Viviamo in un totalitarismo glamour

di Diego Fusaro
Viviamo in un totalitarismo glamour
Fonte: Il Giornale
Diego Fusaro, 35 anni, docente all’Istituto Alti Studi Strategici e Politici (IASSP), è un filosofo che ha fatto del pensare altrimenti e ostinatamente contro il fondamento della sua riflessione, riuscendo però a scardinare il muro di gomma del pensiero unico imperante e del politicamente corretto.
La ragione c’è, ci spiega. Il sistema mediatico si configura come totalitarismo glamour, tratto tipico della società dei consumi, e deve dunque presentarsi ospitale per essere più convincente e, di conseguenza, tende ad accogliere tutti. Ha sempre funzionato così.
All’inizio della sua carriera, o anche di recente, lei ha vissuto dei momenti Off?
Le idee non dominanti, quelle per intenderci della classe non dominante sono da sempre non dico ostracizzate, ma quanto meno diffamate o considerate false in quanto tali. Quindi vivo e ho vissuto continuamente momenti Off.
Canone, forma e “mestiere” sono spesso osteggiati in ogni ambito artistico. Oggi tutto è performance, provocazione solipsistica, destrutturazione nella cultura del jet-set. Gli antichi modelli estetici dei popoli, ispirati al sacro e in grado di innescare empatia con il pubblico sono considerati con snobismo. Secondo lei sarebbe opportuno e, in ogni caso, possibile recuperare una dimensione estetica votata al Bello? Continua a leggere

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È il sonno dell’aggressività a generare bulli

di Claudio Risé
È il sonno dell’aggressività a generare bulli
Fonte: La Verità
È una segnaletica del dolore quella espressa dalle parole e i gesti dei bulli. Sono segni di rabbia o disperazione, non parole dotate di senso. Quelle non le possiedono ancora, non le hanno mai avute. Comunque non è davvero per il voto sul registro che picchiano il professore, o perché veramente odiano a morte il compagno più debole che cancellano la lavagna con la sua maglietta. Tecnicamente questi sono “acting out”, agiti che vengono da infelicità profonde, in un’esistenza priva di strutture e orientamenti motivanti. Consapevolezza e parola non ci sono. Se qualcuno potesse davvero ascoltare le loro rabbie, la loro infelicità, in quello sprofondare all’indietro nella regressione personale e collettiva (che in modi diversi ci riguarda tutti), udrebbe forse una richiesta d’aiuto, di incontro.
Sentirla per noi oggi è difficile perché abbiamo orrore e paura della nuda aggressività. Anche se poi ci cattura quella grondante gel dei talk show, o dei politici, quando ci viene servita come spettacolo per attirare la nostra attenzione. Lusingando e nutrendo così le nostre parti peggiori: volgari e violente come le loro, ma anche espressione del club degli aggressivi affermati. Che però non riconoscono nessuna parentela tra sé e quei bulli privi di parole e di uso di mondo. Continua a leggere

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Il profilo geopolitico della sudditanza italiana

Il profilo geopolitico della sudditanza italiana
di Paolo Borgognone 
Fonte: Gefira

