Macron racconta favole a Mattarella: "Amicizia Italia – Francia indistruttibile"

“Il legame tra i nostri due Paesi e i nostri cittadini è indistruttibile. E’ molto più forte e più profondo di quanto non lo sia tra noi al nostro livello”. Italia e Francia amici per sempre. Emmanuel Macron ama le favole. Come il nostro presidente Mattarella d’altronde, il quale ci aveva deliziato appena il giorno prima, con le sue dichiarazioni del Primo Maggio, in cui era stato capace di inventarsi un fantomatico “Stato sociale europeo” non solo mai esistito, ma distrutto dalle politiche economiche dell’UE negli ultimi vent’anni.
Ieri ci ha pensato il presidente francese a deliziarci con questa ennesima perla leggendaria – oggettivamente ripetuta da anni a macchinetta da tutti i media di massa – secondo la quale Francia e Italia sarebbero “paesi amici”. Il contesto sono le celebrazioni del 500esimo anniversario della morte di Leonardo da Vinci.
“Se abbiamo fatto la pace tra Italia e Francia? Non ce n’è bisogno, i legami sono talmente forti, storicamente profondi che non ce n’era bisogno“. Dice Macron. Quanto amore e quanta vicinanza.

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Salvini smaschera la Caritas: "Accogliete solo per fare quattrini?"

3 Maggio 2019

Il Viminale taglia i fondi e la Caritas non partecipa più ai bandi per l’accoglienza dei migranti. Salvini: “Lo fate solo per soldi”

Non appena Matteo Salvini ha deciso di tagliare i fondi per l’accoglienza, in molti si sono tirati indietro dal business per spartirsi i disperati che sbarcano sulle nostre coste. Tra questi c’è anche la Caritas italiana che da settimane ha deciso di non partecipare più ai bandi per l’accoglienza diffusa. “Viste le limitazioni imposte all’accoglienza dal decreto Salvini è l’unica strada rimasta”, ha lamentato in una intervista al Corriere del Veneto monsignor Corrado Pizziolo, presidente dell’istituto di carità dei vescovi, spiegando, senza troppi giri di parole, che senza un adeguato sovvenzionamento dalle case pubbliche, la Chiesa non è più “disposta a sostituirsi allo Stato”.

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Preghiera a San Fedele da Sigmaringa (24.4)

+ Hai compiuto gloriosamente la tua carriera, o Fedele! e la fine di questa è stata anche più bella di quanto ne fu il suo corso. Con quale serenità andasti incontro alla morte! Con quale gioia soccombesti sotto i colpi dei tuoi nemici, che erano quelli della santa Chiesa! Simile a Stefano, ti lasciasti abbattere pregando per loro; poiché il cattolico, che deve detestare l’eresia, deve anche perdonare all’eretico che l’immola. Prega, o Martire santo, per i figli della Chiesa; ottieni che essi conoscano sempre meglio il valore della fede e la grazia insigne che Dio ha fatto loro, facendoli nascere in seno ad essa, unica e vera, che vivano guardinghi contro le dottrine perverse, che da ogni lato risuonano al loro orecchio; che non si scandalizzino delle dolorose defezioni che si registrano così spesso in questo secolo di mollezza e di orgoglio. È la fede che ci deve condurre a Gesù risorto; egli ce lo raccomanda nelle parole dette a Tommaso: “Beati coloro che non han visto ed han creduto”! Noi vogliamo credere, ed è per questo che ci attacchiamo alla santa Chiesa che è Maestra somma di fede. A lei che vogliamo credere, e non alla ragione umana che non saprebbe attingere la parola di Dio, e tanto meno giudicarla. Gesù ha voluto che questa fede arrivasse a noi, appoggiata dalla testimonianza dei martiri; ed ogni secolo ha avuto i suoi. Gloria a te, o Fedele! che hai saputo conquistare la palma combattendo gli errori, e la pretesa riforma! Vendicati da Martire, e domanda incessantemente a Gesù che i settari dell’errore ritornino alla fede e all’unità della Chiesa. Sono fratelli nostri nel Battesimo: prega perché rientrino all’ovile, affinché sia possibile un giorno celebrare tutti insieme la vera cena della Pasqua, nella quale l’Agnello di Dio si dà nostro cibo, non in figura, come nell’antica legge, ma nella piena realtà, come si conviene a quella nuova. Così sia. +
[Di dom Prosper Guéranger] [24 aprile, San Fedele da Sigmaringa, Martire (1577 – 1622 ), Protomartire dell’Ordine dei Minori Cappuccini e della S. Congregazione di Propaganda Fide. A Sevis, nella Svizzera, San Fedele da Sigmaringa, Sacerdote dell’Ordine dei Minori Cappuccini e Martire, il quale, man­dato là a predicare la fede cattolica, nello stesso luogo, ucciso dagli eretici, compì il martirio, e dal Papa Benedetto decimoquarto fu annoverato fra i santi Martiri].

