Linea dura di Salvini sull'islam: controlli a tappeto nelle moschee

La miniaccia islamista preoccupa il Viminale. Salvini avverte i prefetti: “Monitorare tutti i luoghi di incontro per musulmani”
Adesso l’allerta è massima. E la stretta non può che essere commisurata al livello di pericolo che il Paese sta correndo. E così, per prevenire qualsiasi attacco di matrice jihadista, Matteo Salvini ha firmato una circolare che impone ai prefetti di aumentare i controlli e il livello di attenzione su tutti i luoghi di aggregazione di cittadini musulmani.

La stretta riguarderà, dunque, sia i centri islamici sia le moschee. Ma non solo. Il vice premier leghista ha, infatti, raccomandato di “riservare una cura particolare alle dimensioni di elezione del proselitismo, anche ovviamente il web.
Non che prima fossero mancati i campanelli d’allarme. Ma negli ultimi mesi si sono fatti più pressanti. Tanto da alzare il livello d’attenzione. Tanto per citarne alcuni: i due lupi solitari che stavano progettando “un’azione aclatante a bordo di un camion”, il senegalese che urlando “Allah Akbar” aveva pestato due poliziotti con una sbarra di ferro; il marocchino che aveva tentato di sgozzare un passante “perché portava un crocifisso al collo”. E poi l’instabilità della Libia e la preoccupazione che sui barconi possano imbarcarsi quei foreign fighter che, persa la guerra in Libia, vogliono tornare a combattere il jihad in Europa. Non da ultimo il terribile attacco ai cristiani in Sri Lanka e il ritorno in video del califfo Abu Bakr al Baghdadi. È la minaccia di un incubo che torna in continuazione. Una minaccia che non è possibile mai sconfiggere del tutto, ma che si può tentare di prevnire con misure più stringenti come quelle che Salvini sta cercando di applicare in Italia. Oggi il numero uno del Viminale ha, infatti, pubblicato la direttiva che aveva già annunciato nei giorni scorsi. “In considerazione del profilo della minaccia (del terrorismo internazionale, ndr), incarnata anche da singoli radicalizzati istigati dal messaggio propagandistico – si legge nella circolare – occorre riservare una cura particolare alle dimensioni di elezione del proselitismo”.

Gli occhi non dovranno essere unicamente puntati sulle moschee. Nei luoghi che Salvini ha chiesto ai prefetti di tenere sotto controllo rientra anche tutta quella “variegata realtà dei centri di aggregazione e delle associazioni culturali asseritamente ispirate alla fede musulmana”. Strutture distribuite su tutto il territorio nazionale ma che si concentrano, in modo particolare, in Lombardia, Emilia Romagna, Veneto, Piemonte, Sicilia e Toscana. Una presenza che, secondo i dati del Viminale, è “in aumento” ed è contraddistinta “da differenti ideologie” che, in certi casi, sono orientate a “una strumentale interpretazione radicale e intransigente dell’islam. I numeri sono impressionanti. Le associazioni culturali islamiche censite dal ministero dell’Interno nel nostro Paese sono 1.382. La stragrande maggiorza di queste (ben 1.068) vengono usate dai musulmani anche come luoghi di preghiera. Ed è qui che dilaga il radicalismo islamico.
A ingrossare le fila degli estremisti è ancora una volta l’immigrazione di massa che ha assunto “dimensioni significative”. Come si legge nella circolare, “trafficanti senza scrupoli, organizzazioni e reti criminali” alimentano i canali alle infiltrazioni terroristiche. Proprio per questo l’allerta non può più essere circoscritta ai centri islamici. A preoccupare sono anche i “circuiti parentali e relazionali” che, però, “risultano di difficile penetrazione”. Tanto che, a fronte del dilagare del proselitismo, divente sempre più importante “riuscire a intercettare il bacino potenzialmente esteso ed insidioso dei radicalizzati in casa” per anticipare “possibili progettualità ostili”.
fonte – http://www.ilgiornale.it/news/linea-dura-salvini-sullislam-controlli-tappeto-nelle-moschee-1686691.html?mobile_detect=false

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Quando i proletari trucidavano le signore

