Consul Press Roma: a Verona "la sfida" dei Cattolici Tradizionalisti

Risultati immagini per Matteo Castagna canale italiadi  Agenzia di Stampa Consul Press Roma, 12 settembre 2018
“La Sfida” dei Cattolici Tradizionalisti  

A VERONA, Venerdì 14 Settembre alle h. 18.30, avrà luogo la presentazione libro di MATTEO CASTAGNA: “CATTOLICI TRA EUROPEISMO E POPULISMO, la sfida al nichilismo” (Edizioni Solfanelli).
Nella splendida cornice di Castelvecchio, in centro a Verona, l’On. Vito Comencini (Lega) ha organizzato con l’Autore e l’Avv. Andrea Bacciga (Consigliere Comunale – lista “Battiti per Verona”) il primo incontro pubblico in citta’ (come da locandina allegata) ove si parlerà di questo testo, di alto livello culturale, che cerca di rispondere sul piano storico, filosofico, teologico e politico alla domanda: “perché la Chiesa ufficiale è schierata con i globalisti e attacca i sovranisti?
Due anni di ricerche e oltre seicento note in calce, perché non tutto è così semplice e scontato…
LUCIA REZZONICO
Ufficio Stampa di Christus Rex-Traditio
*** *** ***
MATTEO CASTAGNA è Responsabile dell’ Associazione Culturale CHISTUS REX-TRADITIO, il cui banner compare nella home page della Consul Press, che condivide molte  iniziative  di tale Associazione. Con un semplice clik è possibile collegarsi direttamente al relativo Sito Internet.
Il libro sarà prossimamente presentato anche a Roma in una “Tavola Rotonda”.

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Vienna, 12 settembre 1683 – la Cristianità respinge l'invasione islamica

Risultati immagini per la battaglia di ViennaSegnalazione del Centro Studi Federici

La battaglia di Vienna, Anno Domini 1683
Lo scenario politico-militare nella seconda metà del Seicento – secolo alquanto travagliato – appare oscuro e denso d’incertezze. La Guerra dei Trent’Anni (1618-1648), devastante guerra di religione, fu anche un confronto politico-militare fra la Casa regnante francese dei Borbone e quella degli Asburgo. L’intento era quello di togliere agli Asburgo l’egemonia sulla Germania, che derivava loro dall’autorità imperiale. Per raggiungere questo scopo Armand du Plessis, meglio noto come cardinal Richelieu (1585-1642), inaugurando una politica fondata sul mero interesse nazionale a scapito di una visione europea e cattolica, si alleò con i principi protestanti. I Trattati di Westfalia del 1648 sancirono l’indebolimento definitivo del Sacro Romano Impero. È così che sulla Germania, devastata, divisa fra cattolici e protestanti e separata politicamente, si stabilisce l’egemonia del re di Francia, Luigi XIV (1638-1715). Egli non esita a cercare perfino l’alleanza dell’Impero ottomano, del tutto avverso ad ogni ideale cristiano ed europeo. Sul finire del secolo dunque l’Europa è prostrata, divisa in se stessa tra fazioni religiose e lotte dinastiche, con una crisi economica e demografica conseguente alla guerra, che la resero quanto mai vulnerabile.
 
L’offensiva islamica
L’impero ottomano, che aveva conquistato i paesi balcanici fino alla pianura ungherese, il 1° agosto 1664 era stato temporaneamente bloccato dagli eserciti imperiali guidati da Raimondo Montecuccoli (1609-1680) nella battaglia di San Gottardo, in Ungheria. Poco dopo però, sotto la guida strategica del Gran Visir Qara Mustafā (1634-1683), l’offensiva riprende, incoraggiata paradossalmente da Luigi XIV e dalla sua disinvolta politica anti-asburgica. Non poteva esserci momento più favorevole per una campagna vittoriosa e ormai il cuore dell’Europa era alla portata delle armate ottomane. Pressoché isolata, soltanto la Repubblica di Venezia impedisce ai Turchi di ottenere il dominio nell’Egeo, nella Grecia e nella Dalmazia. Si trattava però di una lotta ormai impari e, infatti, culminò nella perdita di Candia nel 1669, nonostante le eroiche gesta di Francesco Morosini (1618-1694). Nel 1672 la Podolia – una parte dell’attuale Ucraina – viene sottratta alla Polonia e nel gennaio del 1683, ad Istanbul, le armate ottomane volgono in direzione dell’Ungheria. È un immenso esercito quello che si mette in marcia verso il cuore dell’Europa, sotto la guida di Qara Mustafā e di Maometto IV (1641-1692). Il disegno che essi tentarono di realizzare era quello di una sorta di “grande Turchia europea e mussulmana” di cui Vienna doveva essere la futura capitale; una città che a sua volta sarebbe stata una testa di ponte verso il resto dell’Europa assediata e destinata alla sconfitta. Le poche forze imperiali rimaste – rinforzate dalle milizie ungheresi guidate dal duca Carlo V di Lorena (1643-1690) – tentarono invano di resistere. Il gran condottiero al servizio degli Asburgo prese il comando, benché reduce da una gravissima malattia, dalla quale – si disse – l’avevano salvato le preghiere di un padre cappuccino, noto a molti come padre Marco da Aviano. Padre Marco era stato inviato dal Papa Innocenzo XI presso l’Imperatore per perorare la causa della crociata anti-turca. Il primo atto di padre Marco fu quello di chiedere che in tutte le insegne imperiali fosse riportata l’immagine della Madre di Dio. Da allora le bandiere militari austriache porteranno sempre l’effigie della Madonna per i successivi due secoli e mezzo. Solo Adolf Hitler dopo la sua ascesa al potere le farà togliere.

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Intervista al ministro leghista Fontana: "Alleanza identitaria per influenzare il Ppe a Strasburgo"

Foto: Tony Gentile/Reuters

“Dalla Svezia segnale importante: da ottobre parte il lavoro per le europee, puntiamo a essere il secondo gruppo al Parlamento Ue”

di Angela Mauro
“Il buon risultato dei Democratici svedesi è un segnale molto importante. A partire da ottobre avvieremo tavoli di lavoro con le altre forze identitarie europee per costruire insieme una piattaforma per le elezioni di maggio. Obiettivo realistico: diventare il secondo gruppo a Strasburgo e condizionare così le scelte del Parlamento europeo, magari costruendo una maggioranza con il Ppe per impedire che ce ne sia un’altra consociativa tra Popolari e socialisti”.
Lorenzo Fontana esulta per il risultato della destra di Jimmie Akesson alle politiche in Svezia. In questa intervista ad Huffpost, il ministro leghista, ex eurodeputato del Carroccio e mente della svolta sovranista della Lega, traccia le tappe del progetto politico di Matteo Salvini da qui alle europee di maggio 2019. Missione: conquistare Bruxelles e Strasburgo e cambiare i connotati all’Ue.
Partiamo dalla Svezia: l’exploit dei populisti non c’è stato, sebbene abbiano guadagnato consensi.
I sondaggi dell’ultima settimana li davano tra il 16 e il 19 per cento, direi che si sono rivelati giusti: i ‘Democratici svedesi’ sono andati oltre il 17 per cento, mentre i socialdemocratici sono in calo pure in Svezia, la patria della socialdemocrazia. E’ il trend degli ultimi dieci anni.
Ora che succede, da qui alle europee di maggio?
A breve, penso da ottobre, ci sarà una serie di tavoli di lavoro con le altre forze identitarie europee per costruire una piattaforma per le elezioni. Il primo dovrebbe essere a Vienna.
Per costruire un’alleanza… come la chiamate: sovranista? Populista? Identitaria? Continua a leggere

