Vanitoso, iracondo e fan di Stalin. Controritratto del "mito" Pertini

Vanitoso, iracondo e fan di Stalin. Controritratto del "mito" Pertini

di Marcello Veneziani

Ah, Sandro Pertini, il presidente della repubblica più amato dagli italiani. Il presidente della gente, dei bambini, il fumetto con la pipa, il presidente-partigiano che esce dal protocollo. L’Impertinente. Il Puro. A quarant’anni dalla sua elezione al Quirinale, in un diluvio celebrativo, uscirà domani al cinema un film agiografico su di lui. Noi vorremmo integrare il santino raccontando l’altro Pertini.
Alla morte di Stalin nel ’53, il compagno Pertini, già direttore filo-sovietico dell’Avanti! e all’epoca capogruppo socialista celebrò il dittatore in Parlamento. Ecco cosa disse su l’Avanti!: «Il compagno Stalin ha terminato bene la sua giornata, anche se troppo presto per noi e per le sorti del mondo. L’ultima sua parola è stata di pace. (…) Si resta stupiti per la grandezza di questa figura… Uomini di ogni credo, amici e avversari, debbono oggi riconoscere l’immensa statura di Giuseppe Stalin. Egli è un gigante della storia e la sua memoria non conoscerà tramonto». Quell’elogio, mai ritrattato da Pertini, neanche dopo che si seppero tutti i crimini di Stalin, non fa onore a un combattente della libertà e dei diritti dei popoli. Continua a leggere

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Cinquestelle e Lega? Sono partiti “solidi” e vecchio stile (e vincono le elezioni per questo)

Segnalazione Linkiesta

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Cinquestelle e Lega? Sono partiti “solidi” e vecchio stile (e vincono le elezioni per questo)

Il partito liquido è stata un’invenzione dei Veltroni nel 2008 e sembrava un’idea rivoluzionaria (ma anche il Cavaliere aveva questa idea di partito). Con le ultime elezioni, invece, si sono affermati i partiti “solidi”: Lega e M5S. (di Flavia Perina, LEGGI)

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"Ecco le persone da colpire". La lista choc degli antifascisti

Un blog antagonista emiliano indica politici e sedi di partiti del centrodestra. Esplose le prime bombe. Bignami (Fi): minacce serie
di Giuseppe De Lorenzo
«Si levino di torno, o li leveremo noi». La minaccia, neppure troppo velata, è contenuta nel blog antagonista «Emilia Antifascista», dal sottotitolo di trumpiana memoria ma in salsa partigiana: «Making Emilia Red Again».
Rendere l’Emilia di nuovo rossa. L’intimidazione potrebbe essere derubricata a vaneggiamento di qualche invasato, se non fosse che gli stessi centri sociali hanno diffuso un dettagliato dossier con nomi, cognomi, indirizzi e movimenti di tutte le realtà di destra tra Modena, Reggio Emilia, Carpi e Bologna. Una vera e propria caccia alle streghe contro chi non la pensa come loro. Compresi parlamentari, consiglieri comunali e normali cittadini.
Il dossier ricorda troppo da vicino i tetri schedari redatti da Avanguardia Operaia negli anni di piombo. Allora i «compagni» misero insieme 10mila cartelle con foto e dati di presunti militanti neofascisti. Oggi gli antagonisti fanno lo stesso, fornendo online puntuali descrizioni sulle attività non solo di gruppi di estrema destra come Forza Nuova e CasaPound. Ma anche di Forza Italia, Lega, Fratelli d’Italia e associazioni studentesche varie. L’obiettivo? Creare una «mobilitazione sempre più partecipata contro la presenza neofascista» in Emilia. Mobilitazione che, stando a quanto scritto nel blog, prevede la realizzazione di «azioni violente che si possono ritenere giuste a livello strategico». Tradotto: picchiare un «camerata» non è reato. Continua a leggere

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Merkel, Macron a fianco della May: guerra alla Russia!

