Tintin, le Diable et le Bon Dieu

Ringraziamo gli amici francesi di questo articolo, interessante e comprensibile, ironico e adatto a tutti
Bob Garcia, passionné de littérature populaire, de musique et de bande dessinée, est l’auteur de quelques romans et nouvelles policières, mais aussi d’études tintinophiles.
Avec ce nouvel essai, il tente de mesurer la place de Dieu dans l’œuvre de Georges Remi, dit Hergé. Le dessinateur belge est issu d’un milieu catholique et son œuvre en est le reflet.
A la première lecture, le personnage de Tintin est un modèle de vie. Il fait preuve de bonté, de générosité et de compassion en toute occasion, il lutte contre le mal, défend les faibles, et reste fidèle en amitié. Sous l’influence de son mentor et éditeur, l’abbé Norbert Wallez, ses premiers albums de Tintin (Tintin chez les Soviets et Tintin au Congo) expriment clairement ses convictions catholiques.
Le livre rappelle que la BD franco-belge de l’entre-deux-guerres est très majoritairement influencée par le catholicisme. C’est d’autant plus naturel que c’est la presse catholique qui est à l’origine du lancement de la bande dessinée en Belgique. C’est notamment l’abbé Wallez, directeur de presse, qui embauche Georges Remi, lui confie en 1927 la direction du supplément jeunesse Le Petit Vingtième et l’incite à créer le personnage de Tintin reporter. Et c’est ce personnage de Tintin qui va inspirer d’autres dessinateurs, comme Joseph Gillain, dit Jijé, futur pilier du journal Spirou. Bob Garcia rappelle également les liens qui, en Belgique, unissent à l’époque le scoutisme au catholicisme. Et ces dessinateurs ont d’abord commencé à illustrer les publications de leur unité scoute.
Le livre de Bob Garcia examine donc les différents albums d’Hergé, y décrit ce qu’il considère comme des influences religieuses.
Le plus limpide est la liste qu’il dresse de couvertures du Petit Vingtième et du Journal Tintin consacrées à des thèmes catholiques, que ce soit la Nativité, les rois mages, Saint Nicolas, etc. De même pour les cartes de vœux de Noël illustrées par Hergé. La foi y est omniprésente. Continua a leggere

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Una democrazia di traditori?

di Mario Bozzi Sentieri
Una democrazia di traditori?
Fonte: Mario Bozzi Sentieri
Nel lessico della campagna elettorale 2018 proviamo a “sintetizzare”, questa volta, la parola “tradimento”. Il termine  rimbalza spesso nelle interviste ai vari leader di partito , segno che la questione è a  fior di pelle.
Che cosa significa “tradire” ? Quanto e come si tradisce ? E chi tradisce veramente il proprio paese o la propria comunità ? Sono  alcune delle domande che pone Avishai Margalit, nel suo ultimo saggio “Sul tradimento”  (Einaudi).
Il concetto di ciò che significa tradire è costante attraverso i secoli e le culture. Il tradimento mina la fiducia più  solida, dissolve il collante che mantiene unite le nostre relazioni più salde, mettendo in discussione  l’etica: di ciò che dobbiamo alle persone e ai gruppi che ci forniscono un senso di appartenenza.
Per venire al caso italiano, in un tempo in cui la politica sembra percorsa da una bassa tensione valoriale, parlare di “traditori” e “tradimenti” offre allora  l’occasione, al di là di qualsiasi moralismo,   per una riconsiderazione non banale sui temi dell’identità politica, della rappresentanza, del rapporto eletti ed elettori, andando  al cuore del nostro sistema democratico, non a caso in forte crisi. Continua a leggere