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Onu, la schizofrenia della signora che ci definisce razzisti

di Nicola Porro
Zuppa di Porro: rassegna stampa dell’11 settembre 2018

00:00 Onu, le schizofrenie di Michelle Bachelet, la signora che ci definisce razzisti.
04:28 (Stra)parla Alessandro Di Battista e sale la tensione (ma quante volte fanno questo titolo) tra Lega e M5stelle.
06:54 Sui negozi chiusi la domenica altra parziale marcia indietro. Ma non troppo.
09:47 Copyright, i giornali tutti schierati da una parte. Vi dico la mia opinione (controcorrente)…
11:55 Enel e pubblicità, Marco Travaglio fa il fenomeno.
13:23 Torino-Lione, ecco tutti i numeri. E ancora ci parlano delle analisi costi-benefici.
14:03 La storia dei due condannati che i grillozzi si riprendono fischiettando.
Fonte: https://www.nicolaporro.it/zuppa-di-porro/8307-2/ Continua a leggere

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Orbán all'Europarlamento: "Non accettiamo minacce e ricatti. Non saremo patria di immigrazione"

Il premier ungherese interviene davanti alla plenaria di Strasburgo “per difendere l’Ungheria che da mille anni è membro della famiglia europea”

STRASBURGO – Dopo aver anticipato parzialmente il suo discorso con diversi post sul proprio profilo Facebook, il premier ungherese Viktor Orbán ha parlato oggi a Strasburgo al Parlamento europeo nell’audizione sul rapporto Sargentini in cui si deciderà se sanzionare o meno Budapest sulla violazione dello stato di diritto. “Voi vi siete fatti già un’idea su questa relazione, e il mio intervento non vi farà cambiare opinione, ma sono venuto lo stesso. Non condannerete un governo, ma l’Ungheria che da mille anni è membro della famiglia europea. Sono qui per difendere la mia patria”, ha detto il primo ministro ungherese, che ha difeso il proprio operato soprattutto per il largo consenso che il suo governo riscuote in patria. E proprio confortato dal consenso interno, Orban non ha avuto problemi a schierarsi direttamente contro le istituzioni europee: “L’Ungheria sarà condannata perché ha deciso che non sarà patria di immigrazione. Ma noi non accetteremo minacce e ricatti delle forze pro-immigrazione: difenderemo le nostre frontiere, fermeremo l’immigrazione clandestina anche contro di voi, se necessario”.  Il leader di Fidesz, che a Bruxelles fa parte della famiglia del Partito popolare europeo, ha affermato come le misure sull’immigrazione siano state prese sulla base della volontà espressa dal popolo ungherese: “Siamo noi a difendere le nostre frontiere e solo noi possiamo decidere con chi vivere. Abbiamo fermato centinaia e migliaia di migranti clandestini e abbiamo difeso l’Ungheria e l’Europa. Gli ungheresi hanno deciso che la nostra patria non sarà un paese di immigrazione”. Continua a leggere

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Caritas, gli ultras dell'immigrazione. Dalle app per l'accoglienza alla difesa delle Ong

Risultati immagini per caritasPerché il Conciliabolo Vaticano II (1962-65) ha trasformato quella che tutti credono la Chiesa Cattolica (ma in realtà è una Contro-Chiesa occupante i Sacri Palazzi) in una sorta di Ong, composta oggi da Presidente (il “papa”) presidente emerito (il “Papa emerito”), consiglio di amministrazione (“cardinali”) e amministratori delegati (Conferenze “episcopali”) coi suoi sottoprodotti smistati nelle parrocchie, modello Caritas, ma non solo (n.d.r.)…
di Francesca Totolo
Abbiamo già trattato in precedenza il fervore della Caritas Italiana riguardo all’accoglienza dei migranti in Italia. Impegno che si è concretizzato in una sezione apposita, denominata Caritas InMigration. L’associazione religiosa è tornata protagonista perché, su invito della Conferenza Episcopale Italiana, si è resa disponibile per accogliere i migranti “sequestrati” sbarcati dalla nave Diciotti della Guardia Costiera. Una ghiotta occasione per promuovere internazionalmente i valori cristiani testimoniati dall’attuale Curia vaticana.

Dopo lo sbarco a Catania, 100 migranti sedicenti eritrei sono stati portati al Centro Mondo Migliore della Caritas di Rocca di Papa (ormai vuota dopo l’allontanamento volontario di tutti gli accolti), gestita dalla cooperativa Auxiliumdei fratelli Angelo e Pietro Chiorazzo. I costi dell’accoglienza sono stati finanziati dall’8×1000 messi a disposizione dalla Conferenza Episcopale Italiana. Negli ultimi 3 anni, la Caritas ha ospitato 26.000 immigrati, grazie soprattutto ai fondi dello SPRAR del Ministero dell’Interno. Sapendo che la durata media per esaminare una richiesta di asilo è 18 mesi, si può stimare che l’associazione religiosa ha beneficiato di quasi 500 milioni di euro derivanti dalle tasse pagate dai contribuenti italiani.

Torniamo alla coop bianca Auxilium che gestisce il Centro Mondo Migliore. Durante le udienze in Tribunale riguardanti Mafia Capitale, sono state rese note intercettazioni investigative in merito alle conversazioni di Salvatore Buzzi e Massimo Carminati (gli stessi che hanno stimato che il business dell’accoglienza rendeva più del mercato della droga) in cui questi affermano che “Loro stanno in posizione di forza” e “Loro c’hanno i Prefetti” suggerendo che i fratelli Chiorazzo avessero dei rapporti diretti con l’allora Viminale, come scritto da Fabio Amendolara sulla Verità il 31 agosto scorso. Angelo Chiorazzo, nelle medesime udienze, ha confermato di avere “semplici rapporti di conoscenza” con l’ex Viceministro Filippo Bubbico,

Negli ultimi anni e grazie al cristiano business dell’accoglienza dei poveri migranti, la cooperativa Auxilium ha visto il suo fatturato crescere massicciamente, fino ai 61,1 milioni di euro del 2016, con un utile pari a 543.000 euro. Un settore che fino al 2017 non è stato colpito dalla crisi economica. Il bilancio del 2018 non sarà senz’altro così florido dopo la chiusura dei porti italiani alle ONG. Dal centro di Rocca di Papa, 8 sedicenti immigrati eritrei sono stati trasferiti nel centro “Casa Suraya” della Caritas Ambrosiana, gestita dalla cooperativa Farsi Prossimo.