di Maurizio Blondet
Il governo Merkel si è schierato a fianco di Londra nell’accusa alla Russia di aver avvelenato l’ex spia Skripal. Anzi è stato il primo del nuovo governo di grande coalizione. La ministra della difesa, Ursula von der Leyen: “Ora è fondamentale che si sia fermamente a fianco degli inglesi”. Secondo DWN, ciò serve a preparare il pubblico tedesco a nuove e più gravi sanzioni contro Mosca, non solo economiche ma politiche, in modo da fare della Russia uno stato-paria. Anche Macron si è schierato. Ovviamente, Nikki Haley. Ci sono i segni che l’Occidente si prepari ad espellere la Russia dal Consiglio di Sicurezza dell’ONU, che l’Unione Sovietica guadagnò con la sanguinosa vittoria della seconda guerra mondiale.
Quanto all’agente nervino che la May accusa i russi di aver usato, il Novichok, esso è stato prodotto da un chimico russo fuggito in USA dal 1994, Vir Mirzanyanov. Che ha pubblicato la formula nel libro autobiografico, “State Secrets: An Insider’s Chronicle of the Russian Chemical Weapons Program” (2008) in cui racconta come eroicamente si è opposto al potere di Putin fuggendo all’estero..

L’inventore.

 
 

La formula pubblicata dall’inventore

 
 
Oggi, intervistato dagli Stati Uniti dove, in località imprecisata, abita in una villa da un milione di dollari, ha dichiarato: “L’hanno fatto i russi. Solo loro hanno sviluppato questa classe di nervini. O qualcuno che ha letto il mio libro.

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“Only Russia could be behind the “, says the Inventor and former Russian chemist Vil Mirzayanov in a TV interview from his $1 mln. home in the US.

Il punto è che la Organization for the Prohibition of Chemical Weapons (OPCW), ossia l’ente sovrannazionale che controlla gli armamenti chimico-biologici, nel 2013 espresse dubbi sull’esistenza stessa del Novichok e il suo Tavolo di Consulenza Scientifico sconsigliò di mettere le componenti indicate da Mirzayanov nel suo libro, nell’elenco dei precursori da assoggettare alla proibizione e controllo di produzione.
Ancora nel 2016 il dottor Robin Black, capo del Detection Laboratory di Porton Down, il centro britannico di produzione di agente per la guerra chimica, ha pubblicato in una rivista scientifica un articolo in cui sosteneva che la stessa esistenza del Novichock era ben poco certa, basandosi solo sulle asserzioni del suo inventore presunto, il sullodato Mirzayanov. Continua a leggere

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Il grande sconfitto è il mito europeista

