Un voto che sia identitario e contro l’islamizzazione

Risultati immagini per voto consapevole“Il Circolo Cattolico Christus Rex” non dà un’indicazione di voto partitica. Si limita a dire a coloro che ci chiedono un’indicazione, di votare, in coscienza, per quello che si ritiene il “male minore”, tenendo conto della Dottrina Sociale della Chiesa, della scomunica latae sententiae per chi vota le sinistre e della realtà d’oggi. Ove possibile, il cattolico eviti l’isolamento e cerchi di poter dare il suo contributo per la buona battaglia o parte di essa, ricordando che tutto ciò che non viene fatto o condizionato da noi, vien fatto o condizionato dai nemici giurati di Cristo, nelle piccole come nelle grandi cose”.
QUINTA COLONNA
di Longino

C’è un pericolo più grande di tutti gli altri nelle elezioni del 4 marzo: esprimere un voto che non sia utile a tentare di fermare l’islamizzazione dell’Italia. I cristiani hanno il dovere di votare solo chi si oppone in modo credibile a questo progetto di cent’anni fa. E’ del 1925 la prima edizione del piano Kalergi, che ora viene attuato da una lobby mondialista, che ha in Bergoglio la punta di diamante, in George Soros il finanziatore e in Emma Bonino, l’esecutrice sul piano politico in Italia.

Come voleva Kalergi, la sostituzione della popolazione europea con popolazioni provenienti dall’area afro-asiatica è in atto. La sua conseguenza saranno gli stupri delle donne europee, che dall’ideologia islamista sono considerate niente di più che prede da conquistare, i matrimoni misti – per realizzare il meticciato – e la scomparsa dell’identità cristiana dall’Italia e dall’Europa. Continua a leggere

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In Italia va tutto male? Tutti in coda per le selezioni del Grande Fratello

http://www.lastampa.it/rw/Pub/p4/2018/02/25/Cronaca/Foto/RitagliWeb/gf-k0XG-U1101256624531543-1024x576%40LaStampa.it.jpg
SE E’ VERO CHE IN ITALIA LE COSE VANNO MALE ED I GIOVANI (E MENO GIOVANI) SONO QUELLO CHE SONO, SAREBBE OPPORTUNO INTERROGARSI SULLE MOTIVAZIONI. INTANTO RISCONTRIAMO QUESTO FATTO, NON DI POCO CONTO (N.D.R.):
Tra i trecento candidati c’è chi addirittura si è messo in fila all’alba
Quasi 300 persone hanno assediato la Corte dei giochi, al primo piano della 8gallery, nel pomeriggio di oggi, domenica 25 febbraio. Il tutto per le selezioni e i casting per partecipare al Grande Fratello, iniziati alle 15. Tra i presenti, qualcuno si è addirittura messo in coda all’alba, per garantirsi la sicurezza di essere nei 200 potenziali «gieffini». E proprio a causa dell’alto numero di partecipanti, gli organizzatori hanno dovuto chiudere le prenotazioni poco dopo l’inizio delle selezioni. A tentare la fortuna, persone dai 18 fino ai 60 anni, tutti in cerca della rampa per la notorietà, oltre a chi ha deciso di partecipare per gioco: «Sono venuta ad accompagnare un amico e ho deciso di rimanere, anche se so che non verrò presa», racconta Lorella, universitaria di 25 anni. A fare la coda anche chi non è alla prima esperienza televisiva, come Mariastella Roselli, 60 anni, apparsa alcuni anni fa in un video di Caparezza. Le selezioni andranno avanti per tutto il pomeriggio, in attesa che lo staff esamini tutti e 200 i partecipanti, per trovarne uno adatto alla casa del Grande Fratello.
Fonte: http://www.lastampa.it/2018/02/25/cronaca/tutti-in-coda-allgallery-per-le-selezioni-del-grande-fratello-f1VWlsZiO8TnWLTOqFhMEO/pagina.html Continua a leggere

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Renzi è finito? Ok, ma risparmiateci Prodi, Veltroni e tutto quello che c'era prima