QUINTA COLONNA

di Marcello Veneziani
A ogni corteo del Primo Maggio le mie vecchie zie ricordavano con orrore l’eccidio delle sorelle Porro ad Andria nel loro palazzo di famiglia. In realtà era accaduto in occasione della prima Festa della Donna – che dunque cominciò con un duplice femminicidio “progressista” – ma il corteo dei lavoratori, la Cgil di Peppino Di Vittorio, i comunisti, suscitavano nelle case dei signori e dei proprietari quel ricordo spaventato. Ricordo uno slogan sentito da bambino a piazza Catuma, ad Andria: “Nemmeno un padrone si salverà”. Nicola Porro avrà una memoria famigliare più diretta delle due signorine trucidate dalla “cieca plebe pervertita”, come fu scritto nel manifesto funebre. Va pure detto che nel dopoguerra le condizioni dei braccianti in Puglia erano infami, sfruttati e trattati come schiavi dai caporali, a volte costretti alle museruole per non mangiare i frutti raccolti…
Per decenni quell’eccidio fu rimosso o considerato un tributo inevitabile al progresso sociale o un esempio di lotta di classe, antipasto della rivoluzione. Luciana Castellina e Milena Agus hanno dedicato a quell’eccidio un libro – Guardati dalla fame – comprensivo sia verso le due sorelle, che consideravano l’ingiustizia sociale come un fatto naturale, una sorte, sia verso la folla inferocita che le uccise. Il mondo è cambiato, i nuovi signori ora sono radical chic e i nuovi affamati sono i migranti che sbarcano. E comunque i poveri stanno con Salvini o coi 5stelle. Ma uccidere due donne inermi e devote, solo perché rappresentavano la classe odiata, resta una vile barbarie e un crimine comunista. Vale usare la definizione di femminicidio anche se le due signore non erano emancipate femministe ma anziane possidenti all’antica?
MV
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Saviano si fionda sul business migranti

L’ultima sua “fatica” letteraria è un libro di foto. Che non ha scattato lui
Ah, il business dei migranti! In Italia non si parla d’altro, come fossero la soluzione di ogni problema mentre l’Italia affonda economicamente: un tweet su due di Matteo Salvini è sui migranti bloccati grazie a lui, ma ormai anche un libro su due è sui migranti, di chi pensa che non vadano mai bloccati.
Sono due retoriche che da una parte portano voti, e dall’altra guadagno. Con il migrantismo e l’antimigrantismo non ci perde mai nessuno, una figata.
Essere pro o contro i migranti da noi è la topica più mainstream ci sia. E dove c’è mainstream non poteva mancare Roberto Saviano, che dopo aver fatto diventare la lotta alla mafia un best seller e una serie Netflix, ora trasforma il problema dei migranti in un libro fotografico, titolo In mare non esistono taxi, editore Contrasto, le foto non sono le sue ma «l’autore dialoga con la fotografia come testimonianza della realtà». Una meraviglia, questo dialogo, sicuramente commovente, strappalacrime, praticamente un Harmony illustrato in mare aperto. Perché «in mare aperto basta lo schiaffo di un’onda per ribaltare un’imbarcazione, in mare aperto non c’è nessuno e non c’è nessun taxi da chiamare».

Che verità profondissime, io non ci avevo mai pensato che in mare aperto non ci fossero i taxi, magari è possibile anche che ci spieghi che in centro a Milano o a Roma non ci sono squali. Come quando dice che «raccontare tutto questo è difficile, smontare le menzogne è difficile, ma contro la bugia non c’è altra pratica che la testimonianza». E quando la testimonianza non basta c’è lui, Saviano, che te la commenta. Perché lui vede quello che altri non vedono e anche se uno te lo mostra con una foto lui te la fa vedere meglio.

