La Sovranità non si contratta

di Adriano Segatori
La sovranità non si contratta
Fonte: Italicum
La Sovranità – questa con la S maiuscola – è innanzitutto una concezione mentale, una attitudine psicologica, un vero e proprio stile spirituale.
Una caratteristica dell’uomo è di parlare di ciò che non c’è più, e la salute ne è l’esempio più eclatante. Quando le persone si trovano mica si riferiscono i dati della pressione buona o la regolarità delle evacuazioni, ma elencano magagne, fastidi e disturbi variegati. Lo stesso identico meccanismo è in atto per altre questioni che riguardano la vita personale e collettiva.
Si sproloquia di famiglia e di educazione da quando la famiglia è stata falcidiata dall’egoismo individualista e dall’esercizio dei più disparati diritti viziosi, e l’educazione è stata scomunicata dall’esaltazione della spontaneità e indipendenza incontrollata. Si obbliga a decine di autorizzazioni e si proibiscono le foto scolastiche in nome della privacy da quando sui social network ognuno posta le rivelazioni più oscene della sua vita corporea e psichica. Si straparla di libertà e di democrazia quando le case sono trasformate in fortini e la vita del cittadino è costretta tra telecamere, inferiate e porte blindate.
Insomma, il vuoto reale è sempre riempito da un surrogato immaginario: è la legge di natura. Continua a leggere

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Che bello, è ritornato il nemico

di Claudio Risé
Che bello, è ritornato il nemico
Fonte: Claudio Risé
Tira aria nuova. Lo provano le parole: quelle ripetute fino allo sfinimento decadono e tra lo stupore generale ne tornano di antiche. Più secche, irritanti, ma forse anche più vere. Per esempio torna in auge la parola nemico, detta così, senza tante storie. Come ha fatto Donald Trump da Helsinki, prima dell’incontro con Vladimir Putin, quando in un’intervista alla televisione americana Cbs ha detto: “Penso che l’Unione europea sia un nemico. Non lo credereste, ma gli europei sono dei nemici”. L’affermazione non è presentata come una questione personale, anche se il grande pupazzo gonfiato con un Trump-infante con pannolino e cellulare in mano, issato nel cielo per 16 mila sterline davanti al Parlamento di Londra con la benedizione del sindaco Sadiq Khan avrà di sicuro avuto la sua parte nella questione, e altrettanto i cortei anti Donald nelle strade di Helsinki da dove il Presidente ha rilasciato l’intervista. Ma Trump rassicura: i nemici esistono, non è uno scandalo, né una novità. Anzi: “non significa che sono cattivi”, ha continuato il presidente Usa. “Significa che sono in competizione con noi”. Ecco un’altra volta il bambino con il suo scandaloso grido che sta cambiando il mondo: il Re è nudo.
Non siamo tutti amici. Non facciamone però una tragedia. Era la storia che ci raccontavano prima che era una farsa. Subito interviene allora lo spiumacciato establishment europeo con le accorate smentite e ferme condanne, come da copione: il Presidente del Consiglio Ue, Donald Tusk assicura che no! “Usa e Ue sono ottimi amici! Chiunque dica che sono nemici diffonde fake news”, brandendo il luogo comune più usato e usurato del momento per cercare di sistemare tutto. In realtà la fake new, durata fin troppo tempo, è quella che: “siamo tutti amici”. La novità assoluta è il ritorno in grande spolvero della categoria linguistica, affettiva e cognitiva dell’amico-nemico, che presiede da sempre alla vita umana, alle relazioni tra le persone, e naturalmente anche tra gli Stati. Ebbene sì: è vero che non ci vogliamo sempre bene; ma in ciò non c’è niente di male e non è il caso di farne chissà che storia. In genere, come dice il Puer Robustus Donald Trump è semplicemente perché “siamo in competizione”: meglio ammetterlo, piuttosto che truccare le carte. Continua a leggere

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Guareschi, del '68 se ne fece un baffo

di Marcello Veneziani

Come oggi (ieri per chi legge, n.d.r.), cinquant’anni fa, nel fatidico ’68, se ne andò all’altro mondo Giovannino Guareschi. Lasciò il mondo piccolo che aveva descritto come pochi, per raggiungere il mondo grande, quello dove abitava quel Signore che nella sua Casa dava consigli a un suo focoso dipendente in terra, don Camillo. Così almeno racconta Guareschi.

