Figlia in ospedale con islamica: il papà deve uscire dalla stanza

In Austria sta facendo discutere il caso di un padre costretto a rinunciare a stare accanto alla figlia morente in ospedale perché la compagna di stanza è musulmana radicale e non accetta la presenza dell’uomo in stanza
di Luca Romano
L’integralismo religioso si trasforma in una punizione per il prossimo. In Austria sta facendo discutere il caso di un padre costretto a rinunciare a stare accanto alla figlia morente in ospedale perché la compagna di stanza è musulmana radicale e non accetta la presenza dell’uomo in stanza.
La figlia dell’uomo ha 20 anni ed è gravemente malata di sclerosi multipla e, nonostante ci fosse una tenda divisoria tra i due letti, il signor Robert Salfenauer è dovuto uscire. Già, perché quando la musulmana si è accorta della sua presenza ha cominciato a urlare. E non ha smesso nemmeno quando il padre della ragazza ha provato a parlare con la figlia dalla soglia, restando nel corridodio. Continua a leggere

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"In Emilia spesi 12 milioni di euro per l'accoglienza dei profughi"

Secondo la Corte dei Conti, nel 2016, gli immigrati alloggiati nelle strutture dell’Emilia-Romagna erano 12.259 e quindi, secondo il consigliere leghista Alan Fabbri ogni mese mediamente “sono stati spesi oltre 12 milioni di euro per sedicenti profughi”
di Francesco Curridori
“Più di 55 euro al giorno per ogni richiedente asilo, in pratica 1.600 euro in un mese, come uno stipendio di un lavoratore qualificato.
Tanto è arrivata a costare l’accoglienza dei sedicenti profughi nel nostro territorio, tra i più esosi d’Italia nel business immigrazione”. Sono queste le cifre snocciolate da Alan Fabbri, capogruppo della Lega Emilia-Romagna, e di cui si parla nella delibera della Corte dei conti dello scorso 7 marzo relativa alla gestione della ‘Prima accoglienza per gli immigrati’.
“Cifre sproporzionate a cui va aggiunta la gestione delle domande d’asilo costate in media 200 euro l’una. Tutto ovviamente pagato con i soldi dei contribuenti. La Corte dei conti, adesso, boccia la gestione Pd dell’invasione: peccato che questi dati non siano usciti prima delle elezioni”, sottolinea Fabbri. Negli ultimi tre anni l’Emilia ha speso più di 55 euro al giorno nel 2013, ben 40,71 euro nel 2014 e 33,38 euro nel 2015 per ciascun migrante ospitato. “Cifre esorbitanti – attacca il leghista – che certificano la folle gestione del governo Renzi e Gentiloni, appoggiato in toto dal governatore Stefano Bonaccini, dell’immigrazione forzata in Italia: dai 1000 ai 1500 euro al mese, presi dalle tasche dei cittadini e spesi per mantenere sul nostro territorio clandestini che sostengono, nella grande maggioranza dei casi falsamente, di fuggire dalla guerra, mentre i nostri cittadini sono lasciati soli anche davanti a situazioni difficili che, negli ultimi anni, non sono mancate, come il terremoto, le alluvioni e le crisi economiche”. Nel 2016, sempre secondo la Corte dei Conti, gli immigrati alloggiati nelle strutture regionali erano 12.259 e ciò “significa che mensilmente per difetto sono stati spesi oltre 12 milioni di euro per sedicenti profughi di cui solo il 13,5% ha poi ottenuto lo status di rifugiato”, spiega Fabbri. Davanti a questi numeri “è la stessa Corte dei Conti a bocciare la gestione Pd dell’invasione: un business poco trasparente, senza adeguati controlli che spesso non ha nemmeno garantito standard dignitosi di vita”, aggiunge l’esponente leghista. Continua a leggere

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La Libyan Connection di Sarkozy: i soldi di Gheddafi e l’Italia nel mirino

di Alberto Negri
La Libyan Connection di Sarkozy: i soldi di Gheddafi e l’Italia nel mirino
Fonte: Alberto Negri

Coincidenze che forse non sono coincidenze. Due giorni fa il figlio di Gheddafi Seif Islam  _ colpito da mandato di cattura internazionale _ annunciava la sua intenzione di volersi candidare alla presidenziali in Libia previste quest’anno e ora l’ex presidente francese Nicolas Sarkozy viene messo in stato di fermo a Nanterre per i finanziamenti alla sua campagna elettorale del 2007 con il sospetto che sia stata foraggiata da fondi libici.