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Il nemico è giunto, e noi stessi lo facciamo entrare

di Francesco Lamendola
Il nemico è giunto, e noi stessi lo facciamo entrare
Fonte: Accademia nuova Italia
Il nemico è arrivato: sapevamo che sarebbe arrivato, prima o poi; o, almeno, lo sapevano tutte le generazioni che ci hanno preceduti: solo la nostra pare essersi scordata di una semplicissima verità: che chi non ama se stesso e non è disposto a battersi per difendere ciò che è e ciò che possiede, o almeno ciò che ha ricevuto in eredità dai suoi padri, evoca le forze che lo spazzeranno via: e così si è lasciata sorprendere completamente. Le guardie dormivano; alcune hanno aperto le porte all’invasore: in parte perché lo hanno scambiato per amico, in parte perché avevano già deciso di tradire la città e abbandonarla nelle mani del primo venuto, tale è l’odio che hanno lasciato crescere nei loro cuori verso colei che è stata madre di tutti, e che, nel bene e nel male, ha fatto di noi quello che ora siamo, mentre senza di lei ora saremmo nulla, numeri, bestiame. Costoro, codesti traditori, non amano veramente il nemico, quanto detestano i propri concittadini e tutto ciò che la loro civiltà rappresenta: pur di veder distrutti gli uni e rasa al suolo l’altra, si sarebbero affrettati a spalancare le porte a chiunque, anche al più barbaro e crudele occupante.
Per preparare adeguatamente il terreno, questa razza di traditori ha seminato, per anni, per decenni, il veleno di un falso filantropismo e d’un ancor più falso umanitarismo; tanto che a forza di battere e ribattere, una menzogna dopo l’atra, un anno dopo l’altro, conquistando via via tutto l’establishment dell’informazione, quello scolastico e quello pseudo culturale, siamo arrivati al punto di aver contratto il morbo micidiale dell’auto-razzismo: un razzismo alla rovescia, che noi rivolgiamo contro noi stessi. Continua a leggere

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Nessuna libertà per i dissidenti

di Alessio Mannino
Nessuna libertà per i dissidenti
Fonte: L’intellettuale dissidente
Il più freddo di tutti i mostri, diceva Nietzsche dello Stato – e non sapeva cosa sarebbe stato il Mercato… L’ultimo a voler mettere le manette alla libertà di espressione è la Polonia governata dalla destra catto-nazionalista: vietato affermare che i campi di sterminio nazisti furono polacchi. Messa così, sembrerebbe lo stupido che cerca di abolire per decreto una stupidaggine: i lager furono indubitabilmente tedeschi, definirli in altro modo sarebbe semplicemente una falsità o un’inesattezza. Ma a meno di non essere sotto giuramento in un processo, sanzionare col carcere chi dichiari il falso (ora va di moda chiamarle fake news), è pretendere di ingabbiare quanto di meno ingabbiabile, comprimibile e reprimibile ci sia: il pensiero.
Anche quando fosse un pensiero infondato e palesemente idiota. Dice: ma che ingenuo, è dall’alba dei tempi che il Potere cerca di negare, spesso o quasi regolarmente riuscendoci, la circolazione di fatti e idee sgradite. Certamente. E qualora non si autoproclamasse democratico, non vi sarebbe problema: in dittatura, sotto un monarca assoluto o con l’Inquisizione imperante, si sapeva che certe cose si poteva pensarle ma non dirle, però quanto meno si aveva a che fare con un oppressore odioso sì, ma coerente coi suoi princìpi. Se però, come a Varsavia, ci si bea di considerarsi democratici, allora ogni forma di censura diventa inammissibile. Continua a leggere

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La marcia antifascista di Macerata? Disgustosa

di Nicola Porro

https://www.nicolaporro.it/wp-content/uploads/2018/02/marcia-antifascista.jpg

D-i-s-g-u-s-t-o-s-i. Ecco come definisco i cori e gli striscioni della manifestazione antifascista a Macerata. Capirete meglio i motivi vedendo questo breve video nel quale, con toni accesi, parlo del coro “da Trieste in giù” (02:00), delle foibe (03:01) e dell’orrore perpetrato dai nigeriani. Continua la lettura Macerata, quelle dichiarazioni e quel business che… Sui fatti …

