Libia, la guerra segreta di Parigi: forze speciali schierate da Macron

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GLI OCCHI DELLA GUERRA
di Davide Bartoccini
Un contingente silenzioso di forze speciali e agenti dei servizi segreti del Dsge che operano nel teatro libico da oltre due anni: ufficialmente in “funzione anti-Isis”, ma spesso vicini alle azioni delle forze armate condotte dal generale Khalifa Haftar. L’uomo in ascesa nella crisi libica che rischia di travolgere il governo di Tripoli (Gna).
L’Italia non è l’unica potenza europea ad avere un contingente di forze speciali impegnato in “prima linea” sul suolo libico. Anche la Francia, che secondo quanto riportato in passato da Le Mondesta conducendo una “guerra segreta” in Libia, possiede sul campo una task force di operatori delle forze speciali e del Dsge – Direction générale de la sécurité extérieure – stanziate presso la base di base aerea di Benina, ad est di Bengasi. La presenza è stata confermata anche dall’inviato speciale dell’Onu Martin Kobler .
Un contingente di centocinquanta uomini, secondo le ultime indiscrezioni risalenti al 2016, che potrebbe essere stato rinforzato da ulteriori unità dopo alcune perdite registrate, e in seguito alle continue escalation che hanno visto il loro culmine nei giorni scorsi: quando gli scontri nelle periferie della capitale hanno visto alcuni colpi di mortaio cadere in prossimità di palazzi governativi e ambasciate, costringendo all’evacuazione di personale – anche italiano – da Tripoli. Continua a leggere

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"E' stato il funerale dell'odio satanico"

"E' stato il funerale dell’odio satanico"

“E’ stato il funerale dell’odio satanico”

“E’ l’odio  che ha presieduto alle esequie del senatore John McCain, e  forse più dell’odio”:   sto citando  Philippe Grasset, perché   torna  su quella cerimonia spaventosa che ha riunito l’intero Establishment americano  (ed anche europeo), cogliendone il diapason che,   sia per autocensura sia per assuefazione, non  abbiamo  colto: il “tono” satanico. McCain, 81 anni, canceroso al cervello, ha avuto  cura di …
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FascinAzione: Saluto romano ai funerali del professor Todini: i soliti indignati

'Saluto romano a funerale Sassari, video e polemiche su Fb' © ANSA
 
 
 
ECCO DI COSA SI OCCUPANO I DEMOCRATICI…HANNO IL TERRORE DEI MORTI…(n.d.r.)
 
Segnalazione di Loris Zamperoni
Il saluto romano al funerale di Gianpiero Todini, docente di Diritto Italiano all’Università di Sassari, sta suscitando polemiche su Facebook.
Nel video si vedono e si sentono i “camerati” schierati dare l’ultimo saluto al professore, alzando il braccio destro e rispondendo con il grido “Presente” al richiamo “Camerata Giampiero Todini”. La scena si ripete per tre volte davanti al feretro sul sagrato della Chiesa di San Giuseppe a Sassari dove sono state celebrate le esequie sabato 1 settembre.
Il video, diventato virale sul social network con quasi 23mila visualizzazioni, è stato postato da una consigliera comunale del centrosinistra di Sassari, Lella Careddu, che ha aggiunto un suo commento: “Nella nostra città, sul sagrato di una chiesa, senza vergogna. Fascisti sdoganati. Poi dite che son fissata”. Todini era stato insignito dall’allora presidente della Repubblica Francesco Cossiga dell’onorificenza di Cavaliere al merito della Repubblica ed era anche diventato Commendatore.
Fonte: http://www.fascinazione.info/2018/09/saluto-romano-ai-funerali-del-professor.html?m=1#.W45Ndu3-9gY.facebook
 
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Toobin: Trump’s tweet blasting sessions ‘May be an impeachable offense’

Segnalazione Breitbart

New Day

@NewDay

.@JeffreyToobin on President Trump blasting AG Sessions over indictments of GOP congressmen: “This tweet alone may be an impeachable offense. This is such a disgrace.” https://cnn.it/2PDv0nP 

Tuesday on CNN’s “New Day,” network legal analyst Jeffrey Toobin reacted to President Donald Trump’s Monday tweet that blasted Attorney General Jeff Sessions for indicting GOP Congressmen California Rep. Duncan Hunter and New York Rep. Chris Collins just ahead of the midterms, saying the president’s tweet “may be an impeachable offense.”

