"È vietato dire mamma". Ecco il nuovo diktat della compagnia aerea

La compagnia aerea australiana Qantas vieta ai propri piloti e assistenti di volo di utilizzare parole come “mamma”, “papà”, “marito” e “moglie” perché considerate sessiste, inappropriate e offensive per la comunità Lgbt
di Marco Gombacci
Le frontiere del politicamente corretto questa volta spiccano il volo. La compagnia aerea australiana Qantas vieta ai propri piloti e assistenti di volo di utilizzare parole come “mamma”, “papà”, “marito” e “moglie” perché considerate sessiste, inappropriate e offensive per la comunità Lgbt.
La direzione della compagnia australiana ha distribuito ai suoi dipendenti un documento in cui invita a non utilizzare parole come “marito e moglie” o “mamma e papà” e sostituirle con termini quali “partner” o “genitori” considerati un linguaggio neutrale e non discriminatorio.
“Siamo orgogliosi di avere una lunga tradizione di promozione dell’inclusione sociale tra i nostri dipendenti e clienti. Abbiamo sempre supportato l’uguaglianza tra i generi, i matrimoni tra le coppie dello stesso sesso e i diritti degli indigeni”, racconta Lesley Grant, un dirigente della Qantas. “L’utilizzo ad esempio della parola ‘chairman’ può sottintendere che i capi siano sempre dei maschi”, continua il dirigente, responsabile del dipartimento “People & Culture”. Continua a leggere

Condividi

Quando il cervello lascia il posto alla poltiglia, col compiacimento dell’interessato

Segnalazione di www.unavox.it 

di Belvecchio

Più tempo passa, più ci tocca sentirne, di belle e di brutte, ma soprattutto di sceme.
Siamo in quella che un tempo era la tranquilla provincia italiana, retta e governata dal buon senso, dal rispetto per le cose semplici e da quello che fino a qualche anno fa si chiamava “timore di Dio”. Ebbene, da questa provincia non più normale, giunge notizia dell’organizzazione di una inconcepibile corbelleria, denominata “festival dell’eresia”.

[chi fosse curioso di leggere il programma, i nomi dei promotori, dei “protagonisti”, dei sostenitori e dei patrocinatori, vada sul sito dello stesso comune
http://www.comune.trivero.bi.it/on-line/Home/articolo53018466.html?largefontsize]