1) Quando (e come) è iniziato lo “sganciamento” della sinistra italiana dalle masse popolari?
A sinistra, in quanto partito dei ceti borghesi, illuministi e proprietari sin dalla fine del XVIII secolo non si costituisce come riferimento delle masse popolari, con cui è anzi in conflitto. La sinistra ha “esordito” sulla scena europea con il genocidio della Vandea, in cui le masse popolari considerate tradizionaliste furono sterminate dai giacobini… Nel XIX secolo la sinistra fu, in Italia, il partito di riferimento della nuova borghesia industriale e il socialismo non nacque, originariamente, come ideologia di sinistra ma comunitaria. La sinistra incontrò successivamente, diciamo all’inizio del XX secolo, le masse popolari e fu l’interprete della fase dialettica del capitalismo ma col Sessantotto, momento fondante della nuova sinistra come partito della modernizzazione radicale dei costumi e dei consumi borghesi, la convergenza tra sinistra e popolo, tra intellettuali progressisti e classi lavoratrici, era già nuovamente dileguata. Da lì in avanti, le strade degli intellettuali di sinistra europei e quelle dei ceti operai, lavoratori e subalterni si divisero irrimediabilmente, almeno dal punto di vista della precedente alleanza ideologica stabilita nelle fasi culminanti del trentennio glorioso del capitalismo fordista/keynesiano (1945-1975).
2) Perché la sinistra ha “abbandonato” gli ultimi e si è buttata sul carro del turbocapitalismo globale?
Perché la sinistra europea odierna è una forma di americanizzazione, un esempio lampante di “politica fashion” che guarda ai ceti agiati metropolitani, cosmopoliti, gay-oriented e con pretese intellettuali. Io credo che l’ideologia di riferimento della sinistra liberal e radical-chic, cioè il politically correct e la cultura della mobilità surmoderna, costituisca il versante sistemico del capitalismo globale. La democrazia liberale, cioè l’autogoverno dei ceti ricchi, è il modello politico che le classi dirigenti internazionali di “sinistra” proclamano, acriticamente, come una sorta di nuovo “paradiso in terra”. Ora, è ovvio che la democrazia liberale costituisca l’involucro politico migliore entro cui può svilupparsi il capitalismo odierno, finanziarizzato e digitalizzato. Per questa ragione, la democrazia liberale è anche il modello politico peggiore che le classi subalterne possano augurarsi perché in un contesto di liberalismo reale le istanze rivendicative, sociali, dei ceti lavoratori e subalterni non hanno alcuna possibilità di costituirsi né di trovare accoglimento presso i dominanti. La separazione tra la cultura di sinistra e le classi popolari è un fenomeno storico perfettamente in linea con il ciclo di riproduzione capitalistico odierno. Il capitalismo contemporaneo è infatti gauchiste, cioè animato da presupposti ispirati al principio della liberalizzazione dei costumi, dei consumi e dei desideri borghesi. La sinistra considera i diritti sociali dei lavoratori come un retaggio statalista e patriarcale di memoria “sovietica” e riconosce nella pseudo-cultura della mobilità la cifra degli odierni processi di “modernizzazione economica liberale” cui i partiti progressisti europei aderiscono convintamente. In Italia, il PD è il “partito liberale americano” ed è contento di esserlo. Ne prendo atto. Pace all’anima sua…
3) A chi giova / chi è dietro i tamburi dell’antifascismo in Italia (in assenza di fascismo)?
La narrativa dell’antifascismo in assenza di fascismo giova a quelle forze politiche, economiche, mediatiche e accademiche protese a cercare di puntellare i rapporti di forza e gli equilibri di classe esistenti nel regime del capitalismo liberale e della società di mercato. Nel 2018, in Italia, il mainstream ha riattivato i meccanismi politico-ideologici della strategia della tensione, questa volta in funzione antisovranista e, come del resto negli anni Sessanta/Settanta del secolo scorso, anti-russa. L’Italia è infatti un Paese sconfitto e a sovranità limitata o inesistente, una sorta di colonia della Nato. L’Alleanza atlantica non può permettere in alcun modo uno slittamento della politica estera italiana in direzione filo-russa. Non poteva permetterlo negli anni Sessanta/Settanta del XX secolo e non può consentirlo ora. I destinatari delle politiche globaliste di strategia della tensione sono quei partiti e attori sociali che si collocano fuori dal mainstream e che intendono stabilire rapporti di distensione e collaborazione con la Russia. La Russia è infatti il principale avversario geopolitico e culturale del globalismo e chi cerca l’alleanza con la Russia, a destra come a sinistra, viene demonizzato dal mainstream e finisce sulla black list della Nato e della Ue.
