Le Fiabe e la paura di non essere amati

Segnalazione di Redazione BastaBugie
Le fiabe sono il luogo dove teniamo i mostri (ad es.: il rancore perché gli altri ci sembrano amati più di noi)
di Silvana De Mari

Le fiabe nascono da sole, nessuno sa dove, corali e anonime; si evolvono a pezzi e a bocconi, viaggiano attraverso i secoli e attraverso i luoghi, subendo tutte le modifiche possibili, ma restando sempre uguali a se stesse. Le fiabe hanno protagonisti fantastici e magici e non devono superare lo spazio di un pomeriggio passato accanto al fuoco e, soprattutto, quello di una sera, perché il loro compito principale è riempire il “prima di andare a letto”, così che il bambino possa scivolare nel sonno cullato dalla voce dell’adulto, senza che i mostri che vivono dentro al buio possano disturbarlo. I mostri sono la paura di non essere amato, il rancore per non essere amato, la gelosia perché altri sono o ci sembrano amati più di noi. Le fiabe sono il luogo dove teniamo i mostri. Come intuisce Kafka, le fiabe sono le scatole d’oro e d’argento dove teniamo i mostri.
I mostri sono inconfessabili. Le emozioni negative non sempre sono permesse ai bambini, soprattutto a quelli che più avrebbero ragione di averne: quindi è opportuno nasconderle dentro una fiaba provarle per interposta persona, identificandosi con il personaggio principale. Continua a leggere

Condividi

Altro che libero e uguale: Grasso è già all’angolo. E D’Alema e Bersani fanno le liste

Risultati immagini per vignetta su Liberi e Uguali di grasso
Segnalazione Linkiesta

Il Pd lo attacca, e non è una sorpresa. Ma il presidente del Senato deve fronteggiare anche l’insofferenza dei suoi alleati. Qualcuno dice che ha un profilo poco televisivo, altri lo accusano per la nomina di Rossella Muroni. Dietro alle polemiche si nascondono gli scontri sulle liste elettorali

Gli attacchi degli avversari, le incognite di una difficile scommessa politica, adesso persino l’insofferenza degli alleati. Chissà se Pietro Grasso si aspettava tutte queste difficoltà. Da magistrato è stato procuratore nazionale antimafia, da presidente del Senato ha guidato una delle legislature più burrascose della storia repubblicana. Forse pensava di averle viste davvero tutte. Ma da quando è sceso in campo il leader di Liberi e Uguali ha incontrato un ostacolo dopo l’altro. Alle polemiche con il Partito democratico, largamente prevedibili, adesso si aggiunge la crescente impazienza dei suoi. Intanto la campagna elettorale è già entrata nel vivo. Come definire altrimenti l’antipatico scambio di accuse – consegnato via lettera alle pagine di Repubblica – con il tesoriere dem Francesco Bonifazi? Accusato di non aver versato 83.250 euro alle casse del partito che lo ha fatto eleggere in Parlamento, l’ex magistrato è stato costretto a un’infastidita giustificazione. Una vicenda antipatica, nel migliore dei casi, che da giorni lo espone a critiche e malignità. Almeno Matteo Renzi è stato più diretto. Nell’intervista di lunedì sera a Otto e mezzo il segretario Pd ha anticipato quello che sarà il leitmotiv dei prossimi mesi. Per sfilare voti a LeU, il centrosinistra intende appellarsi ossessivamente al voto utile. «Ogni voto che va a Liberi e Uguali – le parole di Renzi – non è che fa scattare il seggio per la Boldrini, va a Salvini». Messaggio più o meno condivisibile, ma destinato a colpire nel segno. È facile pensare che alla lunga la strategia del Nazareno potrà significativamente erodere il consenso conquistato da Grasso.

Continua a leggere

Condividi

Anche Der Spiegel stronca Fico e usa Coop Connection…

Scritto e segnalato da Antonio Amorosi
Dopo The Guardian anche Der Spiegel stronca Fico
E cita il libro Coop connection per raccontare quel mondo.
La principale rivista europea scatta una foto dalle stelle della politica alle stalle di Fico. Tutti in fila a celebrare l’«uomo con i baffi» che confonde «Goebbels con Goethe» e vuole vendere l’Italia con i principi di Topolino. LEGGI E PASSAPAROLA


Continua a leggere

Condividi

De Benedetti al telefono: «Renzi mi ha detto che il decreto sulle popolari passerà»