Di primo acchito, uno ha un sussulto, tanto è imprevista la notizia, ma poi sorride beffardo, dicendo a se stesso che dopo che è da un bel po’ di tempo che si inventano, si organizzano e si celebrano i festival più disparati, che più astrusi sono e più sono applauditi, finalmente un bel festival dell’eresia ci voleva, quasi a mettere i puntini sulle i: cos’è il ribollire nauseabondo del mondo moderno se non una sorta di rigurgito incontrollato di eresie?
Sì, è vero, si tratta soprattutto di cose storte e di brutture, ma come potrebbero prendere piede tali cose se prima l’uomo normale non avesse deciso di voltare le spalle a Dio?
Quindi “eresie”, sia nel senso di dileggio e deformazione della Fede, sia nel senso figurato: di incredibili corbellerie, profuse a piene mani da chi ha ormai rinunciato a fare uso di quella ragione concessa da Dio all’uomo, unico nel creato, proprio perché fatto a Sua immagine e somiglianza.
Ma torniamo alla provincia italiana.
Questa bella pensata è venuta in mente ad un buontempone in quel di Trivero, un piccolo paesello vicino alla cittadina di Biella, oggi capoluogo di provincia.
Trivero conta circa 6000 abitanti, ed è collocato a poco più di 700 metri di altitudine nelle Prealpi Biellesi, che fanno parte delle Alpi Pennine, nel Nord-Ovest del Piemonte.
Ci si chiede: cosa diavolo è saltato in mente a questi alpigiani di organizzare il “primo festival dell’eresia”? Saranno mica matti?
Sembrerebbe proprio di sì, ma, cerca… e trovi che lo stesso manifesto di presentazione ricorda che questo piccolo centro ebbe nel 1307 una qualche notorietà, quando sul vicino monte Rubello, detto di San Bernardo, si asserragliarono Fra’ Dolcino e i suoi, incalzati dalle truppe mandate dall’Inquisizione e fuggiti dalla vicina Valsesia che avevano occupata per farne il focolare della loro comunità eretica.
Sul monte di San Bernardo, Dolcino e i suoi resistettero invano alle truppe del vescovo di Vercelli, Raniero degli Avogadro, che insieme ad altri armati del novarese, nella Settimana Santa del 1307, mise fine alla predicazione eretica del millenarista Fra’ Dolcino; che venne giustiziato il primo giugno, dopo aver assistito al rogo della sua compagna, Margherita da Trento, e del suo luogotenente, Longino da Bergamo.
Si comprende quindi come certe menti suggestionate da questo fatto medievale, abbiano potuto inventarsi una sorta di valentia locale da ricordare, tuttavia immeritatamente, poiché, vista l’esperienza devastante vissuta nel 1300 dalla gente del luogo, la stessa vicenda di Fra’ Dolcino fu lungi dall’entrare nella loro memoria storica, almeno fino a quando, nell’800, il massone avvocato Brofferio non ebbe la bella pensata, ovviamente interessata in chiave anticattolica, di costruirci su una sorta di leggenda, debitamente corredata di spiriti e anime prave vaganti, di grotte iniziatiche e di tesori nascosti da ricercare, sia metaforicamente, sia praticamente.
Insomma, sulla disgraziata vicenda del frate invasato, finì col costruirsi un’altra ottocentesca falsa epopea libertaria, colma di invenzioni e di favole pur di nuocere alla Chiesa cattolica.
Come si fa a guardare a questa moderna iniziativa piemontese senza andare col pensiero al massone Brofferio e ai suoi sodali di allora e di oggi… affatto scomparsi in Piemonte?
Ma ritorniamo ai giorni nostri, quando leggiamo sulla presentazione di questa bella pensata, patrocinata dalle attuali autorità locali, provinciali e regionali, un breve discorrere di un certo don Luigi Ciotti, prete ultramoderno che di professione fa il lottatore continuo contro quelle che lui ritiene siano le ingiustizie contro i deboli.
Ma prima di leggere ciò che scrive don Ciotti e di renderci conto di come egli veda le cose dal suo osservatorio personale, è meglio dare un’occhiata a questa sua foto con Papa Bergoglio, dove li si vede camminare e chiacchierare mano nella mano… forse questa foto spiega qualcosa!

Don Ciotti presenta, nientemeno, che una sorta di inno all’eresia, ovviamente vista in chiave ciottiana.

