
di Marcello Veneziani
Fonte: Marcello Veneziani
C’è un oscuro desiderio di censura che attraversa l’Occidente, i suoi media, le scuole e le università. È una censura liberal o radical, nel segno del progresso e della libertà.
Si accanisce non con estremisti e malfattori ma con fior di scrittori, poeti e letterati del passato, come Shakespeare, Dante, Ovidio, Euripide. O con artisti che ebbero vite violente o descrissero scene violente. All’università di Cambridge, per esempio, alcuni grandi classici, incluso Shakespeare, sono stati dotati di un bollino rosso.
L’obiettivo? Ammonire gli studenti per evitare che rimangano sconvolti dalla lettura di «rappresentazioni della violenza sessuale». Ma da Cambridge alla Columbia University, da Parigi alle sedi nostrane della cultura e della letteratura, contagia teatri e musei, scuole e cinema. Continua a leggere
Trump, la religione musulmana e l'Islam politico

Fonte: Voltairnet
Da una decina di anni in qua, gli Stati Uniti sono prigionieri della loro contraddizione di fronte all’Islam. Da un lato, pensano a se stessi come alla terra della libertà religiosa, dall’altro utilizzano i Fratelli Musulmani per destabilizzare il Medio Oriente allargato, e da un altro lato ancora lottano contro lo straripamento del terrorismo islamico fuori da questa regione. Hanno vietato qualsiasi ricerca che consenta di distinguere l’Islam in quanto religione dalla sua manipolazione a fini politici. Dopo aver rotto con il terrorismo dei Fratelli Musulmani, Donald Trump ha deciso di riaprire questo dossier, rischiando di provocare delle violenze nel suo stesso paese. Perché negli Stati Uniti la libertà di praticare l’Islam non implica la libertà di entrare in politica.
ILLUSTRAZIONE IN APERTURA: Quando Donald Trump dichiara: “Penso che l’Islam ci odii”, si riferisce alla religione musulmana o all’ideologia politica omonima?
DAMASCO (Siria) – Nella sua nuova Strategia di sicurezza nazionale, il presidente Trump modifica la terminologia ufficiale e fa riferimento ai gruppi armati musulmani come “jihadisti terroristi “. L’Islam: religione o ideologia?
Dopo gli attentati dell’11 settembre attribuiti ad Al Qa’ida, una violenta polemica aveva agitato Washington: i gruppi terroristici erano rappresentativi o no dell’Islam? Se lo erano, conveniva che tutti i musulmani fossero considerati nemici della patria. In caso contrario, si poteva fare una distinzione tra musulmani “moderati” ed “estremisti”.
Tuttavia, i britannici usavano questi stessi termini con un altro significato: i “moderati” sono dei musulmani “moderatamente antimperialisti”, come Hamas, che non solleva alcuna obiezione di ordine politico verso Israele, ma rifiuta unicamente che i musulmani siano governati da ebrei; mentre gli “estremisti” sono musulmani “estremamente antimperialisti”, come Hezbollah, che rimette in questione la vittoria dello Stato coloniale israeliano sugli arabi.
La controversia è culminata in una conferenza del giugno 2006 del New York Metro InfraGard. Un agente ed esperto dell’FBI, William Gawthrop, assicurò che è inutile distinguere i diversi gruppi terroristici musulmani, allorché tutti si fondano sulla stessa ideologia, l’Islam. Cinque documenti interni dell’FBI sono poi trapelati [1]. Destinati all’addestramento dei loro ufficiali, essi stabiliscono che più si è “islamici”, più si è potenzialmente “radicali”, e che il profeta Maometto era il leader di una setta violenta. Gawthrop si basava su uno studio indiscutibile del Corano, degli Hadith e dei principali testi teologici. Dimostrava che lungo tutta la Storia, i teologi delle quattro principali scuole sunnite hanno sostenuto la guerra contro gli infedeli, ma non i pensatori della scuola sciita. Gawthrop era anche un istruttore presso il controspionaggio del Dipartimento della Difesa. Lì aveva spinto a studiare Maometto in quanto capo militare.