Sebbene come riferisce il direttore della Caritas Ambrosiana, Luciano Gualzetti, gli immigrati abbiano “dormito tutto il viaggio da Rocca di Papa fino a Milano” perché “stanchi e provati”, alcuni di loro sono stati immediatamente ingaggiati per una conferenza stampa organizzata al loro arrivo, e quindi buttati in pasto ai cronisti. Continua a leggere

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Diciotti, a Rocca di Papa non c'è più nessuno: sono fuggiti tutti i migranti

Diciotti, a Rocca di Papa non c’è più nessuno: sono fuggiti tutti i migrantidi Paolo Stutaro
La verità viene sempre fuori e il buonismo smascherato. A Rocca di Papa non c’è più traccia dei migranti, quelli della famosa Diciotti sono tutti fuggiti dal centro della Cei. L’accoglienza si è trasformata in uno strumento per mettere piede sul territorio italiano e dileguarsi. Come si legge sul Messaggero,a Rocca di Papa le stanze sono desolatamente vuote, nei corridoi non circola nessuno. Restano unicamente gli ospiti non eritrei.  Gli ultimi tre hanno lasciato il centro alla volta delle diocesi di Ascoli Piceno, ma oltre la metà erano già fuggiti per conto proprio.
In fuga da Rocca di Papa. In 34 sono stati intercettati dalla polizia a Ventimiglia mentre viaggiavano verso Campo Roja, il campo gestito dalla Croce Rossa. Erano a bordo di un pullman noleggiato dall’associazione Baobab experience di Roma, dove già in sedici erano stati individuati e fotosegnalati venerdì. Continua a leggere

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Salvini ha annunciato entro l'autunno accordi di espulsione e rimpatrio di migranti

salvini migranti espulsione rimpatrioFOTO CREDITANDREAS SOLARO Matteo Salvini (Afp)
L’intervista del ministro dell’Interno a Rtl, dove ammette che per ora l’unico accordo che funziona è quello con la Tunisia. Ma non basta
“Stiamo lavorando per fare quello che in vent’anni non si è fatto: accordi di espulsione e rimpatrio assistito con tutti i Paesi di provenienza di questi ragazzi e di queste ragazze”. E sono Senegal, Pakistan, Bangladesh, Eritrea, Mali, Gambia, Costa d’Avorio, Sudan, Niger. Entro l’autunno “saprò dire quanti e di che tipo ne ho fatto”. Lo ha annunciato Matteo Salvini in un’intervista a ‘L’Indignato speciale’ su Rtl 102,5.

Un dossier “che ho sulla scrivania da tre mesi, da tre mesi stiamo aprendo cassetti, archivi, accordi verbali con alcuni Paesi africani del 1999, ma poi si è persa la firma, il capitolato, non si sa che fine abbiano fatto”. Per il ministro dell’Interno, attualmente quello che funziona “decentemente” è l’accordo con la Tunisia, “noi organizziamo due charter a settimana per un’ottantina di espulsioni. Se espelliamo ogni settimana tra tunisini, nigeriani ed altri cento, ci mettiamo ottant’anni a recuperare i cinque, sei, 700 mila immigrati entrati negli ultimi anni.

E quindi questo è un dossier su cui sto lavorando, su alcuni Paesi – dice ancora il leader leghista – siamo già abbastanza avanti,. In Tunisia ci andrò a settembre perché i tunisini sono arrivati in più di quattromila quest’anno ed è la nazionalità più presente. In Tunisia non c’è la guerra, non c’è la carestia, non c’è la peste bubbonica e quindi non si capisce perché questi ragazzi debbano scappare”. Continua a leggere

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La sètta conciliare: una cloaca di impurità, una tana di pervertiti, un paradiso per gli invertiti

Segnalazione di www.unavox.it 
di Jérôme Bourbon
Articolo pubblicato sul settimanale francese Rivarol, n° 3342 del 5 settembre 2018