Secondo lui, l’eresia sarebbe una “scelta”. E’ vero, ma egli si dimentica di aggiungere che è una “scelta personale”, il che, lungi dal richiamare la scelta del bene rispetto al male, ricorda che la “scelta personale”, fondata sul libero arbitrio di cui Dio ha dotato l’uomo, può solo allinearsi ai Comandamenti di Dio e agli insegnamenti e ai precetti della Chiesa cattolica, che è la Chiesa di Dio;  ogni altra scelta discordante è un rifiuto di Dio.
Quindi, piano con le affermazioni che sembrano intelligenti e che sono invece fuorvianti.
E lo stesso Ciotti lo confessa quando afferma che l’eretico ama la ricerca della verità più che la verità. E lo confessa senza rendersene conto, poiché lascia intendere che “ricercare” la verità, scartando quindi quella offerta da Dio tramite la Sua Chiesa, sarebbe un merito; il che è falso, anche perché o uno la verità la conosce e quindi non ha bisogno di andarla a cercare o uno non la conosce e quindi invano si affannerà a cercarla, poiché anche quando la trovasse, non conoscendola, non la riconoscerebbe.
A questo serve la Chiesa cattolica: a offrire agli uomini la Verità di Dio. Altro che andarla a cercare!
Ma don Ciotti è pervicace nei suoi errori e si permette di affermare che l’eretico – che sarebbe un buono – è colui che non si accontenta “dei saperi di seconda mano”. Ora, sfortunatamente per lui, l’insegnamento e il sapere della Chiesa cattolica sono di ben più che di seconda mano, ma di ennesima mano, eppure sono i soli saperi e i soli insegnamenti veri che l’uomo deve far suoi perché insegnati direttamente da Dio. E come insegna Gesù Cristo stesso: “chi crederà sarà salvato, chi non crederà sarà condannato” (Cfr. Mc. 16, 16).
Quindi, niente eresie, niente ricerca della verità, ma solo adesione con l’intelletto e col cuore, con l’intelligenza e la volontà, a quanto insegnato da Dio tramite la Sua Chiesa.
Chi fa l’“eretico” sarà condannato.
E se l’eretico è “chi ha il coraggio di avere più coraggio”, come dice don Ciotti, è indubbio che oggi colui che ha più coraggio, lungi dal pretendere di fare l’eretico, è chi rifiuta i discorsi degli uomini – don Ciotti compreso – per darsi tutto agli insegnamenti di Dio, fossero anche di ennesima mano.
Se questa è la presentazione dell’iniziativa, non si può dire che sia una cosa intelligente.
Sia perché tra i chiamati “protagonisti” figurano personaggi presi qua e là, tra cui un falso ecclesiastico e un falso teologo di cui non facciamo i nomi per carità cristiana; sia perché gli stessi concetti vengono ripresi e ripetuti: “promuovere un festival che rappresenti un momento di riflessione sull’eresia, intesa come scelta e ricerca di verità, sia in campo religioso, sia…”; il che può significare solo una cosa: promuovere l’errore di contro alla Verità rivelata da Dio, in nome di un superomismo titanico che è lo stesso che ha portato il mondo allo stato miserando in cui si trova oggi e che mira ad andare oltre, fino alla devastazione totale dell’uomo, della famiglia e della società.
Dio permettendo!

Continua a leggere

Condividi

Quei legami tra la Casaleggio e Soros che i grillini bollano come fake news

Spunta un documento nel quale appare che la società ricevette dal 2017 248mila dollari per controllare militanti e candidati
di Fabrizio Boschi
Hai voglia a prendere il 33%. Del peccato originale non ci si libera mai. E non stiamo parlando di uno come Rocco Casalino a capo della comunicazione o dei soldi in nero pagati al milionario Grillo.
Ma della vera anima nera dei 5 Stelle: la Casaleggio Associati Srl.
Adesso spunta qualcosa di grosso che rende bene l’idea delle astuzie della Casaleggio Associati, ben avvezza a certi stratagemmi. Un documento della discussa Open Society Foundations (una delle più grandi fondazioni private al mondo che supportano gruppi per i diritti umani, con un budget annuale di oltre 900 milioni di dollari), la società che fa capo all’87enne miliardario americano George Soros (nato a Budapest in una famiglia ebraica, ha un patrimonio di 25,2 miliardi di dollari, una delle trenta persone più ricche del mondo), molto chiacchierato per le sue attività speculative (condannato per insider trading) e di una filantropia sospetta (ha spostato 18 miliardi di dollari alla Open Society Foundations per pagare meno tasse in quanto le donazioni sfuggono alle imposte), dimostra che la Casaleggio Associati ha incassato dalla Open Society Foundations di Soros, 248mila dollari dall’agosto 2017 al marzo 2018 per un progetto volto «a cambiare, a spingere gli elettori e i candidati alle elezioni politiche del 2018 a cambiare strategia su migrazioni ed euroscetticismo». E viene indicato pure un referente, Luca Elauteri, socio fondatore e amministratore dal 2004 della Casaleggio Associati con tanto di e-mail (info@casaleggio.it). Elauteri si occupa di Content e Social Media Strategy nell’ambito di editoria digitale e dei new media. Questo documento è stato scoperto da Alessandro Cerboni, bioingegnere di Arezzo, vice presidente di Assocompliance, per anni vicino al M5s che conosce tutti gli scheletri negli armadi della Casaleggio, una persona troppo intelligente e qualificata per restare con la banda Di Maio (infatti lo segarono alle «parlamentarie»). Continua a leggere