di Gianpasquale Santomassimo
Il grande sconfitto è il mito europeista
A tutti quelli che fanno analisi molto complicate e politicistiche, che ritengono che un certo partito abbia perso barcate di voti per una parolina sbagliata in tv, per un obiettivo errato nel programma, per quel candidato indigesto ecc., va ricordata una semplice verità: che il grosso dell’elettorato si orienta e ragiona in maniera molto più semplice. Se la «sinistra» è divenuta indigesta e invotabile agli occhi degli elettori questo si ripercuoterà a raggi concentrici, da Renzi a Grasso e ancora più a sinistra.
Le distinzioni che gli appassionati di politica fanno, spaccando il capello in quattro, non hanno alcun valore e non sono intellegibili per l’elettore comune. Si tratta di capire perché vi sia stato un rigetto così ampio e probabilmente definitivo di ciò che è stato considerato «sinistra» negli ultimi decenni. Un fenomeno non sorprendente, e che viene da abbastanza lontano, da un’inversione di ruoli e di rappresentanza di ceti e di stili di vita, raffigurato plasticamente da tutte le analisi del voto degli ultimi anni, che hanno contrapposto benestanti soddisfatti dei centri cittadini a popolo delle periferie che esprimeva un bisogno al tempo stesso di ribellione e di protezione.
Non è che mancassero offerte di sinistre possibili, anche molto variegate, se pure di scarsa qualità: a questo punto è mancata la domanda di sinistra, diciamo. Tutta la sinistra (moderata, radicale, antagonista) è stata percepita e giudicata dall’elettorato come parte integrante di un sistema da cambiare.
Assistiamo anche in Italia all’inabissamento della sinistra liberal che era stata a lungo egemone con la sua visione del mondo. La stessa cosiddetta «sinistra radicale» era stata null’altro che l’ala estrema di questa ideologia diffusa, sensibilissima alle tematiche dei diritti civili e delle battaglie «umanitarie», di fatto inerte sul terreno dei diritti sociali.
E anche complice della costruzione del mito europeista, che è sullo sfondo il grande sconfitto di questa consultazione. Parte integrante dell’establishment europeista il Pd, molto spesso ascari della «più Europa» i suoi critici di sinistra.
Non solo euro e regole ci troviamo di fronte, ma anche una ideologia complessiva potentissima e pervasiva, un fronte politico e culturale vastissimo, convinto che «più Europa» sia la soluzione ai problemi che l’Europa stessa ha posto con la sua folle attuazione. Si tratterebbe di affrontare un lavoro di lunga lena per demistificare – come si diceva un tempo – le risultanze di una egemonia costruita con molti decenni di impiego massiccio di risorse culturali, mediatiche, economiche, ma che riposa su basi storiche e teoriche fragilissime, testimoniate da quell’imbarazzante documento che è passato alla storia come «manifesto di Ventotene».
Il problema dell’europeismo di sinistra è che ormai non è più soltanto ideologia sostitutiva di quelle novecentesche crollate nell’89 e non è più solo «religione civile» imposta ai sudditi dall’establishment. Ma ormai è religione vera e propria, con i suoi dogmi, i suoi atti di fede cieca e assoluta, il credo quia absurdum (credo perché è assurdo) e anche una dose massiccia di sacrifici umani. Cominciare almeno a porre il problema, discuterne apertamente e laicamente a sinistra, sarà sicuramente un fatto positivo (oltre che doveroso).
Senza ripensare tutto sarà impossibile ripartire. Non mi faccio grandi illusioni, la Repubblica continuerà a delirare su populismo e «sovranismo», la sinistra continuerà a trattare da fascisti e razzisti le masse popolari che esprimono disagio per le loro condizioni di vita, continuerà a discettare di «ossessioni securitarie» e a immaginare che il “multiculturalismo” sia un pranzo di gala privo di lacerazioni e drammi. Si lascerà alla destra la difesa dell’interesse nazionale, e perfino l’esercizio della sovranità costituzionale per la quale avevamo votato il 4 dicembre del 2016.
«Non ci interessa la sovranità nazionale, siamo internazionalisti» dichiara la dirigente di una lista elettorale che ha preso l’1,1%. Ci si chiede da quando questa posizione, che ignora perfino il significato delle parole, e che sarebbe impossibile spiegare ai cubani, ai vietnamiti, ma anche ai curdi e a qualunque altro popolo, sia diventata luogo comune nella sinistra italiana.
Anziché evocare il Popolo bisognerebbe cominciare almeno a parlarci. Quando ci si deciderà a farlo non sarà mai troppo tardi.
Fonte: Il Manifesto

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La mattanza dei bambini down e non solo

Segnalazione di Corrispondenza Romana

di Alfredo De Matteo
Il caso di Treviso, in cui il direttore dell’Unità di Ginecologia e Ostetricia dell’ospedale cittadino, Enrico Busato, in un’intervista al quotidiano Avvenire denuncia il fatto che «sempre più spesso le giovani coppie rifiutano figli davanti a diagnosi di disabilità, persino eventuali», e che ciò vale per qualsiasi forma di disabilità ma soprattutto per la sindrome di Down, fa il paio con il video recentemente trasmesso dalla nota trasmissione Le Iene in cui Nicole, una ragazza affetta dalla trisomia 21, nei panni di un inviato delle Iene compie un viaggio in Islanda, il paese dove è in atto un progetto di eliminazione sistematica delle persone Down, tramite diagnosi prenatali sempre più sofisticate che nel 100% dei casi si risolvono in aborti. Continua a leggere

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Cappella profanata a Sumatra poco dopo l’inaugurazione