Donald J. Trump

@realDonaldTrump

Two long running, Obama era, investigations of two very popular Republican Congressmen were brought to a well publicized charge, just ahead of the Mid-Terms, by the Jeff Sessions Justice Department. Two easy wins now in doubt because there is not enough time. Good job Jeff……

“This tweet alone may be an impeachable offense,” Toobin stated. “This is such a disgrace, this is so contrary to the traditions of the Department of Justice.”
He later added, “The sentiment at the core of that tweet is so contrary to the mission of the Department of Justice, and it’s such an insult to the decent people who work there.”
Follow Trent Baker on Twitter @MagnifiTrent

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Centro Studi Federici: due pellegrinaggi e due conferenze

Risultati immagini per santi conciliariSegnalazioni del Centro Studi Federici

8 settembre 2018: pellegrinaggio al Volto Santo di Manoppello (PE)
 
28-29-30 settembre 2018: pellegrinaggio a Lourdes
 
Modena, 20/10/2018: “Non serviam: il ’68 contro il principio dell’autorità”
 
Milano, 17/11/2018: “Tutti Santi… Da “san” Giovanni XXIII a “san” Paolo VI, ovvero la canonizzazione del Concilio Vaticano II”

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La Francia controlla, deruba e impoverisce 14 Stati africani

di Tino Oldani
La Francia controlla, deruba e impoverisce 14 Stati africani
Fonte: Italia Oggi
Verso metà settembre si terrà a Roma una manifestazione politica piuttosto singolare. A scendere in piazza saranno infatti solo giovani africani, emigrati da tempo in Italia e in altri paesi europei, che si siederanno per protesta davanti all’ambasciata francese, in piazza Farnese, per contestare la politica africana della Francia di Emmanuel Macron. A guidarli sarà Mohamed Konare, originario della Costa d’Avorio, che si definisce «attivista panafricano» ed ha fondato un movimento politico che, per usare un termine corrente, potremmo definire sovranista. L’obiettivo, come lui stesso afferma in una lunga intervista sul web (Byoblu), è di spiegare agli europei i metodi di tipo coloniale con i quali la Francia continua a comandare e depredare in Africa ben 14 Stati, un tempo sue colonie, diventate indipendenti negli anni 60, ma soltanto sulla carta.
Il giogo francese su questi Paesi, sostiene Konare, è soprattutto economico e monetario, ed è congegnato in modo tale da garantire a Parigi un ferreo controllo della loro moneta, oltre a un monopolio esclusivo sulle ricche materie di cui abbondano (oro, uranio, petrolio, gas, cacao, caffè), con un risultato duplice: arricchire la Francia e le sue élites imprenditoriali da un lato, con uno smisurato trasferimento di ricchezza (circa 500 miliardi di dollari l’anno, secondo alcune stime); dall’altro lato. impoverire fino alla miseria i popoli indigeni, che sono così costretti a fuggire per fame verso l’Italia e l’Europa, in cerca di fortuna. Continua a leggere