Non state lì a chiedervi quali soluzioni serie vengano proposte per i flussi migratori, di certo non sono quelle di Salvini, ma neppure quelle di chi sarebbe pronto a far sbarcare tutta l’Africa in Italia, oltre un miliardo di persone. Non state a chiedervelo perché le soluzioni sono complesse, ma il business è semplice, più semplice è e meglio è, e Saviano ha sempre saputo quello che fa, non per altro io come scrittore sono potuto entrare in Mondadori solo quando se ne andò Saviano (quando Saviano si accorse che la Mondadori era di Berlusconi), a causa delle mie critiche ai romanzi di Saviano (quando nessuno osava toccarlo). Al mio amico Antonio Franchini chiesi: «Ma cos’è, una mafia?», mi rispose «no, purtroppo è il mercato».
Il mainstream è un potere, è farsi il giro di tutte le trasmissioni importanti con il proprio prodotto confezionato, è andare da Fabio Fazio e essere trattato come se tu fossi Jean Paul Sartre, è questo struggente libro dove si dialoga con delle foto, senza neppure essere andato lì a scattarle tu, perché mica è un fotografo, Saviano, lui dialoga, ci apre gli occhi e ce li inumidisce, ci fa battere il cuore come neppure Liala. Dal 9 maggio in libreria, dall’11 maggio a Torino, preparate i soldi. Io a questo punto ci vedrei bene una nuova serie Netflix. Così, tanto per arrotondare le entrate. Non dei migranti, ma del proprio conto in banca.
fonte – http://m.ilgiornale.it/news/2019/04/30/saviano-si-fionda-sul-business-migranti/1686513/

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Cimiteri con croci coperte, l'ultima sinistra follia

Cimiteri senza croci o con croci coperte. Avete letto benissimo. Il motivo è ovviamente quello di non offendere le altre religioni. Che la follia venga da sinistra non ci sarebbe nemmeno bisogno di intuirlo, ma le spiegazioni sono ancora più comiche.
Tanto per cominciare, l’iniziativa viene dal sindaco PD di Pieve di Cento (Bologna), con un messaggio chiaro: coprire i simboli cristiani nei cimiteri per “non turbare” nessuno, nello specifico probabilmente i musulmani, minoranza ormai crescente nella provincia.
Nel corso della puntata di “Dritto e Rovescio” condotta da Paolo Del Debbio, la consigliera regionale del Veneto Alessandra Moretti (sempre PD) ha difeso la stramba proposta: “C’è la possibilità di coprire temporaneamente con delle tendini amovibili, che salgono e scendono, i simboli religiosi”, ha detto.
Non vanno turbati “i laici”, ribadisce.
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fonte – https://oltrelalinea.news/2019/04/30/cimiteri-con-croci-coperte-lultima-sinistra-follia/

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Comunicato numero 158. La donna rattrappita e l’uomo idropico

