"Strategia del carciofo" Il lavoro del Quirinale e lo scudo a Gentiloni

Come aveva previsto Matteo Castagna, nell’intervista di ieri, il Presidente Mattarella prende tempo, in attesa che il centrodestra cerchi alleati, tra i singoli deputati e senatori, per avere una maggioranza in Parlamento. Intanto, c’è Gentiloni che continua l’ordinaria amministrazione…(n.d.r.)
Per trovare la maggioranza si va per esclusione «Ora non muoverà un dito». Un premier già c’è…
di Massimiliano Scafi
L’Europa lo invoca: «Abbiamo fiducia nel presidente». Il centrodestra, da Salvini a Tajani, lo incoraggia: «Contiamo sulla sua saggezza e la sua capacità».
Pure Di Maio lo blandisce: «Il capo dello Stato agirà con autorevolezza». Tutti lo guardano, tutti lo cercano, tutti aspettano un suo cenno, un coniglio dal cilindro, e lui che fa? Nulla, perché nulla è esattamente la cosa migliore da fare adesso. «In questa fase non muoverà un dito», dicono dal Colle, perché così saranno i partiti a muoversi. Mattarella non ha «chiusure pregiudiziali», è neutrale e vuole rispettare le indicazioni dei cittadini, dirà la sua al momento giusto.
La dirà ad aprile, quando i gruppi che saliranno al Quirinale dovranno presentarsi con una proposta concreta, fatta di programmi e numeri. Lì, dopo la decantazione post-elettorale, si vedrà se si riuscirà ad estrarre da due non-maggioranze un governo da dare al Paese. Essere subito troppo attivi può solo far precipitare la situazione. Continua a leggere

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Elezioni 2018: il chiodo fisso

di Marcello Veneziani
Il chiodo fisso
Fonte: Marcello Veneziani
Ora che si è chiusa la campagna elettorale, anziché metterci a fare i conti della serva sul voto, preferiamo tirare un bilancio diverso e chiederci se c’è stata una battaglia sui valori, un conflitto su temi ideali, storici e politici.
Non c’è stato alcuno scontro tra progressisti e conservatori, tra destra e sinistra, tra culture politiche, tra idee liberali e idee sociali o addirittura socialiste. È sparito ogni riferimento al voto cattolico.
L’unico scontro è stato su fascismo e antifascismo. Per riprendere il tormentone della campagna elettorale, la Repubblica ha affidato allo psicanalista Massimo Recalcati il chiodo fisso antifascista, riassunto in un titolo che sembra scritto dalla scuola di mistica fascista: “L’immortale desiderio del fascismo”.
Un titolo apologetico all’apparenza, che sembra scritto da un invasato del fascismo come categoria dello spirito e valore perenne. In realtà Recalcati – come dice il suo cognome – ricalcava lo schema del fascismo eterno, fissato dall’ideologo Umberto Eco; un tema che ai tempi di Stalin si chiamava “l’eterna reazione in agguato”.
Il fascismo immortale come alibi per l’antifascismo immorale. Continua a leggere

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Elezioni 2018, Matteo Castagna: "il centrodestra cercherà una maggioranza in Parlamento"

A cura di Nicola Pasqualato
Ho realizzato e messo in rete alcune interviste sull’esito del voto di domenica 4 Marzo ad esponenti politici, giornalisti, opinionisti, politologi. Ho ritenuto opportuno chiedere un commento a caldo anche a Matteo Castagna, che ieri pomeriggio mi ha risposto e rilasciato queste dichiarazioni, interessanti perché si comprende, anche tra le righe, che si tratta di persona che sa di cosa parla. Poi, si può essere o meno d’accordo con lui, ma di certo non si può dire che non sia chiaro. E’ l’opinione di un “addetto ai lavori”, con esperienza:

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Renzi è finito? Ok, ma risparmiateci Prodi, Veltroni e tutto quello che c'era prima

Risultati immagini per Renzi è finito
Segnalazione Linkiesta
Può piacere e può (molto legittimamente) non piacere lo stile Renzi. Ma se l’alternativa è il ritorno alla vecchia guardia della sinistra, allora vuol dire che il Pd si merita il grillisimo e l’antipolitica
di Francesco Cancellato