Nel 1953, il presidente Eisenhower ricevette una delegazione dei Fratelli musulmani guidata da Said Ramadan. Gli Stati Uniti ora sostengono l’Islam politico all’estero.
Questa polemica non era nuova. Da una parte, a partire dal 1953 e dal ricevimento di Said Ramadan da parte del presidente Eisenhower, la CIA e il Dipartimento della Difesa hanno lavorato all’estero con i sostenitori dell’Islam politico, i Fratelli Musulmani. Dall’altra parte, durante la segregazione razziale, fu concesso che i discendenti degli schiavi potessero essere musulmani, ma non che ne facessero una rivendicazione politica. Nel 1965, il leader politico nero e musulmano Malcolm X fu assassinato, probabilmente con l’aiuto passivo dell’FBI. Mentre agonizzava al suolo, cercò di dare alla sua segretaria, poco prima di morire, un messaggio per Saïd Ramadan.
In ritorsione rispetto a questo punto di vista, un eminente personaggio musulmano americano, Salam Al-Marayati, ha minacciato di fare appello affinché cessasse ogni cooperazione con l’FBI [2].
Immediatamente, il procuratore generale aggiunto James Cole ha reso inaccessibili tutti questi documenti, non solo presso l’FBI, ma in tutte le giurisdizioni.
Solo che i documenti dell’FBI erano stati concepiti per dei corsi in cui gli istruttori specificavano a lungo che non trattavano l’Islam in quanto religione, ma in quanto ideologia politica [3].
Gli Stati Uniti: paese della libertà religiosa o dell’islamofobia?
Fu in quel periodo che il Dipartimento di Stato creò diverse strutture per influenzare l’opinione pubblica statunitense e straniera, in modo che gli Stati Uniti non fossero accusati di intraprendere una guerra contro la religione musulmana. Questo dispositivo comprendeva in particolare una cellula di una ventina di persone, che parlava diverse lingue, chiamata a intervenire sotto false identità nei forum per orientare i dibattiti.
Qualunque fosse il modo di affrontare la questione, gli Stati Uniti tornavano sempre allo stesso problema: già nel settimo secolo, la parola “Islam” è usata in arabo per designare tanto una religione quanto un’ideologia politica, tuttavia perfettamente distinta.
Infine, nel gennaio 2008, il Dipartimento per la sicurezza interna ha emanato, per iniziativa del segretario Michael Chertoff, la Terminologia per definire i terroristi (Terminology to Define the Terrorists: Recommendations from American Muslims). Poi, nel marzo 2008, l’ufficio del direttore dell’intelligence nazionale (allora guidato da Mike McConnell) ha redatto una nota semantica rivolta all’intera amministrazione. Queste istruzioni miravano a ripulire l’amministrazione Bush – che nel 2001 aveva parlato di «crociata contro Al Qa’ida» – da ogni sospetto di islamofobia e a ripristinare l’onore del «paese della libertà religiosa».
Il fatto di portare alla Casa Bianca Barack Hussein Obama doveva risultare sufficiente a risolvere il problema. Ma non accadde così, non da ultimo perché, mentre un terzo dei suoi elettori pensava che fosse musulmano, egli precisava di essere un cristiano di famiglia musulmana; il che sembrava convalidare il modello di identità degli immigrati provenienti dal Nord Europa: si può essere un americano essendo culturalmente e anche religiosamente musulmano, ma un presidente deve essere un cristiano. Da qui la violenza della campagna finanziata dall’immobiliarista Donald Trump in merito al luogo di nascita di Obama (le Hawaii o il Kenya britannico?). Certo, la risposta condizionava la costituzionalità della sua elezione, ma, cosa più importante, implicava il fatto che fosse nato cristiano o musulmano.
