Are you ready to watch Paul the Apostle of Christ?

Segnalazione di Tradition in Action

Paul the Apostle of Christ, Passion Flowers & Water Rights

Our Featured Articles:
Have you seen the movie Paul, Apostle of Christ? Is it worth seeing? Fr. Paul Alvarez offers a review of the film starring Jim Caviezel as St. Luke and James Faulkner as St. Paul.  He points out shadows and lights in the production, offering some guidelines to help you better analyze as a Catholic what you are viewing.
The final verdict on the 8th World Water Forum  held in Brazil last month is out: Its goal is to encourage an anti-hierarchical fanaticism. This forum, promoted by the UN and applauded by the Vatican, uses water rights as a new ploy to promote egalitarianism and a One World Order.  Read the final analysis of the series of articles we posted on the event here.
Most of the rich symbols of the Passion of Our Lord have their roots in the Middle Ages, but there is one that comes from the American Continent. It is the exuberant and beautiful Passion Flower. The early Spanish and Portuguese missionaries saw this flower as a gift from God and used it to help explain Passion of Christ to the natives.
Catholic Psychology: The Four Temperaments
What is your temperament? Choleric, melancholic, sanguine, phlegmatic? This is the Catholic way to better understand yourself, your spouse, your children and those around you. Based on Catholic sources, Dr. Marian Horvat explains how to identify and work with the temperament God gave you. (50 min. CD)
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Ezra Pound e la Teosofia

Ci viene segnalato questo articolo che da cattolici non si può che condividere. Ovviamente non è nostro intento quello di dire che Ezra Pound non abbia scritto belle poesie o altre cose buone in merito alla politica. Certamente, come per tanti altri scrittori, che potremmo definire “di area” occorre usare un certo discernimento. Nel caso di specie, attenzione al retroterra indicato, che non è compatibile con la Fede. (n.d.r.)

Segnalazione del Centro Studi Federici

Ezra Pound e la Teosofia, di don Francesco Ricossa (dalla rivista “Sodalitium”, n. 67, dicembre 2015)
 
Basta uno sguardo. La nobile figura del poeta Ezra Pound impone rispetto a chi ne mira i tratti. Ancor più meritano rispetto le sue catene. Il poeta che cantò la bellezza dell’Italia del medioevo e del rinascimento, e che condannò l’usura, l’uomo che rimase fedele pur sapendo di andare incontro alla umana sconfitta, non può che suscitare istintiva ammirazione. Proprio per questo ho pensato fosse mio dovere mettere in guardia i cattolici fedeli alla tradizione, affinché il rispetto per l’uomo non si tramuti in adesione al pensiero di Ezra Pound. Il militante cattolico ha da essere cattolico: né liberale, né socialista. E se alcuni – in materia economica – sono tentati dai principi del liberalismo, altri non evitano gli errori del socialismo, anche quando si illudono di seguire una “terza via” che non è, però, quella segnalata dal magistero della Chiesa (che non è terza, ma ben precedente le altre due). Tra costoro, sono moltissimi coloro che si rifanno esplicitamente o implicitamente, direttamente o indirettamente, al pensiero, o al nome di Ezra Pound. Non è mia intenzione, in questa sede, esaminare questo pensiero. Mi limiterò esclusivamente a informare i nostri lettori sugli ambienti nei quali questo pensiero trovò la sua origine culturale, in modo tale che dalla fonte si possa meglio valutare il corso d’acqua dal quale dovremmo – secondo alcuni – abbeverarci. A questo scopo, mi farà da guida il volume di Luca Gallese, Le origini del Fascismo di Ezra Pound (Edizioni Ares, Milano, 2005), che può essere completato da Il Dio di Ezra Pound. Cattolicesimo & religioni del mistero (Edizioni Ares, Milano, 2011), di Andrea Colombo. La casa editrice Ares è, come si usa dire, “vicina all’Opus Dei”, e ha una collana “poundiana”. E gli autori sono entrambi estimatori di Ezra Pound, tanto che il volume di Gallese si onora di una prefazione di Giano Accame, e quello di Colombo di una introduzione di Mary de Rachewiltz, la figlia del poeta. Quanto risulta dai due volumi citati, particolarmente da quello di Gallese, non viene quindi da fonti ostili al cattolicesimo, e neppure da fonti ostili a Pound. Eppure, è evidente il debito culturale che Pound ha nei confronti del movimento Teosofico del colonnello Olcott e di Madame Blavatski, e quindi con il mondo massonico e occultistico. Da qui il titolo del nostro articolo.