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La nuova guerra in Libia? È solo il vecchio, sporco, colonialismo francese

di Fulvio Scaglione
La nuova guerra in Libia? È solo il vecchio, sporco, colonialismo francese
Fonte: linkiesta
La nuova, ennesima crisi della Libia, con il Governo di Fayez al-Sarraj sull’orlo del baratro per l’attacco delle milizie ribelli, ha un contorno assai complicato, che comprende le rivalità storiche tra le tribù, il ruolo degli ex gerarchi di Gheddafi, la spartizione degli introiti del petrolio, le intromissioni di una lunga serie di Paesi che vanno dagli Usa alla Gran Bretagna, dalla Francia all’Italia, dalla Russia all’Egitto, dalla Turchia al Qatar.
Ma la sostanza, almeno nella realtà di questi ultimi anni, è molto molto più semplice: c’è un Governo debolissimo e quasi impotente, quello appunto guidato da Al-Sarraj, che agisce sotto l’egida delle Nazioni Unite ed è riconosciuto dalla comunità internazionale; e c’è un Paese, la Francia, che lavora perché quel Governo cada, anche a costo di ripiombare la Libia nel caos più totale.
Emmanuel Macron ha fatto la propria parte quando, nel luglio scorso, ha convocato un vertice unilaterale per far incontrare Al-Sarraj e il suo nemico giurato, il generale ex gheddafiano ed ex Cia Khalifa Haftar, con l’evidente risultato di delegittimare il primo e legittimare il secondo. E la sta facendo tuttora, visto che le milizie moralizzatrici (dicono che il Governo è corrotto, pensa un po’ da che pulpito) sono passate all’offensiva tra il viaggio del nostro premier Conte a Washington, dove Donald Trump si era spinto a proporre una “cabina di regia” italo-americana per la Libia, e la conferenza sulla Libia organizzata a Roma per il 10 novembre. Il suo piano è chiaro: far fuori Al-Sarraj e andare in dicembre a quelle elezioni che nessuno tranne lui voleva e che finirebbero con l’incoronare un vassallo di Parigi.
La sostanza di questo conflitto è molto molto semplice: c’è un Governo debolissimo, quello appunto guidato da Al-Sarraj ma riconosciuto dalla comunità internazionale. E c’è un Paese, la Francia, che lavora perché quel Governo cada, anche a costo di ripiombare la Libia nel caos più totale. Il piano di Macron è chiaro: far fuori Al-Sarraj e andare in dicembre a quelle elezioni che nessuno tranne lui voleva e che finirebbero con l’incoronare un vassallo di Parigi: Khalifa Haftar. Continua a leggere

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Immigrazione illegale fra disinformazione e realtà oggettiva

di Andrea Gaiani 
Immigrazione illegale fra disinformazione e realtà oggettiva
Fonte: Analisi Difesa