4) Puoi riassumere chi c’è dietro – in breve – il M5S e suoi scopi?
Il M5S è il nuovo partito della sinistra globalista camuffato da comunità mainstream “anti-corruzione”. Dietro il M5S ci sono i ceti professionali della nuova economia digitale che lo hanno fondato e l’ideologia liberale che determina la società liquido-moderna. Il M5S è un partito neoborghese a base elettorale popolare, meridionale, che chiede assistenzialismo. Il M5S parla di lotta alla casta, ma a quale élite si riferisce quando i suoi portavoce alzano i toni sull’argomento? Non certo alle caste capitalistiche internazionali, ai signori della moneta emessa a debito, ai magnaccia dello sfruttamento del lavoro flessibile e precario e ai generali arcobaleno della Nato che fanno le guerre per esportare all’estero i miti di fondazione gay-oriented e metrosexual della società occidentale. Il leader formale del M5S, Luigi Di Maio, è un politico mainstream. Parla di “lotta ai vitalizi” dei parlamentari, un argomento che fa presa sul pubblico generalista teledipendente ma che non ha alcun impatto sull’economia reale dell’Italia e, contestualmente, va alla City of London a giurare fedeltà eterna al regime del capitalismo globalizzato. Inoltre, il M5S è un partito favorevole alle politiche di apertura delle frontiere all’immigrazione e, per questo motivo, si connota come un soggetto politico ulteriormente interno al mainstream ideologico liberale. Io credo che il M5S sia stato costituito dalla upper class transnazionale che determina i processi di ingegneria antropologica postmoderna come strumento di marketing politico e gatekeeper funzionale a intercettare il voto sovranista e a canalizzare lo spirito di ribellione dei penalizzati e delusi dalla globalizzazione in direzione di un partito liberal-globalista e “sintetico”, più o meno camuffato da interlocutore “antisistema” dei ceti deprivati e oppressi.
5) Esistono – al momento – forze politiche credibili in Italia che abbiano veramente interesse a tutelare gli interessi degli ultimi, dei più poveri, di quelli che una volta erano rappresentati dalla “sinistra”
In Italia ci sono partiti che predicano un certo sovranismo elettorale tutto da verificare nella sua efficacia alla prova dei fatti. Personalmente, ho apprezzato la svolta “nazionale” della Lega e giudico Matteo Salvini un politico molto più intelligente e preparato di come il mainstream di sinistra lo va raccontando. Tuttavia, la Lega resta un partito fondamentalmente liberista in economia e filosionista in politica estera, per cui intrappolato in tutta una serie di contraddizioni politico-antropologiche che ne depotenziano il messaggio di critica alla globalizzazione che talvolta veicola con buone capacità comunicative. Reputo inoltre un passo in avanti notevole della Lega rispetto al passato mainstream di questo movimento l’aver candidato importanti economisti critici dell’euro quale strumento di governo neoliberista dei mercati privati internazionali, come Alberto Bagnai e Claudio Borghi. Inoltre, la Lega ha compiuto un salto di qualità notevole a livello culturale cominciando e approfondendo il confronto con pensatori del calibro di Alain de Benoist e Aleksandr Dugin. Auspico che la Lega prosegua, in ambito metapolitico, su questa strada intrapresa, recependo integralmente la lezione di de Benoist e Dugin. A sinistra, invece, ho stima di Marco Rizzo, leader del Partito comunista. Non condivido l’approccio ideologico marxista-leninista integrale di Rizzo, ma giudico questo esponente politico l’oppositore più lucido, coerente e combattivo del regime del capitalismo liberale e della “società aperta” tra coloro i quali, in Italia, si richiamano all’eredità del comunismo storico novecentesco.