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Segnalazione Linkiesta
Può piacere e può (molto legittimamente) non piacere lo stile Renzi. Ma se l’alternativa è il ritorno alla vecchia guardia della sinistra, allora vuol dire che il Pd si merita il grillisimo e l’antipolitica
di Francesco Cancellato

Che Renzi sia messo male, politicamente, è un fatto abbastanza incontrovertibile. Che il Pd attorno al 22/23% nei sondaggi pre-blocco sia oggettivamente un partito in una devastante crisi di identità, pure. Che il futuro del principale partito del centrosinistra italiano – ammesso che avrà un futuro unitario – debba essere qualcosa di diverso dalla Leopolda, è auto-evidente. Che a nessuno venga in mente, però, di tornare indietro, alla classe dirigente pre-rottamazione.
Lo diciamo, leggendo di padri nobili come Prodi che si posizionano, di ipotesi di segreterie Veltroni, o Franceschini. Di ritorni all’ovile, da protagonisti, di D’Alema e Bersani. No, grazie. Se c’è qualcosa che potrebbe essere anche più dannoso di un Renzi che si imbullona al Nazareno, è il ritorno del Pd-modello seconda Repubblica.
Lo diciamo ricordando – a loro, soprattutto – che il fenomeno Renzi nacque proprio da una crisi di rigetto di buona parte dell’elettorato democratico nei confronti loro, di quel blocco di potere immobile, autoreferenziale, esausto, incapace di costruire una visione politica che fosse tale, figurarsi di renderla affascinante agli occhi degli elettori.
Persino il Movimento Cinque Stelle, in fondo, iniziò a germinare proprio sulla critica radicale alla classe dirigente di centrosinistra della seconda repubblica, incapace, a dire di Beppe Grillo, di costituire un’alternativa reale a Berlusconi e ai governi di centrodestra. Il governo Monti, la prima grande coalizione, fu un regalo fin troppo gradito che produsse l’exploit del 2013.
D’accordo, Renzi non ha invertito la rotta, e il Pd ha continuato, pure con lui, la sua inarrestabile caduta. Ma se non ci fosse stato Renzi, probabilmente, staremmo parlando di numeri ancora peggiori. Senza Renzi, ad esempio, i governi Letta e Gentiloni sarebbero stati percepiti per quel che sono realmente stati, due esecutivi inconcludenti e timidi all’eccesso, senza alcuna idea – giusta o sbagliata che sia – sul futuro dell’Italia. Senza Renzi ci staremmo raccontando una legislatura democristiana e balneare, di pura gestione dell’esistente, senza alcun clamoroso fallimento, forse, ma senza nessuno slancio progettuale.

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Una Ong finanziata da Soros distribuisce manuali guida per l’immigrazione clandestina

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di Cesare Sacchetti Una Ong tedesca finanziata da George Soros ha distribuito ai migranti un manuale con le linee guida per immigrare clandestinamente in Europa. La rivelazione arriva direttamente da György Bakondi, consigliere per la sicurezza nazionale ungherese. Non è la prima volta che spuntano manuali del genere. Nel 2015, Sky News, aveva rinvenuto manauli simili sull’isola di Lesbo in Grecia, distribuiti da delle Ong che lavorano attivamente per favorire il traffico di esseri umani. Se…

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https://lacrunadellago.net/2018/03/01/una-ong-finanziata-da-soros-distribuisce-manuali-guida-per-limmigrazione-clandestina/ Continua a leggere

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Per un'azione politica e sociale integralmente cattolica


Segnalazione del Centro Studi Federici

“Contro tutto quanto è opposto alla dottrina, alla tradizione, alla disciplina, al sentimento del cattolicesimo integralmente romano; per tutto quanto gli è conforme”
 