Se ne andò presto, Giovannino, a 60 anni, dopo una vita travagliata, tra campo di concentramento, carcere sotto il fascismo e sotto l’antifascismo, più una caterva di libri tradotti in tutto il mondo, di film assai popolari che rappresentarono quell’Italia favolosa del dopoguerra, e di avventure a mezzo stampa, come il suo impertinente Candido che ebbe un ruolo decisivo nella disfatta del fronte popolare socialcomunista alle elezioni del ’48.
Giovannino morì il 22 luglio del ’68 ma fece in tempo a scrivere il suo ultimo don Camillo dedicato ai giovani d’oggi. Il libro uscì postumo e segnava lo stridente contrasto tra il vecchio comunista Peppone (che l’anticomunista Guareschi aveva reso simpatico con la sua prorompente umanità), il coriaceo don Camillo e un giovane contestatore zazzeruto, che viaggiava in moto con borse borchiate e sfrangiate e un giubbotto nero con teschio e scritta “Veleno”. Che diventa per Guareschi il soprannome del ragazzo e anche la metafora della Contestazione. Giungono in paese a Brescello anche “i cinesi” che sconvolgono le geometrie ideologiche dell’italo-stalinista Peppone e spiazzano pure quelle religiose del parroco. Guareschi collega la contestazione all’avvento della società dei consumi. Per lui l’antagonismo tra i due fenomeni è solo occasionale, apparente, non sostanziale. Il consumismo divora il piccolo mondo antico e le vecchie fedi, ma cattura Peppone che lascia la bici e gira in spider rossa. Il consumismo è l’habitat del sessantotto. Continua a leggere

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Sovranisti al bivio tra Europa «leggera» e opzione Trump

del Prof. Paolo Becchi su Libero, 20/07/2018
L’immagine di Juncker, presidente della Commissione europea, visibilmente alterato e barcollante durante l’ultimo vertice Nato, rappresenta quello che attualmente è l’Europa meglio di qualsiasi altra cosa. L’asse franco-tedesco, di cui Juncker è l’espressione, è in coma, non etilico, ma comunque in coma.
Il gruppo dei paesi di Visegrad interagisce con gli Stati Uniti,e gli Stati Uniti hanno dichiarato apertamente sostegno alla Brexit, guerra alla Ue e appoggio a tutti quei Paesi come il nostro che con il nuovo governo hanno assunto un orientamento euroscettico. Diciamolo chiaramente: la politica di Trump non è per nulla «isolazionista», come sembrava dalla campagna elettorale. La politica estera americana è tornata completamente sotto il controllo dei neocon. Trump punta ora palesemente a disaggregare l’Europa, perché teme la crescita non solo economica ma anche politica della Germania. Forse non è un caso che Bannon in questi mesi sia così spesso in Italia, su «mandato esplorativo» di Trump o per proprio interesse, poco importa. Trump sta rivelando il vero volto della sua attuale amministrazione: a tutti gli effetti continua ad esercitare quel ruolo imperiale che gli Stati Uniti hanno avuto dal dopoguerra e che dopo la caduta del muro di Berlino, per alcuni anni, hanno esercitato da soli. Certo, ora c’è di nuovo la Russia di Putin, e anche la Cina, che si muovono sullo scacchiere internazionale, ma l’Europa?
Ecco, la strategia di Trump è evidente: puntare ad una disgregazione dell’Europa aiutando tutti quei movimenti populisti, sovranisti che stanno avendo successo in Europa. Qui si apre un grosso problema per l’Europa e per il nostro Paese in Europa. L’Italia si trova di fronte a due possibili strade: infliggere un duro colpo all’egemonia franco-tedesca oggi indebolita, sfruttando l’appoggio di Trump, ma correndo in questo caso il rischio di diventare la «testa di ponte atlantica» sul vecchio continente. Liberi dai vincoli europei, ma sudditi ancora una volta dell’Impero americano? Continua a leggere

