I Cinque Stelle come la Dc di Andreotti. Il precedente del 1976 che fa sperare i grillini

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Decisiva fu l’astensione di Pci e socialisti, passerà alla storia come “il governo della non sfiducia”. I protagonisti dell’epoca ricordano che la situazione era molto simile a quella attuale. Cinque stelle e Lega ci sperano. Scotti: «Se non si vuole tornare al voto non ci sono molte alternative»

Il calendario torna indietro di quarant’anni. I ricordi vanno alla Prima Repubblica, rievocano la Democrazia Cristiana e la figura di Giulio Andreotti. Se c’è un precedente a cui in queste ore molti guardano con interesse è proprio il “governo della non sfiducia”. Il monocolore Dc nato nell’estate del 1976 grazie all’astensione del partito comunista e dei socialisti. Un esecutivo frutto di un lungo confronto e una difficile mediazione, nonostante l’assenza di una vera maggioranza parlamentare. Matteo Salvini aveva tre anni, Luigi Di Maio non era ancora nato. Eppure, con tutte le debite differenze, la situazione ricorda da vicino quella attuale. Ecco perché al Quirinale – e sicuramente anche tra i vertici di Cinque Stelle e Lega – c’è chi sta ripassando quella pagina di storia. Un precedente a cui ispirarsi per sbloccare il probabile stallo delle prossime settimane.
Anche allora le urne avevano premiato due vincitori. I democristiani di Benigno Zaccagnini avevano conquistato il 38,7 per cento, mentre il partito di Enrico Berlinguer si era fermato al 34,4 per cento. Situazione complessa, dato che nessuno dei due partiti aveva i numeri sufficienti per governare. Una impasse resa ancora più complicata dalla scelta dei socialisti, decisi a non entrare al governo senza la contemporanea presenza dei comunisti. Dopo una lunga mediazione – gestita al Quirinale dal presidente Giovanni Leone – si individuò la soluzione in un governo monocolore Dc. Un tentativo reso possibile dall’astensione di Pci, Psi, Psdi, e Pri. «L’alternativa era tornare immediatamente al voto» ricorda oggi Vincenzo Scotti, più volte ministro e sottosegretario al Bilancio di quell’esecutivo. «Ma nella storia repubblicana non era mai successo. E così, alla fine, si decise per quella strada». A Palazzo Madama il governo Andreotti III ottenne la fiducia con 136 sì, 17 contrari e 69 astensioni. A Montecitorio con 258 voti favorevoli, 44 contrari e 303 astenuti.

Senza fare paragoni impietosi, da allora molto è cambiato. A partire dai leader. Luigi Di Maio e Matteo Salvini non sono Andreotti. «Ma non sono nemmeno De Gasperi, Togliatti e Nenni» ride Vincenzo Scotti, che di quel governo era sottosegretario al Bilancio. «E lo dico con il massimo rispetto per tutti»

Lo scenario è replicabile? Come quarant’anni fa, nessuno dei due vincitori oggi ha i numeri per governare da solo. La coalizione di centrodestra ha conquistato alle urne il 37 per cento, i Cinque Stelle il 33 per cento. Immaginare alleanze parlamentari con il Partito democratico è poco realista. Al netto delle indiscrezioni di questi giorni, è quasi impossibile che i dem sostengano apertamente un esecutivo grillino o leghista. E così l’illustre precedente torna d’attualità. Per governare, il centrodestra a trazione leghista dovrebbe sperare nella benevola astensione del Pd. La strada è più impervia per i grillini, che possono contare su un gruppo parlamentare meno numeroso. Un esecutivo guidato da Luigi Di Maio potrebbe ottenere la fiducia solo con la contemporanea uscita dall’Aula del centrosinistra e di una parte del centrodestra. Complicato, certo. Ma non impossibile. «Oggi la realtà è completamente diversa dal 1976» racconta Scotti. «Ma se non si vuole tornare a elezioni non ci sono molte alternative. Il centrodestra e i Cinque Stelle possono governare insieme, la vedo molto difficile. Oppure possono dare vita a un governo di minoranza, grazie all’astensione degli avversari, con l’obiettivo di realizzare un programma limitato e di breve periodo».
Il limite temporale è evidente. Il governo Andreotti III non ha avuto lunga vita, rimanendo in carica per meno di due anni. E limitato era anche il programma di quell’esecutivo: ogni provvedimento rilevante doveva essere preventivamente concordato con il Partito comunista. Ma le coincidenze con quell’esperienza non sono finite. Nel 1976 la grande mediazione fu anticipata da un importante passaggio istituzionale: l’elezione del presidente della Camera. La prima grande prova di intesa tra Dc e Pci si consumò attorno a Pietro Ingrao, scelto come successore di Sandro Pertini sulla poltrona più importante di Montecitorio. Oggi sono in molti a immaginare uno scenario simile. L’elezione di un esponente del Partito democratico al posto di Laura Boldrini potrebbe rappresentare un primo passo verso la nascita di un governo di minoranza. «Quello di Ingrao fu un segnale molto importante – insiste Scotti – Anche stavolta capiremo molto proprio dall’elezione dei presidenti di Camera e Senato».

