“Facciamoli schiantare”: la folle strategia della sinistra che farà (ancora) la fortuna dei Cinque Stelle

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“Facciamoli schiantare”: la folle strategia della sinistra che farà (ancora) la fortuna dei Cinque Stelle

La sinistra ha perso a causa di un continuo atteggiamento snobistico verso il M5S. Cosa potrebbe accadere ora? Potrebbe succedere che qualcuno a sinistra coltivi l’dea di “lasciarli fare perché si vadano a schiantare”. Ecco, è quello che sta succedendo. (di Giulio CavalliLEGGI)

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Non solo politica, Berlusconi ha paura per le sue aziende (e non vuole uscire dal gioco)

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Non solo politica, Berlusconi ha paura per le sue aziende (e non vuole uscire dal gioco)

In parallelo alla questione politica, i veri problemi del Cav sono nel destino delle sue aziende. Dall’affare Mediaset-Vivendi, al destino di Telecom, ecco perché Berlusconi non vuole mollare l’osso. (di Stefano CingolaniLEGGI)

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Putin stravince le elezioni, e da oggi comincia il suo declino

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Valdimir Putin ha stravinto le elezioni, e sarebbe bene che l’Occidente lo prendesse, finalmente, sul serio. Ma il mandato che si inaugura rischia per lui di essere quello della decadenza

Chissà se Vladimir Putin ha messo il broncio per questo 75% dei voti raccolto nell’elezione che lo manda al Cremlino per la quarta volta. In fondo è un dato molto inferiore all’indice di gradimento che, secondo l’autorevole e affidabile Levada Center, l’ha accompgnato per tutto il 2017, ben sopra l’80%. Scherzi a parte, adesso sentiremo la solita litania: ma non c’era Navalnyj, ma l’affluenza, ma i brogli… Ci sarà qualcosa di vero ma nulla di sostanziale. Perché bisognerebbe pure acconciarsi a deglutire il fatto che a tanti russi Putin piace. Così tanti che Putin sarebbe eletto presidente anche se non godesse del monopolio dei media, anche se i direttori delle fabbriche non incitassero gli operai ad andare a votare, anche se avesse per avversari dei politici veri e non le scartine (l’assente Navalnyj compreso) di questa tornata, anche se non avesse così tanto potere da considerare umiliante la sola idea di una campagna elettorale.
A noi pare strano ma può succedere. Per esempio se diventi primo ministro nel 1999, ovvero pochi mesi dopo che il tuo Paese si è dichiarato insolvente e ha subito la gogna del default e nel 2017 puoi dichiarare di aver estinto tutti i debiti dell’Urss. Se diventi per la prima volta presidente quando il Pil pro capite dei russi è di 1.300 dollari e torni presidente per la quarta volta quando lo stesso Pil è a quasi 12 mila. Se nel 2015, tra Ucraina, sanzioni e crollo del prezzo del petrolio, gli esperti prevedono che da te si sfascerà tutto e invece non capita. E così via.
Questa scontatissima rielezione è l’apoteosi di Putin. Il suo trionfo. Eppure, proprio in queste ore, torna alla mente il proverbio turco che Thomas Mann faceva citare a uno dei suoi Buddenbrook: “Quando la casa è finita la morte viene”. Per carità, Putin è in ottima salute e ha solo 65 anni. Ma la quarta presidenza rischia di essere, per lui e per la Russia che rappresenta, la più difficile di tutte.
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Vanitoso, iracondo e fan di Stalin. Controritratto del "mito" Pertini

