«Maggio ’68», la rivoluzione del nulla

Segnalazione Corrispondenza Romana

di Giovanni Tortelli
Gli eventi della contestazione studentesca che dalle piazze di Parigi a quelle di mezza Europa dettero luogo al «Maggio ‘68» si configurarono come una vera e propria rivoluzione culturale, e come tale essi furono avvertiti. Della rivoluzione culturale il movimento del ’68 ebbe tutte le caratteristiche: la spontaneità, l’effetto sorpresa, l’iniziativa di base e la trasversalità delle rivendicazioni.
Le quali non furono politiche se non molto indirettamente. Furono bensì portatrici di un nuovo ordine deontologico e teleologico in sostituzione di un sistema nel quale il modo di pensare dell’individuo, l’organizzazione della famiglia e delle istituzioni sociali erano ancora impostati sui principi di una gerarchia e di un’autorità di diritto naturale, principi che vennero definitivamente, se non proprio del tutto improvvisamente, delegittimati.
Beninteso. Nessuna forza delegittimante – tantomeno la contestazione sessantottesca – avrebbe potuto aver fortuna contro archetipi di diritto naturale così impliciti nell’uomo e radicati nel suo stile di vita e nella sua fede come la famiglia, le istituzioni e l’intero ordine sociale inclusa la Chiesa, se non si fosse a suo tempo già proceduto contro di essi a colpi di giacobinismo prima e di modernismo poi.   Continua a leggere

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Il nobel economia Krugman contro la scelta di Mattarella. Ecco perché l'antipolitica vince sull'establishment

Scritto e segnalato da Antonio Amorosi
Nobel economia Krugman contro Mattarella. Preferisce l’euro alla democrazia
Nobel economia Krugman, dure critiche a Mattarella: preferisce l’Euro alla democrazia. Krugman non è un populista ma fa capire perché la scelta è sbagliata

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Questa è la crisi peggiore della storia della Repubblica. E ora l'Italia è davvero nei guai

Segnalazione Linkiesta

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Questa è la crisi peggiore della storia della Repubblica. E ora l’Italia è davvero nei guai

Un crisi diversa dalle altre, che comporterà conseguenze diverse dalle altre. La posizione Lega-M5S che contrasta la legittimità dei poteri nazionali e internazionali gode di un forte consenso popolare. (di Flavia PerinaLEGGI)

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Salvate il soldato Mattarella da chi vuole difenderlo a tutti i costi

Segnalazione Linkiesta

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Salvate il soldato Mattarella da chi vuole difenderlo a tutti i costi

Le scelte del presidente della Repubblica hanno scatenato un conflitto senza precedenti. Una lotta che vede combattere sedicenti difensori delle istituzioni contro chi si sente espropriato dell’investitura popolare. Ma il Colle, sede della concordia nazionale, non può diventare un campo di battaglia. (di Alessandro GiuliLEGGI)

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Un Paese con il cervello in fumo (di cannabis)

di Claudio Risé
Un Paese con il cervello in fumo (di cannabis)
Fonte: Claudio Risé
Un Paese con la testa in fumo: è questa una delle emergenze che il nuovo governo si troverà a dover affrontare, senza perdere troppo tempo. Sul consumo di cannabis e suoi derivati, marihuana e hascisc, l’Italia è in cima alle classifiche. I suoi giovani (dai 15 ai 34 anni) si spinellano il 6% in più della media europea; e ciò comporta anche picchi nel consumo di tabagismo e di alcool. Compare una gioventù malata, debole, insicura, spaventata. Chi lavora con gli insegnanti lo sa bene: ormai l’accompagnamento degli alunni nelle gite scolastiche è a rischio plurimo, malori tra i ragazzi, denunce degli albergatori, incidenti e imprevisti di ogni genere, non sempre senza morti, poi raccontati dalle cronache. Ma neppure gli adulti scherzano: anche qui siamo al 32% contro il 26% di media UE. Contrariamente allo slogan caro alle élites: “lo spinello non fa niente” (e il pittore psichedelico Matteo Guarnaccia ci fece già negli anni ’90 una vignetta: “chissà come si annoia”), tutto questo fumo lascia tracce innanzitutto negli ospedali: il 15% dei nuovi utenti finisce in trattamento per crisi di panico e stati fuori controllo. Anche perché le persone non sanno neppure cosa fumano: il livello di THC è aumentato di oltre il 10% in 10 anni. Se c’è una situazione borderline, al limite tra psicosi e “normalità”, con un paio di spinelli scivola di colpo dove non dovrebbe (si “slatentizza”). Continua a leggere