Il calendario torna indietro di quarant’anni. I ricordi vanno alla Prima Repubblica, rievocano la Democrazia Cristiana e la figura di Giulio Andreotti. Se c’è un precedente a cui in queste ore molti guardano con interesse è proprio il “governo della non sfiducia”. Il monocolore Dc nato nell’estate del 1976 grazie all’astensione del partito comunista e dei socialisti

Allora la difficile mediazione riuscì. Pochi giorni dopo, era la fine di luglio, Giulio Andreotti battezzò ufficialmente il 33esimo governo della storia repubblicana. Un esecutivo particolarissimo fin dall’annuncio in Aula. «Ho proposto al Capo dello Stato – così il presidente del Consiglio a Montecitorio – la nomina dei ministri che oggi con me si presentano per ottenere la fiducia, o almeno la non sfiducia, del Senato e della Camera dei deputati». Oggi nessuno scommette sull’esito dell’operazione. «Quella fu un’esperienza interessantissima, che arrivava dopo anni di contrapposizione frontale tra Democrazia Cristiana e Partito comunista» ricorda Giuseppe Zamberletti, che di quel governo era sottosegretario all’Interno. «Ma in quel momento c’era un disegno politico chiaro, non la confusione di questi giorni». Nel 1976 la strada della mediazione era stata individuata, seppure tra mille difficoltà. «Il Pci cominciava ad evidenziare una sua mutazione – insiste il democristiano – Ricordo che quell’anno ci fu il terremoto in Friuli. La collaborazione con i comunisti iniziò proprio sul territorio, durante le operazioni che seguirono il sisma. Ma allora, soprattutto, nei partiti c’era un dibattito interno molto intenso. Ricordo il tormento, le discussioni…». Senza fare paragoni impietosi, da allora molto è cambiato. A partire dai leader. Luigi Di Maio e Matteo Salvini non sono Andreotti. «Ma non sono nemmeno De Gasperi, Togliatti e Nenni» ride Scotti. «E lo dico con il massimo rispetto per tutti».
Intanto la disprezzata Prima Repubblica torna d’attualità. Alla faccia del presunto rinnovamento. «Ma quello era tutto un altro mondo – insiste Scotti – Allora i partiti avevano chiari gli obiettivi da perseguire». Zamberletti è d’accordo. «È un periodo che guardo con nostalgia, molto diverso da oggi. Ormai non esiste più dibattito all’interno delle forze politiche, manca il coinvolgimento della comunità nazionale e delle periferie. Le scelte erano prese dopo lunghi dibattiti, a volte aspri. Oggi le decisioni sono prese solo dai vertici».
Fonte: http://linkiestait.musvc1.net/e/t?q=5%3d7ZAY9%26J%3d3%26F%3d3cB%26G%3d1e5X4%26S%3djLtN_tsSx_53_ryUr_2D_tsSx_48wUy.DiLmAeQv3.iR_tsSx_48iR_tsSx_48aPvAcJg_JQ1R_TfZBS8_PSuP_Zhb3_PSuP_Zhb8_PSuP_ZhA-cGpIuC-uLeJn7-cMo7-l9-f5-dG-cFdPgGtRk-Al-Nt7cCf7nRg-6eJ-3a7d-e0e-Dc-_JQ1R_Tfa9U73a9ch_tsSx_48%26d%3dKwKvA3.FeR%26kK%3d1eBV0

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Pensioni, alert Ue: riforma Fornero non va toccata

Pensioni, alert Ue: riforma Fornero non va toccataSegnalazione di Wall Street Italia
di Alessandra Caparello
ROMA (WSI) – L’Unione europea lancia un nuovo avvertimento sul sistema previdenziale italiano. Nel rapporto adottato sul nostro Paese nell’ambito del pacchetto d’inverno del semestre europeo, la Commissione europea punta i fati sull’Italia e sulla riforma Fornero in particolare indicata come intoccabile.
Le seppur parziali modifiche apportate dai governi Renzi e Gentiloni sulla riforma previdenziale adottata dall’Italia nel 2011, sotto il governo tecnico guidato da Mario Monti, avrebbero di fatto parzialmente annullato le riforme delle pensioni che sono state fatte in passato con la conseguenza di aumentare la spesa per il periodo medio.