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Il vaso di coccio israeliano tra i vasi di ferro occidentale ed eurasiatico

Questo sito aderisce agli ashtag #iostoconassad e #iostoconputin 
di Alastair Crooke
Il vaso di coccio israeliano tra i vasi di ferro occidentale ed eurasiatico
Fonte: Aurora sito
La recente serie di eventi porta Israele a ripiegarsi; o almeno, a una profonda riflessione esistenziale, nel settantesimo anniversario della fondazione. La profondità di questa introspezione piuttosto ansiosa è diventata esplicita nella discussione ospitata da Yediot Ahronoth, il più importante giornale israeliano, tra sei ex-capi del Mossad, il servizio d’intelligence israeliano. L’irruzione più diretta in questo stato d’animo cupo era la dichiarazione alla Knesset(parlamento) secondo cui la popolazione tra Giordania e mare era esattamente bilanciata, 6,5 milioni per parte, tra israeliani e palestinesi. Certo, l’uguaglianza demografica si sarebbe verificata a un certo punto, lo sapevano tutti. Non è quindi una sorpresa; ma è uno schiaffo della realtà, nondimeno. Queste cifre furono pubblicate dalle IDF e sono quindi difficili da contestare. Questo momento di realtà riduce così la capacità di certi israeliani di persistere col pio desiderio che i palestinesi sia assai di meno. Questa svolta enormemente simbolica è qui, è arrivata. La domanda su quale tipo di Stato sarà Israele non è più teorica. Uno dei sei ex-direttori del Mossad, Pardo, rispondeva alla domanda qual è, secondo lei, la peggiore minaccia alla sicurezza nazionale israeliana?: “La peggiore minaccia, è il fatto che tra il mare e il fiume Giordano c’è un numero quasi identico di ebrei e non ebrei. Il problema centrale dal 1967 ad oggi è che Israele, per l’intera dirigenza politica, non ha deciso che Paese essere. Siamo l’unico Paese al mondo che non ha definito i propri confini. Tutti i governi vi si sono sottratti… Se lo Stato d’Israele non decide ciò che vuole, alla fine ci sarà uno Stato unico tra mare e Giordano. Questa è la fine della visione sionista“. Continua a leggere

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Siria, un’altra guerra «fino a prova contraria»

COSA DICE L’ESTREMA SINISTRA SULLA GUERRA IN SIRIA
di Alberto Negri
Siria, un’altra guerra «fino a prova contraria»
Fonte: Il Manifesto
Sintesi- “Questo è stato ed è essenzialmente il conflitto siriano: un attacco al maggiore alleato di Teheran, all’unico Paese arabo che si schierò con gli ayatollah nella guerra di Saddam Hussein all’Imam Khomeini nel 1980. Se adesso diventa anche una guerra contro la Russia dipende dall’intervento Usa: si va da un’opzione limitata, come un anno fa con il lancio di missili, a una più allargata che rischia di mettere in conflitto Washington con Mosca.
Assad nel 2011 volevano farlo fuori un po’ tutti: la Turchia, le monarchie del Golfo, gli americani e Israele, lo stato che più di tutti si giova dalla disintegrazione delle nazioni arabe. Un tragico giochetto che non cambia mai e che ora è rafforzato dall’arrivo al posto di consigliere della Sicurezza di John Bolton, il quale tempo fa ha dichiarato “che il migliore accordo da fare con l’Iran è bombardarlo”.
Tira aria di guerra su una guerra che non finisce mai. Vedremo cosa faranno adesso gli Usa che dichiarano di volere proteggere i siriani dalle presunte armi chimiche del regime. La reazione Usa appare in queste ore probabile. L’Italia, se non usano le basi Nato, sarebbe fuori gioco, e per fortuna: l’ultima volta che si è accodata ai raid alleati è stato per bombardare Gheddafi in Libia con i risultati disastrosi che sappiamo. L’Italia è ancorata saldamente al tavolo dei perdenti della seconda guerra mondiale (come la Germania senza averne il peso economico) e non ha nessuna voce in capitolo, neppure a casa sua. E’ bene ricordarlo nel momento in cui si sta tentando di insediare il solito governo a sovranità limitata. Altro che “sovranismo”.  Continua a leggere