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Cosa c'è dietro l'immigrazione di massa

di Ilaria Bifarini
Cosa c'è dietro l'immigrazione di massa
Fonte: Interris
Negli ultimi anni l’opinione pubblica europea ha imparato a conoscere e in qualche modo a metabolizzare il fenomeno dell’immigrazione di massa. Frotte di uomini, donne e bambini assiepano scomodi barconi che salpano il mar Mediterraneo fin quando non vengono raggiunti dalle imbarcazioni delle ormai arcinote ong, le quali si assumono il compito di traghettare i migranti sulle coste settentrionali. È questo solo l’ultimo stadio di un processo che inizia nei Paesi d’origine degli immigrati, ma che affonda le radici nei meccanismi finanziari che regolano l’economia globale.
Austerity, debito, maltusianesimo
Del tema se n’è parlato giovedì scorso presso la Sala Teatro della Fondazione Cristo Re, a Roma. Relatori Enzo Pennetta, biologo, docente e scrittore, e Ilaria Bifarini, economista, autrice dei libri Neoliberismo e manipolazione di massa (2017) e I Coloni dell’austerity: Africa, Neoliberismo e migrazioni di massa (2018). È un’analisi dei fatti che parte da lontano quella offerta dalla Bifarini, che si definisce una “bocconiana redenta”, dal nome della prestigiosa università dove ha studiato, la “Bocconi” di Milano, fabbrica dei futuri manager dell’alta finanza.
L’austerity, a suo avviso, e prima ancora il debito, sarebbero le cause scatenanti dell’immigrazione di massa nonché della globalizzazione della povertà. Austerity che, nell’introduzione di Pennetta, troverebbe una correlazione con il maltusianesimo, dottrina economica ispirata all’inglese Thomas Malthus secondo cui la popolazione crescerebbe in maniera superiore alle risorse disponibili. Di qui la necessità, promossa dai seguaci di questa teoria, di ridurre l’assistenza sociale perché essa incentiva la crescita demografica. E proprio i tagli alla spesa pubblica sono il punto di contatto tra Malthus e l’austerity. Continua a leggere

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La Porcata

Approfittiamo per rispondere ad una domanda giunta recentemente: “perché, a differenza degli altri siti simili al vostro, voi trattate molto l’attualità?” Perché, rigettando l’intellettualismo ed amando la saggistica, viviamo in questo mondo e non nell’empireo, perciò preferiamo dare spunti di riflessione su ciò che accade proprio per non dare solo ciò che è teorico o teoretico. In oltre 10 anni, la scelta si è rivelata vincente”. (N.d.r.)
di Marcello Veneziani

Alla fine, la porcata arrivò. Via il governo populista venuto dalle urne, via il ministro sgradito agli eurarchi, nasce il governo tecnico voluto dal Palazzo, nel nome del terrorismo economico europeo. Finisce un incubo e se ne apre un altro, forse peggiore. Tre mesi e stiamo peggio di prima. Il no a Savona di Mattarella e per sua bocca di tutto l’establishment, è il no all’Italia sovrana.
Si va al voto, Salvini e il centro-destra partono in vantaggio, Di Maio rischia grosso e al suo posto si rivede Diba; ma ora aspettatevi il bombardamento antipopulista, il terrorismo finanziario per seminare panico tra la gente e intimidire gli elettori… Dopo lunga agonia è finita la seconda repubblica ma non si sa che roba stia cominciando: la terza repubblica, la quarta internazionale, la quinta di Beethoveen… Continua a leggere