“La sostenibilità di lungo termine del debito pubblico italiano, assicurata dalle riforme delle pensioni fatte in passato, si sta lentamente deteriorando, tanto che l’indicatore del rischio della Commissione europea è passato da basso a medio (S2). La spesa per le pensioni in rapporto al Pil è aumentata di circa due punti percentuali, come risultato della crisi e della caduta conseguente del Pil nominale. La spesa pensionistica italiana è oggi la seconda più elevata dell’Ue e dell’Ocse, dopo quella greca (…) L’aumento delle passività implicite derivante dell’invecchiamento della popolazione era stato limitato dalle passate riforme del sistema pensionistico e sanitario, che avevano migliorato la sostenibilità di lungo termine dell’Italia.

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How Tribalism Becomes Satanism

Segnalazione di Tradition in Action
Atila Sinke Guimarães
HOW TRIBALISM BECOMES SATANISM  –   Considering that Pope Francis seems to be embarking on a full-steam campaign to promote tribalism – we saw him in Chile and Peru this past week declaring that “Amazonia is the heart of the Church,” – I thought it timely to warn my readers about the dangers of this move. Toward this end, I first recommend that they read the article by Prof. Plinio Corrêa de Oliveira on this topic. But I also want to translate into simple terms what tribalism is.

forbidden to forbidThe motto ‘It is forbidden to forbid’ painted on Paris; below, a 1968 student & workers march against authority announcing ‘We will win’– and they did
march 1968

We are all suffering the deleterious influence of the 1968 Sorbonne Revolution, which in the United States is almost unknown by this name because here the fruits of that Revolution are generally referred to as the “Cultural Revolution of the ‘60s,” which found its most expressive landmark in the hippie Woodstock festival in 1969.
Independent of the name used here or abroad, what counts is that the Revolution in customs can be summarized by three of its slogans: “It is forbidden to forbid,” “Death to reason” and “Imagination rules.”
We have seen many consequences of the application of these moral-philosophical mottos. Among many: the disappearance of morality in society, logic in thinking, respect for superiors, good behavior in families, decorum in dressing and propriety in language.
These liberal-anarchical manifestations had immediate reflections in the political-administrative spheres, such as the increase of feminist laws pretending that women are equal to men, as well as the concession of legal rights to abortionists and homosexuals.  Continua a leggere

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Il gender e i "modi nuovi di diventare matti"

di Maurizio Blondet
Il gender e i "modi nuovi di diventare matti"
Fonte: Maurizio Blondet
Cincinnati, Ohio.  Una ragazza di 17 anni vuole sottoporsi alle “cure” farmacologiche per diventare   maschio. I genitori, cristiani, si  oppongono sostenendo  che tale transizione non è nel miglior interesse della figlia. Un tribunale minorile spoglia quei genitori della patria potestà e affida la minore ai nonni, favorevoli al cambio di sesso.  “Hanno una mente più aperta”, ha testimoniato il tutore legale al processo (un’assistente sociale) mentre i genitori  si oppongono “per motivi religiosi”;  quindi  hanno pregiudizi. La giudice, Sylvia Sieve Hendon, nella sentenza ha invitato i  politici a elaborare un “sentiero legislativo”  per dirimere i casi di conflitto parentale – il che significa mettere  gli ormoni usati per cambiare sesso nella lista dei farmaci “No-Parents Asked”, come i contraccettivi egli abortivi che possono essere  dati a minorenni senza che i genitori ne sappiano nulla.

