di Maurizio Blondet
Per l’accoglienza degli immigrati sul territorio italiano, nel 2016, il Fondo nazionale per le politiche e i servizi dell’asilo, gestito dal Ministero dell’interno, senza includere i costi c.d. “indiretti”, ha registrato impegni finanziari per complessivi 1,7 miliardi di euro.
Anche l’Unione europea, per la stessa annualità, ha contribuito con finanziamenti per 46,8 milioni di euro che rappresentano però solo il 2,7 per cento rispetto all’onere gravato sul bilancio dello Stato e sulle spalle dei cittadini italiani.
A ciò deve aggiungersi che per il Paese il costo delle mancate ricollocazioni di migranti negli altri stati europei, alla data del 15 ottobre 2017, ammonta a non meno di 762,5 milioni.
Il documento tecnico contabile ha analizzato, specificatamente per il triennio 2013/2016, la prima accoglienza ossia i servizi resi agli stranieri dallo sbarco fino alla sistemazione nei Cas e successivamente nei Cara. Sono emersi costi elevati a fronte di servizi scarsi, assenza di controlli fiscali adeguati, tempi lunghi per identificazione e domande di asilo, governance territoriale carente da parte del Viminale nei centri di raccolta.
Insomma secondo la corte dei conti il sistema dell’accoglienza sarebbe costoso, inefficace e sommario. Il sistema di gestione dell’accoglienza agli immigrati finito sotto la lente della Corte dei conti ha messo in luce, in un compendio di 150 pagine, tutte le evidenti criticità del fenomeno. Continua a leggere
Governo, Carlo Cottarelli piace ai mercati. Spread in calo a quota 190, bene l'euro, che poi oscillano

Il dato oggettivo è che in Italia, se non si è graditi alla Merkel, alla Ue e al FMI non si può governare. Anche se si hanno una maggioranza parlamentare, un programma condiviso, un premier incaricato, la squadra dei ministri. Il fatto, che è emerso ieri nella sua totale drammaticità, che non deve stupire ma indignare è che chi vorrebbe cambiare la situazione politica viene fermato dai poteri forti. (n.d.r.)
Saltato il governo Lega-M5s, l’Italia resta osservata speciale. Il differenziale tra Btp decennali e Bund tedeschi, per quanto calmierato dal quantitative easing della Bce, è subito tornato ad allargarsi oltre i 200 punti base dopo aver aperto a quota 190,3 punti contro i 204 della chiusura di venerdì. Pesa il durissimo conflitto istituzionale, con i contraenti che evocano l’impeachment per il capo dello Stato che ha convocato al Colle Carlo Cottarelli con l’intenzione di affidargli l’incarico di formare un esecutivo tecnico. Il rendimento del titolo decennale italiano, che era sceso al 2,34%, è tornato al 2,43%. Continua a leggere
Italia: la Repubblica dei Gattopardi tra Mattarella & Napolitano
Scritto e segnalato dal dott. Giuliano Marchetti (Direttore Agenzia Consull Press di Roma)
RITI & VETI RIPETITIVI, nel refrain di carillon usurati dal tempo e da una partitocrazia malata
Raffronti tra “vecchi” presidenti: Mattarella & Napolitano
Sabato 25 maggio (A.D. 2018) il Presidente della Repubblica SERGIO MATTARELLA ha posto il proprio veto al Premier incaricato Prof. Giuseppe Conte sul nome del Prof. PAOLO SAVONA quale responsabile del M.E.F. ….. così come in precedenza (A.D. 2014) l’allora Presidente GIORGIO NAPOLITANO si comportò analogomente per lo stesso prestigioso Dicastero di via XX Settembre, con l’allora Premier incaricato Matteo Renzi,
Non si tratta di riferimenti occasionali o fantasiosi, poiché quanto ora evidenziato era già stato puntualmente esposto su questa testata (*1), prendendo spunto dalla “riconfermazione” al Quirinale del “Presidente-RE”, contrabbandando con una farsesca operazione parlamentare (in ossequio ad una presunta Vox Populi) l’incapacità della demo-partitocrazia a varare un nuovo Governo con Bersani, a quel tempo osteggiato dai Grillini Furiosi. Continua a leggere
Disponibile il numero 114 di Sursum Corda
Sul sito è disponibile il numero 114 (del giorno 27 maggio 2018) di Sursum Corda®. Il settimanale si può scaricare gratuitamente nella sezione download dedicata ai soli Associati e Sostenitori.
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– Comunicato numero 114. Giovanni declinante e Gesù ascendente;
– Adeguamento al Regolamento europeo in materia di protezione dei dati personali (GDPR 2016/679);
– Preghiera a San Filippo Neri, Confessore;
– Preghiera a San Gregorio VII, Papa;
– Gli anatemi del Concilio di Costantinopoli II, numeri 5 e 6;
– Preghiera a Maria Ausiliatrice;
– Vita e detti dei Padri del deserto: Isidoro di Scete;
– San Tommaso: il re deve necessariamente avere difese fortissime;
– Preghiera a Santa Rita per le famiglie;
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È in corso la più grande campagna pro life nella storia d'Italia!
Nonostante il voto di quella che fu la Cattolica Irlanda abbia dimostrato quanto il Conciliabolo Vaticano II sia arrivato pure là, assieme alle successive riforme, ai dati di fatto, alle prassi consolidate nel tempo, alle aperture dei falsi Pastori, da Roncalli a Ratzinger ed alle bergogliate in questo interminabile supplizio del rigido inverno che perdura nei Sacri Palazzi e nelle diocesi…(n.d.r.)
Segnalazione ProVita
di Toni Brandi
I manifesti, spesso accompagnati da sit-in, ricordano a centinaia di migliaia di italiani (anzi milioni, vista la risonanza che stanno avendo sulla stampa) ciò che veramente è l’aborto: la soppressione di un essere umano indifeso nel grembo materno, e una pratica pericolosa per la stessa madre. Continua a leggere
Film “Prima che la notte” su Fava. Antimafia retorica…
Mons. Benigni e San Gregorio VII

