L'immagine del Duce sul balcone di Palazzo Venezia. Giovani ricordano i 100 anni dei fasci

A furia di evocarlo, alla fine è tornato. Seppur sotto forma di immagine proiettata su piazza Venezia, nonostante tutto ancora la più simbolica, politicamente parlando: parliamo di Benito Mussolini, che gli aderenti al gruppo Azione Frontale, hanno fatto riapparire in divisa da Duce sul celebre balcone per ricordare la fondazione dei Fasci di combattimento, avvenuta in quel di Milano, in piazza San Sepolcro, esattamente il 23 marzo di cento anni fa.

L’iniziativa è dei giovani di Azione Frontale

Quel che è davvero clamoroso è che la goliardica sortita, che di certo scatenerà il solito putiferio a base di dichiarazioni indignate e di roboanti annunci di imminenti iniziative alla Boldrini o alla Fiano, è stata messa a segno nel cuore di una Roma blindata per la visita in Italia del presidente cinese Xi Jinping
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fonte – https://www.secoloditalia.it/2019/03/limmagine-del-duce-sul-balcone-di-palazzo-venezia-giovani-ricordano-i-100-anni-dei-fasci/

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Cent'anni di Fascismo

Cent’anni fa un’idea. Rivoluzionaria e reazionaria allo stesso tempo, nuova e dirompente come la guerra che l’aveva preceduta. Un’idea, né di destra né di sinistra, tanto nuova quanto legata alle radici della Tradizione stessa. Un’idea ardita, violenta ed esplosiva che rompeva letteralmente con il presente. I suoi alfieri erano quasi tutti ex combattenti, uomini tempratisi nelle trincee della grande guerra, nel bagno di sangue dell’Apocalisse della modernità. E proprio l’aver combattuto con anima e corpo, sacrificando sé stessi prima di tutto, rese i portatori di questa nuova idea così temerari e decisi. Le cose dovevano cambiare, e ci avrebbero pensato loro.
Come scriveva Mussolini dalle pagine del Popolo d’Italia “[…] Noi non abbiamo bisogno di attendere la rivoluzione, come fa il gregge tesserato: né la parola ci sgomenta, come succede al mediocre pauroso che è rimasto col cervello al 1914. Noi abbiamo già fatto la rivoluzione. Nel maggio del 1915. Quello fu il primo episodio della rivoluzione. Fu l’inizio. La rivoluzione è continuata sotto il nome di guerra per quaranta mesi. NON È FINITA[1]”.
Il 23 marzo 1919 nascevano, in piazza San Sepolcro a Milano, i “Fasci da combattimento”.
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Persino Togliatti parlò bene del fascismo: «Mussolini ha fatto anche del bene ai lavoratori»

Antonio Tajani è stato costretto a una pesante autocritica (e nel giro di qualche ora) per il solo fatto di aver detto che Mussolini fece «anche cose positive». Il presidente del Parlamento europeo non doveva permettersi di fare questa (ovvia) affermazione? Lo scandalo  che si è prodotto è il sintomo eloquente della decadenza delle politica e della cultura politica in Europa. In altri tempi, quando la scena pubblica era occupata da uomini di ben altro spessore,   nessuno si sarebbe mai stupito di ascoltare giudizi del genere. Anche antifascisti coerenti e a tutto tondo non si limitarono alla condanna ma espressero in qualche occasione anche giudizi positivi. Ciò non significava una diminuzione  di “antifascismo”  ma l’espressione di una cultura politica capace di cogliere la complessità dei fenomeni storici.