Segnalazione Corrispondenza Romana
È stata inaugurata e benedetta lo scorso 4 marzo, è stata devastata nella notte tra il giorno 7 ed il giorno 8: la cappella intitolata a San Zaccaria, in un villaggio sperduto nella diocesi di Palembang, a sud dell’isola di Sumatra, in Indonesia, è stata profanata da ignoti, come confermato dall’Arcivescovo, mons. Aloysius Sudarso, deciso tuttavia a non lasciare cadere la questione: «Cerchiamo giustizia, secondo lo Stato di diritto», ha detto, chiedendo però di non cadere nella reazione emotiva.
Le indagini sono in corso. A condurle, è la Polizia, che ha subito ascoltato chiunque fosse, direttamente o indirettamente, informato sui fatti. Continua a leggere

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Una Principessa lesbica nei cartoni Disney?

di Filippo Savarese
Ci possiamo (ancora) fidare della Disney?
Te lo chiedo perché stanno pensando di trasformare Elsa, la protagonista del cartone animato Frozen, in una paladina delle battaglie Gay. Nel 2019 uscirà al cinema il secondo film, e la Disney sta pensano di ‘trasformarla’ in una lesbica, dandole anche una fidanzata.
È quello che ha detto la sceneggiatrice del cartone, Jennifer Lee: “Stiamo affrontando il tema, ne stiamo parlando e siamo consapevoli di tutti gli aspetti. Sarà la stessa Elsa a dirmi dove condurla“.
Abbiamo creato questa petizione per chiedere alla Disney di non commettere un errore così grave, usando i suoi cartoni animati per fare propaganda politica e ideologica. Consegneremo le firme a Daniel Frigo, il Country Manager di Walt Disney in Italia (Milano).
Ti chiedo per favore di firmarla e diffonderla il più possibile ai tuoi contatti Facebook, Twitter, WhatsApp e via mail.
Grazie!
➡️ Firma subito la petizione, clicca qui
Lasciami essere chiaro.
La Disney ha realizzato e ancora realizza moltissimi capolavori. Io li ho visti praticamente tutti una marea di volte, sia quando ero piccolo sia, di nuovo, coi miei nipoti. Quei cartoni fanno parte del mio immaginario, della mia fantasia, dei mieiricordi. Di alcuni conosco a memoria le battute e soprattutto le colonne sonore. Continua a leggere

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Allarme sul Capitolo della FSSPX del luglio prossimo

Risultati immagini per Fellay e VaticanoRiceviamo e riportiamo
E’ in preparazione un nuovo “colpo di mano” della Casa generalizia?

di Correctio Marcelis

Pubblicato sul sito francese Reconquista

3 marzo 2018
Recentemente, un lettore del forum Fidélité catholique francophone ha sollevato una questione inattesa, interrogandosi sul significato delle dichiarazioni rilasciate al Bollettino del Distretto di Germania della Fraternità San Pio X da Don Christian Thouvenot, Segretario generale della FSSPX a Menzingen, e relative alla questione della Prelatura personale (La Porte latine, 16 febbraio)..
In vista del prossimo Capitolo generale di luglio 2018, Don Thouvenot ha parlato di questa delicata questione, in questi termini:

«E’ verosimile che in occasione del Capitolo venga posta la questione della Prelatura personale. Ma è solo il Superiore generale che dirige la Fraternità e che ha la responsabilità delle relazioni fra la Tradizione e la Santa Sede; Mons. Lefebvre, nel 1988, tenne a precisare questo aspetto.»

Questa sorprendente dichiarazione richiede una triplice messa a punto:

– il Superiore generale non il «solo» a dirigere la Fraternità, soprattutto trattandosi delle relazioni con la Santa Sede;
– nelle sue funzioni, non v’è alcun mandato per rappresentare l’insieme della Tradizione;
–  in questa questione, l’esempio di Mons. Lefebvre nel 1988 non può essere chiamato a sostegno della posizione delle attuali autorità della Fraternità.