Stimati Associati e gentili Sostenitori, vogliate, anche quest’anno, destinare il 5×1000 alla nostra piccola Associazione. È sufficiente indicare nella dichiarazione dei redditi (o in allegato ad altri modelli) il nostro codice fiscale – 01944030764 – nell’apposita casellina: «Sostegno delle organizzazioni non lucrative di utilità sociale, delle associazioni di promozione sociale …». Grazie, Dio Vi benedica! Veniamo all’Abate Ricciotti ed alla sua «Vita di Gesù Cristo», da cui oggi studieremo il capitolo: «La donna rattrappita e l’uomo idropico. Questioni conviviali».
• § 455. Fecero effetto queste minacce? [«In quest’ultima dilazione concessa all’albero, o esso darà frutti, ovvero finirà sotto i colpi d’accetta», cf. Sursum Corda n° 157]. Divampava l’incendio acceso da quel fuoco che Gesù era venuto a gettare sulla terra? In altre parole, si stava attuando il «cambiamento di mente» che ripudiava il vecchiume formalistico e ricercava lo spirito nuovo? A queste domande San Luca non dà una risposta esplicita, ma sembra bene che ne dia una implicita mediante un aneddoto ch’egli soggiunge alle narrazioni precedenti, e che mostra come il formalismo rabbinico gravasse quale cappa di piombo sugli spiriti e non fosse stato neppure scalfito dalle minacce di Gesù. L’aneddoto è quello della donna rattrappita guarita di sabbato (Luca, 13, 10-17); senonché lo stesso Evangelista, indulgendo alla sua predilezione per i quadretti abbinati, poco dopo questo aneddoto fa seguire l’altro somigliantissimo dell’uomo idropico guarito egualmente di sabbato (14, 1-6). I due quadretti si richiamano logicamente l’un l’altro, come una ripetuta e sfiduciata risposta alle precedenti domande sull’efficacia della predicazione di Gesù, ed è quindi opportuno presentarli affiancati; tuttavia, egualmente dai dati di San Luca confrontato con gli altri Evangelisti, appare che i due fatti sono cronologicamente staccati, e che la donna fu guarita poco prima della festa della Dedicazione e nella Giudea, l’uomo invece poco dopo quella festa e probabilmente nella Transgiordania. Gesù dunque, durante la sua peregrinazione nella Giudea, si recò di sabbato in una sinagoga e si mise a predicare. Tra i presenti vi era una donna malata da diciotto anni – forse di artrite o anche di paralisi – e così rattrappita che non poteva in nessun modo alzare la testa e guardare in alto. Vistala, Gesù la chiamò e le disse: «Donna, sei disciolta dalla tua malattia»; e le impose le mani. Quella, raddrizzatasi all’istante, si dette a ringraziare e glorificare Dio. L’archisinagogo che presiedeva all’adunanza (§ 64) s’indignò per quella guarigione fatta di sabbato; non osando però abbordare direttamente Gesù, se la prese con la folla arringandola stizzito: «Ci sono sei giorni in cui si deve lavorare: in essi dunque venite a farvi curare, e non nel giorno del sabbato!». Per quello zelante archisinagogo la guarigione miracolosa non significava nulla, il sabbato invece – che del resto non era stato violato – significava tutto. Gesù allora rispose a lui e agli altri della mentalità di lui: «Ipocriti! ognuno di voi di sabbato non scioglie forse il suo bove o l’asino dalla mangiatoia, e (lo) conduce ad abbeverare?». Infatti, sciogliere o stringere un nodo di fune era compreso in quei 39 gruppi di azioni ch’erano proibite di sabbato (§ 70); ma nella pratica, trattandosi delle bestie domestiche, si provvedeva in una maniera o un altra al loro sostentamento. Messo ciò in chiaro, Gesù argomenta a fortiori concludendo: «E costei ch’è figlia di Abramo, e che il Satana legò or è diciotto anni, non bisognava che fosse sciolta da questo legame nel giorno di sabbato?». Al Satana erano fatte risalire comunemente malattie di ogni genere (§ 78). Se dunque c’era un giorno più opportuno di tutti per dimostrare la vittoria di Dio sul Satana, cioè del Bene sul Male, era appunto il sabbato, il giorno consacrato a Dio: quindi Gesù, meglio d’ogni altro, era penetrato nello spirito del sabbato, operando appunto in esso quella vittoria di Dio sul Satana.
• § 456. Al ragionamento di Gesù la folla assenti cordialmente; quanto ai suoi avversari, San Luca dice che rimasero confusi, ma ciò non significa che assentissero al ragionamento. Già vedemmo che l’osservanza rabbinica del sabbato era uno dei piloni su cui troneggiavano i Farisei e che non doveva mai crollare (§ 431). Anche se i fatti miracolosi smentivano quell’osservanza, ciò non significava nulla: si trascurassero i fatti e si bestemmiasse lo Spirito santo (§ § 444, 446), purché rimanesse il sabbato farisaico. Continua a leggere
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Burkina Faso sotto i colpi del jihad: cristiani trucidati in chiesa in tutto il paese

Cristiani protestanti e cattolici uccisi in chiesa, sacerdoti rapiti, villaggi saccheggiati. Nel paese si è passati dai 12 attentati islamisti del 2016 ai 158 del 2018
Un commando di jihadisti ha fatto irruzione in una chiesa protestante domenica, durante la funzione, uccidendo cinque cristiani, inclusi il pastore e due suoi figli. L’attentato, come riporta la Bbc, è avvenuto nella piccola città di Silgadji, vicino a Djibo, la capitale della provincia settentrionale di Soum.
Il numero di attacchi da parte di terroristi islamici nel paese dell’Africa occidentale è aumentato esponenzialmente negli ultimi anni. Secondo l’Armed Conflict Location & Event Data Project (Acled), Al Qaeda, Stato islamico e il gruppo locale Ansarul Islam ne hanno effettuati almeno 12 nel 2016, 33 nel 2017 e 158 nel 2018. Dal 2015, almeno 350 persone sono morte nelle violenze.
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fonte – https://www.tempi.it/burkina-faso-jihad-cristiani-chiesa/