Votate Liber* e Ugual*

Anche Cincinnati  si è dotata, nell’ospedale pediatrico, di un Programma Transgender (TP). All’apertura nel 2015, ha curato un centinaio di pazienti. Nel 2017, ne ha trattato oltre mille. Ed ha ricevuto una donazione di 2 milioni di dollari da  una ricca coppia di benefattori, il cui figlio d 8 anni ha voluto cambiare sesso.    Fatto degno di nota,  i medici del TP hanno cambiato  sesso a  tutti quelli che hanno visitato: apparentemente non ne hanno trovato nessuno normale.  Nelle 14 cliniche per il gender   che esistono nel Regno Unito, il numero dei pazienti che bussano e ricevono il trattamento, aumentato del 100 per cento l’anno scorso.  Nel decennio, pazienti che si ritengono “donne prigioniere nel corpo di un uomo” (o il contrario) sono aumentati  anche di 28 volte. Simili colossali aumenti di ”disturbi del genere” sono registrati in Australia, in Svezia, in Usa, in corrispondenza  con il sorgere delle cliniche che curano il “disturbo”.  Negli Stati Uniti, nel 2011, circa 1,4 milioni di adulti si dichiaravano trans-gender. Continua a leggere

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Un vero governo

di Giovanni Petrosillo
Un vero governo
Fonte: Giovanni Petrosillo

Le elezioni appena concluse hanno decretato la vittoria dei 5Stelle al sud e della Lega al Nord. Nella coalizione di centro-destra non va bene F.I., mentre si rafforza il partito della Meloni. Il Pd è crollato ovunque, anche nelle roccaforti d’antan. Leu ha superato di poco la soglia di sbarramento. Le ali estreme, Casapound e Potere al popolo, praticamente non esistono così come lo spauracchio della contrapposizione fascismo/antifascismo, con il quale i media hanno cercato di rinfocolare ataviche quanto immaginarie diatribe (con lo scopo di instradare gli elettori verso i gruppi dell’establishment).
Né i pentastellati né i centrodestri hanno la maggioranza per dare vita ad un esecutivo stabile. Si aprono i giochi per alleanze che consentano agli uni o agli altri di insediarsi a Palazzo Chigi. A Salvini e soci mancano una cinquantina di deputati ed una trentina di senatori per raggiungere l’obiettivo. Ai grillini molti di più. Quest’ultimi però sono il movimento più votato d’Italia e sembrano avere più chance di farcela orientandosi a sinistra. Renzi vuole impedire che ciò accada perché ha intenzione di farsi un partito personale spaccando il Pd. Ma se quest’ultimo entra nel governo nessuno lo seguirebbe più per cui ha mandato in scena le prime dismissioni-non dimissioni della Storia.
In ogni caso, sia Salvini che Di Maio dovranno scendere a patti con qualcuno annacquando le loro promesse elettorali, se non anche la loro visione politica che già non era un granché.
Il vero nodo della questione è questo: il mondo ha di nuovo il coltello tra i denti, trascinato dall’ondata multipolaristica. Cambiano i rapporti di forza globali. La Russia crea missili imbattibili. La Cina incrementa i propri arsenali. Gli americani non hanno mai smesso di spendere in armi e di migliorarle. Altre potenze regionali si comportano minacciosamente e mostrano i muscoli dove possono o dove ritengono di averne diritto. L’Italia ne sta pagando il prezzo, sia dentro che fuori i confini, indebolendosi su tutti i fronti. Basta una minaccia dei mercati per modificare la politica interna o una nave turca per ridimensionare quella estera.
Al cospetto di questi grandi temi che dicono grillini e leghisti? Di Maio è volato a Washington e si è accomodato con qualche trilaterale mentre Salvini non è andato più in là di critiche all’euro, all’Ue e alla Germania, ora divenute pure più “costruttive”. Il resto dei programmi è fuffa su reddito di cittadinanza, Flat tax e altre misure economicistiche ecc. ecc. che possono lenire ma non risolvere problemi che hanno natura soprattutto extra economica.
Come ha scritto invece Alberto Negri: “La Russia, Erdogan, la guerra in Siria, Cipro, Israele, Egitto, la Libia e l’Eni: un minuto per capire la strategia del gas. Le cose in sostanza stanno così. Se il gas russo va da Erdogan in pratica la Russia aggira l’Ucraina e trasferisce una quota della dipendenza europea da Mosca ad Ankara. Il progetto Tap (gas dell’Azerbiajan all’Italia) va avanti ugualmente perché interessa la Turchia anche se fa concorrenza a Mosca. Ma il gas di Cipro e del Mediterraneo orientale scompagina i piani della Turchia di diventare un hub decisivo del gas per l’Europa. Se poi a questo aggiungiamo il gas di Israele e quello dell’Egitto la posizione strategica turca si indebolisce. Peggio ancora se un giorno il gas iraniano passasse dall’Iran all’Iraq fino ai terminali in Siria: è questo uno dei motivi della guerra per procura anti-iraniana contro Assad da parte di Turchia e monarchie del Golfo. E per finire mettiamoci pure l’Algeria e la Libia già collegate da due gasdotti con l’Italia: ed ecco che si capisce bene perché hanno fatto fuori Gheddafi. L’Italia, con Eni, entra in tutti o quasi i progetti citati e questo evidentemente infastidisce diversi attori regionali e non. Nessuno di questi argomenti strategici per l’Italia è minimamente entrato nella campagna elettorale: non sono difficili da capire li ho sintetizzati qui in 18 righe, ovvero un minuto di lettura”.
E non solo di strategia energetica si tratta ma, soprattutto, di ricollocazione geopolitica dell’Italia e dell’Europa in un contesto in profonda trasformazione. Su questo i nostri cosiddetti populisti nulla hanno detto e nulla hanno da dire. Non c’è speranza. Questi signori non hanno capito il vero spirito dei tempi, per questo sono già perdenti e non potranno fare meglio (ma nemmeno peggio, credo) di chi li ha preceduti. Tuttavia, essere meglio di chi li ha preceduti non basterà a risollevare il Paese. Non fare male o fare bene non basta più, qui occorre fare qualcosa di grandioso e innovativo, revisionando il passato per costruire il futuro, guardandosi intorno dove siamo circondati da lupi.
*Il nostro sito non aderisce a tutto quello che ha scritto l’autore, ma ritiene l’analisi interessante