Sull’immigrazione si riversano quotidianamente fiumi di parole e dati, a volte contrastanti, usati più per confermare una linea politica che per informare correttamente.
La tendenza, volontaria o meno, è generalmente quella di omettere alcuni tasselli rilevanti da cui non si dovrebbe prescindere se si volesse presentare all’opinione pubblica un quadro ragionevolmente completo e comprensibile delle problematiche connesse al flusso straordinario di migranti per lo più illegali.
Questi ultimi anch’essi vittime della disinformazione oltre che dei metodi spietati di trafficanti di esseri umani e dei loro complici siano essi organici alle organizzazioni criminali o usati indirettamente dalle stesse.
Per l’Italia, da anni ormai, le preoccupazioni maggiori riguardano i flussi incontrollati provenienti via mare e le oggettive difficoltà di gestione della crisi sul territorio italiano una volta adempiuto al sacro principio del salvataggio delle vite umane in mare. Difficoltà rese ancor più gravose dal fallimento di ogni tentativo per giungere ad una pragmatica, equa politica comune europea sull’immigrazione e una condivisione degli oneri da parte degli Stati membri.
Il dato di fatto al 2018 è che Italia, in primo luogo, Grecia e Spagna sono state lasciate sole, salvo esborsi comunque insufficienti di fondi comunitari e inutili parole di apprezzamento, dalle istituzioni europee e paesi membri, a gestire una crisi ben al di sopra delle capacità ricettive e gestionali dei singoli stati.
Nel caso italiano appare evidente che una parte della stampa, degli intellettuali più portati ai dibattiti salottieri che alle conoscenze del terreno e dei politici schierati acriticamente su posizioni ormai anacronistiche, incompetenti nella materia, ignorando le ripercussioni sulla credibilità internazionale e sicurezza interna, preferiscano ancor oggi dibattere demagogicamente piuttosto che trattare costruttivamente e realisticamente come una priorità nazionale una questione complessa, ad alta intensità di rischio.
Contro ogni logica di interesse nazionale, legittima tutela dei confini siano essi marittimi o terrestri, si è arrivati ad attaccare politicamente, personalmente, ipocritamente, due ministri degli interni di opposti schieramenti e governi contrapposti che hanno fatto e fanno il loro dovere per attenuare, ridurre al minimo i rischi di tensioni sociali, ripercussioni sulla sicurezza nazionale e soprattutto di ulteriore svilimento del nostro ruolo internazionale.
Un’informazione meno di parte richiamerebbe spesso le cause che hanno oggettivamente peggiorato la crisi, quali l’incapacità delle istituzioni europee di proporre, produrre e far eseguire un piano comune condiviso dai Paesi membri anche a tutela dei Paesi più esposti. L’Italia ha aggiunto di suo, rendendo più acuta la crisi, i ritardi decisionali dei governi passati, la debolezza della nostra azione di politica estera tesa irresponsabilmente a delegare e riporre cieca, inopportuna fiducia negli organismi comunitari e internazionali e nei nostri vicini alleati.
Anni di parole vuote e prese in giro europee hanno quindi portato ad un’azione concreta accelerata e dovuta, al fine di ridurre gli sbarchi di migranti per lo più illegali, iniziata peraltro in maniera anomala dal ministro degli interni Minniti, in assenza di una strategia, pari determinazione e gioco di squadra del collega degli esteri, con copertura felpata, quasi sussurrata del precedente Presidente del Consiglio.
Attaccato dal suo stesso partito e da colleghi ministri, il precedente titolare degli interni ha dovuto minacciare le dimissioni per poter operare pragmaticamente tralasciando retorica e demagogie.
La linea tracciata è semplicemente perseguita con maggiore determinazione e rigore dall’attuale titolare degli interni il quale segue, al netto di critiche strumentali o meno, un percorso quasi obbligato dalla situazione in cui si è venuta a trovare il nostro Paese dopo anni di mancanze internazionali ed errori gravi quali consentire quasi tutti gli sbarchi in Italia con l’avallo delle operazioni UE Triton e poi Sophia.