fonte – https://www.sursumcorda.cloud/preghiere/2160-preghiera-a-san-fedele-da-sigmaringa-24-4.html

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Quindi i complottisti hanno visto giusto – prima del mainstream

ORA lo dice  anche Il Sussidiario

FINANZA E POLITICA/ Draghi al Governo, un film comodo anche per la Germania

 – Giovanni Passali

Mario Draghi potrebbe tornare presto in Italia, con il compito di guidare un Esecutivo chiamato ad affrontare una situazione critica

https://www.ilsussidiario.net/news/economia-e-finanza/finanza-e-politica-draghi-al-governo-un-film-comodo-anche-per-la-germania/1877649/
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FONTE – https://www.maurizioblondet.it/quindi-i-complottisti-hanno-visto-giusto-prima-del-mainstream/

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Risparmiometro. L’occhio del Fisco sui conti

Risparmiometro. L’occhio del Fisco sui conti. Troppi risparmi indicano “nero”Scritto e segnalato da Antonio Amorosi
Ecco come funziona il controllo che l’Agenzia delle entrate effettua sui conti correnti. Il Risparmiometro è il nuovo strumento che gli italiani…di Antonio Amorosi

Attenti ai conti correnti. Chi non preleva denaro dal proprio conto potrebbe ritrovarsi un accertamento del fisco tramite il Risparmiometro, il nuovo strumento adatto a capire chi fa del “nero”.

 

La nuova Super anagrafe dei conti correnti, voluta già nel decreto Salva-Italia dal governo Monti, è ormai operativa e fa vedere all’Agenzia delle entrate i conti correnti degli italiani per individuare chi evade.
Nel 2018, l’Agenzia ha inviato al Garante della privacy il provvedimento per la stesura di liste selettive in chiave anti evasione, cioè di soggetti ritenuti potenziali evasori, (l’accertamento è stato effettuato sull’anno di imposta 2013 ed oggi ha esteso le procedure anche all’anno 2014).
Il Garante della privacy ha dato il via libera ai provvedimenti così che sia l’Agenzia delle Entrate sia la Guardia di Finanza potranno sfruttare le informazioni sui risparmi degli italiani e cercare di accertare chi nasconde ricchezza o ne dichiari in modo improprio, non facendo emergere il proprio monte di affari.  Continua a leggere

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Europa 'islamizzata': a Berlino è Mohamed il nome più scelto