Che Renzi sia messo male, politicamente, è un fatto abbastanza incontrovertibile. Che il Pd attorno al 22/23% nei sondaggi pre-blocco sia oggettivamente un partito in una devastante crisi di identità, pure. Che il futuro del principale partito del centrosinistra italiano – ammesso che avrà un futuro unitario – debba essere qualcosa di diverso dalla Leopolda, è auto-evidente. Che a nessuno venga in mente, però, di tornare indietro, alla classe dirigente pre-rottamazione.
Lo diciamo, leggendo di padri nobili come Prodi che si posizionano, di ipotesi di segreterie Veltroni, o Franceschini. Di ritorni all’ovile, da protagonisti, di D’Alema e Bersani. No, grazie. Se c’è qualcosa che potrebbe essere anche più dannoso di un Renzi che si imbullona al Nazareno, è il ritorno del Pd-modello seconda Repubblica.
Lo diciamo ricordando – a loro, soprattutto – che il fenomeno Renzi nacque proprio da una crisi di rigetto di buona parte dell’elettorato democratico nei confronti loro, di quel blocco di potere immobile, autoreferenziale, esausto, incapace di costruire una visione politica che fosse tale, figurarsi di renderla affascinante agli occhi degli elettori.
Persino il Movimento Cinque Stelle, in fondo, iniziò a germinare proprio sulla critica radicale alla classe dirigente di centrosinistra della seconda repubblica, incapace, a dire di Beppe Grillo, di costituire un’alternativa reale a Berlusconi e ai governi di centrodestra. Il governo Monti, la prima grande coalizione, fu un regalo fin troppo gradito che produsse l’exploit del 2013.
D’accordo, Renzi non ha invertito la rotta, e il Pd ha continuato, pure con lui, la sua inarrestabile caduta. Ma se non ci fosse stato Renzi, probabilmente, staremmo parlando di numeri ancora peggiori. Senza Renzi, ad esempio, i governi Letta e Gentiloni sarebbero stati percepiti per quel che sono realmente stati, due esecutivi inconcludenti e timidi all’eccesso, senza alcuna idea – giusta o sbagliata che sia – sul futuro dell’Italia. Senza Renzi ci staremmo raccontando una legislatura democristiana e balneare, di pura gestione dell’esistente, senza alcun clamoroso fallimento, forse, ma senza nessuno slancio progettuale.

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La fiction progressista

di Marcello Veneziani
La fiction progressista
Fonte: Marcello Veneziani
La sinistra ritrova la sua unità quando si divide dagli italiani. È capitato l’altro giorno con le manifestazioni antifasciste, quando tutti – Renzi e D’Alema, Gentiloni e i centri sociali, Grasso e l’Anpi – si sono ritrovati assieme per celebrare un rito surreale, una seduta spiritica di piazza, cercando il Nemico Morto per ravvivare l’unità.
Ma in questo modo si sono separati dalla realtà, dal presente e dagli italiani che considerano davvero grottesca e anacronistica la sfida antifascista a un presunto fascismo rinato.
In realtà il neofascismo accompagna la nostra democrazia dalla sua nascita, nella doppia versione di neofascismo intramoenia, ovvero rappresentato in parlamento, e neofascismo extramoenia, ossia diffuso fuori dal parlamento. L’allarme viene evocato surrettiziamente da settant’anni, con ciclici punti acuti e ridicoli allarmismi.
Ma lasciamo stare la soap antifascista in malafede.
Vediamo cos’è oggi la sinistra. A parte i coriandoli della sinistra diffusa, c’è una sinistra di governo e una di risulta. Quest’ultima ha preso il nome di Liberi e Uguali. Continua a leggere

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Un nuovo Salvini e un nuovo Di Maio: comunque vada, l’Italia è in mano loro

di Marcello Foa
Un nuovo Salvini e un nuovo Di Maio: comunque vada, l’Italia è in mano loro
Fonte: Marcello Foa
Da qualche anno le elezioni si decidono allo sprint finale, nell’ultima settimana, confidando negli umori del cosiddetto “elettore liquido” ovvero quella parte dell’elettorato che è decisa ad andare alle urne ma non è motivata da convinzioni profonde. L’altro giorno, ad esempio, in un bar di Milano sentivo due giovani , seduti di fianco a me, che erano indecisi se votare Salvini o la Bonino. Com’è possibile? Direte voi. L’alternativa è estrema e profondamente contraddittoria ma plausibile in quella parte dell’elettorato che non segue costantemente la politica ma matura i giudizi orecchiandoli qui e là e che alla fine, senza ammetterlo pubblicamente e men che meno a se stesso, vota in maniera istintiva e subliminale, convinta dalla personalità del leader politico, più che dalle sue idee, dalla capacità di riconoscersi in lui o da un solo aspetto del suo programma.
Sia chiaro: la maggior parte degli italiani a questo punto ha già deciso ed è signficativo che i sondaggi da settimane registrino oscillazioni minime; però proprio perché l’esito sembra scontato, saranno proprio gli elettori liquidi a determinare le grandi svolte di queste elezioni, quattro in particolare:
– Il Movimento 5 Stelle finirà sopra il 28%?
– Il Pd chiuderà sotto il 20%
– Il centrodestra otterrà la maggioranza assoluta o solo quella relativa?
– Chi finirà in testa, la Lega o Forza Italia? Continua a leggere