Il premier francese Edouard Philippe raccomanda “prudenza e rispetto” nel trattare questa vicenda non tanto per solidarietà con l’ex presidente ma perché stanno per venire a galla i veri motivi che spinsero Sarkozy ad attaccare Gheddafi nel 2011 trascinando Gran Bretagna e Stati Uniti nella disgregazione del maggiore alleato dell’Italia nel Mediterraneo. La peggiore sconfitta italiana dal secondo dopoguerra che è costata miliardi, centinaia di migliaia di profughi e rivoluzionato con l’argomento immigrazione e sicurezza, dominante in campagna elettorale, il quadro politico interno. Continua a leggere

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Presenza, non infiltrazione. Così la mafia è già in Veneto

MENTRE STASERA RICOMINCIA REPORT, LA TRASMISSIONE DI GIORNALISMO D’INCHIESTA PIU’ PREMIATA D’ITALIA, IN ONDA SU RAI 3 ALLE 21.15 CONDOTTA DA SIGFRIDO RANUCCI

Segnalazione di Mario Spezia

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Un salto di qualità illustrato nel libro di Belloni e Vesco “Come pesci nell’acqua” La droga, il riciclaggio e l’aggravante dell’associazione non sempre contestata

CONTINUA SU:
http://m.mattinopadova.gelocal.it/regione/2018/03/18/news/presenza-non-infiltrazione-cosi-la-mafia-e-gia-in-veneto-1.16607469 Continua a leggere

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Caso Maniero, intervista ad Alessandro Ambrosini

Risultati immagini per felice manieroScritto e segnalato da Marco Milioni

Signori salve, forse vi potrà interessare questa video-intervista ad Alessandro Ambrosini, ideatore di Nottecriminale.news, realizzata dal sottoscritto durante la giornata di ieri. Nel link in alto trovate il collegamento alla pagina del mio blog in cui la riassumo. Nel link più in basso trovate il collegamento al mio canale YouTube in cui è presente il filmato vero e proprio. Continua a leggere

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"Linciaggio sinistro" perché non vuole che sua figlia sia resa partecipe di evocazioni spiritiste tribali a scuola

Un gruppo di bambini delle elementari all’ingresso della scuola
L’ARENA DI VERONA DEL 16/03/2018
TRADIZIONALISTA CONTRO LA SCUOLA <<NERI E RITI AFRICANI NELLE CLASSI>>
di Maria Vittoria Adami e Luigi Grimaldi
Maschere africane, riti tribali, banchi di scuola e un pizzico di integralismo cattolico. Un mix esplosivo innescato alle scuole elementari Vittorio Locchi di Dossobuono dove Gianni Toffali, cinquantenne impiegato alla scuola di polizia di Peschiera, non ha gradito la lezione sulle tradizioni e la cultura africana impartita alla figlia e alle tre classi terze e a una quinta. Quattro ore, in due lezioni, e visita conclusiva, a fine mese, al Museo africano di Verona, per 6 euro a bambino, è il progetto organizzato a scuola dalla cooperativa mantovana Olinda di Medole, che si occupa dell’accoglienza dei migranti. Alcuni ragazzi nigeriani, accompagnati dagli operatori, hanno insegnato ai bambini le tradizioni e i riti tribali. Hanno fatto disegnare i mascheroni indossati nelle danze africane, guidandoli anche in qualche passo a ritmo musicale. Apriti cielo. Toffali, autore di diversi blog contrari alla «modernità laicista, sinistra, anticlericale e gayfila» e di contributi su siti internet degli iper cattolici di Agere contra o Christus rex, diplomato alla scuola di teologia e firmatario di petizioni come quella per far dimettere Bergoglio definito «falso Papa profeta» reo di «relativismo ed errori dottrinali» come il «discorso sull’omosessualità», ha chiesto conto al dirigente scolastico Vito Solieri. «Hanno fatto disegnare le maschere che gli africani usano per invocare gli spiriti. È indottrinamento», attacca. «È un progetto approvato a inizio anno dal Consiglio di istituto che è composto anche dai genitori. Si spiega la cultura africana, in questo caso dei profughi, anche in virtù dell’articolo 9 ministeriale sull’intercultura», replica Solieri: «Quella africana è la meno conosciuta e la più lontana dalla nostra cultura», conclude il preside, «i ragazzi, dopo l’introduzione delle maestre, hanno spiegato che nella loro tradizione esistono determinati riti. Come accade nelle lezioni di religione in cui si spiegano le altre forme di culto». Continua a leggere