Segnalazione del Centro Studi Federici
Franceschini e Gentiloni fuori con tutti gli scatoloni!
di Gioacchino Rossello
Finalmente alcune buone notizie: Paolo Gentiloni se ne torna a casa con tutti gli scatoloni appresso. Il premier uscente (e speriamo non più rientrante!) prima di togliere il disturbo ha riunito dipendenti e collaboratori di palazzo Chigi per il discorso di commiato: “Grazie, è stato un grandissimo onore”, ha sussurrato ai presenti nella sala Verde. Applausi di circostanza e via. Come tutta la compagine di governo. Spazzata dal voto degli italiani. Alcuni, come la Fedeli o Galletti, si erano portati avanti già da qualche giorno. E così anche Dario Franceschini, che l’11 maggio scorso aveva voluto dare di persona “un abbraccio affettuoso e un saluto” ai dipendenti del Mibact, ma che solo oggi però ha chiuso l’ufficio. L’ormai ex ministro dei Beni Culturali non ha resistito al richiamo dei social e, con un tweet con tanto di foto ha immortalato se stesso con l’ultimo scatolone. Continua a leggere
Luigi Pirandello fascista convinto. Ritrovata un’intervista del 1927: “Mussolini non trova paragoni nella storia”
Ritireranno il nobel a Pirandello in nome dell’antifascismo e della libertà di espressione? N.d.r.
di Davide Turrini su Il Fatto Quotidiano, 19 settembre 2017
Sul quotidiano La Sicilia il professore Piero Mieli rintraccia e pubblica uno scritto autografo e un’intervista del drammaturgo siciliano concessi al quotidiano L’Impero. “Mussolini non trova paragoni nella storia”. E ancora: “Se si vuol fare qualche cosa, bisogna incominciare ad epurare ed è un mezzo, questo, di cui si sente la necessità in tutti i campi dell’attività umana”.
“Mussolini non trova paragoni nella storia, mai esistito un condottiero che abbia saputo dare al suo popolo una così viva impronta della sua personalità”. Parola di Luigi Pirandello. Uno, sempre uno, mica centomila. L’adesione convinta al fascismo del celebre drammaturgo siciliano arriva direttamente dalla prima pagina del quotidiano del ventennio L’Impero. A pubblicare il contenuto di una lunga intervista all’autore del Fu Mattia Pascal è stato il professore Piero Mieli sulle pagine dell’edizione cartacea de La Sicilia. L’intervento prestigioso di Pirandello venne pubblicato su L’Impero il 12 marzo 1927 con tanto di foglio autografo dell’autore teatrale stampato nel bel mezzo della prima pagina.
“Quanti sono morti che si credono ancora vivi! E quanti vivi sono oggi sopraffatti dal pensiero dei morti! Come volentieri, amici miei, mi metterei a fare il becchino per sbarazzare l’Italia da tutti i cadaveri che l’appestano! L’Impero giornale di giovani vivi, mi dovrebbe dare una mano”, scrive Pirandello con la sua elegante calligrafia firmandosi in calce. “Un fanatico militante che non esita a tirar fuori l’innata grinta squadrista contro le morte ideologie democratiche e liberali fino a desiderare di farsi addirittura becchino dei tanti normalizzatori che infestano la nazione”, commenta il professore Mieli su La Sicilia. Continua a leggere
Benito Mussolini discriminato?
di Redazione
La Gazzetta di Parma, ieri, al link qui sotto, perfettamente funzionante, riportava la notizia per cui una coppia ha chiamato il figlio Benito, avendo cognome Mussolini, ricevendo il “niet” del Tribunale. Oggi alle 9.52, la notizia risulta totalmente rimossa dal sito. Ci chiediamo il perché. chissà se qualcuno ci risponderà. O nella Repubblica delle libertà infinite è vietato chiamare Benito un bimbo che di cognome fa Mussolini?
https://www.gazzettadiparma.it/news/news/515830/i-coniugi-mussolini-chiamano-il-figlio-benito-ma-il-tribunale-dice-no.html
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"Christus Rex": libertà di espressione o dittatura gender?

