Non si può commemorare neanche Jan Palach: tuoni antifascisti contro un concerto in suo onore

Ora non si possono più  commemorare neanche i martiri anticomunisti senza incinrrerere nelle ire dell’Inquisizione anntifascista. Che è success? È successo che a Verona sia stato organizzato un concerto in onore di Jan Palach,  il  patriota cecoslovacco che si diede fuoco a piazza San Venceslao, a Praga, per protestare cntro l’imvesione sovietica. Patrocinata dalla Provincia, l’iniziiva si svolge nel cinquantesimo anniversario del sacrificio del giovane studente praghese, Vale la pena ricordare che il gesto di Jan Palach creò un’impressione enorme  in tutto il mondo libero (così si chiamavano allora l’Occidente e tuttte le aree del globo non sottoposte al dominio comunista). Una iniziativa che non dovrebbe suscitare alcuna reazione negativo.
Continua a leggere

Condividi

Ucraina, Stalin fece 7 milioni di morti. Ma nessuno ne parla

 Tutta l’Ucraina celebra in questi giorni uno dei più grandi, forse il più grande, olocausto del Novecento, l’Holodomor, che letteralmente significa “morte per fame”. Di che si tratta? In Europa, e ancora meno in Italia, non si è mai parlato di quello che è uno dei più grandi crimini del comunismo, che al pari di altri, continua a essere sistematicamente oscurato dalla storiografia e dai media. La strage avvenne dal 1929 al 1933, governante Stalin, e ancora oggi è incerto il numero delle vittime: le fonti più attendibili fanno variare il numero dei morti da 7 a 10 milioni, anche se altre fonti riducono la cifra a 4/5. L’Unione Sovietica ha sempre messo la sordina alla vicenda, e anche dopo la guerra Onu, Ue, Nato e le altre organizzazioni sovranazionali non hanno mai ricordato la vicenda. Solo in Ucraina la ricorrenza è annualmente ricordata, proprio negli ultimi giorni di novembre. Purtroppo, ad oggi, solo 23 Paesi e il parlamento europeo hanno riconosciuto l’Holodomor come genocidio. Molti Paesi, tra cui l’Italia, non lo hanno ancora fatto.

Continua a leggere

Condividi

Salvini come Aldo Moro, ostaggio delle Br: l’ultima follia di un “artista” torinese

 Matteo Salvini imbavagliato sotto una stella con la scritta Brigate rosse trasformata in cometa. È l’ultima squallida provocazione di Andrea Villa, nome d’arte dietro il quale si cela un anonimo artista torinese.

Definito tra gli addetti ai lavori il “Banksy torinese”, Villa si è procurato una certa fama per i manifesti in cui sbeffeggia i politici italiani e internazionali. Neanche a dirlo, soprattutto politici di destra. Da Trump appunto a Salvini, il suo bersaglio prediletto. Nel suo ultimo demenziale lavoro, postato sui Social, Villa ha effigiato il ministro degli Interni ostaggio delle Br come Aldo Moro, protagonista della provocazione natalizia dal titolo: “Buon Natale! Anche voi ostaggio dei parenti?”.   Continua a leggere

Condividi

Saviano difende il Global Compact e lo speculatore Soros: "Un capro espiatorio"

 Visualizza immagine di origineRoberto Saviano non poteva non farci sapere il suo parere sull’approvazione, da parte dell’Onu, del trattato internazionale sul Global Compact, che autorizza la libera circolazione dei migranti sul pianeta. Su Repubblica l’autore di Gomorra stigmatizza l’assenza dell’Italia al momento del voto, che in realtà è di fatto un’astensione.
Ma a Saviano è più utile sostenere la tesi della “fuga” politica dalla questione da parte del governo giallo-verde. “Il dibattito sul Global Compact alla Camera ci dà, su questo governo, un’altra informazione, e cioè che l’importante per i suoi rappresentanti è sempre posticipare, non decidere, non firmare: in definitiva, non esserci. Continua a leggere
Condividi

Il Fascismo e le pensioni agli italiani. La verità storica è più forte delle bufale di Aldo Grasso

di Francesco Severini
Il Fascismo e le pensioni agli italiani. La verità storica è più forte delle bufale di Aldo Grasso
Fonte: secolo d’Italia
Sulla prima pagina del Corriere della sera del 7/11/2018 Aldo Grasso confuta la “bufala” (secondo lui) delle pensioni introdotte dal fascismo in Italia, spiegando ai lettori che tra le “cose positive” che il regime mussoliniano ha introdotto non c’è l’Inps, come alcuni ripetono senza documentarsi a dovere. E scrive che l’Inps nacque invece nel 1898, mentre la pensione sociale arriva solo nel 1969, quando il fascismo era caduto da un pezzo. Una ricostruzione non corretta, fa notare il giornalista e scrittore Gianni Scipione Rossi: “Aldo Grasso – scrive Rossi in una nota su Fb – dimentica la sostanziale differenza tra l’assicurazione pensionistica volontaria per operai e impiegati, nata in Italia nel 1898, e quella obbligatoria, nata nel 1919, dunque prima del governo Mussolini”.  Continua a leggere