Le radici cristiane dei nostri paesi sono sempre più a rischio.
In molti paesi d’Europa è in atto un vero e proprio processo di “islamizzazione” e a testimoniarlo sono anche i dati relativi alle nascite registrate. Secondo quanto emerso da un rapporto della  Gesellschaft für deutsche Sprache, la più importante istituzione linguistica finanziata dal governo tedesco, Mohamed sarebbe il nome più scelto tra i piccoli venuti al mondo durante il 2018. L’appellativo del profeta surclassa così “Paul”, che fino all’anno scorso era stata il più scelto dai neo genitori della città, per i loro neonati.
Il fatto che Mohamed (in tutte le sue varianti grafiche) sia ormai così diffuso è sicuramente indicatore di almeno due tendenze: che ha Berlino la comunità islamica sia in crescita con fare inarrestabile e che gran parte delle nascite registrate nella città sia dovuta proprio ai musulmani. 
In questo bilancio, alquanto sconfortante per l’evidente rischio che corrono le radici culturali dell’Europa tutta, si inserisce anche Brema, altro importante centro della Germania. Qui, Mohamed è il terzo nome più scelto.
FONTE – https://vocecontrocorrente.it/europa-islamizzata-a-berlino-e-mohamed-il-nome-piu-scelto/

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Quelle bandiere titine in corteo con i sindacati

A Trieste i vessilli dei partigiani jugoslavi che massacrarono migliaia di italiani
Il primo maggio 1945 i partigiani jugoslavi di Tito entravano a Trieste iniziando l’occupazione della città durata quaranta giorni, in quel periodo e nei mesi precedenti, furono uccisi nelle foibe circa 14.000 italiani.
I titini si macchiarono di crimini indicibili verso migliaia di persone colpevoli solo di essere nate in Italia, perciò colpisce che ancora oggi nel nostro paese vi sia chi celebri i partigiani jugoslavi. Sarebbe già molto grave quanto denunciato dall’associazione Dalmati italiani che ha espresso la propria indignazione per la presenza nel corteo dei sindacati del primo maggio a Trieste di bandiere jugoslave e italiane con la stella rossa e di «titovize», il copricapo partigiano jugoslavo, ma l’utilizzo delle bandiere dei partigiani comunisti diventa sconcertante se ad esporla è un comune italiano.
È quanto avvenuto nella sede del Municipio di San Dorligo della Valle, paese di quasi seimila abitanti al confine con la Slovenia, dove proprio il primo maggio, insieme al tricolore italiano, alla bandiera del comune e a quella europea, è stata esposta la bandiera dei partigiani sloveni di Jugoslavia in cui campeggia la stella rossa. A denunciare l’accaduto è Francesco Clun, responsabile provinciale di CasaPound e figlio di esuli istriani, ma l’indignazione tra i cittadini è diffusa nonostante il sindaco Sandy Klun, eletto con una coalizione di sinistra sostenuta dal Pd, cerchi di minimizzare l’accaduto. Raggiunto telefonicamente, ci tiene a sottolineare di essere di madrelingua slovena e afferma di aver esposto la bandiera perché rappresenta «la lotta per la liberazione da parte degli sloveni» e, quando gli domandiamo perché non esponga la bandiera dei partigiani italiani, la sua risposta da rappresentante delle istituzioni della Repubblica italiana lascia di stucco: «Non abbiamo nulla contro gli italiani, si convive da sempre».

La scelta di esporre la bandiera dei partigiani titini rappresenta già di per sé una decisione controversa e divisiva nonostante le giustificazioni del sindaco ma diventa una vera e propria provocazione e una presa di posizione di carattere politico e non istituzionale se avviene in una data simbolica come il primo maggio. Non a caso il Senatore Luca Ciriani, capogruppo di Fratelli d’Italia al Senato, esprime la propria indignazione e chiede le dimissioni del primo cittadino auspicando l’intervento del prefetto e del ministro dell’Interno e sottolineando come un sindaco italiano dovrebbe onorare la memoria della propria nazione.
L’utilizzo delle bandiere titine non è una novità da queste parti, già da un po’ di anni durante la manifestazione dei sindacati del primo maggio, sventolano nelle strade di Trieste senza che gli organizzatori intervengano per isolare chi inneggia ai partigiani titini, sorge il dubbio che chi a parole dice di volere una pacificazione, nei fatti continui a fomentare l’odio ricordando uno dei periodi più bui per la storia triestina e italiana.
FONTE – http://www.ilgiornale.it/news/politica/quelle-bandiere-titine-corteo-i-sindacati-1688072.html?mobile_detect=false