Il programma del Sodalitium Pianum di monsignor Umberto Benigni
 
1 Noi siamo Cattolici-Romani integrali. Come l’indica questa parola, il Cattolico-Romano integrale accetta integralmente la dottrina, la disciplina, le direzioni della Santa Sede e tutte le loro legittime conseguenze per l’individuo e per la società. Esso è «papalino», «clericale», antimodernista, antiliberale, antisettario. Egli è dunque integralmente contro-rivoluzionario, perché è avversario non solamente della Rivoluzione giacobina e del Radicalismo settario, ma ugualmente del liberalismo religioso e sociale. Resta assolutamente inteso che dicendo «Cattolico Romano integrale», non s’intende affatto modificare in qualsiasi modo l’autentico e glorioso titolo di Cattolico-Romano. La parola «integrale» significa soltanto «integralmente Cattolico-Romano», cioè pienamente e semplicemente Cattolico-Romano senza le aggiunte o restrizioni corrispondenti (anche al di fuori dell’intenzione di chi ne usa) tanto alle espressioni di «cattolico liberale», «cattolico sociale», e qualunque altra, quanto al fatto di chi tende a restringere in teoria od in pratica l’applicazione dei diritti della Chiesa e dei doveri del cattolico nella vita religiosa e sociale.

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Le vittime dei vincitori. I conti della storia

di Umberto Bianchi
Le vittime dei vincitori. I conti della storia
Fonte: Ereticamente
In Italia è oramai divenuta prassi ordinaria, di fronte a tutte quelle tensioni e fibrillazioni politiche che rischiano di mettere in pericolo l’establishment, tirare fuori da un impolverato cilindro, lo spelacchiato coniglio di un vittimismo antifascista “ad usum delphini”. I coribanti del “politically correct” con il loro agitarsi e strillare, sembrano, però, essersi lasciati lungo la strada un qualcosa di macroscopico. Nel lungo fluire delle umane vicende, se qualcuno non se ne sia ancora accorto, a far la Storia non è mai, o quasi, un solo e monotematico attore, ma, più e più parti, contornate da una serie di elementi e contesti, di cui bisognerebbe ben tener conto, prima di vomitare banalità, falsità e distorsioni che, statene pur certi, oltre a non aiutare ad avere un quadro chiaro ed esauriente del tutto, finiscono, invece, con il fare il giuoco dell’establishment dei vari poteri costituiti, a cui tutto interessa, meno che vari  popoli abbiano una chiara coscienza storica, in grado di fornir loro una guida per il presente ed il futuro.
E così è con le vicende dell’ultimo conflitto mondiale. S. Anna di Stazzema ha sicuramente rappresentato un tremendo ed esecrabile episodio, al pari delle terribili vicissitudini di Auschwitz. Nessuno però, sembra volersi interessare alle “altre” vittime. A quelle, tanto per parlar chiaro, dei democraticissimi vincitori anglo americani e compagnia bella. Ora, a voler proprio essere fiscali, se è vero quel che i vari storici vanno affermando sul numero di sei e più milioni di morti, causati dal Nazismo, tra deportati di religione israelita ed altri gruppi, oltre alle vittime civili causate dalle azioni belliche, rappresaglia e compagnia varia, è altrettanto vero, però, che, tanto per fare un piccolo esempio, Stalin di morti “civili” ne provocò approssimativamente una quarantina di milioni, deportando e sterminando amorevolmente i “kulaki” (ovverosia quei piccoli proprietari agrari che mal vedevano l’opera di collettivizzazione forzosa da quest’ultimo intrapresa a loro danno, senza se e senza ma…sic!), oltre a Cosacchi, Ucraini, Ceceni, Lituani, Estoni, Lettoni, Polacchi, Mongoli, senza poi contare la simpaticissima pratica delle periodiche “purghe” a cui il buon “Baffone” sottoponeva i propri sottoposti, oltre agli stessi militari dell’Armata Rossa, che in pieno conflitto, oltre a dover sopportare il tremendo urto delle truppe dell’Asse, tra purghe e purghette,  finì con il ritrovarsi, varie volte, sull’orlo di una catastrofica sconfitta, proprio a causa del perseverare di questa pratica. Continua a leggere