6) Puoi spiegare all’europeo medio cos’è e a cosa serve in Italia un organismo tipo UNAR?
L’UNAR è uno degli apparati pubblici di polizia del pensiero tesi a reprimere chi osa dissociarsi dalla religione unica e obbligatoria del cosmopolitismo di sinistra. È interessante notare come i governi liberali contemporanei agiscano per promuovere la dittatura del nuovo conformismo morale politically correct tarato sul “gusto” delle “giovani classi medie globalizzate” e sedicenti trendy, in regime contestuale di precariato economico per i ceti subalterni. Il caso italiano è in questo senso paradigmatico. Il PD ha infatti varato pressoché simultaneamente l’UNAR che istituisce il regime del conformismo morale e il “Jobs Act” che inchioda le future generazioni alla schiavitù del lavoro flessibile e precario. Il regime liberale contemporaneo agisce dunque su due versanti: nella cultura, promuove la nuova morale politically correct, disponendo anche sanzioni ad hoc per chi contesta o si oppone al nuovo moralismo di maniera. In economia, vara leggi che implementano il potere di arbitrio del capitale che si autoalimenta e autolegittima nel perimetro della “società aperta” in nome della retorica mainstream della “libertà del profitto”.
7) Vedi una soluzione al fenomeno dei “migranti” a breve termine?  A cosa servono e chi c’è dietro le ONG in questo business?
È chiaro che il business dell’immigrazione è estremamente vantaggioso per le classi superiori, per l’oligarchia, per i professionisti della new economy che possono usufruire, grazie al nuovo esercito industriale di riserva costituito dai clandestini, di un corposo abbassamento dei prezzi dei servizi postmoderni di cui sono avidi fruitori. L’immigrazione di massa è utile ai padrini e ai figliocci del regime del capitalismo liberale mentre i costi sociali di tali politiche di revoca delle frontiere territoriali nazionali vengono irrimediabilmente scaricati sui ceti popolari, coloro i quali con gli immigrati devono conviverci senza poter usufruire delle loro prestazioni di manovalanza poco o punto retribuita. Il tema, comunque, mi appassiona poco perché praticamente non vi sono, in Italia, a livello della politica “che conta”, partiti e movimenti che prospettano soluzioni credibili al problema. Alcuni Paesi europei, quelli del “Gruppo di Visegrad”, si sono mossi per tempo e, grazie alla loro indipendenza monetaria, hanno potuto varare politiche efficaci di contrasto ai flussi migratori di massa. L’Italia, invece, un Paese ricattato da Bruxelles e amministrato da un governo non sovrano, ha abbattuto le proprie frontiere interne esattamente come le classi imprenditoriali multinazionali europee le avevano chiesto. Inoltre, in Italia, i partiti di destra mainstream che si dicono anti-immigrazione non hanno ancora voluto capire che non si può essere liberali e liberisti ma contrari ai flussi migratori di massa poiché le migrazioni odierne, in entrata o in uscita dal Paese, sono un epifenomeno del capitalismo. Per cui, questi partiti saranno credibili quando capiranno che la sovranità nazionale di cui si riempiono la bocca in campagna elettorale non è una categoria storica compatibile con l’apertura delle frontiere dello Stato ai cosiddetti investitori multinazionali della new economy.
8) Citando la ormai famosa frase di Warren Buffett “c’è stata una lotta di classe e l’abbiamo vinta noi”, come definire la figura di papa Francesco (nota la minuscola) in questa lotta di classe? È corretto poter dire che questo papa ha assolto / assolve un compito utile per la “classe” di cui parla Buffett?
Bergoglio ha inserito Emma Bonino e Giorgio Napolitano, cioè due esponenti politici italiani che la lotta di classe dalla parte dei ricchi la fanno tutti i giorni, nel suo personalissimo pantheon degli «italiani più grandi». La Cei (Conferenza episcopale italiana) si è schierata con il centrosinistra a guida Gentiloni-Bonino alle ultime elezioni politiche. Sì, essendo ormai una costola del partito transnazionale politically correct, e forse anche qualcosa in più che una semplice costola, penso che la gerarchia vaticana contemporanea abbia scelto da che parte stare in questo gigantesco conflitto di classe che connota le dinamiche di riproduzione globali del capitalismo “di terza fase”