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Izabella Jarvandi, l’anti-Greta che combatte per la famiglia

Se la giovane Greta Thunberg è balzata agli onori delle cronache, non solo per la sua lotta contro i cambiamenti climatici ma per la difesa dell’ambiente in generale che l’ha portata persino a indire uno sciopero il 15 marzo scorso, a cui hanno aderito studenti di tutto il mondo per chiedere ai governi politiche e azioni più incisive per contrastare il cambiamento climatico e il riscaldamento globale, di Izabella Nilsson Jarvandi, invece, anche lei svedese, anche lei quindicenne, anche lei combattiva come Greta, non si parla quasi per niente.
La sua voce sembra infatti rimanere (volutamente?) inascoltata, forse per la personale battaglia “politicamente scorretta” portata avanti dalla quindicenne. Infatti più che inseguire facili successi sposando la causa ambientalista, non si sa se più “radical” o “chic”, ha preferito dedicare le sue energie a difesa dell’umano. Coraggiosamente si è più volte pronunciata contro le istanze del pensiero dominante, condannando l’immigrazione incontrollata, arrivando a solidarizzare con il presidente Orban, e ha invocato azioni politiche più attente alle esigenze della famiglia. Lo scorso 2 marzo, tramite twitter, ha denunciato la colonizzazione ideologica in chiave gender che ormai da tempo si sta verificando in tutte le scuole svedesi, in cui iniziano a circolare testi assurdi, come racconta la giovane attivista, i cui protagonisti sono «una ragazza con un pene», «un ragazzo con una vagina» o individui che sono al tempo stesso «un maschio e una femmina».
Insomma, una battaglia sacrosanta ma che, di questi tempi in cui predomina un certo ecologismo di cui ultimamente è divenuta simbolo Greta Thunberg, tutto proteso a colpevolizzare l’uomo considerato come il vero cancro del nostro pianeta, risulta una battaglia ardua e quasi impossibile perché difficilmente le si darà spazio e risonanza. Tant’è che se Greta con i suoi slogan è rilanciatissima da tutti i media, di Izabella, invece, volutamente non si occupa nessuno, nonostante i suoi richiami più che legittimi al vero disastro, quello antropologico e culturale, ormai in atto e per di più in fase avanzata.
Manuela Antonacci
fonte – https://www.notizieprovita.it/economia-e-vita/izabella-jarvandi-lanti-greta-che-combatte-per-la-famiglia/

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In tantissimi a Milano per onorare Sergio Ramelli

Anche una delegazione del nostro Circolo CHRISTUS REX ha marciato, pregato e reso onore a Sergio Ramelli, sia a Milano che a Verona.

In tanti hanno risposto a Milano all’appello per onorare Sergio Ramelli, assassinato dall’odio comunista 44 anni orsono. A piazzale Susa si è radunata una folla davvero grande, anche se la prefettura ha fatto di tutto per dissuadere la partecipazione. Persino la provocazione dell’autorizzazione di un corteo antifascista che sembrava la rivendicazione di quel delitto compiuto con viltà e violenza inaudita.

Una carica irresponsabile

Ma la comunità che si è radunata per Ramelli è stata molto più composta di quel che speravano avversari e stampa. C’è stata anche una irresponsabile carica di polizia, con un ferito tra i manifestanti, per impedire la partenza del corte. Partecipazione di migliaia di militanti di destra, richiamati da Cpi, Fn, Lealtà e Azione, e dall’appello di 60 parlamentari a partire da Fdi. La manifestazione si svolge civilmente.

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Fonte – https://www.secoloditalia.it/2019/04/la-polizia-carica-un-ferito-ma-sono-in-tantissimi-a-milano-per-onorare-sergio-ramelli/

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Il loro progetto: cavalcare il prossimo crack per "più Europa"

Il loro progetto: cavalcare il prossimo crack per "più Europa"

Il loro progetto: cavalcare il prossimo crack per “più Europa”

Macron riceve Mattarella il 2 maggio. Non a Parigi ma ad Amboise, paesetto  della Loira,  con la scusa di onorare la tomba di Leonardo.  Gli abitanti non dovranno guardare dalle finestre (decreto comunale).  Il traffico sarà vietato dalle 7  alle 5  pomeridiane alle auto,  dalle 7 alle  13 ai pedoni. Mobilitati  300 gendarmi. Ormai hanno abbandonato  anche la finzione del …