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Sovranisti di tutto il mondo unitevi. Un manifesto contro la globalizzazione

di Luigi Morrone
Sovranisti di tutto il mondo unitevi. Un manifesto contro la globalizzazione
Fonte: Corriere della Sera
Dagli anni Settanta del secolo scorso, si assiste ad una rinascita d’interesse del dibattito storiografico intorno all’idea di “Nazione”. Il saggio “La Nazione: Storia di un’idea” di Anthony David Stephen Smith, appena pubblicato Rubbettino, con un’intesa introduzione di Alessandro Campi, traccia la situazione attuale del dibattito. Un dibattito comunemente segnato da una impostazione banalmente post-marxista, che tende a confinare nella mitologia la “costruzione” della idea di Nazione, secondo un ritornello ripetuto come formula ossificata: “Non è la Nazione a creare il nazionalismo, ma il contrario”. Secondo tale paradigma:
1. Il concetto di Nazione si afferma nel XIX secolo ed ogni tentativo di retrodatarlo è segnato da evidenti forzature, perché solo in epoca moderna si sono creati i presupposti per la costruzione dei “miti nazionalisti”;
2. Il nazionalismo “inventa” l’idea di Nazione a partire da questi miti cui far risalire una “identità” condivisa, che venne chiamata dai nazionalisti ottocenteschi “Cultura-Nazione” (Kulturnation), e cioè l’appartenenza a una comunità di cultura e di stirpe che precede la sua organizzazione in Stato. Miti che sono completamente inventati (come Ossian) o che riprendono personaggi storici trasfigurandone la realtà. Nasce, così, l’epopea del gallo Vercingetorige, di Arminio, principe dei Germani Cherusci, del capo celtico Ambiorige, eroe nazionale del Belgio, del Cid Campeador, per la Spagna, di Aleksandr Nevskij e Ivan Susanin, per la Russia;
3. L’idea di “Nazione”, in quanto idea “liquida”, non ha più senso nel tempo attale, dove è destinata a lasciare il passo all’idea di una comunità trans-nazionale, figlia della globalizzazione.
In questa prospettiva, additata negli anni ‘40 da Hans Kohn, si muove, innanzitutto, l’antropologo Ernest Gellner, ma le sue teorie furono ulteriormente affinate – tra gli altri – da Eric J. Hobsbawn, da Benedict Anderson, da Ottfried Höffe, da William H. McNeill, da Michel Theretschenko. Tali tesi, oggi prevalenti nella letteratura mainstream, trovano comunque confutazione in studiosi come Adrian Hastings e John Armstrong. Continua a leggere

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Metapolitica di un governo nascente

L’OPINIONE
di Mario Bozzi Sentieri
Metapolitica di un governo nascente
Fonte: Mario Bozzi Sentieri
Di che è “figlio” il costituendo governo giallo-verde ? Certamente del consenso elettorale, raccolto dal Movimento Cinque Stelle e dalla Lega, oggi rappresentativi della maggioranza del popolo italiano,  perfino al di là dei meri numeri parlamentari. Il solo dato politico però non basta.
Ci sono  anche dei  fattori metapolitici, che vengono  a segnare la nascente esperienza di governo e ne rimarcano, ben oltre i programmi, i tratti  distintivi.  Essi rappresentano  la sintesi di visioni e tendenze ormai sedimentatesi a livello d’opinione pubblica, visioni e tendenze con cui tutti dovranno finalmente  iniziare a fare i conti, evitando le facili schematizzazioni e le tesi preconcette.
C’è intanto l’onda lunga dell’antipolitica, dispensata, in questi anni a piene mani, attraverso la cultura dell’anticasta e le semplificazioni televisive: quella  delle denunce sui finanziamenti pubblici quadruplicati nello spazio di pochi anni, sui “rimborsi elettorali” gonfiati, sui privilegi dei parlamentari, sulle spese di rappresentanza senza controllo, sulla corruzione, sulle dinastie politiche. Continua a leggere

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