Ecco perché le nuove chiese sono così brutte

Segnalazione di F.F.
Archistar & chiese. Dio, condonali: non sanno quello che costruiscono
di Angelo Crespi
Pubblichiamo qui un estratto del saggio di Angelo Crespi «Costruito da dio» (Johan&Levi, pagg. 138, euro 11). Il libro sarà presentato oggi a Milano al Megastore Mondadori (piazza Duomo 1, ore 18,30) e mercoledì al Cantiere Galli Design di Roma (via A.Pacinotti 63, ore 18,30).
E se volete segnalarci le vostre chiese più brutte, mandate una foto a segnala@ilgiornale.it. Saranno tutte pubblicate online (guarda).
Verrebbe da dire: Dio, condonali perché non sanno quello che fanno. Anzi… costruiscono. Perché le nuove chiese firmate dalle archistar più apprezzate (e pagate) al mondo sembrano aver perso il senso del sacro e soprattutto del bello. Stravaganti fino all’eccesso, alcune sono capannoni o cubi, o hanno le toilette vicino all’altare; luoghi in cui si celebra di tutto, tranne il culto. E, intanto, ogni città che si rispetti desidera il proprio «museo del contemporaneo» come un tempo si ambiva al campanile. Continua a leggere

Condividi

Pasqua, ad Arcore "prete conciliare" fa vestire i ragazzini da “profughi”

Il prete della parrocchia di Sant’Eustorgio di Arcore ha fatto vestire alcuni ragazzi del Gruppo missionario come i richiedenti asilo che arrivano dal mare, con tanto di coperta termica e di cartelli appesi al collo.
Foto del Giornale di Vimercate
Enrico Perego, ex sindaco e attualmente capogruppo della Lega in consiglio comunale, ha affidato la sua reazione indignata a un lungo post su Facebook. Eccolo.
Ancora una volta assistiamo ad uno stravolgimento della nostra tradizione religiosa piu’ significativa come la Via Crucis, per far posto a messaggi che non possono non avere richiami politici. Ad Arcore, nella Chiesa di Sant Eustorgio, la via Crucis ha visto netto il richiamo ai migranti, con una rappresentazione figurata di giovani vestiti come richiedenti asilo. Il prete faccia il prete, curi le anime e dia il suo aiuto a tutti, indipendentemente dal colore, dalla religione di chi ne ha bisogno ma non dovrebbe superare questi ambiti, non dovrebbe veicolare il messaggio che chiunque possa e debba essere accolto , aiutato ed inserito nelle nostre societa’. Se passasse questo principio , sebbene umanamente condivisibile, allora tutti possono pensare che sia sufficiente lasciare la propria terra per risolvere i propri problemi. Ed e’ proprio qui che la questione da umana diventa politica.Vogliamo farci invadere da tutti i poveri dell’africa? Il pastore di anime non pensa che gestire queste masse abbia un costo? E se tutto questo ha un costo, chi lo deve sostenere? Che diritto ha il prete di chiedere allo Stato di far fronte a questi impegni? Che diritto ha di chiedere a tutti noi di sostenere questi costi, e’ stato eletto da qualcuno? La chiesa cattolica continua da tempo a perdere consensi, crede che la sua universalita’, la sua disponibilita’ verso tutto il mondo degli oppressi le possa far guadagnare consensi e fiducia nella gente. Credo che invece si sbagli perche’ questi atti, come quello del Papa che lava i piedi a carcerati islamici, sono visti come un segno di debolezza dal mondo non cristiano , sono un atto di sottomissione. Forse la gente vorrebbe una Chiesa meno “universale” e piu “patriottica”, piu’ vicina alle nostre tradizioni, piu’ vicina alla nostra gente.” Continua a leggere

Condividi

BERGOGLIADI: Quando bestemmiare diventa una questione di virgolette e colloqui privati…