L’Ingegnere investì in Borsa 5 milioni di euro prima della decisione del governo

di Fiorenza Sarzanini
ROMA Quattro giorni prima del decreto del governo sulle Popolari varato il 20 gennaio 2015, Matteo Renzi avrebbe rassicurato l’imprenditore Carlo De Benedetti che il provvedimento sarebbe passato. È lo stesso Ingegnere a raccontarlo al professionista che curava i suoi investimenti in Borsa. La registrazione della telefonata — rimasta finora segreta — è allegata al fascicolo che la Procura di Roma ha trasmesso alla Commissione parlamentare banche. E sembra smentire la versione fornita da entrambi quando avevano escluso la veicolazione di informazioni riservate. L’indagine per insider trading fu avviata tre anni fa su segnalazione della Consob che aveva evidenziato plusvalenze e movimentazioni anomale sui titoli. In particolare De Benedetti aveva investito 5 milioni di euro con Romed spa guadagnando 600 mila euro. I magistrati hanno sollecitato l’archiviazione dell’inchiesta perché sia Renzi sia De Benedetti, interrogati dai pubblici ministeri, hanno escluso di essere entrati nel merito del testo poi approvato a Palazzo Chigi. Ma adesso — in attesa che il giudice decida se accogliere la richiesta dei pm — si esprimerà la Commissione nella relazione finale.
LEGGI L’INTERCETTAZIONE:
http://roma.corriere.it/notizie/politica/18_gennaio_10/popolari-de-benedetti-telefono-696d82f0-f581-11e7-b250-16cc66648122.shtml Continua a leggere

Condividi

Banche: Gasparri, De Benedetti sapeva

 © ANSAI giornali che edita quando pubblicheranno le intercettazioni?

(ANSA) – ROMA, 10 GEN – “Carlo De Benedetti, come leggiamo oggi su numerosi giornali, disse chiaramente di aver appreso da Renzi dell’imminente varo di un decreto sulle banche popolari.
Ottenute queste notizie, disse ai suoi uomini di fiducia, sempre stando alla lettura dei giornali, di procedere a determinati investimenti. Queste scelte finanziarie fruttarono a De Benedetti un guadagno di 600mila euro, ma l’inchiesta poi fu archiviata dalla magistratura”. CONTINUA SU: http://www.ansa.it/sito/notizie/topnews/2018/01/10/banche-gasparri-de-benedetti-sapeva_b021888a-c056-4c0f-a95d-e9bf529df659.html Continua a leggere

Condividi

In Cisgiordania una giustizia sbilanciata

Segnalazione del Centro Studi Federici

Il caso di Ahed Tamimi, una sedicenne palestinese processata per percosse a un militare israeliano. Per gli stessi reati israeliani e palestinesi subiscono pene diverse.
 
Il primo gennaio scorso il tribunale militare israeliano di Ofer, Cisgiordania, ha presentato dodici diverse accuse nei confronti di Ahed Tamimi. Sedici anni, residente nel villaggio di Nabi Saleh, noto per la lunga resistenza popolare contro il muro e l’espansione degli insediamenti ebraici, Ahed è conosciuta da tutti quelli che hanno trascorso qualche tempo nei Territori Occupati: fin da bambina occupa le prime file delle marce di protesta del venerdì, insieme alle donne e i bambini di Nabi Saleh, in mano una macchina fotografica o un cartellino rosso da mostrare ai soldati israeliani.