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Sull'esito della tornata elettorale (di Marco Tarchi)

di Marco Tarchi
Sull'esito della tornata elettorale
Fonte: Vanity Fair

Come commenta l’exploit del Movimento 5 Stelle (e di Lega)?

 Tutt’altro che inatteso. I sintomi della crescente disaffezione di una buona parte dell’elettorato verso l’establishmenterano evidenti da tempo. Stupisce un po’ che entrambi siano riusciti a recuperare una discreta quota (insieme, circa il 10%) di coloro che fino a un mese e mezzo fa dichiaravano di volersi astenere.

 Definirebbe tecnicamente il M5S un partito populista?

 No. Ho sempre distinto il discorso politico di Grillo – che è populista a pieni carati – e l’azione del M5S, che se ne è tendenzialmente distaccato, soprattutto dopo la morte di Gianroberto Casaleggio. Oggi nel movimento ci sono alcuni tratti della mentalità populista, ma vari altri mancano.

 Grillo ha detto che il M5S è riuscito a convogliare positivamente una rabbia repressa degli italiani che altrove (vedi Francia, Ungheria e altri) è stata raccolta dai movimenti di destra estrema. È d’accordo?

 Sì e no, perché non condivido l’etichetta di “destra estrema” attribuita al Front National, a Orbàn o alla Fpö austriaca. Sono partiti populisti. Detto questo, sì, il M5S ha intercettato in buona parte anche spinte che avrebbero potuto andare in quella direzione (cioè, da noi, alla Lega).

 Come mai il M5S ha preso comunque tanto nonostante alcuni inciampi degli ultimi mesi? Il voto nei suoi confronti è un atto di fede? Continua a leggere

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La scuola indottrina i nostri figli

Segnalazione Redazione BastaBugie

I libri invitano i ragazzi a farsi invadere dagli immigrati e a considerare normale l’omosessualità e la pederastia, mentre gli esercizi di inglese propagandano l’euro
di Alessandro Rico