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La scomparsa della sinistra

di Marcello Veneziani 
La scomparsa della sinistra
Fonte: Marcello Veneziani
A ben vedere, Matteo Renzi è stato l’ultimo tram, l’ultima carta vincente per la sinistra ogm. Dopo di lui il disastro. Neanche la cocente, schiacciante disfatta elettorale dice fino in fondo in che condizioni è oggi ridotta la sinistra. Brandelli incomponibili, branchi vaganti senza direzione e destinazione, assenza totale di leadership e di programmi credibili per il paese, sopravvivenza solo di alcune oligarchie e poi basta. Oggi s’aggrappa a fasi alterne all’antipopulismo o ai grillini.
Con Renzi, seppure per uno spettacolare equivoco, la sinistra toccò il cielo del 40% di consensi con un dito. Breve parabola, poi finita con un tiro al piccione dei più barbari per abbattere il “piccolo tirannello”, che però li aveva portati in cima ai consensi, alla guida pressoché solitaria del Paese. Renzi mancò “l’appuntamento con la storia” quando non ebbe il coraggio e la statura di andare in fondo col suo Partito della Nazione, trasversale, che lasciava alle spalle la vecchia, rancida, rancorosa sinistra antifascista per conquistare la centralità nel Paese. Si spaventò, Renzi, delle ostilità raccolte a sinistra, cercò di recuperare tra i suoi; poi azzoppato dal referendum, tentò vanamente di ricollocarsi nel centro-sinistra, fingendo di essere una specie di Prodi 2.0. E lì via via perse pezzi, riuscendo a perdere le simpatie conquistate al centro e a destra, senza guadagnare la minima simpatia a sinistra. Ma crollato Renzi, la sinistra è in polvere, priva di senso di marcia, fa leva solo sul risentimento verso i populisti. Continua a leggere

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Le tre fasi dell’immigrazione

di Enrico Marino
Le tre fasi dell’immigrazione
Fonte: Ereticamente

L’immigrazione in Italia è cominciata come una bufala.
Ci dicevano che il fenomeno era epocale, che non poteva essere fermato ma solo controllato. Non si poteva impedire a masse africane giovani, esuberanti e in continua espansione di approdare in un’Italia pigra, pingue e in crisi demografica. Questi nuovi italiani sarebbero stati il futuro, sarebbero stati loro che col loro lavoro avrebbero risanato le casse dello Stato, pagato le nostre pensioni e salvata l’economia del Paese. Inoltre, ci spiegavano che erano arrivi praticamente a costo zero, perché quei miseri 35 euro che costava il loro mantenimento giornaliero erano forniti dall’Europa che avrebbe dovuto provvedere ad accogliere anche le eccedenze dei flussi, perché tutti quei migranti erano solo in transito ma, in realtà, avrebbero voluto spingersi a nord per cercare lavoro e ricongiungersi con parenti e amici. S’è poi visto come sono andate le cose e come l’Europa abbia chiuso tutte le frontiere di terra, lasciando che il nostro Paese si trasformasse in un gigantesco campo profughi, accollandocene anche i costi.
L’immigrazione in Italia è continuata come una truffa. Continua a leggere

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Il paradosso dei Cinque Stelle (e non solo): per governare bisogna tradire gli elettori

Segnalazione Linkiesta

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Il paradosso dei Cinque Stelle (e non solo): per governare bisogna tradire gli elettori

Il ritornello della campagna elettorale: “Avere un premier eletto dal popolo”. Bene, allo stato attuale i partiti devono rassegnarsi a cercare un premier frutto di alchimie politiche, invece. In certi casi governare significa tradire i propri elettori. (di Flavia PerinaLEGGI)