Eugenio Scalfari su Repubblica, ieri mattina, ha firmato un’intervista con “Papa” Francesco. La Santa Sede: “Solo un colloquio privato”
un’intervista con Papa FrancescoIl colloquio con Scalfari
“Al di là delle grottesche retromarce della Sala Stampa vaticana, che suonano più come una notizia data due volte che una reale e determinata smentita, l’uscita di Bergoglio sull’inesistenza dell’inferno e la scomparsa nel nulla delle anime dannate non è solo una dichiarazione d’apostasia manifesta perché pubblica (scritta su un quotidiano, peraltro da un giornalista suo amico: l’ateo Eugenio Scalfari di Repubblica) che contraddice millenarie verità di Fede, ma una bestemmia aggravata dal periodo pasquale in cui è stata pubblicata. Se l’inferno non esistesse, i Novissimi sarebbero messi in discussione, l’Olocausto perfetto di Nostro Signore in Croce e la Sua gloriosa Resurrezione sarebbero avvenuti per nulla. Non ho ricordi di aver letto eresie simili, neppure da parte di altri “non-papi”. Se la Chiesa fosse in ordine ed un legittimo Sovrano Pontefice pronunciasse simili frasi, sarebbe immediatamente deposto. Invece, tutto passa in batteria perché dal Concilio in poi, pare normale che un membro della nuova Chiesa, spacciata per la Chiesa di Cristo, possa dire quello che vuole” (Matteo Castagna, Responsabile Nazionale del Circolo Christus Rex-Traditio)
Il Giornale.it di ieri riporta la ridicola arrampicata sugli specchi dei Sacri Palazzi occupati dai modernisti: Continua a leggere

Condividi

Holy Cross Theology Professor Says Jesus Was a ‘Drag King’ with ‘Queer Desires’

Segnalazione Breitbart

http://media.breitbart.com/media/2018/02/Transgender-EMMANUEL-DUNANDAFPGETTY-IMAGES.jpg

The theology program at the Jesuit-run College of the Holy Cross has a new tone ever since the school appointed a gender-obsessed…

TO BE CONTINUED:
http://www.breitbart.com/big-government/2018/03/28/holy-cross-theology-professor-says-jesus-drag-king-queer-desires/?utm_source=newsletter&utm_medium=email&utm_term=daily&utm_content=links&utm_campaign=20180328 Continua a leggere

Condividi

‘Ignatian Yoga’ desecrates a NYC church

Yoga in St. Francis Xavier Chirchdi Tradition in Action
‘Ignatian Yoga’ is a group founded by Fr. Bobby Karle, S.J., to practice yoga and to promote spirituality and social justice. Fr. Karle affirms: “I started practicing yoga to deepen my relationship with Christ.” He also says that through yoga he found his Jesuit vocation.
The photos on this page were taken during a yoga session of the group that took place in St. Francis Xavier Church in New York City, NY, on February 2, 2018. The yoga instructor is Alan Haras from Hamsa Yoga Center in Lake Orion, Michigan.
Yoga is incompatible with Catholicism. The yoga poses are designed to imitate the Hindu deities (demons), therefore to be in “union” with them.
We do not need to stress that the initiative of desecrating a church by practicing yoga in it has the full approval of Card. Timothy Dolan.
It also counts on the close support of Fr. James Martin, S.J., who says this about “Ignatian Yoga”: “I think it’s wonderful, and the people that I know who have done it have loved it, their sessions and retreats are almost always sold out, and I would just say, try it.”
In the sixth row below, you see Fr. James Martin, center, embracing Alan Haras, at left in the photo, and Fr. Karle, at right. In the last row is the symbol adopted by Ignatian Yoga, the Jesuit symbol stylized as a Lotus flower.