Condividi

Rai, Foa: «Ma quale razzismo, la gente vuole solo essere padrona a casa sua»

Rai, Foa: «Ma quale razzismo, la gente vuole solo essere padrona a casa sua»di Giorgio Sigona
Il presidente della Rai Marcello Foa dà un colpo alla retorica buonista: non c’è xenofobia nelle azioni dei leader populisti europei nei confronti di migranti e rom. L’atteggiamento di sospetto della gente verso i migranti «si basa su una esperienza sociale diretta», ha detto in un’intervista al quotidiano israeliano Haaretz. Invece, ha aggiunto, la persecuzione di ebrei e altre minoranze durante la seconda guerra mondiale «era basata su una ideologia razzista». La verità, ha specificato Foa, è che in molti paesi occidentali «la gente ritiene di non essere più padrona a casa sua e io penso sia un sentimento legittimo». Ci sono – ha aggiunto – «molte organizzazioni internazionali che hanno enormi poteri e nessuno sa nulla di loro, per questo quello che chiamiamo sovranismo è un meccanismo di autodifesa». Secondo il presidente della Rai, scrive Haaretz,  sovranismo significa maggiori controlli sui confini per fermare il flusso dei migranti e meno restrizioni sulle politiche economiche e di bilancio, ma anche che la sovranità va restituita al popolo e levata ad istituzioni internazionali, fra cui la Ue. Sovranismo, argomenta Foa, non significa nazionalismo. «I nazionalisti – spiega – ritengono che il loro paese sia superiore ed abbia un qualche primato morale, economico e culturale sugli altri paesi. Io respingo il nazionalismo, è pericoloso, appartiene ad un’altra era e ha solo causato danni», ha continuato Foa, secondo il quale il sovranismo vuole tornare a nazioni-stato che possono avere fra loro relazioni di commercio e dialogo senza interferenze di meccanismi internazionali.
Fonte: http://www.secoloditalia.it/2018/10/rai-foa-ma-quale-razzismo-la-gente-vuole-solo-essere-padrona-a-casa-sua/ Continua a leggere

Condividi

Conte vola da Putin: sul tavolo 15 accordi economici

Conte vola da Putin: sul tavolo 15 accordi economici (alla faccia delle sanzioni)Il presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, è arrivato a Mosca. Lo riferisce l’agenzia Tass. Il premier è atterrato all’aeroporto Vnukovo-2. Domani Conte incontrerà il presidente russo Vladimir Putin. Rapporti economici in primo piano, con la firma di una quindicina di accordi (a dispetto delle sanzioni) , e poi le questioni internazionali, Libia in testa, e Siria, Iran, Ucraina.
Ieri, alla Stampa estera, Conte ha spiegato che l’incontro con Putin “sarà un’occasione di rilancio dei rapporti economico-commerciali” e ha anticipato la firma di una serie di intese.
Il presidente del Consiglio ha ribadito l’auspicio, espresso già al G7 in Canada lo scorso giugno, al suo esordio sulla scena internazionale, che si torni presto a un G8 con la Russia, in modo da “poter affrontare e risolvere i problemi che attualmente stentiamo arisolvere perché non siamo tutti attorno al tavolo”. “Sulle sanzioni – ha insistito Conte – la nostra posizione è chiara, non sono un fine ma un mezzo, sono collegate agli accordi di Minsk ma non è con le sanzioni che si risolvono i problemi”. Continua a leggere