Orge omosessuali in Vaticano, scandali pedofili: non c’è un continente, non un angolo di terra che siano risparmiati dai crimini dei “preti” o dei “vescovi” modernisti, dall’Irlanda all’Australia, dagli Stati Uniti al Cile. Ogni tanto, la denuncia di un prete pedofilo riempie i titoli dei giornali. Poi il clamore indignato si spegne, la cosa viene dimenticata. Non appena viene fuori un altro episodio, ecco che ritornato i soliti discorsi: la colpa è del celibato, la colpa è del rifiuto della contraccezione, la colpa è del conservatorismo. Come se far sposare i preti risolvesse il problema della pedofilia… a meno che non si voglia considerare di farli sposare con dei ragazzi!
In tutti questi abominevoli scandali, non si tratta di casi isolati, di pecore nere, ma di un sistema mafioso, pedo-criminale, di reti di omosessuali e di pedomani che hanno l’appoggio, discreto ma reale, delle più alte autorità della setta conciliare. Non stiamo più parlando di un prete indegno, di una specie di verruca su un corpo globalmente sano, di sporcizia indesiderata negli ingranaggi ben oliati di una macchina in funzione. No, si tratta di un sistema criminale che non si può più dissimulare, tanto è gigantesco.
Uno scandalo inedito
Il 25 agosto 2018, una lettera di 11 pagine redatta da “Mons.” Carlo Maria Viganò, ex ambasciatore del Vaticano negli Stati Uniti, chiama in causa i più alti gradi della “gerarchia” vaticana. La pedofilia è un sistema, camuffato da «reti omosessuali», e Bergoglio, lungi dal lottare contro questa “piovra”, fa parte della cospirazione. Ecco, in sintesi, cosa ci fa sapere Viganò con le sue accuse, prima di arrivare a chiedere le dimissioni di Francesco. Lo scandalo è inedito per la sua ampiezza.
Inedito, ma non del tutto inatteso. Fin dal 2017, si stringeva la morsa attorno ai debosciati, ai depravati e ai criminali che popolano il Vaticano e le alte cariche della Chiesa conciliare. Fu per primo George Pell, “arcivescovo” di Sydney, nominato nel 2014 “cardinale-prefetto” della Segreteria per l’Economia, ad essere coinvolto nelle accuse di violenza sessuale. Questa Segreteria era stata creata da Bergoglio; una bella ricompensa per Pell messo a questo nuovo posto, alle dirette di pendenze di Francesco, una bella prova di fiducia data da Bergoglio. Nel giugno 2017, la stampa australiana rivela l’indagine di cui è oggetto. Sarà processato in Australia. Era il numero tre in Vaticano. La vicenda avrà prodotto sicuramente i sudori freddi ai perversi prelati che affollano le strade di Roma. Ma questo non impedì la ripresa del ritmo delle orge. Francesco arrivò persino a difendere un “vescovo” che aveva soffocato degli scandali pedofili in Cile. Il 22 gennaio scorso, egli ha detto cinicamente ai giornalisti: “Voi, con buona volontà, mi dite che ci sono delle vittime, ma io non le ho viste, perché non si sono presentate”.
Nuovo errore. Oggi, le vittime hanno la sfortunata tendenza a rifiutarsi di tacere. In Cile, è una lettera di una vittima di un “prete” pedofilo che accusa Francesco: lo sapeva dal 2015. Sapeva che il “vescovo” che difendeva, Juan Barros, aveva assistito più volte alle aggressioni sessuali di “padre” Fernando Karadima. Juan Barros aveva coperto il “prete” pedofilo, e Francesco copriva il “vescovo”. “Sono convinto che sia innocente”, disse Francesco, se non con la mano sul cuore almeno con la sua solita aria bonacciona. Eppure lo sapeva da tre anni.
Nel 2015, fu l’“arcivescovo” di Boston in persona ad assicurare alla vittima che la sua testimonianza era stata trasmessa a Francesco, direttamente nelle sue mani. La testimonianza era inequivocabile. La vittima vi spiegava che i toccamenti sessuali di Karadima erano moneta corrente nel suo gruppo, di cui era una specie di guru. Juan Barros, al pari di altri quattro “vescovi” cileni, venivano da questa comunità. La colpevolezza di Barros è fuori dubbio. E quella di Francesco?
Sarebbe stato vittima di un accantonamento di informazioni da parte dell’“Arcivescovo” di Boston, Sean O’Malley, nel 2015? La “diocesi” di Boston è tristemente nota per aver organizzato la collocazione di “preti” pedofili di parrocchia in parrocchia, una strategia messa in luce da un gruppo di giornalisti del Boston Globe nel 2002. Quest’affare ha portato persino alla realizzazione di un film, Spotlight. Il cardinale Bernard Law, che ne era stato “arcivescovo” e aveva quindi permesso a diversi “preti” pedofili di prosperare, è morto pacificamente nel suo letto all’età di 86 anni alla fine del 2017. Come premio di consolazione per la perdita della “diocesi” di Boston, era diventato “arciprete” della Basilica di Santa Maria Maggiore a Roma.
Non a tutti i pastori coinvolti nella pedofilia è andata così bene. Il “padre” John Geoghan, della famosa “diocesi” di Boston, che era riuscito a fare 130 vittime (aggressioni sessuali e stupri di minori), è stato meno fortunato, perché fu strangolato nella sua cella dal suo compagno di detenzione. Alcuni vi scorsero la giustizia di Dio. Intanto, nel 2003, dopo le rivelazioni del Boston Globe. Law lasciò al suo successore, O’Malley, una diocesi finanziariamente fallita a causa dei milioni di dollari da pagare alle vittime. Sarebbe stato quindi l’uomo che è succeduto al famigerato Law a non aver parlato della testimonianza della vittima cilena a Francesco, se quest’ultimo dice il vero.
Ma possiamo credere a questo impostore?
Orge gay e droghe pesanti al “Sant’Uffizio”
L’orrore non finisce qui. Nell’aprile 2018, i gendarmi addetti al palazzo del “Sant’Uffizio”, interrompono una vera orgia. Il segretario di “Mons.” Coccopalmerio – attivo sostenitore di Bergoglio -, Luigi Capozzi, viene arrestato nel bel mezzo dei suoi sollazzi omosessuali con diversi compagni, sotto l’effetto di stupefacenti. La sua BMW d’ufficio gli serviva per trasportare in franchigia la polvere bianca. Cocaina, eroina? Non lo sapremo mai. Droghe pesanti. Il personaggio, “ordinato” nel 1992, stava per essere “consacrato” vescovo, con la benedizione di Coccopalmerio. Quest’ultimo, era a conoscenza della vita quantomeno disordinata del suo segretario? O era troppo occupato a promuovere l’“enciclica” Amoris Laetitia, in particolare il capitolo 8 a cui ha dedicato un suo lavoro? Nel suo libro, il “cardinale” (Presidente emerito del «Pontificio Consiglio per i Testi Legislativi) spiega in maniera dotta che «la Chiesa potrebbe dunque ammettere alla Confessione e all’Eucaristia i fedeli che intrattengono un’unione non legittima, ma che assolvono due condizioni essenziali: desiderano cambiare la situazione ma non possono realizzare il loro desiderio[…] Questa intenzione è esattamente l’elemento teologico che permette l’assoluzione e l’accesso all’Eucaristia, sempre, lo ripetiamo, che ci si trovi nell’impossibilità di cambiareimmediatamente la situazione di peccato».
Quanto all’omosessualità, il suo segretario era senz’altro incoraggiato dalle affermazioni del suo patron, secondo il quale vi sono degli «aspetti positivi» nelle unioni omosessuali («Se io incontro una coppia di omosessuali, osservo subito che la loro relazione è illecita: questo dice la dottrina, che riaffermo con assoluta sicurezza. Tuttavia, se mi fermo alla dottrina, non guardo più le persone. Ma se constato che le due persone si vogliono veramente bene, fanno per esempio atti di carità verso i bisognosi… allora posso anche dire che, se la relazione resta illecita, nelle due persone emergono anche elementi positivi. Anziché chiudere gli occhi di fronte a tali realtà positive, le sottolineo. Si tratta di essere obiettivi e di riconoscere oggettivamente il positivo di una certa relazione, di per sé illecita.» – Intervista a Rossoporpora, del 23 ottobre 2014).