Related Topics of Interest

Continua a leggere

Condividi

Allarme sul Capitolo della FSSPX del luglio prossimo

Risultati immagini per Fellay e VaticanoRiceviamo e riportiamo
E’ in preparazione un nuovo “colpo di mano” della Casa generalizia?

di Correctio Marcelis

Pubblicato sul sito francese Reconquista

3 marzo 2018
Recentemente, un lettore del forum Fidélité catholique francophone ha sollevato una questione inattesa, interrogandosi sul significato delle dichiarazioni rilasciate al Bollettino del Distretto di Germania della Fraternità San Pio X da Don Christian Thouvenot, Segretario generale della FSSPX a Menzingen, e relative alla questione della Prelatura personale (La Porte latine, 16 febbraio)..
In vista del prossimo Capitolo generale di luglio 2018, Don Thouvenot ha parlato di questa delicata questione, in questi termini:

«E’ verosimile che in occasione del Capitolo venga posta la questione della Prelatura personale. Ma è solo il Superiore generale che dirige la Fraternità e che ha la responsabilità delle relazioni fra la Tradizione e la Santa Sede; Mons. Lefebvre, nel 1988, tenne a precisare questo aspetto.»

Questa sorprendente dichiarazione richiede una triplice messa a punto:

– il Superiore generale non il «solo» a dirigere la Fraternità, soprattutto trattandosi delle relazioni con la Santa Sede;
– nelle sue funzioni, non v’è alcun mandato per rappresentare l’insieme della Tradizione;
–  in questa questione, l’esempio di Mons. Lefebvre nel 1988 non può essere chiamato a sostegno della posizione delle attuali autorità della Fraternità.

– Sul primo punto: si ricorda che il Capitolo generale è l’istanza suprema della Fraternità; esso designa il Superiore generale e i suoi due Assistenti per 12 anni (§ V, 1 degli Statuti).
Questo stesso Capitolo è inoltre incaricato della missione essenziale di «verificare se la Fraternità applica […] i suoi Statuti e si sforza di conservarne lo spirito» (§ V, 2).
Nel corso del suo mandato, il Superiore generale eletto gode dei più ampi poteri per governare e amministrare la Fraternità con l’aiuto dei suoi Assistenti. Essi formano insieme il Consiglio generale.
In aggiunta a queste regole, e seguendo il Capitolo generale del 2006 che ha adottato la posizione di principio: «nessun accordo pratico con Roma senza accordo dottrinale», il Capitolo del luglio 2012 ha stabilito delle specifiche disposizioni che precisano le condizioni per un’eventuale «normalizzazione canonica» della Fraternità: in questa ipotesi, deve tenersi un preventivo Capitolo straordinario «deliberativo», vale a dire dotato del potere di decisione sugli orientamenti presi in considerazione.
Non essendo state abrogate, queste disposizioni sono sempre in vigore: ogni azione in questo dominio necessita dunque della convocazione del Capitolo, della sua completa informazione e quindi della sua deliberazione sul contenuto del progetto in questione, dopo la verifica delle sei condizioni formulate nel 2012.
La decisione votata dal Capitolo si impone al Consiglio generale e a tutti i membri della Fraternità.
E’ questo che dichiarò Mons. de Galarreta a Villepreux il 13 ottobre 2012:

«E in questo Capitolo è stato anche deciso che se mai la Casa generalizia dovesse pervenire a qualcosa di valido e di interessante con queste condizioni, vi sarà un Capitolo deliberativo, il che significa che la sua decisione vincolerà necessariamente (i membri della Fraternità). Quando vi è un Capitolo consultivo, si chiede consiglio, e dopo l’autorità decide liberamente. Un Capitolo deliberativo significa che la decisione presa dalla maggioranza assoluta – la metà più uno, cosa che ci è sembrata ragionevole – tale decisione sarà seguita dalla Fraternità.»