Durante una riunione del Comintern,,,

Uno di questi antifascisti che riuscivano  a cogliere  gli aspetti positivi del fascismo fu nientemeno che Palmiro Togliatti.  Ecco che cosa disse il capo del comunismo italiano a Mosca nella seduta del 7 marzo 1941 del Segretariato del Comintern.  Gli elementi di forza del fascismo?  Non stanno solo nella violenza e nell’apparato. «Questa dittatura -disse Togliatti-  ha fatto qualcosa – non solo tramite la violenza, ma anche a favore di determinati strati della popolazione» come ad esempio gli operai e le giovani generazioni». Questo intervento fa parte di uno dei  documenti inediti provenienti dagli ex archivi sovietici di Mosca. Continua a leggere

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Alcide Degasperi anti ebreo, acattolico modello e riferimento della Sinistra e catto comunisti

 
di Emilio Giuliana
Non è certa mia intenzione trarre giudizi sullo “Statista di Sardagna”, ma per onor di cronaca mi preme ricordare anche aspetti che inspiegabilmente giornalisti, storici e uomini di “cultura” omettono. Alcide Degasperi e non De Gasperi (non può vantare alcuna nobile discendenza) come erroneamente viene trascritto il suo nome, in alcuni articoli pubblicati in gioventù sul quotidiano “Trentino” mostrano vicinanza alle posizioni di Karl Lueger (il borgomastro di Vienna, cristiano-sociale e anti – giudeo). Ad esempio, si legge: «Noi non siamo contro gli ebrei perché d’altra religione e d’altra razza ma dobbiamo opporci ch’essi coi loro denari mettano il giogo degli schiavi sui cristiani» (1906). Trent’anni dopo, nella rubrica sull’ “Illustrazione Vaticana”, mancano invece parole di condanna contro l’esproprio dei beni degli ebrei austriaci. Alcide Degasperi si espresse positivamente anche sul fascismo, così giustificandolo (Il Nuovo Trentino del 7 aprile 1921): <Il fascismo fu sugli inizi un impeto di reazione all’internazionalismo comunista che negava la libertà della Nazione (…). Noi non condividiamo il parere di coloro i quali intendono condannare ogni azione fascista sotto la generica condanna della violenza. Ci sono delle situazioni in cui la violenza, anche se assume l’apparenza di aggressione, è in realtà una violenza difensiva, cioè legittima>. Continua a leggere

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Benito Mussolini è stato l'unico a tagliare il debito pubblico degli italiani

«Se potessi avere mille lire al mese» cantava nel 1939 il maestro Mazzi. Che tempi. I telefoni bianchi al cinema e Amedeo Nazzari che minacciava la peste su chiunque non avesse avuto voglia di brindare con lui. L’ Impero che era tornato sui Sette Colli e c’ erano un po’ di altre faccende fra le quali la più incredibile: l’ Italia senza debito pubblico.
Un evento abbastanza eccezionale considerando che da Quintino Sella in poi le finanze pubbliche sono sempre state sofferenti. Gli unici, però, che riuscirono a curarle davvero furono i ministri del Duce a cominciare da Giuseppe Volpi, poi conte di Misurata. La prima operazione risale al 1926 e blocca la crescita del debito . Un filmato dell’ istituto Luce mostra il Duce che al Vittoriale brucia i buoni del tesoro. Il secondo intervento nel 1935 avvia il percorso di discesa.
I CONSIGLI DI MENICHELLA – Su questa strada il Duce segue consigli di economisti che non amano certo la camicia nera: Donato Menichella, governatore della Banca d’ Italia dopo Vincenzo Azzolini che negli anni dell’ occupazione tedesca riesce a mettere in salvo i lingotti d’ oro custoditi a Palazzo Koch. Oppure Alberto Beneduce che del fascismo non condivide nulla visto che ha chiamato le tre figlie: Vittoria Proletaria, Italia Libera e Idea Socialista poi sposata con Enrico Cuccia.
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fonte – https://www.liberoquotidiano.it/news/italia/13438498/benito-mussolini-unico-tagliare-debito-pubblico-italiani.html

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“Pio XII, l’archivio sarà aperto”