A metà agosto 2018, i servizi del procuratore della Pennsylvania hanno pubblicato un’inchiesta che chiama in causa 300 (trecento!) «preti predatori» che hanno fatto un migliaio di vittime minorenni nel corso di 70 anni. L’inchiesta è durata due anni ed è contenuta in un rapporto di quasi 900 pagine: tra gli altri crimini, il Procuratore ha scoperto degli abusi sessuali commessi su ragazzi di meno di dieci anni. Ogni volta l’accaduto veniva nascosto, ma “preti” e vescovi” compilavano degli archivi segreti che venivano inviati in Vaticano. «Il Vaticano era al corrente degli abusi ed era implicato nel loro occultamento», rivela il rapporto, che ha avuto l’effetto di una bomba.
Bergoglio sperava indubbiamente di venir fuori da questa sequela di avvenimenti giocando ancora tardivamente e subdolamente la carta dell’indignazione e dell’umiltà. Così fece riconoscendo i suoi errori nel suo apprezzamento della situazione cilena! Così ha fatto recandosi a Dublino il 25 agosto scorso per il IX “Incontro Mondiale delle Famiglie” per esprimere la sua “sofferenza” e la sua “vergogna”!
Peraltro, in Irlanda, i casi di pedofilia non sono gli unici scandali che la setta conciliare ha dovuto coprire. Mentre i “preti” abusavano dei ragazzi, le religiose del «Convento  della Maddalena» (Magdalene Sisters) accoglievano le ragazze madri, vendevano i loro bambini agli Americani e facevano lavorare come schiave le ragazze nelle lavanderie dove le tenevano rinchiuse per anni. C’è qualcosa di marcio nel Regno d’Irlanda; e in Pennsylvania e a Boston e in Cile e in Australia e dovunque dei falsi pastori, dei criminali camuffati, degli incalliti modernisti senza fede né legge, hanno potuto abusare impunemente del nome di cristiano, dello status di consacrati, per commettere impurità sacrileghe e insozzare, sporcare a vita, bambini e minori innocenti.
“Eravamo la terra dei Santi… Ora sento che il paese sta perdendo la fede”, ha detto un cattolico irlandese alla vigilia della visita di Francesco. Cosa poteva aspettarsi da questo intruso, questo lupo travestito da pecora?
San Patrizio dava la caccia ai serpenti dell’Isola di Smeraldo; Francesco li scalda sul suo petto, ed è uno di loro, certamente il più velenoso. Mentre era occupato a fingere di simpatizzare con le sofferenze delle vittime, “Mons.” Viganò pubblicava la sua lettera di undici pagine, completata nella festa del Cuore Immacolato di Maria.
Questa volta, Francesco non può sfuggire all’obbròbio. Non sono solo quelli vicini a lui che vengono presi con le mani nel sacco, o meglio nei pantaloni; è lui, l’autoproclamatosi “vescovo di Roma” che è direttamente coinvolto.
La corruzione raggiunge i vertici della gerarchia modernista
Nella sua lettera, Viganò accusa direttamente Francesco di aver coperto gli abusi sessuali del “cardinale” americano Theodore McCarrick, commessi da diversi decenni. “La corruzione ha raggiunto i vertici della gerarchia della Chiesa”, scrive.
Di cosa è accusato McCarrick? Il “prelato” americano è un po’ il figlio spirituale di Luigi Capozzi, l’amante delle orge gay, e di George Pell, il pedomane. La legge vieta ormai di stabilire un collegamento tra omosessualità e pedofilia. Questo significa che la combinazione di questi due comportamenti sessuali è del tutto fortuito nella persona di McCarrick? Il fatto è che l’uomo è annoverato in tutti casi di cui può essere accusato un predatore sessuale. McCarrick, “arcivescovo” di Newark, New Jersey, dal 1986 al 2000, è felice proprietario di una casa al mare, ove trascorreva il fine settimana in compagnia di diversi seminaristi (a volte fino a cinque) con cui condivideva il suo letto. Impunemente, dalla fine degli anni 1980 al 1996, McCarrick ha corrotto, deviato e insozzato con orge omosessuali a ripetizione intere generazioni di seminaristi. Certuni di questi giovani sono stati “ordinati” per la diocesi di Newark.
Denunciato alla Santa Sede nel 2000 dall’allora Nunzio, “Mons.” Montalvo, McCarrick non è stato oggetto di alcuna sanzione da parte dello pseudo-san Giovanni Paolo II. È stato addirittura nominato “arcivescovo” di Washington nel 2000, e creato “cardinale” da Wojtyla nel 2001.
Nel 2006, il nuovo Nunzio, “Mons.” Sambi, trasmise alla “Santa Sede” una testimonianza di Gregory Littleton, un “prete” che raccontava di essere stato abusato da McCarrick… e che lui stesso era accusato di atti di pedofilia. Secondo Viganò, che era stato incaricato di redigere la nota che Sambi avrebbe inviato, «i fatti attribuiti a McCarrick da Littleton erano di una gravità e di una laidezza tali da causare nel lettore confusione, disgusto e profondo dolore e amarezza».
Si trattava di «delitti di adescamento, di sollecitazione dei seminaristi e dei preti a peccare contro il sesto comandamento, in maniera ripetuta, anche in maniera simultanea e in gruppo, di derisione di un giovane seminarista che cercava di resistere alle seduzioni dell’arcivescovo in presenza di altri due preti, di assoluzione del complice col quale venivano commessi gli atti impuri, di celebrazione sacrilega dell’Eucaristia insieme ad altri preti dopo aver commesso con loro atti impuri.»
Queste rivelazioni non ebbero alcun effetto su Benedetto XVI, lo pseudo-campione della trasparenza nei confronti agli scandali di pedofilia, e questo fino al 2009 o al 2010, quando infine il “cardinale” McCarrick venne moderatamente e tardivamente sanzionato: egli non poteva più «celebrare la Messa in pubblico, partecipare alle riunioni pubbliche, fare delle conferenze, viaggiare», e aveva «l’obbligo di dedicarsi ad una vita di preghiera e di penitenza». Ciò nonostante, egli continuò ad apparire in pubblico, anche al fianco di Benedetto XVI.
Da non dimenticare anche che nel maggio 2012, quando Viganò venne in possesso delle rivelazioni che oggi, sei anni dopo, ha reso pubbliche, egli salutava pubblicamente McCarrick nel corso di una serata di gala, parlando di lui come di uomo «molto amato da tutti noi». Il 10 maggio 2013, egli concelebrò la sinassi di Paolo VI con McCarrick. E’ per questo che il tentativo di Viganò di incriminare Francesco e alcuni prelati esonerando Giovanni Paolo II e Benedetto XVI, non regge.
Gli ultimi occupanti modernisti della Sede di Pietro sono stati coinvolti tutti nella cospirazione che Viganò mette in luce, e lui stesso è compromesso con coloro che oggi accusa.
Nel corso dell’udienza generale del 15 dicembre 2010, Benedetto XVI ha anche presentato a migliaia di fedeli riuniti nella sala Paolo VI in Vaticano, un numero acrobatico del Gay Circus, realizzato da degli uomini seminudi il cui obiettivo era apertamente quello di promuovere l’omosessualità.
http://resistance-catholique.org/articles_html/2011/01/RC_2011-01-24_un-spectacle-revelateur-au-vatican.html