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L'Ue al voto tra sovranismo ed europeismo

Quattrocento milioni di cittadini per decidere il futuro del Vecchio Continente. Le elezioni europee che si terranno tra il 23 e il 26 maggio (in Italia si vota solo questo giorno, domenica) sono le più importanti della storia dell’Unione europea. Il vento del sovranismo e del nazionalismo soffia forte in parecchi Paesi membri: uno, il Regno Unito, sta per lasciare la compagnia ed è il più grande colpo che Bruxelles abbia ricevuto nella sua storia decennale. Ma le forze tradizionalmente legate all’Unione non vogliono che il sogno costruito sulle ceneri e le macerie della Seconda guerra mondiale vada in pezzi.

La Lega può diventare il maggiore partito euroscettico dell’Europarlamento

Se negli anni ’90 l’allora ‘Lega Nord’ era il partito ‘secessionista’ per eccellenza, oggi sotto la guida di Matteo Salvini lo spirito nazionale e per certi versi internazionale del Carroccio è ai suoi massimi. I sondaggi danno la Lega in testa (32,2%, con circa 10 punti di vantaggio sulle altre due forze principali, M5s e Pd) e il 26 maggio in sostanza si giocherà per il secondo posto. Certo, resta da capire quanto sarà larga la vittoria di Salvini. Per almeno due motivi. Continua a leggere

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Le tendine AntiCristo e il Dio antifascista

QUINTA COLONNA
di Marcello Veneziani
Non mi sono ancora ripreso dal video di Alessandra Moretti, esponente telegenica del Pd, che giustifica la decisione del sindaco del Pd di Pieve di Cento, Sergio Maccagnani, di coprire con le tendine i simboli cristiani che appaiono in cimitero per non turbare la sensibilità di chi non è credente. Il progetto, spiega il sindaco, “prevede di montare un sistema di oscuramento motorizzato con teli di tessuto che consentiranno di coprir temporaneamente le immagini sacre e le tombe di famiglia, così da permettere la celebrazione di riti laici”. Pensavo fosse una fake, una gag, una caricatura fatta ai danni del pd, della sinistra e dei laici. Invece, l’esponente nazionale del Pd la riprende sul serio e con favore, nel programma televisivo di Paolo Del Debbio, sottolineando che si tratta di tendini “amovibili”. Non ci posso credere.
Temo che una tendina inamovibile, dura come una cataratta di demenza, sia scesa a oscurare quelle menti. Proviamo a ragionare seppur in presenza di sragione. Una civiltà che da secoli, da millenni, segue dei riti religiosi, adotta i simboli religiosi, vive tra segni della cristianità in ogni luogo (chiese, piazze, ospedali, scuole, palazzi civici, cimiteri comunali, ecc.), a un certo punto dovrebbe occultare i suoi simboli per non recare turbamento a chi non crede. Premesso che ciascuno è libero di credere o no, ma che fastidio, che turbamento, che problema può dare un simbolo cristiano a chi cristiano non è? Se non annette alcun significato a quei simboli, se li declassa a puro arredo funebre, che tormento o affronto subisce? Che sofferenza può avere se è nato e cresciuto in un paese, in una civiltà, in una storia, in cui quei simboli sono e restano prevalenti nei secoli? Capisco che a Notre-Dame il prode Micron, cognome più realista di Macron, dimentichi la “ragione sociale” della cattedrale e la tratti come un monumento laico, statale e repubblicano. Capisco che i cristiani per Obama e per la Clinton siano ridotti a una setta primitiva di “adoratori della Pasqua”. Ma con le tendine AntiCristo abbiamo raggiunto l’Idiozia Perfetta, inarrivabile, che ce la invidieranno i laici e gli anticristiani di tutto il mondo, dallo Sri Lanka al Canada, per toccare tutti i gradi dell’arcobaleno. Continua a leggere

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Addio a Giancarlo Cioffi, l'eroe della carica di Isbuscenskij