Altro esempio di disinformazione rispetto ad una realtà ben diversa dalla retorica delle parole. Si critica virulentemente la rigida azione del nuovo ministro degli interni Matteo Salvini (ovvero del governo italiano) argomentando che poiché gli sbarchi risultano drasticamente ridotti non sarebbe necessaria, né umana una tale prova di forza. In pochi completano l’informazione ricordando che l’Italia ha già accolto sul suo territorio dal 2013 circa 700.000 migranti di cui meno del 9% risultano aventi diritto alle tutele dovute dagli accordi internazionali per le categorie previste dagli stessi accordi.
Il nostro Paese, a prescindere dalle cifre sborsate coperte in minima parte da fondi europei, dall’efficienza o meno degli operatori dell’accoglienza, non è tuttora in grado di gestire anche amministrativamente tali flussi in assenza di politiche di redistribuzione europea dei migranti illegali, di una efficace politica di rimpatri assistiti sanciti da accordi, di strategie operative internazionali per condurre una lotta vera contro i trafficanti di vite umane.
Andrebbero sempre ricordate le politiche di respingimenti espulsioni ben più rigide adottate da Francia, Germania, Austria, Spagna che non sono Paesi appartenenti al gruppo detto di Visegrad. A fronte di promesse mancate, di solidarietà espressa solo a parole, di un’azione individuale di contrasto all’immigrazione illegale determinata ma non solidare da parte dei principali Paesi europei, cosa dovrebbe fare un Paese esposto come l’Italia per evitare di pagare costi al di sopra dei suoi mezzi e il possibile insorgere di tensioni sociali?
Raramente viene menzionato un dato di fatto oggettivo. Ciascun migrante spende da un minimo di 5.000 fino a 7.000 euro per i vari passaggi che lo conducono illegalmente in Europa, rischiando anche la vita. Ebbene con la stessa cifra in tutti i Paesi dell’Africa sub sahariana, a maggior ragione in Eritrea o Somalia si può iniziare, e bene, una fruttifera attività lavorativa indipendente quale piccolo ristorante locale, bottega di artigiano, agricoltore, pescatore e altro facendo vivere la famiglia senza problemi per diversi anni.
Come e da chi ricevono i finanziamenti per intraprendere un viaggio così rischioso senza neanche tentare la via del lavoro locale che una tal cifra consentirebbe ampiamente? Prima ipotesi sono finanziati da organizzazioni criminali che poi ricatteranno per anni il migrante e la famiglia per riavere con interessi la somma impiegata. Nella migliore delle ipotesi il migrante viene finanziato da parenti e familiari i quali a loro volta pretenderanno restituzione e assistenza finanziaria per lungo tempo e per un cospicuo gruppo di familiari vicini e lontani.
Risultato: il sopravvissuto migrante illegale o richiedente asilo in attesa prolungata, per poter sdebitarsi in assenza di lavoro onesto dovrà giocoforza entrare nel giro criminale del paese di approdo. Inoltre, a voler sintetizzare, viene danneggiata la stessa struttura familiare tradizionale africana dei villaggi sradicando giovani e famiglie dal territorio e dalle loro tradizioni, ben più rilevanti e importanti per la loro vita di quanto possano essere le nostre per il nostro futuro. La perdita dell’identità tradizionale dell’Africa profonda a lungo termine produrrà danni devastanti per il tessuto economico sociale incrementando di contro l’impiantarsi innaturale delle minoranze violente e jihadiste, vedi Boko Haram o Aqmi, il cui fanatismo violento non è mai stato parte delle tradizioni di quelle popolazioni.
I porti della Libia non possono essere considerati sicuri, la Libia non ha firmato la convenzione di Ginevra sui diritti umani. Dati ribaditi più volte negli ultimi tempi per contrastare l’azione del governo italiano eppure contraddetti dai fatti e dalle stesse politiche messe in atto dall’UE e dalle Nazioni Unite.
Non si vogliono certo negare gli abusi subiti da uomini e donne nei campi libici, tuttavia proprio grazie alle pressioni politiche e ai cospicui finanziamenti della UE e dell’Italia in primo luogo, si è riusciti a far operare stabilmente in Libia l’Alto Commissariato delle Nazioni unite per i rifugiati (UNHCR) e la ben più efficace Organizzazione internazionale per le migrazioni (OIM) da qualche anno associata alle Nazioni Unite, la quale si occupa primariamente dei ricollocamenti dei migranti nei Paesi d’origine attraverso assistenza e finanziamenti al migrante di rientro per iniziare un’attività lavorativa.