Prima di lanciare la “primavera araba”, Barack Obama e Hillary Clinton hanno infarcito la loro amministrazione di sostenitori dell’Islam politico.
Nel 2011, il sottosegretario di Stato per la Propaganda (Public Diplomacy) ha creato il Centro per le comunicazioni strategiche contro il terrorismo (Center for Strategic Counterterrorism Communications). Nel 2016, questa struttura è diventata nota come Centro di impegno globale (Global Engagement Center) e ha ampliato le sue competenze alla lotta contro la Russia. Il suo budget è stato poi moltiplicato per 13. Il fatto di affidare la lotta contro il terrorismo e la rivalità con la Russia alla stessa organizzazione non ha aiutato ovviamente a chiarire le cose. Fu in questo periodo che Washington adottò l’espressione dell’ONU “estremismo violento” per designare l’ideologia dei terroristi [4].
Torniamo indietro: il 22 dicembre 2012, la rivista egiziana Rose El-Youssef ha rivelato la presenza di diversi leader dei Fratelli Musulmani in seno all’amministrazione Obama, tra cui Salam Al-Marayati. In particolare, costui ha rappresentato il Segretario di Stato Hillary Clinton e ha presieduto la delegazione ufficiale degli Stati Uniti in occasione della Conferenza dei diritti umani dell’OSCE. Sua moglie, Laila, era vicina a Hillary Clinton quando era la first lady e faceva parte della Commissione per la libertà religiosa internazionale. L’intervento di Al-Marayati contro Gawthrop, sei anni prima, era in realtà solo una manovra dei Clinton, che avevano usato la Fratellanza Musulmana per far cambiare idea all’FBI e al Dipartimento della Difesa.
Il diritto di riflettere
La controversia è rimbalzata nel luglio 2017 con la presentazione di un emendamento alla legge sulla programmazione militare (NDAA) che autorizza il Dipartimento della Difesa a studiare «l’uso di dottrine religiose musulmane violente o non ortodosse per sostenere la comunicazione di estremisti o terroristi e giustificarla» Il testo è stato respinto per 217 voti a 208, sempre nel nome della protezione dell’Islam come religione.
Il presidente Trump ha finalmente deciso di applicare la parola “jihadista” ai terroristi musulmani, sebbene in origine il jihad non fosse la lotta armata contro gli infedeli, bensì un’introspezione e un esame di coscienza personale.
Finora, le decisioni di Donald Trump sono state oggetto dei peggiori fraintendimenti. Il suo decreto che sospendeva l’immigrazione da paesi in cui le delegazioni consolari non avevano i mezzi per verificare l’onestà dei candidati è stato interpretato come “islamofobo” perché questi paesi hanno una popolazione a maggioranza musulmana.
La sua decisione è una vera rivoluzione intellettuale per gli Stati Uniti. Finora, il Dipartimento della Difesa ha applicato la strategia dell’ammiraglio Arthur Cebrowski, distruggendo – paese dopo paese – ogni forma di organizzazione politica del Medio Oriente allargato, mentre il Dipartimento di Stato vigilava affinché questa politica non fosse anti-musulmana in sé.
Tuttavia, da un punto di vista mediorientale, non è questo ad esser stato percepito. Poiché per quindici anni gli Stati Uniti hanno messo in opera la strategia di Cebrowski [5] soltanto nella parte prevalentemente musulmana del mondo, era impossibile per gli afgani, i persiani, i turchi e gli arabi, capire alcunché degli slogan USA. È d’altronde contro questa contraddizione che Barack Obama si è scontrato durante il suo discorso al Cairo, nel giugno 2009.
Se si capiscono perfettamente gli obiettivi della propaganda statunitense, si può solo osservare che ne sono stati la prima vittima. In effetti, la contraddizione tra la loro retorica edulcorante e il loro sostegno ai Fratelli Musulmani all’estero (e non la loro strategia di distruzione del Medio Oriente allargato) li ha portati a vietare ogni ricerca sulle origini dell’Islam politico, sia a casa loro che tra i loro alleati.