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Netanyahu sotto assedio

di Israel Shamir
Netanyahu sotto assedio
Fonte: Comedonchisciotte
Il miglior Primo Ministro che il paese abbia mai avuto. Così Netanyahu viene chiamato dai suoi numerosi sostenitori. È il più longevo, dai tempi di Ben Gurion, fondatore dello stato ebraico; è in carica da più tempo di Putin. Ma ora sembra che stia per fare la stessa fine del suo predecessore Olmert, rilasciato dal carcere solo sei mesi fa dopo esser stato condannato per corruzione ed ostruzione della giustizia. Ora è il turno di Netanyahu di assaggiare la sbobba della galera, invece del rosé a cui è tanto affezionato. O non è così?
La storia del Primo Ministro israeliano dovrebbe suonare familiare alle orecchie americane. Ronny Alsheich, capo della polizia israeliana, ha combattuto Bibi con la stessa acrimonia con cui Mueller ha combattuto Trump, con i media israeliani schieratisi con la polizia contro Netanyahu, come il New York Times con l’FBI. Ogni accusa è stata divulgata alla stampa ben prima dell’udienza in tribunale. Al pubblico sono state date in pasto continue accuse. Non solo il premier, ma anche sua moglie, donna dai modi duri ed avari, è stata incessantemente attaccata. Continua a leggere

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La fiction progressista

di Marcello Veneziani
La fiction progressista
Fonte: Marcello Veneziani
La sinistra ritrova la sua unità quando si divide dagli italiani. È capitato l’altro giorno con le manifestazioni antifasciste, quando tutti – Renzi e D’Alema, Gentiloni e i centri sociali, Grasso e l’Anpi – si sono ritrovati assieme per celebrare un rito surreale, una seduta spiritica di piazza, cercando il Nemico Morto per ravvivare l’unità.
Ma in questo modo si sono separati dalla realtà, dal presente e dagli italiani che considerano davvero grottesca e anacronistica la sfida antifascista a un presunto fascismo rinato.
In realtà il neofascismo accompagna la nostra democrazia dalla sua nascita, nella doppia versione di neofascismo intramoenia, ovvero rappresentato in parlamento, e neofascismo extramoenia, ossia diffuso fuori dal parlamento. L’allarme viene evocato surrettiziamente da settant’anni, con ciclici punti acuti e ridicoli allarmismi.
Ma lasciamo stare la soap antifascista in malafede.
Vediamo cos’è oggi la sinistra. A parte i coriandoli della sinistra diffusa, c’è una sinistra di governo e una di risulta. Quest’ultima ha preso il nome di Liberi e Uguali. Continua a leggere

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Un nuovo Salvini e un nuovo Di Maio: comunque vada, l’Italia è in mano loro

di Marcello Foa
Un nuovo Salvini e un nuovo Di Maio: comunque vada, l’Italia è in mano loro
Fonte: Marcello Foa
Da qualche anno le elezioni si decidono allo sprint finale, nell’ultima settimana, confidando negli umori del cosiddetto “elettore liquido” ovvero quella parte dell’elettorato che è decisa ad andare alle urne ma non è motivata da convinzioni profonde. L’altro giorno, ad esempio, in un bar di Milano sentivo due giovani , seduti di fianco a me, che erano indecisi se votare Salvini o la Bonino. Com’è possibile? Direte voi. L’alternativa è estrema e profondamente contraddittoria ma plausibile in quella parte dell’elettorato che non segue costantemente la politica ma matura i giudizi orecchiandoli qui e là e che alla fine, senza ammetterlo pubblicamente e men che meno a se stesso, vota in maniera istintiva e subliminale, convinta dalla personalità del leader politico, più che dalle sue idee, dalla capacità di riconoscersi in lui o da un solo aspetto del suo programma.
Sia chiaro: la maggior parte degli italiani a questo punto ha già deciso ed è signficativo che i sondaggi da settimane registrino oscillazioni minime; però proprio perché l’esito sembra scontato, saranno proprio gli elettori liquidi a determinare le grandi svolte di queste elezioni, quattro in particolare:
– Il Movimento 5 Stelle finirà sopra il 28%?
– Il Pd chiuderà sotto il 20%
– Il centrodestra otterrà la maggioranza assoluta o solo quella relativa?
– Chi finirà in testa, la Lega o Forza Italia? Continua a leggere

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John Oliver come Beppe Grillo: ecco perché i comici sono i nuovi politici (e sono pericolosi)