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San Tommaso: si dimostra per natura che ogni potere viene da Dio

A cura di Carlo Di Pietro
DE REGIMINE PRINCIPUM
• Come dice il libro dei Proverbi: «II cuore del re è nelle mani di Dio; a tutto ciò che vuole, Egli lo piega». E questo lo confessa anche il famoso grande monarca d’Oriente, Ciro, Re dei Persiani, con un editto pubblico. Infatti dopo aver sconfitto Babilonia, che aveva raso al suolo, come narra la storia, disse queste parole, come risulta all’inizio del Libro di Esdra: «Così dice Ciro Re dei Persiani: – Il Signore, l’Iddio dei cieli, mi ha dato tutti i regni della terra». Da ciò risulta evidente che ogni dominio proviene da Dio come dal primo signore: cosa che si può dimostrare, come accenna Aristotele, mediante tre vie, cioè considerandolo in quanto ente, in quanto motore, in quanto fine.
• Sotto l’aspetto di ente: perché tutti i singoli enti si devono ricondurre al primo ente, come a principio di ogni ente, come ogni calore si deve ricondurre al calore del fuoco, secondo le spiegazioni di Aristotele nel secondo libro della Metafisica. Dunque, per la stessa ragione per cui ogni ente dipende dal primo ente, dipenderà da lui anche il dominio; poiché esso si fonda sull’ente; e su un ente tanto più nobile, quanto, per dominare sugli uomini di natura uguali, un uomo viene anteposto ad essi. Ma da questo uno non deve trarre motivo di insuperbire, bensì di governare con umanità il suo popolo, come dice Seneca in una lettera a Lucilio. Ecco perché nell’Ecclesiastico sta scritto: «Ti hanno fatto capo? Non mettere superbia: sii tra loro come uno di essi».  Perciò, come ogni ente dipende dal primo ente, che è la causa prima, così anche ogni dominio della creatura dipende da Dio come da primo dominante e primo ente.
• Di più: ogni pluralità procede dall’uno, e si misura con l’unità, come insegna il decimo libro della Filosofia Prima di Aristotele; dunque allo stesso modo anche la pluralità dei dominanti trae origine da un unico dominante, che è Dio. Precisamente come nella corte regale alle varie mansioni troviamo i rispettivi soprintendenti, ma tutti dipendono da uno solo, cioè dal re. Perciò Aristotele nel libro dodicesimo della Filosofia Prima dice che «Dio, cioè la causa prima, sta all’intero universo come il comandante, dal quale dipende tutta la molteplicità degli accampamenti, sta all’esercito». Perciò anche Mosè nell’Esodo chiama Dio condottiero del popolo: «Nella tua misericordia – dice – ti sei fatto condottiero del popolo che tu hai liberato». Dunque ogni dominio trae origine da Dio. Continua a leggere

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La sfida sociale ha bisogno di "pensieri lunghi"

di Mario Bozzi Sentieri
La sfida sociale ha bisogno di "pensieri lunghi"
Fonte: Mario Bozzi Sentieri
C’è bisogno di pensieri lunghi. A destra e a sinistra. Pensieri lunghi sui quali innervare i processi di cambiamento, politici e sociali. Pensieri lunghi che siano l’esatto contrario delle vecchie visioni ideologiche, dei rigidi (ed irrealistici) “manifesti” di stampo ottocentesco. C’è  bisogno soprattutto di rinnovati strumenti rappresentativi, in grado di dare voce alle istanze concrete della società, proiettandole su scenari più ampi. In questo ambito tutto da ripensare è il ruolo dei sindacati. E’ tema di questi giorni. Ed è un tema cruciale che non permette ambiguità.
Quando il Ministro per lo Sviluppo Economico e del Lavoro, Luigi Di Maio, pone la questione  della rappresentanza sindacale, con l’idea di “stimolare un processo di aggiornamento”, che cosa intende ? Vuole continuare a perseguire i percorsi di delegittimazione del mondo sindacale, portati avanti, negli ultimi anni dalla sinistra di governo, o  ipotizza altre ipotesi di lavoro ?  Intende assecondare le vecchie logiche conflittuali o guarda a più organiche soluzioni partecipative ?
In attesa di capire gli orientamenti del Ministro e più in generale dell’attuale esecutivo non ci sembra banale rilanciare il tema della cogestione, nel suo più ampio e compiuto significato. Continua a leggere