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fonte – https://www.maurizioblondet.it/il-loro-progetto-cavalcare-il-prossimo-crack-per-piu-europa/

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Torino, gay in ritiro in convento per un corso sulla fedeltà

L’iniziativa, partita un anno fa da don Gianluca Carrega, delegato ufficiale dell’arcivescovo Cesare Nosiglia per la “pastorale degli omosessuali” subì uno stop dopo le accuse di eresia arrivate dagli ecclesiastici conservatori.
Anche se con un anno di ritardo, alla fine,nella diocesi di Torino si è tenuto il tanto contestato ritiro spirituale per gay.
L’iniziativa, partita da don Gianluca Carrega, delegato ufficiale dell’arcivescovo Cesare Nosiglia per la “pastorale degli omosessuali” subì uno stop dopo le accuse di eresia arrivate dagli ecclesiastici conservatori.
Quest’anno il ritiro sulla “fedeltà di Dio come fondamento della fedeltà nei rapporti umani”, aperto a una quarantina di single, gay e lesbiche, è stato organizzato in “segreto” ma seguendo lo stesso programma stabilito un anno fa.“Un ritiro quaresimale sull’amore, per convertirci all’amore, oggi quantomai necessario non solo per le persone omosessuali, ma anche per gli etero“, spiegava su Avvenire il gesuita Pino Piva che vi ha partecipato. Al ritiro era presente anche l’attivista gay Massimo Battaglia che al quotidiano La Stampa ha detto: “Nella Bibbia si racconta dell’amore omosessuale tra Davide e Gionata, siamo partiti anche da lì nelle nostre riflessioni” e ha aggiunto:“È stata una bella sorpresa: oltre ad ospitarci, le suore hanno partecipato agli incontri con noi”. Il ritiro non aveva intenti moralistici ma intendeva spiegare che“Dio è fedele, continua a fidarsi dell’uomo, dunque anche i rapporti umani, dall’amicizia all’amore, meritano fedeltà e rispetto”. “In tanti nella Chiesa sentono l’esigenza di aggiornare la dottrina, ma è un ambiente più aperto di altri”, ha sottolineato Battaglio che chiede “non solo apertura ma anche rispetto”. “Quando ci troviamo tra gay credenti diamo per scontato che l’amore gay è amore. E l’amore, nel cristianesimo, è l’essenza”, conclude l’attivista.
fonte – http://www.ilgiornale.it/news/cronache/torino-gay-ritiro-convento-corso-sulla-fedelt-1686139.html?mobile_detect=false

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Sparatoria davanti a una chiesa a Baltimora: sei feriti e un morto

L’ennesima sparatoria davanti a una chiesa, ai danni di cristiani: è successo a Baltimora, nel Maryland.
Continuano quelle che possiamo ufficialmente chiamare persecuzioni cristiane, di cui abbiamo parlato più di una volta. Questa volta l’orrore si è svolto a Baltimora, nel Maryland.
Stando a quanto ha riferito la portavoce della polizia Chakia Fennoy, davanti a una chiesa, all’improvviso,  sono stati sparati diversi colpi di pistola.
I colpi hanno raggiunto sette persone: una di loro è morta poco dopo. Attualmente non è prevista alcuna informazione disponibile, le circostanze non sono ancora chiare.
L’attentatore sarebbe fuggito e attualmente si sta cercando il responsabile. Le immagini diffuse finora mostrano i veicoli delle forze dell’ordine e il nastro di emergenza utilizzati per bloccare la scena davanti alla chiesa di Perkins Square.
fonte – https://vocecontrocorrente.it/sparatoria-davanti-a-una-chiesa-a-baltimora-sei-feriti-e-un-morto/