Risultati immagini per John Oliver come Beppe Grillo

Il metodo John Oliver è esattamente lo stesso usato 10 anni fa dal comico ligure. Ipnotizzare la folla per vendere la propria merce. Ottenere consenso, lasciando dietro di sé soltanto macerie

Lasciatevelo dire da uno che John Oliver lo conosce piuttosto bene, vivendo negli Stati Uniti da anni e seguendolo da quando lavorava al fianco di Jon Stewart al Daily Show.
Altro che: “è solo un comico!”. La puntata di Oliver sull’Italia è un discorso politico: altrimenti non si spiegherebbe come mai chi lo ha condiviso lo abbia fatto non con lo spirito informale di chi vuole farsi quattro risate (“Hey raga, sentite quanto è forte questo!”) ma col piglio sacrale di chi sia appena entrato in possesso di un documento internazionale sconvolgente e si appresta a svelare la “Verità” a un popolo incapace di vedere oltre un velo di Maya tricolore.
La nota perversione freudiana degli italiani, che godono quando all’estero si parla male di loro per poter dare libero sfogo agli anatemi contro i connazionali (con la premessa, sia chiaro, che loro però sono diversi), c’entra fino a un certo punto.
Negli ultimi tempi, tutte le testate American venerate in Europa come depositarie della Verità Assoluta quali il New York Times, il New Yorker o il Washington Post si sono occupate di Italia, raccontando ora di un Paese sottomesso alle fake news di Putin, ora preda di una nostalgia canaglia del fascismo in forza della quale si rifiuta di abbattere a calci gli edifici costruiti durante il Ventennio, ora immorale a tal punto da ostinarsi a voler processare chi è accusato di una molestia sessuale in tribunale e non su un giornale.
Eppure, tali contenuti hanno avuto nel nostro Paese una circolazione assai modestae perfino l’analisi di un personaggio autorevole come l’ex direttore dell’Economist Bill Emmot è stata accolta con un’alzata di spalle.
Pur parlando delle stesse cose– fake news, fascismo e bunga-bunga come mali principali del Paese – Oliver invece spacca lo schermo e tracima sui feed di decine di migliaia di persone che lo rilanciano con lo stesso piacere con cui la Binetti indossava il cilicio.
La velocità del racconto, i tempi comici perfetti, le battute alternate a numeri, dati, fonti autorevoli: unendo il divertimento alla riflessione, il monologo di Oliver è una summa di quel “divertimento impegnato” che è un po’ la formula magica della società dello spettacolo di oggi, e che consente di cavarsela sempre, anche davanti a certi monumentali strafalcioni che mai sarebbero tollerati al giornalismo (figuriamoci alla politica).
Per esempio: a un certo punto, Oliver mostra una foto di Trump in compagnia di Salvini – appena introdotto al pubblico come un fascista voglioso di pulizie etniche – presentandola come la prova di un endorsement di The Donald al Felpa di Ferro. Del resto, prosegue il conduttore, non c’è da stupirsi: Trump è “il Forrest Gump della miseria umana”.
La battuta è fantastica, il pubblico in sala esplode in una risata e così fa quello a casa. Peccato che il tutto sia una fake news, architettata dallo stesso Salvini.
Come raccontato da tutti i giornali progressisti all’epoca (qui la Repubblica) Trump non aveva idea di chi fosse quel tizio al suo fianco, almeno al tempo della foto. Si trattava di una “photo opportunity” dove chiunque poteva approfittare per fotografarsi con l’allora candidato Presidente. Forte del suo passato da celebre imbucato nella Milano da bere, Salvini non se lo era fatto ripetere due volte, e ottenuto il prezioso scatto, se l’era rivenduto sui social spacciandolo per un’endorsement, per poi essere fantozzianamente smascherato dall’Hollywood Reporter.
Una figura barbina per Salvini, ma un fatto che poco o nulla ha a che vedere con Trump: eppure nel racconto di Oliver ecco che il Presidente Americano e il leader della Lega, accusato di fascismo, diventano amiconi.