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Comunione senza eccessi di zelo??? Un Cattolico le canta, con Fede e rispetto, a "La Vita del popolo" di Treviso

Risultati immagini per Vita del Popolodi Luciano Gallina (“Dr. S.L.”: titolo coperto da copyright e non sveleremo il perché)
IN FONDO SI PUO’ LEGGERE L’ARTICOLO CUI SI RIFERISCE LA LETTERA
Lettera Aperta
Direttore della Vita del Popolo Treviso
Vescovo di Treviso
Treviso 23-04-2018 Anno LIII E. CVII
CUI PRODEST?
Giochiamo a carte scoperte.
Peccando di presunzione, sono conosciuto e inviso alla Curia e alla Diocesi di Treviso.
Scrivo in riferimento all’articolo firmato da Lucio Bonomo (SIC), sulla Vita del Popolo del 22-04-2118 Anno LIII E. CVII n°15. Articolo dal titolo in prima pagina: CON FEDE E RISPETTO e titolo in terza pagina: ACCOSTARSI CON FEDE SENZA ECCESSI DI ZELO.
Pongo la domanda: Cui prodest? Continua a leggere

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Il Corriere della Sera si schiera: "L'islamismo uccide la nostra civiltà"

http://www.secoloditalia.it/files/2018/02/gori-vuole-il-patto-con-lislam.png

l’analisi del rapporto con i cittadini islamici che vivono in Italia, dalle colonne del Corriere del professor Angelo Panebianco, centra la questione Islam

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Mi piace al mattino l’odore dell’Impero in disfacimento

di Aidan O’Brien
Mi piace al mattino l’odore dell’Impero in disfacimento
Fonte: Comedonchisciotte
Gore Vidal preferiva il caos all’ordine. Con la sua saggezza riteneva che le forze centrifughe creassero delle fratture e degli spazi in cui la libertà riusciva a fornicare.
Visto come stanno le cose, questo è quanto di meglio possiamo sperare. Potremmo però anche accontentarci di ciò che accade intorno a noi. Perchè l’ingannevole complotto della gang anglo-americana, che ha colmato gli ultimi 200 anni di imperialismo liberale, sta perdendo colpi. La grande illusione si sta disfacendo.
Anche la grande scacchiera non è nella migliore delle condizioni. La strategia anglo-americana per il controllo dell’Eurasia è stata fatta a pezzi dagli Euroasiatici. Il nonno dell’ISIS, Zbigniew Brzezinski, probabilmente si sta rotolando nella tomba. Secondo lui, la geopolitica era solo egemonia. E questa è una cosa che, al momento, nessuno possiede, meno di tutti gli Anglo-Americani. Continua a leggere

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Il come ed il perché del Populismo

di Umberto Bianchi
Il come ed il perché del Populismo
Fonte: Ereticamente
Al termine di un confronto elettorale decisamente serrato, il verdetto uscito dalle urne ha, indiscutibilmente, premiato tutte quelle formazioni che, in qualche modo, si rifanno o sono considerate esse stesse “populiste”. Il riferimento vale sia per la Lega che per il Movimento 5 Stelle, il Presidente Usa Trump, la transalpina Lady Marine Le Pen, che, nel più recente passato per la Forza Italia dei tempi d’oro ed, addirittura, in tempi recentissimi, come da qualcuno azzardato, anche per il Renzi della primigenia versione “rottamatoria”. Un termine nella cui accezione è stato incluso un po’ di tutto ed il suo contrario.
Ma cosa intendiamo esattamente per “populismo”? Quale è l’esatta accezione politica in cui va collocato questo termine, oggidì tanto di moda? A volersi rifare alla lettera della storia dei movimenti politici, per “populismo” si intendono una serie di movimenti che, a fine Ottocento si svilupparono in disparati contesti. In Russia il Populismo fu rappresentato dai “narodnjki”, i cui più autorevoli esponenti furono il colonnello e professore di matematica dell’Accademia militare Pëtr Lavrovič Lavrov, fautore di un populismo in chiave socialista, assieme al suo divulgatore ed idelogo, il sociologo e critico letterario Nikolaj Konstantinovič Michajlovskij, avente per oggetto l’emancipazione delle masse contadine, partendo dalla comunità rurale/“obscina”. La Francia invece, iniziò con la Lega dei Patrioti di Paul Déroulède, che unitasi ad un altro movimento populista di massa, il Boulangismo (dal nome di Georges Boulanger, carismatico generale dell’esercito francese) si fece fautore di un nazionalismo radicale e revanscista, sempre connesso al sempre più diffuso malcontento delle masse, nei riguardi della giovane repubblica parlamentare francese, tanto da conseguire nel 1888-89, dopo aver ottenuto l’appoggio dei monarchici, delle significative vittorie elettorali. Negli Stati Uniti fu il Partito del Popolo (People’s Party), noto anche come Partito Populista (Populist Party), sommariamente chiamati “Populisti”, quale partito istituito nel 1891 negli Stati Uniti d’America che, durante il periodo “populista”, prese piede verso la fine del XIX secolo. Supportato dalle classi meno abbienti, soprattutto da coltivatori ostili verso le élite in generale, ebbe il suo culmine tra il 1892 e il 1896. Continua a leggere