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Notre-Dame de Paris: immagini apocalittiche e sanzione dell’apostasia di una nazione

di Jérôme Bourbon
Editoriale del settimanale francese Rivarol, n° 3373 del 17 aprile 2019
Le immagini sono impressionanti, sconvolgenti, terrificanti: mentre scriviamo e ci prepariamo a passare questo numero alla stampa, Notre-Dame de Paris è in fiamme. Già la guglia della Cattedrale è crollata, come pure il campanile centrale. Anche la torre sinistra è stata colpita dall’incendio, la cui ampiezza gigantesca è stupefacente e suscita certo degli interrogativi.
Tutta la carpenteria di Notre-Dame de Paris “è sul punto di bruciare», ha dichiarato il portavoce della Cattedrale. «Tutto brucia. Della struttura, che risale al XIX secolo da un lato e al XIII dall’altro, non rimarrà nulla», ha deplorato André Finot. “Bisogna vedere se la volta, che protegge la Cattedrale, verrà toccata o no», ha aggiunto. L’incendio è iniziato intorno alle 18.50 nel sottotetto della Cattedrale, monumento storico più visitato d’Europa (circa 15 milioni di turisti la visitano ogni anno).
L’intervento televisivo di Emmanuel Macron, che doveva annunciare dei provvedimenti e dare le sue conclusioni alla fine dello pseudo gran dibattito nazionale a seguito del sollevamento dei gilet gialli, è stato rinviatosine die.
Ma il capo dello Stato ha comunque voluto parlare in televisione alla fine della serata per deplorare l’incendio e affermare che Notre-Dame sarebbe stata ricostruita. Il Presidente della Repubblica ha annunciato il lancio di una sottoscrizione. Ovviamente, è più facile per lui brillare in questo tipo di esercizio compassionevole piuttosto che rispondere alle preoccupazioni dei Francesi e risanare il paese! I politici eccellono solo nelle catastrofi: incidenti stradali, terremoti, incendi, inondazioni, attentati. Perché allora devono solo commentare, con l’aspetto disfatto, gli avvenimenti, beneficiando della massima pubblicità grazie ai media audiovisivi, e non devono rendere conto o difendere un bilancio. Chirac non ha avuto eguali nel mostrare tale atteggiamento non appena succedeva una tragedia: arrivava sulla scena quasi prima che il crimine fosse commesso o il disastro avvenuto!
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Rabbini: bruciare le chiese? Si, però

Nel comunicato “Non solo Islam” del 19/4/2019 (cfr http://www.centrostudifederici.org/non-solo-islam/) relativo alle affermazioni del rabbino Shlomo Aviner sull’incendio di Notre Dame di Parigi, avevamo annunciato che ci saremmo ancora occupati di questo personaggio.

Lo facciamo ora con la traduzione di un articolo pubblicato negli Usa sulle disquisizioni rabbiniche relative alla liceità di bruciare le chiese cattoliche. A parti inverse (teologi cattolici/templi israeliti) si scatenerebbe il finimondo: invece i media italiani (e vaticani) hanno prudentemente ignorano le affermazioni dei padroni del vapore. Speriamo che non si realizzi l’ipotesi secondo cui “chi di fiamme ferisce, di fiamme (eterne) perisce”.
Dopo l’incendio di Notre Dame, uno dei rabbini capi israeliani dice che “Non ci sono comandamenti di bruciare chiese all’estero. Nella nostra terra santa, tuttavia, la questione è più complicata”
L’autorevole rabbino dei coloni, Shlomo Aviner, ha oggi (martedì 16/47/2019) dichiarato che bruciare le chiese fuori dalla Terra di Israele “non è compito nostro per ora”, ma per quanto riguarda la Terra Santa “la questione è più complicata”. Aviner sembra così aver rispedito al mittente la domanda sulla possibilità di bruciare chiese in Terra Santa.
Aviner, che prende uno stipendio pubblico come rabbino dell’importante colonia di Beit El ed è anche rabbino di una prestigiosa yeshivah (Ateret Yerushaliam, precedentemente Ateret Cohanim), è considerato essere uno dei più importanti rabbini della fazione religiosa nazionalista. È uno scrittore prolifico, avendo pubblicato oltre 200 libri in varie lingue. Aviner è anche considerato un pioniere del fenomeno SHUT-SMS, tramite il quale i suoi seguaci mandano al rabbino una domanda tramite messaggio SMS (e, più recentemente, tramite Facebook Messenger e Whatsapp) ed Aviner risponde brevemente. Aviner è uno dei rabbini più popolari di tutti quelli del fenomeno SHUT-SMS, perché risponde ad ogni domanda, persino a quelle che sono delle palesi prese in giro (e qui parlo per esperienza).
Oggi, dopo l’incendio nella Cattedrale di Notre Dame, ad Aviner è stata posta la seguente domanda:
 