Dire che Trump ha endorsato Salvini quando la realtà di quella foto è un’altra, vuol dire sfruttare di proposito l’indignazione social, la mammella da cui i populisti di ogni colore si abbeverano, per aumentare le views. Esattamente come citare le fake news o il ritorno del fascismo – al posto della mafia o della disoccupazione giovanile – come problemi principali dell’Italia

Uno show come quello di Oliver è scritto e controllato da una ventina di writers e producers che rappresentano il meglio a livello mondiale; lui stesso ha più volte raccontato dell’estenuante lavoro di ricerca (“I basically have to watch everything”) a cui si sottopone settimanalmente. È impossibile, quindi, che si sia trattato di una svista, così come è impossibile che in redazione ignorassero il funzionamento del sistema politico parlamentare italiano; o che non sapessero che “Striscia la Notizia” non è solo il programma delle veline ma anche quello dove una donna, l’inviata Stefania Petyx, viene minacciata dalla mafia per i suoi servizi contro la mafia fatti per Striscia; o che la “pasta primavera” sia un piatto tipico da Fiorello, il covo di italoamericani davanti al Lincoln Center di New York a due passi dagli studios, ma non così popolare nei ristoranti del Belpaese.
Semplicemente, questi fatti non erano utili al racconto comico, non erano funzionali ai tempi televisivi e sono stati quindi sapientemente omessi (“pettinati”, come direbbe Carlo Freccero) per venire incontro alle esigenze degli autori del programma.
Funziona un po’ come con le puntate di “Report” o i servizi delle “Iene”: quando non conosciamo nulla dell’argomento trattato, ci indigniamo e vorremmo menare l’intervistato. Quando invece abbiamo anche solo un’infarinatura restiamo stupefatti davanti alla faziosità dell’intervistatore.
Non sarebbe un problema se vivessimo negli anni ’70, quando il linguaggio dello spettacolo e quello della politica viaggiavano su binari distinti e separati; è invece un problema serissimo oggi, in un’epoca in cui il dibattito politico avviene sui social, senza alcun tipo di filtro, e i linguaggi sono tutti mescolati tra di loro.
Fa nulla che l’autore non abbia intenzione di produrre un discorso politico: nel momento in cui personaggi dello spettacolo entrano quotidianamente in politica sfruttando il capitale di visibilità guadagnato altrove (esattamente come Trump) allora ogni discorso che tratta di politica diventa – purtroppo per il comico – politico, perché come tale viene recepito. Esattamente il motivo per cui da noi trasmissioni del genere si guardano bene dall’ospitare politici o personaggi controversi.
Non si tratta di un tema esattamente nuovo, perlomeno negli USA: nel 2006 uno studio dell’Indiana University (citato nella pagina di Wikipedia del Daily Show) dimostrava che la quantità di informazioni prodotte dalla trasmissione comica(simile a quella che oggi Oliver conduce su HBO) e dai principali telegiornali nazionali era esattamente la stessa.

Funziona un po’ come con le puntate di “Report” o i servizi delle “Iene”: quando non conosciamo nulla dell’argomento trattato, ci indigniamo e vorremmo menare l’intervistato. Quando invece abbiamo anche solo un’infarinatura restiamo stupefatti davanti alla faziosità dell’intervistatore.
Non sarebbe un problema se vivessimo negli anni ’70, quando il linguaggio dello spettacolo e quello della politica viaggiavano su binari distinti e separati; è invece un problema serissimo oggi, in un’epoca in cui il dibattito politico avviene sui social, senza alcun tipo di filtro, e i linguaggi sono tutti mescolati tra di loro