– Sul primo punto: si ricorda che il Capitolo generale è l’istanza suprema della Fraternità; esso designa il Superiore generale e i suoi due Assistenti per 12 anni (§ V, 1 degli Statuti).
Questo stesso Capitolo è inoltre incaricato della missione essenziale di «verificare se la Fraternità applica […] i suoi Statuti e si sforza di conservarne lo spirito» (§ V, 2).
Nel corso del suo mandato, il Superiore generale eletto gode dei più ampi poteri per governare e amministrare la Fraternità con l’aiuto dei suoi Assistenti. Essi formano insieme il Consiglio generale.
In aggiunta a queste regole, e seguendo il Capitolo generale del 2006 che ha adottato la posizione di principio: «nessun accordo pratico con Roma senza accordo dottrinale», il Capitolo del luglio 2012 ha stabilito delle specifiche disposizioni che precisano le condizioni per un’eventuale «normalizzazione canonica» della Fraternità: in questa ipotesi, deve tenersi un preventivo Capitolo straordinario «deliberativo», vale a dire dotato del potere di decisione sugli orientamenti presi in considerazione.
Non essendo state abrogate, queste disposizioni sono sempre in vigore: ogni azione in questo dominio necessita dunque della convocazione del Capitolo, della sua completa informazione e quindi della sua deliberazione sul contenuto del progetto in questione, dopo la verifica delle sei condizioni formulate nel 2012.
La decisione votata dal Capitolo si impone al Consiglio generale e a tutti i membri della Fraternità.
E’ questo che dichiarò Mons. de Galarreta a Villepreux il 13 ottobre 2012:

«E in questo Capitolo è stato anche deciso che se mai la Casa generalizia dovesse pervenire a qualcosa di valido e di interessante con queste condizioni, vi sarà un Capitolo deliberativo, il che significa che la sua decisione vincolerà necessariamente (i membri della Fraternità). Quando vi è un Capitolo consultivo, si chiede consiglio, e dopo l’autorità decide liberamente. Un Capitolo deliberativo significa che la decisione presa dalla maggioranza assoluta – la metà più uno, cosa che ci è sembrata ragionevole – tale decisione sarà seguita dalla Fraternità.»