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"Ecco le persone da colpire". La lista choc degli antifascisti

Un blog antagonista emiliano indica politici e sedi di partiti del centrodestra. Esplose le prime bombe. Bignami (Fi): minacce serie
di Giuseppe De Lorenzo
«Si levino di torno, o li leveremo noi». La minaccia, neppure troppo velata, è contenuta nel blog antagonista «Emilia Antifascista», dal sottotitolo di trumpiana memoria ma in salsa partigiana: «Making Emilia Red Again».
Rendere l’Emilia di nuovo rossa. L’intimidazione potrebbe essere derubricata a vaneggiamento di qualche invasato, se non fosse che gli stessi centri sociali hanno diffuso un dettagliato dossier con nomi, cognomi, indirizzi e movimenti di tutte le realtà di destra tra Modena, Reggio Emilia, Carpi e Bologna. Una vera e propria caccia alle streghe contro chi non la pensa come loro. Compresi parlamentari, consiglieri comunali e normali cittadini.
Il dossier ricorda troppo da vicino i tetri schedari redatti da Avanguardia Operaia negli anni di piombo. Allora i «compagni» misero insieme 10mila cartelle con foto e dati di presunti militanti neofascisti. Oggi gli antagonisti fanno lo stesso, fornendo online puntuali descrizioni sulle attività non solo di gruppi di estrema destra come Forza Nuova e CasaPound. Ma anche di Forza Italia, Lega, Fratelli d’Italia e associazioni studentesche varie. L’obiettivo? Creare una «mobilitazione sempre più partecipata contro la presenza neofascista» in Emilia. Mobilitazione che, stando a quanto scritto nel blog, prevede la realizzazione di «azioni violente che si possono ritenere giuste a livello strategico». Tradotto: picchiare un «camerata» non è reato. Continua a leggere

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Allarme sul Capitolo della FSSPX del luglio prossimo

Risultati immagini per Fellay e VaticanoRiceviamo e riportiamo
E’ in preparazione un nuovo “colpo di mano” della Casa generalizia?

di Correctio Marcelis

Pubblicato sul sito francese Reconquista

3 marzo 2018
Recentemente, un lettore del forum Fidélité catholique francophone ha sollevato una questione inattesa, interrogandosi sul significato delle dichiarazioni rilasciate al Bollettino del Distretto di Germania della Fraternità San Pio X da Don Christian Thouvenot, Segretario generale della FSSPX a Menzingen, e relative alla questione della Prelatura personale (La Porte latine, 16 febbraio)..
In vista del prossimo Capitolo generale di luglio 2018, Don Thouvenot ha parlato di questa delicata questione, in questi termini:

«E’ verosimile che in occasione del Capitolo venga posta la questione della Prelatura personale. Ma è solo il Superiore generale che dirige la Fraternità e che ha la responsabilità delle relazioni fra la Tradizione e la Santa Sede; Mons. Lefebvre, nel 1988, tenne a precisare questo aspetto.»

Questa sorprendente dichiarazione richiede una triplice messa a punto:

– il Superiore generale non il «solo» a dirigere la Fraternità, soprattutto trattandosi delle relazioni con la Santa Sede;
– nelle sue funzioni, non v’è alcun mandato per rappresentare l’insieme della Tradizione;
–  in questa questione, l’esempio di Mons. Lefebvre nel 1988 non può essere chiamato a sostegno della posizione delle attuali autorità della Fraternità.