Ne consegue che il Superiore generale non è il «solo» competente a condurre il processo di normalizzazione con Roma. Al contrario, egli ha sopra di sé un’istanza che, giuridicamente, è la «sola» competente per definire sovranamente la posizione della Fraternità. Di conseguenza, Don Thouvenot si sbaglia di grosso su questo punto.
E visto che egli, in forza delle sue funzioni, è considerato come il portavoce della Casa generalizia, ci si stupisce che Mons. Fellay non abbia reagito.
II – Sul secondo punto, è evidente che il mondo cosiddetto «della Tradizione» supera di gran lunga, per le sue varie ramificazioni, società e comunità religiose, il perimetro della sola Fraternità San Pio X. Basta ricordare il rifiuto di Mons. Lefebvre ogni volta che qualcuno voleva fare di lui il «capo dei tradizionalisti»!
La formulazione che attribuirebbe al Superiore generale «la responsabilità delle relazioni fra la Tradizione e la Santa Sede» è chiaramente un’inesattezza forse involontaria, e  Mons. Fellay dovrebbe anche qui correggere le dichiarazioni del suo Segretario generale.
III – Sul terzo punto, Don Thouvenot si richiama a torto al Fondatore per convalidare l’attuale posizione di Mons. Fellay come il solo incaricato di condurre le discussioni con Roma. Egli dimentica che da dopo il 1988 è stato modificato un parametro essenziale e cioè che il Superiore generale, riguardo ad ogni normalizzazione canonica della Fraternità, è stato sottoposto nel 2012 ad un preventivo accordo col Capitolo.
Mons. Lefebvre non si era trovato in una posizione simile nel corso dei suoi colloqui con Roma, e il parallelo fatto da Don Thouvenot tra le situazioni del 1988 e del 2018… è un anacronismo.
E anche qui, Mons. Fellay dovrebbe rettificare le dichiarazioni del suo collaboratore.
Ma è poco probabile che lo faccia.… Perché?
Perché Mons. Fellay stesso in questi ultimi anni ha deliberatamente omesso di riunire e consultare il Capitolo prima di accettare la giurisdizione concessa da Papa Francesco riguardo ad alcuni sacramenti: penitenza ed estrema unzione alla fine del 2015, ordine nell’estate del 2016 e matrimonio nel 2017; mentre invece era richiesta un’autorizzazione preventiva, trattandosi in tutti questi casi di una «normalizzazione» – certo parziale, ma indiscutibile – della situazione della Fraternità.
Quindi, senza rischiare di esprimere un giudizio temerario, si può pensare che egli abbia l’intenzione di praticare la stessa procedura per la normalizzazione finale della Fraternità, che risulterebbe dalla sua erezione in Prelatura personale.
In questo senso, l’avviso espresso da Don Thouvenot dalla Germania e la determinazione con cui dichiara che l’autorità del Capitolo sarebbe invece come trasferita al Superiore generale, èun indizio preoccupante.
Supponendo che la questione della Prelatura venga effettivamente «posta» in occasione del Capitolo previsto per il prossimo luglio, queste dichiarazioni del Segretario generale implicano che la funzione dell’istanza suprema della Fraternità, se realmente sarà investita della questione, verrebbe ridotta ad una semplice «consultazione», o meglio ad una «deliberazione quadro» che darebbe al Superiore generale il potere di trattare il dossier; con il Capitolo che verrebbe così messo da parte e ridotto ad un mero «ufficio ratifica».
In questo modo, il dibattito dottrinale di fondo verrebbe scartato.
In queste condizioni, come garantire che il Capitolo possa assolvere il suo compito che è quello di verificare la conformità del progetto di normalizzazione agli Statuti, da un lato, e allo «spirito» che li ha ispirati per volontà del Fondatore, dall’altro?
Se in definitiva questo scenario pessimista (o realista?) si rivelasse esatto, e il Capitolo, quello di luglio o un altro, arrivasse ad autorizzare la trasformazione della Fraternità in Prelatura personale, la «rivoluzione copernicana» – come la chiamava J. Madiran – dell’opera di Mons. Lefebvre verrebbe portata a compimento e l’eredità del grande prelato cadrebbe come un frutto maturo nelle mani dei settatori del concilio Vaticano II.
Nel nuovo contesto canonico in cui si verrebbe a trovare, sotto il potere di Papa Francesco, in che tipo di protezione potrebbe sperare la Fraternità da parte della Roma conciliare?
Se in effetti il Superiore generale (o il Capitolo) «dimenticano» o aggirano le direttive date da Mons. Lefebvre dopo le consacrazioni, i vincoli statutari della Fraternità e i «limiti» – già ammorbiditi – decisi nel Capitolo del 2012, come potrebbe esigere la Fraternità che i modernisti romani onorino i loro impegni quando la stessa Fraternità sarà totalmente sotto la loro tutela giuridica?
Immaginare che la Roma attuale rispetterà lo spazio dottrinale e pastorale della Prelatura, significa conoscere male questa Roma; tenuto peraltro conto del fatto che già Mons. Fellay si prende le sue libertà con le regole interne della Fraternità e trascura le prudenti messe in guardia del Fondatore.
Chi potrà assicurare che a quel punto la Fraternità, un giorno o l’altro, non subisca la sorte dei Francescani dell’Immacolata?
Prima che si faccia il passo decisivo verso la Prelatura e che si giunga all’irreparabile, le ultime speranze sono riposte negli stessi capitolari: che non rinuncino alle loro responsabilità su ogni aspetto della questione.
In queste difficili circostanze, ci si augura che la loro coscienza si orienti fermamente lungo le strade della prudenza soprannaturale, anche se rischiano un confronto con coloro che ricercano impossibili compromessi a detrimento della battaglia per la Fede.
Per questo noi preghiamo San Giuseppe, Patrono della Chiesa Universale.