CONTINUA SU: https://www.nicolaporro.it/la-marcia-antifascista-macerata-disgustosa/ Continua a leggere

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La fumata del 4 Marzo si annuncia nera

di Giulietto Chiesa
A meno di un mese dal voto del 4 marzo è ormai chiaro che queste prossime elezioni politiche produrranno un parlamento, per quanto illegale, ma non produrranno un governo. Non ci sarà una maggioranza per guidare il paese.
Lo dicono tutti: lo dice Berlusconi, lo dice Renzi, lo ipotizzano i commentatori dei grandi media. Si delinea un risultato politico nullo. Chi non lo dice, per ragioni tattiche, lo pensa. Nessuno è sicuro di una maggioranza, figuriamoci di un incarico.
I sondaggi sono sempre meno credibili, mentre un buon terzo dell’elettorato si dice contrario ad andare a votare. In realtà sono molti di più di un terzo quelli che non voteranno, in segno di protesta contro la classe politica che, in queste ultime settimane, sta dando segni di vero e proprio marasma, tra scotri di promesse roboanti di svolta alle quali nessuno crede.

Matteo Renzi e Barack Obama
© AP PHOTO/ J. DAVID AKE

Ma la percezione dello stato delle cose è ormai generale. La destra — che pretende di essere in vantaggio nei consensi — non è affatto sicura del fatto suo. Incombe sull’alleanza di destra “a quattro gambe” attorno a Berlusconi (per ora non candidabile a premier) la minaccia di una rapida spaccatura tra Forza Italia e la Lega di Salvini. Il quale, malgrado l’alleanza, si presenta in tuttii dibattiti televisivi con posizioni assai diverse da quelle di Berlusconi. Non trascurando di dire, ogni tre parole, che, se prenderà “un solo voto di più”, sarà lui il capo del governo.Un’alleanza, dunque, che potrebbe finire al primo posto (ma sicuramente senza una maggioranza parlamentare), ma ritrovarsi spaccata subito dopo il voto. E le preoccupazioni non finiscono qui. Come fare il governo da soli (se questo fosse l’esito)? Su questo interrogativo i mali di testa diventano lancinanti. Tutti sanno che l’ipotesi di partenza era un nuovo “patto del Nazareno” tra Forza Italia e Matteo Renzi, capo del Partito Democratico. Ma ora? Di nuovo i sondaggi danno il PD in caduta libera. Un’alleanza con Berlusconi da solo non avrebbe i numeri. Con Berlusconi più Salvini non avrebbe né i numeri né una qualche decenza. Per divergenze di intenzioni troppo grandi su temi come l’Europa e l’economia. Sulla sinistra del PD pesa l’incognita della nuova coalizione di “Liberi e Uniti” (LEU), prodotto della scissione del partito di Renzi. Quanti voti gli porterà via? Nessuno può prevederlo, ma sarà un’emorragia di almeno il 5%. Mortale per il nuovo patto Renzi-Berlusconi. E, in ogni caso, LEU dichiara la sua totale indisponibilità a una intesa con la destra e, pertanto non farà la portatrice d’acqua a Renzi, al quale ha appena sbattuto la porta in faccia.