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FMI e Italia

di Nicola Di Cesare
FMI e Italia
Fonte: Appello al Popolo
In base al pensiero dei manovratori del Fondo Monetario Internazionale, mai interpellato da nessuno (e che nulla ha a che fare con l’Italia se non per il fatto che il nostro paese lo finanzia per il 3,21 % delle sue quote), al fine di risollevare la crescita del proprio PIL, l’Italia dovrebbe eliminare la quattordicesima da tutti i contratti di lavoro, eliminare la tredicesima delle pensioni, eliminare de facto le pensioni di reversibilità e innalzare l’aliquota al 27% per i lavoratori autonomi, reintrodurre l’IMU sulla prima casa. La prima domanda che un lettore mediamente dotato di intelletto dovrebbe porsi è: ma chi sono costoro e perché vorrebbero affamare milioni di italiani? Che ci guadagnano? Prima di addentrarci nel merito di tali affermazioni e formulare delle risposte alle suddette domande, cerchiamo di capire innanzitutto a cosa serve e chi sta al comando del FMI. In base all’articolo 1 dello Statuto (accordo istitutivo tra stati) il FMI è stato creato per:  promuovere la cooperazione monetaria internazionale; facilitare l’espansione e del commercio internazionale; promuovere la stabilità monetaria delle valute e la costanza dei rapporti di cambio evitando svalutazioni competitive; fornire prestiti, dietro adeguate garanzie (ingerenze politiche e istituzionali), attraverso le risorse generali del fondo per affrontare difficoltà della bilancia dei pagamenti; ridurre il grado di squilibrio delle bilance dei pagamenti degli Stati membri evitando che questi ultimi ricorrano a misure di svalutazione della propria valuta; regolare la crescita economica nei paesi in via di sviluppo. Continua a leggere

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Trump e il ruolo smarrito degli Usa

di Sergio Romano
Trump e il ruolo smarrito degli Usa
Fonte: Corriere della Sera, 8/04/2018
Dopo il collasso dell’Urss e la fine della egemonia sovietica in Europa centro-orientale, gli Stati Uniti credettero di avere vinto la Guerra fredda. Mi sembrò che commettessero un errore e che le cause del collasso fossero altre; ma il mondo, da allora, dovette constatare che non vi era evento importante in cui l’America non si sentisse chiamata a dare suggerimenti, imporre soluzioni o formulare giudizi. Lo stile poteva cambiare da un presidente all’altro (lo stile di Barack Obama fu molto diverso da quello di George W. Bush) ma l’America era diventata, secondo la definizione di Madeleine Albright, la «nazione indispensabile». Non sempre i suoi desideri venivano esauditi e i suoi ordini eseguiti, ma non vi era tavolo della diplomazia internazionale in cui mancasse una poltrona riservata agli Stati Uniti.
Sembra che il quadro stia cambiando e che vi siano ormai vicende in cui il grande Stato nord-americano è più spettatore che attore. Qualche giorno fa abbiamo visto le immagini di tre leader (i presidenti di Iran, Turchia e Russia) che avevano vinto la guerra siriana e si erano riuniti per dividersi le spoglie. Qualche mese prima avevamo appreso che il principale leader politico cinese aveva implicitamente sfidato la potenza americana con una modifica costituzionale che gli garantiva una sorta di vitalizio imperiale. Le ragioni del cambiamento sono numerose.
Le guerre combattute dagli Stati Uniti negli scorsi decenni non hanno giovato alla loro credibilità militare. La crisi del 2008 ha dimostrato che accanto al potere di Washington esisteva a Wall Street un altro potere che il presidente e il Congresso non riuscivano a controllare. Era già accaduto nel 1929, ma in tempi in cui l’America non aveva le responsabilità mondiali che ha avuto dopo la fine della Seconda guerra mondiale. Da allora la globalizzazione ha favorito la nascita di nuove potenze. Quanto più gli Stati Uniti rivelano al mondo le loro carenze tanto più cresce il numero di quelli che sono pronti a sfidare la loro volontà. Continua a leggere

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