(VERAMENTE, TUTTO L’ELENCO DEGLI ATTI RELATIVI ALLA SECONDA GUERRA MONDIALE SONO GIA’ STATI PUBBLICATI DA ANNI DA PADRE BLET…)
Un’ottima notizia per gli studiosi, che avranno nuovi strumenti di comprensione di un passato ancora da chiarire. È il parere dei quattro storici ascoltati dalla redazione per una valutazione sulle parole di Bergoglio, che ha oggi annunciato l’apertura dell’archivio segreto relativo alla figura di Pio XII.
Il provvedimento, salutato con apprezzamento anche dalla Presidenza dell’UCEI, avrà decorrenza dal 2 marzo 2020. Al riguardo il papa si è detto “sicuro che la seria e obiettiva ricerca storica saprà valutare nella sua giusta luce, con appropriata critica, momenti di esaltazione di quel pontefice e senza dubbio anche momenti di gravi difficoltà, di tormentate decisioni, di umana e cristiana prudenza, che a taluni poterono apparire reticenza e che invece furono tentativi, umanamente anche molto combattuti, per tenere accesa, nei periodi di più fitto buio e di crudeltà, la fiammella delle iniziative umanitarie, della nascosta ma attiva diplomazia, della speranza in possibili buone aperture dei cuori”. Continua a leggere

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Foibe, Anpi senza ritegno: a Milano si scaglia contro la mostra su Norma Cossetto

Non è bastata un’indignazione che è ormai sentimento nazionale. Non sono bastate le denunce per istigazione all’odio razziale. Non sono bastate neanche le parole del presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, che di quella indignazione si è fatto portavoce, dicendo chiaramente che le istituzioni democratiche rifiutano e condannano ogni negazionismo verso la tragedia delle foibe. L’Anpi insiste e continua a negare che le violenze sul nostro confine orientale furono una vera e propria pulizia etnica operata dai partigiani titini contro gli italiani. Stavolta succede a Milano, dove a scatenare i deliri pseudostorici dell’Anpi è una mostra su Norma Cossetto promossa dal Municipio 5 e organizzata prendendo spunto dal fumetto Foiba Rossa, che ne racconta la storia in una forma editoriale innovativa.
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fonte – https://www.secoloditalia.it/2019/03/foibe-anpi-senza-ritegno-a-milano-si-scaglia-contro-la-mostra-su-norma-cossetto/

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Andreas Hofer, non trova pace

 
Crescendo ho imparato che non vi sono nemici da combattere, ma verità da difendere.
Dovuta premessa per fugare ogni dubbio dall’idea che il mio approccio ad Andrea Hofer “diverso” dagli Schutzen sia pretestuoso, campanilistico, da tifoseria o addirittura anti Asburgico.
Il casato degli Asburgo fino alla rinuncia dell’imperatore Francesco II d’Asburgo del titolo di imperatore del sacro romano impero, scegliendo di mantenere solo il più modesto titolo di imperatore di Austria e Ungheria, detenevano il titolo di imperatori del Sacro Romano Impero, titolo che ha avuto origine dall’incoronazione di Carlo Magno, avvenuta la notte di natale dell’anno 800. Dunque chi ha a cuore e trova nella classicità romana il proprio modello e riferimento valoriale, non può che abbracciare benevolmente il casato degl’Asburgo. Certamente, come accadde nel periodo dell’impero romano, anche durante le reggenze degli Asburgo, non tutti gl’Imperatori furono all’altezza e degni dell’incarico ad essi affidato.
Ad esempio l’imperatrice Maria Teresa, con mano più energica rispetto ad imperatori, che secoli prima l’avevano preceduta -vedi Corrado II e Massimiliano I- mise in atto una germanizzazione dei territori di lingua   d’origine latina senza precedenti, Costa divenne Kostner, Ciampac divenne Kompatscher, eccetera. Il figlio Giuseppe II nell’anno 1785 di propria iniziativa denomino il Trentino in Tirolo meridionale. Il suo successore al trono, il fratello Leopoldo, illuminista massone come Giuseppe II, entrambi anti cattolici. Francesco Giuseppe (del quale si racconta che sia stato figlio di Napoleone) volle e firmò la legge anti italiana. Così si espresse il Consiglio della Corona il 12 novembre 1866,  «Sua Maestà ha espresso il preciso ordine che si agisca in modo deciso contro l’influenza degli elementi italiani ancora presenti in alcune regioni della Corona e, occupando opportunamente i posti degli impiegati pubblici, giudiziari, dei maestri come pure con l’influenza della stampa, si operi nel Tirolo del Sud, in Dalmazia e sul Litorale per la germanizzazione e la slavizzazione di detti territori a seconda delle circostanze, con energia e senza riguardo alcuno. Sua maestà richiama gli uffici centrali al forte dovere di procedere in questo modo a quanto stabilito.» Continua a leggere