Continua a leggere

Condividi

Quando il cervello lascia il posto alla poltiglia, col compiacimento dell’interessato

Segnalazione di www.unavox.it 

di Belvecchio

Più tempo passa, più ci tocca sentirne, di belle e di brutte, ma soprattutto di sceme.
Siamo in quella che un tempo era la tranquilla provincia italiana, retta e governata dal buon senso, dal rispetto per le cose semplici e da quello che fino a qualche anno fa si chiamava “timore di Dio”. Ebbene, da questa provincia non più normale, giunge notizia dell’organizzazione di una inconcepibile corbelleria, denominata “festival dell’eresia”.

[chi fosse curioso di leggere il programma, i nomi dei promotori, dei “protagonisti”, dei sostenitori e dei patrocinatori, vada sul sito dello stesso comune
http://www.comune.trivero.bi.it/on-line/Home/articolo53018466.html?largefontsize]

Di primo acchito, uno ha un sussulto, tanto è imprevista la notizia, ma poi sorride beffardo, dicendo a se stesso che dopo che è da un bel po’ di tempo che si inventano, si organizzano e si celebrano i festival più disparati, che più astrusi sono e più sono applauditi, finalmente un bel festival dell’eresia ci voleva, quasi a mettere i puntini sulle i: cos’è il ribollire nauseabondo del mondo moderno se non una sorta di rigurgito incontrollato di eresie?
Sì, è vero, si tratta soprattutto di cose storte e di brutture, ma come potrebbero prendere piede tali cose se prima l’uomo normale non avesse deciso di voltare le spalle a Dio?
Quindi “eresie”, sia nel senso di dileggio e deformazione della Fede, sia nel senso figurato: di incredibili corbellerie, profuse a piene mani da chi ha ormai rinunciato a fare uso di quella ragione concessa da Dio all’uomo, unico nel creato, proprio perché fatto a Sua immagine e somiglianza.
Ma torniamo alla provincia italiana.
Questa bella pensata è venuta in mente ad un buontempone in quel di Trivero, un piccolo paesello vicino alla cittadina di Biella, oggi capoluogo di provincia.
Trivero conta circa 6000 abitanti, ed è collocato a poco più di 700 metri di altitudine nelle Prealpi Biellesi, che fanno parte delle Alpi Pennine, nel Nord-Ovest del Piemonte.
Ci si chiede: cosa diavolo è saltato in mente a questi alpigiani di organizzare il “primo festival dell’eresia”? Saranno mica matti?
Sembrerebbe proprio di sì, ma, cerca… e trovi che lo stesso manifesto di presentazione ricorda che questo piccolo centro ebbe nel 1307 una qualche notorietà, quando sul vicino monte Rubello, detto di San Bernardo, si asserragliarono Fra’ Dolcino e i suoi, incalzati dalle truppe mandate dall’Inquisizione e fuggiti dalla vicina Valsesia che avevano occupata per farne il focolare della loro comunità eretica.
Sul monte di San Bernardo, Dolcino e i suoi resistettero invano alle truppe del vescovo di Vercelli, Raniero degli Avogadro, che insieme ad altri armati del novarese, nella Settimana Santa del 1307, mise fine alla predicazione eretica del millenarista Fra’ Dolcino; che venne giustiziato il primo giugno, dopo aver assistito al rogo della sua compagna, Margherita da Trento, e del suo luogotenente, Longino da Bergamo.
Si comprende quindi come certe menti suggestionate da questo fatto medievale, abbiano potuto inventarsi una sorta di valentia locale da ricordare, tuttavia immeritatamente, poiché, vista l’esperienza devastante vissuta nel 1300 dalla gente del luogo, la stessa vicenda di Fra’ Dolcino fu lungi dall’entrare nella loro memoria storica, almeno fino a quando, nell’800, il massone avvocato Brofferio non ebbe la bella pensata, ovviamente interessata in chiave anticattolica, di costruirci su una sorta di leggenda, debitamente corredata di spiriti e anime prave vaganti, di grotte iniziatiche e di tesori nascosti da ricercare, sia metaforicamente, sia praticamente.
Insomma, sulla disgraziata vicenda del frate invasato, finì col costruirsi un’altra ottocentesca falsa epopea libertaria, colma di invenzioni e di favole pur di nuocere alla Chiesa cattolica.
Come si fa a guardare a questa moderna iniziativa piemontese senza andare col pensiero al massone Brofferio e ai suoi sodali di allora e di oggi… affatto scomparsi in Piemonte?
Ma ritorniamo ai giorni nostri, quando leggiamo sulla presentazione di questa bella pensata, patrocinata dalle attuali autorità locali, provinciali e regionali, un breve discorrere di un certo don Luigi Ciotti, prete ultramoderno che di professione fa il lottatore continuo contro quelle che lui ritiene siano le ingiustizie contro i deboli.
Ma prima di leggere ciò che scrive don Ciotti e di renderci conto di come egli veda le cose dal suo osservatorio personale, è meglio dare un’occhiata a questa sua foto con Papa Bergoglio, dove li si vede camminare e chiacchierare mano nella mano… forse questa foto spiega qualcosa!

Don Ciotti presenta, nientemeno, che una sorta di inno all’eresia, ovviamente vista in chiave ciottiana.