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La trappola degli “opposti estremismi”: distrarre per non parlare della realtà

DISTRARRE DAI VERI PROBLEMI DEL PAESE CON LA FARSA DEGLI “OPPOSTI ESTREMISMI” CHE POI VEDONO AMPIAMENTE PIU’ “OPERATIVI” I CENTRI SOCIALI, NEL GIOCETTO SPECULARE AGLI INTERESSI POLITICI DELLA SINISTRA (N.D.R.)

di Enrico Galoppini
La trappola degli “opposti estremismi”
Fonte: Il Discrimine
Chi può essere così fesso da credere che nel 2018, in quest’Italia massacrata da oltre venticinque anni dai diktat euro-liberisti, svenduta peggio che ai saldi, occupata da oltre cento basi Usa e Nato, e sottoposta ad un “lavaggio del carattere” fatto d’immigrazionismo e genderismo, il pericolo per la famosa “gente comune” (quella che non milita, non si espone, non pensa e che vorrebbe solo starsene tranquilla) possa derivare da questi OPPOSTI ESTREMISMI”?
Naturalmente lo può credere solo un COGLIONE, oppure può fare finta di crederci chi ha tutto l’interesse a compattare quanta più gente possibile intorno al “rassicurante potere”. 
Ma per quanto mi riguarda, il giochino di Lorsignori è quanto mai scoperto, oltre che logoro e stantio. Loro vogliono che dei giovani italiani si ammazzino odiandosi senza alcun costrutto, ma ricordatevi che quando ci scapperà il morto i “mandanti morali” saranno tutti quelli che, in mezzo a questo circo di dichiarazioni, prese di posizione e petizioni di principio, non hanno fatto nulla per aprire gli occhi su chi veramente tira le fila di questo tipo di operazioni finalizzate a stornare l’attenzione sul classico falso problema, ed anzi han fatto di tutto per rinfocolare odi dal sapore anacronistico. Continua a leggere

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Gentiloni e il prossimo golpe italiano