(LETTURA AUTOMATICA)
Educare non è indottrinare, bensì trasmettere agli studenti gli strumenti critici e la capacità di ragionamento perché imparino a pensare con la propria testa. A leggere certi testi adottati nelle scuole italiane, però, sembra che questa missione sia stata soppiantata dalla propaganda a favore dell’Europa, della moneta unica, dell’immigrazione e del multiculturalismo.
Si pensi a un testo di geografia destinato alle scuole medie. Geo Green 2 di Carlo Criguolo, edito da Paravia. È stato un consigliere regionale friulano di Forza Italia. Roberto Novelli, ad additare pubblicamente un passaggio del libro in cui, dopo una serie di allarmi sull’«invecchiamento medio» e la diminuzione dei «giovani europei», si legge: «Gli immigrati extraeuropei (africani, asiatici, sudamericani) rappresentano già oggi una parte consistente della popolazione giovane d’Europa. La vera sfida sociale e demografica del continente consiste nel “passare il testimone”: gli immigrati devono poter entrare nella società e nell’economia europee a ogni livello professionale e civile: solo accettando gli immigrati l’Europa anziana (che detiene la ricchezza economica e le radici culturali europee) permetterà l’esistenza dell’Europa futura».
Pare di sentire la «presidenta» della Camera Laura Boldrini, che nel marzo 2016, a Palermo, aveva invocato l’arrivo di 300-400.000 immigrati all’anno per impedire che la popolazione italiana scenda «al di sotto dei 45 milioni».
IUS SOLI
Molto simili i toni del volume In prima! che fa parte della collana Zoom. Geogrqfia da vicino dell’editore Loescher. Ai ragazzi di prima media il testo spiega che «gli immigrati sono una presenza indispensabile, soprattutto in alcuni settori lavorativi come l’edilizia, il lavoro domestico, l’assistenza a bambini e anziani». Per dirla con Emma Bonino: senza gli immigrati, chi raccoglierebbe i pomodori?
Nel libro non manca il tema dello ius soli: gli autori Luca Brandi. Guido Corradi e Monica Morazzoni lamentano che «i figli di stranieri nati in Italia continuano a non aver diritto alla cittadinanza italiana».
Non è un caso che i più piccoli siano il bersaglio privilegiato dei tentativi di manipolazione: è più facile deformare la mentalità di chi non ha ancora una personalità ben strutturata. E gli effetti nefasti della geografia «militante» si fanno sentire. Continua a leggere

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Francia: chiese devastate e tabernacoli profanati

Segnalazione Corrispondenza Romana

Francia: ben quattro chiese nel Morbihan e due nella Loira Atlantica sono state oggetto di furti e devastazioni nei giorni scorsi. Due giovani sono state notate da alcuni testimoni, mentre fuggivano dalla chiesa di Saint-Gildas: subito dopo è stato notato un fumo denso provenire dall’interno dell’edificio sacro. Lanciato l’allarme, i Vigili del Fuoco sono immediatamente giunti sul posto, scongiurando il peggio. Le presunte responsabili sono già state arrestate dalla gendarmeria e condotte in cella.
Ancora: nel mirino è finito anche San Martino ad Arzal, dove è stato profanato il tabernacolo; stessa cosa nella parrocchia di Santa Cecilia a Boulogne-Billancourt, nell’Hauts-de-Seine, e poi ancora a Marzan: in entrambi i casi sono state sottratte anche le Ostie consacrate. Crimini analoghi sono stati perpetrati anche presso le chiese di Plouhamel e di Sarzeau, dove i delinquenti si sono accaniti contro la statua di San Saturnino, e poi ancora a Herbignac e di Saint-Gildas-des-Bois.
Due arresti sono stati compiuti dalla gendarmeria di San Nazario, arresti di individui in qualche modo coinvolti in tali episodi. Massimo però il riserbo in merito, poiché l’inchiesta continua.
NOTA DI “CHRISTUS REX”: Auguriamoci che, essendo le chiese occupate da a-cattolici, almeno le ostie non fossero veramente consacrate. Questo, comunque, non sminuisce la portata del vile atto vandalico con chiaro intento profanatorio del sacro. Continua a leggere

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Elezioni 2018: vincitori e vinti


Segnalazione di Corrispondenza Romana
di Lupo Gori
Boom della “Lega” e del “Movimento 5 Stelle” (M5s), contenuta crescita di “Fratelli di Italia”, forte calo di “Forza Italia” e storico tracollo del “Partito Democratico”. Il ciclone “Burian”, dopo essersi abbattuto sulle strade del nostro paese irrompe sui palazzi della politica, cambiando i connotati del Parlamento che esce sconvolto dall’ultima tornata elettorale.
Il voto del 4 marzo 2018 sancisce infatti la fine del classico bipolarismo, portando a galla quelli che sono i sentimenti e le istanze del “paese reale”. In tal senso, esso rappresenta uno spartiacque memorabile per la storia politica del nostro paese che vede gli elettori italiani, sulla scia di un ormai consolidato trend europeo, voltare definitivamente le spalle all’Europa di Bruxelles e ai tradizionali partiti “moderati” per abbracciare e premiare le due principali compagini sovraniste e anti-sistema, “Lega” e “Movimento 5 Stelle” (M5s), guidate da due leader additati dall’establishment nostrano ed internazionale come “impresentabili” e la cui affermazione politica, fino a poco tempo fa, era considerata del tutto utopistica. Riportiamo di seguito i dati statistici complessivi suddivisi per Camera e Senato.
Camera dei deputati
La coalizione di centro-destra di “Lega”, “Forza Italia”, “Fratelli d’Italia” e “Noi con l’Italia”, con il 37%, ha ottenuto nel complesso 260 seggi; il “Movimento 5 Stelle”, il partito più votato con il 32,68% delle preferenze, ha ottenuto 221 seggi; il “Partito Democratico” con il 22,85%, 112 seggi; per ultimo, “Liberi e Uguali”, superando di poco lo sbarramento del 3%, è riuscito ad aggiudicarsi 14 seggi. Continua a leggere

