dovuto esercitare questa autorità legittima, ma inequivocabilmente eccezionale: in entrambi i casi sotto la pressione dello spread sovrano in peggioramento.
Il riaccendersi dell’emergenza è la prima e più importante differenza fra l’intervento deciso di Giorgio Napolitano nel 2011 sul governo Berlusconi e quello di Mattarella ieri sera contro l’alleanza Lega-M5s: perché nel 2018 l’Italia è ancora a rischio-spread? In mezzo c’è stato il riformismo tecnocratico di Mario Monti e poi il quinquennio di governo da parte del Pd: come mai il rapporto debito/Pil è rimasto critico, il primo non è stato neppure intaccato e il secondo non è stato davvero rilanciato come altrove in Europa?
CONTINUA SU: http://www.ilsussidiario.net/News/Economia-e-Finanza/2018/5/28/DIETRO-LE-QUINTE-Fra-spread-e-crack-bancari-quella-telefonata-di-Draghi-al-Colle-/822893/ Continua a leggere
di Fabio Falchi

A cura di Alessio Mannino per www.vvox.it
Un altro (e più profondo) punto di vista. E’ quello, almeno rispetto ai “mattarelliani” d’Italia, ma senza essere schierato a prescindere con gli “anti-mattarelliani”, che può dare sine ira ac studio solo uno studioso, libero, lontano da accademie e consorterie, con un robusto bagaglio di riferimenti non esattamente mainstream, e che sa argomentare. E’ il caso di Fabio Falchi, 52 anni, ricercatore indipendente che vive in provincia di Varese, uno dei non pochi (ma neanche tanti) pensatori di un’Italia abituata a portare il pensiero all’ammasso, accontenandosi di veder sfilare i soliti quattro “opinionisti”. In particolare, Falchi si occupa di analisi geopolitica e filosofia politica, collaborando a varie riviste (soprattutto “Eurasia”) e scrivendo diversi libri (“Lo spazio interiore del mondo”, i due volumi de “Il Politico e la guerra” e “Comunità e conflitto”, tutti pubblicati da Anteo, e ne sta per uscire un altro, che «dovrebbe intitolarsi “Geo-politicamente abita l’uomo”»). Falchi si muove nel solco del socialismo «non marxista, incentrato sulla difesa delle “differenze” e dei legami comunitari, in quanto ritengo che che l’“essere con gli altri” (che può pure mutarsi in “essere contro gli altri”, come dimostra la storia) sia il destino dell’uomo e che di conseguenza non ci si libera da soli, ma insieme». Non esattamente la prospettiva dell’individualismo liberale, insomma. Continua a leggere
di Alberto Negri

Fonte: Alberto Negri
Cacciato dalla porta del Quirinale, il populismo italico potrebbe trasformarsi in una scomposta ondata nazionalista senza precedenti in un Paese che per altro ha sempre dimostrato uno scarso attaccamento alla bandiera e uno assai maggiore al portafoglio, che oggi langue. Il Mattarella in testa a Paolo Savona, un anziano e stimato signore che si è fatto strumentalizzare dal furbetto Matteo Salvini, è stato un colpo da maestro per respingere, almeno per il momento, i Cinquestelle dalla stanza dei bottoni, ma potrebbe trasformarsi in un boomerang.
Tornare alla caduta di Gheddafi per capire
L’Italia resta un Paese vulnerabile dentro e soprattutto fuori, sui mercati e in politica estera. Vulnerabile anche alle tesi di un complotto internazionale dell’establishment europeo e interno a difesa dell’euro, citato a volte a sproposito come il padre di tutti i guai italiani. Ma un colpevole bisogna pur sempre trovarlo per giustificare la nostra insipienza. Non c’è nessun complotto, per il momento, ma l’evidenza dei fatti. L’Italia è un Paese fragile da quando nel 2011 Francia, Gran Bretagna e Stati Uniti decisero di far fuori il Colonnello Gheddafi, il suo più importante alleato nel Mediterraneo che soltanto sei mesi prima, il 30 agosto 2010, aveva ricevuto in pompa magna a Roma firmando contratti per decine di miliardi e affidandosi al raìs per il controllo dei flussi migratori. Non solo l’Italia non lo ha difeso ma lo ha bombardato cedendo ai ricatti dei suoi alleati della Nato che minacciavano di colpire i terminali dell’Eni.
E’ stata la maggiore sconfitta dell’Italia dalla seconda guerra mondiale. Le conseguenze sono state devastanti: perdite in denaro colossali e un’ondata migratoria che, anno dopo anno, ha destabilizzato il quadro politico del Paese. Da quel 2011 gli alleati e concorrenti dell’Italia hanno minato i nostri interessi lasciandoci soli e allo sbando. Mentre ieri a Roma si consumava la crisi politica più lacerante degli ultimi anni, Emmanuel Macron ha convocato per domani a Parigi una conferenza internazionale sulla Libia che “si svolgerà sotto l’egida delle Nazioni Unite” per fissare la data delle elezioni. Continua a leggere