Continua a leggere

Condividi

A Nord Est è ancora bassa la percezione di presenza della mafia

Segnalazione del Prof. Enzo Guidotto

Svolto su incarico de Il Gazzettino, che ne ospita anche la pubblicazione settimanale, rileva gli atteggiamenti politici e culturali di Veneto, Friuli-Venezia Giulia e della provincia di Trento.
NORD EST, IL 69% NON CREDE CHE LA MAFIA VIVA ANCHE QUI
di Natascia Porcellato
«Qui la mafia non è certo quella dell’immaginario collettivo, con la coppola e la lupara. E non è neppure più soltanto quella che gestisce il traffico e lo spaccio della droga. Siamo in una fase in cui i mafiosi vedono questa regione, con le sue industrie e le attività economiche, come un luogo in cui investire il denaro sporco, riciclandolo, in modo da ottenere capitali “puliti”. Come una grande lavatrice, appunto». Queste sono le parole che il procuratore capo Bruno Cherchi, da un anno alla guida della Direzione distrettuale antimafia di Venezia, ha usato qualche settimana fa nel corso di un’intervista per descrivere la presenza della mafia in Veneto, ma probabilmente un discorso del tutto assimilabile potrebbe essere fatto anche per il Friuli-Venezia Giulia e la provincia di Trento.
Quanto l’opinione pubblica nordestina rileva la presenza di questa “grande lavatrice” vicino a sé? Secondo i dati raccolti da Demos per Il Gazzettino, il 28% degli intervistati ritiene la mafia molto o abbastanza presente nella propria zona di residenza, mentre è il 69% a ritenerla poco o per niente presente. Guardando alla serie storica dell’Osservatorio sul Nord Est, possiamo osservare come la percentuale di coloro che ammettono l’esistenza di mafia in queste terre sia aumentata nel corso del tempo. Nel 2010, infatti, era il 19% a giudicare l’attività mafiosa molto o abbastanza presente. La percentuale era poi salita al 22% nel 2013 e si era stabilizzata nel 2016 (21%). Con i valori registrati nell’ultima indagine, però, il balzo è consistente: +7 punti percentuali rispetto ad un anno fa. Quali sono i settori socio-professionali maggiormente consapevoli della presenza mafiosa nelle proprie zone di residenza? Disoccupati (45%) e imprenditori (39%), oltre a lavoratori atipici (36%) e operai (32%), sembrano essere le categorie che maggiormente percepiscono la presenza della criminalità organizzata intorno a loro.
Rileviamo, però, come sia sempre una minoranza ad esplicitare questo tipo di sensazione, mentre la maggioranza degli intervistati rimane convinta che la mafia a Nord Est sia poco o per nulla presente. Anche se tra il 2010 ed oggi la percentuale di scettici è diminuita di 9 punti percentuali, restano su queste posizioni quasi 7 intervistati su 10. Questo orientamento, inoltre, tende a farsi ancora più largo tra studenti (89%) e liberi professionisti (81%), tecnici e impiegati (76%).
Com’è cambiata la presenza della criminalità organizzata nel corso degli ultimi 10 anni? L’idea che sia aumentata riguarda il 27% degli intervistati, mentre il 38% ritiene sia rimasta stabile. Un nordestino su dieci, poi, pensa che l’attività di mafia, camorra e n’drangheta sia diminuita nel corso dell’ultima decade e il 16% sostiene che le mafie, a Nord Est, non ci sono e non ci sono mai state. Piuttosto consistente (9%), infine, la percentuale di intervistati che si mostrano reticenti alla domanda, sintomo di quanto questo argomento sia, ancora oggi, particolarmente difficile per l’opinione pubblica.
NOTA INFORMATIVA
L’Osservatorio sul Nord Est è curato da Demos & Pi per Il Gazzettino. Il sondaggio è stato condotto nei giorni 13-20 novembre 2017 e le interviste sono state realizzate con tecnica CATI, CAMI e CAWI da Demetra. Il campione, di 1086 persone (rifiuti/sostituzioni: 5927), è statisticamente rappresentativo della popolazione con 15 anni e più residente in Veneto, in Friuli-Venezia Giulia e nella Provincia di Trento, per area geografica, sesso e fasce d’età (margine massimo di errore 2.97% con CAWI) ed è stato ponderato in base alle variabili socio-demografiche. I dati fino al 2007 fanno riferimento solamente al Veneto e al Friuli-Venezia Giulia. I dati sono arrotondati all’unità e questo può portare ad avere un totale diverso da 100.
Natascia Porcellato, con la collaborazione di Ludovico Gardani, ha curato la parte metodologica, organizzativa e l’analisi dei dati. Marco Fornea ha svolto la supervisione dell’indagine CATI-CAMI-CAWI.
L’Osservatorio sul Nord Est è diretto da Ilvo Diamanti.
Documento completo su www.agcom.itscarica il documento completo in PDF (1165 kb)

Continua a leggere

Condividi

In Europa si decide tutto nei prossimi due mesi, ma i nostri candidati premier nemmeno lo sanno

Risultati immagini per Merkel e MacronSegnalazione Linkiesta
Il 22 gennaio Francia e Germania firmeranno l’accordo per cambiare l’Unione Europea, il 22 marzo presenteranno la loro idea di riforma della zona Euro. In mezzo, un Eurogruppo sulle banche e un vertice Nato sulla Russia. Che ne pensano, i nostri candidati premier? Mistero
di Francesco Cancellato

Piccola agenda europea, a uso e consumo dei nostri eroi elettorali, impegnati nella battaglia a chi abolisce più tasse da qui al 4 marzo. Il 22 gennaio prossimo, il parlamento francese e quello tedesco voteranno e firmeranno un documento congiunto per dare un «impulso decisivo ad una Unione europea oggi troppo debole, inefficiente e lenta». Di fatto, quel che decideranno tra loro diventerà presto regola per l’intero continente. Non vi sfugga che tra i tre grandi Paesi fondatori dell’Unione ne manca uno, in questo nuovo nucleo progettuale. Nè vi sfugga che non risultino dichiarazioni politiche di nessuno dei candidati alla Presidenza del Consiglio sul tema. Peccato, perché sarebbe interessante capire cosa ne pensino. Rinunceremmo persino alla loro fondamentale opinione sui sacchetti di plastica, per scoprirlo.
Peraltro, lo stesso giorno ci sarà pure la prima riunione dell’anno dell’Eurogruppo, il summit dei ministri delle finanze europei. Si parlerà di banche, di garanzie comuni sui depositi, probabilmente pure della tanto temuta non neutralità di rischio dei titoli di Stato che le banche hanno in pancia, tema molto caro ai tedeschi. Non si parlerà della Boschi, purtroppo, che fuori dall’Italia a quanto pare non è considerata il problema centrale per la tenuta del sistema del credito. Eppure, visto che abbiamo appena congedato una Commissione Banche, ci aspetteremmo due parole, dai nostri wannabe Presidenti del Consiglio. Niente. Amen.

Continua a leggere

Condividi
1 282 283 284 285 286 287 288 293