Si è spento a 98 anni uno dei reducit dell’ultima carica di cavalleria del Regio Esercito sulle rive del Don, nella disastrosa campagna di Russia
Sciabola al vento contro i mitragliatori sovietici: è così che Giancarlo Cioffi ha impresso sulla storia il suo nome, insieme a quelli dei commilitoni che hanno dato vita all’ultima carica di cavalleria della storia.
Quella che è passata nei libri come la carica di Isbuscenskij.
Nato a Milano nel 1921, c’era anche lui tra gli eroi che diedero vita a quella eroica e drammatica carica nella steppa russa, nel pieno della campagna di Russia. A quel tempo era sottufficiale di cavalleria: dopo, al ritorno dalla disfatta dell’Armir sul dorso del suo fedelissimo cavallo, Violetto, divenne architetto. La sciabola rimase riposta nella guaina, ma la sua figura no, diventata presto leggenda fra i reparti dell’esercito che ieri hanno accolto la notizia della sua morte, a 98 anni, con onore e rispetto, consapevoli che i simboli sono destinati a rimanere immortali.

Perché quella carica è stata veramente leggenda. Spada contro mitra, cavalli contro artiglieria, spade sguainate con il volto rivolto al sole e la consapevolezza di andare incontro a una morte praticamente certa. Eppure gli italiani dell’Armir non si fermarono: confermando il valore dei nostri uomini in una campagna disastrosa come quella di Russia. In quell’ultimo eroico assalto di cavalleria lui c’era. E c’era non solo nella carica col suono delle trombe che copriva le sventagliate dei mitra sovietici, ma anche dopo, quando il comandante fece scendere dalla sella i soldati rimasti per coprire i cavalieri ancora lanciati verso il nemico. Era una calda giornata delle afose estati sulle rive del Don. Il reggimento Savoia cavalleria, 700 uomini (fra cui oltre Cioffi, Alessandro Bettoni Cazzago, Giancarlo Conforti, Luigi Gianoli, Silvano Abba) erano fermi protetti dalla Voloire. All’alba, riprendendo la marcia, una pattuglia in avanscoperta si accorse che l’812esimo Reggimento siberiano li aveva circondati: era la fine. I russi iniziarono a sparare, poi, dopo una rapida riflessione da parte del comandante Bettoni Cazzago, appena sfiorato da un proiettile, la scelta, l’unica, quella disperata: carica. Il Secondo squadrone parte a sciabole sguainate e lanciando bombe a mano. Una scena rimasta immortale in una cartolina in bianco e nero che narra quella carica. Poi iniziano gli altri. Alle 9:40 del mattino, la battaglia era finita. Sul campo, rimasero 34 soldati italiani e cento cavalli, 150 le vittime fra i sovietici che dovettero anche ritirarsi.
Cioffi, come racconta Il Giorno, non ha mai fatto mistero di essere rimasto un sergente di cavalleria anche dopo, quando la guerra è finita. Anche nell’ultimo documentario su Isbuscenskij, il sergente amava raccontare la sua storia: “Indossai la prima uniforme da bambino nel 1928 e da allora non me la sono mai levata. Quando scoppiò la guerra pensai che anch’ io dovevo fare ciò che potevo e quindi mi arruolai nel Quarto squadrone del Reggimento del Savoia cavalleria (ora incardinato nella Brigata paracadutisti Folgore ndr) che aveva sede a Milano“. Il colonnello Ermanno Lustrino, attuale comandante del Savoia, ha ricordato così il sergente Cioffi: “Siamo tristi per averlo perso, ma felici che Dio ce lo abbia conservato così a lungo: non ho mai conosciuto nessuno che con uno sguardo soltanto riuscisse a trasmettere tanta forza“. E non poteva essere altrimenti.
fonte – http://www.ilgiornale.it/news/cronache/addio-giancarlo-cioffi-leroe-carica-isbuscenskij-1687585.html?mobile_detect=false

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