Tuttavia Maometto era un generale e un governante. Questa particolare situazione storica ha permesso, fin dai primi giorni dell’Islam, a una corrente di pensiero di tentare di manipolare questa religione per impadronirsi del potere. La maggior parte dei musulmani è stata allevata con degli Hadith, composti molto tempo dopo la morte del Profeta, che gli attribuiscono successi militari e un pensiero politico particolare. L’attuale Fratellanza Musulmana si appoggia su una lunga storia di significativi precedenti.
Nel 1965, il leader dell’Islam politico USA fu assassinato con il probabile aiuto dell’FBI.
Per il resto, gli Stati Uniti non saranno in grado di distinguere i due significati della parola “Islam” finché non avranno risolto la questione della propria identità. Donald Trump e i suoi elettori accettano senza difficoltà che i Neri e gli Ispanici siano cittadini degli Stati Uniti, ma difficilmente che essi esercitino funzioni politiche di primo piano.
Paradossalmente, mentre sarebbe appropriato che gli intellettuali musulmani intraprendessero questa ricerca e quindi permettessero alla loro religione di essere separata dalla sua manipolazione politica, probabilmente saranno gli Stati Uniti a condurre questa esplorazione da soli. Anche se negli USA c’è un gran numero di ricercatori musulmani, è poco probabile che questo paese non proietti i propri problemi culturali su questo argomento di studio a rischio di interpretarlo male.
NOTE
[1] Il lettore troverà troverà qui i principali documenti citati nel presente articolo.
[2] “The wrong way to fight terrorism”, Salam Al-Marayati, Los Angeles Times, October 19, 2011.
[3] Questo video d’un corso tenuto a Quantico non lascia alcun dubbio in merito a questo argomento.
[4] «Plan d’action pour la prévention de l’extrémisme violent», par Ban Ki-moon, Réseau Voltaire, 24 décembre 2015.
[5] The Pentagon’s New Map, Thomas P. M. Barnett, Putnam Publishing Group, 2004. «Gli Stati Uniti e il loro progetto militare mondiale», di Thierry Meyssan, Haïti Liberté (Haiti), Rete Voltaire, 24 agosto 2017.
Traduzione a cura di Matzu Yagi.
Anno zero
di Marcello Veneziani

Fonte: Marcello Veneziani
Il nostro Millennio è diventato maggiorenne. Ha compiuto 18 anni e può dunque votare, patentarsi, è l’anno zero della vita adulta. Degli anni precedenti eredita il disagio.
Se al giro di boa dell’anno volessimo dire in sintesi qual è la chiave del malessere del nostro presente, come potremmo delinearlo? È la quadratura di un circolo vizioso composto da oppressione fiscale, tirannia del market, perdita del confine, intolleranza permissiva.
Proviamo a spiegarci partendo dal più semplice.
Lo Stato come principio d’unità al di sopra delle parti e come spirito pubblico non c’è più da un pezzo. E lo Stato sociale, come sostegno e garanzia per i popoli e i cittadini, fu aggredito, prosciugato e svilito negli anni, prima attraverso le sue caricature obese di tipo assistenziale – che dettero luogo allo statalismo e al parassitismo pubblico – poi attraverso lo smantellamento, lo spostamento dell’asse dal pubblico al privato, l’onda liberista, il precariato universale e il mercatismo. Continua a leggere
Dalio: “Recessione fomenterebbe rivolte in Usa”
Segnalazione di Wall Street ItaliaIn un paese che è stato teatro delle proteste di Occupy Wall Street contro il cosiddetto 1% della popolazione privilegiata, in un contesto di stipendi stagnanti e tagli alle tasse per multinazionali e ricconi, alcune fette della popolazione si sentirebbero infatti relegate ai margini.