Poco prima di questo spettacolo indecente e ripugnante, Benedetto XVI aveva giustificato pubblicamente l’uso «in certi casi» del preservativo, in particolare per un “prostituto” maschio! Affermazioni scandalose al pari di quelle del suo successore (chi sono io per giudicare i gay?); un Bergoglio che lo si è visto dare vistosamente la mano ad un prete omosessuale favorevole al matrimonio degli invertiti e all’ordinazione dei chierici sodomiti; un Bergoglio che ha ricevuto in Vaticano dei transessuali militanti, in compagnia dei quali si è compiaciuto di farsi fotografare; un Bergoglio che è andato a visitare molto ufficialmente delle organizzazioni della lobby LGBT, come quando nel corso del suo viaggio in Paraguay, nel luglio 2015, incontrò pubblicamente il rappresentante di “Somos gay”, un collettivo di lesbiche, gay, bisessuali e transessuali!
In queste condizioni, ecco che ci si spiega come con l’elezione di Francesco nel 2013, McCarrick abbia potuto prosperare.
Bisogna dire che McCarrick e Bergoglio sono amici di lunga data. Nel 2014, McCarrick ebbe un malore mentre celebrava la “messa”, e venne portato in ospedale. Subito, suona il telefono: è Bergoglio che si fa vivo per la notizia. Scherzando, McCarrick dice di star bene. «Il tuo alloggio presso il diavolo non è ancora pronto», gli risponde Francesco. Una battuta che assume una colorazione particolarmente sinistra.
Nel maggio 2018, Bergoglio persiste e sottoscrive. L’uomo in bianco fa un viaggio in Terra Santa, McCarrick è della partita. Bergoglio lo vede e, affettuosamente, lo saluta dicendo: «L’erba cattiva non muore mai».
Questi non sono aneddoti tratti da una qualche fonte ostile ai modernisti in Vaticano, ma cose raccontate dallo stesso McCarrick ai giornalisti compiacenti, che redassero un articolo elogiativo del “cardinale” nel 2014, per il National Catholic Reporter.
Qui non si tratta di una certa cerchia che sarebbe corrotta, di un uomo in bianco lasciato nell’ignoranza, impedito a fare il bene che vorrebbe fare. Viganò punta il dito accusatore in direzione di Francesco, lo invita a dimettersi, poiché sa, per avergliene parlato personalmente, che Francesco conosceva perfettamente fin dalla sua elezione i crimini di McCarrick. Viganò scrive che «Occorre proclamare un tempo di conversione e di penitenza. Occorre ricuperare nel clero e nei seminari la virtù della castità. Occorre lottare contro la corruzione dell’uso improprio delle risorse della Chiesa e delle offerte dei fedeli. Occorre denunciare la gravità della condotta omosessuale. Occorre sradicare le reti di omosessuali esistenti nella Chiesa»
E l’accusa contro Francesco è violenta: «Se questa giustamente è da considerarsi una grave responsabilità morale per ogni fedele, quanto più grave lo è per il supremo pastore della Chiesa, il quale nel caso di McCarrick non solo non si è opposto al male ma si è associato nel compiere il male con chi sapeva essere profondamente corrotto, ha seguito i consigli di chi ben sapeva essere un perverso, moltiplicando così in modo esponenziale con la sua suprema autorità il male operato da McCarrick. E quanti altri cattivi pastori Francesco sta ancora continuando ad appoggiare nella loro azione di distruzione della Chiesa! […] Francesco sta abdicando al mandato che Cristo diede a Pietro di confermare i fratelli. Anzi con la sua azione li ha divisi, li induce in errore, incoraggia i lupi nel continuare a dilaniare le pecore del gregge di Cristo.»
Il “cardinale” McCarrick, 88 anni, ha dato le dimissioni il 28 luglio 2018, quando è stato accusato di abusi sessuali su minori, perpetrati negli anni ‘70 quand’era solo prete a New York. Per la forma, Bergoglio ha rimesso in auge le solite sanzioni: ritirarsi in una vita di preghiera e di penitenza. Il suo caso è risolto, e d’altronde McCarrick non è l’obiettivo di Viganò. Le rivelazioni dell’ex Nunzio hanno un solo scopo: la caduta di Francesco, per ragioni proprie a Viganò e al suo ambiente. Bisognerebbe essere molto ingenui per credere che un rappresentante della setta conciliare sia guidato dall’amore per la verità.
Come reagisce alle accuse il principale interessato? Al rientro dalla sua visita demagogica in Irlanda, sull’aereo che lo riportava nel paese delle orge omosessuali e dell’uso di droghe, ai giornalisti che lo interrogarono sullo scandalo Viganò, l’uomo in bianco diede una risposta sorprendente: “Leggete attentamente il documento e giudicate voi stessi. Non dirò una parola al riguardo. Penso che il documento parli da solo. […] Quando passerà un po’ di tempo e avrete le vostre conclusioni, forse parlerò io.»
Bergoglio spera che nella nostra civiltà dell’istantanea altri scandali possano cancellare l’attuale e così lui possa sfuggire al giudizio? Siamo ancora di fronte allo spregio e al disprezzo che egli ha espresso al suo ritorno dal Cile. Al momento della sua “elezione”, su molti giornali venne riprodotto un disegno che lo rappresentava come un supereroe armato della sua valigia su cui stava scritta a lettere cubitali la parola “Valori”. In fatto di supereroi, abbiamo a che fare con un vero cattivo dei fumetti: malvagio, diabolico, machiavellico.
La setta conciliare è un vero lupanare di pederasti. I cattolici battezzati saranno scossi da questo marciume e da questo cinismo generalizzati? Purtroppo molti di quelli che lo saranno, rischiano di perdere la fede e di odiare una Chiesa cattolica che confondono a torto con la setta conciliare. Il torrente dell’apostasia, già in piena, rischia di straripare. Ma non è così che bisogna reagire: questi scandali abominevoli, che sono tutto tranne dei casi isolati, devono permettere ai cattolici di aprire gli occhi sull’impostura che è la setta conciliare. Se essa è una cloaca di impurità, non è il segno che non vi si predica la verità, non vi si insegna la vera fede, che non vi si dispensano i veri sacramenti? Come si può credere che possa essere Vicario di Cristo un uomo che non contento di bestemmiare e di ingannare i fedeli, promette il Cielo agli atei, incoraggia la fornicazione in una enciclica, riceve calorosamente dei sodomiti, distrugge l’indissolubilità del matrimonio?
Anche Viganò considera che Bergoglio è indegno della funzione che ha usurpato. Attenzione, non ci si inganni: Giovanni Paolo II e Benedetto XVI non erano certo meglio di Francesco. Anch’essi hanno apostato, hanno coperto i pedofili, hanno moltiplicato gli scandali, hanno visitato compiacenti le moschee e le sinagoghe, hanno ricevuto elogiativamente i B’nai B’rith, hanno fatto loro il falso culto umanista e olocaustiano. Costoro si canonizzano a gran velocità gli uni gli altri, mentre invece sono in realtà dei sostenitori dell’Inferno.
Queste storie clamorose e disgustose al massimo grado possono almeno permettere di aprire gli occhi dei fedeli sul fatto che, come ha annunciato la Santa Vergine a La Salette, «Roma ha perso la Fede ed è diventata la sede dell’Anticristo».
Non sorprende che coloro che hanno distrutto la Messa, il messale, il breviario, la fede, le costituzioni religiose, la dottrina e la morale cattoliche, che hanno gettato alle ortiche l’abito ecclesiastico, che hanno scelto il mondo e non Cristo, che combattono la verità conosciuta, uno dei peccati contro lo Spirito Santo, che promuovono in maniera ad un tempo larvata e aperta i crimini contro natura che il Catechismo di San Pio X insegna che gridano vendetta al cospetto Dio, si lascino andare alle peggiori abiezioni.
Il loro destino è già segnato: 
«Chi invece scandalizza anche uno solo di questi piccoli che credono in me, sarebbe meglio per lui che gli fosse appesa al collo una macina girata da asino, e fosse gettato negli abissi del mare.» (Matteo, XVIII, 6).