IL PUNTO
di Giacomo Bergamaschi, del Circolo “Christus Rex – Traditio” (foto in alto dei relatori al convegno LGBT di ieri a Villa Buri, VR. Tutti i diritti riservati.)
Una esigua minoranza della popolazione (LGBTTI), le cui tendenze sessuali sono devianti rispetto a quelle della stragrande maggioranza, è riuscita a far sì che i propri interessi si trasformassero nel tema dominante di una rivoluzione culturale globale. Tutto ciò è sorprendente, perché la realizzazione di questi interessi non contribuisce alla soluzione dei problemi esistenziali della società nel suo insieme ma anzi li amplifica, portando alla disintegrazione delle famiglie e alla crisi demografica. La nuova etica sessuale, che pone l’omosessualità, la bisessualità, la transessualità e il trasngenderismo sullo stesso piano dell’eterosessualità, è divenuta ormai parte integrante della pedagogia nelle scuole di ogni ordine e grado. La Sentenza della Corte Suprema degli Stati Uniti del 26 giugno 2015 sul matrimonio tra persone dello stesso sesso ha creato scandalo ovunque e molti analisti hanno visto nell’ascesa del trumpismo anche una conseguenza della reazione del popolo Pro-Life rispetto a decisioni giuridiche che calpestano, nel nome dei diritti, il primo diritto: quello alla procreazione e alla Vita. Il Giudice costituzionale Samuel Alito così interpretò quella sentenza del ’15:
“La decisione di oggi usurpa il diritto costituzionale del popolo di decidere se mantenere o modificare la nozione tradizionale di matrimonio…Quando una esigua maggioranza di giudici può inventare un nuovo diritto e imporre quel diritto a tutta la nazione, l’unico vero limite dato alle future maggioranze sarà la loro stessa opinione riguardo a ciò che i detentori del potere politico e culturale saranno disposti a tollerare”. Continua a leggere
La colonizzazione economica subita e il recupero della sovranità monetaria
Intervista molto interessante al ministro dell’Economia indicato da Salvini. Forse è per quello che dice, anche qui, che l’establishment lo vede come il fumo negli occhi?
di Paolo Savona

Fonte: L’Antidiplomatico
“L’operazione Maastricht è stata all’epoca condotta politicamente e tecnicamente molto male. Le poche persone che la pensavano come me sono state emarginate”
di Alessandro Bianchi e Simone Nastasi
Paolo Savona. Ha insegnato economia nelle Università di Perugia, di Roma Tor Vergata, alla Scuola Superiore di Pubblica Amministrazione e all’Università Guglielmo Marconi. Fondatore dell’ Open Economies Review e ex presidente di Assonebb, l’Associazione per l’Enciclopedia della Banca e della Borsa. Ministo del’industria (1993-1994). Autore nel 2012 di Eresie, esorcismi e scelte giuste per uscire dalla crisi. Il caso Italia
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Metapolitica di un governo nascente
L’OPINIONE
di Mario Bozzi Sentieri

Fonte: Mario Bozzi Sentieri
Di che è “figlio” il costituendo governo giallo-verde ? Certamente del consenso elettorale, raccolto dal Movimento Cinque Stelle e dalla Lega, oggi rappresentativi della maggioranza del popolo italiano, perfino al di là dei meri numeri parlamentari. Il solo dato politico però non basta.
Ci sono anche dei fattori metapolitici, che vengono a segnare la nascente esperienza di governo e ne rimarcano, ben oltre i programmi, i tratti distintivi. Essi rappresentano la sintesi di visioni e tendenze ormai sedimentatesi a livello d’opinione pubblica, visioni e tendenze con cui tutti dovranno finalmente iniziare a fare i conti, evitando le facili schematizzazioni e le tesi preconcette.
C’è intanto l’onda lunga dell’antipolitica, dispensata, in questi anni a piene mani, attraverso la cultura dell’anticasta e le semplificazioni televisive: quella delle denunce sui finanziamenti pubblici quadruplicati nello spazio di pochi anni, sui “rimborsi elettorali” gonfiati, sui privilegi dei parlamentari, sulle spese di rappresentanza senza controllo, sulla corruzione, sulle dinastie politiche. Continua a leggere
Zio Sam, l’Ipocrita dei Diritti Umani
di Paul Street