Condividi

Pensioni, alert Ue: riforma Fornero non va toccata

Pensioni, alert Ue: riforma Fornero non va toccataSegnalazione di Wall Street Italia
di Alessandra Caparello
ROMA (WSI) – L’Unione europea lancia un nuovo avvertimento sul sistema previdenziale italiano. Nel rapporto adottato sul nostro Paese nell’ambito del pacchetto d’inverno del semestre europeo, la Commissione europea punta i fati sull’Italia e sulla riforma Fornero in particolare indicata come intoccabile.
Le seppur parziali modifiche apportate dai governi Renzi e Gentiloni sulla riforma previdenziale adottata dall’Italia nel 2011, sotto il governo tecnico guidato da Mario Monti, avrebbero di fatto parzialmente annullato le riforme delle pensioni che sono state fatte in passato con la conseguenza di aumentare la spesa per il periodo medio.

“La sostenibilità di lungo termine del debito pubblico italiano, assicurata dalle riforme delle pensioni fatte in passato, si sta lentamente deteriorando, tanto che l’indicatore del rischio della Commissione europea è passato da basso a medio (S2). La spesa per le pensioni in rapporto al Pil è aumentata di circa due punti percentuali, come risultato della crisi e della caduta conseguente del Pil nominale. La spesa pensionistica italiana è oggi la seconda più elevata dell’Ue e dell’Ocse, dopo quella greca (…) L’aumento delle passività implicite derivante dell’invecchiamento della popolazione era stato limitato dalle passate riforme del sistema pensionistico e sanitario, che avevano migliorato la sostenibilità di lungo termine dell’Italia.

Continua a leggere

Condividi

La scuola indottrina i nostri figli

Segnalazione Redazione BastaBugie

I libri invitano i ragazzi a farsi invadere dagli immigrati e a considerare normale l’omosessualità e la pederastia, mentre gli esercizi di inglese propagandano l’euro
di Alessandro Rico

(LETTURA AUTOMATICA)
Educare non è indottrinare, bensì trasmettere agli studenti gli strumenti critici e la capacità di ragionamento perché imparino a pensare con la propria testa. A leggere certi testi adottati nelle scuole italiane, però, sembra che questa missione sia stata soppiantata dalla propaganda a favore dell’Europa, della moneta unica, dell’immigrazione e del multiculturalismo.
Si pensi a un testo di geografia destinato alle scuole medie. Geo Green 2 di Carlo Criguolo, edito da Paravia. È stato un consigliere regionale friulano di Forza Italia. Roberto Novelli, ad additare pubblicamente un passaggio del libro in cui, dopo una serie di allarmi sull’«invecchiamento medio» e la diminuzione dei «giovani europei», si legge: «Gli immigrati extraeuropei (africani, asiatici, sudamericani) rappresentano già oggi una parte consistente della popolazione giovane d’Europa. La vera sfida sociale e demografica del continente consiste nel “passare il testimone”: gli immigrati devono poter entrare nella società e nell’economia europee a ogni livello professionale e civile: solo accettando gli immigrati l’Europa anziana (che detiene la ricchezza economica e le radici culturali europee) permetterà l’esistenza dell’Europa futura».
Pare di sentire la «presidenta» della Camera Laura Boldrini, che nel marzo 2016, a Palermo, aveva invocato l’arrivo di 300-400.000 immigrati all’anno per impedire che la popolazione italiana scenda «al di sotto dei 45 milioni».
IUS SOLI
Molto simili i toni del volume In prima! che fa parte della collana Zoom. Geogrqfia da vicino dell’editore Loescher. Ai ragazzi di prima media il testo spiega che «gli immigrati sono una presenza indispensabile, soprattutto in alcuni settori lavorativi come l’edilizia, il lavoro domestico, l’assistenza a bambini e anziani». Per dirla con Emma Bonino: senza gli immigrati, chi raccoglierebbe i pomodori?
Nel libro non manca il tema dello ius soli: gli autori Luca Brandi. Guido Corradi e Monica Morazzoni lamentano che «i figli di stranieri nati in Italia continuano a non aver diritto alla cittadinanza italiana».
Non è un caso che i più piccoli siano il bersaglio privilegiato dei tentativi di manipolazione: è più facile deformare la mentalità di chi non ha ancora una personalità ben strutturata. E gli effetti nefasti della geografia «militante» si fanno sentire. Continua a leggere