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Belgio, eutanasia a 11enne con fibrosi cistica. Scelta “libera”?

Secondo la legge la morte del paziente deve essere prevedibile entro breve tempo. Ma per la fibrosi cistica si parla di «aspettativa media di vita intorno ai 40 anni», senza considerare i progressi della medicina
 di Leone Grotti

 Tre minori sono stati uccisi in Belgio con l’eutanasia. La legge che estende la “buona morte” anche ai minori è entrata in vigore il 2 marzo 2014 e se nei primi due anni non è pervenuta (almeno ufficialmente) nessuna richiesta, tra il 2016 e il 2017 hanno ricevuto l’iniezione letale tre bambini di 9, 11 e 17 anni.

LE PATOLOGIE. La Commissione federale di valutazione e controllo dell’eutanasia non ha fornito i dettagli medici dei singoli casi. Si sa solamente che il 17enne era affetto da distrofia muscolare di Duchenne, il bambino di nove anni soffriva di tumore al cervello, mentre quello di 11 aveva la fibrosi cistica.

COSA DICE LA LEGGE. La legge non prevede limiti di età per richiedere l’eutanasia. Un bambino può ottenere la “buona morte” quando: si trova in uno stato di sofferenza fisica o psichica giudicato soggettivamente costante e insopportabile, si trova in una condizione per cui la morte è prevedibile entro breve tempo, è in grado di discernere e uno psicologo o uno psichiatra accerta che «ciò che esprime è ciò che comprende». La richiesta deve inoltre essere libera e non condizionata e ottenere il consenso di entrambi i genitori.
SCELTA LIBERA? Davanti a questi criteri, e non conoscendo i casi specifici perché la commissione non ha voluto diffondere i dettagli, ci si può porre delle domande soprattutto riguardo al bambino affetto da fibrosi cistica. È credibile che a soli 11 anni abbia compiuto liberamente la scelta di morire, senza essere influenzato da terzi, comprendendo pienamente ciò che questa scelta comportava? È credibile che, qualora sia stato fatto, il bambino abbia compreso quali erano le strade terapeutiche che poteva intraprendere per evitare l’eutanasia?
FIBROSI CISTICA. Ci si può chiedere inoltre anche se la legge sia stata rispettata laddove prevede che la morte sia prevedibile entro breve tempo. Secondo la Lega italiana fibrosi cistica, nel nostro paese si verificano 200 nuovi casi all’anno. Oggi quasi 6.000 bambini, adolescenti e adulti affetti dalla patologia vengono curati in centri specializzati. Secondo la Fondazione ricerca fibrosi cistica, «oggi ci sono più adulti che bambini con fibrosi cistica. Le statistiche suggeriscono un’aspettativa mediana di vita intorno ai 40 anni: queste previsioni sono in continuo miglioramento grazie ai progressi della ricerca». Negli Stati Uniti la speranza di vita media con questa malattia è di 43 anni. Inoltre, spiega la Lega italiana, «le terapie hanno avuto negli ultimi anni notevoli sviluppi. Infatti, accanto a una terapia dei sintomi adesso si comincia a disporre di terapie personalizzate che curano il difetto di base in alcune forme e si spera che, entro alcuni anni, tutte le mutazioni genetiche saranno curabili».
«EUTANASIA NORMALIZZATA». I casi variano molto l’uno dall’altro, ma in assenza dei dettagli clinici è comunque lecito domandarsi se l’eutanasia fosse l’unica possibilità per questo bambino. In Belgio la “buona morte” è una scelta sempre più comune e accettata: se nel 2004 hanno ricevuto l’iniezione letale 349 persone, nel 2017 ben 2.309. Come constatato da un esperto belga che lavora presso il Centro di etica biomedica, Chris Gastmans, «l’eutanasia dopo 15 anni è ormai qualcosa di normale, è considerata un nuovo modo di morire. La gente in Belgio considera ormai l’eutanasia un diritto e crede che sia un modo normale e buono di morire».
Foto Shutterstock

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Rassegna stampa sulle scuole cristiane nel Vicino Oriente

Risultati immagini per Rassegna stampa sulle scuole cristiane nel Vicino OrienteSegnalazione del Centro Studi Federici

TERRA SANTA – Palestina, la religione cristiana entra fra le materie per la maturità scolastica
La decisione raggiunta dopo 13 anni di dibattiti. Approvato un testo ministeriale. A Betlemme, i ragazzi sono entusiasti. Prima la prova era solo interna, non riconosciuta a livello statale
Betlemme (AsiaNews) – Ai prossimi esami di maturità, gli studenti cristiani e musulmani affronteranno fianco a fianco una prova ognuno sulla propria religione. Per la prima volta, la religione cristiana è nelle materie ufficiali del “tawjihi”, l’esame finale per i ragazzi del liceo (12ma classe). Lo racconta fra Marwan Di’Des, francescano e direttore della Scuola di Terra Santa di Betlemme.  Nei Territori palestinesi l’anno scolastico è iniziato il 29 agosto (per la gioia dei più piccoli e il rammarico dei ragazzi del liceo, commenta ridendo fra Di’Des). Per il 2018-19, gli studenti cristiani dell’ultimo anno affronteranno una materia in più all’esame nazionale: “Educazione cristiana”. La decisione è il frutto di 13 anni di dibattito e lavori. Per la prova, il ministero palestinese dell’Istruzione ha approvato un libro di testo redatto con la collaborazione di tutte le chiese (“chiese”, ndr) in Palestina. Negli anni precedenti, l’esame riguardava solo l’islam, nonostante entrambe le religioni siano obbligatorie. “La questione è di giustizia sociale: se il ragazzo musulmano può fare un esame ufficiale, perché non il cristiano?”, commenta fra Di’Des. “È un grande risultato perché in Terra Santa siamo meno del 2%. Questa minoranza assoluta che riesce ad avere un esame statale per la propria religione è un successo importante. È anche il segno che l’Autorità riconosce il nostro ruolo pedagogico.” (…) L’eguaglianza fra ragazzi musulmani e cristiani è un tema vivo per la scuola di Betlemme, dove il 67% degli studenti è cristiano e il resto musulmano. (…)

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Libia-Siria: per chi tifano, per chi tifare

di Fulvio Grimaldi
Amici, anche stavolta siamo lunghi. Perdono. Comunque per 15 giorni sono fuori e, dunque, c’è tempo per piano piano farcela. Se credete.