Le due organizzazioni hanno accesso nei famigerati campi gestiti dai libici almeno per individuare e risolvere i casi più urgenti. Fino ad un netto miglioramento della situazione ed alla firma della Convenzione di Ginevra da parte libica non si può auspicare il trasferimento tout court degli illegali nei campi libici, si possono tuttavia riconsegnare i migranti assistiti ma fermati nel Mediterraneo nella zona di competenza libica alle due Organizzazioni internazionali che provvederanno dall’aeroporto di Tripoli o da campi da loro gestiti e controllati al rimpatrio con ricollocamento.
La realtà dei fatti attesta che l’OIM ha rimpatriato dalla Libia oltre 30.000 migranti, L’UNHCR avrà registrato e verificato lo status di rifugiato per altre decine di migliaia. Diventa quindi disinformazione il fatto di non citare o minimizzare la riuscita di queste operazioni nate e sponsorizzate dalle evocate inattaccabili organizzazioni internazionali con il cospicuo sostegno politico e finanziario di paesi come l’Italia.
La fornitura di motovedette e l’assistenza tecnica alla Libia da parte italiana rientrano beninteso nel contesto.
Solo negli ultimi tempi la maggior parte dei politici di parte, dei commentatori improvvisati e di una certa stampa, evocano in negativo, cercando di omettere sostanza e realtà dei fatti, l’operazione anti sbarchi di illegali dell’Australia denominata No Way (in sintesi nessuna possibilità di sbarco illegale sul suolo australiano). Prima della formazione del nuovo governo e delle dichiarazioni sul successo di tale iniziativa da parte del ministro Salvini, tenuto comunque conto di contesti diversi, non si erano registrate particolari evocazioni critiche sulla civile, democratica Australia e sulla operazione No Way lanciata nel lontano 2013.
La disinformazione si discosta dalla realtà anche per quanto riguarda l’analisi e l’impatto sui paesi di accoglienza del potenziale tasso di criminalità dei flussi migratori incontrollati.
Assodato che la stragrande maggioranza risultano migranti economici e non profughi e rifugiati da tutelare, diviene quasi una costante omettere, nel caso italiano, tutto ciò che può incidere sulla sicurezza interna e quindi giustificare pienamente una normale azione di risposta adeguata da parte dello Stato.
Alcuni esempi potranno forse chiarire meglio il concetto. Fra le tante nazionalità accolte risulta difficilmente comprensibile perché in Italia affluiscano tanti nigeriani (Nigeria, non Niger) paese detentore di uno dei più alti tassi di criminalità fra i Paesi africani. Ricordo nei miei quasi 15 anni trascorsi in Africa sub sahariana come gli stessi africani raccontassero di temere in particolar modo i nigeriani capaci di impiantare ovunque potenti e violente mafie locali dedite al traffico di droga, allo sfruttamento violento della prostituzione, di esseri umani.
Dalle recenti statistiche italiane negli ultimi anni la mafia nigeriana è proliferata tanto da divenire anche da noi una delle più violente e potenti nei settori criminali di competenza. Anche non volendo fare nessi è indubbio che una minoranza violenta. o costretta alla violenza, dei migranti nigeriani illegali sbarcati in Italia sia andata a rinvigorire le fila della criminalità organizzata.
Chi se non il governo ha la responsabilità di prevenire e di conseguenza adottare risposte adeguate inclusi respingimenti, espulsioni e azioni repressive al fine di arginare e combattere il fenomeno criminale?
Altro caso di specie anche se non di diretto impatto criminale. Perché il nostro paese dovrebbe accoglier tanti irregolari provenienti da Pakistan, Sri Lanka e Bangla Desh, magari parte di quelli respinti dall’Australia, chiaramente non vittime di guerra né tantomeno provenienti da paesi o aree vicine e depresse?
In mancanza di politiche comunitarie, di ripartizioni concordate e di massicci ri-accompagnamenti nei paesi di origine a livello europeo, non credo si possa oggettivamente negare a un paese la legittima tutela dei propri interessi primari e controllo e difesa dei propri confini da entrate illegali.