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Piacenza: no ai preti che chattano sui social durante le confessioni, «atto gravissimo»

Ebbene, questo è troppo perfino per i conciliari…sebbene la loro autorità sia in grado di conferire significati anomali alla Confessione che è il Sacramento della Penitenza e della riconciliazione con Dio a causa dei propri peccati. Attrizione, contrizione, accusa, perdono/assoluzione e penitenza sono le caratteristiche fondamentali per il Cattolico che si confessa. Non pare questo tra i modernisti…(n.d.r.)
LE NEWS DALLE CHIESE OCCUPATE DAI “PRETI CONCILIARI”

http://www.lastampa.it/rw/Pub/p4/2018/03/05/VaticanInsider/Foto/RitagliWeb/C-era-una-volta-la-confessione.-Tra-fughe-e-ritorni-il-volto-di-un-sacramento-in-continua-evoluzione_articleimage-kTtB-U11012690568627J4G-1024x576%40LaStampa.it.jpg

Lectio del Penitenziere Maggiore al corso sul Foro interno al via oggi a Roma: «La confessione è ascolto e incontro con Dio, non si entra in confessionale col cellulare acceso»

CONTINUA SU:
http://www.lastampa.it/2018/03/05/vaticaninsider/ita/vaticano/piacenza-no-a-sacerdoti-che-chattano-sui-social-durante-le-confessioni-un-atto-gravissimo-CTbwhhM8GqA0wAaEPwt76H/pagina.html Continua a leggere

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M5S, Caf inondati di telefonate: "Dove sono moduli per il reddito di cittadinanza?'

A Giovinazzo, Comune in provincia di Bari, i Caf assaltati da telefonate di disoccupati: “Dateci il modulo per chiedere il reddito di cittadinanza”
di Claudio Cartaldo
Non sorprende, o forse sì. Ma nel Sud Italia, lì dove il Movimento Cinque Stelle ha collezionato quasi tutti i collegi disponibili alle ultime elezioni politiche, il reddito di cittadinanza sembra essere la promessa che ha scaldato i cuori degli elettori.
A provarlo ci sarebbe una vicenda che sta facendo discutere non poco.
Le chiamate per il reddito di cittadinanza
La storia viene da Giovinazzo, piccolo comune in Puglia. Nel collegio di Molfetta (dove era inserita Giovinazzo) Francesca Galizia, candidata grillina, ha ottenuto il 43% e nel comune i voti sono stati poco meno del 40%. Una vittoria su tutta la linea. Bene. Come spiega oggi la Gazzetta del Mezzogiorno, in questa cittadella di 20mila abitanti alle porte di Bari, però, i Caf e i patronati sono stati presi d’assalto con la richiesta di poter compilare i moduli per ottenere il reddito di cittadinanza. “Hanno vinto ci Cinque Stelle – si sono sentiti dire i dipendenti del Caf – adesso dateci i moduli”.
In un primo momento gli operatori hanno pensato ad uno scherzo. Ma poi l’elevato numero di telefonate ha fatto capire che in molti avevano creduto già attuate le promesse grilline. Di fronte all’ovvia risposta che un modulo simile ancora non esiste (e chissà se esisterà mai), molti cittadini si sono rivolti agli uffici comunali per avere conferme. Continua a leggere

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Salvini stana Pd e Cinque Stelle: "Intesa su poltrone e governo?"