Fonte: SakerItalia
Quest’anno ricorre il 70-esimo anniversario della Dichiarazione Universale dei Diritti Umani [in inglese]. Firmato dagli Stati Uniti e adottato dall’Assemblea Generale delle Nazioni Unite il 10 dicembre 1948, il documento fu un grande e luminoso passo avanti nell’articolazione del modo in cui gli esseri umani potrebbero organizzare i loro sistemi sociali e politici in accordo agli ideali di democrazia e di civiltà.
Gli Stati Uniti hanno per lungo tempo maneggiato la Dichiarazione Universale (DU) come un’arma da brandire selettivamente contro i nemici ufficialmente designati. Ma sette decenni dopo aver firmato il documento (e averlo strombazzato), la società americana si trova in situazioni, raramente notate, di palese violazione dei principi chiave della dichiarazione. Continua a leggere
Solo i servi e gli ignoranti sono ancora europeisti
di Gabriele Sannino

Fonte: controinformazione
Sentirsi europeisti oggi implica coraggio e incoscienza. Più semplicemente, serve tanta, tantissima ignoranza, sia dei processi che dei fenomeni.
Se per l’uomo della strada – che è ignorante per forza di cose data la quotidianità, il lavoro, i mass media che disinformano e via discorrendo – l’Europa è bella perché ti permette di viaggiare senza passaporto, non devi cambiare la moneta, o perché ti permette l’Erasmus, per molti cittadini – più informati e consapevoli – quest’Europa dei banchieri, ormai, sta diventando un vero e proprio incubo.
Già, perché è da qui che bisogna partire per ragionare: l’Europa dei popoli non esiste più, forse non è mai esistita, esiste solo l’Europa della finanza, della tecnocrazia e dei banchieri.
L’uomo della strada o magari il giovanotto di belle speranze costretto ad emigrare a Londra o a Dublino per fare il lavapiatti o il cameriere ignora – per esempio – che è proprio quest’Europa coi suoi meccanismi monetari a indurlo a tale gesto. Continua a leggere
Il Quinto Stato
di Roberto Pecchioli

Fonte: Ereticamente
Ho incontrato il Quinto Stato. E’ accaduto stamattina, sul presto, nel mio quartiere. In meno di mezz’ora e nel raggio di poche decine di metri, ho verificato l’esistenza del Quinto Stato. E’ qui, l’ho incontrato e perfino toccato. Conosciamo l’antica divisione della società in tre ordini, risalente al Medioevo. Il primo ordine, o Stato, era costituito dal clero; il secondo dai nobili. Il terzo, teoricamente, da tutti gli altri. La sua rappresentanza, negli Stati Generali francesi, fu affidata ai membri della nascente borghesia, che fece la Rivoluzione e seppellì per sempre il passato. Il suo vate fu l’abate Sieyès, autore di un fortunatissimo libello che incendiò la Francia all’inizio del fatidico 1789. Con il lessico di Gyorgy Lukàcs, potremmo dire che fu l’ecclesiastico di Fréjus a dare al Terzo Stato una coscienza di classe, a partire dalla celeberrima frase “che cos’è il Terzo Stato? Tutto. Che cosa è stato finora nell’ordinamento politico? Nulla. Che cosa desidera? Diventare qualcosa“. La borghesia tagliò la testa del Re e inaugurò la modernità.
Nel corso dell’Ottocento, la polemica socialista iniziò a parlare di Quarto Stato, ovvero del proletariato contadino e operaio le cui file si ingrossavano all’ombra della rivoluzione industriale, dell’urbanizzazione forzata, della nascita delle grandi fabbriche. La sua rappresentazione artistica è il grande dipinto del 1901 del piemontese Giuseppe Pellizza da Volpedo: una folla compatta e ordinata che incede verso il futuro, fiduciosa nella Storia, con alla testa una giovane madre con il figlioletto al collo e due uomini, i contadini più combattivi. Vi è in questo quadro di grandi dimensioni e gigantesche ambizioni, il senso di una composta dignità, una sobria eleganza pur nella semplicità popolana degli abiti e degli atteggiamenti, un avanzare irrevocabile, inevitabile di uomini e donne che si sentono comunità in marcia decisi a cambiare la loro condizione tutti insieme. Continua a leggere