Vanitoso, iracondo e fan di Stalin. Controritratto del "mito" Pertini

di Marcello Veneziani

Ah, Sandro Pertini, il presidente della repubblica più amato dagli italiani. Il presidente della gente, dei bambini, il fumetto con la pipa, il presidente-partigiano che esce dal protocollo. L’Impertinente. Il Puro. A quarant’anni dalla sua elezione al Quirinale, in un diluvio celebrativo, uscirà domani al cinema un film agiografico su di lui. Noi vorremmo integrare il santino raccontando l’altro Pertini.
Alla morte di Stalin nel ’53, il compagno Pertini, già direttore filo-sovietico dell’Avanti! e all’epoca capogruppo socialista celebrò il dittatore in Parlamento. Ecco cosa disse su l’Avanti!: «Il compagno Stalin ha terminato bene la sua giornata, anche se troppo presto per noi e per le sorti del mondo. L’ultima sua parola è stata di pace. (…) Si resta stupiti per la grandezza di questa figura… Uomini di ogni credo, amici e avversari, debbono oggi riconoscere l’immensa statura di Giuseppe Stalin. Egli è un gigante della storia e la sua memoria non conoscerà tramonto». Quell’elogio, mai ritrattato da Pertini, neanche dopo che si seppero tutti i crimini di Stalin, non fa onore a un combattente della libertà e dei diritti dei popoli. Continua a leggere

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Cinquestelle e Lega? Sono partiti “solidi” e vecchio stile (e vincono le elezioni per questo)

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Cinquestelle e Lega? Sono partiti “solidi” e vecchio stile (e vincono le elezioni per questo)

Il partito liquido è stata un’invenzione dei Veltroni nel 2008 e sembrava un’idea rivoluzionaria (ma anche il Cavaliere aveva questa idea di partito). Con le ultime elezioni, invece, si sono affermati i partiti “solidi”: Lega e M5S. (di Flavia Perina, LEGGI)

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Il de profundis centrista e "moderato"

di Mario Bozzi Sentieri 
Il de profundis centrista e "moderato"
Fonte: Mario Bozzi Sentieri

Tra le vittime dello smottamento del quadro politico italiano , provocato dal voto di domenica, c’è anche il cosiddetto centro moderato. E non è un dettaglio da poco. Ad essere venuta giù non è solo l’idea neocentrista, con un occhio a sinistra, di Casini e della Lorenzin, quanto soprattutto la vecchia logica del centrismo, inteso quale luogo di mediazione e di compromesso politico. A confermarlo le percentuali insignificanti degli ultimi nostalgici dello scudocrociato.

E’ “smottato” perfino il “mitico” collegio della Camera di Pergine-Valsugana, quello che fu di Alcide De Gasperi e di intere generazioni democratico-cristiane e poi della Margherita, dell’ Ulivo e del Pd d’ispirazione cattolica. A vincere, in quello spicchio di Trentino, è stato il candidato del centrodestra, un leghista, segno dello scarto politico provocato anche qui dalle ultime elezioni. Uno scarto politico che evidentemente non mette in discussione la forte identità cristiana della zona, ma gli dà nuovi significati, la rende anzi più diretta, più popolare, più vicina agli interessi concreti dei cittadini. E dunque l’ allontana dalla mentalità compromissoria tipica del vecchio democratismo, disponibile ai facili inciuci etici (quelli sul valore della vita, della famiglia, dell’ identità tradizionale), obbligandola a “radicalizzarsi” sul piano dei principi. Continua a leggere