Diciamocelo: che bravi governanti sono quelli di Al Qaida e Isis!
Per chi tifano in Siria quelli là (non fatemeli nominare sennò Facebook mi banna e cancella il post) non è difficile saperlo: basta leggere il “New York Times”, standard aureo del giornalismo perennemente degno  dei riconoscimenti, se non di Pulitzer, di Reporters Sans Frontières (il corrispettivo mediatico di Medicins Sans Frontières e altrettanto cari a quelli là). Se pensavamo che nella provincia nord-occidentale di Idlib si fossero concentrati, accolti, nutriti e armati dai vecchi padrini turchi, tutti i tagliagole Isis e Al Qaida generosamente fatti evacuare dai territori e dalle città da loro abbellite con croci appesantite da infedeli, o con pelli di corpi scuoiati di dissidenti, la lettura del “New York Times” ci libera dall’intossicazione di simili fake news.
L’autorevole giornale che, se non fosse stato per l’assist della CNN, dei media di obbedienza atlantista con, nel nostro piccolo, il “manifesto”, ci avrebbe con le sue sole penne liberato da Milosevic, Saddam, Gheddafi, Assad e dai Taliban, rettifica quella che finora e per troppo tempo, quasi otto anni, è stata un’informazione falsa, bugiarda, truffaldina. Assad, con quegli hackers e troll delle ingerenze urbi et orbi russe, con quegli spiritati di flagellanti sciti, iraniani e hezbollah, voleva farci credere, col supporto di chilometri di audiovisivi fabbricati, raffiguranti giustizieri cha spellavano vivi innocenti, li incendiavano, o li annegavano in gabbie o li crocifiggevano, o ne sposavano a ore le donne, che il suo paese era stato invaaso, non da oppositori democratici assistiti dalla “comunità internazionale”, bensì da un branco di ossessi islamisti attivati da una “comunità internazionale” in preda a psicopatia stragista. Come pretendeva fosse successo in Libia e, poi di nuovo, in Iraq.
No, no, il NYT e i Pulitzer nostrani ci gratificano del privilegio della verità: E’ da far rabbrividire il destino “di combattenti ribelli e dei loro sostenitori civili che, oltre sette anni fa, si sollevarono per chiedere un cambio regime”. Deplorato che il vice primo ministro siriano si sia permesso di definire “terroristi” questi bravi combattenti, il giornale, al quale dobbiamo molto della credibilità delle armi di distruzione di massa di Saddam e del viagra fornito da Gheddafi ai suoi soldati perché stuprassero le connazionali, passa alla descrizione di come gli ingiustamente diffamati ribelli abbiano ben governato la provincia dai turchi loro affidata: “Si sono comportati da legittima autorità di governo e pubblica amministrazione, facilitando, tra l’altro, il commercio transfrontaliero con la Turchia e organizzando forniture di aiuti alla popolazione”. Visto che bravi, si preoccupano di nutrire la popolazione. Altro che Assad, che per principio l’affama.

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Nigeria: un Paese devastato dalla sua “ricchezza”

di Salvo Ardizzone
Nigeria: un Paese devastato dalla sua “ricchezza”
Fonte: Il Faro sul Mondo
La Nigeria è un Paese più grande di Francia e Germania messe insieme, con sopra 170 milioni d’abitanti che tirano una vita grama (54% della popolazione sotto la soglia della povertà) pur stando sopra a un mare di petrolio (l’estrazione, pur rallentata da tanti problemi, è di circa due ml di barili al giorno) e di gas; e detto per inciso, è da qui che vengono l’80% delle entrate fiscali e il 95% delle esportazioni, perché per il resto è il deserto. Il Pil, che è il secondo d’Africa, è suddiviso nel modo più ineguale non solo fra la gente (i ricchi ci sono, eccome!), ma anche fra regione (che lì si chiamano stati) e regione e fra etnia ed etnia. E di etnie ce ne sono tante in questo stato (circa 250!) tagliato, come tanti in Africa, in base ai capricci dei colonialisti (lì erano inglesi); le più importanti sono cinque: Yoruma (21% della popolazione), Igbo (18%), e Ijaw (10%) che stanno al sud; Hausa Fulani (20%) e Kanuri (4%) che stanno al nord. Continua a leggere

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Perché nel paradiso svedese vanno forte gli estremisti? Perché non è un paradiso

di Rodolfo Casadei
Perché nel paradiso svedese vanno forte gli estremisti? Perché non è un paradiso
Fonte: Tempi
È il paese industrializzato che si è ripreso meglio dalle conseguenze della crisi finanziaria globale del 2008, il secondo migliore di tutta l’Unione Europea per tasso di disoccupazione (5,9 per cento) e il primo per tasso di occupazione (82 per cento della manodopera); il suo Pil cresce al ritmo del 3 per cento annuo grazie anche agli investimenti in sviluppo e ricerca, i più alti di tutta Europa (3,3 per cento del Pil) ed è posizionato al primo posto nelle classifiche mondiali dello sviluppo sostenibile, delle opportunità imprenditoriali e della competitività economica. Eppure alle elezioni previste per domenica 9 settembre il suo principale partito di governo rischia di registrare il peggiore risultato degli ultimi 100 anni, mentre i due partiti di opposizione di estrema sinistra e soprattutto di estrema destra sono accreditati del miglior risultato della loro giovane storia.

Com’è possibile? È possibile se siete in Svezia, e se ai dati socio-economici più belli del mondo o d’Europa si affiancano statistiche inquietanti come quelle che ultimamente sono balzate agli onori delle cronache: in un paese di 10 milioni di abitanti dove fino a 10 anni fa le sparatorie erano quasi sconosciute, ne sono state registrate ben 320 l’anno scorso, insieme a 110 omicidi e 7.226 stupri denunciati, il 10 per cento in più del 2016. Il 36 per cento delle donne dichiara di sentirsi in pericolo al calar della notte, e i verbali di polizia danno loro ragione: le denunce di violenze sessuali sono triplicate fra il 2012 e il 2016, interessando così il 4,1 per cento di tutte le donne, contro l’1,4 per cento di sei anni fa. Continua a leggere

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Se anche la sinistra se ne accorge: “Il popolo si rivolta contro le élite”

di Matteo Carnieletto
Se anche la sinistra se ne accorge:  “Il popolo si rivolta contro le élite”
Fonte: Gli occhi della guerra
Si fa presto a dire che il populismo è il male assoluto. Una sorta di fascismo del nuovo millennio da estirpare. Certo, nei movimenti populisti di oggi ci sono punte di estremismo, a volte perfino di razzismo. Ma non si può comprendere come questi movimenti stiano avendo successo in tutto il mondo senza comprenderne le cause. Quelle più profonde e che hanno creato il malcontento nel popolo che poi va alle urne e decide chi premiare (o castigare).
In un’intervista a Il Manifesto, il noto attivista Noam Chomsky ha detto la sua, non risparmiando nessuno, soprattutto la sinistra americana: “Negli Usa molti lavoratori hanno votato per Obama, credendo nel suo messaggio di speranza e cambiamento, e quando sono stati rapidamente disillusi, hanno cercato qualcosa’altro. Questo è terreno fertile per demagoghi come Trump, che fine di essere la voce dei lavoratori mentre li indebolisce di volta in volta attraverso politiche antisindacali della sua amministrazione, che rappresenta l’ala più selvaggia del Partito Repubblicano”. Qui Chomsky ha ragione sulla prima parte, ma torto sulla seconda, dato che con Trump si è registrato il tasso più basso di disoccupati dal 2000.  Continua a leggere

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