Avvenire promuove la teologia gender/queer?


 
 
 
 
 
 
 
Segnalazione di Corrispondenza Romana
di Lupo Glori
Mentre la Chiesa cattolica (ufficiale, n.d.r.) è travolta, da un capo all’altro del mondo, dai vergognosi scandali a sfondo sessuale il quotidiano dei vescovi Avvenire, nel suo supplemento del 29 luglio scorso dedicato al raduno mondiale delle famiglie che si apre a Dublino, sdogana la teoria del gender, pubblicando un articolo in cui viene esposta la “bontà” di una improbabile teologia in chiave “gender” e, perché no, anche “queer”.
Ad avanzare l’audace tesi è la teologa Lucia Vantini, della Facoltà Teologica del Triveneto, con un testo astruso, redatto secondo l’artificioso e criptico linguaggio genderista, nel quale la professoressa espone la propria personalissima “teologia” di orientamento gender in cui, secondo le sue stesse parole, ”non viene esclusa a priori nemmeno la prospettiva queer“.
La Vantini spiega infatti come il Coordinamento delle teologhe italiane di cui è vice presidente, “è impegnato in una teologia di genere” che “promette inclusività, (…) e provoca il mondo maschile a rendere conto della propria parzialità corporea e prospettica, mascherata sotto il segno del neutro anche in teologia. Tuttavia, in questa ricerca delle donne trovano spazio l’epistemologia della differenza e la politica dell’uguaglianza e non viene esclusa, a priori, nemmeno la prospettiva queer, con la sua preziosa forza decostruttiva degli stereotipi espliciti ed impliciti dell’ordine simbolico cristiano. Si tratta di epistemologie che non prevedono una transizione definitiva dall’una all’altra ma che aprono un processo a spirale verso la profondità dell’essere sessuato”.
Obiettivo dell’intervento della docente della Facoltà Teologica del Triveneto è quello di rivendicare e dimostrare l’origine femminista dell’espressione “differenza sessuale”, impropriamente utilizzata, a suo dire, come “arma anti-gender” dai detrattori della teoria di genere, proponendone una propria particolare rilettura. Continua a leggere

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San Paolo: "chi non vuol lavorare, neppure mangi" (parassita!)

Segnalazione www.unavox.it 
di L. P.

Giorni or sono, in occasione di un intervento di bonifica su un ‘campo rom’ – nomato con sciccosa anglomanìa il River Village di Roma – effettuato dalle forze dell’ordine nell’ultima settimana di luglio, il direttore di Avvenire, l’organo stonato della CEI, se ne uscì con un commento col dire che “Nessun uomo è mai un parassita”, evidente essendo l’intento di trasformare, con un procedimento cultural – alchemico, la realtà di un’etnìa che largamente si qualifica per comportamenti exlege, in modello di efficientismo sociale ed economico.
Affermare, per l’appunto, che nessun uomo è mai un parassita vuol decisamente dire che, per il fatto di “essere persona”, anche uno stile di vita, connotato da attività illecite o da abulìa  – e le prove a sostegno di sì evidente realtà sono innumeri – va riconosciuto come segno di un oggettivo valore.
Non è nella ragione di questo nostro intervento soffermarci sugli aspetti politici, sociali, giudiziarî di cui sono spessissimo parte imputata una o altra comunità rom. Nostro scopo sarà, invece, quello di smentire e smontare la ‘massima’ proferita da Marco Tarquinio, direttore di Avvenire, evidenziandone l’infondatezza e la contingente funzionalità a una sua gratuita smània di polemica.
iNoi siam convinti della concreta realtà antropologica dell’individuo che l’opinione comune universale definisce ‘parassita’, ma non è su questa nostra convinzione che baseremo il ragguaglio critico mosso al predetto direttore. Ben altre sono le ‘auctoritates’ che confermano l’esistenza del ‘tipo parassita’ tanto in termini economici quanto in quelli esistenziali.
Con tal vocabolo si indica un organismo animale o vegetale che vive a spese di un altro e, per trasporto assiologico, una persona che vive sfruttando gli altri. Prestito moderno dalle lingue classiche: dal latino parasitus (parasita è il femm.), convitato scroccone, mantenuto; dal greco paràsitos, che mangia alla tavola degli altri – da sitos, cibo, col prefisso para – presso, a fianco. Un tipo umano, come bene l’antica cultura classificò e che, di concerto con Vico, possiamo definire tipo verissimo.
Ora, il gran cuore di Tarquinio, colmo di buonismo e di filantropìa, scosso da viva e agitata voglia di un’accoglienza a prescindere, non solo smentisce e rifiuta il dizionario e la storia e, nella presente contingenza di cronaca, il ministro dell’Interno on.le Matteo Salvini – colui che ha ordinato lo sgombero del campo – ma cancella l’autorità di:

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