Tutti, poi, temendo il giudizio degli elettori, dichiarano di non volere “inciuci”, cioè escludono le alleanze alle quali, in realtà, tutti pensano. E allora? Non viene fuori nessuna maggioranza da qualunque parte si guardi il mosaico. Il M5S, dal canto suo, ripete che non farà alleanze con nessuno. Se finisse primo, dunque, sarebbe da solo. E allora? Allora, in caso di incarico (sicuramente”spericolato”) che, in tal caso, il Presidente della Repubblica, potrebbe affidargli, andrebbe in Parlamento sventolando il suo programma e chiedendo “convergenze” in tutte le direzioni. Essendo evidente che nessuno “convergerà”. sebbene il M5S dia l’impressione di voler proporre un governo “anestetizzato” per uscire da una opposizione altrettanto “anestetizzata”. Ma è chiaro che “non vuole vincere”, perché, se vincesse, dovrebbe subito dopo prendere atto di non avere una maggioranza.Qualcuno avanza l’ipotesi, davvero avventurosa, di un’alleanza tra la Lega, — che abbandona Berlusconi — e il Movimento 5 Stelle. Ma, a parte i numeri, che dovrebbero diventare assai diversi da quelli che si prevedono, e che rendono assai ipotetica una tale maggioranza di governo, c’è il destino degli uni e degli altri. Una tale alleanza, tenendo conto delle grandi diversità di composizione del corpo elettorale dei due partiti, potrebbe segnare negativamente il destino di entrambi. Troppo rischiosa sia per Salvini che per Di Maio. E poi è evidente che una tale alleanza (o “convergenza”, come dice Di Maio) durerebbe al più qualche settimana. E poi si tornerebbe d’accapo.

LEU più 5 Stelle? A meno di un exploit fantastico (che nessuno ormai prevede) di entrambi, la maggioranza non c’è neanche in sogno. Altri outsiders non sono visibili all’orizzonte, anche perché i media non vogliono disturbatori che agitino le acque di questa palude. E dunque fanno parlare solo quelli che stanno già in Parlamento. La cacofonia è già al suo apice anche senza i disturbatori del coro stonato.Come se ne esce? Tornando alle urne a ottobre. Cioè il 4 marzo sarà solo una tappa. Ci vorrà dunque un governo di transizione. Tutti pensano a Gentiloni e c’è da giurarci che ci pensi anche il Presidente Mattarella. Ma prima di arrivare alle nuove elezioni di ottobre, ci vorrà una nuova legge elettorale. L’attuale è palesemente anticostituzionale e tutti lo sanno. Come farla? Per ora nessuno ci pensa: i grattacapi attuali sono più che sufficienti. Il nervosismo aumenta. Molti interpretano la sparatoria di Macerata, — dove un fascista dichiarato ha cercato di uccidere a colpi di pistola diversi immigrati di pelle nera — come un pesante segno dell’aggraversi della tensione sociale. Che è ormai una sommatoria di tensioni: da quella degli immigrati, a quella economica, a quella della disoccupazione e della povertà diffusa, oltre all’assenza di nuovi posti di lavoro. E il diluvio di promesse produce insofferenza e protesta.
L’opinione dell’autore può non coincidere con la posizione della redazione.

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Vladimir Putin è profondamente corrotto o “incorruttibile” ?

di Sharon Tennison
Vladimir Putin è profondamente corrotto o “incorruttibile” ?
Fonte: Comedonchisciotte
Mentre la situazione in Ucraina sta peggiorando, sulla Russia e su Putin viene riversata una montagna di disinformazione. Giornalisti ed esperti devono setacciare il dizionario dei sinonimi per inventare nuovi elaborati epiteti per descriverli entrambi. Ogni volta che faccio una presentazione in America, la prima domanda che mi viene posta minacciosamente durante i Q&A è sempre: “Che mi dici di Putin?”. È ora di condividere i miei pensieri a riguardo:
Putin ha ovviamente i propri difetti e non è esente da errori. Sulla base della mia precedente esperienza con lui, e di quelle di persone fidate, tra cui funzionari statunitensi che hanno lavorato a stretto contatto con lui per un periodo di anni, Putin molto probabilmente è un uomo retto, affidabile ed eccezionalmente creativo.
È ovviamente un pensatore e pianificatore a lungo termine, ed ha dimostrato di essere un eccellente analista e stratega. È un leader che può tranquillamente raggiungere i propri obiettivi nonostante le montagne di false accuse lanciategli contro da quando è diventato il secondo presidente della Russia.
Ho visto crescere la sua demonizzazione, da quando è iniziata nei primi anni 2000 – ho messo per iscritto i miei pensieri e preoccupazioni, sperando di includerli poi in un libro (pubblicato nel 2011). Il libro spiega le mie osservazioni in modo più approfondito di questo articolo. Continua a leggere