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Lega in piena salute, oppositori in panne

Segnalazione Linkiesta

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Ma quale crisi della Lega: quella di Salvini è una guerra lampo (e i suoi oppositori non sanno che pesci prendere)

Sequestro dei fondi del Carroccio o meno, Salvini andrà avanti nel suo progetto di riorganizzazione della Lega. Rubando voti e consensi a Forza Italia e a Fratelli d’Italia. E con l’appoggio (involontario e nemmeno troppo consapevole) del Movimento Cinque Stelle. (di Flavia Perina, LEGGI)

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Draghi nei guai: aperta indagine su suoi incontri con associazioni segrete

Risultati immagini per DraghiDRAGHI NEI GUAI: APERTA INDAGINE SUI SUOI INCONTRI CON ASSOCIAZIONI SEGRETE

Il Mediatore europeo ha aperto una inchiesta su Mario Draghi. Su sollecitazione di Corporate Europe Observatory (l’ONG che si occupa di monitorare le grandi lobby e i conflitti di interesse) è finita sotto torchio l’adesione del Presidente della BCE e il coinvolgimento di alti funzionari dell’Istituto al Gruppo dei Trenta, un gruppo internazionale privato avvolto da assoluta segretezza e opacità che si occupa di questioni …
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Putin: E’ mio dovere attaccare il “Nuovo Ordine Mondiale” per aver fatto degradare i “valori della famiglia”

di  Alejandro Sanchez
Putin: E’ mio dovere attaccare il Nuovo Ordine Mondiale per aver fatto degradare i “valori della famiglia”.
La società sadica di de Sade e le basi del pensiero antinaturale-morale-etico-logico
Putin: Come capo di stato mio dovere mantenere i valori tradizionali e i valori della famiglia tradizionale.Questo perchè? Perchè i matrimoni dello stesso sesso non produrranno alcun bambino. Dio ha deciso e dobbiamo preoccuparci per il tasso di natalità nel nostro paese. Dobbiamo rafforzare le famiglie. Questo non significa che ci sia persecuzione contro alcuno”.
Putin ha dato un colpo fondamentale all’ideologia che sottintende al Nuovo ordine Mondiale rispetto ai valori familiari. Semplicemente questa non potrà essere migliore.
Questo vale tanto per Sigmund Freud, che per Wilhelm Reich, per Aleister Crowley, per Timothy Leary, per Betty Friedan, per Gloria Steinem, per Eve Ensler, per Rosa Luxemburg, per Andrea Bronfman e per altri teorici che vedevano i valori familiari come una minaccia per la civilizzazione. Da notare che la proposta di Putin si compone di due parti: 1) Nessuno ha diritto ad attaccare i valori della famiglia e 2) nessuno ha diritto a perseguitare le persone per causa del loro orientamento sessuale.
Questa in realtà è una concezione della vita ed è perfettamente congruente con la ragione pratica. Il fatto triste è che ci furono  una pletora di teorici agli albori del secolo XX che odiavano la ragione pratica. Non volevano subordinare il loro desiderio o appetito all’ordine morale, per cui si crearono  una serie di razionalizzazioni concrete per giustificare la loro condotta. Continua a leggere

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Macron e i trafficanti di uomini tendono una trappola all'Italia

di Michela Mercuri
Macron e i trafficanti di uomini tendono una trappola all'Italia
Fonte: Il Sussidiario
Da circa cinque giorni alcune zone della capitale libica sono teatro di gravi scontri tra milizie che, nonostante alcuni tentativi di tregua, non sembrano volersi arrestare. Ieri un colpo di mortaio ha raggiunto un albergo vicino alla nostra ambasciata. Regolamento di conti interno, come già accaduto altre volte nell’ultimo anno, o qualcosa di più serio che potrebbe mettere a rischio la tenuta del Governo di accordo nazionale (Gna) di Fayez al-Serraj, alleato storico dell’Italia? E quali potrebbero essere le opzioni del nostro governo?

Innanzitutto è necessario far luce sulle possibili cause di questa recrudescenza.

La tensione tra i vari gruppi presenti a Tripoli è addebitabile a diversi motivi. In primo luogo il calo dei flussi migratori provenienti dalle coste tripoline — che garantivano introiti ad alcuni gruppi presenti nell’area — ha tagliato una buona fetta della torta da cui mangiavano molte milizie, saziando i loro “appetiti economici”. Detta in altri termini, tenere a freno i gruppi armati con i proventi dei traffici illegali ora è molto più difficile e questo può costituire un rischio per la tenuta del governo a marchio Onu. Prova ne sia che, prima, la Settima brigata, una milizia di stanza nelle città di Tarhuna, a sud della capitale, si è mossa contro formazioni fedeli a Serraj accusandole di essere corrotte; poi, come riportato da alcune agenzie, Salah Badi, controversa figura dell’operazione Alba libica — che nel 2014 ha costretto il neo-eletto governo a rifugiare a Tobruk — ha diffuso un messaggio su Facebook dicendosi pronto ad entrare a Tripoli alla guida della brigata al Samoud. Come recita un vecchio detto popolare “la fame fa uscire il lupo dalla tana” e così è stato. Continua a leggere