Ne consegue che il Superiore generale non è il «solo» competente a condurre il processo di normalizzazione con Roma. Al contrario, egli ha sopra di sé un’istanza che, giuridicamente, è la «sola» competente per definire sovranamente la posizione della Fraternità. Di conseguenza, Don Thouvenot si sbaglia di grosso su questo punto.
E visto che egli, in forza delle sue funzioni, è considerato come il portavoce della Casa generalizia, ci si stupisce che Mons. Fellay non abbia reagito.
II – Sul secondo punto, è evidente che il mondo cosiddetto «della Tradizione» supera di gran lunga, per le sue varie ramificazioni, società e comunità religiose, il perimetro della sola Fraternità San Pio X. Basta ricordare il rifiuto di Mons. Lefebvre ogni volta che qualcuno voleva fare di lui il «capo dei tradizionalisti»!
La formulazione che attribuirebbe al Superiore generale «la responsabilità delle relazioni fra la Tradizione e la Santa Sede» è chiaramente un’inesattezza forse involontaria, e  Mons. Fellay dovrebbe anche qui correggere le dichiarazioni del suo Segretario generale.
III – Sul terzo punto, Don Thouvenot si richiama a torto al Fondatore per convalidare l’attuale posizione di Mons. Fellay come il solo incaricato di condurre le discussioni con Roma. Egli dimentica che da dopo il 1988 è stato modificato un parametro essenziale e cioè che il Superiore generale, riguardo ad ogni normalizzazione canonica della Fraternità, è stato sottoposto nel 2012 ad un preventivo accordo col Capitolo.
Mons. Lefebvre non si era trovato in una posizione simile nel corso dei suoi colloqui con Roma, e il parallelo fatto da Don Thouvenot tra le situazioni del 1988 e del 2018… è un anacronismo.
E anche qui, Mons. Fellay dovrebbe rettificare le dichiarazioni del suo collaboratore.
Ma è poco probabile che lo faccia.… Perché?
Perché Mons. Fellay stesso in questi ultimi anni ha deliberatamente omesso di riunire e consultare il Capitolo prima di accettare la giurisdizione concessa da Papa Francesco riguardo ad alcuni sacramenti: penitenza ed estrema unzione alla fine del 2015, ordine nell’estate del 2016 e matrimonio nel 2017; mentre invece era richiesta un’autorizzazione preventiva, trattandosi in tutti questi casi di una «normalizzazione» – certo parziale, ma indiscutibile – della situazione della Fraternità.
Quindi, senza rischiare di esprimere un giudizio temerario, si può pensare che egli abbia l’intenzione di praticare la stessa procedura per la normalizzazione finale della Fraternità, che risulterebbe dalla sua erezione in Prelatura personale.
In questo senso, l’avviso espresso da Don Thouvenot dalla Germania e la determinazione con cui dichiara che l’autorità del Capitolo sarebbe invece come trasferita al Superiore generale, èun indizio preoccupante.
Supponendo che la questione della Prelatura venga effettivamente «posta» in occasione del Capitolo previsto per il prossimo luglio, queste dichiarazioni del Segretario generale implicano che la funzione dell’istanza suprema della Fraternità, se realmente sarà investita della questione, verrebbe ridotta ad una semplice «consultazione», o meglio ad una «deliberazione quadro» che darebbe al Superiore generale il potere di trattare il dossier; con il Capitolo che verrebbe così messo da parte e ridotto ad un mero «ufficio ratifica».
In questo modo, il dibattito dottrinale di fondo verrebbe scartato.
In queste condizioni, come garantire che il Capitolo possa assolvere il suo compito che è quello di verificare la conformità del progetto di normalizzazione agli Statuti, da un lato, e allo «spirito» che li ha ispirati per volontà del Fondatore, dall’altro?
Se in definitiva questo scenario pessimista (o realista?) si rivelasse esatto, e il Capitolo, quello di luglio o un altro, arrivasse ad autorizzare la trasformazione della Fraternità in Prelatura personale, la «rivoluzione copernicana» – come la chiamava J. Madiran – dell’opera di Mons. Lefebvre verrebbe portata a compimento e l’eredità del grande prelato cadrebbe come un frutto maturo nelle mani dei settatori del concilio Vaticano II.
Nel nuovo contesto canonico in cui si verrebbe a trovare, sotto il potere di Papa Francesco, in che tipo di protezione potrebbe sperare la Fraternità da parte della Roma conciliare?
Se in effetti il Superiore generale (o il Capitolo) «dimenticano» o aggirano le direttive date da Mons. Lefebvre dopo le consacrazioni, i vincoli statutari della Fraternità e i «limiti» – già ammorbiditi – decisi nel Capitolo del 2012, come potrebbe esigere la Fraternità che i modernisti romani onorino i loro impegni quando la stessa Fraternità sarà totalmente sotto la loro tutela giuridica?
Immaginare che la Roma attuale rispetterà lo spazio dottrinale e pastorale della Prelatura, significa conoscere male questa Roma; tenuto peraltro conto del fatto che già Mons. Fellay si prende le sue libertà con le regole interne della Fraternità e trascura le prudenti messe in guardia del Fondatore.
Chi potrà assicurare che a quel punto la Fraternità, un giorno o l’altro, non subisca la sorte dei Francescani dell’Immacolata?
Prima che si faccia il passo decisivo verso la Prelatura e che si giunga all’irreparabile, le ultime speranze sono riposte negli stessi capitolari: che non rinuncino alle loro responsabilità su ogni aspetto della questione.
In queste difficili circostanze, ci si augura che la loro coscienza si orienti fermamente lungo le strade della prudenza soprannaturale, anche se rischiano un confronto con coloro che ricercano impossibili compromessi a detrimento della battaglia per la Fede.
Per questo noi preghiamo San Giuseppe, Patrono della Chiesa Universale.

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Il patto con il diavolo: così i sauditi mettono nel sacco Washington e Londra

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Il patto con il diavolo: così i sauditi mettono nel sacco Washington e Londra

Mohammed bin Salman ha offerto 60 miliardi di dollari di scambi commerciali all’Inghilterra e si prepara al possibile collocamento dell’Aramco (la maggiore società petrolifera del mondo) alla Borsa inglese. E agli inglesi questi soldi fanno comodo. Per pagare i costi della Brexit. (di Alberto Negri, LEGGI)

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