Il paese non è mai stato tanto polarizzato come lo è da quando è stato eletto un presidente controverso come Donald Trump. Inoltre, come sottolinea il gestore del fondo hedge più grande al mondo, il 60% delle famiglie non esce avvantaggiato dalla maxi riforma fiscale che aumenta il deficit e premia i più benestanti. Se l’economia frena saranno guai.
Se gli Stati Uniti piombano in una fase di recessione i problemi non si limiterebbero infatti soltanto al campo economico: “Se subiremo un rallentamento della fase di espansione dell’economia”, dice Dalio in un’intervista al Wall Street Journal, “temo che salteremo gli uni addosso agli altri“.
Fonte: http://www.wallstreetitalia.com/fondo-hedge-recessione-causerebbe-rivolte-in-usa/?utm_source=newsletter&utm_medium=email&utm_campaign=Newsletter:+WallStreetItalia&utm_content=04-01-2018+dalio-recessione-fomenterebbe-rivolte-in-usa+primo-piano
Il Sionismo in Italia e nella politica estera fascista
Spinelli, Livio
I libri del Borghese, 2013
Questo saggio raccoglie un insieme di memorie sulla vita degli ebrei italiani durante il Regime fascista; sulla politica di Mussolini verso le comunità israelitiche; sui sostenitori giudeo-fascisti di Jabotinsky. Fra gli aneddoti narrati da Spinelli c’è quella del colonnello Liuzzi, tra gli organizzatori delle imponenti parate in onore del Fuhrer il 6 maggio 1938; pochi mesi dopo, lo stesso Liuzzi venne congedato per motivi razziali, in quanto ebreo. Eppure, egli era uno dei tantissimi ebrei italiani che credevano nel Fascismo, apertamente favorevoli al Duce, che sostenevano la sua avventura sin dalle origini. Infatti, quel 23 marzo 1919, a Milano, la cerimonia di fondazione dei Fasci di combattimento si tenne in una saletta di piazza San Sepolcro, messa a disposizione di Mussolini da Cesare Goldman, finanziere e uomo politico ebreo. L’autore ricorda gli esponenti dell’ebraismo vicini al Duce, come la Margherita Sarfatti, sua amante, condirettrice della rivistaGerarchia ed autrice di Dux, la prima biografia di Mussolini, che contribuì a magnificare il Fascismo all’estero. Viene ricordata la Scuola Marittima per giovani ebrei di Civitavecchia, nata nel 1934 dall’accordo fra lo Stato italiano ed i seguaci di Jabotinsky; primo nucleo della moderna Marina di Israele, sorta quindi, con la ‘benedizione’ del Duce.
176 pagine, 16 € PER ORDINI: info@libreriaar.com Continua a leggere
CAMBIARE SESSO IN VENETO: LA MEDICINA ASSERVITA ALL'IDEOLOGIA… E I MEDICI SI ALLINEANO
Segnalazione di Redazione BastaBugie
Ad Abano (Padova) trionfa l’ideologia gender, quella che secondo alcuni, esiste solo nella mente dei fanatici bigotti. Si può cambiare sesso, basta un bisturi!
Con un qualche ritardo rispetto a quella originale di John Money, che risale alla metà degli anni 50 del secolo scorso, la Gender Identity Clinic per la riassegnazione chirurgica del sesso ha aperto i battenti ad Abano, per decisione della giunta regionale su proposta dell’assessore alla sanità Luca Coletto (Lega Nord). I fondi stanziati sono “solo 200 milioni” di euro ma in futuro, chissà, può darsi che ci sia una maggiore richiesta da soddisfare, come sta già accadendo nel Regno Unito.