Condividi

Francia: chiese devastate e tabernacoli profanati

Segnalazione Corrispondenza Romana

Francia: ben quattro chiese nel Morbihan e due nella Loira Atlantica sono state oggetto di furti e devastazioni nei giorni scorsi. Due giovani sono state notate da alcuni testimoni, mentre fuggivano dalla chiesa di Saint-Gildas: subito dopo è stato notato un fumo denso provenire dall’interno dell’edificio sacro. Lanciato l’allarme, i Vigili del Fuoco sono immediatamente giunti sul posto, scongiurando il peggio. Le presunte responsabili sono già state arrestate dalla gendarmeria e condotte in cella.
Ancora: nel mirino è finito anche San Martino ad Arzal, dove è stato profanato il tabernacolo; stessa cosa nella parrocchia di Santa Cecilia a Boulogne-Billancourt, nell’Hauts-de-Seine, e poi ancora a Marzan: in entrambi i casi sono state sottratte anche le Ostie consacrate. Crimini analoghi sono stati perpetrati anche presso le chiese di Plouhamel e di Sarzeau, dove i delinquenti si sono accaniti contro la statua di San Saturnino, e poi ancora a Herbignac e di Saint-Gildas-des-Bois.
Due arresti sono stati compiuti dalla gendarmeria di San Nazario, arresti di individui in qualche modo coinvolti in tali episodi. Massimo però il riserbo in merito, poiché l’inchiesta continua.
NOTA DI “CHRISTUS REX”: Auguriamoci che, essendo le chiese occupate da a-cattolici, almeno le ostie non fossero veramente consacrate. Questo, comunque, non sminuisce la portata del vile atto vandalico con chiaro intento profanatorio del sacro. Continua a leggere

Condividi

Piacenza: no ai preti che chattano sui social durante le confessioni, «atto gravissimo»

Ebbene, questo è troppo perfino per i conciliari…sebbene la loro autorità sia in grado di conferire significati anomali alla Confessione che è il Sacramento della Penitenza e della riconciliazione con Dio a causa dei propri peccati. Attrizione, contrizione, accusa, perdono/assoluzione e penitenza sono le caratteristiche fondamentali per il Cattolico che si confessa. Non pare questo tra i modernisti…(n.d.r.)
LE NEWS DALLE CHIESE OCCUPATE DAI “PRETI CONCILIARI”

http://www.lastampa.it/rw/Pub/p4/2018/03/05/VaticanInsider/Foto/RitagliWeb/C-era-una-volta-la-confessione.-Tra-fughe-e-ritorni-il-volto-di-un-sacramento-in-continua-evoluzione_articleimage-kTtB-U11012690568627J4G-1024x576%40LaStampa.it.jpg

Lectio del Penitenziere Maggiore al corso sul Foro interno al via oggi a Roma: «La confessione è ascolto e incontro con Dio, non si entra in confessionale col cellulare acceso»

CONTINUA SU:
http://www.lastampa.it/2018/03/05/vaticaninsider/ita/vaticano/piacenza-no-a-sacerdoti-che-chattano-sui-social-durante-le-confessioni-un-atto-gravissimo-CTbwhhM8GqA0wAaEPwt76H/pagina.html Continua a leggere

Condividi

Favino accusato di “omofobia”, vittima della realtà e del “gender diktat”