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Alla deriva

di Marco Cedolin
Alla deriva
Fonte: Il corrosivo
Abbandonate ormai da tempo tutte le lotte pregnanti portate avanti (troppo spesso senza l’ausilio della buona fede) nel corso dell’ultimo mezzo secolo, dalle battaglie operaie degli anni 70/80, all’anti globalizzazione di fine anni 90, alle cause ambientaliste o pseudo tali (No TAV, No Dal Molin, No Mose, No Muos) del primo decennio del nuovo secolo, la cosiddetta sinistra antagonista (probabilmente solo di sé stessa) si ritrova ormai allo sbando, incapace di proporsi con un minimo di credibilità nell’inferno della globalizzazione mondialista alla cui creazione essa stessa ha contribuito…..
Senza possedere più argomenti forti attraverso i quali aggregare le nuove generazioni, senza uno spirito antagonista che prescinda dalla sassaiola concordata con la polizia o “dall’epica” contesa con una vetrina, ormai orfana di qualsivoglia ideologia, la “sinistra antagonista” diventata ormai globalista e mondialista si ritrova oggi sempre più alla deriva, priva di ogni punto di riferimento e funzionale solamente agli interessi di quell’elite che per cinquant’anni ha fatto finta di combattere.
Gli unici argomenti “forti” a cui ormai tentano di ancorarsi gli orfani di Che Guevara, delle bandiere rosse e di un insincero spirito no Global, sono un antistorico antifascismo in mancanza di fascismo e la difesa ad oltranza della tratta di esseri umani perpetrata dalla politica globalizzatrice di un’elite che persegue la colonizzazione e il dumping sociale. Il tutto condito con la velleità d’impedire la libera espressione di pensiero a chiunque osi esternare idee e posizioni differenti dalle loro (bollato come fascista per antonomasia) e con un odio viscerale nei confronti del proprio paese e della bandiera che lo rappresenta. Continua a leggere

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Libro-denuncia di un antropologo: il politicamente corretto uccide la libertà

di Lisa Turri 
Libro-denuncia di un antropologo: il politicamente corretto uccide la libertà
Fonte: Secolo d’Italia
Nella civile e progredita Svezia, se affermi che le politiche dell’integrazione sono state fallimentari, vieni bollato come razzista e fascista. E’ accaduto nel 1997 alla moglie dell’antropologo americano Jonathan Friedman che ne ha tratto spunto per un suo saggio che farà discutere, Politicamente corretto. Il conformismo morale come regime (Meltemi), ora disponibile in italiano. Friedman insegna all’università di Lund e, come già prima di lui la moglie,  è a sua volta considerato un pericoloso reazionario.
Intervistato da Elisabetta Rosaspina per La Lettura, l’inserto culturale del Corriere della sera, Friedman osserva: “Lo so, mi accusano di essere un fascista. Posso assicurare che non è assolutamente il caso: al contrario. Ma ciò conferma la tesi di fondo del mio libro: il politicamente corretto emerge in periodi storici di grande suscettibilità, quando sono in corso trasformazioni della società secondo progetti di alcune élite, come la sinistra borghese, insicure delle loro stesse posizioni”. Friedman denuncia il fatto che proprio nel mondo accademico la situazione sta divenendo insostenibile, e cita il caso di un docente di Harvard accusato di sessismo negli anni Novanta per avere citato nel suo libro di testo una riga della poesia Don Juan di Byron. Alla fine il rischio è di censurare la ricerca perché “se vuoi essere politicamente corretto finisci per importi dei limiti nelle domande”. Continua a leggere

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