“Una decisione presa nel segno della qualità e della modernità” ha affermato l’assessore regionale veneto. Forse l’assessore alla sanità Coletto non conosce il seguito della storia della Gender Identity Clinic di Baltimora che ha visto la chiusura nel 1979 dopo che lo studio del Dr John Meyer aveva messo in evidenza il fatto che una procedura lunga, dolorosa e costosa in realtà non aveva prodotto i risultati sperati in termini di riabilitazione psichica e sociale delle persone transessuali. (Meyer JK, Reter DJ. Sex reassignment. Follow-up. Arch Gen Psychiatry. 1979 Aug;36(9):1010-5.) Continua a leggere
German Government Study Links Rise in Violent Crime To Mass Migration
Segnalazione Breitbart

A new study conducted by the German Federal Ministry for Family Affairs has found a direct correlation between the mass influx of migrants during the migrant crisis and the rising level of violent crime in Germany.
TO BE CONTINUED:
http://www.breitbart.com/london/2018/01/04/german-government-study-links-rise-violent-crime-mass-migration/?utm_source=newsletter&utm_medium=email&utm_term=daily&utm_content=links&utm_campaign=20180104 Continua a leggere
Paghiamo 1,5 milioni di euro per finanziare film sui migranti
Il bando del ministero del Beni Culturali per i progetti di cinema e spettacolo che raccontino le diverse culture presenti in Italia
di Claudio Cartaldo
Migrarti. Ovvero arte e migranti. Il progetto del ministero dei Beni Culturali, diretto – per ora – da Dario Franceschini ha rinnovato per il terzo anno di fila il finanziamento da circa un milione e mezzo di euro per realizzare spettacoli teatrali e film che raccontino “le diverse culture presenti in Italia”. Continua a leggere
Ai giovani non interessa nulla dell'Italia
Segnalazione Linkiesta

Per capire quanto all’Italia interessi dei giovani basta guardare l’offerta del Capodanno televisivo, un Paese costruito a misura di chi sa a memoria “Felicità”. Risparmiate le prediche ai giovani: questo non è il loro Paese. Piuttosto, meglio un “buona fortuna”. (di Flavia Perina, LEGGI)
Turchia, il via libera degli imam: "Sì alle spose bambine di 9 anni"
Segnalazione di Luciano Gallina
L’autorità pubblica per gli affari religiosi “autorizza” il matrimonio fino a 9 anni di età. È la piaga delle spose bambine
di Claudio Cartaldo
Gli imam della Turchia sono concordi: le bimbe possono sposarsi anche a nove anni.
Basta abbiano raggiunto la pubertà, ovvero siano in grado di procreare. Non importa se la Turchia è candidata (ormai sempre più lontana) ad entrare nell’Unione Europea che il matrimonio con le bambine lo vieta. E lo condanna. Le autorità religiose di Ankara hanno dichiarato lecita la pratica delle spose bambine, ancora molto diffusa nel Paese guidato da Erdogan.
Come scrive La Stampa, infatti, nel sito della Diyanet, l’Autorità (pubblica) per gli Affari religiosi, si trovano scritte le regole islamiche su pubertà e nozze. Il matrimonio tra un adulto e un adolescente (da 9 a 12) anni non solo è ammesso, ma è considerato lecito secondo la legge dell’islam. La Diyanet a ridotto l’età minima, facendola coincidere con la fine dell’infanzia. Ovviamente, non potrà essere un’unione decisa in autonomia dalla bambina. Saranno i genitori a fare da garanti, almeno fino a 15 anni quando la ragazza potrà scegliere da sola se e quando contrarre un matrimonio. Continua a leggere
LA SOCIETA’ MULTI-ETNICA NON PORTA SVILUPPO, MA DEGRADO. C’E’ LA PROVA SCIENTIFICA
Segnalazione di F.F.
di Maurizio Blondet
“La UE deve scalzare la omogeneità nazionali … società di migranti si adattano più prontamente a chi viene da un diverso mondo culturale … è cruciale per la crescita economica”. Come ho raccontato nell’articolo del 27 dicembre, è questa l’idea centrale di Peter Sutherland, l’uomo Bilderberg e Goldman Sachs che El Papa ha messo a capo del suo organo a favore delle migrazioni di massa.