Secondo lui, l’eresia sarebbe una “scelta”. E’ vero, ma egli si dimentica di aggiungere che è una “scelta personale”, il che, lungi dal richiamare la scelta del bene rispetto al male, ricorda che la “scelta personale”, fondata sul libero arbitrio di cui Dio ha dotato l’uomo, può solo allinearsi ai Comandamenti di Dio e agli insegnamenti e ai precetti della Chiesa cattolica, che è la Chiesa di Dio;  ogni altra scelta discordante è un rifiuto di Dio.
Quindi, piano con le affermazioni che sembrano intelligenti e che sono invece fuorvianti.
E lo stesso Ciotti lo confessa quando afferma che l’eretico ama la ricerca della verità più che la verità. E lo confessa senza rendersene conto, poiché lascia intendere che “ricercare” la verità, scartando quindi quella offerta da Dio tramite la Sua Chiesa, sarebbe un merito; il che è falso, anche perché o uno la verità la conosce e quindi non ha bisogno di andarla a cercare o uno non la conosce e quindi invano si affannerà a cercarla, poiché anche quando la trovasse, non conoscendola, non la riconoscerebbe.
A questo serve la Chiesa cattolica: a offrire agli uomini la Verità di Dio. Altro che andarla a cercare!
Ma don Ciotti è pervicace nei suoi errori e si permette di affermare che l’eretico – che sarebbe un buono – è colui che non si accontenta “dei saperi di seconda mano”. Ora, sfortunatamente per lui, l’insegnamento e il sapere della Chiesa cattolica sono di ben più che di seconda mano, ma di ennesima mano, eppure sono i soli saperi e i soli insegnamenti veri che l’uomo deve far suoi perché insegnati direttamente da Dio. E come insegna Gesù Cristo stesso: “chi crederà sarà salvato, chi non crederà sarà condannato” (Cfr. Mc. 16, 16).
Quindi, niente eresie, niente ricerca della verità, ma solo adesione con l’intelletto e col cuore, con l’intelligenza e la volontà, a quanto insegnato da Dio tramite la Sua Chiesa.
Chi fa l’“eretico” sarà condannato.
E se l’eretico è “chi ha il coraggio di avere più coraggio”, come dice don Ciotti, è indubbio che oggi colui che ha più coraggio, lungi dal pretendere di fare l’eretico, è chi rifiuta i discorsi degli uomini – don Ciotti compreso – per darsi tutto agli insegnamenti di Dio, fossero anche di ennesima mano.
Se questa è la presentazione dell’iniziativa, non si può dire che sia una cosa intelligente.
Sia perché tra i chiamati “protagonisti” figurano personaggi presi qua e là, tra cui un falso ecclesiastico e un falso teologo di cui non facciamo i nomi per carità cristiana; sia perché gli stessi concetti vengono ripresi e ripetuti: “promuovere un festival che rappresenti un momento di riflessione sull’eresia, intesa come scelta e ricerca di verità, sia in campo religioso, sia…”; il che può significare solo una cosa: promuovere l’errore di contro alla Verità rivelata da Dio, in nome di un superomismo titanico che è lo stesso che ha portato il mondo allo stato miserando in cui si trova oggi e che mira ad andare oltre, fino alla devastazione totale dell’uomo, della famiglia e della società.