“È incredibile che dopo un voto che ha cambiato gli equilibri e il volto del Paese, cacciato ministri ci sia un governo delegittimato che mette mano a rinnovi di incarichi importanti e non urgenti come quelli dei Servizi”.

Per Matteo Salvini non è solo una mossa “vergognosa”, ma anche un primo passo verso l’accordo tra il Partito democratico (o quello che ne resterà dopo la rottura con Matteo Renzi) e Movimento 5 Stelle. “Mi insospettisce il silenzio dei grillini – spiega il leader della Lega – non vorrei ci fosse un accordo tra Paolo Gentiloni Luigi Di Maio dietro l’angolo a partire dalle poltrone per arrivare al governo”.

Oggi Gentiloni ha prorogato vertici dei servizi segreti (il direttore del Dis, Alessandro Pansa, e il direttore dell’Aise, Alberto Manenti) per un anno e ha informato tutti i leader dei partiti. Una mossa che ha messo sul “chi va là” Salvini. “Gentiloni che procede alla proroga degli incarichi dei Servizi è una cosa vergognosa che arriva a tre giorni dal voto degli italiani che hanno delegittimato il governo e bocciato i ministri”, attacca il segretario della Lega spiegando all’AdnKronos che “c’è qualcuno che rinnova cariche come se nulla fosse” per una cosa di cui “non si ravvisano urgenze”“Non vorrei – conclude – che ci fossero altri ragionamenti dietro, non vorrei sia questa l’anticamera di un accordo tra il Pd e il M5S, visto il silenzio degli stessi pentastellati”. Continua a leggere

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Il dolomitico aquinate

Segnalazione del Centro Studi Federici

Oggi la Chiesa festeggia san Tommaso d’Aquino, gloria dell’Ordine domenicano e della teologia cattolica, definito da mons. Umberto Benigni nella “Storia Sociale della Chiesa” gigante dell’ortodossia e il dolomitico aquinate. San Tommaso era uno dei santi invocati in special modo dai membri del Sodalitium Pianum, associazione fondata da mons. Benigni per applicare il programma antimodernista tracciato da san Pio X, tra cui la difesa del tomismo osteggiato dai modernisti. In onore di san Tommaso pubblichiamo alcuni paragrafi dedicati all’Ordine domenicano tratti dalla  “Storia Sociale della Chiesa” (La crisi medievale, vol. V, Casa Editrice Vallardi, pagg. 633 e 634).
 
I Domenicani
Ed ecco l’Ordine domenicano. Compreso dall’intuito del bisogno, il Fondatore volle che i suoi frati si dessero alla predicazione professionale, e fossero mendicanti cioè fossero a contatto del popolo minuto che avrebbe avuto da loro la predica, muta, eloquente, dell’esempio, prima di quella della parola. 
Idea generosa ma non attuabile permanentemente. In grande accadde al domenicanesimo quello che in breve spazio era accaduto alla Scuola cristiana d’Alessandria. Cominciata come scuola catechetica, cioè a predicazione fissa, con Panteno, assorse naturalmente a più alto grado con Clemente Alessandrino e con Origene, e divenne quello che nel medioevo si sarebbe chiamato Studium od Università filosofico-teologica. Analogamente il domenicanesimo sorse colla predicazione, catechismo ambulante (e gli stessi 15 misteri del Rosario sono un embrione di catechismo). Ma questo primo stadio additava la via da ascendere, al dottorato professionale, al professorato. 

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Il "cardinale" Parolin alla Lega: noi insisteremo a predicare a favore dei migranti

di Franca Giansoldati
Città del Vaticano – Il giorno dopo l’exploit elettorale della Lega che ha impostato la campagna elettorale contro i migranti, il Segretario di Stato vaticano ha fatto sapere che la Santa Sede continuerà a predicare come ha sempre fatto a favore dell’accoglienza e delle porte aperte dell’Europa ai migranti. «La Santa Sede sa che deve lavorare nelle condizioni che si presentano. Noi non possiamo avere la società che vorremmo, non possiamo avere le condizioni che vorremmo avere. Quindi credo che, anche in questa situazione, la Santa Sede continuerà la sua opera di educazione, che richiede molto temp». Il cardinale Pietro Parolin, segretario di Stato della Santa Sede, commenta con l’agenzia dei vescovi Sir – a margine dell’incontro della Commissione internazionale cattolica sulle migrazioni  – i risultati delle elezioni politiche.

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 http://m.ilmessaggero.it/primopiano/articolo-3589405.html Continua a leggere

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