Segnalazione di Osservatorio Gender
di Rodolfo de Mattei
Dalle stelle alle stalle per una “inopportuna” battuta “omofoba”? Questa sembra essere la surreale parabola di Pierfrancesco Favino, rivelazione (nei panni dello showman) e autentico mattatore della 68° edizione del Festival di Sanremo, che rischia di veder vanificata la sua, fin qui, applauditissima conduzione della kermesse canora per via di una divertente gag in cui, nei panni di Steve Jobs, ha osato ironizzare su un “mostro sacro” del pantheon LGBT come Conchita Wurst.
A scatenare le ire della comunità omosessuale è stato infatti lo sketch, inscenato insieme alla spalla Rolando Ravello, in cui Favino / Jobs, presentando un nuovo prodotto tecnologico, BaglionONE, ha mostrato una foto della drag queen barbuta Tom Neuwirth, in arte Conchita Wurst, vincitrice del’Eurovision Song Contest 2014, commentando così:

Molti si lamentano del Festival di Sanremo, ma devo dire che da quando sono andato all’Eurovision ho scoperto che c’è di peggio“.

Continua a leggere

Condividi

Renzi è finito? Ok, ma risparmiateci Prodi, Veltroni e tutto quello che c'era prima

Risultati immagini per Renzi è finito
Segnalazione Linkiesta
Può piacere e può (molto legittimamente) non piacere lo stile Renzi. Ma se l’alternativa è il ritorno alla vecchia guardia della sinistra, allora vuol dire che il Pd si merita il grillisimo e l’antipolitica
di Francesco Cancellato

Che Renzi sia messo male, politicamente, è un fatto abbastanza incontrovertibile. Che il Pd attorno al 22/23% nei sondaggi pre-blocco sia oggettivamente un partito in una devastante crisi di identità, pure. Che il futuro del principale partito del centrosinistra italiano – ammesso che avrà un futuro unitario – debba essere qualcosa di diverso dalla Leopolda, è auto-evidente. Che a nessuno venga in mente, però, di tornare indietro, alla classe dirigente pre-rottamazione.
Lo diciamo, leggendo di padri nobili come Prodi che si posizionano, di ipotesi di segreterie Veltroni, o Franceschini. Di ritorni all’ovile, da protagonisti, di D’Alema e Bersani. No, grazie. Se c’è qualcosa che potrebbe essere anche più dannoso di un Renzi che si imbullona al Nazareno, è il ritorno del Pd-modello seconda Repubblica.
Lo diciamo ricordando – a loro, soprattutto – che il fenomeno Renzi nacque proprio da una crisi di rigetto di buona parte dell’elettorato democratico nei confronti loro, di quel blocco di potere immobile, autoreferenziale, esausto, incapace di costruire una visione politica che fosse tale, figurarsi di renderla affascinante agli occhi degli elettori.
Persino il Movimento Cinque Stelle, in fondo, iniziò a germinare proprio sulla critica radicale alla classe dirigente di centrosinistra della seconda repubblica, incapace, a dire di Beppe Grillo, di costituire un’alternativa reale a Berlusconi e ai governi di centrodestra. Il governo Monti, la prima grande coalizione, fu un regalo fin troppo gradito che produsse l’exploit del 2013.
D’accordo, Renzi non ha invertito la rotta, e il Pd ha continuato, pure con lui, la sua inarrestabile caduta. Ma se non ci fosse stato Renzi, probabilmente, staremmo parlando di numeri ancora peggiori. Senza Renzi, ad esempio, i governi Letta e Gentiloni sarebbero stati percepiti per quel che sono realmente stati, due esecutivi inconcludenti e timidi all’eccesso, senza alcuna idea – giusta o sbagliata che sia – sul futuro dell’Italia. Senza Renzi ci staremmo raccontando una legislatura democristiana e balneare, di pura gestione dell’esistente, senza alcun clamoroso fallimento, forse, ma senza nessuno slancio progettuale.

Continua a leggere

Condividi
1 19 20 21 22 23 24 25 31