di Antonio Serena

Gentiloni e il prossimo golpe italiano
«L’Italia avrà un governo stabile, la coalizione di centro sinistra sarà il pilastro di questo governo e non c’è il rischio di governi populisti o anti europei». Lo ha detto il presidente del Consiglio Paolo Gentiloni al termine dell’incontro con la Cancelliera tedesca Angela Merkel nel quale si è parlato delle votazioni italiane del 4 marzo. E ha aggiunto: «Le soluzioni di governo non le danno i sondaggi, le daranno gli elettori il 4 marzo. La mia opinione è che l’unico pilastro possibile di una coalizione stabile e pro europea può essere la coalizione di centro sinistra….Credo comunque che l’Italia avrà un governo stabile e non caratterizzato da posizioni anti europee».
Insomma, nello stesso momento in cui i sondaggisti  (Supermedia elaborata da YouTrend per Agi),  a poco più di due settimane dal voto, danno la coalizione di centrodestra al 36,7% e vicina a  raggiungere la maggioranza assoluta dei seggi, il  M5s al 28% e il  Pd solo al 22,8%., Gentiloni annuncia che il paese avrà quasi certamente un governo di centrosinistra.
A questo punto non resta che mandare a casa Piepoli e colleghi (anche se ormai i margini di errore dei sondaggi sono minimi), sbaraccare i seggi e formare l’ennesimo governo fantoccio suggerito da Bruxelles. Non è un’ipotesi molto improbabile, dal momento che a dire queste cose è non solo un postcomunista a cui qualcosa di stalinista dev’essere rimasto nel cervello, ma soprattutto il capo dell’ ultimo di quattro governi (Monti, Letta Renzi e Gentiloni) calati dall’alto, privi cioè di ogni legittimazione popolare per governare come indica la Costituzione quando afferma (art. 1) che l’Italia è una Repubblica, fondata sul lavoro (co.1) e che (co.2) la sovranità appartiene al popolo che la esercita nelle forme e nei limiti della Costituzione.
Le parole di Gentiloni sono gravissime in quanto continuano a vilipendere la sovranità del popolo italiano. Se infatti le sue parole rispondono a verità, le prossime consultazioni saranno inutili in quanto a Bruxelles hanno già deciso che governo dare all’Italia, attuando l’ ennesimo golpe con la nomina di un governo che sarà espressione di qualcosa di diverso da ciò che avranno stabilito gli italiani con il loro voto. Che, a questo punto, come sempre, conta poco o  niente, come non sono contate niente le indicazioni dei cittadini nei vari referendum sulla responsabilità giuridica dei magistrati, sull’abolizione del ministero dell’ Agricoltura o sul finanziamento pubblico ai partiti, tutte ignorate o travisate.
A questo punto gli italiani dovranno rassegnarsi: ad andare in pensione ad 80 anni, ad avere il 40% per cento di giovani disoccupati, a non poter decidere del proprio  futuro, ad accogliere altri milioni di “migranti” in cambio del benevolo visto dei banchieri europei sui nostri conti pubblici, a subire passivamente ogni forma di imposizione.
E tutto ciò nonostante le elezioni che si susseguono  nei vari  paesi europei diano conferma della volontà dei cittadini di sganciarsi dall’ Europa dei banchieri e dalle sue politiche fallimentari.
Stando così le cose, i cittadini italiani, il 4 marzo, possono tranquillamente disertare le cabine elettorali optando per una gita fuori porta. Allo stato attuale, sbaraccare questo  teatrino di nani e ballerine si presenta come  una missione impossibile.

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Io voto Gengis Khan

di Marcello Veneziani
Io voto Gengis Khan
Fonte: Marcello Veneziani
Io so chi vincerà le elezioni. Ha già la vittoria in tasca, a tavolino. Vorrei quasi dire imposto per legge elettorale. Vincerà più di quanto abbia vinto negli anni precedenti, facendo registrare numeri sempre più crescenti.
È una vittoria post-elettorale, una vittoria fondata sulla libera traduzione del voto ricevuto. Sto parlando dell’antico e rinomato PT, che è un fluttuante serpentone subparlamentare. Il Partito Trasformista.
Ho perso il conto di quanti hanno fatto il salto della quaglia e poi l’hanno pure replicato in direzioni inverse. Ne vedo tanti di precursori, troppi e fin troppo noti.
Il loro pittoresco testimonial è il mitico Razzi, che però è il meno trasformista di tutti e il più simpatico devoto di Kazzimiei. Continua a leggere

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Breve storia di sette anni infami

di Marcello Veneziani
Breve storia di sette anni infami
Fonte: Marcello Veneziani
Nel pieno di una deprimente schermaglia elettorale, guardiamoci indietro per capire come siamo arrivati a questo punto. Ricostruiamo la storia degli ultimi sette anni.
In principio fu la fine di Berlusconi. Messo fuori gioco da un mezzo golpe interno e internazionale, nel nome di una parola magica chiamata spread, cominciò per l’Italia il settennato più assurdo della nostra pur anomala storia.
Nell’arco di questi sette anni abbiamo assistito nell’ordine al suicidio della destra, al suicidio della sinistra, all’avvento sciagurato dei tecnici, alla crescita abnorme dell’antipolitica, alla morte e resurrezione di Berlusconi.
Il suicidio della destra ha un nome principale: Fini. Il suicidio della sinistra ha un nome principale: Renzi. E due sciami di complici.
Il fallimento dei tecnici ha il nome di Monti (e magari la faccia della Fornero), la crescita abnorme dell’antipolitica ha la chioma di Grillo e il faccino di Di Maio. E il vuoto che resta, la sedia vacante, ha il nome di Mattarella.
Il collasso della politica rispecchia il collasso della società; anzi è l’unico punto che congiunge il degrado della politica alla decadenza della società. Sullo sfondo c’è il tragico sorpasso dei decessi sulle nascite, dei vecchi sui giovani, più la fuga all’estero dei ragazzi più svegli, rimpiazzati dall’arrivo di clandestini. La società di massa si è fatta molecolare, sempre connessa e sempre più solitaria, abitata da narcisi astiosi. Continua a leggere

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