Nel 2009, un sondaggio del Time chiedeva quale fosse il mezzobusto più autorevole dei telegiornali americani: Jon Stewart vinse con il 44% dei voti, il 15% in più di quello arrivato secondo.
Nel 2016 Jimmy Fallon venne letteralmente massacrato, con tanto di minacce di morte, per un’intervista a Trump in cui veniva accusato del terribile misfatto di “renderlo simpatico”.
Non male per programmi che dovrebbero essere semplicemente “comici”, no?
Intendiamoci: il problema non è la critica all’Italia e alla campagna elettorale peggiore della Storia dell’Occidente – che da queste parti si è criticata senza fare sconti a nessuno. Anzi: Dio solo sa quanto il Paese ne abbia bisogno e quanto la mancanza della stessa sia causa della situazione attuale.
Il problema, però, è quando le critiche sottomettono i fatti a una tesi precostituita per meglio compiacere il pubblico di riferimento, a prescindere dalla finalità dell’operazione. Quando ciò accade, si esce dalla dimensione della critica per entrare in un mondo assai meno nobile: quello del populismo.
E infatti – per un beffardo contrappasso – chi ha guardato Oliver e oggi pensa che Trump e Salvini siano amici, magari complimentandosi per “lo straordinario lavoro di fact-checking degli americani”, in realta’ e’ rimasto vittima, proprio a causa di Oliver, della fake-news cucinata dal leader leghista (vanificando l’italico fact-checking fatto da Repubblica: che beffa!).

il problema non è la critica all’Italia e alla campagna elettorale peggiore della Storia dell’Occidente – che da queste parti si è criticata senza fare sconti a nessuno. Anzi: Dio solo sa quanto il Paese ne abbia bisogno e quanto la mancanza della stessa sia causa della situazione attuale.
Il problema, però, è quando le critiche sottomettono i fatti a una tesi precostituita per meglio compiacere il pubblico di riferimento, a prescindere dalla finalità dell’operazione. Quando ciò accade, si esce dalla dimensione della critica per entrare in un mondo assai meno nobile: quello del populismo

Dire che Trump ha endorsato Salvini quando la realtà di quella foto è un’altra, vuol dire sfruttare di proposito l’indignazione social, la mammella da cui i populisti di ogni colore si abbeverano, per aumentare le views. Esattamente come citare le fake news o il ritorno del fascismo – al posto della mafia o della disoccupazione giovanile – come problemi principali dell’Italia.
Il metodo John Oliver, quel prendere fatti verosimili e mischiarli a fatti veri, presentandoli in maniera divertente, è esattamente lo stesso usato 10 anni fa da un altro comico, dotato di un talento diverso ma ugualmente portentoso come quello del conduttore britannico.
Beppe Grillo alternava battute esilaranti (“Lo Psiconano”) a fatti reali (la cronaca giudiziaria sempre ricca di scandali) raccontando una realtà iper-semplificata, dove ogni dettaglio non funzionale al suo racconto veniva ignorato di proposito; tuttavia, grazie alla sua abilità da intrattenitore, ipnotizzava le folle fino a rendere il proprio racconto più vero del vero, e grazie a questo meccanismo ha semplicemente costruito dal nulla il primo partito italiano.
Che lo si usi in una piazza italiana o in uno studio televisivo di Manhattan, che a farlo sia un burbero genovese sudato o un suddito di Sua Maestà in giacca e cravatta, che la finalità sia creare un Movimento o fare milioni di dollari con le views di Youtube, la sostanza non cambia: si mira alla pancia della gente per vendere la propria merce.
E poi si gode dei risultati ottenuti, mentre intorno si lasciano macerie.

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Quella vendita fantasma di terreni con sindaco Delrio

Scritto e segnalato da Antonio Amorosi

Quella vendita fantasma di terreni quando faceva il sindaco Delrio

Leggi l’inchiesta esclusiva di Antonio Amorosi a pag. 3 de La Verità di oggi 28 febbraio in edicola

Da una pratica sospetta una risposta alle domande del processo Aemilia*? Tra rivelazioni e conti che non tornano uno scenario sconosciuto della città guidata dal ministro Graziano Delrio, allora sindaco, e dalla sua dirigente all’urbanistica Maria Sergio nata a Cutro (provincia di Crotone) e moglie del sindaco attuale del Pd Luca Vecchi.