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L’avventura di un povero cristiano

Risultati immagini per Fontamaradi Roberto PECCHIOLI
L’avventura di un povero cristiano fu l’ultima opera letteraria di Ignazio Silone, l’autore di Fontamara. Uscita con grande successo nel fatidico 1968, racconta i convulsi mesi romani e napoletani di Pietro di Morrone, il monaco asceso al papato nel 1294 con il nome di Celestino V dopo lotte intestine di una chiesa corrotta, tornato dopo pochi mesi al suo eremo tra le montagne della Maiella a seguito dell’abdicazione che Dante chiamò “il gran rifiuto”. Silone intese rappresentare nel suo conterraneo abruzzese l’opposizione tra il singolo e la Chiesa, più ancora la divaricazione irriducibile tra l’uomo onesto e il potere.
Avventura quotidiana di poveri cristiani è diventata seguire i percorsi del cattolicesimo in disarmo. Credevamo che nulla potesse più stupirci di quanto esce dalla bocca di esponenti della gerarchia, ma ci sbagliavamo. Nelle ultime settimane hanno suscitato nuovo turbamento e rinnovato sconcerto due episodi significativi. Il primo è la telefonata tra Gianni Vattimo, filosofo marxista, conclamato omosessuale, alfiere del nichilismo postmoderno nell’insidiosa forma del cosiddetto pensiero debole, e l’inquilino di Santa Marta Jorge Mario Bergoglio. Tra i due, il cui approccio è stato forse favorito dalla comune condizione di coscritti della classe 1936, il più concreto è stato il pensatore torinese, il quale, stando alle ricostruzioni, avrebbe proposto al successore (o meglio, all’impostore, n.d.r.) di Pietro di mettersi a capo di una sorta di internazionale contro lo strapotere del denaro. Vasto programma, lodevole e largamente condivisibile, ma certamente distante dalla missione religiosa. Continua a leggere

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Ultim’ora! La Terza Guerra Mondiale è finalmente terminata!

di DMITRY ORLOV
cluborlov.blogspot.com
Sconosciuta ai più, la Terza Guerra Mondiale ha imperversato, fino ad ora, per quasi trent’anni dal crollo del Muro di Berlino. Era stata preceduta dalla Guerra Fredda, che era terminata quando Mikhail Gorbachev si era arreso all’Occidente, con la conseguente, confusa, dissoluzione del Patto di Varsavia. Nonostante questa capitolazione, l’Occidente non aveva mai abbandonato il suo progetto di distruggere il Patto di Varsavia, insieme a quel che rimaneva dell’ex Unione Sovietica, per poi conquistare e smembrare la Russia stessa. In mancanza di minacce militari da oriente, la NATO, insieme alla sua gemella parassita, l’Unione Europea, si era incessantemente espansa ad est, ingoiando una nazione dopo l’altra. Fino ad ora ha conquistato l’intero Patto di Varsavia, più la Moldova e i tre Stati Baltici ed è alla caccia delle ultime briciole dell’ex Unione Sovietica: Ucraina, Georgia ed Armenia. La ragione per cui nessuno in Occidente si è reso conto che, per tutto questo tempo, c’è stata la Terza Guerra Mondiale è che l’Occidente ha sofferto di un profondo collasso mentale, grave tanto quanto il collasso fisico dell’URRS. La Russia si è ripresa dal suo collasso, l’Occidente, probabilmente, non lo farà mai.
Anche se l’Occidente finge di combattere la Russia, questa è pura fantasia. Le capacità difensive della Russia sono tali che una strategia militare contro di essa non è neanche pianificabile. La dottrina militare russa afferma che nessuna guerra verrà mai più combattuta sul suolo russo: se dovesse essere invasa, trasferirebbe immediatamente gli scontri in territorio nemico utilizzando le sue armi a lunga gittata, dotate di un raggio d’azione che comprende il mondo intero. Precisa anche che risponderà ad ogni minaccia esistenziale usando le armi atomiche, se necessario. E così il Pentagono, con la NATO a rimorchio, non sogna neanche più di attaccare la Russia. Questa speranza, ad un certo punto, era tornata vitale quando gli USA avevano creduto che fosse possibile eliminare la capacità di deterrenza atomica russa utilizzando un “primo colpo” nucleare, ma, da allora la Russia si è riarmata con armi più avanzate di quelle in possesso, attuale o futuro, degli Stati Uniti e così quel sogno è ormai defunto. Continua a leggere