– Sul primo punto: si ricorda che il Capitolo generale è l’istanza suprema della Fraternità; esso designa il Superiore generale e i suoi due Assistenti per 12 anni (§ V, 1 degli Statuti).
Questo stesso Capitolo è inoltre incaricato della missione essenziale di «verificare se la Fraternità applica […] i suoi Statuti e si sforza di conservarne lo spirito» (§ V, 2).
Nel corso del suo mandato, il Superiore generale eletto gode dei più ampi poteri per governare e amministrare la Fraternità con l’aiuto dei suoi Assistenti. Essi formano insieme il Consiglio generale.
In aggiunta a queste regole, e seguendo il Capitolo generale del 2006 che ha adottato la posizione di principio: «nessun accordo pratico con Roma senza accordo dottrinale», il Capitolo del luglio 2012 ha stabilito delle specifiche disposizioni che precisano le condizioni per un’eventuale «normalizzazione canonica» della Fraternità: in questa ipotesi, deve tenersi un preventivo Capitolo straordinario «deliberativo», vale a dire dotato del potere di decisione sugli orientamenti presi in considerazione.
Non essendo state abrogate, queste disposizioni sono sempre in vigore: ogni azione in questo dominio necessita dunque della convocazione del Capitolo, della sua completa informazione e quindi della sua deliberazione sul contenuto del progetto in questione, dopo la verifica delle sei condizioni formulate nel 2012.
La decisione votata dal Capitolo si impone al Consiglio generale e a tutti i membri della Fraternità.
E’ questo che dichiarò Mons. de Galarreta a Villepreux il 13 ottobre 2012:

«E in questo Capitolo è stato anche deciso che se mai la Casa generalizia dovesse pervenire a qualcosa di valido e di interessante con queste condizioni, vi sarà un Capitolo deliberativo, il che significa che la sua decisione vincolerà necessariamente (i membri della Fraternità). Quando vi è un Capitolo consultivo, si chiede consiglio, e dopo l’autorità decide liberamente. Un Capitolo deliberativo significa che la decisione presa dalla maggioranza assoluta – la metà più uno, cosa che ci è sembrata ragionevole – tale decisione sarà seguita dalla Fraternità.»