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Avere o no un governo non cambia la situazione, siamo ancora occupati dagli americani

di Massimo Fini
Avere o no un governo non cambia la situazione, siamo ancora occupati dagli americani
Fonte: lospecialegiornale
Siria nel caos, parla a Lo Speciale il giornalista, scrittore e storico Massimo Fini, da sempre sostenitore del diritto all’autodeterminazione dei popoli e molto attento alle dinamiche nel mondo arabo. Fra Russia e America è guerra di minacce, fra tweet di Trump che annunciano imminenti attacchi contro i russi, e Mosca che accusa l’America di voler far sparire le prove che scagionerebbero Assad dall’accusa di aver sferrato l’attacco chimico su Duma. Ma quali sono le reali intenzioni di Trump? Vuole davvero scatenare una guerra dagli esiti devastanti, oppure alla fine si limiterà come già avvenuto in passato, a colpire obiettivi secondari senza toccare le basi russe?
Fini, a che punto siamo? Scoppierà la guerra fra russi e americani in Siria con il probabile coinvolgimento anche di Cina e Iran a protezione di Assad e con Francia e Gran Bretagna al fianco degli Usa?
“Non credo che Stati Uniti e Russia arriveranno ad uno scontro frontale, come sempre avvenuto si faranno la guerra per interposta persona. Trump ha interesse ad avere buoni rapporti con Putin e una guerra non gli conviene. Il vero problema  in Medio Oriente è rappresentato da Israele che attacca e bombarda fuori da ogni regola. Sono certo che se scoppierà la terza guerra mondiale sarà soltanto per colpa degli israeliani. La vicenda di Gaza è terrificante. Sparano sulla popolazione e rifiutano le ispezioni internazionali”. Continua a leggere

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Ecco perché l'Italia dovrebbe sostenere la Siria di Assad

http://www.ilprimatonazionale.it/wp-content/uploads/2018/04/Siria-bandiera.pngdi Eugenio Palazzini
La Siria non ci riguarda, se la vedano americani e russi. Noi abbiamo ben altri problemi da risolvere e in ogni caso chi volete che interpelli l’Italia, non abbiamo alcuna voce in capitolo. E poi parliamoci chiaro, perché dovremmo immischiarci negli affari di una nazione araba, al massimo limitiamoci a offrire il nostro sostegno agli Stati Uniti, anzi no alla Russia di Putin. Facciamo così, evitiamo proprio di esporci che è meglio. E’ questa una litania ricorrente, degna del miglior spirito fatalista e disincantato dei tempi. E’ al contempo però la visione più ottusa e insensata nei confronti della questione siriana. Ci sono infatti almeno quattro motivi fondamentali per cui non è ammissibile che l’Italia stia a guardare, che ci impongono anzi una presa di posizione chiara a sostegno della Siria di Assad. Ecco quali. Continua a leggere

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