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Fuori l'Europa, dentro Putin: così Trump spariglia le carte

Segnalazione Linkiesta

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Fuori l’Europa, dentro Putin: così Trump ha cambiato il mondo (e si è messo nei guai)

In Usa reazioni inferocite dopo l’incontro Trump-Putin. Ed è comprensibile. Il vertice di Helsinki sancisce un enorme cambiamento, già in atto, per gli equilibri mondiali. Gli Usa non sono più amici di nessuno e corrono da soli. E per l’Europa e gli atlantisti non è un bel momento. (di Fulvio ScaglioneLEGGI)

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Berlusconi ha realizzato il sessantotto?

di Roberto Pecchioli
Berlusconi ha realizzato il  sessantotto?
Fonte: Ereticamente
Le piccole librerie e i bouquinistes di strada sono preziosi. Da loro si riescono a trovare vecchie edizioni, libri che si credevano esauriti, autori e testi dei piccoli editori, presidio di libertà. Visitando una libreria nel centro storico di una piccola città ci siamo imbattuti in un libriccino di poche pagine scritto nel 2011 dal filosofo e storico dell’arte Mario Perniola, scomparso recentemente. Intrigante il titolo, interessante il testo che si legge d’un fiato: Berlusconi o il ’68 realizzato…
La tesi dell’intellettuale astigiano è che il Cavaliere sarebbe la prova del successo della rivoluzione antropologica innescata dalle idee, parigine e californiane, del 1968. Strano davvero che le posizioni eterodosse di pochi pensatori considerati reazionari, insieme con voci potenti ma isolate tacciate di “rossobrunismo” (Costanzo Preve) vengano in qualche modo accolte, o almeno rivisitate, da un figura come quella di Perniola. Già estremista di sinistra, vicino all’Internazionale Situazionista in gioventù sino all’amicizia personale con Guy Debord, successivamente storico e filosofo dell’arte su posizioni assai critiche della post modernità, nemico del “pensiero debole”, protagonista di accese polemiche con Gianni Vattimo, presenta una tesi sorprendente e non priva di un certo fascino. Il cavaliere di Arcore sarebbe, nella visione dell’allievo di Luigi Pareyson, colui che ha realizzato quanto il Sessantotto aveva sostenuto.
Da insider del movimento (Perniola nacque nel 1941 e cominciò a intervenire nel dibattito culturale a metà degli anni 60) egli scorge nella figura di Berlusconi “quella volontà di potenza, quel trionfalismo farneticante, quella estrema volontà di destabilizzare tutta la società di cui il Sessantotto fu pervaso. Fine del lavoro e della famiglia, descolarizzazione, distruzione dell’università, deregolamentazione della sessualità, contro-cultura, e discredito delle competenze mediche e crollo delle strutture sanitarie, ostilità nei confronti delle istituzioni giudiziarie considerate come repressive, vitalismo giovanilistico, trionfo della comunicazione massmediatica, oblio della storie e presentismo spontaneistico, tutto ciò è ormai diventato realtà.” Continua a leggere

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