Dio permettendo!

Continua a leggere

Condividi

Ratzinger difende Bergoglio: "Basta stolti pregiudizi contro di lui" e noi non ci stupiamo affatto!

La lettera inviata dal papa emerito Benedetto XVI a mons. Dario Edoardo Viganò
DEDICATO ALLE “VEDOVE RATZINGERIANE”:
Ecco l’ennesima prova del disastro conciliare ratzingeriano, che ammette la continuità con Bergoglio e la differenza di stili, come noi abbiamo sempre sostenuto, anche in riferimento agli altri “occupanti” fino a Roncalli (N.d.r.)
Lettera di papa Benedetto XVI alla vigilia del quinto anniversario di Bergoglio: “Tra i due pontificati c’è continuità interiore”
di Sergio Rame
“Tra i due pontificati c’è una continuità interiore”. Il papa emerito Benedetto XVI difende il magistero di papa Francesco di cui, domani, ricorrerà il quinto anno dall’elezione.
Dopo mesi segnati profondamente dalle polemiche intestine e dai dubia sollevati da diversi cardinali, a fare da schermo a Bergoglio è proprio Ratzinger che oggi ha scritto una lettera al prefetto della Segreteria per la comunicazione, monsignor Dario Viganò. “Papa Francesco – si legge nella missiva – è un uomo di profonda formazione filosofica e teologica e aiutano perciò a vedere la continuità interiore tra i due pontificati, pur con tutte le differenze di stile e di temperamento”.
Non è la prima volta che Benedetto XVI manifestando sintonia con Papa Francesco. Oggi l’occasione gli viene dalla presentazione della collana La teologia di Papa Francesco (edita dalla Lev), ma arriva alla vigilia del quinto anniversario dalla nomina di papa Francesco. Nella lettera Ratzinger plaude apertamente all’iniziativa editoriale che, a suo dire, “vuole opporsi e reagire allo stolto pregiudizio per cui papa Francesco sarebbe solo un uomo pratico privo di particolare formazione teologica o filosofica, mentre io sarei stato unicamente un teorico della teologia che poco avrebbe capito della vita concreta di un cristiano oggi”. Nella lettera personale inviata al prefetto della Segreteria per la comunicazione, il papa emerito ringrazia di aver ricevuto in dono gli undici libri scritti da altrettanti teologi di fama internazionale che compongono la collana curata da don Roberto Repole, presidente dell’Associazione Teologica Italiana. “I piccoli volumi – aggiunge Benedetto XVI – mostrano a ragione che papa Francesco è un uomo di profonda formazione filosofica e teologica e aiutano perciò a vedere la continuità interiore tra i due pontificati, pur con tutte le differenze di stile e di temperamento”. Continua a leggere