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Psicanalisi del voto

di Marcello Veneziani
Psicanalisi del voto
Fonte: Marcello Veneziani
A una settimana dal voto si è presentato in studio l’italiano medio, responsabile e vittima del verdetto elettorale insolubile, e si è steso sul lettino chiedendo un referto medico sulle molle psicologiche che lo hanno spinto a votare così, complice la legge elettorale.
Gli è stato subito riscontrato un prima affezione cerebrale: l’elettore italiano vota contro, la molla che lo spinge a votare è più di contrasto che di sostegno.
Tra i moderati e i conservatori la molla che prevale è la paura – dei comunisti, dei delinquenti, degli immigrati, delle rivoluzioni. Tra i progressisti e i radicali la molla prevalente è l’odio –verso i nemici, per definizione fascisti, razzisti, sessisti, omofobi, reazionari, corrotti – e odio verso la realtà, le sue limitazioni, i suoi confini. Ma il dato che li accomuna è il voto contro.
Anche il voto grillino è un voto contro, però non nel segno della paura e dell’odio ad hoc; ma dello schifo generale, del disprezzo, un voto contro ogni potere. Voto per lui è contrazione di vomito. Vomito ergo sum.
Il voto contro ha una matrice nell’indole cristiana dell’italiano: il voto è un esorcismo all’insegna del “Vade retro”. Come il sesso così il voto non va espresso per piacere, ma solo per procreare un governo; il resto è dominio di Satana. Continua a leggere

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Quei legami tra la Casaleggio e Soros che i grillini bollano come fake news

Spunta un documento nel quale appare che la società ricevette dal 2017 248mila dollari per controllare militanti e candidati
di Fabrizio Boschi
Hai voglia a prendere il 33%. Del peccato originale non ci si libera mai. E non stiamo parlando di uno come Rocco Casalino a capo della comunicazione o dei soldi in nero pagati al milionario Grillo.
Ma della vera anima nera dei 5 Stelle: la Casaleggio Associati Srl.
Adesso spunta qualcosa di grosso che rende bene l’idea delle astuzie della Casaleggio Associati, ben avvezza a certi stratagemmi. Un documento della discussa Open Society Foundations (una delle più grandi fondazioni private al mondo che supportano gruppi per i diritti umani, con un budget annuale di oltre 900 milioni di dollari), la società che fa capo all’87enne miliardario americano George Soros (nato a Budapest in una famiglia ebraica, ha un patrimonio di 25,2 miliardi di dollari, una delle trenta persone più ricche del mondo), molto chiacchierato per le sue attività speculative (condannato per insider trading) e di una filantropia sospetta (ha spostato 18 miliardi di dollari alla Open Society Foundations per pagare meno tasse in quanto le donazioni sfuggono alle imposte), dimostra che la Casaleggio Associati ha incassato dalla Open Society Foundations di Soros, 248mila dollari dall’agosto 2017 al marzo 2018 per un progetto volto «a cambiare, a spingere gli elettori e i candidati alle elezioni politiche del 2018 a cambiare strategia su migrazioni ed euroscetticismo». E viene indicato pure un referente, Luca Elauteri, socio fondatore e amministratore dal 2004 della Casaleggio Associati con tanto di e-mail (info@casaleggio.it). Elauteri si occupa di Content e Social Media Strategy nell’ambito di editoria digitale e dei new media. Questo documento è stato scoperto da Alessandro Cerboni, bioingegnere di Arezzo, vice presidente di Assocompliance, per anni vicino al M5s che conosce tutti gli scheletri negli armadi della Casaleggio, una persona troppo intelligente e qualificata per restare con la banda Di Maio (infatti lo segarono alle «parlamentarie»). Continua a leggere

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Bannon: "Salvini e Di Maio facciano un governo insieme"

IL PUNTO DI VISTA DELL’EX IDEOLOGO DI TRUMP
Steve Bannon, l’ideologo dell’ultra destra americana che ha trascinato Trump alla vittoria, dice di sognare un governo italiano formato dall’alleanza tra Movimento 5 Stelle e Lega
di Raffaello Binelli
L’ex guru di Trump, colui che ha dato linfa alla “destra alternativa” americana, spregiativamente bollata dagli avversari come “populista”, si sofferma sulla politica italiana.
Lo fa con un’intervista al direttore de La Stampa, Maurizio Molinari. “Salvini e Di Maio? Il mio sogno è di vederli governare assieme”, dice Steve Bannon senza esitazioni. “Sono espressioni diverse dello stesso fenomeno e superano, assieme ad altre formazioni minori, la metà dei votanti”. Continua a leggere

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