Ne consegue che il Superiore generale non è il «solo» competente a condurre il processo di normalizzazione con Roma. Al contrario, egli ha sopra di sé un’istanza che, giuridicamente, è la «sola» competente per definire sovranamente la posizione della Fraternità. Di conseguenza, Don Thouvenot si sbaglia di grosso su questo punto.
E visto che egli, in forza delle sue funzioni, è considerato come il portavoce della Casa generalizia, ci si stupisce che Mons. Fellay non abbia reagito.
II – Sul secondo punto, è evidente che il mondo cosiddetto «della Tradizione» supera di gran lunga, per le sue varie ramificazioni, società e comunità religiose, il perimetro della sola Fraternità San Pio X. Basta ricordare il rifiuto di Mons. Lefebvre ogni volta che qualcuno voleva fare di lui il «capo dei tradizionalisti»!
La formulazione che attribuirebbe al Superiore generale «la responsabilità delle relazioni fra la Tradizione e la Santa Sede» è chiaramente un’inesattezza forse involontaria, e  Mons. Fellay dovrebbe anche qui correggere le dichiarazioni del suo Segretario generale.
III – Sul terzo punto, Don Thouvenot si richiama a torto al Fondatore per convalidare l’attuale posizione di Mons. Fellay come il solo incaricato di condurre le discussioni con Roma. Egli dimentica che da dopo il 1988 è stato modificato un parametro essenziale e cioè che il Superiore generale, riguardo ad ogni normalizzazione canonica della Fraternità, è stato sottoposto nel 2012 ad un preventivo accordo col Capitolo.
Mons. Lefebvre non si era trovato in una posizione simile nel corso dei suoi colloqui con Roma, e il parallelo fatto da Don Thouvenot tra le situazioni del 1988 e del 2018… è un anacronismo.
E anche qui, Mons. Fellay dovrebbe rettificare le dichiarazioni del suo collaboratore.
Ma è poco probabile che lo faccia.… Perché?
Perché Mons. Fellay stesso in questi ultimi anni ha deliberatamente omesso di riunire e consultare il Capitolo prima di accettare la giurisdizione concessa da Papa Francesco riguardo ad alcuni sacramenti: penitenza ed estrema unzione alla fine del 2015, ordine nell’estate del 2016 e matrimonio nel 2017; mentre invece era richiesta un’autorizzazione preventiva, trattandosi in tutti questi casi di una «normalizzazione» – certo parziale, ma indiscutibile – della situazione della Fraternità.
Quindi, senza rischiare di esprimere un giudizio temerario, si può pensare che egli abbia l’intenzione di praticare la stessa procedura per la normalizzazione finale della Fraternità, che risulterebbe dalla sua erezione in Prelatura personale.
In questo senso, l’avviso espresso da Don Thouvenot dalla Germania e la determinazione con cui dichiara che l’autorità del Capitolo sarebbe invece come trasferita al Superiore generale, èun indizio preoccupante.
Supponendo che la questione della Prelatura venga effettivamente «posta» in occasione del Capitolo previsto per il prossimo luglio, queste dichiarazioni del Segretario generale implicano che la funzione dell’istanza suprema della Fraternità, se realmente sarà investita della questione, verrebbe ridotta ad una semplice «consultazione», o meglio ad una «deliberazione quadro» che darebbe al Superiore generale il potere di trattare il dossier; con il Capitolo che verrebbe così messo da parte e ridotto ad un mero «ufficio ratifica».
In questo modo, il dibattito dottrinale di fondo verrebbe scartato.
In queste condizioni, come garantire che il Capitolo possa assolvere il suo compito che è quello di verificare la conformità del progetto di normalizzazione agli Statuti, da un lato, e allo «spirito» che li ha ispirati per volontà del Fondatore, dall’altro?
Se in definitiva questo scenario pessimista (o realista?) si rivelasse esatto, e il Capitolo, quello di luglio o un altro, arrivasse ad autorizzare la trasformazione della Fraternità in Prelatura personale, la «rivoluzione copernicana» – come la chiamava J. Madiran – dell’opera di Mons. Lefebvre verrebbe portata a compimento e l’eredità del grande prelato cadrebbe come un frutto maturo nelle mani dei settatori del concilio Vaticano II.
Nel nuovo contesto canonico in cui si verrebbe a trovare, sotto il potere di Papa Francesco, in che tipo di protezione potrebbe sperare la Fraternità da parte della Roma conciliare?
Se in effetti il Superiore generale (o il Capitolo) «dimenticano» o aggirano le direttive date da Mons. Lefebvre dopo le consacrazioni, i vincoli statutari della Fraternità e i «limiti» – già ammorbiditi – decisi nel Capitolo del 2012, come potrebbe esigere la Fraternità che i modernisti romani onorino i loro impegni quando la stessa Fraternità sarà totalmente sotto la loro tutela giuridica?
Immaginare che la Roma attuale rispetterà lo spazio dottrinale e pastorale della Prelatura, significa conoscere male questa Roma; tenuto peraltro conto del fatto che già Mons. Fellay si prende le sue libertà con le regole interne della Fraternità e trascura le prudenti messe in guardia del Fondatore.
Chi potrà assicurare che a quel punto la Fraternità, un giorno o l’altro, non subisca la sorte dei Francescani dell’Immacolata?
Prima che si faccia il passo decisivo verso la Prelatura e che si giunga all’irreparabile, le ultime speranze sono riposte negli stessi capitolari: che non rinuncino alle loro responsabilità su ogni aspetto della questione.
In queste difficili circostanze, ci si augura che la loro coscienza si orienti fermamente lungo le strade della prudenza soprannaturale, anche se rischiano un confronto con coloro che ricercano impossibili compromessi a detrimento della battaglia per la Fede.
Per questo noi preghiamo San Giuseppe, Patrono della Chiesa Universale.

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