Condividi

How Tribalism Becomes Satanism

Segnalazione di Tradition in Action
Atila Sinke Guimarães
HOW TRIBALISM BECOMES SATANISM  –   Considering that Pope Francis seems to be embarking on a full-steam campaign to promote tribalism – we saw him in Chile and Peru this past week declaring that “Amazonia is the heart of the Church,” – I thought it timely to warn my readers about the dangers of this move. Toward this end, I first recommend that they read the article by Prof. Plinio Corrêa de Oliveira on this topic. But I also want to translate into simple terms what tribalism is.

forbidden to forbidThe motto ‘It is forbidden to forbid’ painted on Paris; below, a 1968 student & workers march against authority announcing ‘We will win’– and they did
march 1968

We are all suffering the deleterious influence of the 1968 Sorbonne Revolution, which in the United States is almost unknown by this name because here the fruits of that Revolution are generally referred to as the “Cultural Revolution of the ‘60s,” which found its most expressive landmark in the hippie Woodstock festival in 1969.
Independent of the name used here or abroad, what counts is that the Revolution in customs can be summarized by three of its slogans: “It is forbidden to forbid,” “Death to reason” and “Imagination rules.”
We have seen many consequences of the application of these moral-philosophical mottos. Among many: the disappearance of morality in society, logic in thinking, respect for superiors, good behavior in families, decorum in dressing and propriety in language.
These liberal-anarchical manifestations had immediate reflections in the political-administrative spheres, such as the increase of feminist laws pretending that women are equal to men, as well as the concession of legal rights to abortionists and homosexuals.  Continua a leggere

Condividi

Piacenza: no ai preti che chattano sui social durante le confessioni, «atto gravissimo»

Ebbene, questo è troppo perfino per i conciliari…sebbene la loro autorità sia in grado di conferire significati anomali alla Confessione che è il Sacramento della Penitenza e della riconciliazione con Dio a causa dei propri peccati. Attrizione, contrizione, accusa, perdono/assoluzione e penitenza sono le caratteristiche fondamentali per il Cattolico che si confessa. Non pare questo tra i modernisti…(n.d.r.)
LE NEWS DALLE CHIESE OCCUPATE DAI “PRETI CONCILIARI”

http://www.lastampa.it/rw/Pub/p4/2018/03/05/VaticanInsider/Foto/RitagliWeb/C-era-una-volta-la-confessione.-Tra-fughe-e-ritorni-il-volto-di-un-sacramento-in-continua-evoluzione_articleimage-kTtB-U11012690568627J4G-1024x576%40LaStampa.it.jpg

Lectio del Penitenziere Maggiore al corso sul Foro interno al via oggi a Roma: «La confessione è ascolto e incontro con Dio, non si entra in confessionale col cellulare acceso»

CONTINUA SU:
http://www.lastampa.it/2018/03/05/vaticaninsider/ita/vaticano/piacenza-no-a-sacerdoti-che-chattano-sui-social-durante-le-confessioni-un-atto-gravissimo-CTbwhhM8GqA0wAaEPwt76H/pagina.html Continua a leggere

Condividi
1 7 8 9 10 11 12 13