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Perché alle organizzazioni internazionali piacciono tanto le migrazioni?

di Ilaria Bifarini
Perché alle organizzazioni internazionali piacciono tanto le migrazioni?
Fonte: Ereticamente
“La migrazione può essere utile per tutti nella costruzione di società più inclusive e sostenibili. Globalmente, il numero di migranti internazionali ha raggiunto circa 258 milioni nel 2017, rispetto ai 173 milioni del 2000. La migrazione contribuisce alla crescita e allo sviluppo economico inclusivo e sostenibile sia nei paesi di origine che di destinazione. Nel 2017, i flussi di rimesse verso Paesi a basso e medio reddito hanno raggiunto $ 466 miliardi, oltre tre volte l’importo di APS (Aiuti pubblici allo sviluppo) ricevuto nello stesso anno. Le rimesse costituiscono una fonte significativa del reddito familiare, migliorando la situazione delle famiglie e delle comunità attraverso investimenti in educazione, sanità, servizi igienico-sanitari, alloggi e infrastrutture. Anche i paesi di destinazione ne traggono beneficio, poiché i migranti spesso colmano le lacune del lavoro, creano posti di lavoro come imprenditori e pagano tasse e contributi di sicurezza sociale. Superando le avversità, molti migranti diventano i membri più dinamici della società, contribuendo allo sviluppo della scienza e della tecnologia e arricchendo le loro comunità di accoglienza attraverso la diversità culturale.”
E’ quanto si legge nell’Agenda 2030 per lo Sviluppo sostenibile delle Nazioni Unite, a firma del cinese Liu Zhenmin, sottosegretario generale per gli affari economici e sociali ONU. Dunque, rispetto al 2000 le persone che hanno lasciato il proprio Paese di nascita e ora vivono in altre nazioni sono aumentate di circa il 50% per cento (il 49% per l’esattezza) con un trend di continua crescita. Al di là dei toni ottimistici e irrealistici usati nel documento programmatico, possiamo estrapolare il presunto modello economico di sviluppo sostenuto dai fautori delle attuali migrazioni, che, a differenza di quelle passate, hanno raggiunto livelli massivi e seguono nuove direttrici. A innescare un ipotizzato circolo virtuoso di crescita sarebbero da un lato l’offerta da parte dei migranti di forza lavoro per richieste non soddisfatte da parte dei lavoratori locali, dell’altro il flusso di denaro inviato ai Paesi di origine, che verrebbe utilizzato non solo per alleviare la povertà familiare, ma per investimenti produttivi nel tessuto economico nazionale. Un modello virtuoso e foriero di crescita, accompagnato da una convivenza felice, quasi simbiotica, tra migranti e cittadini dei Paese d’accoglienza. Continua a leggere

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Provocazioni su provocazioni, la situazione precipita

PROVOCAZIONI SU PROVOCAZIONI, LA SITUAZIONE PRECIPITA

PROVOCAZIONI SU PROVOCAZIONI, LA SITUAZIONE PRECIPITA

“E’ una franca provocazione volta a  vanificare l’applicazione degli accordi di Minsk, una situazigrave che dobbiamo analizzare”, ha detto il ministro degli esteri Sergei Lavrov dopo l’assassinio di Alexander Zakharchenko, 42 anni, presidente della  secessionista Repubblica Popolare di Donetsk.  E poi ha dichiarato sospesa la  partecipazione di Mosca ai colloqui detti “Normandy Four”   che vorrebbero sorvegliare l’applicazione  degli accordi di …
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