Condividi

Bologna, nove anni di attentati “rossi” senza colpevoli

Bologna, nove anni di attentati “rossi” senza colpevolidi Massimiliano Mazzanti
Riceviamo da Massimiliano Mazzanti e volentieri pubblichiamo.
Caro direttore, come spesso, anzi, come sempre, a Bologna non è successo niente, quando si dovrebbe far giustizia di episodi gravissimi di violenza politica o di vero e proprio terrorismo di matrice “rossa”. Nella città in cui alle organizzazioni di destra vengono negate sale legittimamente richieste o in cui si grida allo scandalo per uno striscione appeso qua o là, le centrali della violenza comunista possono continuare ad agire impunemente. Ieri, sono stati prosciolti tutti gli “anarchici” inquisiti per gli attentati incendiari compiuti tra il 2010 e il 2011 e che colpirono ristoranti ed enti di varia natura. Attentati tutti uguali nelle modalità, alcuni anche sfacciatmente rivendicati sui siti della “sinistra antagonista”. Sei anni di indagini – l’inchiesta condotta da Enrico Cieri e Antonella Scandellari, due dei pm che conducono l’accusa contro Gilberto Cavallini, era stata chiusa l’anno scorso – letteralmente buttati nel cestino, se non peggio, visto che il gup Antonio Ziroldi non ha ritenuto nemmeno di mandare a processo gli indagati. Appunto: come se nulla fosse successo. Oppure, come se nulla fosse stato effettivamente verificato, nei 10 faldoni di cui si componeva il lavoro degli inquirenti. Una montagna di carta inutile, evidentemente. Continua a leggere

Condividi

La bomba di Silvana De Mari in Tv dalla Gruber

Segnalazione di Redazione BastaBugie

A 8 e mezzo su La7 la dottoressa cita il gay Mario Mieli che esaltava la pedofilia… Lilli Gruber rimane spiazzata e senza parole (VIDEO: Silvana De Mari e Lilli Gruber)
da Il Secolo d’Italia

(LETTURA AUTOMATICA)
La psicoterapeuta e scrittrice di romanzi fantasy Silvana De Mari ha fatto saltare sulla sedia Lilli Gruber durante la puntata di lunedì sera di Otto e mezzo su La7.
La De Mari, invitata per parlare di violenza del linguaggio in politica e sui social, ha condannato la dittatura del politicamente corretto e il suo esempio, relativo al circolo Mario Mieli di Roma, ha letteralmente stravolto la scaletta del talk show.
Silvana De Mari è nota per la sua tesi secondo cui l’omosessualità è una malattia psicologica ma non ha parlato di questo nel salotto della Gruber. Riferendosi all’impossibilità di manifestare liberamente le proprie opinioni che è uno dei tratti violenti delle società nelle quali impera il “pensiero unico” ha detto che esiste a Roma un circolo gay ispirato a una figura di intellettuale, Mario Mieli, appunto, morto suicida a 31 anni, il quale era “attratto dall’erotismo dei bambini”.
La De Mari ha riportato citazioni testuali da un libro di Mario Mieli, Elementi di critica omosessuale. Ha inoltre ricordato che nel corso dei suoi spettacoli Mario Mieli, che costruiva il suo personaggio sulle provocazioni, mangiava i suoi escrementi  e quelli del suo cane per dimostrare che l’amore deve essere libero di manifestarsi in tutte le sue forme, e tra queste forme appunto erano incluse pedofilia e necrofilia. Continua a leggere

Condividi

La legge anti-caporalato? La fece il fascismo nel 1926. E la abolì Badoglio

La legge anti-caporalato? La fece il fascismo nel 1926. E la abolì Badogliodi Antonio Pannullo

Il “caporale” è la figura di intermediatore illegale tra latifondista e manodopera non specializzata. È una piaga presente da sempre, e in Italia si è saldata con la criminalità organizzata, soprattutto nel centrosud. La parola “caporalato” è tornata in questi giorni sotto i riflettori a causa degli incidenti che hanno visto coinvolti lavoratori stagionali stranieri in Puglia, ma è un male antico, un male “liberale”. Nel 2016 la Camera approvò la cosiddetta legge anti-caporalato, che però evidentemente non ha avuto effetto sul fenomeno, probabilmente a causa degli scarsi controlli da parte delle autorità. La rivista e blog Italia coloniale però, diretta da Alberto Alpozzi, ci ricorda che il caporalato fu combattuto e sconfitto, come la mafia del resto, dal fascismo, che nel 1926 varò la legge 563, detta “legge sindacale”, perfezionata e modificata fino al 1938 con altre norme tese a “contemperare secondo equità gli interessi dei datori di lavoro con quelli dei lavoratori tutelando, in ogni caso, gli interessi superiori della produzione”. Italia coloniale, nel pezzo a firma Maria Giovanna Depalma, ricorda anche che queste rivoluzionarie normative, inserite nel Codice corporativo e del lavoro fascista, valevano oltre che in Italia anche nelle colonie, cosa che contribuì ad abolire nell’Africa italiana la schiavitù e la servitù della gleba, fiorenti fino alla conquista da parte dell’Italia dell’Africa orientale.

Continua a leggere

Condividi
1 2 3 4 5 6