“La più grande Chiesa Cristiana di Parigi è in fiamme. Dovremmo sentirci dispiaciuti per questo, oppure dovremmo rallegrarci, in quanto la cattedrale è un luogo di idolatria, per cui esiste un precetto che ci comanda di bruciarla?”
L’intervistatore qui si riferisce alla dichiarazione Halachic chetradizione normativa religiosa del Giudaismo, secondo la quale le chiese sono considerate luoghi di idolatria, e devono essere distrutte.

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E' stato proprio l'Isis. Lo dice Amaq

Così, siamo  stati informati che il “cervello” delle stragi islamiste  anti-cattoliche è morto anche lui negli  attentati. Come tutti gli altri. Era l’unico di cui  l’ISIS  ci aveva reso nota la faccia, diffondendo foto come  questa  attraverso la sua agenzia, Amaq. Sì, perché – come ricorderete –  l’ISIS ha la sua propria agenzia di stampa, Amaq News International.  Agenzia che non si lascia però facilmente raggiungere da chiunque, essendo clandestina e segreta – com’è logico  per una organizzazione terroristica. Di fatto, solo il SITE  di Rita Katz riesce a trovarne i comunicati nel labirinto (credo) della darknet.
Anche stavolta il SITE ha fatto il suo egregio lavoro e abbiamo tutte le facce degli attentatori-kamikaze, che sono tutti morti quindi è inutile cercarli.  E’  un vero peccato  che i kamikaze islamisti si siano tutti coperti la faccia con  la stessa kefiah : a  che scopo poi, se tanto sapevano di  morire? Perché non si sono mostrati? Che cosa  avevano da temere, ormai?
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Fonte – https://www.maurizioblondet.it/e-stato-proprio-lisis-lo-dice-amaq/

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Immigrati, ecco le carte: una toga allertava Lucano

L’idolo dei buonisti e dei cattocomunisti
Scandalo accoglienza, un giudice dava suggerimenti all’ex sindaco di Riace eroe della sinistra: “Non parlare al telefono”

M immo Lucano ha avuto molti amici al suo fianco, da quando è stato investito dall’indagine che l’ha portato prima agli arresti domiciliari e poi al divieto di risedere a Riace, nel Comune che ha trasformato in un simbolo planetario dell’accoglienza.

Ma uno di questi amici è stato più amico di altri, fornendogli sottobanco preziosi consigli su come togliersi dai guai. Erano consigli assai autorevoli, perché questo amico è un magistrato in servizio alla Corte d’appello di Catanzaro, ripetutamente intercettato dalla Guardia di finanza mentre parla con l’ex sindaco o gli manda messaggi e mail. Il tema è sempre quello: l’indagine in corso da parte della Procura di Locri, quella terminata l’11 aprile scorso con il rinvio a giudizio di Lucano e di altre ventisei persone per associazione a delinquere, truffa, corruzione e favoreggiamento dell’immigrazione clandestina. Il giudice dà i suoi consigli, insulta gli avversari di Lucano, e soprattutto dà all’amico un avvertimento prezioso: «Non parlare al telefono». In pratica, lo avvisa che può essere intercettato.
Il giudice si chiama Emilio Sirianni, e ha rischiato di pagare caro l’aiuto a Lucano. La Procura di Locri, dopo essersi imbattuta nelle sue intercettazioni, ha deciso di aprire un’inchiesta. Prima un fascicolo esplorativo, poi, di fronte alla mole di elementi che emergevano, iscrivendo Sirianni nel registro degli indagati per favoreggiamento. Al termine delle indagini preliminari, la Procura ha chiesto di archiviare l’indagine. Ma nel medesimo provvedimento gli inquirenti hanno parole pesanti per il collega: «Il contegno mantenuto – scrivono – è stato poco consono a una persona appartenente all’ordinamento giudiziario, la quale peraltro era consapevole di parlare con persona indagata»; e ricordano che «in svariate occasioni il dottor Sirianni ha allertato il Lucano a parlare di persona con lui evitando comunicazioni telefoniche».

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