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Andreas Hofer, eroe cattolico

 

andreahofercandele094Centro studi Giuseppe Federici – Per una nuova insorgenza
Comunicato n. 15/19 del 20 febbraio 2019, Sant’Eleuterio
Andreas Hofer, eroe cattolico
Il 20 febbraio 2019 ricorre il 210° anniversario della morte di Andreas Hofer, comandante dell’insorgenza cattolica in Tirolo, fucilato a Mantova dalle truppe napoleoniche. La fede di Andreas Hofer emerge chiaramente dall’ultima lettera che scrisse all’amico Puhler prima dell’esecuzione, che può essere considerata come il suo testamento.
Il testamento di Andreas Hofer
“Carissimo fratello la volontà di Dio è che io passi qui a Mantova dalla vita all’eternità; che Dio sia benedetto per la sua divina grazia che mi rende la morte così facile come se mi portassero in qualche altro luogo (e non all’esecuzione). Dio mi concederà fino all’ultimo la grazia di poter giungere colà dove la mia anima potrà essere felice in eterno con tutti i santi, dove pregherò Dio per tutti e particolarmente per quelli ai quali sono più debitore, anche per Lei e la Sua carissima moglie per il libricino (di preghiere) e le altre opere buone. Anche tutti i buoni amici che qui ancor vivono devono pregare per me, per togliermi dalle fiamme ardenti se dovessi scontare ancora il Purgatorio. La mia carissima ostessa mi farà dire le messe a San Martino nel Santuario del Preziosissimo Sangue. Alla Messa dovranno esse re invitati gli abitanti delle due parrocchie (di San Leonardo e San Martino) e agli amici si dovrà dare durante il banchetto funebre nell’osteria di sotto (del nipote Giovanni Griner) minestra e carne più mezza misura di vino. Continua a leggere
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Porzus, 73 anni fa: l'altra strage comunista "oscurata", come le foibe

 

 “Cerimonia in tono minore per Porzus”, titola oggi un’agenzia di stampa. La nuova retorica dell’antifascismo sta oscurando anche le pagine di storia più scomode. Come ieri per le foibe, costrette a cercarsi uno spazio mediatico tra le “casuali” manifestazioni della sinistra contro le destre, oggi per Porzus.
Oggi a Faedis e a Canebola si sono svolte le cerimonie di commemorazione del 73esimo anniversario dell’eccidio delle malghe di Porzus, con il tentativo di ritrovare una memoria condivisa. Accanto all’Associazione Partigiana Osoppo, rappresentanti della federazione dei Volontari per la libertà, c’erano anche quelli dell’Anpi, delle associazioni d’arma e delle forze dell’ordine, oltre a tutti i vertici istituzionali dalla Regione.

Ma la ferita di quella strage comunista non si è ancora rimarginata. Porzus resta una strage senza colpevoli, rimossa dalla sinistra, sottovalutata dai libri di storia, snobbata dalle istituzioni. Settantatre anni fa, tra il 7 e il 18 febbraio del 1945, si consumava una delle pagine più nere della storia dei partigiani italiani, con due plotoni uno contro l’altro, comunisti contro cattolici, socialisti e liberali, i primia  sterminare i secondi, “colpevoli” di presunti contatti con la X Mas ed esponenti di Salò, colpevoli di non assecondare le mire titine sull’Italia. Diciotto morti, a Porzus, nella Venezia Giulia, tra le vittime anche Guido Pasolini, fratello di Pier Paolo e lo zio del cantante Francesco De Gregorio. Continua a leggere

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