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Nigeria: Boko Haram ha sequestrato 110 studentesse

Segnalazione di Corrispondenza Romana

I timori si sono tramutati in realtà: ieri per la prima volta, a distanza di una settimana dai fatti, il presidente nigeriano, Mauhammadu Buhari, ha riconosciuto che almeno 110 alunne della Girls Science Secondary School di Dapchi, nel nord-est del Paese, sono state effettivamente rapite da Boko Haram nel corso dell’attacco sferrato lo scorso 19 febbraio. La notizia è stata data durante un incontro con una delegazione di ex-ostaggi del gruppo jihadista, rilasciati all’inizio del mese: «Ho ordinato a tutte le agenzie di sicurezza del Paese di tutelare le nostre scuole – ha dichiarato il Capo di Stato – e di ridare alle loro famiglie le ragazze sequestrate».
In un primo tempo le autorità avevano negato l’ipotesi del rapimento, ipotizzando che semplicemente potessero essersi disperse nei villaggi vicini, per sfuggire alla furia omicida dei terroristi islamici. Si è dunque ripetuto purtroppo quanto accaduto a Chibok nell’aprile 2014: all’epoca furono 276 le liceali finite ostaggio di questa banda criminale. Muhammadu Buhari venne eletto l’anno successivo con la promessa di riportarle a casa e di sradicare il gruppo jihadista. Una parte, effettivamente, rientrò, dietro concessione di lauti riscatti e di rilasci di pericolosi prigionieri.
Ora però il governatore dello Stato di Yobe, dove è avvenuto il nuovo blitz, ha criticato l’assenza di sicurezza nel suo territorio ed ha evidenziato come a Dpachi, al momento dell’assalto, non vi fosse alcun presidio militare. Boko Haram, dal 2009, ha già provocato oltre 20 mila morti e 2,6 milioni di sfollati. Continua a leggere

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Nuovo giallo sulle basi israeliane: centinaia di armi sparite nel nulla

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Sembrano non avere fine i furti di armi all’interno delle basi militari israeliane. Soltanto nel 2017 la base di Tzeelim, nel deserto del Negev, ha subito più di cinquanta furti tra fucili, munizioni, esplosivi e perfino qualche veicolo militare. Secondo l’intelligence israeliana dietro queste azioni ci sarebbero bande di beduini che entrano indisturbati all’interno dei centri di addestramento dell’Idf travestiti da soldati. L’amministrazione israeliana si è detta “molto preoccupata per queste sottrazioni di armamenti che potrebbero finire in mano non solo a criminali ma anche a gruppi affiliati al jihadismo internazionale”.
Per contrastare queste bande di “predoni del deserto” il comitato ministeriale dell’esercito ha approvato lo scorso gennaio un disegno di legge che aumenterebbe drasticamente le pene detentive per coloro che vengono scoperti a rubare armi dalle basi dell’Idf.
“Chi ruba armi lo usa per il crimine e il terrorismo e costituisce un pericolo diretto per la sicurezza dei cittadini”, ha sostenuto Anat  Berko, membro del Likud e promotore del Disegno di Legge.
Milioni di shekels sono quindi stati destinati alle forze armate per prevenire questa inquietante ondata di furti. Già da qualche mese alcune unità speciali della polizia di frontiera operanti sotto copertura (lo Yamas) hanno iniziato a smantellare la rete di criminali. Secondo il quotidiano israeliano The Times of Israel, nell’area desertica attorno a Beer-Sheva avvengono arresti quasi ogni notte. Il comandante in capo dell’Idf, Gadi Eizenkot stanno nel frattempo pensando a come migliorare la sicurezza della base militare di Tzeelim. Copn ogni probabilità verranno installate nuove recinzioni con cancelli e telecamere di sorveglianza; non si esclude, tra le altre cose, l’utilizzo di mezzi aerei come droni, per sorvegliare la zona e raccogliere informazioni sui campi beduini sparpagliati per tutto il deserto. La notizia dei furti all’interno delle basi militari è balzata agli onori della cronaca dopo che un gruppo di riservisti, stufi delle continue rapine, ha lanciato una campagna mediatica intitolata “Ending the Lawlessness in Tzeelim”. Il portavoce di questi riservisti, Arik Greenstein, ha denunciato al Ministero della Difesa della Knesset di come le regole di ingaggio imposte alle nuove reclute impediscano qualsiasi forma di difesa della base di fronte a questi attacchi. Continua a leggere

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