Ovviamente è anche l’idea di “Francesco”; come della Boldrini, del senatore Manconi (“Accogliamoli tutti!”), dei Gad Lerner e di tutte le sinistre mediatico-umanitarie e dei misericordiosi neo-cattolici: il senso di appartenere ad una comunità storica da salvaguardare è un atteggiamento “egoista”, e peggio, un ostacolo all’aumento della prosperità; il rifiuto della commistione di popolazioni e “culture”, e dell’apertura senza limiti delle frontiere, oltre che un riflesso regressivo illusorio (perché “non c’è alternativa” alla globalizzazione), produce chiusure e quindi declino. Continua a leggere
Imposimato, quanto silenzio sui suoi ultimi scritti
Scritto e segnalato da Marco Milioni
La morte di Ferdinando Imposimato ha scosso la politica nazionale. Di lui su Alga ho letto un ricordo che lascia il segno. Già magistrato, già senatore nonché attivista per i diritti sociali e civili, sulla sua figura è stato scritto molto. Ho avuto la possibilità di conoscerlo quando ero un bimbetto. Alcuni suoi stretti parenti vivevano a Roma, in un condominio all’Eur in cui stavano i miei nonni. Ogni volta che li andavo a trovare passando spesso lì anche delle settimane, m’imbattevo nel cortile di quella palazzina di via dei Pirenei nella solita Campagnola delle forze dell’ordine. Per me, cresciuto nelle caserme della polizia con babbo e nonno ufficiali, quella presenza non era una novità. Ricordo le strane leve per le ridotte, i tergicristalli azionati da due motori appiccicati al vetro.
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https://www.alganews.it/2018/01/04/imposimato-quanto-silenzio-sui-suoi-ultimi-scritti/ Continua a leggere
"Più Europa". Il mostro non cessa di rinascere

“Più Europa”, ha voluto chiamare il suo partitino (annesso al PD) Emma Bonino. Vien da esclamare: ma la mamma(na) d’Italia non è ancora sazia di infliggere morte? Aborto, eutanasia, tutte …
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https://www.maurizioblondet.it/piu-europa-mostro-non-cessa-rinascere/ Continua a leggere
Book: Steve Bannon Calls Kushner, Manafort, Don Jr. Trump Tower Meeting with Russians ‘Treasonous’
Segnalazione Breitbart

Steve Bannon describes Don Trump Jr., Jared Kushner, and Paul Manafort’s infamous Trump Tower meeting with Russians during the 2016 campaign as “unpatriotic” and “treasonous,” according to an explosive new book.
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http://www.breitbart.com/big-government/2018/01/03/book-steve-bannon-calls-kushner-manafort-don-jr-trump-tower-meeting-russians-treasonous/?utm_source=newsletter&utm_medium=email&utm_term=daily&utm_content=links&utm_campaign=20180103 Continua a leggere
Russiagate, Bannon accusa Trump: «Incontri sovversivi nella Tower» Il presidente: «Ha perso la testa»
Mercati emergenti: chi spiccherà il volo nel 2018
Segnalazione Wall Street italia
di Mariangela Tessa
Singapore e Taiwan sono probabilmente le opportunità di investimento più interessanti nel 2018. Ne è convinto Jason Pidcock, gestore del fondo Jupiter Asia Pacific Income (SICAV), che in una nota odierna mette in evidenza come i due paesi beneficeranno della crescita strutturale nel lungo termine di settori come viaggi, turismo, intrattenimento o healthcare. Il gestore ha aggiunto che la produzione di hardware tecnologico rimarrà probabilmente un fattore chiave per la regione.
“Nei prossimi dodici mesi è probabile che la crescita degli utili e dei dividendi prosegua in tutta la regione e il panorama politico dovrebbe essere più stabile”dice il gestore in una nota, specificando i due paesi risultano interessanti sia dal punto di vista delle valutazioni sia dal punto di vista dei bilanci solidi
Da un punto di vista macro, Pidcock sottolinea che: Continua a leggere


